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NOTIZIE SULLA REALTÀ EXTRATERRESTRE  -  NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY
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La Commedia
di Dante Alighieri

alla luce della Filosofia Cosmica
in chiave parapsicologica

PARADISO - Canto XX

Dante Alighieri

nel libero commento di Giovanna Viva

Canto dei beati formanti l'aquila - le anime dei beati che formano l'occhio dell'aquila - l'aquila spiega a Dante perché le anime dei pagani Traiano e Rifeo si trovino in Paradiso e disserta sulla predestinazione


        Quando colui che tutto 'l mondo alluma
      de l'emisperio nostro sì discende,
   3 che 'l giorno d'ogne parte si consuma,
Quando il sole che tutto il mondo illumina tramonta al nostro orizzonte, in modo che vien meno la luce del giorno,
        lo ciel, che sol di lui prima s'accende,
      subitamente si rifà parvente
   6 per molte luci, in che una risplende;
il cielo, che prima era illuminato solo dalla sua luce, ridiventa subito luminoso per tante stelle, nelle quali si riflette l'unica fonte di vita e di luce: l'energia solare;

Il Sole, glandola endocrina nell'infinito corpo del Tutto, secerne energia psichico-creativa sui pianeti e sui loro abitanti, nel Macrocosmico corpo divino in continua evoluzione.
        e questo atto del ciel mi venne a mente,
      come 'l segno del mondo e de' suoi duci
   9 nel benedetto rostro fu tacente;
e questo atto del cielo mi venne a mente quando l'aquila, l'insegna sotto cui il mondo deve essere governato e che è propria dei nostri fratelli superiori dello spazio, fratelli maggiori della grande famiglia universale, tacque col becco benedetto;
        però che tutte quelle vive luci,
      vie più lucendo, cominciaron canti
 12 da mia memoria labili e caduci.
però tutte quelle vive luci di cui l'aquila era formata, sempre più rilucenti, cominciarono canti che per la mia memoria furono labili e caduci.
        O dolce amor che di riso t'ammanti,
      quanto parevi ardente in que' flailli,
 15 ch'avieno spirto sol di pensier santi!
O dolce amor che di gioia t'ammanti, quanto parevi ardente in quelle faville, ispirate soltanto da pensieri santi!
        Poscia che i cari e lucidi lapilli
      ond'io vidi ingemmato il sesto lume
 18 puoser silenzio a li angelici squilli,
Dopo che i preziosi e fulgidi gioielli di cui io vidi ingemmato il cielo di quella dimensione sesta, posero silenzio agli angelici canti,
        udir mi parve un mormorar di fiume
      che scende chiaro giù di pietra in pietra,
 21 mostrando l'ubertà del suo cacume.
mi parve di udire un mormorio di fiume che scende limpido da pietra in pietra, evidenziando la ricchezza della sua sorgente.
        E come suono al collo de la cetra
      prende sua forma, e sì com'al pertugio
 24 de la sampogna vento che penètra,
E come il suono prende forza dal manico della cetra, dove si formano le note, e come il vento penetra nella canna di uno strumento a fiato a seconda del foro che il suonatore chiude con le dita,
        così, rimosso d'aspettare indugio,
      quel mormorar de l'aguglia salissi
 27 su per lo collo, come fosse bugio.
così, tolto ogni indugio, quel mormorio dell'aquila salì su per il collo come se questo fosse bucato.
        Fecesi voce quivi, e quindi uscissi
      per lo suo becco in forma di parole,
 30 quali aspettava il core ov'io le scrissi.
Qui si formò la voce e quindi uscì per il suo becco in forma di parole, parole conformi al desiderio del mio cuore, dentro il quale io le impressi, "le scrissi".
        «La parte in me che vede e pate il sole
      ne l'aguglie mortali», incominciommi,
 33 «or fisamente riguardar si vole,
«La parte di me (l'occhio) che vede e sostiene la luce solare, nelle aquile mortali (quali uccelli terrestri)», incominciò a dirmi, «deve essere ora attentamente riguardata da te,
        perché d'i fuochi ond'io figura fommi,
      quelli onde l'occhio in testa mi scintilla,
 36 e' di tutti lor gradi son li sommi.
perché, di tutte le luci che formano la mia figura, quelle che mi scintillano nell'occhio, sono quelle che hanno il più alto grado di beatitudine.

