Il razzo, o meglio il veicolo che ha consentito all’uomo di staccarsi dalla Terra per iniziare la sua esplorazione spaziale, è conosciuto sin dall’antichità ed è stato usato per secoli come strumento di guerra.
Nel XX Secolo il razzo è stato preso in considerazione anche come pacifico mezzo di propulsione in grado di vincere la forza d’attrazione gravitazionale che ci tiene vincolati al nostro pianeta. Il suo effettivo sviluppo è iniziato dopo il secondo conflitto mondiale e dopo che, ancora una volta, l’uomo aveva impiegato questa invenzione come micidiale strumento di morte.
In effetti, i cinesi nel 1232, furono i primi nella storia attuale a farne un uso bellico, realizzando le "frecce di fuoco" per scacciare i mongoli attestati sotto le mura di Kai Fung Fu. In seguito i mongoli, gli arabi, i francesi, gli italiani, i russi, gli indiani, gli inglesi ed infine i tedeschi sono stati i popoli più intraprendenti ad usare questo sistema di distruzione.
Alcuni uomini d’ingegno però non si sono espressi con questa logica. Mi sto riferendo principalmente a due personaggi famosi: il primo è il russo Frederic A. Zander (1887-1933) e il secondo il tedesco Hermann Oberth (1894-1989).
Il loro forte idealismo è stato pagato assai caro ma non si sono fatti corrompere dal potere radicato in questo pianeta.
Zander si era interessato prestissimo al volo interplanetario. Uscito dall’Istituto Politecnico di Riga, città in cui era nato nel 1887, si sforzò di risolvere uno dei problemi tecnici essenziali: quello del propulsore-razzo.
Ciò nasceva proprio da un’esigenza interiore che lo spinse ad ingegnarsi per uscire dal pianeta ed in particolare per giungere sul pianeta Marte, ritenuto all’epoca abitato.
Nel 1930, sotto l’egida della Commissione per lo studio delle Comunicazioni Interplanetarie, del quale fu uno dei fondatori, realizzò e sperimentò un razzo a liquidi, l’"OR1", cui fece seguito poco dopo un modello perfezionato, l’"OR2", che raggiunse i duecento chilometri su strada.
Nel 1933 fu collaudato il "GHIRD IX" che raggiunse una quota di 400 metri ed era alimentato da ossigeno liquido e benzina. Il 25 Novembre di quell’anno fu lanciato il "GHIRD X", il primo razzo a combustibile totalmente liquido.
Zander però si dissociò dal gruppo di studio, cui faceva parte anche l’importante ingegner S. Korolev, e per questo esiliato in Ucraina dove in breve tempo morì: si dice per una complicazione polmonare ma in verità fu ucciso dal potere russo dell’epoca perché non voleva collaborare alla costruzione di razzi per uso esclusivamente militare.
L’altro personaggio, di rinomata fama e di un certo spessore d’ordine tecnico-scientifico, è sicuramente Hermann Oberth.
Lo scienziato non ebbe subito uno scontro diretto con le autorità tedesche, poiché inizialmente cercò di conciliare le sue idee con lo sviluppo militare. Egli, che era d’origine rumena, era stato influenzato dal pensiero del pioniere russo Tsiolkovskj, e non solo, del quale aveva ripreso alcune idee.
Oberth perciò aveva studiato un razzo progressivo, in luogo di un razzo semplice, per evitare alcuni inconvenienti tecnici legati ad un’accelerazione brusca al momento della partenza e per giungere, passando attraverso stadi successivi, alla velocità di fuga.
Nel 1929 propose un suo studio nel quale illustrava una versione perfezionata della propria cosmonave.
L’entusiasmo di Oberth era talmente contagioso che il celebre produttore cinematografico Fritz Lang gli offrì importanti crediti per i suoi lavori. La pubblicità che aveva suscitato in Germania il film, dal titolo "Una Donna nella Luna", procurò un grande entusiasmo che terminò con la fondazione di varie associazioni per l’Astronautica, dedicate esclusivamente al progresso di questi ordigni. L’associazione creata nel 1927 a Breslavia, divenne una tra le più famose al mondo.
Con l’avvento del nazismo, tutti questi studiosi, compresi Von Braun e Nebel, non esitarono a collaborare con il regime. Oberth rimase sempre al di fuori dalle ambizioni militari, ma quando gli insuccessi dei vari razzi sperimentali erano arrivati all’esasperazione del Comando Supremo, egli dovette dare il suo appoggio intellettivo ed anche pratico per realizzare i famosi razzi "V1" e "V2".
Con la fine della seconda guerra mondiale, sia l’Unione Sovietica sia gli Stati Uniti si avventarono letteralmente sul patrimonio missilistico tedesco, portando nel loro territorio tutto quello che doveva servire per sviluppare missili sempre più potenti e funzionali per fini militari.
Grazie all’operazione "Paperclip", Hermann Oberth venne richiesto dagli Stati Uniti al fine di collaborare ai progetti per creare razzi.
Nel Novembre del 1958 si distaccò definitivamente da questa logica e lasciò gli Stati Uniti dopo aver chiarito i concetti con l’allora presidente USA Eisenhower, al quale disse: "Con i nostri attuali mezzi di propulsione a razzo, a carburante liquido o solido, non avremmo mai potuto realizzare una vera e propria navigazione spaziale, anche se sarà possibile lanciare un uomo in un satellite artificiale come sta tentando di fare Von Braun. Per raggiungere davvero mete interplanetarie saranno necessari apparecchi elettromagnetici". Alla fine del burrascoso colloquio, Oberth concluse: "Se davvero volete andare sulla Luna, quella che avete scelta non è la strada giusta. Occorre costruire apparecchi elettromagnetici. Datemene i mezzi!".
Discorso che sicuramente non fece piacere all’ex generale Eisenhower, il quale rappresentava la mentalità di chi vedeva nei razzi i mezzi da asservire solamente a scopi militari.
Cosa avrebbe potuto dire di più chiaro e di più esplicito? Nelle settimane che seguirono però iniziò una subdola campagna denigratoria contro l’autorità scientifica di Oberth, con la quale s’insinuava che il "vecchio professore" era divenuto visionario e maniaco!


Il presidente USA, D. Eisenhower guarda con soddisfazione, nel suo ufficio della Casa Bianca a Washington, un esemplare di testata atomica ideata per essere trasporta da un missile.

