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Un disco volante sul Monte Grappa

Una straordinaria serie di fotografie scattate in pieno giorno testimonia la presenza di qualcosa che ruppe la quiete di un pigro pomeriggio domenicale…

di Maurizio Caruso e Paolo di Pasquale

Il 17 giugno 1998 a Paderno del Grappa, nella pedemontana della provincia di Treviso, ha avuto luogo un clamoroso avvistamento UFO corroborato da una sequenza di fotografie che non esitiamo a definire unica nel panorama della documentazione visiva, non solo italiana ma mondiale. Due i testimoni principali: Aldo (Edy) Guadagnini, di 34 anni e sua figlia Sonia, di 12 anni.
Le altre persone presenti, un bambino di quattro anni, figlio di conoscenti e la moglie di Guadagnini hanno avuto scarsa o pressoché nulla possibilità di recepire l'accaduto. Il bambino, infatti, non si è praticamente distolto dai propri giochi e la signora Guadagnini, intenta ad accudire la figlia più piccola, ha lanciato unicamente uno sguardo distratto in direzione dell'oggetto.

LO SI POTEVA QUASI TOCCARE
Nel pomeriggio di quella domenica, alle ore 14.40, Aldo Guadagnini stava osservando, come fa spesso nel tempo libero, con il suo binocolo TENTO 20x60 di fabbricazione sovietica, le montagne prospicienti la propria abitazione, mentre nubi minacciose si affacciavano all'orizzonte. L'uomo si trovava al primo piano della sua casa di Paderno del Grappa, sul terrazzo rivolto a nord, da dove si gode una straordinaria visuale del massiccio del Grappa e della pedemontana trevigiana fino ai colli Asolani. Guadagnini stava osservando il cielo, quando veniva richiamato dalla figlia Sonia che stava giocando con un amichetto nel giardino sottostante il terrazzo; la ragazzina chiese al papà di prestare attenzione ad una strana "mongolfiera" che rifletteva la luce e che meritava di essere fotografata.
Il testimone è un discreto fotografo dilettante che già in passato aveva ripetutamente ripreso le montagne e i paesaggi vicini. tra cui la splendida villa veneta posta propria di fronte alla propria abitazione.

UN CLASSICO DISCO VOLANTE
Inquadrato l'oggetto con il binocolo, Guadagnini ebbe subito la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di non convenzionale: l'oggetto aveva la forma di due piatti concavi posti specularmente uno sopra l'altro e presentava nella parte inferiore una fascia circolare di colore scuro, con al centro un gettone metallico sporgente, che riprendeva il colore della parte superiore.
L'UFO aveva le apparenti dimensioni di una grossa berlina (circa 718 metri di diametro), uno spessore di circa due metri e si librava a circa 200 metri dal terreno con un angolo di circa 40° dal suolo; la distanza dal testimone poteva calcolarsi intorno ai 200-250 metri.

LA SEQUENZA FOTOGRAFICA
Dopo una trentina di secondi di sconcerto, ma anche di attenta osservazione, Guadagnini posò il binocolo e corse a prendere la propria macchina fotografica, che aveva un rullino già sfruttato in parte con istantanee scattate alla figlia dodicenne.
[L'UFO del Monte Grappa] La macchina in questione è una reflex CANON EOS 5, con controllo visivo della profondità di campo, abbinata ad un obiettivo CANON 50 mm. F 1.8 EF HSM e munita di pellicola KODAK da 100 ASA. Aldo Guadagnini incominciò a scattare una serie di dodici fotogrammi in sequenza. dei quali due praticamente identici, dato che aveva schiacciato il pulsante in tempi troppo ravvicinati. Dalle immagini si può notare l'oggetto in movimento e la sua forma in diverse angolazioni prospettiche.
L'UFO eseguì un lento spostamento verso nord-est, passando dietro alcune cime di alberi ed avvicinandosi all'osservatore, quindi si arrestò per parecchi secondi sfidando tutte le leggi della fisica. L'oggetto poi riprese il proprio lento movimento, allontanandosi dal testimone, per fermarsi nuovamente un altro breve lasso di tempo.

IPERSALTO: DEMAT-MAT
Sempre osservando l'oggetto attraverso il mirino della propria fotocamera, Guadagnini ebbe poi modo di notare una strana evoluzione: l'UFO eseguì un ipersalto di circa 300 metri, passando da un lato all'altro del quadrante del mirino in un batter d'occhio. Secondo le sue parole l'UFO ebbe praticamente modo di smaterializzarsi per poi rimaterializzarsi più avanti, sempre in direzione nord-est con un'esecuzione di movimenti incredibile. Bloccatosi in questa nuova posizione, l'oggetto, dopo circa cinque secondi di perfetta immobilità, schizzò come sparato verso l'alto, sparendo in pochi attimi dalla vista dell'attonito Guadagnini, che ebbe l'impressione che l'UFO non fosse scomparso per progressivo allontanamento fino a diventare impercettibile. Durante tutte le sue evoluzioni, l'oggetto non produsse alcun suono e non creò alcuna visibile perturbazione nell'aria circostante; il testimone ebbe la sensazione che tutti i rumori di sottofondo della natura si fossero come annullati fino alla completa scomparsa dell'oggetto.

MONITORAVA IL TERRENO
Secondo Guadagnini l'UFO dava tutta l'impressione di voler monitorare il terreno sottostante, come per cercare un valido punto di atterraggio. Per tutta la durata del periodo di evoluzione, sconcertante era il senso di potenza, e capacità tecnologica che l'oggetto emanava.
Per Guadagnini, meccanico di professione, abituato a lavorare con motori e materiali di un certo contenuto tecnologico, mai una macchina terrestre avrebbe potuto librarsi immobile in aria per poi eseguire improvvisamente un Demat-Mat senza sconvolgere la propria struttura e creare danni fisici agli eventuali occupanti a bordo. Da attento osservatore del cielo, Guadagnini è abituato a riconoscere gli oggetti convenzionali che, tra l'altro, passano di frequente nel corridoio aereo sulla sua abitazione: una cosa simile non l'aveva mai vista.
Stando sempre alle parole del testimone, la superficie dell'UFO appariva costituita da una sorta di metallo satinato che si avvicinava molto nella tonalità cromatica a quello delle comuni posate da cucina. Guadagnini ebbe la sensazione che tale effetto metallico rendesse il riflesso del Sole sull'oggetto poco nitido e definito, anzi quasi diafano e tremolante. In via del tutto ipotetica possiamo pensare che l'oggetto, in alcuni momenti stesse vibrando, oppure che fosse dotato di un campo di forza legato al suo sistema di sostentamento a propulsione, in grado di riflettere la luce, modificando l'angolo di incidenza e creando così un effetto di tremolio.
A conclusione di questo articolo possiamo affermare che, grazie a questo caso, una lunga stagione d'indagine ufologica può aprirsi all'attenzione degli specialisti di ogni settore.

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Fonte: Notiziario UFO - n. 21 (Ottobre 1998)

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