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26 DICEMBRE 2004: ODISSEA SULLA TERRA


Edicolaweb
28 Dicembre 2004
Come abbiamo già avuto modo di mettere in luce in un altro articolo, da alcuni anni si è verificato un incremento dell’attività sismica sull’intero pianeta, con le conseguenze spaventose di cui abbiamo precedentemente parlato.

Adesso abbiamo la conferma di quanto detto e l’abbiamo avuta nel modo più tragico.
Lo spaventoso terremoto registrato la notte del 26 dicembre alle ore locali 1:58, al largo delle coste di Sumatra, una delle principali isole dell’Indonesia, ad una profondità rispetto al fondale marino di circa 10 km, è stato registrato con una magnitudo di 8,9° Richter, successivamente corretta dagli esperti in 9,0 gradi Richter, con una potenza di energia emessa dall’evento pari a 1 milione di volte la bomba atomica che ha distrutto Hiroshima.
Questo cataclisma naturale ha pochi precedenti nella storia recente, essendo stato qualificato come il quarto evento sismico per potenza dal secolo scorso e, purtroppo, essendosi verificato sotto la superficie dell’Oceano Indiano ha interessato tutta l’area compresa tra l’Indonesia, l’India, Sri Lanka, Myanmar (ex Birmania), la Thailandia e ancora le isole Maldive, le isole Andamane e Nicobar.
Mentre l’evento sismico di per sé può aver causato vittime o danni nella prossimità dell’epicentro, gli effetti devastanti si sono avuti a causa delle onde anomale che sono state generate dal sommovimento del fondale oceanico.
Inizialmente il maremoto viene generato dalle onde sismiche con un altezza anche di poche decine di centimetri del livello dell’Oceano ma avvicinandosi alle coste, ad una velocità che si stima tra i 500 e i 900 km/h, le onde aumentano in altezza sino a superare i cinque metri e si abbattono con violenza catastrofica, inondando le città e i paesi che si trovano sulle rive, fino a raggiungere e superare i 10 km nell’entroterra.
Gli effetti sono devastanti e tutto ciò che si trova a riva e nell’immediato entroterra viene spazzato via dalla forza dell’acqua marina. Ben pochi manufatti umani restano in piedi nelle zone in cui il maremoto arriva con la maggiore potenza distruttrice.
Le città e i villaggi raggiunti dal maremoto sono stati completamente spazzati via ed è cambiata la morfologia dei litorali sconvolti dallo tsunami. Gli organi di informazione stanno comunicando il bilancio, che continua ad essere provvisorio, una vera e propria ecatombe: le ultime stime parlano di oltre 80 mila vittime, ma l'Onu teme che siano più di 100 mila, con 30 mila dispersi solo nelle isole Andamane e Nicobare.
Ciò che è accaduto la notte del 26 dicembre è un evento epocale che ha sconquassato l’Oceano Indiano. Gli esperti americani hanno anche parlato del fatto che manchi in quella zona del pianeta una rete di "osservatori" che possano avvertire i sismologi e le autorità locali in caso di eventi sismici di grossa portata che possano generare maremoti devastanti come questo. Le osservazioni possono invece essere fatte per terremoti che si verifichino nell’Oceano Pacifico, poiché la zona del Pacifico è sotto controllo da anni (sotto questo aspetto i Giapponesi e gli Americani si sono meglio attrezzati).
Mentre avviene la conta dei morti e dei danni la terra continua a tremare in Indonesia, dove nella giornata di ieri 27 dicembre è stata registrata una nuova scossa di 6,5 ° Richter, mentre nella stessa giornata del 26 erano state registrate altre 15 scosse di assestamento, tutte di magnitudo superiore a 5.
Gli esperti, interrogati sul terremoto del 26 dicembre, hanno parlato di un evento epocale che ha pochi precedenti documentati nel corso della storia umana.
Fra questi si possono annoverare il collasso del vulcano dell’isola Santorini, avvenuto intorno al nel 1400 a.C., che generò un’onda anomala che spazzò via l’isola e che si spostò fino a colpire le coste della Turchia. Alcuni studiosi ritengono che questo evento rappresentò l’inizio del declino della civiltà minoica.
Nell’agosto del 1873 l’esplosione del vulcano Krakatoa, nello Stretto della Sonda, provocò uno Tsunami che colpì la Nuova Guinea, l’isola di Giava e arrivò persino alle isole Mauritius, provocando 36.000 morti.
In epoca più recente si ricordano il terremoto di 7,1° Richter che colpì Messina il 28 dicembre del 1908 provocando un’onda anomala che travolse le coste siciliane e calabresi; bilancio circa 90.000 morti, uno dei più grandi disastri della storia italiana.
Il 1 aprile del 1946 un terremoto di 8,6° Richter colpì la zona dell’Alaska e le isole Aleutine provocando un maremoto che raggiunse le isole Hawaii con onde alte tra i 10 e i 25 metri.
Ancora il 22 maggio del 1960 un terremoto del 9° Richter colpì la costa cilena con un maremoto che fece 2000 morti e raggiunse il Giappone e le Hawaii.