In altri termini, nel formare la figura dell'aquila, essendo nell'extra terra tutte le creature in un sol pensiero unito in sintonia con la perfetta giustizia e verità, le anime più splendenti, perché maggiormente evolute delle altre, presero posto negli occhi, dovendo questi rifulgere di più per la perfetta pittura divina.
        Colui che luce in mezzo per pupilla,
      fu il cantor de lo Spirito Santo,
 39 che l'arca traslatò di villa in villa:
Colui che riluce nel mezzo dell'occhio, per formare la pupilla, fu il re David, re d'Israele che trasferì l'Arca Santa da Gabaon a Geth e di qui a Gerusalemme, "di villa in villa", da città in città:
        ora conosce il merto del suo canto,
      in quanto effetto fu del suo consiglio,
 42 per lo remunerar ch'è altrettanto.
Ora conosce il merito del suo canto, in quanto fu l'effetto del suo desiderio, per il premio della beatitudine che è altrettanto grande perché adeguato al suo merito.
        Dei cinque che mi fan cerchio per ciglio,
      colui che più al becco mi s'accosta,
 45 la vedovella consolò del figlio:
Dei cinque che mi formano l'arco del ciglio, quello che più mi si accosta al becco fu l'imperatore Traiano che la vedovella consolò dalla perdita del figlio, punendo gli uccisori del suo figliolo:
        ora conosce quanto caro costa
      non seguir Cristo, per l'esperienza
 48 di questa dolce vita e de l'opposta.
ora anche Traiano conosce che la giustizia divina non viene ripagata con altri delitti e conobbe la miseria delle pene infernali, prima di pervenire alla dolcezza di quel paradisiaco pianeta felice.
        E quel che segue in la circunferenza
      di che ragiono, per l'arco superno,
 51 morte indugiò per vera penitenza:
Quello che viene dopo Traiano, nell'arco superiore del ciglio, è Ezechia, che in punto di morte ottenne da Dio di poter vivere per altri quindici anni:
        ora conosce che 'l giudicio etterno
      non si trasmuta, quando degno preco
 54 fa crastino là giù de l'odïerno.
ora che conosce che il giudizio di Dio non cambia quando la preghiera di un uomo giusto fa in modo che sulla Terra succeda domani ciò che doveva succedere oggi.
        L'altro che segue, con le leggi e meco,
      sotto buona intenzion che fé mal frutto,
 57 per cedere al pastor si fece greco:
l'altro che è al colmo del ciglio è l'imperatore Costantino, che, spinto da buona intenzione, donò alla Chiesa quasi tutto del suo regno, avendo interpretato male il segno apparso nel cielo:

Costantino durante il combattimento vide in cielo una scritta: «IN OCH SIGNO VINCES» (con questo segno vincerai). Era quello un ammonimento divino: « NON VERSANDO IL SANGUE DEI FRATELLI SI VINCONO LE BATTAGLIE, MA CON L'AMORE FRATERNO TU VINCERAI NELLA VITA GIUSTA». Ma costantino credette di doversi servire del segno della croce apparsa nel cielo con la scritta suddetta, e fece incidere sulle armi il segno e la scritta. Naturalmente se i pastori ecclesiastici avessero almeno loro interpretato quel segno nel giusto significato, Costantino non avrebbe errato. Anche loro, infatti, errarono benedicendo le armi, come sempre avevano fatto, nella ignoranza delle Leggi di Dio. Costantino dette la possibilità ai pastori della Chiesa di far commercio di cosa divina. È questo il peccato che si paga pesantemente.
        ora conosce come il mal dedutto
      dal suo bene operar non li è nocivo,
 60 avvegna che sia 'l mondo indi distrutto.
ora conosce come il mal derivato del suo bene operar non gli è nocivo, sebbene per tali opere contro l'insegnamento di Cristo, il mondo sia, in quel settore, votato alla distruzione.
        E quel che vedi ne l'arco declivo,
      Guiglielmo fu, cui quella terra plora
 63 che piagne Carlo e Federigo vivo:
E quello che tu vedi nell'arco discendente che forma il ciglio dell'aquila, fu Guglielmo II° re d'Altavilla, il Buono, re di Sicilia e di Puglia che piange per l'attuale, "vivo" governo di Carlo II° d'Angiò re di Napoli e di Federico II° d'Aragona, re di Sicilia:
        ora conosce come s'innamora
      lo ciel del giusto rege, e al sembiante
 66 del suo fulgore il fa vedere ancora.
ora conosce l'amore del Cielo per la giusta reggenza e dimostra, col suo fulgore, la gioia per tale consapevolezza.
        Chi crederebbe giù nel mondo errante,
      che Rifëo Troiano in questo tondo
 69 fosse la quinta de le luci sante?
Chi crederebbe in questo mondo errante, fra gli uomini che hanno conoscenze così errate, che Rifeo Troiano fosse la quinta di queste luci sante?
        Ora conosce assai di quel che 'l mondo
      veder non può de la divina grazia,
 72 ben che sua vista non discerna il fondo».
Ora conosce molto di quello che il mondo terreno non può vedere della Grazia Divina, anche se non possa ancora capire fino in fondo le ragioni ultime dell'operato Celeste».
        Quale allodetta che 'n aere si spazia
      prima cantando, e poi tace contenta
 75 de l'ultima dolcezza che la sazia,
Come allodoletta che tace quando è sazia delle note dolcissime con le quali ha terminato il suo canto,
        tal mi sembiò l'imago de la 'mprenta
      de l'etterno piacere, al cui disio
 78 ciascuna cosa qual ell'è diventa.
tale mi sembrò l'aquila, figura dell'impronta dell'amore divino, quale mezzo di comunicazione fra la Terra e il Cielo, impronta dell'eterno piacere di vedere ogni cosa nel giusto senso di verità.
        E avvegna ch'io fossi al dubbiar mio
      lì quasi vetro a lo color ch'el veste,
 81 tempo aspettar tacendo non patio,
E sebbene io fossi, rispetto al mio dubbio, come il vetro, rispetto a un colore che esso ricopre, tuttavia il dubbio stesso non sopportò di aspettare in silenzio la risposta dei beati,
        ma de la bocca, «Che cose son queste?»,
      mi pinse con la forza del suo peso:
 84 per ch'io di coruscar vidi gran feste.
ma con la forza del suo peso mi spinse fuori dalla bocca le seguenti parole: «Che cosa sono queste?» E per l'urgenza della mia domanda, io vidi un grande sfavillar festoso di quelle luci, contente di sciogliermi il dubbio.
        Poi appresso, con l'occhio più acceso,
      lo benedetto segno mi rispuose
 87 per non tenermi in ammirar sospeso:
Poi appresso, con l'occhio più acceso, il benedetto segno dell'aquila mi rispose, per non tenermi sospeso nell'attesa:
        «Io veggio che tu credi queste cose
      perch'io le dico, ma non vedi come;
 90 sì che, se son credute, sono ascose.
«Io vedo che tu credi queste cose, perché io le dico, ma sebbene da te credute, restano inaccessibili al tuo intelletto.
        Fai come quei che la cosa per nome
      apprende ben, ma la sua quiditate
 93 veder non può se altri non la prome.
Fai come quello che la cosa per nome apprende bene, ma non può conoscere la sua essenza se altri non gliela spiega.
        Regnum celorum vïolenza pate
      da caldo amore e da viva speranza,
 96 che vince la divina volontate:
Il regno del Cielo si lascia vincere dalla viva speranza in Lui e dall'ardente amore per Dio;
        non a guisa che l'omo a l'om sobranza,
      ma vince lei perché vuole esser vinta,
 99 e, vinta, vince con sua beninanza.
non come nel mondo umano, in cui un uomo supera l'altro, qui vionce sempre lei, perché vuole essere vinta e pure perdendo, vince sempre a sua volta, premiando il vincitore con il paradiso.
        La prima vita del ciglio e la quinta
      ti fa maravigliar, perché ne vedi
102 la regïon de li angeli dipinta.
La prima e la quinta anima che formano l'arco delle ciglia nel disegno dell'aquila, suscitano in te grande meraviglia, perché ne vedi dipinta la legione degli angeli.
        D'i corpi suoi non uscir, come credi,
      Gentili, ma Cristiani, in ferma fede
105 quel d'i passuri e quel d'i passi piedi.
Esse anime sono Traiano e Rifeo. Queste anime non uscirono con la morte dai loro corpi, come avviene nel mondo umano, ma furono assunte in altra dimensione senza la morte.
        Ché l'una de lo 'nferno, u' non si riede
      già mai a buon voler, tornò a l'ossa;
108 e ciò di viva spene fu mercede:
Poiché l'anima di Traiano, dalle pene infernali, da dove tu credi impossibile uscirne, fu liberata e sempre nel suo corpo fisico, "a l'ossa", riprese a vivere la sua vita in modo più tranquillo nelle pene purgatoriali che, come le infernali, sono sparse sull'umano cammino.

Come già affermato, Inferno e Purgatorio sono sparsi sulla Terra.
        di viva spene, che mise la possa
      ne' prieghi fatti a Dio per suscitarla,
111 sì che potesse sua voglia esser mossa.
Dalla viva speranza e dalle preghiere attinse la forza per essere mossa verso il bene divino,
        L'anima glorïosa onde si parla,
      tornata ne la carne, in che fu poco,
114 credette in lui che potëa aiutarla;
L'anima gloriosa di cui si parla, tornata a vivere la vita, in seguito credette in Cristo e nel Suo aiuto;
        e credendo s'accese in tanto foco
      di vero amor, ch'a la morte seconda
117 fu degna di venire a questo gioco.
e credendo si accese in tale amore che dalla morte seconda poté tornare in questa dimensione.

