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NATIVI AMERICANI: L'ULTIMO VOLO DELLO SCIAMANO
La scomparsa di Carlos Castaneda
ennesimo enigma della sua vita terrena

di Paolo Pucciarelli

"In quel momento consumati dalla fiamma di un fuoco eternamente acceso dentro di loro, essi potranno
finalmente svanire da questa Terra, librandosi nel più libero dei voli. E sarà come se essi non siano mai esistiti!"

Sono parole di Don Juan Matus, spiritualista indio-messicano e maestro di conoscenza, raccontate da un suo
celebre discepolo: Carlos Castaneda.
Il momento del quale si parla è quello del distacco, della fuga, del conseguimento di piena libertà
dopo sofferta iniziazione e lunga pratica dell'arte di saper vedere; probabilmente della morte, che il libro sacro degli antichi Toltechi definiva coincidenza perfetta di volontà e aspirazione, acquisto di piena autocoscienza grazie al Fuoco purificatore del sapere, forse inizio di una nuova vita, non più idonea a questo pianeta.
La scomparsa di Carlos Castaneda, avvolta nel mistero come quella del maestro Don Juan, sfugge alla logica corrente, e l'ennesimo enigma sulla sua vita terrena, perché conclusivo, assume probabilmente valori e significato di indubbio peso, se al guru visionario in cui molti hanno finora identificato l'antropologo scrittore, si prova a sostituire il capo di una scuola di pensiero destinata ad avere successo negli anni a venire.

LA SCUOLA DELLO STREGONE
Castaneda ci lascia i suoi romanzi, solo per citarne alcuni: "A Scuola Dallo Stregone", il primo del '68. "L'Isola Del Tonal", il best-seller "Il Fuoco Dal Profondo" o l'ultimo "Il Lato Attivo Dell'Infinito", di prossima pubblicazione e per il quale egli sembra aver prevista una nuova, più attenta, chiave di lettura. Fin troppo ovvia dopo la sua morte, avvenuta in sordina come egli, che odiava la "self-importance", desiderava. Nell'immaginario collettivo, dove del resto le esperienze iniziatiche dello scrittore-sciamano trovarono accoglienza e fortune, la sua testimonianza di un cammino dalla meta impensabile sembrerebbe di facile collocazione, anche se non sono pochi coloro che impugnano i suoi libri come un testamento spirituale per le prossime generazioni, aborrendo chi pretende di confonderli con i manuali dei tanti improbabili culti alternativi a vuoti di pensiero e alle aridità esistenziali del mondo d'oggi.
"La scuola di Don Juan - racconta Castaneda - si basava sull'idea che l'uomo possiede due tipi distinti di capacità conoscitiva: la conoscenza della parte destra e la conoscenza della parte sinistra. La prima è quel tipo di conoscenza che serve alla vita di tutti i giorni, il buon senso. frutto dell'esperienza, che si mette in pratica vivendo. La seconda appartiene alla parte inesplorata e misteriosa dell'uomo ed è quella conoscenza indíspensabíle per essere un vedente. La vera conoscenza si può raggiungere solo se si lavora in quest'ultima parte. Per passare dall'una all'altra parte occorre la guida di un maestro, l'iniziazione".

