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I CIBI TRANSGENICI: RISCHI PER L'UOMO

del dott. Bruno Renzi

[il dott. Bruno Renzi] Il primo Giugno del 1999, i rappresentanti del partito della legge naturale in USA inviavano una lettera al Presidente ed al Vicepresidente degli Stati Uniti, ad ogni membro del Congresso, nonché a cento agenzie governative tra cui la FDA (Food and drug administration).
In questa lettera veniva manifestato un certo allarme per una notizia che era apparsa su alcune delle maggiori testate americane, quali Times, The New York Times, USA Today e Good Morning America.
La notizia era la seguente: Alcuni scienziati della Cornell University avevano osservato una moria di farfalle della specie "Monarca", poiché queste si erano alimentate con pollini delle piante di granturco modificato geneticamente. In questa lettera, i leader del PLN (Partito della Legge Naturale) esortavano il Presidente e le autorità governative competenti affinché la commercializzazione dei prodotti transgenici fosse regolamentata con l'etichettamento e l'introduzione di protocolli di ricerca per garantire la biosicurezza di questi cibi, esattamente come avviene per i farmaci.
La grande maggioranza delle collettività oggi è disinformata rispetto alla introduzione nel mercato di cibi transgenici e rispetto ai rischi che, a breve ed a lungo termine, questi cibi possono manifestare.
La maggioranza è poco informata sui problemi di ordine scientifico, etico e religioso, ed è poco noto che già il 25% del granturco, il 35% della soia, il 50% delle piantagioni di cotone, nonché molti vegetali, sono modificati geneticamente con tecniche del tutto innaturali con enormi rischi per la salute individuale, delle collettività, degli ecosistemi e delle generazioni future.
In questo articolo voglio evidenziare le motivazioni scientifiche per cui il PLN porta avanti sin dal 1995 una campagna contro l'introduzione non regolamentata dei cibi transgenici sul mercato internazionale.
Credo che sia opportuno dare una definizione dei cibi transgenici: si intendono come cibi modificati geneticamente, quei cibi che sono modificati con tecniche che cambiano la biologia molecolare e cellulare di un organismo, le quali non sono presenti in condizioni naturali.
Gli scienziati che sono a favore delle manipolazioni genetiche, spesso affiliati alle multinazionali che producono e commercializzano CMG (cibi modificati geneticamente), affermano che la selettività delle modifiche effettuate sul DNA, consente di controllare il processo e di ottenere specifici e controllati risultati.
In effetti, tutti gli studi negli ultimi cinque anni stanno dimostrando il contrario. Peraltro i biologi molecolari, da tempo impegnanti col "progetto genoma", si sono resi conto che la conoscenza dell'esatta sequenza dei geni, non consente di comprendere o predire l'esatto funzionamento del DNA; essi affermano che qualcosa ancora sfugge alla comprensione scientifica dei principi biologici che governano il complesso funzionamento dell'informazione genetica in natura. Si comprende bene quindi quanto possa essere imprecisa l'informazione di alcuni biologi che "tutto sommato non si tratta altro che di manipolazione attraverso la stessa natura". Il concetto erroneo di fondo è che la sostituzione di un singolo gene, quindi l'inserimento di un gene in una sequenza conosciuta, non altera il funzionamento olistico di fondo del DNA.
La nostra convinzione è che bisogna comprendere il funzionamento integrato del DNA, quindi integrare alla conoscenza biomolecolare, la conoscenza biofisica, riferita alla integrazione degli aspetti vibrazionali connessi alla complessa struttura del DNA e che partecipano alla codificazione dell'informazione che consente il funzionamento integrato del DNA al suo interno e nei suoi processi di derepressione.
Gli Stati Uniti hanno approvato l'introduzione di alcune colture "ingegnerizzate", ad es. granturco e soia, senza alcuna valutazione sui possibili effetti dannosi per l'organismo umano e per gli agro-ecosistemi.
