
ALCUNI RETROSCENA SULLE MISSIONI LUNARI
Prima di iniziare questo importante capitolo, è bene ricordare un fatto clamoroso accaduto durante la Conferenza di Ginevra del 1955.
La seduta tra i "quattro grandi" fu dedicata, con sofisticata diplomazia, al problema: "oggetto volante non identificato".
Naturalmente, fu una riunione ultra segreta che diede l’avvio alla reazione terrestre, la quale iniziò appunto con un programma congiunto tra USA e URSS, capace di scoprire le origini del misterioso oggetto che circumnavigava la Terra e contrastarne le eventuali azioni o almeno si cercò di farlo.
Il fatto clamoroso di questa conferenza al vertice fu che tutti gli incartamenti furono bruciati il 18 Luglio 1955. Di conseguenza, fu pure deciso di non dare notizia alcuna all’opinione pubblica, nei rispettivi paesi, della presenza degli intrusi.
L’inizio della corsa verso lo spazio mostrò poi che tutti i missili, le sonde, le capsule spaziali erano costantemente seguite e quindi sorvegliate da oggetti pilotati da personaggi molto intelligenti e soprattutto a livello etico-morale dimostravano un’imparzialità quasi matematica, cioè una giustizia che lasciava quasi sempre esterrefatti i terrestri.
La storia del resto ci dimostra che la civiltà extraterrestre non ha mai parteggiato né per l’est né per l’ovest, come pure per il nord o per il sud.
I sovietici, galvanizzati dall’enorme successo politico raggiunto con il lancio degli Sputnik I e II, cercarono di accelerare i tempi per la conquista della Luna.
A questo punto le notizie ufficiali hanno taciuto, ma ci sono documentazioni e testimonianze che asseriscono come il programma spaziale sovietico si fosse sviluppato in gran segreto, tanto è vero che solo a volo compiuto la TASS dava l’annuncio ufficiale.
Non tutto, come vedremo, andò per il verso giusto. Furono captate da vari radioamatori misteriose voci d’astronauti russi, piene d’angoscia e di lamenti, che sono la testimonianza di tragedie cosmiche.
Il primo cosmonauta della serie, deceduto in volo suborbitale il 1 Novembre del 1957, probabilmente è stato Aleksei Ledovskiy, lanciato nello spazio a bordo di un missile R-5A. Infatti, Korolev decise di sperimentare un volo suborbitale, tramite il missile intercontinentale R5 modificato, con un uomo a bordo.
La decisione definitiva però risultò quella di fare un volo orbitale diretto, con un uomo a bordo della navicella "Vostok". Purtroppo il carico utile per questi voli era assai limitato, tanto che il missile non riuscì a portare il passeggero nello spazio e non ci fu speranza alcuna per l’ignaro cosmonauta.
Il successivo decesso fu registrato l’1 Febbraio 1958. Il nome del cosmonauta era Serenti Shiborin ed anche lui morì durante un volo suborbitale. In occidente la notizia fu divulgata dal pioniere dell’astronautica tedesca Hermann Oberth nel 1959, aggiungendo che il volo era partito da Kapustin Yar.
Il terzo cosmonauta sovietico, perito l’1 Gennaio 1959 sempre durante un volo suborbitale, è stato Andrei Mitkov. Si è saputo inoltre che una donna, Mirya Gromova, abbia perso la vita durante un lancio sperimentale dell’aereo-razzo "Burya", lanciato sempre dal cosmodromo di Kapustin Yar nel 1959
Successivamente c’è stata la controversa sorte del colonnello Piotr Dolgov, che si ritiene sia deceduto l’11 Ottobre 1960 durante un volo orbitale, mentre per altri testimoni la sua morte risale all’1 Novembre 1962 durante la sperimentazione della capsula che doveva essere espulsa dalla navicella Vostok.
È stato detto pure che il cosmonauta ebbe un’esitazione durante la manovra di rientro che causò la rottura dell’elmetto, permettendo la fatale depressurizzazione della tuta che lo portò alla morte, essendo partito da un’altezza di 28.650 metri.
Prima di questo fatto c’è stata la scomparsa di un altro cosmonauta, conosciuto col nome di Alexis Graciov che sarebbe avvenuta il 28 Novembre 1960. La storia si è potuta conoscere solo perché i fratelli italiani Judica-Cordiglia, radioamatori di Torino, hanno captato un segnale radio criptato che ripeteva: "SOS - SOS - SOS al mondo intero". Costoro conclusero che il segnale provenisse da un cosmonauta mentre circumnavigava la Luna.
Tale storia seguiva un altro enigma, tuttora irrisolto, il cui protagonista è stato Ivan Kachur, dato per morto in un volo orbitale il 27 Settembre 1960. Nell’anno successivo, esattamente il 15 Maggio 1960, si ebbe la presunta scomparsa del cosmonauta V. Zavadovskiy, il quale molto probabilmente iniziò la serie di lanci orbitali intorno alla Terra.
Dopo questi drammatici eventi per la cosmonautica sovietica, avvenuti nel 1960, furono ripresi i lanci di missili con uomini a bordo già nei primi mesi del 1961. Molti di questi casi rimangono tuttora un mistero, specificando che le notizie disponibili non sono molte e che parecchi testimoni viventi non hanno cambiato modo di interpretare la vita rispetto a quella vissuta sotto il totalitarismo politico sovietico.
Resta il sospetto che il 1961 sia stato un anno cardine per la cosmonautica sovietica, sia per la parte positiva ma soprattutto per la parte negativa, anno in cui si è evidenziato il pegno pagato per il cinismo politico.
Iniziamo col descrivere il lancio del 2 Febbraio 1961: un cosmonauta fu segretamente lanciato nello spazio ed il suo nome era Gennady Mikhailov. Già nella prima parte di questa missione qualche cosa non funzionò: il pilota perse i sensi e, impossibilitato a rientrare sul nostro pianeta prima dell’inizio della seconda orbita, fu costretto a rimanere nello spazio fino alla diciassettesima, onde evitare un suo rientro in terra straniera.
La missione si concluse perciò con la morte nello spazio del cosmonauta, avvenuta il 4 Febbraio 1961. Le sofferenze di quest’uomo e i lamenti furono nitidamente registrate da molti radioamatori.
Il 7 aprile 1961 fu compiuto un successivo tentativo di mandare il primo uomo nello spazio e la sorte toccò al figlio del famoso costruttore d’aerei Vladimir Ilyushin.
Costui era uno fra i migliori piloti collaudatori dell’URSS, tanto è vero che nel 1959 conquistò il record mondiale d’altezza quando, con un aereo da caccia "Sukhoi-9", raggiunse la quota di 30.000 metri nella nostra atmosfera.
In un primo tempo Ilyushin non faceva parte del gruppo dei cosmonauti, ma poi gli fu permesso di inserirsi probabilmente grazie all’intervento di suo padre. Nel programma di addestramento intensivo mostrò ben presto il suo straordinario talento anche come cosmonauta, tanto che fu inserito nella missione seguente a quella fallita del 2 Febbraio ’61.
I tecnici erano convinti di aver risolto tutti i problemi comparsi nel volo precedente, ma anche in quell’occasione la capsula "Rossyia" non funzionò come previsto. Prima del completamento della propria orbita, s’interruppero le comunicazioni radio con il controllo a terra. Il cosmonauta perse conoscenza e c’erano le premesse che si ripetesse la stessa situazione del volo precedente. Considerata l’importanza del pilota, fu deciso di tentare un atterraggio di fortuna durante la terza orbita. La capsula cadde proprio in territorio cinese. La normale procedura di rientro prevedeva l’eiezione del pilota dalla capsula ad un’altezza di 6.000 metri ed egli doveva atterrare autonomamente col proprio paracadute.
Ilyushin, essendo privo di sensi, non fu più in grado d’eiettarsi e perciò precipitò al suolo rimanendo all’interno della capsula. Riportò seri danni fisici, giacché rimase gravemente ferito, ma uscì vivo.
Le autorità cinesi lo trattennero in ospedale per un anno come "ospite di riguardo", considerando che tra il Cina e l’URSS in quel momento non c’erano sicuramente buoni rapporti.
Soltanto il giorno successivo al fallimento della missione Ilyushin, fu presa la decisione di lanciare un pilota di riserva: Yuri Gagarin.
Sembra che neppure il Premier N. Kruscev fosse stato avvertito di questa decisione. Anche il volo di Gagarin rischiò di finire in tragedia: al momento del rientro la capsula di discesa non riusciva a staccarsi dal modulo di servizio. Dopo diversi tentativi inutili, il modulo riuscì a separarsi senza un motivo logico. Tale operazione comportò un ritardo di circa dieci minuti nella procedura di rientro e Gagarin dovette atterrare in una remota area, assai lontana dal punto previsto per l’atterraggio.
Nonostante tutto, il volo di Gagarin alimentò talmente l’orgoglio dei dirigenti della cosmonautica sovietica, che furono spinti a dare un’ulteriore dimostrazione della loro superiorità tecnologica.
Decisero quindi di mandare nello spazio la prima donna cosmonauta della storia ed il lancio ebbe luogo il 16 Maggio 1961. Un avvenimento che risultò un altro mistero, anche perché non sì conosce il suo nome se non quello presunto di Ludmila. Pure lei fa parte perciò della schiera dei cosmonauti fantasmi. Stando alle deduzioni e dichiarazioni dei fratelli Judica-Cordiglia, furono captate trasmissioni radio provenienti da un veicolo spaziale che iniziarono il 16 Maggio e terminarono il 23 Maggio del 1961.