Fatta questa premessa, vediamo di riscoprire la storia che ha visto le due più grandi potenze della Terra del XX Secolo gareggiare per la conquista della Luna.
Il razzo tedesco V2 si può considerare come il moderno precursore dei razzi sia di tipo balistico sia spaziale. Sviluppato soprattutto per merito dello scienziato Werner Von Braun durante la seconda guerra mondiale, fu lanciato dal poligono di Peenemunde contro gli inglesi il 6 Settembre 1944.
Il V2 era un ordigno dalla costruzione assai complicata ed aveva la forma esterna di un siluro lungo 14,50 metri. La punta conica in acciaio conteneva la carica esplosiva (900 Kg per 350 Km). Il combustibile utilizzato era costituito da una miscela fatta per il 75% di alcool, il 25% di acqua e si serviva, come comburente, di ossigeno liquido.
Dal punto di vista militare l’influenza dei V2 sul corso della guerra sembra essere stato discutibile, salvo forse come "arma psicologica", soprattutto per rialzare il morale all’interno della Germania.
Bisogna però ben riconoscere che la loro comparsa annunciava una nuova era piena di prospettive spaventose, in un senso, e di possibilità grandiose, che pochi anni prima non era altro che immaginazioni fantastiche di romanzieri alla Giulio Verne.
Gli scienziati tedeschi del resto sognarono anche di realizzare dei super V2 capaci di bombardare New York dalla Germania, sorvolando l’Oceano Atlantico.
Il Centro di lancio di Peenemünde, zona segreta situata sull’Isola di Usedom nel Mar Baltico, venne localizzato dagli Alleati e di conseguenza si decise di bombardarlo pesantemente. I tedeschi furono costretti ad abbandonarlo, visto il grande danneggiamento subito e ripiegarono per l’altro centro segreto di Volkenrode, nelle montagne dello Harz.
Con l’avvicinarsi dell’Armata Rossa, gli ultimi scienziati tedeschi ripiegarono quasi tutti in direzione della Baviera, dove gli americani riservarono loro un’ottima accoglienza. Quando i russi arrivarono a Peenemunde non dovettero probabilmente trovare gran che d’interessante. Tuttavia s’impadronirono ugualmente della Mittelwerke, l’officina sotterranea di Nordhausen e di un buon migliaio di tecnici specializzati di un certo valore.
Dal canto loro, le truppe americane erano arrivate per prime a Volkenrode e quando i russi, conformemente agli accordi di Potsdam, vennero per istallarvisi, gli americani avevano già trasportato via ogni cosa.
Ci furono naturalmente tutta una serie d’iniziative ed incette da parte dei due eserciti russi e americani che portò, in definitiva, alla spartizione degli scienziati, dei tecnici e del personale specializzato con tutto un bagaglio di materiale perfezionato.
Oltre agli USA e URSS, si aggiunsero la Francia e l’Inghilterra. Si può dunque affermare che, tutto considerato, le ricerche sugli "ordigni speciali" vennero proseguite in altri luoghi prendendo le mosse dai risultati ai quali erano giunti i tedeschi.
Gli americani, ad esempio, effettuarono esperimenti sistematici di V2, a volte in parte modificati, e questo dal Maggio del 1946 nel poligono di White Sands (New Mexico).
Della Russia si può affermare che gli esperimenti sui razzi V2 iniziarono in maniera alacre presso il poligono di Kapustin Yar e portarono alla realizzazione del temibile e famoso "Modello 103", con una gittata molto lunga e con una potenza cinque volte superiore al V2 originale.
Sotto l’egida dei militari, i missili ebbero uno sviluppo molto rapido tanto che potevano essere impiegati in operazioni suolo-suolo, suolo-aria, aria-aria e aria-suolo.
Vediamo allora di scendere nei dettagli.
I primi pezzi dei missili tedeschi V2 furono ritrovati dall’artiglieria russa durante l’avanzata in Polonia nel 1944.
Nello stesso anno Korolev fu finalmente rilasciato dalla prigione in cui era stato internato.
Questi pezzi dei V2 furono studiati da un piccolo gruppo di specialisti, guidato da Glushko, per almeno tre mesi.
Dopo una complessa analisi, si propose il progetto di sviluppare considerevolmente lo studio della versione sovietica del missile V2. Il gruppo includeva specialisti di un certo spessore come N.A. Pilyugin, A. Berezniak, B. Chertok, L. Voskrensky, V. Mishin, M. Tikhonravov e Yu. Pobedonostev. A questo gruppo si aggiunse naturalmente S. Korolev.
Nel Maggio del 1945 una speciale commissione statale era stata mandata in Germania per stimare meglio la tecnologia missilistica che l’URSS aveva racimolato alla fine della guerra. Nell’anno successivo altri team separati, molti dei quali formatisi nei gulag sovietici, visitarono la Germania dell’Est per entrare in possesso, per quello che era possibile, di migliori documentazioni e conoscenze sui V2.
Dopo questa fase, il Consiglio dei Ministri istituì con decreto una speciale commissione sulla tecnologia a reazione, in data 13 maggio 1946.
Specialisti tedeschi inoltre fecero parte del programma sovietico post-guerra, perché circa 100 di loro si trasferirono in Russia con le loro famiglie nell’Ottobre del 1946. Già dall’Agosto di quell’anno Sergei Koroliev era stato nominato Capo Progettista del Dipartimento NII-88, destinato appunto a produrre la versione sovietica dei V2.
La decisione ufficiale sullo sviluppo del missile presso il cosmodromo di Kapustin Yar, situato nella regione di Astrakan (sud della Russia), venne preso il 23 Giugno 1947. Esso fu organizzato dal GAU (Comando dell’artiglieria) sotto il controllo del Ministro delle Forze Armate dell’URSS.
Finalmente il 18 Ottobre 1947 venne lanciato il primo missile V2. Fu l’inizio di un’escalation che fece gridare al miracolo e che spesso prese in contropiede i servizi di spionaggio americano, soprattutto nel periodo di sviluppo della fatidica guerra fredda.
Dall’altra parte, gli Stati Uniti riuscirono a recuperare, tramite l’US Army, un numero consistente di missili V2 tedeschi che vennero inviati al centro Sperimentale Balistico di White Sands (New Mexico) con circa 300 autocarri pieni di pezzi staccati.


Missile V2, elaborato dai sovietici, trasportato sulla rampa di lancio del cosmodromo di Kapustin Yar, situato vicino alla grande città di Volgograd (Zarizyn) nel sud della Russia.

Successivamente in quegli stabilimenti furono fatti affluire un certo numero di tecnici di Peenemünde.
Nel Maggio del 1945 in sostanza Werner Von Braun e 117 membri del suo team si arresero alla US Army e furono trasferiti negli Stati Uniti. Vennero compiute una serie di prove di lancio che permisero uno studio approfondito del missile e, in seguito, se ne trasformarono un certo numero di esemplari per ricerche scientifiche in alta quota.
Nel complesso, dal 16 Aprile 1946, furono lanciati 68 missili V2 da White Sands; 45 riuscirono completamente, mentre fra gli insuccessi se ne segnalò uno particolarmente pericoloso (il missile precipitò a 4800 Km dal punto di lancio, in un cimitero presso Ciudad Juarez, in Messico).
I risultati ottenuti senza carico bellico furono interessanti. Tuttavia le caratteristiche del missile non erano molto adatte ad un impiego scientifico e pertanto si decise di studiarne uno sviluppo, creando il missile bistadio "Bumper" formato da uno stadio V2 che spingeva un altro missile, costruito dal "Jet Propulsion Laboratory", conosciuto col nome di "WAC-Corporal".


Missile TF2 (V2 modificato), in procinto di essere lanciato da White Sands (New Mexico).

Dopo una serie d’insuccessi, il "Bumper" n° 5, lanciato il 24 Febbraio 1949, stabilì nel cielo di White Sands un primato d’altezza raggiungendo 405 Km. I due ultimi esemplari n° 7 e n° 8 vennero lanciati da Cape Canaveral, sempre nel 1949.
Con questi esperimenti la lunga storia del V2 americano si concludeva, ma essa aveva posto le premesse per lo sviluppo della missilistica americana.
Mentre si stavano sperimentando tutte le varie soluzioni militari sui missili, accadde un fatto clamoroso che preoccupò moltissimo i poteri delle due superpotenze USA e URSS.
Correva l’anno 1955 quando un evento inaspettato e altrettanto misterioso fece cambiare la politica espansionistica dei due paesi, nonostante che ci fosse in atto fra loro la guerra fredda nella quale erano immerse in pratica tutte le nazioni del pianeta Terra.
Ecco perché nei primi giorni dell’Agosto 1955 fece una grande impressione nel mondo intero l’annuncio dato dal presidente USA D. Eisenhower, secondo il quale gli Stati Uniti avevano in progetto di lanciare, fra il Giugno 1957 ed il Dicembre 1958, in occasione dell’Anno Geofisico Internazionale che già si andava preparando, dei "piccoli satelliti artificiali circumterrestri non abitati".
In realtà questo comunicato non faceva altro che rispondere a quanto aveva dichiarato uno specialista russo al "VI° Congresso della Federazione Astronautica Internazionale" a Copenaghen, e cioè che i russi contavano di lanciare un satellite artificiale nello spazio prima che fossero trascorsi diciotto mesi.
La guerra fredda si doveva svolgere pure nello spazio?
A che cosa dovevano servire queste incredibili dichiarazioni, forse ad innalzare l’orgoglio nazionale?
Cosa si voleva in concreto nascondere all’opinione pubblica?
Ufficialmente non si saprà mai la verità, però si può tentare di ricostruirla.
Il presidente Eisenhower voleva evidentemente calmare l’opinione pubblica del suo paese, già inquieta per i progressi russi nel campo dell’aviazione e dell’energia nucleare, campi nei quali erano stati più rapidi di quello che gli esperti di Washington avevano previsto.
La stampa russa era piena d’entusiasmo per la rapidità dei progressi compiuti mentre gli americani minimizzarono la cosa, tanto che si affermava che tutta la questione del satellite presentava soltanto un interesse accademico. Sembra certo che essi fossero stati presi addirittura alla sprovvista dalla proposta russa di lanciare dei satelliti artificiali nel corso dell’Anno Geofisico Internazionale del 1957-1958. Ma i russi dicevano il vero.
Radio Mosca annunciava trionfalmente il 4 Ottobre 1957: "L’URSS ha lanciato ieri con successo il primo satellite artificiale del mondo". Il famoso bip... bip... del primo "Sputnik" (compagno) della Terra, captato e ritrasmesso da tutte le stazioni radio, scoppiò sul mondo come un colpo di fulmine che sapeva di beffa per gli americani.
A Mosca l’entusiasmo raggiungeva il culmine: "Nel corso dell’Anno Geofisico Internazionale, saranno lanciati molti satelliti artificiali. Essi avranno un diametro maggiore e saranno più pesanti dell’ordigno lanciato ieri nello spazio. Questi esperimenti aprono la via ai viaggi interplanetari".
Il laconico messaggio dell’Agenzia Tass faceva da supporto all’immensa emozione provocata nel mondo intero e naturalmente alla grave delusione dell’opinione pubblica americana.


