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CARDINE DEL COSMO

Custoditi in una tomba da ventidue secoli i segreti dell'Imperatore cinese Ch'i She Huang Tì

di Mauro Paoletti

Ch'i She Huang Ti, conosciuto come l'"Imperatore Giallo", fu uno dei tiranni più feroci di tutti i tempi. I suoi obbiettivi furono il potere, la ricchezza e la gloria. Desiderò, più di ogni altra cosa, sconfiggere la morte e in un certo senso, sembra ci sia riuscito, dal momento che ancora oggi si parla di lui e della sua misteriosa tomba. La credenza secondo la quale sarebbe esistita una corrispondenza fra il regno terreno e quello celeste, lo spinse a cercare l'immortalità e lo convinse di essere parte del cosmo e di esserne un cardine. Due anni prima della morte, avvenuta nel 210 a.C. all'età di 49 anni, iniziò una delle sue grandi imprese: la costruzione di una immensa piramide, un grande monumento sepolcrale ove riposano le sue spoglie. Un progetto grandioso, che prevedeva ampie pareti, templi, imponenti cancelli che delimitavano e racchiudevano le stalle imperiali. L'ingresso orientale era difeso da uno spettacolare esercito di terracotta a grandezza naturale che lo preservasse dopo la morte e la cui esistenza rimase sconosciuta fino a 20 anni fa. Un esercito fornito di armi e armature vere che, ironia della sorte, vennero utilizzate dai contadini, cinque anni dopo la sua morte, per sconfiggere suo figlio e porre così fine alla sua dinastia. L'esercito fu rinvenuto per caso nel marzo del 1974 da un contadino nel corso dei lavori di scavo di un pozzo. Vennero alla luce ottomila guerrieri a guardia di una collina artificiale più imponente delle piramidi egiziane.

ASCESO AL CIELO
Una leggenda racconta che Huang Ti salì al cielo cavalcando un drago, dopo aver forgiato una magica caldaia (Enciclopedia Rizzoli-Larousse); altri testi lo vogliono trasportato da un "Dragone Volante", animale menzionato anche in documenti del 1.500 a.C., secondo i quali i re cinesi scendevano dal cielo. Ciò che rimane di lui si troverebbe nella piramide, stando a quanto affermato dalle cronache cinesi. E, con lui, un tesoro inimmaginabile. Le porte interne della tomba vennero chiuse e uccisi tutti gli operai perché non raccontassero ciò che avevano visto e fatto. Venne serrata anche la porta esterna, seppellendo per sempre chi si trovava all'interno. Si dice che il sarcofago di She Huang Ti sia protetto da balestre automatiche che sparerebbero strali mortali contro chi tenta di entrare e circondato dalla riproduzione di tutto il suo impero, con tanto di palazzi, colline, montagne, mari e fiumi ove scorre il mercurio per simulare, con il suo tremolio, l'effetto dell'acqua. Un paesaggio in miniatura illuminato da grandi lampade alimentate da olio di balena, progettate per non spegnersi mai. La loro fioca luce illuminerebbe un soffitto riproducente il cielo di quell'epoca con le sue costellazioni e stelle, costituite da gemme e perle, che brillano come veri astri. I cinesi sono convinti che se qualcosa va male è perché i loro avi non sono contenti. Quindi è meglio non disturbare lo spirito dell'imperatore. Il direttore del museo dove oggi si trova l'esercito di terracotta spiega che è più prudente attendere qualche decennio, in modo da permettere alla tecnologia di poter eseguire l'apertura della tomba senza danneggiarla. Forse le vere ragioni sono altre, almeno a tener conto delle storie "speculative" che si sono diffuse.

