«Osanna, sanctus Deus sabaòth,
superillustrans claritate tua
3 felices ignes horum malacòth!»
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commento in fase di realizzazione
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Così, volgendosi a la nota sua,
fu viso a me cantare essa sustanza,
6 sopra la qual doppio lume s'addua:
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ed essa e l'altre mossero a sua danza,
e quasi velocissime faville,
9 mi si velar di sùbita distanza.
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Io dubitava e dicea 'Dille, dille!'
fra me, 'dille', dicea, 'a la mia donna
12 che mi diseta con le dolci stille'.
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Ma quella reverenza che s'indonna
di tutto me, pur per Be e per ice,
15 mi richinava come l'uom ch'assonna.
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Poco sofferse me cotal Beatrice
e cominciò, raggiandomi d'un riso
18 tal, che nel foco faria l'uom felice:
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«Secondo mio infallibile avviso,
come giusta vendetta giustamente
21 punita fosse, t'ha in pensier miso;
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ma io ti solverò tosto la mente;
e tu ascolta, ché le mie parole
24 di gran sentenza ti faran presente.
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Per non soffrire a la virtù che vole
freno a suo prode, quell'uom che non nacque,
27 dannando sé, dannò tutta sua prole;
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onde l'umana specie inferma giacque
giù per secoli molti in grande errore,
30 fin ch'al Verbo di Dio discender piacque
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u' la natura, che dal suo fattore
s'era allungata, unì a sé in persona
33 con l'atto sol del suo etterno amore.
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Or drizza il viso a quel ch'or si ragiona:
questa natura al suo fattore unita,
36 qual fu creata, fu sincera e buona;
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ma per sé stessa pur fu ella sbandita
di paradiso, però che si torse
39 da via di verità e da sua vita.
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La pena dunque che la croce porse
s'a la natura assunta si misura,
42 nulla già mai sì giustamente morse;
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e così nulla fu di tanta ingiura,
guardando a la persona che sofferse,
45 in che era contratta tal natura.
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Però d'un atto uscir cose diverse:
ch'a Dio e a' Giudei piacque una morte;
48 per lei tremò la terra e 'l ciel s'aperse.
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Non ti dee oramai parer più forte,
quando si dice che giusta vendetta
51 poscia vengiata fu da giusta corte.
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Ma io veggi' or la tua mente ristretta
di pensiero in pensier dentro ad un nodo,
54 del qual con gran disio solver s'aspetta.
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Tu dici: "Ben discerno ciò ch'i' odo;
ma perché Dio volesse, m'è occulto,
57 a nostra redenzion pur questo modo".
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Questo decreto, frate, sta sepulto
a li occhi di ciascuno il cui ingegno
60 ne la fiamma d'amor non è adulto.
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Veramente, però ch'a questo segno
molto si mira e poco si discerne,
63 dirò perché tal modo fu più degno.
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La divina bontà, che da sé sperne
ogne livore, ardendo in sé, sfavilla
66 sì che dispiega le bellezze etterne.
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Ciò che da lei sanza mezzo distilla
non ha poi fine, perché non si move
69 la sua imprenta quand'ella sigilla.
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Ciò che da essa sanza mezzo piove
libero è tutto, perché non soggiace
72 a la virtute de le cose nove.
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Più l'è conforme, e però più le piace;
ché l'ardor santo ch'ogne cosa raggia,
75 ne la più somigliante è più vivace.
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Di tutte queste dote s'avvantaggia
l'umana creatura; e s'una manca,
78 di sua nobilità convien che caggia.
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Solo il peccato è quel che la disfranca
e falla dissimìle al sommo bene,
81 per che del lume suo poco s'imbianca;
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e in sua dignità mai non rivene,
se non rïempie, dove colpa vòta,
84 contra mal dilettar con giuste pene.
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Vostra natura, quando peccò tota
nel seme suo, da queste dignitadi,
87 come di paradiso, fu remota;
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né ricovrar potiensi, se tu badi
ben sottilmente, per alcuna via,
90 sanza passar per un di questi guadi:
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o che Dio solo per sua cortesia
dimesso avesse, o che l'uom per sé isso
93 avesse sodisfatto a sua follia.
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Ficca mo l'occhio per entro l'abisso
de l'etterno consiglio, quanto puoi
96 al mio parlar distrettamente fisso.
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Non potea l'uomo ne' termini suoi
mai sodisfar, per non potere ir giuso
99 con umiltate obedïendo poi,
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quanto disobediendo intese ir suso;
e questa è la cagion per che l'uom fue
102 da poter sodisfar per sé dischiuso.
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Dunque a Dio convenia con le vie sue
riparar l'omo a sua intera vita,
105 dico con l'una, o ver con amendue.
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Ma perché l'ovra tanto è più gradita
da l'operante, quanto più appresenta
108 de la bontà del core ond'ell'è uscita,
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la divina bontà che 'l mondo imprenta,
di proceder per tutte le sue vie,
111 a rilevarvi suso, fu contenta.
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Né tra l'ultima notte e 'l primo die
sì alto o sì magnifico processo,
114 o per l'una o per l'altra, fu o fie:
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ché più largo fu Dio a dar sé stesso
per far l'uom sufficiente a rilevarsi,
117 che s'elli avesse sol da sé dimesso;
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e tutti li altri modi erano scarsi
a la giustizia, se 'l Figliuol di Dio
120 non fosse umilïato ad incarnarsi.
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Or per empierti bene ogni disio,
ritorno a dichiararti in alcun loco,
123 perché tu veggi lì così com'io.
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Tu dici: "Io veggio l'acqua, io veggio il foco,
l'aere e la terra e tutte lor misture
126 venire a corruzione, e durar poco;
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e queste cose pur furon creature;
per che, se ciò ch'è detto è stato vero,
129 esser dovrien da corruzion sicure".
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Li angeli, frate, e 'l paese sincero
nel qual tu se', dir si posson creati,
132 sì come sono, in loro essere intero;
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ma li elementi che tu hai nomati
e quelle cose che di lor si fanno
135 da creata virtù sono informati.
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Creata fu la materia ch'elli hanno;
creata fu la virtù informante
138 in queste stelle che 'ntorno a lor vanno.
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L'anima d'ogne bruto e de le piante
di complession potenzïata tira
141 lo raggio e 'l moto de le luci sante;
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ma vostra vita sanza mezzo spira
la somma beninanza, e la innamora
144 di sé sì che poi sempre la disira.
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E quinci puoi argomentare ancora
vostra resurrezion, se tu ripensi
come l'umana carne fessi allora
148 che li primi parenti intrambo fensi».
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