[chiarificazioni paradiso] morte seconda - v. 116 [chiarificazione precedente]

Nel "tutto creativo" in continua evoluzione, la sosta non esiste. Pertanto colui che già abbastanza evoluto si arresterà sul Cammino ed essendo giunto al passaggio in dimensione superiore, già ripulito dalla espiazione subita, già maturo per il Regno Felice, rifiutasse il Bene che ha già in sé e volutamente ricadesse negli errori di cui è già fuori, quali «droga» - «delitti» - «crudeltà» e via discorrendo, non esistendo che un solo «Tutto Dio in continua evolusione» (oltre cui nulla vi è né creato, né increato), «ricadrà», nella «morte seconda».
Così anche coloro che già maturi per assurgere al Regno Felice, rifiutano di proseguire sul cammino evolutivo uccidono il proprio «io», scintilla divina che vive in ognuno di noi e non incarnandosi più per libertà di scelta, in base alla legge del «nulla si crea - nulla si distrugge - tutto si trasforma», andranno a far parte di un nuovo nucleo cellulare di Spirito-Materia in formazione, senza più nome né ricordi, nel rifiuto dell'unico tutto Dio, oltre cui nulla esiste, né creato né increato («non avrai altro Dio all'infuori di me»).

Nel Canto I dell'Inferno si può trovare altra spiegazione in merito alla Morte Seconda, riguardante il gran rifiuto.

[chiarificazioni paradiso] [chiarificazione precedente]


        L'altra, per grazia che da sì profonda
      fontana stilla, che mai creatura
120 non pinse l'occhio infino a la prima onda,
L'altra anima, che per grazia stilla da così profonda fonte, tanto che nessuna creatura poté spingere l'occhio nella sua scaturigine,
        tutto suo amor là giù pose a drittura:
      per che, di grazia in grazia, Dio li aperse
123 l'occhio a la nostra redenzion futura;
aggiungendo grazia a grazia, ebbe la rivelazione della redenzione futura;
        ond'ei credette in quella, e non sofferse
      da indi il puzzo più del paganesmo;
126 e riprendiene le genti perverse.
perciò egli credette in quella e non sofferse e da quel momento in poi non sopportò più la sozzura degli errori in cui la vera Fede veniva distorta e ne riprendeva le genti sviate da quella perversione.
        Quelle tre donne li fur per battesmo
      che tu vedesti da la destra rota,
129 dinanzi al battezzar più d'un millesmo.
Quelle tre donne simboleggianti le tre dimensioni superiori, ovvero la vita futura, che con la morte seconda ci viene a mancare, che tu vedesti alla destra rota del carro trionfale, più di mille anni in anticipo dalla tua ascesa in tali Piani di Luce, lo accettarono nel loro abbraccio d'amore, benedicendolo, "li fu per battesmo".
        O predestinazion, quanto remota
      è la radice tua da quelli aspetti
132 che la prima cagion non veggion tota!
Oh predestinazione, quanto remota è la tua radice da quegli intelletti che non possono vedere tutta la Verità nei suoi molteplici aspetti imperscrutabili alla umana ragione!
        E voi, mortali, tenetevi stretti
      a giudicar; ché noi, che Dio vedemo,
135 non conosciamo ancor tutti li eletti;
E voi mortali siate guardinghi a giudicare, poiché noi, che già siamo nella verità, non conosciamo ancora tutti gli eletti;
        ed ènne dolce così fatto scemo,
      perché il ben nostro in questo ben s'affina,
138 che quel che vole Iddio, e noi volemo».
e ci è così dolce questa nostra incompiutezza, perchè la nostra evoluzione in questo bene si tempera e raffina e, come vuole Dio, anche noi vogliamo così sia».
        Così da quella imagine divina,
      per farmi chiara la mia corta vista,
141 data mi fu soave medicina.
Così da quella immagine divina dell'uccel di Dio, per chiarire la mia Conoscenza, mi fu data la soave medicina che dona la perfezione, il dolore espiativo.
        E come a buon cantor buon citarista
      fa seguitar lo guizzo de la corda,
144 in che più di piacer lo canto acquista,
Come il buon chitarrista, accorda la vibrazione delle corde alla voce del cantore, per il quale accordo anche il canto acquista di piacevolezza,
        sì, mentre ch'e' parlò, sì mi ricorda
      ch'io vidi le due luci benedette,
      pur come batter d'occhi si concorda,
148 con le parole mover le fiammette.
così mentre io parlo, ricordo che vidi le due anime benedette, che furono salvate dalla morte seconda, accompagnare a tempo, come un battere d'occhi assieme, con le parole il muover delle luci con perfetta simultaneità.

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