
Ubicazione del piano astrale
Quanto poi all'ubicazione di questa regione, così estesa, lo stesso R.A. Monroe non esita ad affermare che trattasi di una dimensione che "sembra compenetrare il nostro mondo fisico, eppure ha confini illimitati, oltre ogni possibilità di comprensione". Chi, in stato di sdoppiamento corporeo, si accinge ad esplorare questo nuovo mondo muovendosi in esso col suo veicolo astrale, ne riporta l'impressione sconcertante della impossibilità di localizzarlo in questo o in quel luogo dello spazio fisico. Tutti gli investigatori di questo piano di esistenza sono tuttavia concordi nella classificazione che distingue l'aspetto astrale del piano fisico da tutta una serie di sottopiani (i teosofi parlano di sette sottopiani) la cui materia si va facendo sempre più "sottile" e "rarefatta" a mano a mano che i loro confini si estendono al di là della terra fisica. Detti sottopiani non sarebbero comunque dislocati nello spazio l'uno sull'altro, come i piani di un edificio.
Tutto lascia supporre che ogni piano sia costituito da materia che compenetra quella del piano successivo, cosicché la superficie del nostro pianeta non sarebbe altro che la controparte fisica del più basso sottopiano astrale (il primo sottopiano). Secondo questa ipotesi, chi volesse salire da un sottopiano a quello superiore, non dovrebbe muoversi nello spazio, ma trasferire la propria coscienza da una data frequenza di percezione ad una superiore "di modo che un mondo col suo scenario naturale e coi suoi abitanti sembrerebbe svanire al suo sguardo, mentre un altro mondo di carattere più elevato ne prenderebbe a poco a poco il posto" (65).
L'unica teoria che in qualche modo può, per analogia, aiutarci a capire questa coesistenza di realtà iperfisiche costituite da materia sempre più "sottile" è quella della propagazione delle onde di diversa frequenza. Secondo questa teoria, infiniti mondi esisterebbero e sarebbero costituiti da materia vibrante in una gamma continua di frequenze, fino ad assumere la frequenza tipica del nostro mondo fisico. Come nello spettro elettromagnetico, più frequenze d'onda si possono propagare nello spazio senza che si verifichi tra esse interferenza alcuna, così i vari sottopiani del piano astrale possono coesistere col nostro mondo di materia densa. I nostri sensi e gli strumenti di cui disponiamo sarebbero "ciechi" alle vibrazioni di frequenza superiore (o inferiore) a quella del nostro piano fisico. È in base allo stesso principio che nel sistema di trasmissione telefonica a divisione di frequenza (detto anche a frequenze vettrici) è possibile inviare, su di una sola linea telefonica, fino ad alcune migliaia di conversazioni telefoniche contemporanee su bande di frequenze diverse.
"Se consideriamo questa premessa - dice sempre il Monroe - la risposta a 'dove' è chiarissima. Il dove è qui". Questa ipotesi circa la localizzazione del mondo astrale non sembra però essere risolutiva e non trova concordi tutti gli autori di lavori sull'argomento. Essa infatti non si concilia con le conoscenze tramandateci su questa materia dalle antiche religioni e dalle mitologie, secondo le quali il mondo animico occuperebbe anche una ben precisa dislocazione nello spazio. Gli iniziati greci identificano le basse regioni dell'astrale col cono d'ombra che la terra trascina con sé e che va fino alla luna. La luna sarebbe, secondo gli orfici e i pitagorici, una sorta di stazione di sosta per le anime dei trapassati e nella sua faccia rivolta al cielo si credeva che si operasse una purificazione del corpo astrale prima che questo proseguisse nella sua ascensione celeste. Si tratta di tradizioni e credenze alle quali gli antichi iniziati attribuivano al tempo stesso un valore reale e simbolico. Infine, nell'astrologia esoterica ci si riferisce a sette cieli, o piani celesti, ognuno dei quali è in stretta analogia con i sette pianeti visibili ad occhio nudo. Il primo è il più denso e corrisponde al piano fisico, il secondo, o piano astrale, è il cielo della Luna, il terzo corrisponde al mentale inferiore ed è il cielo di Mercurio, e così via. Nella cosmologia di Dante il cielo della Luna è il primo dei nove cieli del Paradiso. Ogni cielo contiene un pianeta e allorché Dante afferma di passare da un cielo all'altro, egli intende riferirsi al passaggio da un pianeta all'altro, in un ritmo ascensionale continuo (Tav. XIII).