Alcuni paesi europei stanno mettendo in dubbio la biosicurezza di questi cibi e di queste coltivazioni e stanno chiedendo delle misure di controllo all'interno degli accordi internazionali, misure relative all'etichettamento ed alla necessità di protocolli di ricerca sulla biosicurezza prima dell'introduzione sul mercato. Sheldon Krimsky del dipartimento per la politica urbanistica ed ambientale dellaTufts Univberity, cita un esempio illuminante relativo alle false risposte che le biotecnologie possono dare ai problemi complessi dell'agricoltura. Sin dal 1940 gli agricoltori usano come agente pesticida un batterio del suolo noto come Bt, che produce una tossina che ha una funzione insetticida. Quando il gene responsabile della sintesi di questa tossina, viene inserito nel DNA di una pianta, ad es. il granturco, la produzione di questa coltivazione esprimerà una maggiore resistenza agli insetti e quindi questa procedura consentirebbe l'uso di pesticidi meno aggressivi; cosicché l'uso di queste tecnologie o la ingegnerizzazione di alcune coltivazioni è effettuata con finalità positive.
Da una prospettiva diversa e più ampia, ci troviamo di fronte ad un processo tipico che ha informato molti aspetti della ricerca scientifica del nostro secolo, ossia un'impostazione sempre più puntuale del problema che non tiene conto della visione d'insieme. Le conseguenze sono di natura concreta ed inoltre sono sostenute da ragionevoli supposizioni:
1) Gli scienziati della Cornell University hanno scoperto che i pollini di granturco ingegnerizzato con il gene del batterio Bt hanno una sufficiente tossicità tale da uccidere le farfalle della serie Monarca che migrano su quelle coltivazioni.
2) Altri studi dimostrano che questi pollini sono tossici anche per alcuni insetti lacewing, che hanno una funzione di bilanciamento sulla popolazione degli insetti al suolo; l'ingegnerizzazione di queste coltivazioni determina l'alterazione degli agro-ecosistemi in un modo che non consente di prevedere l'evoluzione del sistema in sé.
Ed ancora un'ultima considerazione: il gene inserito nel DNA di una pianta può migrare in altre coltivazioni determinando una resistenza all'aggressione di certi insetti, ma potrebbe anche comportarsi come pesticida nei confronti di quegli insetti che fanno parte di quell'ecosistema destabilizzandolo.
Rispetto all'argomento che stiamo trattando, sono di particolare interesse le considerazioni fatte dal dott. Rama S. Dwivedi, membro dell'"America Board of forensic medicine" e direttore associato della "Northwestern University - Childrens Memorial Hospital's". Egli, insieme ad altri scienziati esprime la sua preoccupazione per il fatto che i membri del Consiglio Nazionale delle Ricerche, un gruppo di 12 membri scelto dall'Accademia Nazionale delle Scienze, gruppo la cui autorità è finalizzata al controllo e alla osservazione dei rischi e dei benefici dei cibi modificati geneticamente, stia sottovalutando il problema a danno dei consumatori. Egli sostiene che alcuni di questi membri siano in rapporto con le aziende che si occupano di biotecnologie ed inoltre non abbiano un'adeguata competenza scientifica per affrontare il problema, cita peraltro alcuni dati importanti:
1) Recentemente, presso il laboratorio della "Arpad Pusztai" è stato osservato che alcuni ratti alimentati con patate transgeniche per 110 giorni, presentavano alterazioni del sistema immunitario e dello sviluppo degli organi interni, nonché processi infettivi, comparati ad un gruppo di controllo alimentato con cibi normali.
2) Si è osservato che il granturco modificato geneticamente altera le difese dell'organismo ed i geni responsabili delle sintesi di enzimi quali il glutine s -transferasi IIIc, l'acetolactosio sintetasi, il licopene ciclasi e l'acetil-co-A-carbossilasi.
3) La stessa BSE, l'encefalopatia spongiosiforme dei bovini, sembra sia connessa all'assunzione, da parte di questi animali, di cibi transgenici, dimostrando quindi una esperienza limitata e la non disponibilità di protocolli di biosicurezza sul piano clinico.
Credo sia illuminante il contributo del prof. Gary Kaplan direttore dell'Istituto di Neurofisiologia Clinica del North Shore University Hospital, della New York University School of Medicine; Kaplan condivide con noi la preoccupazione della commercializzazione dei cibi transgenici, sostenendo la pericolosità potenziale per l'uomo e per le generazioni a venire. Kaplan cita un evento forse poco noto alle comunità internazionali, relativo ad una Sindrome da Eosinofiliae Mialgia, (EMS), conseguente all'assunzione di triptofano prodotto con tecniche di bioingegneria e venduto sui banchi dei supermercati americani come integratore alimentare. Nel 1989 furono descritti 5.000 casi di EMS con alterazioni del sistema immunitario, processi infiammatori ai muscoli, perdita della elasticità della cute e degli organi, dolori articolari e danni al sistema nervoso con compromissione di ordine psichiatrico. Dei 5.000 casi descritti, 40 esitarono in decessi. Il problema centrale in questo caso è evidente: il genoma dei batteri modificati geneticamente e trasformati in fabbriche di triptofano sintetizza anche, come conseguenza dell'alterazione genetica, una minuscola percentuale di una tossina nota come 3-phenylamiloalanina responsabile della sindrome.
