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NOTIZIE SULLA REALTÀ EXTRATERRESTRE  -  NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY
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APPENDICE

Corrispondenza tra Io e Dio


La posizione mediana dell'Io nello schema delle due ottave evolutive suggerisce l'idea di applicare a questo schema le proprietà dei gruppi armonici. Richiamiamo brevemente tali proprietà.
Quando, dati due punti fissi A e B su una retta, le ascisse, riferite al punto A come origine, di altri due punti C e D soddisfano alla relazione:



Fig. 5 - Gruppo Armonico


(nella quale: a = lunghezza fissa A B; x e x' rispettivamente le ascisse di C e D), si dice che i quattro punti A, B, C, D formano un "gruppo armonico" ed i punti C e D vengono chiamati "l'armonico" e il "coniugato" l'uno dell'altro. Sussistono le seguenti proprietà:

1) per x = 0 (C in A) si ha anche x' = 0 (D in A);
2) per x = a (C in B) si ha anche x' = a (D in B);
3) per x = 1/2 si ha x' = ¥

Facciamo un esempio:

A B = a = 14;

x = A C = 7




Se il punto C si sposta verso B anche il punto D si avvicina a B; se, al contrario, C si allontana da B, D passa al di sotto di A e assume ascissa negativa (Fig. 5).
Nel nostro schema evolutivo la distanza A B ha un valore ben determinato, che si può assumere anche in modo convenzionale, ma che comunque è invariabile. Resta il fatto che la posizione dell'Io è al centro dello schema. In queste condizioni, applicando la relazione sopra riportata, si ha che il coniugato dell'Io è all'infinito.
Se l'Io evolve e si avvicina al SI dell'ottava superiore, anche il suo coniugato si sposta nella stessa direzione: si accorciano le distanze!
L'Io incontra il suo punto coniugato e s'immedesima con esso al SI superiore.
Se invece l'Io inverte il cammino e dalla sua posizione centrale si dirige verso l'origine della scala evolutiva, il suo punto coniugato passa al di sotto di detta origine e assume valori negativi.
Questa corrispondenza assume la denominazione di "polarità" e i due punti coniugati prendono il nome di "polo" e "antipolo".
Quanto abbiamo finora detto potrebbe essere così interpretato: se l'uomo si sposta dalla posizione assegnatagli dalla Legge Cosmica nella scala evolutiva della Vita e lo fa nel senso dell'evoluzione stessa, cioè s'innalza a gradini più alti della scala, allora il suo antipolo si muove dall'infinito e gli va incontro, fino ad identificarsi con esso al più alto gradino della scala, là dove l'Uomo diventa Dio: "lo e il Padre siamo una cosa sola". (Gv. 10,30).
Se egli si limita a restare nella sua posizione mediana naturale, il suo Dio resterà sempre un Infinito irraggiungibile.
Se, infine, decide di tornare indietro, di scendere lungo la scala evolutiva e involversi, anche il suo Dio cambia segno, diventa un "Dio" negativo il quale gli va incontro e, al livello più basso, polo e antipolo saranno un tutt'uno.
Da quanto sopra risulta anche che, una volta ammesso il principio della polarità tra Dio e l'uomo, queste due entità non possono essere considerate due entità indipendenti. C'è un legame tra l'uomo e Dio ed esso è del tipo di una corrispondenza armonica tra punti coniugati.
L'uomo non è solo! Dio non è isolato nel suo infinito-eterno!
E il rapporto è tale che, come abbiamo visto, i due poli si cercano.
Se l'iniziativa parte da Dio, l'uomo può non accorgersene, ma ciò non vuol dire che egli non sia in qualche modo colpito e sollecitato a muoverglisi incontro. La mancata risposta al richiamo diventa un problema di fede. Ma che cos'è la "fede"?
Si potrebbe obiettare che chi non ha fede non ne ha alcuna colpa e, in questo caso, manca la risposta. È tutto un problema di formazione di opportuni sensi, quelli che ci consentono di percepire, di essere sensibili al richiamo. I cosiddetti sensi animici sono formati e affinati dalle sollecitazioni di carattere animico, perché è la funzione che crea l'organo. Come è la luce che forma l'occhio, così è il travaglio della anima che forma "le orecchie per intendere e gli occhi per vedere".
E allora vediamo che il richiamo non va a vuoto, anzi è proprio questa la sua funzione: quella di stimolare una risposta, dapprima inconscia, poi sempre più consapevole. Allora l'antipolo comincia a muoversi e da allora il fenomeno si esalta: l'Io abbandona la sua posizione statica ed inizia l'ascesa.
Il processo evolutivo, una volta intrapreso, non prosegue con velocità costante. Esso non appartiene alla categoria dei moti uniformi. Quando la calamita si muove incontro al pezzo di ferro, questo a sua volta si muove incontro ad essa con moto accelerato. Una volta fatta la scelta, questa imprime all'anima una spinta che non ha fine e non ha confini: per l'eternità e per l'infinito.
Se la scelta è involutiva le leggi sono le stesse, ma con una sostanziale differenza. Il polo diventa negativo ed esercita la sua attrazione sull'antipolo in modo che questo è portato a scendere sempre di più verso l'origine dell'ottava, cioè verso la materia solida (Terra).
Ciò vuol dire che una volta fatta la scelta per "il mondo", l'anima sarà sempre più invischiata in esso, anzi sarà esso ad andarle incontro con le sue lusinghe. Ed anche in questo caso le distanze si accorciano, ma con una differenza: il punto d'incontro non è all'infinito come nel primo caso, ma nel finito, in un finito che è anch'esso opera di Dio.
E questo finito, per il fatto stesso di essere finito, non può essere eterno.
					
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