Tav. XIII
LA DIVINA COMMEDIA

Si dirà: ma la cosmologia di Dante è quella della Scolastica, che ha fatto propria la dottrina tolemaico-aristotelica. È vero: l'uomo del medioevo aveva una concezione del mondo che noi oggi consideriamo errata. In effetti egli era l'erede di una cultura basata su di una visione mistica dell'universo. Prima dell'avvento della cosiddetta rivoluzione scientifica, nelle coscienze degli uomini era radicata l'idea che dietro ogni fenomeno visibile vi fosse una causa invisibile. E questo valeva anche per la formazione dei sistemi planetari: la loro esistenza aveva una origine spirituale e una spiegazione materiale. L'esistenza di un'intelligenza superiore che coordina il cammino degli astri verso uno scopo e una meta definiti non era messa in discussione neppure dagli uomini di scienza fino al XVIー secolo. Essi la vedevano nella tendenza presente nell'Universo, fin dai primordi, alla manifestazione della Vita. In particolare l'uomo del rinascimento si sentiva inserito in un immenso organismo cosmico pulsante di vita e le cosiddette leggi fisiche altro non erano per lui se non le ultime manifestazioni di una struttura gerarchica di forze intelligenti preposte alla guida e alla salvaguardia dei processi evolutivi dei corpi e delle anime in atto sui mondi celesti.
Si potrà obiettare che questa è una visione religiosa del cosmo, la quale pone l'uomo al centro dell'universo, essendo entrambi creature intelligenti fatte ad immagine di Dio. Ma la cosa che sorprende è che noi oggi, in seno alla scienza e sulla base delle ultime scoperte, assistiamo ad un ritorno al passato. Infatti la nostra cosmologia, sul finire del XXー secolo, con l'enunciazione del principio antropico, si libera finalmente dall'aberrazione del meccanicismo esasperato, ereditato dal secolo precedente, e scopre che la nascita e la formazione dell'Universo sono finalizzate alla comparsa della Vita sul nostro pianeta.
La teoria antropica pone così l'Uomo in una posizione di privilegio e concilia la visione scientifica con quella religiosa del cosmo. D'altra parte quest'ultima è tuttora patrimonio di correnti di pensiero spirituali, che risalgono alla tradizione ebraica e alle elaborazioni del pensiero mistico rinascimentale. Essa oggi rivive nella Teosofia e nell'Antroposofia, mutuata da antiche dottrine orientali, e nella mistica rosacrociana. Secondo Rudolf Steiner: "L'antico sistema di Tolomeo non era un sistema fisico, ma un sistema che risaliva all'antica osservazione spirituale... Vediamo che in sostanza troviamo la sfera spaziale esterna, la dimora esterna delle gerarchie, non tanto nei singoli pianeti, quanto nelle orbite che vengono circoscritte dai pianeti come segni di confine... Vediamo pure come si possa individuare ( Tav. XIV) una linea ininterrotta di evoluzione dall'uomo verso l'alto. L'uomo è incatenato alla Terra; però l'eterno che è in lui viene guidato da entità che, attraverso l'atmosfera, giungono a ciò che risiede al di là di essa, fino alla Luna. E così di seguito, sempre più in alto". In un ciclo di conferenze tenuto a Stoccarda nel 1923 Steiner si sofferma sulla relazione tra corpo astrale e musica cosmica: "L'anima vive durante la notte in questi suoni delle sfere, quelle armonie alle quali accennava l'antica scuola pitagorica. Quando l'uomo si addormenta le armonie e le melodie della musica cosmica penetrano nel suo corpo astrale ed è così che egli reintegra le sue forze logore. Quando l'uomo diventa cosciente di tutto ciò allora egli assume la coscienza ispirativa e diventa capace di percepire le forze spirituali che animano il suo sistema solare, il suo firmamento interno" (66) ( Fig. 21).
Fig. 21 - Qui è rappresentato simbolicamente il sistema planetario concepito come il concerto delle Gerarchie Celesti, delle "Intelligenze" preposte alla guida dell'Umanità. Il sistema appare geocentrico se osservato dal piano astrale in cui le orbite planetarie assumono il significato di dimore delle suddette Intelligenze, le quali guardano alla Terra e ne guidano l'evoluzione da una dimensione più sottile, che interpenetra quella fisica e, nello stesso tempo, la sovrasta.
Siamo quindi di fronte a due ipotesi: una, moderna, che ci parla di piani di esistenza o stato di coscienza a diversa frequenza vibratoria, senza alcun riferimento allo spazio fisico; l'altra, più antica, che affonda le sue radici nelle conoscenze di antiche scuole iniziatiche e negli insegnamenti di spiriti illuminati secondo i quali vi sarebbe una correlazione tra il mondo animico e il mondo sublunare. Forse le due ipotesi hanno entrambe un fondamento di verità. Come gli strati più bassi dell'atmosfera terrestre, la cosiddetta troposfera, sono anche i più pesanti e soggetti ai più comuni fenomeni meteorologici (nubi, precipitazioni, moti turbolenti, ecc.) così i piani astrali a più bassa frequenza occuperebbero le regioni limitrofe alla superficie terrestre, o sarebbero addirittura addentrate negli strati della crosta terrestre.

Tav. XIV
L'ITINERARIO ASTRALE

Il Pensiero, movendo dal Polo magnetico della Terra, penetra nel grigiore del Letargo, quindi nel buio del Rimorso, per raggiungere il Risveglio; di qui sale nell'Evoluzione del Genio, del Sentimento, della Volontà, facendosi degno dell'Ascesa, donde si lancia, fuori del Piano fisico, nell'Infinito della Conoscenza e della Sapienza, oltre la quale si amplia l'inaccessibile Infinito del Superlativo Divino.
Estratto da "LA VITA"
di Gino Trespioli - Editore Sonzogno -1936
E come nell'involucro gassoso che circonda la Terra, con l'altezza diminuisce la densità dell'aria che si fa sempre più rarefatta e la colorazione del cielo si sposta verso il violetto, cioè verso la banda a maggior frequenza, così le regioni più elevate e luminose dell'astrale, cioè quelle che corrispondono alle più alte frequenze del corpo astrale, si identificherebbero con lo spazio celeste interplanetario.
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Note:
65. C.W. Leadbeater: "Il piano astrale" - Ed. SIRIO - Trieste, 1975, pag. 17.
66. Vedi anche quanto riferito alla nota 30.
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