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IL MATRIMONIO IN CINA E LA SUA EVOLUZIONE
di Leonella Cardarelli
per Edicolaweb


Il matrimonio in Cina ha subìto sincretismi, contaminazioni ed evoluzione. Non si può parlare di un modo unico di celebrare questo rito in quanto la Cina è una nazione immensa in cui vivono più di cinquanta popolazioni ma possiamo parlare di un matrimonio tradizionale.

IL MATRIMONIO TRADIZIONALE IN CINA
Vediamo allora come si è evoluto e celebrato il rito matrimoniale nell'arco della storia.

Nelle civiltà "primitive", siccome c'era bisogno di forza produttiva, le persone vivevano insieme e il matrimonio coincideva con l'incesto.
Quando la banda si trasformò in clan matriarcale l'incesto venne proibito.
Posteriormente il clan matriarcale divenne patriarcale e ci furono i primi cambiamenti significativi: l'uomo si considerava superiore alla donna soprattutto, secondo Corradini (1), a causa dei lavori agricoli (perché la forza fisica dell'uomo nel lavoro dei campi, in confronto a quella della donna, era palese) e le decisioni spettavano a lui. La donna fu considerata un bene privato dell'uomo ed il matrimonio era monogamico (ma l'uomo in realtà, se ricco, poteva avere delle concubine quindi effettivamente si trattava di un'unione poligamica).
Il matrimonio in Cina, dall'epoca arcaica fino a metà del '900, era un contratto di compravendita.
Durante la dinastia Song (960-1279) i matrimoni potevano essere combinati ancora prima della nascita dei figli e potevano verificarsi ancora casi di matrimoni tra parenti. Ci si sposava non per amore ma per motivi puramente economici e sociali perché il valore sociale dipendeva dal matrimonio.

Scrive Broyelle: "Se una donna voleva andarsene, il marito le diceva: 'Che cosa faresti senza di me? Chi ti darebbe da mangiare? Chi coltiverebbe i campi per te? Sogni, chimere che esistono solo nella testa delle sciagurate. Non c'è via d'uscita, il tuo destino è servirmi, come il mio è di servire i proprietari fondiari che sono i privilegiati degli dei.'" (2)

Uno dei motivi fondamentali del rito matrimoniale era la perpetuazione della prole: non dare figli era considerato un peccato perché uno dei valori fondamentali del confucianesimo (3) era garantire la discendenza.
Le bambine potevano essere destinate già da piccole a un uomo che le avrebbe sposate dopo qualche anno (le donne si sposavano giovanissime). La scelta della donna avveniva tramite mediatori, solitamente abitanti del villaggio, di sesso femminile che si recavano a casa della bambina a parlare con i genitori per proporre il matrimonio con un certo uomo. I mediatori erano anche ben pagati! Erano i genitori a decidere il matrimonio. Se la figlia era contraria non poteva fare nulla, non poteva rifiutare di sposarsi. L'unica cosa che poteva fare per evitare il matrimonio era... suicidarsi.
Il matrimonio tradizionale cinese poggia su tre principi fondamentali:
  • il marito può avere solo una moglie e, eventualmente, più concubine;
  • le famiglie con lo stesso cognome non possono sposarsi perché si ritiene che il matrimonio tra consanguinei causi la nascita di figli insufficienti;
  • il matrimonio si decide tra genitori.
Secondo il "Codice civile del matrimonio" in vigore in quel periodo (epoca mancese, 1644-1911) i genitori hanno diritto a decidere il matrimonio dei figli e se essi, per caso, si dovessero sposare senza il consenso dei genitori devono subire ottanta bastonate (quindi morivano).

