
INTERVENTI SU CHERNOBYL

Interviste a: - dott.ssa Nadiesda
- dott. Ivan Didenko
- ing. Parashin Serghej
- dott. Gorbaciov
- vice ministro Anatoli Rinko
- ambasciatore ucraino a Roma Anatoli Orel

di Orazio Valenti
Parla Nadiesda, una giornalista della televisione nazionale di Kiev:
"Quando è scoppiato il 4° reattore, tutti noi giornalisti siamo stati colti di sorpresa e questo fenomeno così inaspettato e terrificante ci ha attratti fortemente, incuranti degli effetti. Io mi sentivo chiamata come fecero le sirene con Ulisse e sono andata a sorvolare con l'elicottero tutta la zona, compresa la centrale. Dopo qualche tempo mi sono ripresa ed ho considerato di essere stata un'incosciente. Oggi alla redazione della televisione siamo rimasti attivi circa metà. Gli altri sono ritornati sempre di più a casa colpiti da malattie silenziose. Io stessa mi accorgo di cominciare a perdere la memoria".

Mi dice Vladimir, uno dei due sopravvissuti tra gli operatori del 4° blocco al momento dell'esplosione. Aveva iniziato il lavoro a mezzanotte e alle 4,30 era all'ospedale, svenuto. "Ho sentito la prima esplosione come una scossa che mi ha fatto sobbalzare, si è spenta la luce sono seguite altre due esplosioni. Ho fatto appena in tempo a lasciare il locale, ed appena ho aperto la porta di uscita c'è stata la quarta esplosione in cui il reattore è saltato ed ho perso i sensi".
Ora soffre spesso di mal di testa e dolori alle gambe.

I fattori ecologici influenzano l'uomo fin dai primi giorni della sua nascita. Le nostre esperienze ci hanno dimostrato che i radionuclidi, i metalli pesanti, tutti gli alimenti nocivi, che si trovano nell'organismo della madre si trovano nella stessa concentrazione nella placenta, nel latte materno. Conseguentemente il bambino che non è ancora nato è destinato a ricevere nelle stesse concentrazioni tutti gli elementi nocivi. Tutti noi ci alimentiamo con prodotti contaminati, e dovremmo ridiscutere l'anamnesi delle malattie. Sono aumentate le malattie allergiche, il cancro e morte di feti. Temo che quando verrà risolto il problema della produzione di energia pulita non ci sarà nessuno da difendere perché da homo sapiens saremo diventati come i nostri antenati lontani. Non sazia delle esperienze, l'umanità oggi si comporta come se fosse programmata a suicidarsi nei prossimi anni.

Mi rivolgo al Dott. Ivan Didenko, medicina ecologica.

Non pensa che l'inquinamento porti conseguenze devastanti nella mente dell'uomo per cui impazzisce e sia pronto a premere pulsante della autodistruzione?

Purtroppo lei ha ragione, perché le investigazioni su grande scala delle zone contaminate di Chernobyl ci fanno vedere che i bambini nascono non solo con anomalie fisiche, ma cresce la percentuale delle malattie psichiche che porterà al degrado globale dell'umanità.

In un'intervista rilasciatami dall'ing. Parashin Serghej, direttore generale dalla centrale di Chernobyl, mi colpirono prevalentemente le risposte a due mie domande:

Proprio da parte vostra, in questo momento, sarebbe opportuno fare un appello ai responsabili di ogni nazione ed unire tutti gli sforzi per la produzione di energia pulita, allontanandoci dal nucleare?

Questo non fa parte del lavoro che devo fare. Il mio scopo è di mantenere in funzione sicura questa centrale, e questo è un impegno mondiale. La realtà ci dice che la maggioranza delle energie si trova nell'uranio ed in tutto ciò che è collegato ad esso.