Navicella sovietica Vostok 1.

Tra le altre cose, la donna dichiarò molto preoccupata l’incremento di temperatura della sua capsula dovuto all’attrito con l’atmosfera durante il rientro. Si può pensare che la prima cosmonauta fosse stata lanciata nello spazio il 16 Maggio con direzione Luna e che, dopo il viaggio circumlunare, la capsula avesse imboccato un angolo sbagliato nel suo rientro, il cui effetto avesse portato alla morte la sventurata. Può essere successo che la protezione ignifuga della capsula si fosse danneggiata già alla partenza, ma restano tutte supposizioni.
Un fatto ancora più grave si è verificato nel Maggio del 1962 quando, probabilmente, furono lanciate nello spazio due capsule con tre cosmonauti, due uomini e una donna, che perirono in volo il 15 Maggio. Tra di loro c’era Alexis Belokonyov, ma non lo sappiamo con certezza.
Furono registrate pure in questo caso le varie comunicazioni, alcune delle quali dicevano:
- Uomo: Ho capito, capito, capito... abbiamo già fatto questo! ...Pronto...? Tentate almeno! Non è possibile perdere la rotta! Il punto è esatto e chiaro, confermate!
- Donna: ...Sarò capace di tenere la destra. Lo ritengo necessario. Mantieni la stessa posizione.
- Uomo: Siamo in difficoltà. Mentre noi studiamo il programma, voi andrete... Già, tanto questo il mondo non lo saprà! C’è qualcosa... pronto... cambiamo la posizione. Tu saprai ciò che si deve fare... Andiamo con calma. Che cosa... Che cosa!
- Donna: Guardo l’oblò, proprio nel cielo... troppo scuro... non c’è visibilità...
Dal dialogo si può ipotizzare che in quell’occasione siano state mandate nello spazio due capsule, probabilmente una contenente due cosmonauti e sull’altra solo uno, che avrebbero dovuto raggiungere lo stesso obiettivo. È stato ipotizzato inoltre che uno di questi cosmonauti sia stato sempre Alexis Belokonyov e l’altro Gennady Mikhailov, con un donna di cui non si conosce nemmeno il nome.
Ho voluto riportare queste storie presunte per il semplice motivo che non si deve assolutamente dimenticare il sacrificio di molti uomini che vollero compiere il loro dovere animati semplicemente da un alto ideale. Il tragico esito delle loro missioni è stato sistematicamente occultato e nascosto nel nome dell’orgoglio comunista.
Pure da parte americana ci sono stati decessi di un certo numero di cosmonauti, ma almeno in questo caso si conoscono i loro nomi e il loro sacrificio non è stato dimenticato.
Come mai i sovietici si sono comportati in questa maniera?
Credo che ancora una volta il problema sia stato determinato da una volontà politica ma anche dalla presenza d’astronavi extraterrestri in continua fase di controllo e, in certe occasioni, in fase d’aiuto fattivo.
Il 20 Marzo 1965, le civiltà extraterrestri fecero giungere un comunicato ufficiale, tramite il loro ambasciatore Eugenio Siragusa, dai contenuti incredibili e toccanti:

"ASTRONAUTI TERRESTRI SALVATI DA ASTRONAUTI EXTRATERRESTRI.
Alcuni astronauti, dispersisi negli spazi esterni del pianeta Terra, sono stati tratti in salvo da alcuni cosmoaerei extraterrestri partiti immediatamente da una nave spaziale cosmica orbitante negli spazi esterni del satellite terrestre Luna.
Il disperato SOS lanciato nello spazio è stato captato in tempo utile per poterli salvare da una sicura morte.
La tecnica dei vostri attuali mezzi a spinta lineare non è idonea ad affrontare gli imprevisti che si celano al di là delle fasce magnetiche che circondano la Terra. I vostri scienziati sono ancora convinti che gli attuali mezzi sono sufficienti strumenti per affrontare simili avventure spaziali.
Noi vi ripetiamo, ancora una volta, che i vostri attuali mezzi non rivestono le caratteristiche tecniche necessarie per tutelare l’incolumità completa degli equipaggi viaggianti. Non vogliamo assolutamente scoraggiarvi, ma desideriamo fornirvi utili consigli atti a farvi superare le difficoltà reali che esistono e che la vostra scienza ancora ignora.
L’aerodinamica discoidale e l’energia magnetica fluttuante sono mezzi che dovete seriamente studiare con attenzione.
Ancora siamo costretti a rimanere in attesa dello sviluppo dei presupposti ideali che ci dovrebbero consentire di prendere contatti ufficiali su vasta scala con gli abitanti della Terra. Abbiamo a suo tempo annunciato che questo contatto potrebbe verificarsi entro l’anno 1967.
Ancora nutriamo speranza che questo grande e storico evento si avveri perché ci auguriamo che l’equilibrio mentale di tutti coloro che manovrano l’egemonia dell’egoistico potere e del basso interesse speculativo politico ed economico, prevalga su un piano di serio ravvedimento. Quello che maggiormente occorre è la buona volontà degli uomini veramente liberi, desiderosi di vivere in pace e in armonia fraterna con tutte le creature del cosmo viventi nell’intelligenza immutabile dello Spirito Creativo. Ci occorre amore, amore e fede senza condizioni, simpatia fraterna senza complessi d’interessi egoistici, senza limiti di bene affettivo sincero e cordiale, senza timore e con pace nel cuore e nell’anima.
Noi siamo in attesa e pronti! Siatelo anche voi, fratelli della Terra!
E. S."

Lunik 1
Il 3 gennaio 1959 Radio Mosca annunciò che alle ore 20 del giorno prima era stato lanciato un missile che avrebbe dovuto raggiungere la Luna verso le 5 del mattino del 4 Gennaio.
La sonda, che all’inizio si chiamava "URSS 1959", portava nel suo interno la bandiera sovietica e doveva impattare sul suolo lunare.
Poche ore dopo, la stessa radio annunciava che vi era stato un dirottamento e perciò non avrebbe colpito la Luna ma sarebbe passata nelle vicinanze. In effetti, passò a circa 6.000 Km dal nostro satellite naturale e prolungò il suo tragitto verso lo spazio cosmico.
I russi continuarono ad affermare che l’obiettivo non era la Luna e che l’esperimento doveva avvenire proprio così.
Come si spiegava la presenza della bandiera sovietica nell’ogiva del missile? Chi aveva permesso il dirottamento? E se fosse stata catturata da una volontà superiore?