Il matrimonio ha un'importanza fondamentale in Cina poiché si situa a metà tra nascita e morte. Il giorno del matrimonio l'uomo faceva andare a prendere la donna con una portantina ed accompagnare a casa sua.
La donna non sapeva con chi si stesse sposando, non poteva vedere il suo sposo prima e doveva restare tutto il giorno a digiuno e in silenzio. Si presentava al matrimonio con un velo rosso (colore a tutt'oggi portafortuna in Cina) ornato di gioielli, frange e pietre preziose che le copriva tutto il viso. Questo "velo" si chiama "cuffia ornata di fenici" e sembrava proprio un gioiello. Era utilizzato soprattutto dalle donne nobili e denotava il loro status.
Il nome cinese del velo è "fengguan". Secondo gli antichi il fengguan poteva servire sia a nascondere la timidezza della sposa, sia ad allontanare dalla donna gli spiriti maligni.
Un altro oggetto tipico delle spose nobili era una mantella ricamata chiamata "xiapei". Xiapei significa in lingua cinese "nuvole rosa" e la mantella aveva questo nome perché su di essa erano ricamate nuvole rosa.
Anche le donne non nobili utilizzavano nei loro matrimoni il fengguan e lo xiapei ma ovviamente erano fatti di altri materiali, non pregiati. Gli uomini non nobili, di contro, indossavano abiti di moda.
In occasione del matrimonio veniva appeso alla porta di casa, o su un oggetto della camera nuziale, un pezzo di carta rossa con su inciso il carattere "doppia felicità" (cioè felicità per la famiglia dell'uomo e della donna). Gli amici e i parenti lanciavano cereali agli sposi, allo stesso modo in cui noi oggi lanciamo il riso.
Il giorno del matrimonio bisognava onorare la terra, i genitori e gli antenati (il culto degli antenati presso la Cina è antichissimo).
La donna poteva avere un solo marito. L'uomo invece oltre alla moglie poteva avere anche delle concubine (cioè delle amanti ufficiali che solitamente provenivano da classi povere ed erano scelte direttamente da lui). Solitamente gli uomini importanti avevano più concubine, mentre i servi avevano un matrimonio strettamente monogamico. Le concubine venivano ad acquisire un loro status e avevano gli stessi doveri di una moglie legittima ma, anche se davano figli maschi, non prendevano mai il posto della moglie ufficiale - a cui dovevano obbedire - e chiamavano il loro uomo "signore" mentre la moglie lo chiamava "marito" (stessi doveri ma non stessi diritti).
In genere i figli delle concubine, se maschi diventavano servi, se femmine divenivano a loro volta concubine o, in casi fortunati, venivano sposate da un uomo non molto ricco. Le concubine stesse quando si ammalavano o invecchiavano venivano mandate via. Non c'erano molte alternative.

Secondo "Il libro dei riti" (I millennio a.C.) il matrimonio è composto da sei fasi:
  • dopo che gli intermediari hanno svolto il loro compito, la famiglia dell'uomo invia doni alla famiglia della donna;
  • se la famiglia della donna accetta lo sposo, l'uomo manda gli intermediari a informarsi sul nome della giovane e sul giorno, mese, anno e luogo di nascita in modo da poter fare previsioni e verificare se l'unione è compatibile;
  • se le previsioni danno un responso positivo, ci si fidanza;
  • l'uomo invia i doni ufficiali a casa della donna;
  • la famiglia dell'uomo e quella della donna si consultano per stabilire la data del matrimonio;
  • l'uomo manda a prendere la donna a casa e ci sposa.
Dopo essersi sposati l'uomo non può mandare via la donna di casa a meno che questa non compia uno dei "sette peccati", che sono i seguenti:
  • non dà figli;
  • commette adulterio;
  • non onora i suoceri;
  • ruba;
  • parla troppo e dà opinioni personali;
  • è invidiosa o gelosa;
  • è gravemente malata;
Se una donna fa dei figli e successivamente si ammala può comunque essere mandata via. Non può essere mandata via se:
  • non ha più una famiglia;
  • è diventata ricca;
  • sono morti i genitori del marito (in caso di lutto la donna è costretta a restare tre anni a casa senza avere alcun contatto col mondo esterno).
Quando il marito moriva, la donna non poteva sposarsi di nuovo. L'uomo invece sì. Il matrimonio in Cina non si può decontestualizzare dalla condizione (purtroppo triste) della donna in Cina.
Riporto un frammento dal libro "La metà del cielo" di C. Broyelle (il testo esamina il movimento della liberazione della donna in Cina durante l'epoca di Mao Tse-Tung) per dare un'idea di questa connessione:

Avere una figlia non era certo un dono del cielo per i poveri. Fortunato chi poteva "fidanzarla" presto perché scaricava il mantenimento sulla futura famiglia. In cambio di un giaciglio, del cibo e di botte, la sua funzione era quella di servire tutta la famiglia dall'alba a notte tarda... Comodo! Più tardi doveva dare dei figli al marito; con un po' di fortuna poteva poi far subire a sua nuora ciò che aveva patito lei stessa. (4)

Le donne cinesi erano assolutamente contrarie ai matrimoni combinati e questo, in fondo, è comprensibile. Tuttavia non bisogna pensare a loro come donne passive perché nella loro sfortunata situazione esse hanno mostrato, nel corso della storia, una grande forza d'animo e facevano di tutto per manifestare il loro dissenso, arrivando non di rado a suicidarsi pur di non passare la loro vita con un uomo che non amavano e a subire maltrattamenti ed umiliazioni.