Dove vanno a finire l'immensità di scorie prodotte? C'è chi parla di loschi mercanti e politici, ma a causa delle scorie radioattive sono sempre più inquinati aria ed acque ed in coscienza ci si chiede: Chi è più terrorista, chi ruba il plutonio o chi lo produce?

Lei fa bene a concentrare l'opinione pubblica su questo problema. Lo sviluppo dell'umanità porta sempre a nuovi problemi, che possono essere positivi e negativi, ma c'è sempre la via di uscita, anche risolvendo lo smaltimento più sicuro delle scorie.
In una conferenza stampa tenutasi a Kiev nell'agosto 1994 ho fatto qualche domanda a due scienziati che sostenevano il tema: "Aspettiamo da un momento all'altro l'esplosione del carburante del 4° reattore".
Il dott. Gorbaciov, fisico nucleare esponeva la tesi per cui l'aumento di temperature e di acque circolanti nella massa neutrinica, siano determinanti per l'inizio di una reazione spontanea a causa dell'aumento della massa critica. Secondo le leggi internazionali è considerato pericoloso un luogo in cui ci siano più di 300 grammi di elementi radioattivi, e qui ce ne sono parecchie tonnellate.

Se lei dice che è estremamente difficile costruire una bomba, dato che gli specialisti sono pochissimi e ben controllati dai governi, perché c'è tanto scandalo nel mondo per i furti di plutonio?

Il pericolo non è nucleare, ma chimico. Ci sono alcuni elementi radioattivi estremamente tossici, e possono uccidere anche a meno di 10-17 Courie/litro.

Cosa ne pensa della situazione dell'umanità oggi?

Che è come un uccello che fa le feci nel proprio nido.

All'altro professore, Alexander Romanovic, direttore dell'Istituto di Neuropatologia di Kiev, ho chiesto:

Quali sono gli effetti delle radiazioni sul sistema nervoso?

Sono state colpite più di 5 milioni di persone. Sono usciti più di 400 isotopi e la loro influenza durerà più di 30 generazioni. I nostri medici capirono che diventavano cancerogene le cellule più giovani, perché si sviluppano più rapidamente e le cellule del sangue che vivono pochi giorni e sono molto sensibili. Chi riceveva 4/5 Roentghen moriva subito. Oltre 5 R. le biocorrenti del cervello cambiano subito, insorgono le encefalopatie; questo è grave per il cervello dei neonati in cui si va definendo il numero dei neuroni. Oggi sappiamo che qualsiasi dose è nociva e, minore è la dose, più tardi si muore. L'effetto biologico è molto superiore a quanto si possa pensare. Di conseguenza vengono colpiti anche tutti i sistemi e per primo l'immunitario, come se fossero malati di un tipo di Aids. Quel che è più grave, colpisce le generazioni successive in modo progressivo.
Avevo in esame molti militari che erano stati nei posti contaminati per ore o mesi, ragazzi di trent'anni. Tutta la loro documentazione veniva fatta scomparire. Ogni tanto perdevano conoscenza e gli dicevano di bere vodka.

Intervistando il vice Ministro degl Ministero degli Interni di Chernobyl, Anatoli Rinko chiedo:

Come si possono "liquidare" le conseguenze dell'incidente di Chernobyl? Ci sono molti elementi radioattivi che impiegano migliaia di anni a decadere?

Ci sono zone, nel raggio di circa 30 Km da Chernobyl, che non possono essere risanate così facilmente. Secondo gli scienziati si potranno riportare nel ciclo agricolo pulito fra più di cento anni. Quello di Chernobyl è stato un disastro ecologico di immani proporzioni, verificatosi proprio durante il periodo di riforme nel nostro Paese, sconvolgendo i nostri programmi di rinascita politica e sociale. In seguito alla catastrofe furono contaminate 19 delle 25 regioni ucraine. Da questi luoghi sono già state evacuate circa 140.000 persone, e per esse sono state costruite case, infrastrutture comunali, servizi sociali, locali per l'assistenza medica. Ma siamo ancora costretti a fare molto di più. Dobbiamo ancora trasferire altre 7.000 persone che vivono nei territori inquinati dove è obbligatoria l'evacuazione, dobbiamo ancora costruire altre infrastrutture e dare il lavoro alle persone evacuate.