Navicella sovietica Lunik 1.

La reazione dell’establishment sovietico fu immediata, tanto che fecero partire altre tre sonde, di cui due fallirono.
Sono dell’idea che i sovietici avessero capito subito la vera situazione che si manifestava sul nostro satellite. Ma continuarono nei loro propositi bellicosi.

Lunik 2
Il 12 Settembre 1959 fu annunciato ufficialmente che il lancio del missile era riuscito perfettamente e che la sonda aveva colpito la Luna. Ma i conti non tornarono anche questa volta.
L’Osservatorio di Karkov in Ucraina, comunicò che al momento in cui il "Lunik 2" colpì la Luna, un fenomeno luminoso fu visto sul nostro satellite.
Come era possibile che una sonda di poche centinaia di Kg, priva d’esplosivo, avesse provocato un fenomeno luminoso ben visibile?
Come sarebbe stato possibile il misterioso evento se la Luna non avesse avuto atmosfera?
A parziale spiegazione si vociferò che la sonda avesse liberato una certa quantità di sodio nell’impatto. In effetti, la sonda recava con sé la polvere di sodio ma fu sparsa nello spazio dopo 19 ore e 39 minuti dal lancio per poter essere osservata e fotografata da Terra.
I russi vollero ignorare il monito extraterrestre e lo stesso Kruscev, in visita ufficiale a Washington, mostrò con orgoglio l’insegna russa che era stata "deposta" sulla Luna. Presentandosi poi alle Nazioni Unite, egli propose però il disarmo totale. Non osò, guarda caso, rivelare al mondo le vere ragioni per cui questo disarmo era necessario.
In occidente tutto ciò creò un forte irrigidimento soprattutto negli ambienti militari, tanto che si lanciarono in una frenetica corsa agli armamenti.

Lunik 3
Solo 22 giorni dopo la missione del "Lunik 2" era partita per la Luna una nuova sonda: il "Lunik 3". La sua orbita era regolata in modo tale da passare attorno al nostro satellite e, dopo averne vista, passando, la faccia nascosta, ritornare verso la Terra per trasmettere ciò che aveva osservato.
La sonda russa transitò il 7 Ottobre 1959 a 60.000 Km dalla Luna ed utilizzando due fotocamere da 200 e 500 mm di distanza focale, fotografò la sua superficie fino a quel momento sconosciuta.
I russi diffusero la prima fotografia della faccia nascosta il 25 Ottobre, dopo la loro ritrasmissione per mezzo di una specie di TV incrociata con un "teleautografo", la cui definizione raggiungeva le 1000 linee, al momento in cui la sua orbita aveva ricondotto il "Lunik 3" verso la Terra, per poi riportarlo nello spazio da dove doveva ben presto cessare di dare proprie notizie.
"Ciò può essere imputato a cause multiple" dichiarò sulla PRAVDA il 15 Novembre il professor Leonid Sedov, aggiungendo: "Non si può escludere la possibilità che l’arresto delle apparecchiature che si trovano a bordo della stazione sia stato provocato dall’urto con un meteorite".
Non bisogna dimenticare, infatti, che la sonda fu deviata dalla propria orbita di quasi 20° da una forza, la cui origine era "ignota".

Ranger 3
Il 25 gennaio 1962 fu lanciato il "Ranger 3", una sonda americana che doveva raggiungere e fotografare la Luna.
Anche in questa occasione si verificò un evento che possiamo definire incredibile ma non è poi tanto misterioso.
Un’improvvisa riduzione della spinta nel secondo stadio del razzo vettore fece fallire l’esperimento. Si sperò di poter fotografare ugualmente il satellite naturale anche dalla rotta sbagliata del "Ranger 3", che si riteneva dovesse passare a circa 35.000 Km dalla Luna.
A questo scopo dalla stazione di Goldstone, in California, furono emessi speciali impulsi radio. Ma il tentativo di modificare la posizione della cabina televisiva fu neutralizzato da un misterioso impulso elettronico che annullò il comando telemetrico impartito dalla stazione di Goldstone.
Si scrisse che gli scienziati non si pronunciarono nel modo più tassativo sulla natura del misterioso segnale. Se questo fosse stato di provenienza esterna, le ipotesi più fantastiche erano quelle di un sabotaggio da parte di una potenza terrestre o quella di una misteriosa "base" di esseri spaziali collocata in qualche punto del Cosmo o della Luna stessa.


La sonda americana Ranger 3.

Lunik 9
La sonda "Lunik 9" fu lanciata da Baikonur il 31 Gennaio 1966 e scese sulla Luna il 3 Febbraio nei pressi dell’"Oceano Procellarum". Si trattava della prima sonda sovietica a fare un atterraggio morbido sul nostro satellite e trasmettere numerose fotografie.
Pure in questa missione accadde qualcosa di misterioso che non fu mai spiegato adeguatamente.
Il radiotelescopio di Jodrell Bank captò un’accelerazione nella lunghezza d’onda dei segnali TV che provenivano dalla sonda e si giunse alla conclusione che, per l’effetto Doppler, essa stava ritornando verso la Terra ad altissima velocità.


Luna 9 bus.

I giornali immediatamente pubblicarono la notizia: "Sta tornando indietro!" I russi dal canto loro risposero furibondi: "No, Non torna per niente!"
Ne seguì una strana polemica con gli americani, i quali fecero sapere che avrebbero indagato seriamente mandando il loro "Surveyor" a controllare. In effetti, il "Surveyor 1" partì il 30 Maggio 1966 e raggiunse la Luna il 2 giugno, scendendo in maniera soffice.
Del mistero però non si seppe più nulla.

Apollo 10
Recentemente il famoso scrittore americano Richard Boylan ha riportato in auge un evento importantissimo, pur se considerato fantasioso a livello ufficiale. Si tratta del monolite, apparso sul film "2001 Odissea nello Spazio", che si reputa effettivamente esistito.
Riportiamo la notizia:
"Dalle annotazioni di un agente della CIA, pare che nel 1969 gli astronauti dell’Apollo 10 avvistarono sul territorio lunare un manufatto simile a quello descritto da Artur C. Clarke e da Kubrik, nella sceneggiatura di 2001 Odissea nello Spazio. Quando gli astronauti tornarono a casa, portarono alcuni filmati dell’oggetto, che destò talmente tanta curiosità, da spingere il Governo americano a compiere una missione militare segreta, per il suo recupero. Così, prima del 1981, fu inviato nello spazio uno Shuttle che si occupò di portare il monolite sulla Terra per procedere al suo studio.
Nel rapporto lasciato dall’informatore della CIA, compare che il monolite emettesse suoni e che luccicasse, come se volesse comunicare qualcosa. Con ulteriori studi, si è scoperto che lo strano manufatto conteneva notizie su una civiltà extraterrestre, oltre che ad una mappa con le indicazioni per raggiungere il loro pianeta.
Tra le personalità che si occuparono del caso sono stati segnalati: l’astronomo Carl Sagan, il consulente del National Security Council, il dr. Wolf e il Comandante Generale dell’US Army Intelligence and Security, William Stubblebine.
Dal rapporto dell’informatore, sembrerebbe che tutti coloro che sono stati esposti in modo prolungato al monolite, o che abbiano avuto contatti diretti con quest’oggetto, siano morti di cancro e, per coloro che si sono occupati di sezionarli, la malattia è stato fulminante.
Questi numerosi casi di morte, portarono i servizi segreti a scegliere un luogo diverso per effettuare le sperimentazioni e le ricerche sull’oggetto alieno. Si ricorse così ad una biosfera subacquea, costruita a nord dell’isola Abaco nell’arcipelago delle Bahamas. In questo modo sarebbe stato più semplice contenere le radiazioni emesse dal monolite.
Purtroppo i dati raccolti dallo studio dell’oggetto, sono sotto stretto controllo dei servizi segreti americani, ma pare che quello recuperato e studiato non sia l’unico monolite esistente: ne esisterebbe, infatti, uno anche in Russia, recuperato da chissà quale missione segreta sovietica."
A rafforzare l’ipotesi che l’esistenza del monolite non è pura fantasia, è la strana coincidenza con il racconto di Artur C. Clarke "La Sentinella", dal quale è stato tratto il film dove è descritto un monolite molto simile a quello ritrovato, anche se di dimensioni maggiori.
Clarke aveva lavorato presso la Central Intelligence Agency e quindi deve aver avuto notizie dirette sul monolite, delle quali poté prendere spunto per scrivere il suo racconto.