FIUMI DI MERCURIO
Il tumulo sarebbe stato ritrovato nel 1914 da alcuni archeologi francesi, la spedizione Segalen. Una piramide di cinque gradini, alta 48 metri, con 350 metri di lato ed un volume di 1.960.000 metri cubi tale da renderla il quarto monumento del mondo. Sembra si tratti di una piramide doppia, con una parte sopra e una sotto il suolo. La sezione sotterranea, secondo le cronache, fu edificata in stile egizio, ovviamente rovesciata, foderata esteriormente di bronzo. Sarebbe anche stata sigillata ermeticamente da una lastra di bronzo e sussisterebbe un certo timore per ciò che potrebbe accadere all'atto dell'apertura. Le serissime cronache della storico Sseu-ma Ts'ien (135-85 a.C.) forniscono informazioni curiose circa il monumento, di cui Patrick Ferryn nel suo "Les ultimes demeures des fils du ciel" (Ed. Kadath, Bruxelles 1975) ci riporta un estratto: "Sce Huang Ti riuniva nelle sue mani tutto l'impero. Alla costruzione del sepolcro furono inviati oltre 700.000 lavoratori. Si scavò il suolo fino all'acqua, vi si colò del bronzo e si portò il sarcofago. All'interno furono trasportati e sepolti utensili meravigliosi, gioielli ed oggetti rari. Furono riprodotti edifici per tutte le amministrazioni. Alcuni artigiani ricevettero l'ordine di fabbricare balestre e frecce automatiche, in modo che se qualcuno avesse voluto fare un buco sarebbe stato ucciso. Un vero palazzo sotterraneo si ergeva là dove ruscelli di mercurio disegnavano fiumi eterni. In alto vi erano tutti i segni del cielo, in basso tutte le disposizioni geografiche. Si fabbricarono torce con grasso di foca perché durassero a lungo. Al termine dei funerali, quando la bara fu calata, venne chiusa e nascosta la via centrale che portava al sepolcro, si fece cadere la porta dell'entrata esterna e vi si chiusero dentro tutti coloro che erano stati impiegati come operai o come artigiani e avevano fabbricato le macchine e nascosto i tesori; che sapevano tutto quanto era stato celato nella tomba, ne conoscevano il valore e ne avrebbero divulgato il segreto. Venne poi posta sul tumulo della vegetazione, in modo da farlo somigliare ad una montagna".

LE ALTRE PIRAMIDI
Usanza che i cinesi hanno adottato con ogni piramide e che le fa apparire come delle colline che emergono dalle pianure, visibili a grandi distanze. L'archeologia occidentale si è accorta così che in Cina vi sono centinaia di piramidi a gradini, nello stile sud americano; sembra ne siano state catalogate 500. Aviatori americani fotografarono, anni fa, nello Shensi, a sud dell'Ordos, un'immensa piramide in stile egiziano a 40 miglia sud-ovest del Sian (X-Ian), verso Chi-ling-shan.
La sua altezza fu stimata in 300 metri, con i lati di 500 metri e risalente all'epoca della dinastia Hsia, oltre 4.000 anni fa. La notizia viene resa da Charroux nel suo "I maestri del mondo". Nel 1950, studiosi dell'accademia di Pechino esplorarono otto tumuli dei primi re Chou in Anyang nella zona di Hou-Chia-Chuang fra cui la tomba di Wu-Kuang. Il complesso si trova a nord del fiume Huan, nell'Honan settentrionale. Molte le piramidi scoperte dalla spedizione Segalen, più modeste, ma tutte a gradini che richiamano quelle precolombiane.
Altre piramidi inoltre si troverebbero nel deserto di Gobi, zona in cui è difficilissimo condurre ricerche. Riferendoci alle piramidi cinesi è d'obbligo citare quella conosciuta come la Piramide Bianca, avvistata nel 1945 dal pilota James Gaussman, diretto verso la base di Assam, in India. Per un guasto al motore dell'aereo, Gaussman modificò la rotta e, sorvolando il territorio cinese fotografò l'enorme piramide, che descrisse come fatta di metallo o pietra bianca. È stata cercata per molto tempo ma nessuno l'ha mai ritrovata. La foto di Gaussman rimase in un archivio militare per ben 40 anni, poi Brian Crowley la pubblicò nel suo libro "The Face on Mars". Il professor Rudenko G. ha scoperto nelle vicinanze della Mongolia Esterna tombe (Kurgan), i cui resti sono visibili nel Museo dell'Ermitage di Leningrado (San Pietroburgo).
La più interessante, sita a Pazyrik, è detta "Kurgan V". Al suo interno sono stati rinvenuti strumenti musicali, gioielli, cibi, una mummia di donna e una di uomo di tipo europeo perfettamente conservate, grazie all'azione isolante della cassa di legno ricoperta da terra gelata. Nel deserto del Gobi l'archeologo Stern Aurel trovò carte celesti risalenti a 20.000 anni fa, dipinti raffiguranti indiani dell'America meridionale ed alcuni vasi pieni di mercurio.

