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BAALBEK FERITA


Edicolaweb
16 agosto 2006

 
 

Mentre il mondo riscopre i luoghi d’arte e si riversa nei musei e nelle città famose per le loro attrattive artistiche giungono notizie che Baalbek è stata fatta oggetto di bombardamenti, il suo famoso tempio è stato colpito e alcune pietre sono crollate.

Un monumento che è la testimonianza della grande conoscenza tecnologica di un’antica civiltà andata perduta, in grado di erigere costruzioni utilizzando blocchi megalitici in una quantità che si stima superi la cubatura della Grande Piramide. Blocchi come quelli che compongono il famoso Triliton, ritenuti i più pesanti del mondo la cui messa in opera è un mistero insoluto, considerando anche le asperità del terreno.
Importante centro religioso anche per gli antichi romani; gli imperatori percorrevano oltre duemila chilometri per consultare il suo oracolo; un crocevia nella vallata della Beqa’a considerato già nell’antichità una delle meraviglie del mondo.
Il nome ebraico di Baalbek è "Beth-Shemesh", ovvero la "Casa di Shamash", nome semitico del dio sumero Utu.
Tradizioni e fonti arabe ed ebraiche attribuiscono la sua costruzione a Salomone che, insieme ai suoi "Djinn", misteriosi geni, edificò Baalbek per la figlia del faraone; altre indicano nel suo costruttore Caino, che voleva creare un rifugio per i giganti dopo il diluvio.
Nel Vecchio testamento è citata come Baalath; secondo testi musulmani e cristiani maroniti e ortodossi esisteva prima del diluvio.
Un altro mistero lo strato vetrificato che si trova in un livello della superficie della Corte; ovviamente ignota la fonte di calore a cui possono essere state esposte le pietre.
Sopra l’antica costruzione, formata da blocchi che nessuna tecnologia moderna è in grado di porre in opera, i romani edificarono un grandioso tempio con colonne alte trentadue metri delle quali, oggi, ne rimangono solo sei.
Incomprensibili e ingiustificabili i contrasti etnici, politici, religiosi ed economici che sono all’origine dei conflitti civili, degli eventi bellici che espongono al saccheggio e alla distruzione siti archeologici che devono essere considerati e dichiarati, a tutti gli effetti, patrimonio dell’Umanità.
Concetti già ribaditi in altri articoli e meraviglia che a colpirlo siano stati i cannoni di un popolo che tiene molto alle sue origini, alla sua storia, al suo passato. Un popolo atrocemente e barbaramente perseguitato che ha perduto nei lager nazisti sei milioni di individui; un popolo ben consapevole che dove non esiste tolleranza e rispetto verso quanto costruito e tramandato dalle civiltà che ci hanno preceduto non c’è rispetto della propria storia, dei propri valori, delle proprie radici.

Facciamo tutti parte della stessa umanità e non rispettare l’eredità di coloro che hanno tracciato le basi della civiltà, qualunque sia la ragione, non è un’azione civile ma solo una dimostrazione di insensata barbarie.

Anziché rimanere in silenzio a guardare inorriditi tale scempio dovremmo sollevarci ed esprimere la nostra indignazione cercando di impedire che si compiano questi incresciosi fatti.
Al contrario la storia si ripete. Dopo aver aspramente condannato l’eccidio di popoli compiuto da conquistatori e avventurieri senza scrupoli - l’esempio eclatante degli spagnoli di Cortez vale per tutti - si continua a cancellare tutto quello che non siamo in grado di capire e quando lo comprenderemo sarà sempre troppo tardi.

Per chi non lo conoscesse, invitiamo a leggere il nostro articolo "Baalbek: centro di controllo?" pubblicato in queste pagine nel 2003.

a cura di Mauro Paoletti


									

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