Apollo 11 - Il primo sbarco dell’uomo sulla Luna
La storica missione che porterà i primi uomini terrestri sulla Luna, prese il via mercoledì 16 Luglio 1969.


Messa a punto del Modulo Lunare Apollo 11, missione iniziata il 16 Luglio 1969.

Dalla piattaforma A del complesso 39 del Centro Spaziale J.F. Kennedy in Florida, alle ore 15,32 (ora italiana) partì il "Saturn V" con l’astronave Apollo 11 che recava a bordo tre uomini: Neil Armstrong, 38 anni, comandante; Michael Collins, 38 anni, pilota del Modulo di Comando; Edwin Aldrin, 39 anni, pilota del Modulo Lunare.
I tre moduli dell’astronave furono immessi in orbita di parcheggio attorno alla terra ad un’altezza di 215 Km. Dopo appena un giro e mezzo, il terzo stadio del Saturn, rimasto attaccato all’astronave per la cosiddetta "iniezione translunare", fu acceso per immettere il sistema viaggiante nella traiettoria di appuntamento con il satellite Luna.
Successivamente i Moduli di Comando e di Servizio, che erano uniti insieme, furono fatti ruotare di 180° ed agganciati al Modulo di Escursione Lunare (LEM) in modo che i due astronauti che dovevano scendere sulla Luna, Armstrong e Aldrin, fossero pronti a passare attraverso il tunnel di collegamento al momento opportuno.
La traversata Terra-Luna durerà tre giorni. Tutto il mondo seguirà con ansia l'intera missione.
Durante la corsa d’avvicinamento alla Luna, si determinò anche una sorta di gara tra "Apollo 11" e "Lunik 15", una sonda automatica sovietica che, si pensò, volesse giungere per prima sul suolo lunare e riportasse indietro alcuni campioni di terreno. Ma il volo di quest’ultima si concluse con un impatto distruttivo.
La mattina del 20 Luglio Armstrong e Aldrin passarono sul Modulo Lunare, che si staccò dai Moduli di Comando e Servizio, e scesero in un’orbita di appena 15 Km d’altezza sulla superficie lunare.
Alle 20,02 il Modulo Lunare (denominato Eagle) scese dolcemente in una zona del Mare della Tranquillità dove arrivò alle ore 22,17 a 0° 42’ 50" N, 23° 42’ 28" E.
Dopo alcune ore di controlli e manovre varie, Armstrong e Aldrin si accinsero a scendere.
Alle 4,56 (ora italiana) del 21 Luglio il Comandante dell’Apollo 11 scese dalla scaletta del LEM e poggiò cautamente un piede sulla polvere lunare, lasciando l’impronta del suo scarpone. Poi pronunciò la programmata frase divenuta storica: "È un piccolo passo per un uomo, ma un balzo gigantesco per l’umanità".
L’escursione lunare durò più di 14 ore. Gli astronauti lasciarono una targa con le loro firme e quella del Presidente USA Richard Nixon, una bandiera degli Stati Uniti e raccolsero 22 Kg di rocce lunari. Installarono infine un sismometro, un generatore di raggi laser ed un collettore di vento solare.
Alle 19,14 del 21 Luglio, gli astronauti risalirono verso il Modulo di Comando, rimasto ad attendere in orbita lunare e quindi i tre astronauti ripartirono per raggiungere la Terra il 24 Luglio alle ore 18,50 con perfetto ammaraggio nell’Oceano Pacifico.
Completiamo questa descrizione con il diario ufficiale di bordo che riporta nei dettagli la missione dell’Apollo 11.


L’equipaggio dell’Apollo 11: N. Armstrong, M. Collins, E. Aldrin.

17 Luglio1969
8: 48 a.m. (ora USA). La Missione di Controllo fa all’equipaggio dell’Apollo un rapido riepilogo delle notizie del giorno, incluse le notizie sportive. Vengono informati sulla rotta della navicella spaziale russa Lunik 15.
12: 17 p.m. Viene fatto una correzione della rotta con una fiammata della durata di tre secondi. Dopo aver corretto la rotta, viene controllato il motore che deve far entrare ed uscire dall’orbita lunare.
7: 31 p.m. Gli astronauti iniziano la prima trasmissione televisiva a colori prevista nel programma, mostrando immagini della Terra da una distanza di circa 128.000 miglia nautiche. Durante i 36 minuti di trasmissione, sono mostrate anche immagini dell’interno della cabina di controllo.
9: 42 p.m. La missione di controllo augura la buona notte all’equipaggio.

18 Luglio
9: 41a.m. La missione di controllo manda a dormire gli astronauti un’ora più tardi, poi procede con il programma previsto per il terzo giorno. Dopo la colazione, iniziano le operazioni per il ntenimento della navicella, come la carica delle batterie, trasferimento all’interno, il controllo del carburante e delle riserve d’ossigeno. Vengono informati che non sono necessari dei cambiamenti al programma stabilito.
2: 57 p.m. Gli astronauti sono aggiornati sulle notizie del giorno.
4: 40 p.m. È iniziata una delle trasmissioni più pulite da interferenze mai inviate dallo spazio, con l’astronave distante 175.000 miglia nautiche dalla terra e 48.000 dalla luna. È durata un’ora e 36 minuti. Nel frattempo, lo sportello del LEM viene aperto ed Armstrong entra dentro l’apertura larga 30 inch. È seguito da Aldrin.
10: 00 p.m. La missione di controllo augura la buona notte all’equipaggio.
11: 12p.m. La velocità della navicella è scesa a 2990 FT il secondo, proprio prima di entrare nella zona d’attrazione dell’orbita lunare alla distanza di 33,823 miglia nautiche dalla Luna.

19 Luglio
6: 58 p.m. Gli astronauti chiamano la Missione di Controllo per avere informazioni sulle modifiche del programma e viene detto loro che sono state annullate. Inoltre viene detto loro che possono andare a dormire.
8: 32 a.m. La Missione di Controllo dà l’ordine di svegliare l’equipaggio, passare la colazione e svolgere le mansioni giornaliere.
10: 01 a.m. Gli astronauti vengono aggiornati sulle notizie del giorno e vengono informati dell’interesse mondiale per la missione sulla Luna.
10: 31 a.m. Collins comunica: "Houston, è stato un vero cambiamento per noi. Ora per la prima volta siamo in grado di vedere le stelle e di riconoscere le costellazioni durante un viaggio. Il cielo è pieno di stelle, proprio come le notti sulla terra. Però da qui riusciamo a vedere le stelle solo in parte e con l’uso di monocoli, ma non riusciamo a riconoscere nessuna costellazione."
10: 42 a.m. Armstrong comunica: "L’immagine che abbiamo appena visto della Luna è spettacolare. Occupa circa tre quarti dell’oblò e, certamente, possiamo vedere l’intera sfera anche se parte di essa è in completa ombra e solo una sezione è illuminata dalla Terra. È uno spettacolo che merita il prezzo del viaggio."
12: 58 p.m. L’equipaggio viene informato dalla Missione di controllo: "Siamo a 23 minuti dal LOI (Lunar Orbit Insertion - ingresso nell’orbita lunare).Il direttore del volo Cliff Charlesworth sta controllando la condizione dei dispositivi di volo". Poi, qualche secondo dopo: "Vi state dirigendo verso il LOI". Aldrin risponde: "Roger, andiamo verso il LOI".
1: 13 p.m. La navicella è completamente scomparsa dietro la Luna ed è fuori dal contatto radio della Terra per il momento.
1: 28 p.m. Il razzo principale della navicella, con un motore di 20500 pound /thrust, viene azionato per circa sei minuti in modo tale che il veicolo possa essere catturato dalla gravità lunare. È ancora dietro la Luna. L’orbita risultante varia da un minimo di 61,3 miglia nautiche ad un massimo di 168,8 miglia nautiche.
1: 55 p.m. Armstrong comunica con la Missione di Controllo: "Stiamo avendo le prime immagini dell’atterraggio. Ora passiamo sopra il cratere di Taruntius e le immagini e le mappe, riportateci dall’Apollo 8 e 10, ci danno un’ottima anteprima di ciò che vediamo qui. Appare molto simile alle foto, ma con la stessa differenza che c’è fra il guardare dal vivo una partita di football e guardarla sulla TV, non sostituisce il trovarsi qui di persona." Circa 15 minuti più tardi aggiunge: "Ha un grigio più chiaro, e man mano che ci si avvicina al punto solare, il suolo diventa marrone e rossiccio". E ancora, pochi minuti più tardi: "Quando una stella sorge, un istante è là e l’istante dopo è scomparsa del tutto".
3: 56 p.m. Inizia un telecast della superficie lunare per 35 minuti. Passando verso ovest lungo il margine orientale del lato visibile della luna, la telecamera è focalizzata in particolar modo sull’area scelta come luogo dell’atterraggio.
5: 44 p.m. Quando la navicella è ancora sul lato nascosto della Luna, viene acceso per la seconda volta il motore principale, con durata di 17 secondi, per stabilizzare l’orbita tra le 54 e le 66 miglia nautiche circa.
6: 57 p.m. Armstrong e Aldrin camminano gattoni nel tunnel verso il modulo lunare per fare un altro controllo. La navicella orbita attorno alla Luna ogni due ore.