IL MERCURIO NUCLEARE
In seguito alle rilevazioni effettuate in quella regione da alcuni studiosi sovietici, riguardanti vaste zone con porzioni di terra vetrificata, Jacques Bergier ha ipotizzato che il mercurio sia servito per produrre energia nucleare e che la civiltà del deserto sia stata distrutta da una guerra combattuta utilizzando veicoli aerei e esplosivi di inaudita potenza, di cui parlano anche i sacri testi indù. Diverse antiche pagine della letteratura indiana difatti descrivono macchine in grado di volare utilizzando l'energia prodotta dal riscaldamento del mercurio, precedentemente posto in una caldaia. L'Harsa-Carita di Bana racconta di "una macchina del cielo" (Akasa Katha) costruita da uno Yavana (Barbari Stranieri). Macchine menzionate anche nel Brihat-Katha scritto da Buddhasvamin. Sul modo di impiego dell'energia prodotta dal mercurio vi sono diversi pareri. Desmond Leslie ha suggerto che potesse avere a che fare con il volo degli UFO, mentre la descrizione delle ali, per Richard Tompson, fa presupporre che il motore a mercurio alimentasse un meccanismo atto a muovere le ali, ma non il velivolo; dello stesso parere sembra Roger Bacon. Ramachandra Dikshitar afferma, nel Samarangana, che il "Vimana" possiede "due ali splendenti e una propulsione ad aria". Forse simile a quella a reazione? L'antico testo di astronomia Surya-Siddhanta descrive un modello meccanico di un sistema planetario che ruota per mezzo di un motore a mercurio, il cui schema era segreto. Era quindi conosciuto un tipo di motore per produrre energia rotatoria? Non solo, il mercurio, elemento largamente usato dall'"Imperatore Giallo", viene utilizzato per ricavare l'energia necessaria a muovere i "Vimana".
Ma torniamo all'Imperatore Giallo. Una delle tante leggende cinesi riguarda cinque imperatori celesti, reggitori del mondo, incaricati di comandare nei cinque settori della Terra, in base al loro colore. L'imperatore verde ad Est, quello bianco ad Ovest, quello rosso a Sud, l'imperatore nero a Nord, e quello giallo, in cinese Huang Ti, al Centro. Una leggenda che forse anche l'"imperatore Giallo" conosceva e che lo spinse a cercare quell'immortalità che infine ha poi ottenuto, anche se in un modo diverso da quello da lui immaginato.

Note bibliografiche
Oltre a contatti personali con Peter Krassa, Hartwig Hausdorf, Prof. Masaka Kimura, della Ryukyu University, nonché corrispondenti cinesi, si elencano le seguenti fonti biografiche:
Patrick Ferryn - Les ultimes demeures des fils du ciel - 1995
Charroux - I maestri del mondo - Sugarco
Carls Hentze - Ritrovamenti in Cina - 1969
P.Krassa - Als Die Gelben Gotter Kamen - 1978
P. Krassa H. Hausdorf - Satellites of the Gods - 1995
Hartwig Hausdorf - The White Pyramid - 1995
Bruce Cathie - The Bridge to Infinity
P. Kolosimo - Viaggiatori nel tempo - Sugarco 1981
R. Thompson - Le civiltà degli alieni - Edizioni Gruppo Futura - 1996

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Fonte: Notiziario UFO - n. 21 (Ottobre 1998)

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