Il primo satellite artificiale: lo "Sputnik 1" entrato in orbita terrestre il 3 Ottobre 1957.

La piccola sfera d’alluminio munita di quattro antenne, che girò intorno al pianeta Terra per un certo periodo, rappresentò la conquista dello spazio e perciò l’entusiasmo russo lanciò lo slogan: "Dopo lo Sputnik, la Luna!".
Appena l’interesse mondiale per la sensazionale impresa stava un pò per calmarsi, il generale Blagonravov, in visita all’ONU a New York, dichiarò che i russi progettavano di lanciare un secondo satellite "da qui ad un mese o due".
E, un mese dopo il lancio del primo Sputnik, Radio Mosca annunciò: "L’URSS ha lanciato, oggi 3 Novembre, un nuovo satellite della Terra. Questo nuovo satellite, costruito nell’URSS, è costituito dall’ultimo stadio di un razzo vettore ed è corredato di conteiners con strumenti di misura. Possiede, inoltre, una cabina ermetica nella quale si trova un cane con un apparecchio per il condizionamento dell’aria, le riserve alimentari e gli strumenti per lo studio del comportamento dell’animale negli spazi interplanetari ed infine gli apparecchi (due radiotrasmittenti) per la trasmissione sulla Terra delle informazioni scientifiche ottenute. Il peso totale di tutta questa apparecchiatura e del cane è di 508,3 Kg."
Ben presto si venne a sapere che il passeggero del grande Sputnik era una cagnetta di nome Laika, che divenne immediatamente celebre.
Di fronte all’insolenza dei due Sputnik russi che ruotavano già intorno alla Terra, furono impartiti ordini per accelerare al massimo i preparativi per il lancio in orbita di un equivalente satellite artificiale americano.
Iniziava così una gara fra la squadra del progetto "Vanguard" della Marina, diretta dal dottor Hagen, e quella del progetto "Explorer" dell’Esercito, diretta dal dottor Von Braun. La Marina fu la prima a dichiararsi pronta, ma il primo lancio fallì poiché il razzo ricadde immediatamente fino ad esplodere in una fiammata spaventosa.


Ciò che resta del fallimento nel lancio di un missile della serie Vanguard.

Era il 16 Dicembre 1957. Il 22 Gennaio 1958 è il giorno del secondo lancio ed anche in questa occasione ci fu un fallimento. Poi toccò all’Esercito e nel 31 Gennaio avvenne il primo lancio che ebbe esito positivo, rendendo di conseguenza felice il popolo americano.
La corsa allo spazio continuò serratamene: la Russia lanciò lo "Sputnik 3" mentre negli Stati Uniti la gara Esercito-Marina alternava più insuccessi che successi.
Nel frattempo l’Aeronautica americana tentò l’avventura spaziale, mirando alla Luna, inanellando però anch’essa una serie d’insuccessi con i suoi "Pioneer".
Nel Gennaio del 1958 il presidente Eisenhower lanciò una strana proposta: gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica dovevano accordarsi sul fatto che lo spazio andava usato solo per scopi pacifici.
Che cosa aveva dettato al presidente USA una proposta così importante?
All’epoca si credette che le sue parole fossero derivate dal timore che la Russia avesse detenuto a lungo la supremazia dello spazio. Ed invece poco più tardi, alla fine di quello stesso mese di Gennaio, gli Stati Uniti lanciarono l’"Explorer 1", il primo satellite americano.
La supremazia sovietica resistette, ma il satellite americano riuscì a battere lo Sputnik, almeno per quanto riguardava i risultati scientifici. Grazie ad esso fu possibile scoprire le cinture di Van Allen, le fasce di radiazioni che circondano la Terra.
Fu così che il Senato e la Camera dei Rappresentanti decisero di trasformare l’allora esistente NACA, un comitato nazionale per le imprese aeronautiche, poiché non più all’altezza per le nuove esigenze spaziali.
Il 1 Ottobre 1958 nacque la "NASA" (National Aeronautics and Space Administration), il primo vero ente spaziale americano.
L’allora amministratore dell’imponente azienda, Robert A. Frosch, ebbe a dire: "La NASA è un’agenzia unica nel vero senso della parola, che s’avvale del mandato del popolo americano per sviluppare e utilizzare le tecnologie spaziali, che mira ad espandere la nostra conoscenza sulla Terra, sull’ambiente che ci circonda, studiando il sistema solare e l’Universo. La NASA, che opera in collaborazione con il Dipartimento della Difesa americano, usa anche lo spazio per difendere il mondo e la nostra nazione ed ha prevalentemente scopi pacifici."
Solite frasi politiche di convenienza, ma dietro questa facciata c’era e c’è ben altro.
Gli autori del libro "L’Enigma di Marte" hanno espresso le loro considerazioni su questa azienda: "La NASA" non è una specie di "Impresa Stellare" finalizzata alla missione di cercare nuovi mondi e nuove civiltà, e arrivare coraggiosamente dove nessun uomo è mai giunto fino ad oggi.
Al contrario, è il figlio disturbato di due genitori malati: la paranoia e la guerra.
La NASA nacque nel 1958 in piena Guerra Fredda, quando tutti i progressi nell’ambito delle scienze spaziali derivavano dall’applicazione e dal perfezionamento di macchine per uccidere più efficienti.
A quell’epoca, inoltre, l’esplorazione dello spazio era direttamente collegata alla politica di difesa. Entro certi limiti, questa mentalità da Guerra Fredda prevale ancora.
Perciò, benché sia finanziata dalle imprese pubbliche, la NASA, in definitiva, non è responsabile nei confronti della gente bensì del Governo degli Stati Uniti.
E non ci sono leggi che impongano di condividere apertamente le proprie informazioni con il pubblico. Al contrario, nella Sezione 102 dell’Atto del 29 Luglio 1958 (The Space Act) con il quale fu costituita la NASA, leggiamo:

"La NASA è incaricata di rendere note alle agenzie direttamente implicate nella difesa nazionale le scoperte che hanno un valore o un significato militare... Le informazioni ottenute o sviluppate da questo ente nell’esercizio delle sue funzioni sancite da questo atto saranno suscettibili di eventuali pubbliche ispezioni tranne che nei seguenti casi:
- Informazioni sulle quali la legge federale abbia autorizzato o richiesto il segreto.
- Informazioni tenute nascoste per proteggere la sicurezza nazionale.
Sembra dunque che la NASA abbia realmente il dovere di nascondere certe categorie d’informazioni..."

