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"VEDERE GLI UFO È UNA SINDROME PSICHIATRICA..."
Stampa Inglese
Agosto 2002


Recentemente, gli organi di stampa inglesi hanno diffuso una notizia che ha, in breve, fatto il giro del mondo. Un non ben precisato "studio" ha sentenziato che: "Vedere gli Ufo è una sindrome psichiatrica".

In questa inappellabile diagnosi, che sembra provenire da qualche organismo affine ai famigerati scettici oltranzisti di comitati e gruppi pseudoscientifici di ben triste conoscenza, si aggiunge: "Avvistare i dischi volanti, incontrare gli alieni, essere rapiti per improbabili esperimenti nello spazio, sono tutti sintomi di una precisa sindrome psichiatrica, quella 'da extraterrestri'".
Il suddetto "studio" inglese avrebbe analizzato il racconto di persone convinte di aver vissuto "incontri ravvicinati", individuando alcune caratteristiche comuni, che sembrerebbero dipendere dalle stesse alterazioni del funzionamento cerebrale.
Ora, non ci vuole molta esperienza in campo ufologico per rendersi conto di come non sia più né plausibile né giusto uscirsene con generalizzazioni da rotocalco come queste. Ma, forse, come in altri casi, è colpa dei giornalisti...
Certo, la componente psicologica è molto importante in questo tipo di ricerche, soprattutto quando si affronta il tema dei "rapimenti" ma l'errore che, a mio parere, si compie è di voler vedere le eventuali sindromi psicologiche o i possibili problemi della personalità di testimoni e soggetti "rapiti" come "spiegazione" dei fenomeni stessi e non, invece, come "concausa", o elemento importante che permetta l'evincersi dei fatti stessi.
Noi non sappiamo ancora con chi si abbia a che fare. Parlo di coloro che stanno "nelle astronavi", coloro, insomma, che dirigono il gioco. Non sono concorde con chi taglia la testa al toro e risponde, troppo affrettatamente che, questi "occulti manovratori" stanno solo nella testa dei soggetti che si dicono vittime di questo o quel problema psicologico. A parte i casi in cui i rapimenti sono stati preceduti da oggettivi avvistamenti di UFO (vedi il caso di Trevis Walton, tuttora non spiegato), ci sono altre considerazioni da fare.
Ci sono fenomeni collaterali, sperimentati dai diretti interessati, come il "missing time", o vuoto temporale, in cui la vittima del rapimento sperimenta del tutto impotente una marcata incongruenza fra il "suo" senso del tempo e quanto gli dice l'orologio al termine dell'esperienza. Inoltre, c'è la ripetitività in senso "ciclico" dei rapimenti, con i rapiti che affermano di essere stati periodicamente sottoposti a tale scioccante esperienza, spesso fin dall'infanzia.
Ma non sarà che le intelligenze sconosciute che stanno a capo del fenomeno dei "rapimenti" si servano anche di determinate patologie o sindromi psicologiche delle loro vittime?
Nell'ormai lontano 1990, si tenne a Las Palmas il Primo Congresso Nazionale di Parapsicologia ed Ufologia. In tale interessante convegno - che ha aperto la strada ad altri, validissimi incontri interdisciplinari tenutisi negli anni seguenti, fino ad oggi, in varie parti del mondo e tendenti a far convergere le energie più "sane" dell'Ufologia di fronte ad una snobbante scienza ufficiale - gli ufologi Javier Sierra e Josep Guijarro hanno presentato le conclusioni dettagliate di un loro lavoro iniziato nell'aprile del 1989. Qui, essi parlarono della "Sindrome D.I.A.N.A", acronimo che significa: "Delirio Individuale da Aggressione Notturna Aliena".
Secondo questo studio, che tra l'altro dimostra l'onesta tendenza degli ufologi a considerare ogni possibile spiegazione, vi sono elementi ben comuni a tutti gli "addotti", che vanno tenuti in considerazione; ma, è bene precisarlo subito, non viene scartata la presenza dello "stimolo esterno", quella matrice "extraterrestre" o "parafisica" da me stesso ipotizzata e sostenuta più sopra. Comunque, le osservazioni degli studiosi ci dicono che i suddetti elementi comuni consistono, principalmente, nella recente modalità del "rapimento in camera da letto". Questo avviene generalmente durante la notte e va anche detto che, nelle camere da letto delle vittime, i fenomeni che essi descrivono costituiscono una certa varietà di "anormalità", come l'apparizione di luci ferme o in movimento o specie di botti o esplosioni ravvicinate. Poi, il soggetto, che si sente quasi subito come irrigidito, immobilizzato muscolarmente, avverte una serie di muti esseri, piccoli e dotati di grandi occhi inespressivi presenti nella camera. Sono esseri glabri e macrocefali. Tali esseri vengono descritti, generalmente, come ostili e, in un tempo imprecisabile, conducono il malcapitato in un altrettanto imprecisabile locale (generalmente una grande sala luminosa) per sottoporlo a tutta una serie di esami medici spesso molto invasivi.
A questo proposito, due sono gli elementi che emergono nella valutazione di questa fase che potremmo definire "medica":