GLI "ADVANCED SEERS" - SOCRATE - LEVY STRAUSS
Il metodo di Don Juan? Semplicità e impeccabilità nel controllo e nell'uso dei cinque sensi e - come diceva Castaneda - presentazione di sé, scevra da ogni egoismo e importanza personale.
Lo stesso metodo adottato dai "Warriors Advanced seers", i "guerrieri evoluti osservatori", nativi delle Americhe pre-colombiane, da secoli abituati a fronteggiare ogni sorta di invasori, dalla Terra, dal mare, forse dallo Spazio.
Gli Olmechi del Messico e i Maya dello Yucatan, chiamarono costoro "Naguals", termine di incerta radice che significa iniziato, sacerdote; nei territori a nord, tra il Rio Bravo e il Mississippi, dove si estendevano le più grandi praterie del mondo, presero il nome Sioux di "Wichasa Wakan", che significa "Medicine Man", uomo sacro, guaritore di corpo e spirito.
Stregoni e maghi illusionisti? Forse; ma con molte eccezioni. Qualche esempio su tutti: "Kicking Bird", del popolo Kiowa, eroico guerriero e "new seer, Wovoka", capo spirituale e Messia dei Paiutes e lo stesso Don Juan:
gente che sapeva vedere ciò che altri non vedono, capire ciò che non tutti capiscono.
Nella penisola dello Yucatan sopravvissero pochi "Advanced seers". Erano i "nuevos videntes" che vissero tra i peones messicani, tra gli indios della foresta ecuadorena, o nei villaggi sperduti della costa colombiana, come il "Macon"do di Marquez, dove indigenza e miseria predisponevano all'elevazione spirituale, all'esercizio costante della mente per comprendere l'uomo e i suoi destini nell'immenso Universo che lo circonda. Ma come attuare questo metodo? Come incamminarsi nel difficile, impraticabile territorio della "parte sinistra", dove si vede e si conosce ciò che è poi difficile ricordare, si acquista la conoscenza che non è scienza, ma "heightened awareness", piena e immediata autocoscienza?
"Occorre in primo luogo il dialogo - risponde Don Juan - poi servirsi dell'ironia, verso se stessi e gli altri, l'autocritica che distrugge ogni orpello della miopia, della convenzione, ripulisce ogni residuo di falsa credenza, di ignoranza. Quindi liberarsi di ogni eccessivo orgoglio che non sia la semplice dignítà personale". Un metodo che ricorda il socratico "Conosci Te Stesso" ed ha molte affinità con la pratica della discussione e del confronto; con il sistema della maieutica, tendente a smontare ogni preconcetto per stabilire la giusta via della percezione; e nel caso della sciamano, come ricordato da Claude Levy Strauss in "Tristi Tropici", anche con la genuina tradizione che regola le attività comportamentali dei "primitivi" del Mato Grosso, secondo la quale i fenomeni fondamentali della vita dello spirito, quelli che la condizionano e determinano le sue forme più generali, si collocano sul piano del pensiero incosciente che prevede, anzi richiede, qualche concessione all'irrazionale nella difficile tecnica dell'introspezione, punto di partenza
di ogni vera conoscenza. Lo stesso antropologo francese - è forse utile ricordarlo - nel suo saggio "Razza e Storia", sostenendo l'infondatezza della presunta superiorità della civiltà occidentale rispetto alle altre popolazioni e culture del pianeta, riconosceva il merito agli abitanti delle Americhe, contemporanei di Socrate, di aver sviluppato a fondo quel metodo di conoscenza, raggiungendo non di rado risultati per noi stupefacenti.

IL DONO DELL'AQUILA E L'ATTIMO FUGGENTE
"Così predisposto - racconta ancora Don Juan - ogni nuevo vídente può osservare dentro se stesso un fuoco che brucia, linfa di saggezza superiore, sapienza cosmica che emana dall'Archè, il principio di tutte le cose, ordinatore dell'Universo, Unità che a sé richiama ogni molteplice, a sé tutto riavvicina, attraverso stadi di vita e intelligenza intermedie, in questa ed in altre galassie! Vedere il fuoco che brucia dall'interno significa iniziare a capire, ricevere il dono dell'Aquila, porsi aldilà dei limiti spazio-temporali e osservare mondi lontanissimi, sfuggire all'ignoranza e ai fucili dell'invasore".
"Ogni buon iniziato - prosegue Don Juan - quando viene condotto nella parte sinistra della conoscenza, comprende subito quante possibilità abbia la mente umana. Nello stato di conoscenza normale, esse non vengono neppure percepite. Il nostro cervello è in questo caso utilizzato soltanto in una ridotta percentuale, circa il dieci per cento, delle sue reali capacità". "I nuovi vedenti - continua lo sciamano - percepiscono cose e concepiscono idee straordinarie, quando sono nello stato dell'elevata conoscenza, cioè nella parte sinistra. Ma il peso della normalità, ovvero la condizione che impone all'uomo di regolare la propria attività secondo la logica della società civilizzata, provoca nel nuovo vedente una sensazione di vero terrore". Si tratta di quella che gli "advanced seers chiamavano "paura della libertà". "Per dare un'idea di ciò che essi provano - continua Don Juan - basterà ricordare che il momento dell'alta percezione è molto impegnativo. Quelle che i Naguals chiamavano emanazioni dell'Aquila, altro non sono che radiazioni attenuate di un'Intelligenza superiore, dalla quale emanano conoscenza ed energia tanto perfette da consentire agli Advanced seers solo un attimo di vista, prima che la loro energia venga interamente assorbita. Essi, così repentinamente indeboliti, sono presi dal panico e ricadono nel normale stato di conoscenza". Talvolta, ma assai raramente, anche nella normalità un "vedente" può trascorrere quell'attimo, remotissimo ricordo di ciò che l'Intelligenza superiore costantemente vede e comprende. È l'attimo fuggente in cui un terrestre concepisce un'idea creativa, opera una scoperta, crea un capolavoro: il momento del genio insomma, l'espressione dell'idea attraverso un insieme armonico di linee, colori, suoni, immagini, parole e luce che sa tradursi in linguaggio universale, in sorprendente tecnica innovativa".
La coscienza di quell'attimo, sosteneva Don Juan, è tanto breve e fulminea che sarà impossibile ricordarlo, ricostruirlo e riviverlo.