Altri Tsunami avvennero nel 1994 in Giappone, con danni meno gravi e nel luglio del 1998 nell’isola di Papua Nuova Guinea (3000 morti).
Il disastro del 26 dicembre 2004 appare quindi come un evento apocalittico che apre scenari inquietanti per la potenza del terremoto e per le considerazioni che gli esperti hanno fatto in queste ore, rapportate a quanto abbiamo già detto in un altro articolo in cui abbiamo messo in luce l’incremento dell’attività sismica registrato in questi ultimi 5 anni.
In particolare sembra che questo terremoto verificatosi sul fondo dell’Oceano Indiano, provocato dallo scontro tra la zolla eurasiatica e quella indiana, che si muovono alla velocità di circa 6-10 cm l’anno (una velocità notevole dal punto di vista geologico) sia il più forte dal 1965 ad oggi.
La zona in cui è avvenuto il terremoto è quella che delimita le zolle che formano i fondali oceanici tra quello indiano e quello pacifico. In questa zona le zolle si scontrano e vanno in subduzione, cioè si "infilano" tra quella americana, quella indo-australiana e quella eurasiatica. In questo caso l’energia accumulata nel sottosuolo si è liberata sotto forma di onde sismiche con una potenza enorme e l’evento è stato caratterizzato anche dalla frattura della faglia attiva in prossimità della zona di confine tra le zolle coinvolte. Questa frattura ha determinato uno spostamento di circa 30 metri tra le due placche della crosta terrestre, provocato dalla linearità della faglia attiva che ha una lunghezza di circa 1000 km.
Ciò che impressiona di più, e che sembra finalmente aver obbligato gli scienziati ad uscire allo scoperto, sono alcune considerazioni degli studiosi, i quali hanno ammesso pubblicamente che questo terremoto di enorme potenza possa avere degli effetti, seppur minimi, sull’asse di rotazione terrestre.
Forse non è facile rendersi conto di cosa ciò significhi, ma sembra che eventi sismici di magnitudo così elevata possano creare una sorta di effetto "vibrazione" sull’intero pianeta.
Sembra che l’energia liberata da un terremoto così potente possa influire sull’asse terrestre in modo da alterare, anche se in modo impercettibile nella nostra epoca, la sua struttura angolare. Infatti l’angolo di rotazione del pianeta è stato determinato anche dagli eventi sismici che hanno caratterizzato il pianeta nel corso dei circa 5 miliardi di anni che gli si attribuiscono. In particolare, con riferimento all'evento sismico del 26 dicembre, l'Agenzia spaziale italiana ha avuto modo di verificare, attraverso calcoli effettuati tramite la rete mondiale di telemetria laser, elaborati dal Centro Geodetico di Matera, che dopo il terremoto l'asse terrestre si è spostato in modo lineare di circa 5-6 cm in direzione dell'epicentro, subendo un leggerissimo incremento del suo valore angolare. Ciò potrebbe essere stato provocato proprio dallo spostamento di circa 30 metri dell'isola di Sumatra, di cui hanno parlato alcuni geologi americani, a sua volta determinato proprio dalla frattura della faglia in questione.
Per capire come ciò sia possibile basta pensare come esempio ad una sfera in rotazione.
Se, mentre la sfera ruota intorno al suo asse, si spostasse leggermente la sua massa, questo fenomeno influirebbe sul movimento della sfera stessa e quindi sulla sua geometria assiale. Ciò non significa però un cambiamento dell’orbita terrestre, in quanto, affinché cambi l’orbita la potenza del fenomeno in questione dovrebbe derivare da un evento "esterno" al pianeta, come l’impatto con un corpo celeste.
Il fenomeno avvenuto presenta caratteristiche dinamiche interne al pianeta e comunque può influire in una certa misura sull’asse terrestre.
Tale ipotesi è ritenuta attendibile anche dal CNR, anche se si ritiene che le masse in gioco siano talmente ridotte da non poter intaccare la statica del nostro pianeta. Gli scienziati stanno ora cercando di studiare gli effetti che il terremoto disastroso di Sumatra possa aver avuto su altri parametri fisici del nostro pianeta, come il centro di massa e il campo gravitazionale.
Gli studiosi si fermano qui ma resta il fatto che siamo di fronte ad un avvenimento epocale, di quelli che accadono una volta ogni centinaia o migliaia di anni. Un po’ come l’impatto della cometa Schumacher-Levy sulla superficie di Giove avvenuto nel 1994, considerato a suo tempo evento straordinario.
Siamo stati testimoni di una grande tragedia umana che si è accompagnata ad un evento epocale i cui effetti futuri non sono facilmente prevedibili.
Alla scienza il compito di spiegarci un fenomeno che da alcuni anni a questa parte ha avuto una impressionante accelerazione e che potrebbe avere conseguenze in eventi epocali che in futuro dovranno ancora affrontare gli abitanti di questo nostro pianeta.

a cura di Giuseppe Badalucco

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