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NOTIZIE SULLA REALTÀ EXTRATERRESTRE  -  NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY
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[Aquila]

IL SOGNO DELL'UOMO

L’uomo, fin dallo svegliarsi della sua intelligenza, nel contemplare quella grossa, rotonda Luna, dal volto mutevole e assai vicina rispetto all’immensità del cielo stellato, ha sempre sognato di poterci mettere piede. Per questo ha proposto una serie di soluzioni che nel tempo hanno dato numerosi risultati. Naturalmente si sta parlando di soluzioni tecniche.
È verità che oggi si discute con naturalezza di tecnica, di scienza ma fino al XIX Secolo, quando la scoperta di nuovi mondi era considerata mera speculazione letteraria ed il massimo del dominio era rappresentato dall’espansione coloniale di alcuni stati, la conquista dello spazio, ed in particolare della Luna, era terreno indiscusso della sola fantasia.

Ludovico Ariosto (1474-1533) si cimentò nel descrivere le avventure del nobile cavalier Astolfo che nell’"Orlando Furioso" saliva con un Ippogrifo (fantastico animale alato) fino al Paradiso Terrestre dove incontrava S. Giovanni Evangelista, protettore degli scrittori. Era proprio questo personaggio a condurlo con sé fino alla Luna, sul carro di Elia tirato da "quattro destrier via più che fiamma rossi", per recuperare il senno di Orlando.
La Luna, in quel tipo d’immaginario collettivo, era il luogo dove si poteva trovare ciò che l’uomo aveva perso sulla Terra, per propria colpa, o del tempo, o della sfortuna. La Luna ariostesca, in realtà, non assomigliava molto alla Terra: anche lassù vi era una mirabile varietà di spettacoli naturali, comprese le ampie e solitarie selve ove le ninfe cacciavano le belve; vi erano fiumi, laghi, campi, castelli, case, ma completamente diverse da quelle che si trovavano sul nostro pianeta.

[Ritratto di Giovanni Keplero, risalente al 1610] Il grande scienziato tedesco Giovanni Keplero (1571-1630), scopritore delle leggi sulla meccanica celeste, ebbe ugualmente modo di scrivere su un viaggio spaziale effettuato sulla Luna.
Nel "Somnium lunae" si narra di un suo sogno che ha come protagonista il bambino Duracoto, nato nella misteriosa terra d’Islanda che gli antichi chiamavano Thule. Costui, orfano di padre, vive con la madre Fiolxhilde, una donna capace di parlare con i dèmoni. Questi dèmoni hanno la facoltà, durante le eclissi, di portare un mortale sulla Luna.
Keplero, innanzi tutto, spiega il vero significato della parola dèmone, per evitare che qualche ignorante scambi il libro con un’opera di magia. Egli sostiene che la parola greca "Daemon" (divinità minore) deriva direttamente dal termine greco "daemon", che vuol dire: "colui che conosce". Nel caso specifico sta per scienza dell’astronomia.
Il dèmone gli appare ed inizia a raccontare come si può trasportare un uomo sulla Luna, superando gli inconvenienti della forte velocità iniziale, del freddo intenso e della mancanza d’aria. Inoltre, gli descrive quale spettacolo attende l’avventuroso esploratore.
Che lo stesso Keplero non giudicasse il "Somnium Lunae" un semplice racconto fantasioso risulta chiaro dalle veementi note apposte al testo e dal fatto che ritenesse quest’opera come responsabile delle persecuzioni che egli subì, insieme alla propria famiglia, negli ultimi anni di vita.

Nel 1640 il vescovo inglese John Wilkins propose uno studio degno di nota, dal titolo: "Scoperta di un nuovo mondo nella Luna", in cui prospettava la possibilità di utilizzare un "carro volante" nel quale gli uomini avrebbero preso posto per raggiungere la Luna e fondarvi delle colonie.