È evidente, perché i fatti lo confermano, che se la NASA dovesse mai scoprire prove di vita extraterrestre, sarebbe tenuta ad esercitare uno stretto controllo su questa informazione per motivi di pubblica sicurezza perché ci sarebbero ripercussioni gravissime sulla leadership politica, sconvolgendo radicalmente l’assetto sociale e inducendo la gente a porre serie domande a chi di dovere.
È noto che tutte queste considerazioni erano state espresse già da moltissimi anni e il culmine si ebbe proprio nel 1947 con l’incidente di Roswell, dove caddero contemporaneamente due oggetti volanti non terrestri vicino alla città militare nel Nuovo Mexico.
È noto che all’epoca fu commesso il grave errore di divulgare la notizia direttamente dai capi militari. Proprio per questa defaillance nacque un sistema ben organizzato per occultare tutte le informazioni sull’argomento.
Da parte russa la situazione dell’Ente Spaziale non godeva di miglior sorte in quanto il totalitarismo sovietico disponeva di un’organizzazione prettamente militare e lo rimarrà sino alla caduta dell’URSS, avvenuta nel Dicembre del 1991.
Per fare un esempio di questa mentalità esasperata, bisogna ricordare che quasi tutti i cosmonauti sovietici volarono portando con loro, come minimo, un’arma.
Anche l’URSS, nella corsa alla conquista dello spazio, scelse proprio la Luna quale primo obiettivo nei viaggi interplanetari, giacché il corpo del sistema solare più a portata di mano.
Il 2 Gennaio 1959 fu lanciato il "Lunik 1" dal poligono missilistico di Bajkonur-Tjuratam, in Kazakstan.
Si trattava della prima sonda che riuscì a fuggire dalla gravità terrestre e ad inserirsi su una traiettoria che la portò a sfiorare la Luna, arrivandogli a circa 6000 Km di distanza.
Gli osservatori occidentali ritennero che Lunik 1 avesse sbagliato obiettivo e che intenzione dei sovietici fosse stata quella di farle raggiungere la superficie selenica. I tecnici russi smentirono.
Il 12 Settembre 1959 partì il "Lunik 2" che riuscì a raggiungere la superficie lunare sulla quale si schiantò due giorni più tardi.
Non passò neanche un mese alla partenza del "Lunik 3" che compì un’impresa memorabile e di notevole livello tecnico, considerato che in quel periodo l’evoluzione tecnologica aveva iniziato a percorrere i primi veri passi. È stata la prima sonda che sia riuscita a fotografare la faccia nascosta del nostro satellite naturale rimasta sino a quel momento sconosciuta.
Con il Lunik 3 si concluse la prima generazione di sonde lunari. Infatti le sonde, da Lunik 4 fino a Lunik 14, fanno parte della seconda generazione mentre la terza parte dal Lunik 15 fino ad arrivare al Lunik 24.
Ben diverse sono state le loro caratteristiche, tanto è vero che il Lunik 24 pesava ben sei tonnellate, vale a dire sedici volte più pesante del Lunik 1, partito 17 anni prima.
I sovietici allestirono pure missioni automatiche, per preparare il primo sbarco dell’uomo sulla Luna, conosciute come "Programma Zond". Queste sonde divennero famose per aver circumnavigato il nostro satellite sperimentando un veicolo che avrebbe potuto ospitare a bordo dei cosmonauti.
In verità il progetto nacque con lo scopo di esplorare i pianeti del sistema solare.
Vediamo allora di riepilogare le missioni lunari sovietiche.

Missioni automatiche sovietiche serie "Lunik"
Missione |
Partenza |
Risultati |
| Lunik 1 |
02-11-1959 |
Il 4-01-1959 passa a 5-6.000 Km dalla Luna |
| Lunik 2 |
12-09-1959 |
Colpisce la Luna nel punto 1° O, 30° N |
| Lunik 3 |
04-10-1959 |
Trasmette foto lato invisibile dall’altezza di 6.200 Km |
| Lunik 4 |
02-04-1963 |
Il 6-4-1963 passa a 8.500 Km dalla Luna |
| Lunik 5 |
09-05-1965 |
Colpisce la Luna nel punto 31° S, 8° O |
| Lunik 6 |
08-06-1965 |
L’11 Giugno 1965 passa a 160.000 Km dalla Luna |
| Lunik 7 |
04-10-1965 |
Colpisce la Luna nel punto 9° N, 40° O |
| Lunik 8 |
03-12-1965 |
Colpisce la Luna nel punto 9° N, 63° O |
| Lunik 9 |
31-01-1966 |
Atterraggio soffice (7,1° N, 64,3° O) - Trasmette foto |
| Lunik 10 |
31-03-1966 |
Il 3-4-1966 entra in orbita lunare |
| Lunik 11 |
24-08-1966 |
Il 29-08-1966 entra in orbita lunare |
| Lunik 12 |
22-10-1966 |
Il 25-10-1966 entra in orbita lunare |
| Lunik 13 |
21-12-1966 |
Atterraggio soffice (19° N, 62° O) - Trasmette foto |
| Lunik 14 |
07-04-1968 |
Il 10-04-1968 entra in orbita lunare |
| Lunik 15 |
13-07-1969 |
Precipita tentando un atterraggio morbido |
| Lunik 16 |
12-09-1970 |
Riporta sulla Terra un campione di suolo lunare |
| Lunik 17 |
10-11-1970 |
Porta sulla Luna il veicolo Lunokhod di 756 Kg. |
| Lunik 18 |
02-09-1971 |
Precipita tentando un atterraggio soffice |
| Lunik 19 |
28-09-1971 |
Entra in orbita lunare e trasmette foto |
| Lunik 20 |
14-02-1972 |
Riporta sulla Terra campioni di suolo lunare |
| Lunik 21 |
08-01-1973 |
Porta sulla Luna il Lunokhod 2 di 840 Kg. |
| Lunik 22 |
29-05-1974 |
Il 2-6-1974 entra in orbita lunare |
| Lunik 23 |
28-10-1974 |
Atterraggio soffice ma fallisce recupero campioni |
| Lunik 24 |
09-08-1976 |
Riporta sulla Terra campioni di suolo lunare |
Missioni automatiche sovietiche serie "Zond"
Missione |
Partenza |
Risultati |
| Zond 4 |
02-03-1968 |
Volo circumlunare e recupero della sonda a terra |
| Zond 5 |
14-09-1968 |
Volo circumlunare con recupero sonda nell’Oceano Indiano |
| Zond 6 |
10-11-1968 |
Volo circumlunare e recupero della sonda a terra |
| Zond 7 |
08-08-1969 |
Volo circumlunare e recupero della sonda a terra |
| Zond 8 |
20-10-1970 |
Volo circumlunare e recupero sonda nell’Oceano Indiano |

Dall’altra parte, gli Stati Uniti diedero il via al lancio di una serie di sonde automatiche per l’esplorazione della Luna, realizzata dalla NASA tra il 1961 e il 1968.
Le prime sonde della serie "Ranger" non ebbero il successo sperato, poiché furono contrassegnate da clamorosi fallimenti.
Allora la tecnica di queste missioni fu modificata: si cancellò la discesa del modulo strumentale e ci si limitò ad effettuare riprese televisive della superficie mano a mano che la sonda si avvicinava al nostro satellite, prima di concludere la sua esistenza con un impatto distruttivo.
Fu grazie a queste modifiche che gli ultimi tre Ranger della serie poterono trasmettere sulla Terra migliaia di immagini, rivelando per la prima volta particolari di pochi metri. Questa notevole quantità di informazioni fu preziosa per i futuri atterraggi lunari, effettuati dalle navicelle automatiche Surveyor.
Mentre queste sonde effettuarono il proprio lavoro sul suolo selenico, intorno alla Luna vennero inviati cinque satelliti che girandovi attorno per mesi riuscirono a compiere una dettagliata ricognizione della superficie. Il programma ebbe un successo totale. Le ricognizioni dei "Lunar Orbiter" dimostrarono che alcuni siti candidati all’allunaggio dell’uomo non erano adeguati e comunque rilevarono che non c’era luogo completamente privo di crateri come i tecnici americani pretendevano per ragioni di sicurezza.
I Lunar Orbiter, compiuta la missione, vennero fatti precipitare sulla Luna perché non rappresentassero un pericolo per le successive spedizioni umane.
Missioni automatiche americane serie "Ranger"
Missione |
Partenza |
Risultati |
| Ranger 1 |
23-08-1961 |
Lancio di prova in orbita terrestre |
| Ranger 2 |
18-11-1961 |
Lancio di prova in orbita terrestre |
| Ranger 3 |
26-01-1962 |
Passò a 37.000 Km di distanza dalla Luna |
| Ranger 4 |
23-04-1962 |
Si infranse contro l’altra faccia della luna per avarie a bordo |
| Ranger 5 |
18-10-1962 |
Passò a 724 Km di distanza dalla Luna |
| Ranger 6 |
30-01-1964 |
Missione fallita per un guasto al sistema televisivo |
| Ranger 7 |
28-07-1964 |
Scattò 4308 fotografie della Luna prima di schiantarsi |
| Ranger 8 |
17-02-1965 |
Scattò 7137 fotografie della Luna prima di schiantarsi |
| Ranger 9 |
21-03-1965 |
Scattò 5814 fotografie della Luna prima di schiantarsi |
Missioni automatiche americane della serie "Surveyor" e "Lunar Orbiter"
Missione |
Partenza |
Risultati |
| Surveyor 1 |
30-05-1966 |
Allunaggio soffice il 2-06-1966 nel Mare delle Tempeste |
| Lunar Orbiter 1 |
10-08-1966 |
In orbita lunare per ricognizione fotografica (414 foto) |
| Lunar Orbiter 2 |
06-11-1966 |
In orbita lunare per ricognizione fotografica (633 foto) |
| Lunar Orbiter 3 |
05-02-1966 |
In orbita lunare per ricognizione fotografica (422 foto) |
| Surveyor 3 |
17-04-1967 |
Allunaggio soffice il 20-04-1967 nell’Oceano delle Tempeste |
| Lunar Orbiter 4 |
04-05-1967 |
In orbita lunare per ricognizione fotografica |
| Lunar Orbiter 5 |
01-08-1967 |
In orbita lunare con rilievo micrometeoriti e livello radiazioni |
| Surveyor 5 |
08-09-1967 |
Allunaggio soffice nel Mare della Tranquillità - Esame suolo lunare |
| Surveyor 6 |
07-11-1967 |
Allunaggio soffice in Sinuus Medii - Esame suolo lunare
Decollo e spostamento di tre metri dal primo allunaggio |
| Surveyor 7 |
07-01-1968 |
Allunaggio soffice il10-01-1967 sul cratere Tycho - Esame suolo |

