
L'uomo quale medio proporzionale tra natura e divinità
Abbiamo visto che la condizione in cui viene a trovarsi l'olio è molto simile a quella di un "al di là". Con tale espressione si vuole significare, in questo caso, una situazione anomala, innaturale nella quale la sostanza organica continua ad esistere pur essendo nettamente separata dalle condizioni fisiche proprie dell'ambiente che la ospita e da quelle di origine.
Anzi, è a questa separazione che si deve la sua conservazione e, quindi, la sua sopravvivenza. Abbiamo visto infatti che i quattro elementi caratteristici della vita fisica sul pianeta - terra, acqua, aria, fuoco (luce) - devono essere tenuti lontano dal prodotto finito con ogni accorgimento possibile. Esso tuttavia, sia pure con ogni cautela, continua ad esistere nell'ambiente fisico terreno. La sua, pertanto, è una condizione anomala.
Potremmo paragonarla a quella di un'entità spirituale la quale, abbandonata la sua spoglia terrena, continui ad aggirarsi nell'ambiente fisico della terra, in attesa di una sua definitiva destinazione, della sua ultima dimora.
Ora noi sappiamo qual è la definitiva, naturale destinazione dell'olio di oliva commestibile: quella di incorporarsi in un alimento e, con questo, entrare a far parte di un organismo superiore. È solo così che si libera l'energia cosmica in esso contenuta: energia vitale che viene trasmessa all'organismo che se ne nutre.
Ma qual è la provenienza di una certa quantità di olio, per esempio di un litro di olio? Esso proviene da alcuni chili di olive, che potremmo supporre provenienti da uno stesso albero. In sostanza in un litro di olio abbiamo racchiusa la quintessenza che era presente in tanti piccoli organismi facenti parte di un'unica famiglia. Si tratta di sostanze e principi nutritivi (grassi, vitamine, ecc.) che presentano le stesse caratteristiche giacché, come si è detto, sono l'estratto di frutti provenienti da uno stesso albero.
È vero che ogni singola oliva presenta peculiarità sue proprie, che fanno parte, per così dire, della "personalità" (il grado di maturazione, la maggiore o minore resistenza alle intemperie e/o ai parassiti, ecc.) ma vi è pur sempre un denominatore comune a tutti i frutti di uno stesso albero (varietà dell'olivo, epoca della raccolta, esposizione e giacitura del terreno, andamento stagionale, ecc.). È un po' quello che accade per i singoli uomini, (o meglio per le loro anime) ognuno dei quali ha una sua indole e una sua storia, ma tutti insieme hanno in comune la loro appartenenza allo stesso ceppo: alla famiglia umana.
E allora c'è da pensare che tutte queste anime, superata la fase della catarsi (vedi l'analogia con la decantazione, o con la centrifugazione dell'olio e conseguente smaltimento della morchia che viene scaricata nella sentina, detta anche purgatorio) vadano tutte a raggiungere una destinazione comune.
Circa la natura di quest'ultima, basta pensare a ciò che l'uomo rappresenta per l'olivo e quali rapporti si vengono a stabilire tra l'uomo e l'albero dal quale le olive provengono.
L'uomo coltiva l'olivo, lo preserva dai parassiti e dalle malattie, lo seleziona, provvede alla sistemazione del terreno (irrigazione e concimazione) alla moltiplicazione delle piante (innesti) e al ringiovanimento e ricostituzione delle piante vecchie e deperite. In poche parole: lo mantiene in vita. È un po' il suo "Dio".
Quindi l'olio, proveniente da una stessa "famiglia" di olive, da uno stesso ceppo, va ad incorporarsi con una creatura che appartiene ad un mondo (quello umano) di due livelli superiore a quello di provenienza (il mondo vegetale).
Per analogia potremo dire che l'uomo (o meglio la sua individualità) è destinato a trascendere la sua natura originaria, ad essere "assimilato" da un organismo il cui livello cosmico non può essere quello planetario, ma solare.
Quando diciamo organismo intendiamo ovviamente un Essere la cui natura cosmica trascende quella umana ed è quindi per noi del tutto incomprensibile. Tale Essere provvede alla nascita, alla vita e alla morte sul pianeta Terra di questi frutti, gli uomini, appartenenti tutti allo stesso albero che in Adamo ha il suo capostipite. Egli inoltre, con successivi trapianti, cura la selezione e l'affinazione del "prodotto" onde poterne estrarre un succo tanto pregiato da divenire immortale.
Possiamo allora scrivere: Frutto : Uomo = Uomo: Divinità
Essere "assimilati" da questo Essere significa allora entrare a far parte, con un grado di espansione di coscienza di cui non possiamo avere l'idea, di una Vita Cosmica superiore, entrare cioè nella Casa del Padre che in Terra ci ha creato ed allevato ed ora ci assimila a Sé donandoci la Vita Eterna, così come l'olio, questo meraviglioso succo concentrato di energie cosmiche, passando nelle cellule umane si trasmuta ed entra nella immortalità attraverso la catena infinita dei cicli biologici.
"Il Sé Cristico eclissa il sé inferiore, ossia l'anima, che si evolve attraverso i quattro piani della Materia nei quattro corpi inferiori che corrispondono agli elementi fuoco, aria, acqua e terra, cioè i corpi eterico, mentale, emozionale e fisico... La tua anima è l'aspetto non permanente dell'essere, reso permanente tramite il rituale dell'ascensione... Una volta che l'ascensione è avvenuta, 'l'anima', l'aspetto corruttibile dell'essere, 'diventa' incorruttibile, 'un atomo permanente nel corpo di Dio'". (EI Morya)
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