Un altro livello del problema, ovviamente connesso al precedente, riguarda l'aspetto politico amministrativo che coinvolge gli organi costituiti che dovrebbero vigilare sulla biosicurezza di quanto viene immesso nel mercato alimentare.
In un decreto della Food-Drug and Cosmetic degli USA, viene affermato che nessuna sostanza potrà essere aggiunta al cibo senza che ne sia stata dimostrata la biosicurezza attraverso protocolli di ricerca; nello stesso tempo la FDA contraddice quanto richiesto da disposizioni governative consentendo la commercializzazione dei cibi transgenici nel modo seguente: "L'Agenzia non è a conoscenza di alcuna informazione che i cibi derivati da questi nuovi metodi differiscano significativamente dai cibi naturali".
Implicitamente si attesta la biosicurezza di questi alimenti e la possibilità di introduzione nel mercato senza controlli scientifici, ignorando peraltro quanto detto dai propri microbiologi e tossicologi quali il Dr. Louis Pribyl ed il Dr. E.J. Matthews della FDA's Toxicology group, i quali affermano che in effetti nelle piante modificate geneticamente possono verificarsi alte concentrazioni di sostanze tossiche e che il processo non è controllabile. Nonostante le considerazioni dei propri esperti e nonostante l'allarme proveniente dalle diverse comunità scientifiche la FDA sfacciatamente afferma che questi cibi sono sicuri per la salute e nonostante le continue richieste di ricerche sulla biosicurezza i politici affermano che questi cibi non richiedono alcuna ulteriore ricerca e che comunque queste ultime sono effettuabili a discrezione delle industrie biotecnologiche. La palese violazione delle disposizioni della US Food-Drug and Cosmetic da parte della FDA, determina l'illegalità di questi cibi. Credo che i consumatori e la collettività abbiano il diritto di essere protetti dall'inserimento di cibi potenzialmente dannosi sul piano individuale e generazionale, per cui necessita ed è da più parti richiesta una più rigorosa legislazione, nonché un'attenta vigilanza da parte degli organi governativi che devono istituzionalmente garantire la biosicurezza degli alimenti in commercio.
Potrei ulteriormente approfondire la questione commerciale di carattere internazionale ma non la ritengo la sede più appropriata. Voglio soltanto fare osservare che gli USA hanno tentato di esportare le produzioni di cibi modificati geneticamente in quei paesi che non hanno sistemi di valutazione adeguati per valutare l'impatto della introduzione di organismi modificati geneticamente negli ecosistemi; nei protocolli di intesa gli USA insieme alle grandi compagnie produttrici non assumono alcuna responsabilità per i possibili danni ed esattamente: "Gli Stati Uniti non assumono alcuna responsabilità né in questi protocolli di intesa né in altri accordi multilaterali per l'ambiente".
È interessante notare come anche le compagnie assicurative stiano rifiutando di assicurare le aziende produttrici di cibi transgenici per i probabili danni che ne possono conseguire su larga scala.
Credo che questi danni siano sufficientemente eloquenti rispetto al problema e non necessitino di alcun commento perché si commentano da soli.
Il Partito della Legge Naturale sin dal 1955 è impegnato in una campagna di informazione presso l'opinione pubblica sui rischi dei cibi transgenici e si è impegnato affinché siano etichettati e siano condotti approfonditi tests sulla biosicurezza.
Concludendo, ci chiediamo come mai la Britsh Medical Association sta chiedendo una moratoria per il commercio dei cibi transgenici? Perché le industrie europee stanno chiedendo insistentemente l'etichettamento di questi prodotti? Come mai il Papa si è preoccupato per le implicazioni di ordine religioso ed etico? Perché l'Austria vuole costituirsi come zona free dalle biotecnologie? Come mai in 1330 scuole del Regno Unito i cibi transgenici sono stati banditi?
Forse loro sanno qualcosa sulla bioingegneria che noi non sappiamo? Fanno qualcosa che noi ignoriamo?

Il Dott. Bruno Renzi è psichiatra presso l'Ospedale Garibaldi di Catania, Presidente sezione regionale del Partito della Legge Naturale, Responsabile area didattica Maharishi Vedic University per l'Italia.

[Ali Dorate]

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