
Cervello e autocoscienza
Alla nascita il bambino possiede un cervello che, dal punto di vista funzionale, è già in grado di svolgere il suo compito, anche se deve ancora ultimare il suo sviluppo.
Con le prime sensazioni che i nervi da tutto il corpo trasmettono al cervello, ha inizio il lungo e complesso processo della formazione della personalità.
Il primo stadio, durante i primi mesi di vita del bambino, è quello di imitare i suoni che egli sente. Il bambino eredita la capacità di parlare, ma non sappiamo come egli impari ad utilizzare questa eredità biologica in modo autonomo, "inventando" un suo linguaggio. Alcune zone della corteccia cerebrale sono predisposte, per via genetica, all'attività fisiologica connessa con la risposta verbale, ma "non possiamo parlare di un gene del linguaggio". Questo vuol dire che non ci è data alcuna possibilità di intervenire a livello del DNA per modificare in qualche modo questa capacità dell'uomo di esprimere i propri pensieri e i propri sentimenti.
In effetti il bambino dispone, con il cervello, di uno strumento efficiente che è al suo servizio, ma ciò che egli diventerà, cioè la sua trasformazione da essere umano a "persona umana", dipende unicamente dalle capacità del suo Io di utilizzare le potenzialità cerebrali, di personalizzare cioè quanto l'ambiente esterno gli trasmette.
Che cosa sappiamo circa queste particolari proprietà sviluppate dal cervello, proprietà di interazione con un mondo non materiale (l'Io), in virtù delle quali in ognuno di noi si viene a creare e a sviluppare tutta una gamma di esperienze coscienti? Come nasce e si sviluppa l'auto-coscienza? "La formazione della coscienza è ancora un mistero per la scienza".
Come può la mente, che non appartiene al mondo fisico, elaborare le informazioni che il cervello le trasmette? Noi percepiamo dal mondo esterno solo radiazioni elettromagnetiche, che la nostra mente trasforma in colori, in sensazioni olfattive, tattili, ecc. Inoltre, sempre con la nostra mente, noi selezioniamo ciò che ci interessa e siamo in grado di modificare il funzionamento dei meccanismi cerebrali, per esempio concentrandoci o ricordando. È sempre la mente cosciente che dà un significato a ciò che il cervello percepisce.
Sono miliardi le cellule cerebrali impegnate in numerosi e assai diversi processi conoscitivi, ma come avviene che una miriade di informazioni trovi la sua sintesi in un'unica esperienza cosciente? In questo delicato campo della interazione tra cervello e mente la scienza oggi non esita a riconoscere di trovarsi di fronte ad un problema completamente sconosciuto.
Ma c'è chi va oltre e ha il coraggio di affermare che l'unità di esperienza cosciente non solo non è opera dei meccanismi della corteccia cerebrale, ma non può che essere il prodotto di una mente autocosciente, il che equivale a dire del nostro spirito.
E il cervello viene così relegato al rango di semplice strumento.
In altri termini, le nostre conoscenze attuali non vanno al di là della constatazione che la frontiera tra cervello fisico e mente è sede di un attivo scambio di informazioni, che siamo riusciti in parte ad individuare e a classificare, ma "il sorgere dell'autocoscienza è un mistero che concerne ogni uomo, con la sua personalità. Ed i nostri predecessori forniti di autocoscienza hanno costruito una civiltà che ha avuto un ruolo fondamentale nella formazione di ognuno di noi come esseri umani, con la nostra cultura e i nostri valori, ma la ricerca della natura di questa autocoscienza è qualcosa che va ben al di là della ricerca scientifica". È questo il pensiero espresso dal neurofisiologo Sir John Eccles (Melbourn, 1903), premio Nobel per la medicina (1963), in un suo recente lavoro dal titolo: "The human brain and the human person", presentato al 7ー Congresso Internazionale sull'Unità delle Scienze a Boston (1978) (26).
Il pensiero scientifico odierno sembra così muoversi nella direzione prevista, circa settanta anni fa, da un altro illustre fisiologo il quale affermava: "Sono sicuro che la fisiologia del futuro non sarà più ostacolata, come quella del mio tempo, dall'odio e dai pregiudizi per la realtà spirituale. La scienza scoprirà negli esseri viventi e nella psiche dell'uomo in particolare, quell'energia latente che è l'espressione del dinamico lavoro dello spirito" (Prof. Luigi Luciani).

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Note:
26. Sullo stesso argomento vedi anche: "The self and its brain" di J. Eccles e Karl Popper.
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