20 Luglio
9: 27 a.m. Aldrin va carponi nel modulo lunare e inizia a controllare la navicella. Circa un’ora più tardi Armstrong entra nel LEM e insieme continuano a controllare il sistema ed a preparare il carrello d’atterraggio.
1: 46 p.m. Il modulo del controllo dell’atterraggio viene separato dal modulo di comando, nel quale Collins continua ad orbitare attorno alla Luna.
2: 12 p.m. Collins aziona il comando dei razzi della navicella e la sposta di circa 2 miglia.
3: 08 p.m. Armstrong e Aldrin, piedi in aria e testa in giù, azionano per la prima volta il motore di discesa della navicella per l’atterraggio.
3: 47 p.m. Collins, navigando nella navicella di commando dietro la Luna, riferisce alla Terra che la navicella sta facendo il suo atterraggio sulla superficie lunare. Queste sono le prime parole che la Missione di Controllo ha sentito dell’azione: "Tutto sta procedendo magnificamente. Splendido", riferisce Collins.
4: 05 p.m. Armstrong toglie potenza al motore per frenare il LEM prima di atterrare sulla superficie lunare. L’atterraggio non è facile. Il luogo verso cui si avvicinano è distante quattro miglia dal luogo previsto, nel limite sud-ovest del Mare della Tranquillità. Vedendo che si stavano dirigendo verso un cratere avente circa le dimensioni di un campo di calcio e coperto da grandi rocce, Armstrong prende il controllo manuale e dirige la navicella verso una zona più pianeggiante. Il suo battito cardiaco aumenta da una media normale di 77 a 156. Mentre Armstrong pilota la navicella, Aldrin gli dà la lettura altimetrica: "Settecentocinquanta piedi, discesa 23 gradi... 700 piedi, 21 gradi..400 piedi... Ecco là l’ombra... 75 piedi, sembra tutto regolare... luci accese... si sta alzando un po’ di polvere... 300 piedi, 21/2gradi.... L’ombra lieve... quattro avanti, quattro avanti, gira un po’ sulla destra." Luce del motore spenta. Quando la sonda arriva a meno di tre, dei quattro piedi sotto la navicella, si accende una luce sul pannello degli strumenti. Armstrong spegne il motore della navicella.
4: 18 p.m. La navicella atterra con una scossa quasi simile a quella dell’atterraggio di un jet sulla pista. È in un angolo di più di quattro o cinque gradi sul lato destro della Luna, vista dalla Terra. Armstrong immediatamente comunica alla Missione di Controllo: "L’Eagle è atterrato". Aldrin, guardando fuori del finestrino del LEM, comunica: "Prenderemo campioni qui intorno, sembra un misto di tante forme diverse, angolarità e granulosità. Prenderemo ogni varietà di roccia che si possa trovare. I colori variano molto a seconda di come li si guarda. Non sembrano essere di un colore uniforme; sembrano delle rocce e ciottoli, però ce ne sono pochi nell’area qui attorno... sembrano avere colori interessanti". Poco dopo dice di vedere dei crateri, alcuni di 100 piedi di diametro e la maggior parte di solo uno o due piedi di diametro. Vede creste alte 20 o 30 piedi, due piedi... con margini spigolosi, e una collina lontana circa mezzo miglio. Alla fine, nella descrizione della superficie, Aldrin dice: "Quasi senza colore. È grigio e un grigio quasi bianco gesso, ma quando guardi verso la linea della fase zero è un grigio notevolmente più scuro, un grigio molto scuro se guardi a 90 gradi verso il sole. Alcune delle rocce della superficie qui vicino sono state frantumate o spostate dal razzo del motore e sono di un grigio chiaro all’esterno, ma quelle spezzate mostrano un grigio scuro, molto scuro all’interno, come se fosse basalto". Il primo compito dopo l’atterraggio è quello di preparare la navicella per il lancio, sistemare tutto quello che è in rosso per fare il viaggio di ritorno, e di agganciarsi con la navicella di comando orbitante...
6: 00 p.m. Tutto è in ordine. Armstrong dà via radio l’ordine di programmare l’inizio dell’"EVA" (Extra Vehicular Activity), prima di quanto previsto.
9: 00 p.m. La Missione di Controllo rassicura: "Vi seguiremo momento per momento".
10: 39 p.m. Ma più di cinque ore prima del piano previsto, Armstrong apre lo sportello del LEM e si infila dentro l’apertura. È un’operazione lenta. Sulle spalle ha un sistema di respirazione del peso di 84 pounds sulla Terra, 14 sulla Luna, con una riserva per la pressurizzazione del fabbisogno d’ossigeno e l’eliminazione dell’anidride carbonica. Armstrong si muove lentamente per scendere i 10 gradini, con la scaletta. Raggiungendo il secondo gradino, tira un "d-ring" facile da raggiungere, e aziona una telecamera montata sul LEM che lo mostrerà alla Terra mentre procede. Scendendo dalla scaletta, si ferma sull’ultimo gradino: "Sono alla fine della scaletta - dice - I piedi del LEM sono affondati nella superficie solo di uno o due inches..." il terreno sembra essere molto, molto fine, toccandolo sembra quasi polvere.
10: 56 p.m. Armstrong posa il suo piede sinistro sulla Luna. È la prima volta nella storia che l’uomo abbia mai messo piede su qualcosa che non esiste o che abbia origine dalla Terra. "È un piccolo passo per un uomo, un balzo enorme per l’umanità" dice Armstrong. Aldrin sta scattando delle foto dall’interno della navicella. La prima orma di un uomo sulla Luna è di uno stivale lunare, il quale assomiglia ad un copriscarpa di taglia superiore al normale. Le suole sono in gomma di silicone e i suoi 14 strati di plastica sono coperti d’alluminio. Appositamente disegnate per una super-insolazione, proteggono dalle abrasioni e hanno un attrito ridotto per facilitare i movimenti. Sulla Terra pesano 74 once, sulla Luna 12 once. Armstrong si guarda attorno per un po’, poi procede in quell’atmosfera con gravità di un sesto quella della Terra. "La superficie è buona e polverosa - dice - la sollevo con la punta del piede. Aderisce come fuliggine in strati sottili alla suola e ai lati degli stivali.Vado avanti solo di una piccola frazione di un inch. Forse un ottavo di un inch, riesco a vedere le orme degli stivali e i passi nella sottile sabbia. Qua non sembrano esserci difficoltà a muoversi come ci aspettavamo. Forse è anche più facile delle simulazioni...". Prendendo più confidenza, Armstrong comincia un’iniziale raccolta dei campioni del terreno vicino alla zona di atterraggio. Viene messo in una borsa che si trova all’estremità del... "Questo è molto interessante - commenta - È una superficie molto leggera, ma qui e là... c’è una superficie molto..., ma sembra essere un materiale molto coesivo come una specie di... ha una strana bellezza tutta sua, molto simile al deserto degli Stati Uniti." Riempie una piccola sacca con del terreno e se la mette in una tasca della gamba destra della sua tuta spaziale. Fa quest’operazione per prima, secondo il piano previsto, per assicurarsi che un po’ del suolo lunare giunga sulla Terra in caso che la missione debba concludersi prima.
11: 11 p.m. Dopo aver passato una telecamera Hassemblad ad Armstrong, Aldrin esce dal Modulo di Atterraggio e scende dalla scaletta, mentre il suo compagno lo fotografa. "Queste rocce... sono piuttosto scivolose" - dice Armstrong. Gli astronauti comunicano che la polverosa superficie sembra avere tanti piccoli pori e loro tendono a scivolarvi dentro abbastanza facilmente. Armstrong sistema una lunga lente focale sulla telecamera e poi sistema una piccola placca d’acciaio su uno dei piedi del Modulo di Atterraggio. Legge: "Qui, per la prima volta degli uomini del pianeta Terra hanno messo piede sulla Luna. Luglio 1969 A. D. Veniamo in pace in nome di tutta l’umanità." Sotto l’iscrizione ci sono i nomi dell’equipaggio dell’Apollo e del presidente Nixon. Armstrong poi toglie la telecamera dalla sua postazione fissa sul LEM e la sposta di circa 40 piedi, così che possa coprire la zona in cui opereranno gli astronauti. Come programmato, gli astronauti iniziano il primo dei tre esperimenti. Da un comparto esterno del LEM, Aldrin prende un tubo lungo un piede che contiene una lamina d’alluminio arrotolato. Dentro il rotolo c’è un’asta che viene sistemata sulla superficie lunare, dopo di che la lamina viene sospesa su di esso. Il lato con scritto: "sole verso il sole". La sua funzione è di raccogliere le particelle del "vento solare" che soffia costantemente nello spazio così che le potranno portare indietro ed analizzare, con la speranza di ottenere informazioni su come si siano formati il sole e i pianeti.
11: 41 p.m. Ad una distanza di un piede dal Modulo, gli astronauti fissano una bandiera di nailon degli Stati Uniti che misura tre piedi per cinque, con il lato superiore rinforzato da una stecca per mantenerla aperta sulla Luna, giacché è priva di vento, e verrà collocata in cima ad un’asta conficcata nella superficie lunare. Sono state portate sulla Luna altre due bandiere degli US, da riportare indietro e sistemarle nel box: quella del Congresso, insieme alle bandiere dei 50 Stati, il distretto della Columbia e i territori US, le Nazioni Unite così come quelle delle 136 nazioni straniere.
11: 47 p.m. La Missione di Controllo comunica: "Il Presidente degli Stati Uniti è ora nel suo ufficio e vi vuole parlare". Armstrong risponde: "È un onore".
11: 48 p.m. Gli astronauti ascoltano il presidente che parla al telefono: "Neil e Buzz. Vi sto parlando dalla camera ovale della Casa Bianca. Questa è di certo la più storica telefonata mai fatta. Per tutti gli americani deve essere il giorno della loro vita di cui andare più fieri. E per le persone di tutto mondo, sono sicuro che anche loro, si uniscono agli americani nel riconoscere quale grande evento sia questo. Per quello che avete fatto, i cieli sono diventati parte del mondo dell’uomo. Il fatto che voi stiate parlando con noi dal Mare della Tranquillità, ci spinge ad aumentare i nostri sforzi per portare la pace e la tranquillità sulla Terra. Per un momento senza prezzo, nell’intera storia dell’uomo, tutte le persone del mondo sono diventate una sola." Non appena il presidente termina di parlare, Armstrong risponde: "Grazie signor Presidente. È un grande onore e un privilegio per noi essere qui e rappresentare non solo gli Stati Uniti, ma gli uomini di pace di tutte le nazioni. Nell’interesse, nella speranza e con grandi aspettative per il futuro, é un onore poter essere partecipi qui oggi." I due astronauti si mettono sull’attenti e salutano attraverso la televisione, appena terminata la conversazione. Poi Armstrong sistema un tavolo pieghevole e apre due contenitori per i campioni. Usando delle tenaglie e la paletta lunare, vengono raccolte numerose rocce e del terreno, che vengono messi nei contenitori, pronti per trasportarli nella fase di risalita con il Modulo. Aldrin, nel frattempo, apre un altro comparto della navicella e prende due dispositivi da lasciare sulla Luna, portando ciascuno dei due a circa 100 piedi dalla navicella. Uno è un detector sismico, per rilevare le scosse lunari, impatti di meteoriti o eruzioni vulcaniche e l’altro è un riflettore laser, un macchinario progettato per ottenere una misurazione delle distanze della Terra molto più precise di quanto sia mai stato possibile prima.