Qualche anno più tardi, esattamente nel 1649, Cyrano de Bergerac (1619-1655) ebbe l’idea geniale di usare un razzo per andarsene "nel prato blu dove si pascono gli astri". Nella sua opera "Viaggio Comico nella Luna" si serve di una "cavalletta dagli scatti d’acciaio" che è un ordigno la cui propulsione è prodotta da successivi "fuochi di salnitro". Pare che il suo apparecchio, da lui costruito in segreto in qualche punto del Canada, gli fosse stato rubato:

"Cercai per molto tempo la mia macchina, e finalmente la trovai nel centro della piazza di Quebec, quando si stavano accingendo a bruciarla. Il dolore di ritrovare in tale pericolo l’opera uscita dalle mie mani mi sconvolse tanto, che incominciai a correre per fermare il braccio del soldato che appiccava il fuoco. Gli strappai la miccia e mi slanciai furente verso la mia macchina, per liberarla dagli aggeggi che la avvolgevano, ma giunsi troppo tardi poiché appena misi piede su di essa mi vidi proiettato verso le nuvole. L’orrore che si impossessò di me frastornò a tal punto le facoltà del mio spirito, che in seguito non ricordai bene tutto ciò che mi era capitato in quel momento. Quando le fiamme ebbero divorato una fila di razzi, disposti a sei a sei, mediante una capsula che bordava ogni mezza dozzina, un altro stadio si incendiò e poi un altro, in modo che il salnitro, incendiandosi, allontanava il pericolo mentre lo accresceva."

E poi:

"L’artificio era applicato all’esterno e il suo calore, conseguentemente, non poteva nuocermi. E dovete sapere che, quando il salnitro si consumò e l’impetuosa ascesa dei razzi non sosteneva più la macchina, questa cadde a terra. Io la vidi precipitare e quando pensavo di scendere con essa, rimasi molto sorpreso accorgendomi che stavo salendo verso la Luna."

Così Cyrano de Bergerac descrive un’avventura che concorderà completamente con quanto accadrà nella seconda metà del XX Secolo, soprattutto come superò il fatidico punto zero di gravità che esiste tra la Terra e la Luna:

"Ciò mi fece pensare che stavo scendendo verso la Luna. E mi convinsi in questa opinione ricordandomi che avevo cominciato a cadere solo dopo aver superato i ¾ del percorso. Essendo, infatti, questa massa minore della nostra, dicevo tra me, è logico che anche la sua azione abbia un’estensione minore e che, conseguentemente, io abbia avvertito più tardi la forza del suo centro."

Il viaggio spaziale di Cyrano si conclude felicemente sulla Luna. Ci narra ogni particolare come pure l’incontro con esseri extraterrestri, dotati d’intelligenza superiore e di una tecnica molto avanzata. Stringe così amicizia con uno di loro che chiama col nome di Daimon. Questo è sempre il termine greco dato non a caso, giacché il suo nuovo amico aveva abitato in Grecia, dove era stato Daimon di Socrate, dopo la morte del quale aveva "istruito" e governato Epaminonda a Tebe. In seguito era passato a Roma, dove il suo spirito di giustizia lo aveva reso sostenitore del giovane Catone, per poi aiutare Bruto quando quello era morto. Si ritirò infine nel suo mondo extraterrestre perché il popolo terrestre divenne stupido e così ottuso, perciò questo personaggio, ed i suoi compagni, perse ogni piacere che prima aveva nell’istruire.
Leggendo attentamente quest’opera, ci si accorge che Cyrano de Bergerac ebbe a disposizione delle nozioni con vari secoli in anticipo sulla sua epoca e questa conoscenza non appartenne solo a lui ma anche agli uomini di Rosacroce.
Da dove provenivano queste informazioni?
È lo stesso Cyrano che lo dice, sempre attraverso il suo interlocutore:

"Un giorno apparvi a Cardano mentre stava studiando; lo istruii su una gran quantità di cose, e in compenso mi promise che avrebbe testimoniato ai posteri su chi possedeva i miracoli da lui descritti. Vidi anche Agrippa, l’abate Trieim, il Dottor Faust, La Brosse, Cesare di Nostradamus e una certa schiera di giovani che il volgo conosce con il nome di Cavalieri di Rosacroce, ai quali insegnai molti stratagemmi e molti segreti della Natura, che senza dubbio li avranno fatti passare per grandi maghi."

Ecco svelato il gran segreto di Cyrano: era stato istruito da un extraterrestre. Egli però non finisce di stupirci perché proporrà mezzi ancor più sorprendenti per viaggiare nello spazio nella sua "Histoire Comique".
Non si può dire la stessa cosa con l’uscita nel 1875 dell’opera "Avventure del Barone di Munchausen", proposta dall’ironico Rudolph Erich Raspe.