In un caso simile ["nei matrimoni combinati"] non si domanda il consenso dell'interessata. Certo, protesta un po' ma basta legarla, metterla in una portantina, farla trasportare a casa del marito, metterle in testa una corona da sposa per la cerimonia, dopo di che la si chiude nella camera nuziale e l'affare è fatto. [...] Abbiamo visto molte vedove rimaritate così: alcune piangono e urlano, altre vogliono suicidarsi, altre fanno uno scandalo al momento della cerimonia, rifiutano di adorare gli dei e arrivano fino a mandare in pezzi i candelabri nuziali. Ma la cognata Siang-lin ha agito in modo diverso. Durante il tragitto non ha fatto altro che urlare e gridare ingiurie [...], non si riusciva a farla prosternare per adorare gli dei e tuttavia ci si erano provati in tre. [...]. Un attimo, per inavvertenza, allentarono la stretta e allora ahimé, non va a battere la testa [...] e si fa una grossa ferita [...]? Non si riusciva a fermare il sangue [...], continuava a sanguinare. Infine [...] riuscirono a rinchiuderla con il marito nella camera nuziale dove continuò a insultarlo... Ma poi ahimé... Scosse la testa, abbassò gli occhi e tacque. (5)

In realtà anche gli uomini potevano essere contrari ai matrimoni combinati in quanto le nozze spesso avvenivano davvero troppo precocemente (i bambini potevano sposarsi anche a sette anni e per sfuggire spesso fuggivano di casa). Corradini però evidenzia che il riscatto della donna risiedeva nel piacere sessuale:
Questa [la teoria del "ch'i"] impediva all'uomo di trarre piacere dall'atto sessuale, consentendolo invece alla donna. Ed in questo par di vedere una rivincita che il sesso femminile ha preso, in Cina, della sua riduzione in servaggio. (6)

Fino alla fine dei Ming (1368-1644) nella celebrazione dei matrimoni bisognava essere molto semplici, invece con i Qing (1644-1911) ci fu una maggiore ostentazione del lusso. La portantina che con i Ming era in seta blu con quattro palline appese (le palline erano la metafora dei pesci, simbolo di longevità) divenne ancora più lussuosa, con specchio e ricami vari.
Nella dinastia Qing la donna riceveva in regalo delle oche e durante la cerimonia il sacerdote legava con i capelli le mani degli sposi. C'era una regola: se uno dei genitori degli sposi moriva, il matrimonio poteva essere consumato solo dopo tre anni dal decesso.
Dopo la cerimonia nuziale gli sposi erano vittima degli scherzi da parte degli amici.

Mao Tse-Tung nel 1919 prese in considerazione la protesta delle donne contro i matrimoni combinati e scrisse un articolo i cui si impegnava ad abolirli. (7) Da questo momento in poi ci fu un radicale cambiamento dei matrimoni. Le donne iniziarono il loro movimento di liberazione, si unirono in federazioni, stabilirono i loro diritti ed iniziarono a denunciare i maltrattamenti subiti dai mariti. Il movimento di liberazione è strettamente connesso con la rivoluzione in quanto la loro condizione derivava dalla situazione economica ma anche dalle tradizioni e dalla mentalità. Oggi c'è ancora chi si sposa in modo tradizionale e può accadere che si scelga la data del "sì, lo voglio" con l'aiuto di un astrologo. Ad esempio l'anno del gallo è considerato poco fortunato per sposarsi, infatti è chiamato anche "anno della vedova".