21 Luglio
12: 54 a.m. Dopo aver controllato con la Missione di Controllo che tutte le operazioni siano state eseguite negli esperimenti svolti e nelle fotografie scattate, Aldrin inizia a far rientrare la scaletta per riattivare il LEM.
1: 09 a.m. Armstrong si unisce ad Aldrin nel Modulo di Atterraggio.
1: 11 a.m. Lo sportello viene chiuso. Gli astronauti cominciano a togliersi il sistema di respirazione, dal quale sono dipesi per due ore e 47 minuti.
4: 25 a.m. Viene detto loro di andare a dormire, dopo aver terminato le ultime operazioni di manutenzione ed aver risposto a diverse domande sulla geologia della Luna.
9: 44 a.m. Poco dopo aver svegliato Collins, che ancora stava girando attorno alla Luna nel Modulo di Comando/Servizio, la Missione di Controllo osserva:"Adam non ha avuto nessun contatto umano, come Mike Collins sta vivendo in solitudine per i 47 minuti di ogni rivoluzione lunare, quando è dietro la Luna con nessuno con cui parlare ad eccezione dello stereo a bordo della Columbia."
11: 13 a.m. Gli astronauti dell’Eagle sono svegli. Aldrin comunica: "Neil si è fatto un’amaca davvero bella... si è disteso tra lo sportello e il motore coperto, ed io invece raggomitolato sul pavimento."
12: 42 p.m. Rispondendo a una domanda fatta prima di andare a dormire, Aldrin dice "Siamo su un una zona dove i massi raggiungono anche i due piedi, un po’ più grandi di quello... alcuni dei massi sono sopra la superficie, altri emergono solo in parte ed altri affiorano appena."
1: 54 p.m. Il motore di risalita è azionato e il LEM, usando il modulo di discesa come cuscinetto di lancio, inizia a risalire con una velocità verticale di 80 piedi al secondo per un’altezza di 1000 piedi. Gli astronauti portano con loro i campioni di terreno, la lastra di alluminio con le particelle di "vento solare" che ha raccolto, la pellicola usata per scattare le fotografie con fotogrammi e la cinepresa, le bandiere e gli altri strumenti che si dovevano riportare sulla Terra. Dietro hanno lasciato alcuni oggetti, riducendo il peso della navicella da 15.893 pounds della partenza verso la Luna, a 10.821 pounds.Il più grande oggetto lasciato là è l’attrezzatura per la discesa, quella parte del carrello di atterraggio con una placca su una delle gambe a ragno. Altri oggetti sono la telecamera, due macchine fotografiche per fotogrammi, gli arnesi usati per prelevare i campioni, l’equipaggiamento per respirare, gli stivali lunari, e un macchinario per rilevare i colori degli oggetti fotografati.
5: 35 p.m. L’Eagle si aggancia con il Columbia mentre orbita nella parte posteriore della Luna.
7: 42 p.m. Viene espulso il modulo di atterraggio.