Ognuna delle due superpotenze perciò volle fare ricognizioni e studi vari sulla Luna per conto proprio, in preparazione del primo allunaggio.
A dir la verità, i primi terrestri che sono andati nello spazio sono stati gli animali. Abbiamo già parlato della cagnetta Laika, ma illustri schiere di vari animali l’avevano anticipata e molte altre la seguiranno.
In sostanza ben 32 quadrupedi sono andati nello spazio prima dell’uomo.
Il 12 Aprile 1961, alle dieci del mattino, ora di Mosca: la radio russa interruppe i programmi per annunciare al mondo che un essere umano era stato lanciato in orbita attorno alla Terra. Il primo astronauta del nostro pianeta era un maggiore dell’aeronautica sovietica: Yuri Gagarin.
Pure questa volta la notizia colpì profondamente l’opinione pubblica mondiale e nello stesso momento innalzò l’orgoglio dei componenti del blocco comunista.
Il volo durò circa un’ora e quarantotto minuti. Ad attendere Gagarin, trionfali accoglienze in patria e all’estero, onorificenze, discorsi, premi, monumenti.
Come ricompensa, il Governo sovietico gli donò un appartamento di quattro stanze in un quartiere residenziale moscovita, una dacia in campagna per i week-end e un’automobile.
Nacque così il mito del primo uomo nello spazio. Gagarin sarà nominato ambasciatore di pace tra USA e URSS nel difficile periodo della guerra fredda e successivamente diventerà Deputato al Soviet Supremo. Perderà la vita a bordo di un jet militare MIG 15 il 27 Marzo 1968 nelle campagne vicine alla capitale Mosca.
Si discute ancora sulla morte misteriosa del giovane eroe russo, perché molti sono stati i misteri che hanno preceduto la sua scomparsa, non ultimo quello di sapere se Gagarin fosse stato veramente il primo uomo lanciato nello spazio.
Il primato dell’URSS, nuovamente sancito dalla missione di Gagarin, scatenò la reazione degli americani tanto da affrettare i tempi del loro progetto "Mercury", che era destinato a portare nel cosmo sette astronauti entro il 1963.
Qui subentrò la determinazione dell’allora presidente USA John F. Kennedy, il quale nel discorso del 25 Maggio 1961 dichiarò:

"È giunto il momento di compiere passi maggiori, il momento per una grande iniziativa americana, il momento in cui la nazione deve assumere un ruolo di netta preminenza nelle imprese spaziali. Ritengo che noi possediamo tutte le risorse e tutto il talento necessario. Ritengo che il nostro paese debba impegnarsi a raggiungere, prima della fine del decennio in corso, l’obiettivo di far atterrare un uomo sulla Luna e riportarlo sano e salvo sulla Terra. Nessun altro progetto spaziale in questo momento sarà più emozionante, sensazionale o importante per la futura esplorazione dello spazio, e nessuno sarà altrettanto difficile e costoso da realizzare. In senso più concreto non sarà tuttavia un solo uomo ad affrontare il volo verso la Luna, ma l’intera nazione, perché tutti dobbiamo adoperarci perché egli possa raggiungerla."

Il 5 maggio 1961, tre settimane prima del discorso di Kennedy, Alan Shepard era stato il primo americano ad avventurarsi nello spazio: ma non fu una prova valida per raggiungere i sovietici; infatti, il volo era ben lontano da un volo orbitale.
Percorse, in una capsula Mercury, una distanza di appena 485 Km dalla rampa di lancio in Florida e durante i 15 minuti di volo raggiunse l’altitudine di 185 Km. La capsula che ospitava l’astronauta fu ripescata nell’Oceano Pacifico. Fu così che gli americani iniziarono le missioni nello spazio con equipaggio umano.
I pianificatori del progetto Apollo che avrebbe portato gli uomini sulla Luna, si sentirono rassicurati: il primo passo sembrava realizzato nella direzione giusta.
La navicella aveva la forma di un tronco di cono, alto 3 metri, diametro alla base due metri, peso 1360 Kg. Al suo interno poteva trovare posto soltanto un uomo seduto in uno speciale seggiolino anatomico.
Superati i due test fondamentali suborbitali, il progetto decollò con i voli orbitali. Ne seguirono quattro, tutti coronati da successo.
Il "Progetto Mercury" fu la premessa necessaria di quello "Gemini" (navicella a due posti) nell’ambito del quale furono realizzati numerosi esperimenti di "rendez-vous" e doking in orbita. Il "Progetto Gemini", a sua volta, costituì la premessa al salto verso la Luna.
I voli del "Progetto Mercury"
Missione |
Partenza |
Risultati |
| Mercury Redstone 3 |
05-05-1961 |
Volo suborbitale di 15’ di Alan Shepard |
| Mercury Redstone 4 |
21-07-1961 |
Volo suborbitale di 15’ di Virgil Grissom |
| Mercury Atlas 6 |
20-02-1962 |
Volo orbitale (3 giri) di John Glenn |
| Mercury Atlas 7 |
24-05-1962 |
Volo orbitale (3 giri) di Scott Carpenter |
| Mercury Atlas 8 |
03-10-1962 |
Volo orbitale (6 giri) di Walter Schirra |
| Mercury Atlas 9 |
15-05-1963 |
Volo orbitale (22 giri) di Gordon Cooper |
La navicella USA del Programma Mercury.
I voli del programma "Gemini"
Missione |
Partenza |
Risultati |
| Gemini 1 |
08-04-1964 |
Volo di prova orbitale senza equipaggio a bordo |
| Gemini 2 |
19-01-1965 |
Volo suborbitale per la verifica dello scudo termico |
| Gemini 3 |
23-03-1965 |
Virgil Grissom e John Young compiono 3 giri attorno alla Terra ed effettuano una manovra di cambiamento orbitale |
| Gemini 4 |
03-06-1965 |
James Mc Divitt e Edward White compiono 62 giri intorno alla Terra - White esce nello spazio |
| Gemini 5 |
21-08-1965 |
Leroy Cooper e Charles Conrad compiono 120 orbite attorno alla Terra in 8 giorni |
| Gemini 6 |
15-12-1965 |
Walter Schirra e Thomas Stafford effettuano 15 orbite e realizzano il primo "rendez-vous" accostandosi alla Gemini 7 |
| Gemini 7 |
04-12-1965 |
Frank Barman e James Lovell effettuano 206 orbite in 14 giorni e vengono raggiunti dalla Gemini 6 |
| Gemini 8 |
16-03-1966 |
Neil Armstrong e David Scott compiono il primo "doking" con uno stadio Agena, ma sono costretti ad un rientro d’emergenza dopo appena 7 orbite |
| Gemini 9 |
03-06-1966 |
Thomas Stafford ed Eugene Cernan effettuano 42 orbite e un’intensa attività extraveicolare, ma falliscono ancora il "doking" con l’Agena |
| Gemini 10 |
18-07-1966 |
John Young e Michael Collins compiono una missione di 43 orbite e riescono a portare a termine un perfetto "rendez-vous" e "doking" |
| Gemini 11 |
12-09-1966 |
Charles Conrad e Richard Gordon effettuano 44 orbite attorno alla Terra e compiono una manovra di "doking" con uno stadio Agena |
| Gemini 12 |
11-11-1966 |
James Lovell e Edwin Aldrin effettuano 59 orbite attorno alla Terra e, oltre al "doking" con l’Agena, Aldrin compie un’attività extraveicolare di 2 ore |
La navicella USA del Programma Gemini.