Giulio Verne impiegherà un cannone prodigioso per raggiungere la Luna che fu chiamato Columbiad. Con una lunghezza di 297 metri, fuso verticalmente direttamente al suolo, in Florida, ad una distanza relativamente breve dal futuro Cape Kennedy, era preposto per inviare nello spazio i suoi eroi. "Dalla Terra alla Luna", uscito nel 1865, è un lavoro che dimostra ancora una volta come Verne sia stato un grande scrittore per la gioventù. Con la sua fiducia nella Provvidenza Divina, nella bontà e nel progresso umano, ha educato e spronato generazioni di giovani, se non a diventare uomini straordinari, per lo meno a comportarsi lealmente, coraggiosamente, onestamente.
Il viaggio straordinario dalla Terra alla Luna appartiene agli anni più fruttuosi della sua produzione letteraria e Verne lo preparò scrupolosamente, secondo le direttive scientifiche del famoso astronomo Arago, più volte ricordato nel corso dell’opera.
Si tratta di un esempio di viaggio sulla Luna, fantastico, sì, ma progettato su dati scientifici e calcoli balistici. L'’opera si compone di due parti. Nella prima "Dalla Terra alla Luna", Verne studia la possibilità e la difficoltosa attuazione di uno straordinario progetto: scagliare sulla Luna, dalla bocca di un poderoso cannone, un enorme proiettile di alluminio. Quel che avverrà al razzo percorrendo gli spazi celesti, quel che vedranno e proveranno i tre amici rinchiusi dentro (il francese Michel Ardan, il Presidente del Gun Club di Baltimora, lo scienziato Barbicane e il capitano Nicholl) è argomento della seconda parte, intitolata "Intorno alla Luna".
Verne, attraverso il personaggio Michele Ardan, si esprime così:

"Per coloro che non vedono un palmo al di là del loro naso, l’umanità dovrebbe essere condannata a vegetare su questo globo, senza mai potersi librare negli spazi interplanetari. Ma non sarà così! Si andrà sulla Luna, si andrà sui pianeti, si andrà sulle stelle, tanto semplicemente quanto si può andare da Liverpool a New York, con facilità, rapidità, sicurezza, e l’oceano atmosferico, fra non molto, verrà attraversato come gli oceani terrestri. La distanza è un vocabolo relativo e finirà per ridursi a zero!"

[George H. Wells (1866-1946)] Lo scrittore inglese H.G. Wells (1866-1946), che sarà il vero padre della fantascienza moderna, inventa addirittura un materiale antigravitazionale, la "cavorite", con la quale spalma la sfera per inviare i primi uomini nella Luna.
Questo è accaduto nel 1901 ed il suo appassionante racconto "I primi uomini sulla Luna" continua ad essere un incontrastato capolavoro. Vi si racconta la vicenda di due inglesi, Bedford e Cavor, quest’ultimo il simpatico inventore della cavorite, che a bordo di una macchina interplanetaria a forma di sfera, a più strati di vetro e di metallo, che giungono felicemente sulla Luna dove, a causa delle estreme variazioni di temperatura tra notte e giorno, i Seleniti vivono sotto la crosta, entro infinite sale e gallerie ove sorgono le loro città.
Dopo essere stati fatti prigionieri e dopo una serie di traversie, Bedford riesce a ritornare all’esterno e dalla sfera invia dei messaggi, captati dai terrestri, in cui descrive la comunità dei seleniti come esseri enormemente superiori agli uomini in fatto d’intelligenza, di moralità, di saggezza sociale. Cavor invece viene ucciso per aver imprudentemente parlato di guerra, delle violenze irrazionali degli uomini e delle loro smanie di aggressione.