22 Luglio
12: 56 a.m. Mentre si trova nella parte posteriore della Luna, con il LEM a 20 miglia dietro il CSM, il ritorno sulla Terra dell’Apollo 11 è iniziato, con la navicella che viaggia a 5329 piedi al secondo ad un’altitudine di circa ... miglia nautiche.
4: 30 a.m. Gli astronauti cominciano ad intraprendere il primo giorno del viaggio di ritorno.
1: 39 p.m. La navicella passa il punto nello spazio, 33.800 miglia nautiche dalla Luna e 174.000 dal punto in cui inizia la gravità terrestre e comincia il piano di ritorno.
4: 02 p.m. Viene fatta una modifica di percorso per riassettare la rotta della navicella.
9: 08 p.m. Inizia una trasmissione di diciotto minuti in diretta alla Terra.

23 Luglio
2: 14 a.m. L’equipaggio va a dormire.
12: 20 p.m. L’equipaggio si sveglia e comincia un tranquillo controllo delle apparecchiature e la comunicazione con la missione di controllo.
3: 56 p.m. La navicella oltrepassa il punto di metà del viaggio di ritorno,101.000 miglia nautiche.
7: 03 p.m. Inizia la trasmissione televisiva finale a colori.

24 Luglio
6: 47 a.m. L’equipaggio si sveglia e inizia a prepararsi per l’atterraggio.
12: 21 p.m. Il comando ed il modulo di servizio vengono separati.
12: 35 p.m. La navicella atterra a 825 miglia nautiche a sud-ovest di Honolulu e a circa 13 miglia nautiche dalla nave di recupero, la U.S.S Hornet.
1: 20 p.m. Lo sportello del modulo di comando si apre e dei sommozzatori consegnano delle tute isolanti.
1: 28 p.m. Gli astronauti escono dalla navicella in tute isolanti e vengono spruzzati con un disinfettante per proteggerli dalla possibilità di una contaminazione della Terra con "germi" della Luna.
1: 57 p.m. Gli astronauti arrivano con un elicottero sulla pista d’atterraggio della Hornet. Ancora dentro l’elicottero... Vengono fatti entrare in un hangar e poi vanno subito nel rimorchio di quarantena, nel quale rimarranno fino a quando arriveranno nel laboratorio di ricevimento lunare a Houston il 27 Luglio.
3: 00 p.m. Il Presidente Nixon dà il bentornato agli astronauti, che si vedono da una finestra del rimorchio. Parlando attraverso un citofono, li saluta, fa loro un invito a cena per il 13 Agosto e dice: "Questa è la più importante settimana nella storia del mondo, a partire dal momento della creazione... come risultato di ciò che avete fatto, il mondo non è stato mai così unito... noi possiamo raggiungere le stelle così come voi avete raggiunto..."

Il diario ufficiale non mette per niente in risalto quello che effettivamente è successo in tale missione, che ha consentito all’uomo di posare finalmente il piede sulla Luna.
Prima di tutto è da evidenziare che, con l’avvicinarsi della navicella terrestre alla superficie lunare, Armstrong comunichi alla base: "Scorgiamo una luce nel cratere Aristarco".


L'astronauta E. Aldrin mentre sta effettuando alcuni esperimenti sul vento solare nella missione lunare Apollo 11. Da notare la presenza di due oggetti volanti che osservano le operazioni dei due nuovi arrivati sul satellite terrestre.



E. Aldrin in vicinanza del LEM, osservato da due oggetti volanti lucenti.

Dopo che i due astronauti scesero dal LEM e mentre Aldrin allargava il foglio d’alluminio per raccogliere il vento solare, nell’orizzonte oscuro apparvero due punti luminosi che si avvicinarono e s’ingrandirono fino ad apparire come due dischi volanti. Le foto che fecero gli astronauti apparvero nei giornali ma poi furono censurate. Il fatto più importante del viaggio avvenne nel momento stesso in cui Armstrong toccò il suolo della Luna, mentre dava le spalle al LEM. In uno stato di grande eccitazione, comunicò alla base:

- Oh..., Dio, sono lì, sono enormi.
NASA: Che cos’è? Che diavolo succede? Base chiama Modulo Lunare.
Già, a seguito di misteriosi segnali radio provenienti dall’esterno della navicella spaziale terrestre, lo speaker della NASA aveva chiesto agli astronauti: "Siete sicuri che non avete mai comunicato con loro?"

Questa frase fu ascoltata da parecchie centinaia di milioni di persone. Parecchi radioamatori però captarono frasi elettrizzanti dei momenti in cui Armstrong e Aldrin mossero i primi passi sulla Luna. Ecco le frasi registrate, perché la NASA interruppe intenzionalmente la diretta TV per oltre cinque minuti:

"Che cos’era? Che diavolo era?!... Vorrei sapere che diavolo era!...".
Seguirono istanti di confusione. Poi la NASA chiese: "Che avviene? Non funziona?"
Parole confuse.
Poi Armstrong replicò: "Sono oggetti enormi, signore!..Enormi!.. Oh, Dio! Vi sono altre astronavi qui! Sono allineate nell’altro lato del cratere! Stanno sulla Luna e ci osservano!"

Aldrin fece inoltre una serie di riprese fotografiche, inerenti con alcuni particolari avvistamenti.
Ad esempio, mentre con una cinepresa stava riprendendo la superficie lunare, in maniera del tutto involontaria egli individuò alcuni oggetti luminosi in movimento.
Ecco la sommaria descrizione dei fatti.

Intorno alle ore 18 del 19 Luglio 1969, il giorno che precedette lo storico allunaggio, l’Apollo 11 passò da un’orbita ellittica attorno alla Luna, ad un’orbita circolare. Dopo di ciò Edwin Aldrin, che pilotava il Modulo Lunare, si trasferì su quest’ultimo ed eseguì ancora una volta il controllo di tutte le apparecchiature, tra cui la cinepresa da 16 mm per filmare la superficie lunare.
All’improvviso apparvero gli UFO e furono ripresi dall’astronauta.
Ecco ciò che accadde quando il film fu in seguito proiettato.
Dapprima si ha una visione della superficie lunare disseminata di crateri. Subito dopo entrano nel campo visivo, provenienti da sinistra, due UFO in formazione verticale; rassomigliano ad un fantoccio di neve. Essi volano quasi orizzontalmente al centro della scena e si muovono ad alta velocità. Mentre gli astronauti trattengono il fiato per la sorpresa, essi piegano verso sinistra scomparendo dal campo visivo. Un paio di secondi dopo, due UFO, uno grande e uno piccolo, entrano nel campo visivo dall’alto volando in una formazione simile ad un fantoccio di neve sdraiato, e si abbassano lentamente. Restano poi fermi nello spazio e improvvisamente fanno scattare, fra loro, qualcosa che rassomiglia ad una coda.
Questa scena sorprendente è la più emozionante del film.
Gli UFO continuano poi a muoversi discendendo ancora. Essi planano vicinissimi alla superficie lunare in formazione obliqua, quando gli UFO, che finora sembravano uniti, si separano completamente l’uno dall’altro. Poi, improvvisamente brillano e sembrano circondati da un forte alone. Possono essere osservati in primo piano poco sopra l’orizzonte della Luna. Un calcolo ha mostrato che gli oggetti rotondi erano distanti dai 30 ai 45 Km dalla cinepresa. Infine prendono quota verticalmente e spariscono dal campo visivo, ma dopo un attimo riappare un UFO ed immediatamente vola via dalla scena.
Il racconto ci è pervenuto dalla testimonianza del giapponese Yusuke J. Matsumura, che da tale film ha ricavato una lunga serie di fotografie veramente interessanti.