Il Programma Gemini assolse in pieno i suoi compiti e, a parte qualche colpo di scena, fu coronato da successo. Il progetto in pratica avrebbe dovuto:
- Mettere a punto un programma che fosse stato la logica conseguenza del "Progetto Mercury".
- Sottoporre più equipaggi a voli di lunga durata.
- Realizzare l’incontro tra una navicella Gemini e un altro veicolo orbitante.
- Sperimentare la fuoriuscita di astronauti dalla navicella e verificare la possibilità di lavorare nel vuoto dello spazio.
- Perfezionare i rientri, che durante i voli Mercury avevano dato qualche problema.
Nonostante i grandi sforzi americani, i russi riuscirono ad essere ancora una volta i primi nella conquista dello spazio, poiché nell’Ottobre del 1964 riuscirono a sollevare un razzo con tre astronauti a bordo di una Voschod, per un volo di 16 orbite.
Gli americani, dal canto loro, proseguirono i programmi spaziali con la realizzazione del "Progetto Apollo", iniziato il 26 Febbraio 1966. Per raggiungere la Luna essi dovettero prendere in considerazione tre tipi di missioni:
- ASCESA DIRETTA: consiste in un lancio diretto Terra-Luna da effettuarsi con un supermissile "NOVA", mai costruito dalla NASA.
- APPUNTAMENTO IN ORBITA TERRESTRE: caratterizzato dall’unione in orbita terrestre di un’astronave e di un sistema di propulsione lanciati separatamente.
- APPUNTAMENTO IN ORBITA LUNARE: consistente nel lancio dell’astronave e del sistema di propulsione con un solo missile. Compiuta la traversata Terra-Luna, un modulo lunare si sarebbe separato dall’astronave madre per compiere l’esplorazione del nostro satellite e, più tardi, si sarebbe ricongiunto ad essa in orbita lunare.
Verso la fine del 1962 la scelta cadde sul terzo tipo di missione.
Nello stesso tempo la NASA diede l’avvio alla costruzione del supermissile "Saturn", che avrebbe reso possibile il progetto. L’astronave "Apollo", con cui si realizzò la conquista della Luna, era composta essenzialmente di tre parti:
- Un "Modulo di Comando", di forma conica, con una base di 4 metri di diametro. Al suo interno poteva ospitare tre astronauti membri dell’equipaggio e i quadri di comando. All’apice del cono, un tunnel serviva a mettere in contatto questo modulo con quello d’escursione lunare. Alla base del modulo vi era uno scudo termico per proteggere l’astronave dalle alte temperature, generate dall’attrito, che si sviluppavano al rientro in atmosfera.
- Un "Modulo di Servizio", di forma cilindrica che conteneva i serbatoi di propellente, i generatori d’elettricità, un gruppo propulsore principale e quattro minori per le manovre nello spazio.
- Un "Modulo di Escursione Lunare", detto anche "LEM", dalla caratteristica forma di ragno a quattro zampe. Aveva un’altezza complessiva di sette metri e un peso di 15 tonnellate. Assolveva il ruolo di scialuppa nella quale si trasferivano due dei tre astronauti che dovevano effettuare lo sbarco sul suolo lunare. Era composto, a sua volta, di due parti: un abitacolo alla sommità e una sezione di atterraggio munita di quattro zampe alla base. Quest’ultima faceva da rampa di lancio e restava sulla Luna al momento della partenza dal nostro satellite.
Navicella Apollo in orbita lunare.

Ricordiamo perciò le sequenze del lancio del mastodontico razzo "Saturn" che complessivamente misurava 110 metri d’altezza.
Nella piattaforma di lancio (Cape Kennedy), all’istante zero del conto alla rovescia, i cinque motori a razzo del primo stadio del "Saturn V" sviluppavano 3400 ton di spinta, sollevando l’insieme del vettore, pesante 2900 ton.
Dopo due minuti e mezzo dall’accensione terminava la combustione dei motori a razzo del primo stadio che bruciava ossigeno ed idrogeno liquidi. Il razzo si era così sollevato da terra di ben 65 chilometri e possedeva una velocità di circa 8.700 Km/ora.
Il secondo stadio, che funzionava per sei minuti e sviluppava 510 ton di spinta, immetteva il complesso per la missione lunare in un’orbita quasi circolare a 185 km dalla superficie terrestre, portando la velocità a circa 25.000 km/ora.
Dopo due o tre rivoluzioni terrestri, si accendevano i motori del terzo stadio che collocava il treno lunare in un’orbita di trasferimento sino a raggiungere la traiettoria prefissata con destinazione la Luna.
Dopo cinque minuti e mezzo di propulsione, l’altezza raggiunta era di 300 Km e la velocità di circa 29.000 km/ora.
Durante il viaggio d’avvicinamento al nostro satellite, venivano effettuate varie manovre con i moduli per trovare la posizione necessaria per la discesa, considerando che i moduli di comando e di servizio rimanevano in orbita lunare, a circa 110 km dalla sua superficie.
Con l’"Apollo 1" venne effettuata la prima prova in volo senza uomini a bordo. L’astronave con tre uomini a bordo, V. Grissom, E. White, R. Chaffee, avrebbe dovuto subire il primo collaudo in orbita terrestre il 21 Febbraio 1967, ma poco meno di un mese prima, durante una prova di collaudo generale sulla rampa di lancio, scoppiò un incendio nel modulo di comando. I tre uomini tentarono di fuggire, ma l’apertura del portello si bloccò: morirono carbonizzati senza che nessuno potesse fare qualche cosa.
L’incidente impose un controllo completo dell’astronave, soprattutto si studiarono notevoli miglioramenti di sicurezza.
I tre astronauti periti durante le prove di partenza dell’"Apollo 1" nel Gennaio 1967.
Da sinistra: V. Grissom, E. White, R. Chaffee.