- l'inserimento di "capsule" o specie di chip di monitoraggio finalizzati, a quanto pare, allo scopo di controllare, in futuro il soggetto;
- l'interesse per le parti sessuali e riproduttive, con ispezioni accurate, spesso dolorose, e l'utilizzo di varie pratiche di studio genetico.

Ora, se ci si sposta dall'aspetto fenomenologico diretto a quello dello studio dei soggetti, dal punto psicologico, vediamo che i tratti comuni, riscontrabili dopo l'esperienza del "rapimento", rilevati dai summenzionati ufologi, sono i seguenti:

- Anemia: se essa viene considerata come consequenziale a carenze alimentari, ricordiamo che si possono ingenerare sindromi di "depressione".
- Ansia: consequenzialmente al primo punto, il soggetto diviene spesso irritabile ed aggressivo; inoltre lamenta una crescente insonnia.
- Inibizioni o turbe della sfera sessuale: è interessante, a questo proposito, rilevare come gli ufologi abbiano riscontrato che le reazioni ed i comportamenti psichici degli "addotti" siano molto simili a quelli di chi è stato vittima di uno stupro. D'altra parte, per quanto anomalo e "tecnologico" possa essere, non è poi così strano se la nostra psiche interpreta un caso di intrusione intima "aliena" come uno stupro.
- Tendenza all'isolamento: i soggetti tendono ad isolarsi dal mondo e divengono chiusi e restii.

Qui, torniamo alla mia osservazione iniziale. Se una persona, bendata, riceve una sberla, non può sapere se, a dargliela, è stato un uomo o una donna. Analogamente, non può essere il soggetto vittima di un "rapimento" a sapere se si tratta di qualcosa di "interno" a lui che mette in moto tutta un'esperienza immaginaria o, invece, di "esterno", i cui responsabili "utilizzano" le sue predisposizioni psicologiche alterate.
In altri termini, potremmo paradossalmente dire che, mentre dal punto di vista fisico gli ignoti "rapitori" sembrano prediligere soggetti sani e non malati (come nei casi di mutilazione animale), dal punto di vista psichico, potrebbe essere elemento preferenziale dirigersi verso soggetti che abbiano una qualche "predisposizione" patologica che ne favorisca l'"accesso". Non dimentichiamoci che, nell'universo - come lo concepisco io - il pensiero è energia e noi tutti, esseri viventi e non, siamo, essenzialmente, onde di forma energetiche. Non sappiamo quali "assonanze" possono prodursi dall'interazione di esse, forse, a volte, anche in grado di superare le barriere dimensionali o fra universo ed universo. La nostra psiche, in questo caso, potrebbe essere solo una "mediatrice localizzata" o un imperfetto sistema di difesa...

a cura di Antonio Bruno

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