Il contattista Eugenio Siragusa, a seguito dell’inaspettata vicenda dell’Apollo 11, comunicò immediatamente alla stampa il seguente comunicato che esprimeva il parere degli extraterrestri:

"La luce del cratere Aristarco che videro gli astronauti e sopra la quale domandarono, fu anche vista dall’Osservatorio olandese di Oudenboch. La luce apparve poco prima dell’allunaggio. Né gli astronauti né i tecnici seppero interpretarla. In realtà era un segnale di consenso e di approvazione trasmessa dai Confederati dello Spazio ai primi astronauti che arrivarono sulla Luna. Quando poi Armstrong e Aldrin videro i dischi allineati nell’orizzonte lunare, ebbero paura e furono incapaci di andare incontro agli abitanti del nostro satellite. Gli astronauti non furono capaci di far niente. Erano imbottiti dello spirito della tecnica."

Nello stesso periodo un satellite russo, il "Lunik 15", non pilotato fu inviato sulla Luna e vi cominciò a girare intorno già dal 13 Luglio, tre giorni prima dell’Apollo 11 e discese sul suolo lunare il giorno 21 Luglio non felicemente.
Eugenio Siragusa fece ancora sapere:

"I russi inviarono il Lunik 15 come spia ed informatore. Secondo i loro criteri, pensavano che l’Apollo 11 potesse portare a termine un incontro tra terrestri ed extraterrestri sul suolo lunare. L’incontro non poté prodursi, date le caratteristiche degli astronauti Armstrong e Aldrin: Borman sarebbe stato quello adeguato. Gli extraterrestri non vollero avvicinarsi troppo al LEM per non spaventare i due uomini. L’essersi incontrati a tu per tu con esseri viventi sulla Luna, avrebbe comportato che sarebbero ritornati in cattivo stato nella loro navicella e sarebbero stati incapaci di prendere le misure adeguate per ritornare e porsi in salvo."
Il "Lunik 15" ufficialmente fu adibito per studiare lo spazio circumlunare, il campo magnetico e la composizione chimica delle rocce. Era stato anche progettato per scattare fotografie sulla superficie.
Dopo aver compiuto ben 52 orbite lunari a varie inclinazioni e altitudini, la sonda si schiantò sulla superficie lunare il 21 Luglio 1969.
In ogni modo i russi, come del resto gli americani, conoscevano molto sulla Luna. Toccarono il suolo per primi, come pure conobbero il segreto della faccia nascosta sin dall’anno 1959, in cui il "Lunik 3" inviò le prime fotografie. L’interesse risvegliato da queste foto provocò un’accelerazione inaspettata dei viaggi lunari, tanto che essi inviarono un numero considerevole di sonde e tra esse la serie "Zond", con le quali l’Unione Sovietica arrivò a prendere, in un solo volo, fotografie di ben otto milioni di chilometri quadrati della superficie lunare.


Sonda sovietica Lunik 15.

Apollo 12
Missione iniziata il 14 Novembre 1969, con rientro il 24 Novembre, con a bordo gli astronauti Charles Conrad, Alan Bean e Richard Gordon.
Conrad e Bean scesero con il LEM nell’Oceano delle Tempeste il 19 Novembre.
Ad un certo punto della missione, il Comandante Conrad segnalò: "Scorgiamo un oggetto che è sempre nello stesso punto rispetto a noi e sembra rotolare su se stesso. Lo abbiamo già visto ieri e sembra proprio che proceda di conserva con noi."
Il giornale radio RAI delle ore 15 del 16 Novembre comunicò: "Il viaggio è assolutamente tranquillo. Lo strano oggetto visto dagli astronauti galleggiare nello spazio a breve distanza dalla navicella, non rappresenta un pericolo. Conrad e Bean sono stati rassicurati dagli scienziati del centro di controllo di Huston..."
In un primo momento si rese noto che secondo i tecnici della NASA si sarebbe trattato del terzo stadio del missile ma in seguito quest’ipotesi fu smontata dagli stessi senza però specificare la natura dell’oggetto.

Apollo 13
Altri tre astronauti americani furono fatti partire per la Luna l’11 Aprile 1970, esattamente alle ore13,13 locali. Fred Haise era il comandante del Modulo Lunare e Jack Swigert aveva il compito di guidare il Modulo di Comando. Quest’ultimo non doveva partecipare alla missione: sostituì, infatti, Mattingly che fu lasciato a casa per un sospetto di rosolia, solo due giorni prima del lancio. James Lovell era il comandante dell’equipaggio.
Pochi minuti dopo il decollo, una piccola vibrazione avvertì gli astronauti che il secondo stadio si era spento con due minuti d’anticipo. Un primo inconveniente che fu superato facilmente, cui fece seguito un incidente ben peggiore che costrinse a modificare con urgenza le fasi del ritorno sulla Terra dell’Apollo 13.
Circa 54 ore dopo il decollo Swigert aveva controllato il Modulo di Servizio, mentre Lovell e Haise avevano ispezionato il Modulo Lunare. Furono eseguite delle riprese televisive che ripresero le ispezioni. Avevano appena ultimato tale operazione e Lovell stava per rientrare nel Modulo di Servizio, quando si udì un’esplosione: la luce rossa si accese sul quadro di controllo. L’allarme stava ad indicare che si era verificato un calo di potenza nel compartimento elettrico principale del Modulo di Servizio.
Quasi contemporaneamente altre due luci si accesero: due delle tre celle a combustibile erano fuori uso. Le celle a combustibile adoperavano ossigeno e idrogeno per produrre energia elettrica ed acqua: erano la principale fonte d’energia dell’Apollo.
Una sola cella sarebbe stata sufficiente per girare intorno alla Luna e per il rientro, ma tutte e tre erano necessarie per compiere l’allunaggio.
Al momento dell’esplosione gli astronauti si trovavano a circa 300.000 Km dalla Terra e mancavano 90 ore al rientro. Haise chiamò il Centro di Controllo di Huston:

- "Ehi! Abbiamo un problema qui!"
Huston: "Apollo 13, qui è Huston, ripetete, prego".
Apollo 13: "Huston, abbiamo un problema. Abbiamo una caduta d’energia elettrica e abbiamo udito un 'bang' molto forte, seguito dall’accensione di spie di pericolo".

La situazione nel Modulo di Comando divenne ben presto critica. Gli astronauti capirono subito che la loro unica possibilità di sopravvivenza era di convertire il Modulo Lunare in un battello di salvataggio, per poterlo utilizzare per il ritorno a casa.
Sessantuno ore e trenta minuti dopo il lancio fu acceso il motore del Modulo Lunare per circa 30 secondi. Dovettero naturalmente accelerare al massimo il loro rientro.
Come mai successe un tale disastro che tenne col fiato sospeso centinaia e centinaia di milioni di persone, tutte in emozionante attesa di fronte alla TV?
Coloro che seguirono le sorti degli astronauti, eruditi dal contattista Eugenio Siragusa, non ebbero sorprese perché conobbero in tempo reale i retroscena della "sfortunata" missione.
La storia però ce la facciamo raccontare dal noto cronista TV, ex dipendente della NASA, Maurice Chatelain. In un suo recente libro dal titolo "I nostri antenati vengono dallo spazio", egli afferma che la NASA stava cercando di conoscere se la Luna era, infatti, vuota o artificiale e che il misterioso programma che doveva svolgere la missione Apollo 13, prevedeva di far esplodere una bomba nucleare sulla Luna al fine di determinare la sua struttura geofisica. Egli ha confermato inoltre che un UFO ha seguito l’Apollo 13 nella sua traiettoria verso il nostro satellite, sabotando la navicella spaziale terrestre e causando la nota mal funzione prima che gli astronauti arrivassero alla loro meta.
In accordo con l’autore del libro "UFO e la prova evidente dallo spazio", Daniel Ross, Chatelain ha affermato che nella Luna ci sono gli extraterrestri, i quali vivono pacificamente e non ci vogliono.


Il modulo di comando dell’Apollo 13 fotografato poco dopo l’esplosione di un serbatoio di ossigeno.

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