IL DESTINO DEI NAGUAL
"Quando un advanced seer avrà accumulato dentro di sé tanta energia da vincere la paura
della libertà e poter sostenere per un certo tempo l'intensa Iuminosità dell'intelligenza superiore, della "heightened awareness", allora sarà giunto per lui il momento di partire".
"Potrà fare come Orso Che Salta, novantenne Capo Cheyenne, ridotto in schiavitù in una riserva delle Black HilIs che, una notte di un freddo inverno dell'anno 1890, salì sul picco più alto e attese il Grande Spirito. Quando Esso arrivò, una luce intensa abbagliò Orso Che Salta. Smise di pregare e, improvvisamente, libratosi leggero nell'aria, sentì il fuoco dal profondo ardere dentro. Allora capì che sarebbe stato un volo senza ritorno".
Nel 1972 - si racconta - Don Juan intraprese il suo ultimo viaggio. Il Nagual sparì, bruciato da dentro, per volare su altri mondi, continuare la sua opera di elevato osservatore su altri livelli di perfezione.
E di lui si perse ogni traccia. Testimone del suo ultimo viaggio fu certa Carol Tiggs, allieva prediletta che accompagnò nell'occasione il maestro, sparendo anch'essa insieme a lui e ricomparendo sola, qualche anno dopo, viva e vegeta, in una libreria di Santa Monica.

ANCORA IL FUOCO E LE "CENERI" - CLEARGREEN
Ma questa è cronaca più recente: uno scarno comunicato del 19 giugno scorso, così recita: "Carlos Castaneda è deceduto il 27 aprile 1998, le sue spoglie sono state cremate, le sue ceneri disperse al vento sul deserto del Messico". Qualcuno tuttavia, molto vicino a Cleargreen Incorporated, l'associazione fondata a Los Angeles dallo scrittore-antropologo, tanto schivo in vita, da riservare a pochi intimi il compito di comunicare la propria morte, avvenuta due mesi prima, vocifera che in realtà Castaneda non sarebbe morto, ma solo "scomparso".
Difficile il nostro commento! Un certo ottimismo, che mal si coniuga con le inquietudini di un'era in declino, pur persiste, ostinato!

IMMAGINIAMO MONDI MIGLIORI DOVE CASTANEDA VIVA FELICE
Ci spinge a immaginare altrove mondi migliori, dove forse Castaneda vive un esilio felice, intento a lasciarsi lentamente bruciare dal "suo" Fuoco che tutti, bene o male, abbiamo dentro.
Lo stesso ottimismo che forse ha mosso i primi passi dell'apprendista verso l'iniziazione, che ha spinto Castaneda a diffondere fra noi i segreti dello sciamano, lo stesso spirito che prima di lui ha guidato Kipling nella ricerca del semplice "Kim della Jungla" indiana, per farne esempio di uomo illuminato, come il "Siddartha" di Hesse.
Quello stesso spirito che ci fa dubitare in tutto o in parte della nostra Storia, delle nostre idee, dei presenti valori, forse ci chiede di guardare a Don Juan, allo sciamano, non come ad un mago che compie fatture, ma solo ad un uomo capace di percepire l'energia dell'Universo, per prepararsi al viaggio finale. Ci chiede di guardare a Castaneda come all'iniziato, al guerriero Nagual intento a salire la scala della Perfezione.


Fonte: Dossier ALIENI - n. 14 (Settembre - Ottobre 1998)

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