Proseguendo sempre nel tempo moderno, molti autori si sono dedicati ad ambientare sulla Luna i loro scritti. Ne possiamo ricordare alcuni: "Ombre sulla Luna", "Polvere di Luna" e "Preludio allo Spazio" di Arthur C. Clarke; "Luna Chiama Terra" di Charles E. Maine; "Martirio Lunare" di John W. Campbell; "Primi sulla Luna" di W. H. Fear e "La Luna è una severa maestra" di R.A. Heinlein.
Il filone letterario della fantascienza spingerà anche la cinematografia ad interessarsi della Luna. Si deve ricordare il "Viaggio sulla Luna" con regia di George Meliès, un film muto di 14 minuti uscito nel 1902, che traeva ispirazione proprio dai racconti di Giulio Verne.
[Locandina del film di Fritz Lang: Die Frau im Mond] Nel 1928 il regista tedesco Fritz Lang propose il film muto "La donna sulla Luna" (Die Frau im Mond), sottotitolato e della durata di 120 minuti, che si basava sugli aspetti tecnoscientifici tratti dalla tesi di laurea di Hermann J. Oberth sulla propulsione a razzo. Curioso è che tale tesi fu respinta dalla commissione di laurea perché giudicata troppo avveniristica.
Mentre Oberth costruiva il suo razzo per farlo comparire sul film, assistito da Willy Ley, conobbe lo studente Werner Von Braun che gli consegnò il suo primo progetto teorico su un razzo a combustibile liquido.
[Hermann Oberth e Werner Von Braun] Il caso volle che nel 1934, a differenza di quella di Oberth, la tesi di Von Braun fosse dichiarata immediatamente un segreto di stato e il film "La donna sulla Luna" scomparisse dalla circolazione poiché Hitler era rimasto talmente suggestionato dal razzo di Oberth, da volerlo impiegare come prototipo per i futuri missili che avrebbero realmente bombardato Londra.
Il film inizia con il decollo di un razzo alla volta della Luna. A bordo si sono sistemati il professor Windegger, la sua fidanzata Frida Welten, Rolf Helius, il capitalista Walt Turner, che intende garantire alla propria industria i diritti per lo sfruttamento del satellite, e un clandestino, il piccolo Gustav. Giunti a destinazione, gli uomini scoprono che la Luna è una specie di miniera d’oro.
Di fronte a tanta ricchezza, l’avido Turner perde la testa e, dopo essersi riempito le tasche del metallo prezioso, medita di abbandonare i compagni per tornare da solo sulla Terra. Turner viene scoperto e conseguentemente ucciso. Un altro colpo di pistola però ha danneggiato un contenitore d’ossigeno a bordo del razzo. Per poter far ritorno occorre che qualcuno resti sul suolo lunare. Sta di fatto che Frida capisce che il fidanzato non merita il suo amore e decide di rimanere col nobile Helius, nell’attesa che una nuova spedizione venga a salvarli.
Nonostante l’intreccio sentimentale, il film anticipa scenari tecnici che dopo alcuni decenni porteranno effettivamente i primi uomini terrestri sulla Luna.
Si aspetterà poi il 1958 quando uscirà un film assai deludente: "Missili sulla Luna". Ne seguiranno altri, mediocri anche dal punto di vista fantascientifico, come ad esempio "Dalla Terra alla Luna", "Inferno nella Stratosfera" dove la Luna è usata come campo di battaglia e come base extraterrestre per sferrare un attacco alla Terra, "12 to the Moon" del 1960, "Mani sulla Luna", "Il Barone di Munchausen" del 1962, "Alien Predators" del 1967, "La morte scarlatta viene dallo spazio" del 1967, "Luna 02" del 1969, mentre "Tramonto di un Eroe" del 1989, comincia già a dare allo spettatore qualche vera emozione, descrivendo le gesta di un astronauta in missione lunare che sul nostro satellite trova qualche cosa che tiene nascosto agli occhi del mondo, un mondo che lui considera crudele e non certo pronto ad incontrarsi con esseri d’altri pianeti. In punto di morte rivelerà ad un giovane, futuro astronauta, il suo segreto per mezzo di un messaggio particolare.
Il film capolavoro "2001 Odissea nello Spazio", di Stanley Kubrick, è pure legato alla Luna, anche se solo all’inizio. La scoperta nel cratere Clavius di un monolite, un parallelepipedo roccioso di colore nero, guarda caso una rappresentazione che ancora oggi fa molto discutere giacché ritenuta veritiera, dà l’avvio al viaggio fantastico verso Giove.
Con "Assassinio sulla Luna" (1989) si ritorna a suggerire la paradossale logica dove un maggiore dell’esercito americano deve indagare sull’assassinio di un astronauta su una base lunare sovietica, presa in gestione dagli americani.
Lo stesso si può dire del film "Donne Amazzoni sulla Luna" dove l’equipaggio di un’astronave composto di tre astronauti e una scimmia, raggiunta la Luna, sfugge alle fauci di un aggressivo lucertolone ma viene fatto prigioniero da una tribù di bellissime amazzoni. Le abitatrici seleniche non sono del tutto insensibili al fascino dei valorosi terrestri, tanto che due di esse decidono di schierarsi dalla loro parte e fuggono insieme verso la Terra, prima che il satellite sia distrutto da un’eruzione vulcanica.
Il più recente, "Apollo 13", narra lo sfortunato viaggio compiuto effettivamente dagli astronauti americani nel 1970, dove la Luna fa solo da supporto alla trama del film.


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