Signor Ministro, come si possono catalogare, oggi, le conseguenze del disastro di Chernobyl sulle persone?

È importante suddividere le conseguenze sulle persone secondo due nozioni: una parte della popolazione è morta nei primi giorni della catastrofe, per avere contratto malattie da radiazioni, o è ancora ricoverata, con poche speranze, negli ospedali; all'inizio erano circa 300 persone, ora molto meno. Ma un'altra grande parte continua a vivere in condizioni assai precarie, e secondo le previsioni molte altre persone si ammaleranno nei prossimi anni; infatti, a distanza di 8 anni è già stato registrato un notevole incremento di bambini colpiti da tumore alla tiroide, mentre nell'arco degli ultimi dieci anni la percentuale di popolazione malata è salita al 70%.
Il problema più grave determinatosi in conseguenza del disastro di Chernobyl è senz'altro rappresentato dall'alterazione del patrimonio genetico della popolazione, prevalentemente di quella dei luoghi più prossimi alla zona del disastro. Il patrimonio genetico è seriamente compromesso, e non può migliorare. Abbiamo il timore che quando si riuscirà finalmente a risolvere il problema della assoluta decontaminazione, non ci sarà più nessuno da difendere. Non possiamo non pensare quanto sia grave che i nostri figli nascano con questa tara genetica; non possiamo non pensare che mancano gli alimenti sani, manca l'acqua per bere, manca la salute in tutti i sensi, per ciò che riguarda il futuro delle nostre generazioni.
Non resta che fare tutto quello che possiamo alla ricerca, forse, di una speranza....

Chiedo all'ambasciatore ucraino a Roma, Anatoli Orel:

Signor Ambasciatore, davanti a tanta presa di coscienza, davanti a tanta sofferenza, nessun Governo come quello dell'Ucraina può suggerire agli altri di collaborare per la produzione di energia pulita...

Credo che nel mondo ci siano pochi popoli, come quello ucraino, che possano dare un giudizio sofferto per quello che è accaduto a Chernobyl 10 anni fa.
E comprendendo quella tragedia che abbiamo subìto noi Ucraini - ma che anche altri paesi hanno subìto, sia dell'ex Unione Sovietica che occidentali - comprendendo le perdite, le disgrazie, le malattie e le tristi conseguenze che il disastro di Chernobyl ci ha portato, il nostro giudizio potrebbe essere più ponderato di quelli sentiti in giro...
La prima conclusione che noi abbiamo tratto, dopo il disastro di Chernobyl, è stata di rinunciare all'arma nucleare. L'Ucraina aveva sul suo territorio il terzo potenziale mondiale di armamenti nucleari, ed ha preso la decisione di rinunciarvi. Adesso è in corso il processo di smantellamento, vengono distrutti i missili, vengono smontate le testate nucleari, vengono eliminati i silos... Tutto ciò è una prova tangibile della nostra volontà di chiudere con questo capitolo, di chiudere con le armi di distruzione di massa, armi che possono distruggere non solo un determinato bersaglio, ma tutto il mondo.
Ma quando parliamo della nostra volontà di pace, è necessario avere un atteggiamento ponderato verso il problema nucleare in generale, perché se abbiamo deciso di chiudere con le armi nucleari, noi non vogliamo assolutamente chiudere con l'impiego del nucleare negli scopi pacifici. Nell'Ucraina, priva di altre consistenti risorse energetiche, il nucleare viene usato nelle nostre centrali (ne abbiamo sei). Poco o molto? Secondo noi abbastanza poco, perché l'energia nucleare ci dà circa il 26-30% di tutto il nostro fabbisogno di energia elettrica. Se non sbaglio, in un Paese come la Francia (che pure può disporre di altre opportunità energetiche) questa percentuale è molto più elevata, e credo che arrivi all'80%. Pur considerando che l'uso del nucleare per la produzione di energia elettrica sia per noi indispensabile, abbiamo preso una decisione politica: chiudere la centrale di Chernobyl. Questa decisione presa dal nostro Governo è stata però molto sofferta, perché la chiusura comporta grossi stanziamenti, grosse spese. C'è in noi la speranza che il problema della chiusura non resti solo un problema della Nazione Ucraina, perché quello che è successo 10 anni fa è un avvenimento di importanza epocale, che ha toccato non soltanto l'Ucraina ma tutti gli altri paesi del mondo.
Noi consideriamo che la chiusura della centrale di Chernobyl può essere effettuata, e deve essere effettuata, solo a condizione di una adeguata assistenza anche da parte degli altri Paesi, perché nella situazione in cui versa oggi lo Stato Ucraino, costretto a spendere ogni anno, da 10 anni, dal 6 al 15% dell'intero bilancio statale solo per liquidare le conseguenze di Chernobyl, da solo non può riuscirci. Non credo che esista al mondo un Paese che possa permettersi per 10 anni di sostenere spese così elevate; noi le abbiamo sopportate per 10 anni, e dobbiamo sopportarle ancora per molti anni in avanti.
Chiudendo Chernobyl abbiamo bisogno di energia elettrica alternativa che possa compensare quella parte di energia che viene attualmente prodotta proprio a Chernobyl.