LA CINA INCONTRA L'OCCIDENTE: COME È CAMBIATO IL MATRIMONIO
Dagli anni '30-'40 del '900 gli intermediari iniziarono ad essere invisi alle donne. Alcuni matrimoni si svolgevano persino segretamente pur di sposarsi per propria volontà. Sempre più coppie decisero di sposarsi per amore.
Così col passare del tempo, con i rapporti con l'Occidente e con l'espansione economica avvenuta soprattutto con Deng Xiaoping dal 1976 in poi, i cinesi decisero di celebrare il rito all'occidentale, con abito bianco. Le famiglie popolari invece continuavano a sposarsi in modo tradizionale ed alcune lo fanno ancora. Da un lato si cercava di imitare l'Occidente, da un lato si voleva restare uniti alla tradizione cinese.
Le sei fasi del matrimonio ora diventano tre e mescolano tradizione e modernità:
  • dopo che l'uomo ha scelto la donna, amici o parenti vanno da lei a chiedere la mano;
  • se la donna concede la mano, ci si fidanza. La famiglia dello sposo manda una certa somma di denaro a casa della sposa secondo la propria disponibilità economica. Questa somma verrà restituita dalla donna insieme ad un cappellino e un paio di scarpe;
  • Ci si sposa. Se la famiglia è tradizionalista si onorano la terra, il cielo e gli antenati. Si beve del liquore scambiando il calice: l'uomo beve dal calice della donna e viceversa.
Un elemento nuovo che testimonia il cambiamento del matrimonio é la fotografia, cioè farsi fare foto ricordo per immortalare il giorno delle proprie nozze. La foto era sempre in bianco e nero e oltre alla portantina si poteva andare a prendere la moglie anche in automobile.
La prima a farsi fotografare il giorno del suo matrimonio fu l'imperatrice Cixi della dinastia Qing.
Negli anni '49-'50, sotto il regime di Mao Tse-Tung hanno fine i matrimoni combinati.
Jung Chang, in "Cigni selvatici", descrive così il matrimonio dei suoi genitori, due funzionari del Partito comunista, sposati nel '49:

«Mia madre doveva abitare nei locali della Federazione e per sposarsi doveva ottenere la sua autorizzazione. [...] Supponendo che non ci sarebbero stati problemi, i miei genitori fissarono la data del matrimonio per il 4 maggio, giorno del diciottesimo compleanno di mia madre. Quel giorno mia madre prese il suo rotolo di coperte e biancheria da letto e i suoi vestiti, accingendosi a trasferirsi nell'alloggio di mio padre. Indossava il suo abito preferito, che era bianco, con una sciarpa di seta celeste. La nonna rimase sbigottita: non si era mai vista una sposa che si recasse a piedi a casa dello sposo. L'uomo doveva mandare una portantina a prenderla. Andare a piedi per una donna era segno che valeva poco e che il marito non la desiderava. "Ormai chi bada più a queste cose?" ribatté mia madre mentre legava insieme le coperte. [...] Fin dal momento in cui nasceva una figlia femmina, la madre cominciava ad accantonare il corredo per lei. Seguendo l'usanza, il baule di mia madre conteneva una dozzina di trapunte rivestite di raso e cuscini con anatre mandarine ricamate sopra, nonché tende e una mantovana ricamata per un letto a baldacchino. Tuttavia mia madre considerava superata e pomposa la cerimonia tradizionale. Tanto lei quanto mio padre volevano sbarazzarsi di quei rituali antichi, che per loro non avevano niente a che fare con i sentimenti. Per quei due rivoluzionari, l'amore era l'unica cosa che contasse.
["Non si erano potuti sposare in quel giorno stesso"] A maggio inoltrato arrivò finalmente il permesso per il matrimonio. Non vi fu nessuna cerimonia nuziale [...], tutti si sedettero a mangiare la polpa di granchio fresca che il Comitato Cittadino di Partito aveva mandato per festeggiare. I comunisti stavano tentando di instaurare abitudini frugali in fatto di matrimoni, che per tradizione erano occasioni di enormi spese, del tutto sproporzionate rispetto alle possibilità della gente. [...] I miei genitori mangiarono datteri e noccioline, che si offrivano in occasione dei matrimoni a Yan'an, e della frutta secca chiamata "longan", un simbolo tradizionale di unione felice e di figli maschi.» (8)