Il programma riprenderà con un anno e mezzo di ritardo fino al compimento dello sbarco sulla Luna con la storica missione dell’"Apollo 11".
Questa prese il via il 16 Luglio 1969 dal Centro Spaziale J. F. Kennedy in Florida. I cosmonauti erano: Neil Armstrong, in qualità di comandante, Michael Collins, pilota del modulo di comando, Edwin Aldrin pilota del modulo lunare.
Il piano di volo si svolse regolarmente e il 21 Luglio 1969 Armstrong e Aldrin scesero sul suolo lunare, seguiti dalla popolazione di tutto il mondo attraverso la diretta televisiva.
Armstrong poggiò cautamente un piede sulla polvere lunare e poi pronunciò la storica frase, preparata già da molto tempo: "È un piccolo passo per un uomo, ma un balzo gigantesco per l’umanità".
L’escursione durò più di 14 ore durante le quali, oltre a lasciare la targa con le loro firme e quella del presidente R. Nixon e una bandiera americana conficcata nel suolo, i due astronauti compirono importanti lavori scientifici, compresa la raccolta di 22 Kg di rocce lunari.
La missione si concluderà il 24 Luglio 1969 con un perfetto ammaraggio del modulo di comando nell’Oceano Pacifico.
Programma Apollo: voli di collaudo senza astronauti
Missione |
Partenza |
Risultati |
| Apollo 1 |
26-02-1966 |
Lancio di prova suborbitale del "Saturn 1B", senza astronave Apollo. Il missile compì 8.850 Km |
| Apollo 2 |
05-07-1966 |
Lancio di prova orbitale del missile "Saturn 1B" senza l’Apollo |
| Apollo 3 |
25-08-1966 |
Lancio di prova suborbitale con l’astronave Apollo |
| Apollo 4 |
09-11-1967 |
Lancio di prova del missile "Saturn 5" e immissione in orbita, per la prima volta, dell’astronave Apollo |
| Apollo 5 |
22-01-1968 |
Primo collaudo in orbita terrestre del modulo lunare lanciato da un vettore Saturn 1B |
| Apollo 6 |
04-04-1968 |
Secondo volo di prova in orbita terrestre dell’astronave Apollo, sempre lanciata da un vettore "Saturn 5" |
Programma Apollo: voli di collaudo con astronauti
Missione |
Partenza |
Risultati |
| Apollo 7 |
11-10-1968 |
Primo collaudo in orbita terrestre dei moduli di comando e servizio dell’astronave Apollo con tre uomini a bordo: W. Schirra, Don Eisele e Walter Cunningham |
| Apollo 8 |
21-12-1968 |
Primo volo di prova dei moduli di comando e servizio attorno alla Luna di tre astronauti: F. Barman, J. Lovell, W. Anders |
| Apollo 9 |
03-03-1969 |
Volo di prova in orbita terrestre dei moduli di comando e servizio e del modulo lunare con a bordo: J. McDivitt, D. Scott, R. Schweickart |
| Apollo 10 |
18-05-1969 |
Prova generale dell’atterraggio lunare simulato in orbita attorno al nostro satellite. T. Stafford, J. Young e E. Cernan rimasero attorno alla Luna per 2,5 giorni |

Dopo l’Apollo 11 furono effettuate altre sei missioni lunari. Di esse soltanto una, l’"Apollo 13", non ebbe modo di completarsi con uno sbarco sul nostro satellite a causa di un’esplosione ai serbatoi dell’ossigeno che mise a repentaglio la vita dei tre astronauti Lovell, Haise e Swigert. La missione si concluderà felicemente con il ritorno dei tre sani e salvi.
Le altre missioni approfondirono l’esplorazione della superficie lunare sia nelle terre che nei mari, avvalendosi anche di un mezzo semovente detto jeep lunare.
Il programma Apollo si concluse con anticipo rispetto al previsto sia per ragioni economiche, sia perché non appariva sufficientemente motivato agli occhi dell’opinione pubblica dopo il raggiungimento della supremazia spaziale da parte degli Stati Uniti.
Se si prescinde dai costi di realizzazione (in media 450 milioni di dollari per ogni missione Apollo sulla Luna), è indubbio il contributo scientifico alla conoscenza del nostro satellite naturale e all’evoluzione delle tecnologie astronautiche e non solo. Almeno questa fu l’opinione degli scienziati ed in particolare dei dipendenti della NASA.
Programma Apollo: missioni di esplorazione lunare
Missione |
Partenza |
Risultati |
| Apollo 11 |
16-07-1969 |
Armstrong e Aldrin compiono il primo atterraggio lunare il 20 Luglio nel Mare della Tranquillità - Collins rimane ad aspettarli in orbita intorno alla Luna |
| Apollo 12 |
14-11-1969 |
Conrad e Bean atterrano il 19 Novembre nell’Oceano delle Tempeste - Gordon li aspetta in orbita |
| Apollo 13 |
11-04-1970 |
Missione fallita a causa dell’esplosione in un serbatoio di ossigeno - Lovell, Swigert e Haise sono costretti a rientrare precipitosamente sulla Terra |
| Apollo 14 |
31-01-1971 |
Shepard e Mitchell atterrano il 5 Febbraio nella regione di Fra Mauro - Roosa li aspetta in orbita lunare |
| Apollo 15 |
26-07-1971 |
Scott ed Irwin scendono il 30 Luglio nella regione di Hadley e utilizzano per la prima volta la jeep lunare - Worren li aspetta in orbita |
| Apollo 16 |
16-04-1972 |
Young e Duke atterrano sugli altipiani di Cartesio il 21 Aprile - Mattingly rimane in orbita |
| Apollo 17 |
07-12-1972 |
Cernan e Schmitt atterrano l’11 Dicembre nel Mare della Serenità, vicino al cratere Littrow - Evans rimane ad attenderli in orbita lunare |
Il razzo Saturn V pronto per il lancio nella base di Cape Kennedy in Florida.
Consiste di tre stadi del peso totale di 2850 tonnellate e di un’altezza di 111 metri.