È possibile un accordo da parte di tutti i governi mondiali per impegnare le proprie potenzialità a favore della vita, e non "contro la vita", a proposito del problema nucleare?

Dopo la caduta del muro di Berlino tutti abbiamo cominciato ad occuparci molto di più di problemi nazionali, e questo è giusto, perché dobbiamo risolvere tutti i problemi in funzione dei nostri interessi nazionali, sia dell'Italia che dell'Ucraina. Però, nello stesso tempo, non dobbiamo dimenticare che esistono problemi nazionali che hanno anche una rilevanza "globale", internazionale, come ad esempio, il problema dell'inquinamento della terra. A titolo personale, penso anch'io alla creazione di un certo "Governo Mondiale" quale espressione del coordinamento di tutti i governi del mondo. L'umanità sta oggi di fronte a problemi globali, e prima o dopo dovrà scontrarsi con la loro soluzione. Prima si comincerà e meglio sarà per tutti noi, nell'interesse dei nostri popoli. Per questo l'Ucraina è sempre disposta a collaborare, con l'Italia ma anche con altri Paesi, e spera di apportare un valido contributo a queste ricerche.
Uno dei problemi globali è rappresentato dal dilagare della mafia e del terrorismo nucleare, che vogliono usare il prodotto radioattivo per i loro fini criminali...
È senz'altro un problema impellente, molto importante, che richiede un'azione tempestiva e pronta da parte di tutti i governi. Per quel che riguarda in generale la lotta al terrorismo, il nostro governo è disposto a collaborare con tutti gli altri governi, ed anzi questa collaborazione è già diventata operativa, perché siamo profondamente convinti che il terrorismo non porterà mai trionfi, ma potrà generare soltanto vittime, e noi lo combatteremo con tutti i mezzi disponibili. Io credo che sia necessario unire i nostri sforzi, con una visione del tutto diversa.
L'Ucraina è un paese che ha imboccato la via dello sviluppo democratico, e non abbandonerà mai questa strada: la nostra scelta è stata fatta una volta per sempre. Però vogliamo che questa nostra scelta, questa nostra volontà di essere al pari con altri Stati, con altre potenze, sia sostenuta per quel che riguarda le nostre azioni concrete. L'Ucraina ha scelto la propria strada non per fare conti col passato, ma per andare avanti, insieme con tutti i popoli che aspirano alla pace, all'amicizia alla felicità.

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