Nella fase di grandi rapporti con l'Unione sovietica cambiò anche il modo di sposarsi. La donna per le nozze indossava un'uniforme abbottonata a doppio petto (detta "uniforme di Lenin") oppure un abito dallo stile occidentale. Gli uomini indossavano un completo blu, nero o grigio che aveva un colletto chiuso e quattro tasche esterne. In questo periodo il matrimonio era ridotto all'essenziale: bastava che gli sposi si riunissero e si faceva una foto ricordo nella quale la donna, per simulare una posa, si metteva le trecce davanti (le trecce in Cina simboleggiano la bellezza femminile).
Negli anni '60 e '70 l'abito nuziale dei cinesi era verde militare o blu, da cui il soprannome di "formiche blu". Sul certificato di matrimonio veniva raffigurata la testa di Mao e le sue citazioni. In questo stesso periodo sparisce definitivamente la figura dell'intermediario.
Nel 1976 muore Mao Tse-Tung e a lui succede Deng Xiaoping. Siamo negli anni '80: gli sposi finalmente decidono autonomamente che tipo di abito indossare e ci si sposta in automobile.
Arriviamo così agli anni '90 in cui ci si sposa "all'europea" (in chiesa e con abito bianco) e nascono molte agenzie matrimoniali.
Oggi, nel XXI secolo, gli uomini tendono a sposare donne molto giovani per potersi assicurare una discendenza. Ci sono casi in cui uomini di ottant'anni o di sessanta sposano donne al di sotto dei trent'anni.
Il matrimonio è considerato sacro per i cinesi! L'uomo quando decide di sposarsi sceglie la donna in base all'aspetto, l'età, l'istruzione, lo stato civile (possibilmente nubile) e il carattere (in ordine di importanza). Ovviamente lo stato sociale è ancora fondamentale. L'uomo preferisce una donna che abbia un livello di istruzione superiore o uguale al suo mentre la situazione economica non è molto rilevante.
La donna, a sua volta, sceglie l'uomo innanzitutto in base alla posizione economica e le piacerebbe che suo marito svolgesse una professione d'avanguardia, ad esempio nel campo dell'informatica o della finanza. Anche la donna vorrebbe che il suo futuro marito abbia un'istruzione più elevata della sua e che, possibilmente, non abbia già un figlio.
Economicamente oggi si spendono molti soldi per un matrimonio in Cina e questo è dovuto anche all'innalzamento del livello di vita.
Le agenzie specializzate offrono vari sevizi: fotografi, cameraman, automobili di lusso, vestiti confezionati su misura, servizio di maquillage della sposa, acquisto di dolci, distribuzione degli inviti. Tutte queste spese vengono sostenute dagli sposi. Le spese per pagare l'agenzia sono molto onerose: in un solo giorno può andar via lo stipendio di un intero anno sia degli sposi che dei loro genitori. Per il matrimonio si può arrivare a spendere fino a 200.000 yuan (cioè 18.500 euro). Le statistiche dichiarano che negli ultimi vent'anni, con il boom economico, le spese per il matrimonio si sono moltiplicate per cinquanta.
In occasione del matrimonio i genitori di solito offrono del denaro come simbolo di avvenuta parentela. Anche gli amici possono offrire del denaro come regalo di nozze, inserito in una busta rossa (anche nell'era di Internet le tradizioni più antiche vanno sempre rispettate: il rosso, in un modo o nell'altro, non può mancare in un matrimonio cinese!). L'usanza degli scherzi non è più in voga anche perché dopo la cerimonia c'è il viaggio di nozze. Si parte subito dopo la cena, consumata in un ristorante oppure a casa.
Tuttavia anche oggi i matrimoni non sono tutti uguali: c'è ancora chi vuole fare cerimonie sobrie e può esserci anche chi decide di non festeggiare affatto.
Ma una volta sposati... come funziona il matrimonio dei cinesi? Ultimamente, a giudicare dalle statistiche, i matrimoni cinesi non vanno benissimo: le donne non si sentono soddisfatte dei mariti e cercano consolazione altrove; così sempre più mariti, non fidandosi delle proprie mogli, ricorrono ai test del DNA quando queste sono in dolce attesa e purtroppo il 20% delle volte il figlio risulta essere di un altro. (9)
Anche i casi di divorzi sono aumentati: dal 2002 al 2005 si sono addirittura triplicati ma bisogna riconoscere che l'aumento dei divorzi non riguarda solo la Cina.
Nelle campagne la situazione non è delle migliori: vi sono ancora matrimoni combinati e molte donne si suicidano a causa dell'eccessiva insoddisfazione. La "All chinese world federation" ha ammesso che di tutti i suicidi femminili che avvengono ogni anno nel mondo, ben il 56% riguarda donne cinesi.