In occidente, a questo punto della storia spaziale terrestre, vennero ribaltate le dichiarazioni di predominio spaziale a favore degli USA.
In verità i russi avevano avuto già da qualche tempo mire per conquistare la Luna, prima degli americani, per asservire un progetto esclusivamente militare, spinto dai capi politici dell’URSS, i quali volevano a tutti i costi primeggiare nella corsa allo spazio e probabilmente, per questi termini, la fretta e le componenti economiche hanno portato al completo fallimento dell’allunaggio di un astronauta russo.
L’ingegner Boris Chertok, aiutante di Korolev, in una sua recente pubblicazione ha attribuito la disfatta russa esclusivamente ad un fattore economico che, ad un certo punto, il popolo sovietico non è riuscito più a sopportare e, in secondo luogo, alla seconda guerra mondiale che ha causato questa disfatta economica.
Probabilmente le sperimentazioni non furono sufficienti per mancanza di finanziamenti statali che erano stati impiegati di più per costruire l’arsenale atomico, del quale l’astronautica era un importante supporto. Sta di fatto che le ambizioni lunari sovietiche, iniziate nel 1956, terminarono, almeno in pratica, nel 1972.
Da quanto detto, si può ben capire però che tutta l’operazione lunare aveva un carattere militare da ambo le parti e ogni conquista che si poteva rendere pubblica era una copertura di facciata, tra l’altro, per amplificare pure l’orgoglio nazionale.
I retroscena, almeno quelli che sino ad oggi sono stati, in qualche maniera, resi di dominio pubblico, manifestano una mentalità a dir poco cinica.
I governi, in ogni modo, sia americano sia sovietico hanno mostrato la stessa logica, soprattutto nella "conquista" dello spazio che ha rappresentato un obiettivo eccelso.
La verità è che l’astronautica non ha fatto altro che mostrare effettivamente in quale stato veleggia la coscienza terrestre che è ancora capace di giustificare tutto, pur di raggiungere gli obiettivi prefissati.
Ritorniamo per il momento a rievocare le gesta tecniche scaturite dai progetti lunari sovietici, poiché il silenzio del popolo russo ha reso veramente difficile ricostruire la sua storia missilistica.
L’analisi dei vari progetti lunari, porta alla seguente sintesi:
- Primo progetto lunare, iniziato nel 1956 e terminato nel 1959.
- Progetto L1, sostenuto dal razzo R7, per sorvolo della Luna dal 1959 al 1963.
- Progetti L1, L2, L3, L4, L5, con razzo N1, per scendere sulla Luna dal 1960 al 1963.
- Progetto LK1, con razzo UR-500K, per sorvolo della Luna dal 1964 al 1965.
- Progetto 7K-L1, con razzo UR-500K, per sorvolo della Luna dal 1966 al 1970.
- Progetto Zvezda DLB dal 1964 al 1974.
- Progetto N1F-L3M dal 1970 al 1974.
- Progetto Vulkan LEK dal 1974 al 1976.
- Progetto Energia LEK dal 1976 al 1978.
Il primo piano ufficiale per i futuri voli sulla Luna da parte sovietica era contenuto nel Decreto Governativo del 30 Gennaio 1956. Vi erano specificati i seguenti obiettivi:
- Satelliti orbitanti da 1,8-2,5 ton ad iniziare dal 1958.
- Una settimana di volo con un uomo a bordo della navicella dal 1964.
- Satellite senza uomo per ricognizione dal 1970.
- Razzo capace di una velocità di fuga di 12 ton ad iniziare dal 1970.
- Razzo capace di portare 100 ton in orbita terrestre e di portare 2 o 3 uomini sulla Luna.
Il primo approccio, per portare a termine questo programma, era di utilizzare energia nucleare con espulsione d’ammoniaca.
Korolev studiò progetti del tipo OKB-1, recanti tre varianti con un propulsore di tal genere. La terza variante consisteva di un super-razzo capace di spingere 2.000 tonnellate e metterne in orbita terrestre almeno 150.
Questo è stato l’antesignano del successivo razzo N1, alimentato con la classica energia chimica. Moltissime di queste informazioni non sono mai state divulgate se non verso la fine del XX Secolo, alcuni anni dopo la caduta dell’URSS.
Il progetto segreto successivo, sempre per mandare cosmonauti sovietici sulla Luna, prevedeva la gara scientifica e tecnologica tra due grandi progettisti.
Il primo sistema, raccomandato dall’Accademia delle Scienze, era quello proposto da Sergei Korolev. Il suo piano prevedeva il lancio di una navicella pilotata, la Soyuz A, che si agganciava nello spazio ad una navicella automatica in possesso di un motore in grado di portare la prima in orbita lunare. Ad esse si sarebbe agganciata una successiva navicella, la Soyuz V, con tre notevoli serbatoi di combustibile.
![[Mikhail Yangel (1911-1971)]](lunap07.jpg)
L’altro sistema era stato progettato da Mikhail Yangel, il quale sosteneva il progetto L3. Codesto progetto prevedeva che una navicella, chiamata LOK, avrebbe fatto da nave-madre durante il trasferimento dalla Terra alla Luna.
Successivamente un astronauta si sarebbe trasferito in una piccola navicella, l’LK, con la quale sarebbe sceso sulla superficie lunare. L’avrebbe usata pure per tornare alla nave-madre, rimasta in orbita lunare con a bordo un cosmonauta. Quindi il Modulo Lunare sarebbe stato sganciato e con l’LOK i due cosmonauti avrebbero fatto ritorno sulla Terra.
Per dare più sicurezza al progetto, l’ideatore del sistema aveva previsto di inviare un altro LK, senza uomini a bordo, nel punto esatto in cui sarebbero poi scesi i cosmonauti.
![[Glushko P. Valentin (1908-1989)]](lunap09.jpg)
Con la morte di Korolev però ripresero vita i progetti di Chelomei e Glushko, che erano stati prima cancellati.
Dopo aspre discussioni, il progetto L3 prese il sopravvento su tutti, sebbene il missile N1 non fosse ancora sufficientemente potente ed affidabile per la missione lunare. I sovietici iniziarono le sperimentazioni, concentrando le loro speranze di arrivare per primi sulla Luna sulla navicella Soyuz. Dopo alcuni tentativi falliti e la morte del cosmonauta Komarov, il programma sovietico ebbe dei fatali ritardi che comportò una rincorsa affannosa nei confronti del progetto americano. La gara spaziale per la conquista della Luna si decise perciò proprio nell’autunno del 1968.
Navicella LOK 6.
Prototipo di Modulo di Allunaggio sovietico LK.
![[Probabile traiettoria del missile russo N1-L3, con perdita del primo stadio in vicinanza della Terra, e volo diretto verso la Luna]](lunap32.jpg)
Il punto debole della missione fu proprio il razzo N1, del quale furono costruiti una decina d’esemplari.
Purtroppo questa volta l’intero progetto finì nella peggiore delle ipotesi. In particolare furono effettuati ufficialmente solo quattro lanci e tutti fallirono.
Il missile, completo del convoglio L3, aveva un diametro alla base di circa 17 metri ed un’altezza di 105. La sua struttura era impressionante, composta in sostanza da tre blocchi di spinta (stadi), con 30 motori NK 33 il primo, 8 motori NK 43 il secondo e 4 motori NK 39 il terzo. Tutti erano alimentati da kerosene ed ossigeno liquido. Al di sopra vi era posto il modulo L3, composto di quattro blocchi e recante il Modulo Orbitale, il Modulo di Rientro, il LEM o Modulo di Atterraggio LK ed infine il Modulo di Servizio.
Il mastodontico basamento del missile sovietico N1.

Si disse che il fallimento dei lanci N1 fosse dovuto alla difficilissima sincronizzazione della spinta di tutti questi motori propulsivi.
Il quarto lancio, addirittura, fu un fallimento così clamoroso ed inaspettato che l’allora direttore generale del poligono di Baikonur, Valentin P. Glushko, ordinò la distruzione totale dei moduli propulsivi esistenti.
In questo progetto, la tecnica d’avvicinamento alla Luna era però ben diversa da quella americana e prevedeva un lancio diretto verso il nostro satellite, con la perdita del primo stadio in prossimità della Terra.
![[Mishin P. Vassily (1917-2001)]](lunap10.jpg)
Si deve aggiungere poi che tutto il progetto era stato portato avanti dal successore di Korolev, l’ingegnere Vasily P. Mishin. Proprio per questi fallimenti Mishin fu esonerato poco prima dell’ultimo lancio del missile N1-L7 e sostituito dall’ingegner Valentin Glushko.
Sommario dei lanci N1
Missione |
Data |
Ora |
Caratteristiche |
| N1-L3 |
21-02-1969 |
9,18 UT |
Fuoco dalla coda del missile - Esploso dopo 70 sec. di volo |
| N1-L5 |
03-07-1969 |
20,18 UT |
Non funzionò la pompa LOX - Esploso sulla rampa di lancio |
| N1-L6 |
26-06-1971 |
23,15 UT |
Esploso dopo 51 secondi |
| N1-L7 |
23-11-1972 |
6,11 UT |
Fuoco nel sistema di propulsione - Esploso dopo 107 sec. |

Se l’N1 avesse avuto successo, sarebbe stato chiamato Lenin o Kommunism. Invece scomparve senza lasciare traccia. Alcune parti degli immensi booster furono utilizzati per costruire degli hangar nel cosmodromo di Baikonur.
Ciò che resta di un serbatoio del missile N1.

Quattro LK ed un LOK sopravvissero agli eventi e finirono nei musei o in istituti d’ingegneria spaziale.
Il fallimento di tutto il progetto N1-L3 è da imputare ad una serie di fattori, dei quali il primo è sicuramente la non affidabilità dei motori di spinta. Il secondo è quello che i sovietici entrarono in gara troppo tardi, il terzo, non di poca importanza, fu la mancanza di corporazione tra i più quotati ingegneri Korolev e Mishin nei riguardi di Glushko e Chelomei.
Infine bisogna ricordare il fattore economico che, anche per una grande e potente nazione come l’Unione Sovietica, risultò probabilmente il fattore più importante se non decisivo.
Sviluppo del missile N1: da sinistra il missile nucleare YaRd; YaKhR veicolo di lancio nucleare; Super Missile; R-9 ICBM; N-III; N-IIGR; N1 del 1962; N1-L3 del 1964.

Per concludere questo capitolo, è necessario riportare pure alcune notizie assai interessanti sui sovietici che sono rimaste segrete per molto tempo ma che mostrano la loro grande volontà di raggiungere la Luna prima degli americani.
Il successo dell’"Apollo 7", indusse proprio gli americani a prendere la decisione di effettuare una missione umana con meta la Luna, senza atterraggio, per il Dicembre 1968. I sovietici risposero con un loro lancio verso la Luna senza uomini, ma con animali a bordo. La missione andò per il meglio sino al rientro, quando si verificò una depressurizzazione della capsula che fece li morire. L’insuccesso naturalmente non venne divulgato.
I cosmonauti sovietici, nonostante l'accaduto, chiesero ufficialmente al loro Governo di permettere un lancio d’uomini verso la Luna prima dell’"Apollo 8", ma la risposta non arrivò mai.
Padiglione adibito all’assemblaggio del missile N1-L3 presso il Cosmodromo di Baikonur (Kazakstan).
Il missile N1-L3 sulla rampa di lancio a Baikonur.
Il missile lunare sovietico N1-L3 al completo, durante la fase di trasporto presso la rampa di lancio del cosmodromo di Baikonur (Kazachstan).
Il missile lunare sovietico N1-L3 in fase di allestimento presso la base di lancio di Baikonur (Kazachstan).
Il missile N1 con i tre stadi (colorati in verde) e il treno spaziale L3: lunghezza totale 105 metri.