
MUTAZIONI BIOLOGICHE

Sensazioni di un naturalista in visita nel perimetro di Chernobyl.

di Orazio Valenti
Nei viaggi precedenti, non è stato lo stesso. Il mio interesse era dedicato alle interviste, alle distruzioni macroscopiche che avevano coinvolto la centrale stessa, ai grandi mezzi da lavoro e militari usati, ai motivi dell'esplosione, le evacuazioni, i sentimenti delle persone ancora residenti e delle famiglie distrutte. I miei piedi hanno più volte calpestato quei luoghi ed i miei polmoni respirato quell'aria spesso ventosa e solcata da nugoli di corvi neri, le mie mani hanno accarezzato gli alberi e le mele mature ma immangiabili, col richiamo degli amici di risalire presto in auto liberando la polvere dalle scarpe. Mi mancava però il contatore, qualcosa che mi collegasse col mondo invisibile e inodore delle radiazioni. Questa volta lo ho portato per essere consapevole della presenza, della Causa del veleno della vita. Ed è stato così che, piano piano, mentre ripercorrevo i campi ed i boschi, quei numerini che variavano sul lettore e poi terribilmente salivano, mi richiamava alla mente intrecci di immagini senza sosta. I terreni intorno, gli alberi, i mezzi, erano stati rivoltati, ricoperti di altro terriccio ed in questo ripiantati nuovi boschetti.
Qua e là, il contatore impazziva, e mi venivano in mente i volti degli scienziati che hanno proposto l'uso di queste forze e dei politici che le hanno usate senza curarsi che fosse innaturale e distruttivo, ed era come se le loro anime fossero lì sotto, cristallizzate dalla angoscia di una coscienza infranta. Il mio sguardo si girava ogni tanto verso il sarcofago del 4° reattore, muraglia grigia sormontata dalla ciminiera che sembra una vedetta ed un monito.
Poi i miei pensieri si sono allargati in tutto il Pianeta, così come le scorie nucleari, insieme ad un contatore che suona il ticchettìo che rompe il silenzio dell'ignoranza, avvisando che uno sciame infinito di dardi sta minando la genetica di ogni substrato biologico per farlo tornare materia cancerogena, prima dell'evoluzione.

Mi richiama dentro l'orizzonte il prof. Nikolay P. Arkipov, biologo, direttore dei lavori scientifici presso la zona, a cui avevo detto. "Prima, il nucleare, era un segreto politico perché produceva plutonio, ora è un segreto delinquenziale per la vendita delle scorie".
Il professore mi vedeva rattristato, e mi racconta come è finito lì.

"Per 35 anni mi sono occupato del problema biologico collegato al nucleare. Prima ho lavorato a Celjabynsk ed ora sono qui da 12 anni. Sono due esempi molto diversi. Celjabynsk era una zona chiusa e segreta e nell'86 sapevamo già tante cose che non avevamo ancora il permesso di pubblicare. Sono usciti circa 2 milioni di Curie con una esplosione momentanea delle scorie e fuoriuscita di Stronzio, un po' di Cesio e Rutenio. È esplosa l'acqua di raffreddamento, il contenitore delle scorie si è riscaldato troppo, l'acqua si è scissa in ossigeno ed idrogeno e sono esplosi portando 80 tonnellate di liquido ad 1,5 Km di altezza. La nube radioattiva è andata verso il Mare Glaciale Artico per 11 ore e basta. Si è creata una macchia di inquinamento elissoidale ben definita. Invece a Chernobyl una gran folla di inesperti hanno vagabondato nei pressi come fosse una fiera, e molti si sono contaminati stupidamente. Sono usciti 50 milioni di Courie con una potenza di inquinamento 100 volte maggiore. I fattori della esplosione sono stati molteplici perché prima è esplosa l'acqua di raffreddamento, portandosi dietro i radionuclidi accumulati, poi gli impianti di comunicazione, poi la grafite che ha bruciato per due settimane, il tutto proiettato ad 1,5 Km di altezza, sparso dai venti in varie direzioni ed inquinando a macchie tutti i paesi europei. Le stesse opere di contenimento hanno aumentato evaporazioni e ricadute di più prodotti. Si temeva che il combustibile del 4° reattore superasse la massa critica calcolata sui 1.500 gradi ed avvenisse una enorme esplosione atomica. Poi i fisici della Università Kurciuatov hanno scoperto che c'era un nuovo minerale, la Cernobilite, che aveva il punto di fusione a 3.000 gradi, per cui è un miracolo che l'esplosione non sia avvenuta. Hanno dunque stabilito che il peggio era passato e mi hanno chiamato dal Governo per ricreare le condizioni agricole.
Ho cominciato ad esaminare campioni di piante ed animali domestici. Mentre a Celjabynsk si erano dovuti uccidere 1.000 capi di bestiame, qui sono stati 300.000. Ho constatato che, oltre alle morti immediate, si sono verificate mutazioni naturali con morte degli embrioni e mutazioni sull'apparato cromosomico, che si manifestano geneticamente nella 2°, 3° generazione".

Domando:
Come considera la concentrazione dell'inquinamento sull'intero Pianeta?

Si è creata una falda stratosferica da cui piovono le sostanza radioattive. Ci sono luoghi del pianeta dove la percentuale di prodotti inquinanti è 40 volte maggiore del fondo naturale, mentre per la norma non dovrebbe superare il doppio. - afferma il professore, abbassando lo sguardo e carezzando con le mani un ramo di pino.

Non tardo a rompere il silenzio e gli chiedo ancora:
Come stanno le piante che vivono qui vicino?

Le ho seguite continuamente. Avevo raccolto vari semi delle piante irradiate ed ho istituito un vivaio nelle serre in funzione fino a qualche anno fa, per preparare piantine da riseminare sui terreni ricoperti da terriccio buono. I vecchi boschi giacciono sepolti e ora ci sono i nuovi boschetti. Questi pini sono già alti due metri, hanno affondato le loro radici nel sottosuolo contaminato ed i risultati sono evidenti non solo per le mutazioni di vario tipo, ma perché stanno seccando.

Ci avventuriamo nel boschetto fitto ed il professore mi racconta:
"Il 27 maggio 1986 siamo venuti nel vecchio bosco a perlustrare la zona e dall'interno del carro armato che ci portava, il contatore esprimeva una radiazione del terreno di 4 Rh/ora. Il bosco in una settimana è ingiallito ed ha perso le foglie. Tutto ciò che era stato avvolto dalla nuvola, dopo di aver dato luogo a cambiamenti di forme, è morto".

Mentre sgusciamo fra gli alberi, faccio delle misurazioni e trovo zone con 7rh. Già da lontano si vedevano molti rami qua e la spogli o con ciuffi di foglie aghiformi molto fitte. I rametti corti, che dovrebbero contenere foglie doppie, le avevano uniche o a gruppi, ed invece di avere la lunghezza tipica di circa 10 centimetri, erano lunghe anche trenta.
Frattanto si era fatta sera ed una nuvolaglia sottile espandeva un colore grigio diafano tutto intorno. Cerco l'orizzonte, ma non so dov'è, si sono già accese le rade luci della zona operativa. Si deve risparmiare. Quella atmosfera mi fa pensare alla nuvola grigia che ha avvolto centinaia di chilometri di terreni, piante, animali, uomini, e non posso fare a meno di ricordare cosa vuol dire Chernobyl:
In ukraino = dolore nero; in russo antico = assenzio.

![[Ali Dorate]](giorna98.gif)

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