IL CONTRIBUTO DELLE LEGGI E DEGLI INTELLETTUALI
Nel 1830 Kang Youwey, in epoca Qing, propose una serie di riforme seguendo il modello giapponese. Lottò per il diritto di liberalizzazione delle donne, proponendo l'abolizione della fasciatura dei piedi, che si realizzò definitivamente nella prima metà del '900. Kang Youwey sosteneva che uomini e donne avevano i medesimi diritti, tuttavia il concubinaggio permaneva ed era da lui stesso praticato.
Le cose iniziarono a cambiare dopo la guerra dell'oppio in quanto i cinesi iniziarono a prendere da modello gli inglesi, le cui donne erano molto emancipate.
Liang Qichao era un intellettuale della dinastia Qing, dello stesso periodo di Kang Youwewy. Studioso di umanistica, dedicò molti suoi saggi ed articoli alle donne. Inoltre tendeva a mettere in risalto i lati negativi dei matrimoni in età precoce.
A cavallo tra i due secoli, grazie all'attività degli intellettuali, nacquero molte riviste (che purtroppo non sono sopravvissute alle rivolte contadine e alla Rivoluzione culturale) che trattavano di queste riforme e davano spazio alla situazione femminile. Una di queste riviste fu denominata "Il giornale delle donne" ed era curata proprio dalla moglie di Liang Qichao e dalla figlia di Kang Youwey.
Nel 1950, con il Presidente Mao, viene promulgata la prima "Legge sul matrimonio" grazie alla quale si aboliscono i matrimoni combinati. Mao ha imposto anche la monogamia e la possibilità di divorziare. Viene abolito il concubinaggio, tuttavia non tutti hanno provato il sapore di questi cambiamenti: nelle campagne il matrimonio combinato non è scomparso del tutto.
Con la possibilità di divorziare, vengono sciolti moltissimi matrimoni combinati. La legge sul divorzio, dapprima molto complessa, oggi invita marito e moglie a trovare una soluzione amichevole per spartirsi beni e figli.
Fino al 2003, quando si presentava la richiesta di matrimonio, bisognava presentare congiuntamente un attestato di buona salute e l'autorizzazione del datore di lavoro. Ciò comportava delle complicazioni poiché se le future spose non erano ben accette dal datore di lavoro non ci si poteva sposare. Da allora, con una nuova legge, basta presentare carta d'identità e documento di residenza per potersi sposare.
Nel Gansu, sono stati accettati anche i matrimoni transessuali purché certificati con un documento che attesti la nuova identità e il cambio di sesso. (10)
Nella regione nord-orientale di Jilin, a causa di un forte declino delle nascite, è stata approvata una legge che permette alle donne con più di vent'anni di ricorrere alla fecondazione artificiale pur non essendo sposate.

Note:
1. Cfr. Corradini, in Lanciotti, pag. 51.
2. Cit. Broyelle, pag.172.
3. Il confucianesimo è un'antica tradizione filosofica e morale cinese.
4. Cit. Broyelle, pag. 168.
5. Sin, L. "Littérature chinoise", n.4, 1971, cit. in Broyelle, pag. 169.
6. Cit. Corradini, in Lanciotti, pag. 53. Il "ch'i" è il termine con cui i cinesi designano la carica vitale, l'energia che abbiamo dentro di noi e che in Oriente si regola con lo yoga e il qi gong.
7. In questo articolo, citato in Broyelle, pag. 169-171, Mao sosteneva che se molte donne si toglievano la vita a causa dei matrimoni combinati la vera colpa non era delle famiglie ma della società cinese in sé e per sé.
8. Cit. Chang, pag. 161-165.
9. Cfr. Musorrafiti, in cinaoggi.it.
10. Cfr. Musorrafiti, in cinaoggi.it.

Bibliografia:
Broyelle, C. (1973), "La moitié du ciel", Editions Denoel/Gontier, Paris; trad. it. (1974), "La metà del cielo", Bompiani, Milano.
Chang, J. (1991), Wild swans, Globalflair Ltd; trad. it. (1994), "Cigni selvatici", TEA, Milano.
Lanciotti, L. (a cura di) (1980), "La donna nella Cina imperiale e nella Cina repubblicana", Leo S. Olschki editore, Firenze.

Saggi e articoli:
Musorrafiti, D. (2005), "Un miliardo e trecento figli unici (maschi)" in cinaoggi.it.

Webgrafia:
"I cinesi, il matrimonio e l'amore" in tuttocina.it.
"Il matrimonio e la sua evoluzione in Cina" in italian.cri.cn.

Altre fonti:
"Corso di Sinologia", Facoltà di Lettere e Filosofia, Perugia, A.A. 2007/2008.

leonellacardarelli@virgilio.it

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