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QATNA:
COME L'ARCHEOLOGIA RICOSTRUISCE LA STORIA



Edicolaweb
19 novembre 2010

[Veduta aerea di Qatna - 33K .jpg] [Ubicazione del sito - 40K .jpg] [Ricostruzione del lago artificiale - 56K .jpg] [Avori, tavolette, sigilli e impronte di sigillo - 25K .jpg] [Cretula con impronta di sigillo - 43K .jpg] [Orlo di giara con l'impronta di un sigillo - 40K .jpg] [Ciotola e bottiglia - 17K .jpg] [Palazzo reale - 36K .jpg] [Veduta degli scavi - 35K .jpg] [Veduta degli scavi: edifici - 37K .jpg] [Veduta degli scavi: panorama - 53K .jpg] [Veduta degli scavi: particolare - 53K .jpg]
 

[Uno dei pozzi rinvenuti - 43K .jpg]
 

La recente scoperta di un'efficiente lavorazione metallurgica di bronzo e argento nell'antica capitale siriana di Qatna, oggi Mishrifeh, a 160 chilometri da Damasco, ha riportato alla ribalta un sito risalente all'Età del bronzo.

Il luogo, dove si sta scavando da dieci anni, era divenuto col tempo un importante centro metallurgico dell'Età del ferro.
A metà dell'ottocento era stata evidenziata una zona di rovine considerate molto antiche, ma solo nel 1924 furono effettuati i primi scavi grazie all'intervento del conte francese Robert Du Buisson.
L'attuale missione archeologica congiunta tra Italia, Germania e Siria, grazie alle analisi dei sedimenti carsici contenuti nel suolo, ha stabilito che la prima attività umana di tipo stanziale risale a oltre diecimila anni fa.
Per seimila anni il territorio fu sottoposto ad un'intensa attività di disboscamento; nel 4000 a.C., si presentò il primo sviluppo urbano e la nascita di un lago artificiale necessario per venire incontro ai bisogni idrici della zona, sia per uso civile che agricolo.
Le analisi dei pollini rinvenuti nei sedimenti del lago dimostrano che all'epoca le attività per il sostentamento erano soprattutto agricole; notevole la coltivazione dei cereali, fra i quali orzo, grano.
Si coltivava l'uva e le olive da cui si ricavava vino e olio; rilevante l'allevamento di bovini, ovini e suini che forniva latte e carne.
Alla stessa epoca risalgono le costruzioni difensive e architettoniche, oltre ad una eccellente e abbondante produzione di ceramica e manufatti.
Fra i maggiori reperti riportati alla luce ci sono intarsi in avorio, cretule con impronte di sigilli, gioielli in pietre semi-preziose e oro, quindici giare in perfette condizioni, ciotole e altro vasellame.
Sono stati ritrovati due importanti edifici monumentali sul lato del palazzo reale, l'officina del palazzo, un grande ipogeo funerario con doppio ingresso a pozzo e quattro camere funerarie scavate nella roccia della collina calcarea dell'acropoli, oltre ad un pozzo profondo circa sette metri, nell'area meridionale del palazzo probabilmente sacrificale.
Qatna nella prima metà del 2000 a.C. era la più grande potenza regionale nello scenario geo-politico; ma tra il 900 e il 500 a.C. si verificò la graduale decadenza della città che venne integrata nel regno di Hamà. In seguito venne abbandonata per cause idriche e politiche.
I re assiri, infatti, espansero i loro domini fino a conquistare Hamà distruggendola.
Non secondario, appunto, lo stato di degrado ambientale. Alla fine del 2000 a.C. in Siria le precipitazioni si ridussero provocando un calo idrico nel territorio rendendolo arido. L'abbandono dei campi coltivati, il disboscamento dovuto alla necessità di legno innestarono la scomparsa graduale della foresta fluviale e dei numerosi corsi d'acqua presenti nella zona.
La mancanza di vegetazione favorì l'erosione dei suoli agricoli e il conseguente abbandono del luogo.

Daniele Morandi Bonaccossi, ricercatore in Storia e Tutela dei beni Culturali dell'Università di Udine, capo della missione italiana, in una intervista ha sottolineato il ruolo importante che assumono fisica, chimica, biologia, nelle ricerche archeologiche, aprendo nuove frontiere e nuove scoperte.
Attualmente l'archeologia recupera grandi patrimoni perduti senza rinunziare alla ricostruzione delle condizioni di vita del tempo e al rapporto fra l'uomo, l'ambiente e le risorse naturali.
Attraverso la ricerca biochimica siamo in grado di ricostruire il contenuto delle giare contenenti derrate alimentari; attraverso gli esami dei semi carbonizzati e lo studio dei pollini del lago dove sorgeva Qatna è stato possibile determinare il tipo di agricoltura e gli allevamenti del sito.

L'archeologia, quindi, è in grado di portare nuovi elementi di riflessione riguardo al rapporto tra uomo e ambiente ed è quello che si prefigge la missione archeologica di Mishrifeh: ricostruire la storia, le relazioni culturali, la relazione con l'ambiente, l'impianto urbano, il progressivo sviluppo nei diversi periodi storici, il ruolo nella rete commerciale, la sua evoluzione e le strategie di sussistenza economica.

È nato così nel 2005, in collaborazione con l'Università di Padova e l'Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale di Trieste, un progetto basato sull'utilizzo del geo-radar e della magnetometria dell'intera città di Mishrifeh, con l'obbiettivo di creare un parco archeologico estensibile ad altre aree.
Il restauro del Palazzo Reale è stato il primo importante passo verso la realizzazione di questo nuovo parco archeologico.
Il progetto cura con particolare attenzione la formazione di studenti e personale locale specializzato nel restauro di complessi monumentali.
Dal 2006 la Missione siro-italiana, l'Università di Udine, di Milano e di Varsavia, hanno dato vita ad un nuovo progetto internazionale di ricognizione geo-archeologica di superficie della regione desertica compresa fra la Valle dell'Oronte, Qaryatein e l'Oasi di Palmira al fine di ricomporre l'insediamento e l'utilizzo del territorio di quella regione.

a cura di Mauro Paoletti


									

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