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DAL MONDO ETERNO...

 
STORIA E MITOLOGIA DEL POPOLO CELTICO

di Leonella Cardarelli
per Edicolaweb

 

IL POPOLO CELTICO
Non è semplice parlare dei Celti in quanto si tratta di un popolo ancora oggi avvolto dal mistero. Storicamente li collochiamo nel I millennio a.C. ma le origini di questo popolo sono sicuramente molto più antiche. Geograficamente essi occupavano le zone a nord delle Alpi, l'Inghilterra, l'Irlanda, la Francia (soprattutto quella settentrionale) ed ebbero contatti con i Greci e i Romani. La loro cultura era, per alcuni versi, la medesima di quella delle altre popolazioni nordiche (Germani, Vichinghi, Norvegesi) da cui ereditarono, ad esempio, l'uso delle rune.
Dei Celti abbiamo poche testimonianze, alcune sono presenti nel De Bello Gallico di Giulio Cesare e in altre fonti classiche.
I Celti non erano barbari, tutt'altro, erano un popolo civilissimo, pacifico, ed erano molto legati alla natura; questo loro aspetto viene sovente associato a quello dei nativi americani.
La società celtica era una società molto aperta, infatti le donne godevano di ampia libertà e il divorzio era consentito. Le donne ricoprivano ruoli professionali molto avanzati, come ad esempio Brigh, una famosa donna-giudice irlandese, o molte donne ambasciatrici nonché dedite alla satira. Una druida molto famosa è Boudicca (Boadicea), conosciuta come una comandante di guerra delle tribù britanniche meridionali nel 61 d.C. Vi erano molte regine guerriere, come Medb del Connacht. A conferma di questa libertà delle donne celtiche abbiamo il saggio di Plutarco "Sulle virtù delle donne".
I Celti, che politicamente erano piuttosto anarchici, per la loro civiltà così avanzata e fiera erano molto rispettati e stimati, anche dai cristiani con i quali entrarono in contatto successivamente. Essi non edificavano templi poiché per loro la natura stessa era un tempio. Boschi, alture, laghi, stagni, sorgenti erano tutti luoghi in cui ci si poteva mettere in contatto con il divino. Luogo sacro per eccellenza era il bosco, coniugato ad un profondo rispetto per l'acqua.
Moltissime piante venivano ritenute sacre; tra le principali la quercia e il vischio. I Celti associavano la quercia al principio maschile ed il vischio a quello femminile. Il vischio era sacro in quanto mettendo le foglie nuove in inverno simboleggia la rigenerazione della vita. Questa pianta simbolica è arrivata sino a noi. A Natale si usa baciarsi sotto il vischio ma noi non sappiamo il perché: il vischio era sacro presso i Celti e questa sacralità è rimasta.
I Celti consideravano la natura la madre sacra di tutti i viventi. Per loro tutte le forze della natura, anche le più sconvolgenti, erano una manifestazione di quella energia che tutto crea e tutto distrugge. Il mondo dei Celti non aveva dualità, non faceva distinzione tra sacro e profano, materia e spirito, corpo e mente: tutto veniva ricondotto ad un unico principio. Inoltre nella cultura celtica non esistono miti di creazione poiché loro vedevano il divino in termini ciclici, cioè il tutto è in continua evoluzione. Il principio unico ed increato veniva designato con il termine Oiw e simboleggiato con il Sole.
Nella civiltà celtica ci si curava con le piante, la musica, la danza, la cromoterapia e si credeva nel potere terapeutico di determinate acque. I Celti erano infatti bravi medici, curavano i lebbrosi con bagni terapeutici e contro i reumatismi avevano una sorta di sauna, cioè un bagno d'aria bollente. Avevano anche inventato dei giochi da tavolo, tipo gli scacchi e giochi con i dadi o con i gettoni da gioco. Le testimonianze ci arrivano da resti archeologici in Britannia e in Irlanda.
L'Irlanda, terra madre dei Celti, ha avuto vari nomi. In "Miti e leggende dei Celti" di Michael Foss leggiamo il seguente passo:

«Il primo nome dato a questa terra fu "Isola dei boschi", che le fu attribuito da un guerriero del popolo di Nin, figlio di Bel. Tre volte, invero, l'isola si ricoprì per intero di boschi, come dice il poeta: "Tre volte Eire si ricoprì completamente e tre volte si spogliò del tutto". Il secondo nome fu "Terra ai limiti del mondo", e il terzo fu "Isola nobile". Al tempo dei Firbolg portava quest'ultimo nome. Il quarto nome fu "Eire", che viene da quello di una regine dei Tuatha de Danann che si trovava sull'isola all'arrivo di Mil. E il quinto e sesto nome venivano anche questi dalle regine dei Tuatha de Danann, e cioè "Fodhla" e "Banbha".
Il nome successivo fu "Inis Fall", l'isola di pietra, a intendere la pietra del destino che i Tuatha de Danann avevano portato con sé. Era una pietra tabù perché rombava sotto la persona destinata a divenire re quando l'assemblea degli uomini si riuniva a Tara. Ma non ha più rombato dal tempo di Conchobor perché i falsi idoli del mondo sono stati messi a tacere quando è nato Cristo. Il nome successivo è stato "Isola delle nebbie"; in seguito fu chiamata "Scotia" e poi "Hibernia" e dopo ancora "Irlanda". Questo significa Terra di Ir; costui era il figlio di Mil e fu il primo uomo del clan dei milesi a essere sepolto nell'isola. Si dice che i greci chiamassero quest'isola Ogygia che vuol dire "la terra più antica" ed è un nome appropriato perché è molto, molto tempo che essa è stata abitata per la prima volta. (...) Sono state le tre figlie del malvagio Caino ad abitare per prime l'Irlanda. (...) Poi venne un numero di donne pari a tre volte cinquanta e tre uomini. Rimasero nell'isola quarant'anni fino a che furono colpiti da una pestilenza e morirono tutti in una settimana. Dopo ciò l'Irlanda rimase deserta per duecento anni fino a che venne il Diluvio.» (1)

Vorrei soffermarmi su quest'ultima frase che, secondo me, è di vitale importanza per poter comprendere appieno la cultura celtica. Se i Celti erano un popolo pacifico perché vi sono molti Celti guerrieri? E perché in alcuni libri leggiamo che i Celti erano soliti fare sacrifici umani? E cosa significa che "l'Irlanda rimase deserta per duecento anni fino al diluvio"? Qui ci si riferisce al diluvio universale, catastrofe da cui prese forma la Terra con i continenti così come noi li conosciamo oggi, come la storia ci insegna. Il diluvio universale viene menzionato nei miti e nelle leggende di quasi tutte le popolazioni del mondo. Prima della nostra storia c'è stata un'altra storia, c'è stata un'altra conformazione terrestre con un'altra razza umana, la razza atlantidea. E alcune popolazioni atlantidee sono sopravvissute al diluvio ma dopo la catastrofe non erano più come prima: si erano involute. Ad esempio i Maya e gli Aztechi erano quasi perfetti nell'epoca atlantidea mentre dopo il diluvio (cioè nella nostra storia) noi li conosciamo non solo come bravi astronomi e costruttori ma anche per i loro sacrifici cruenti. Io credo che la stessa cosa sia valsa per i Celti. Ritengo che anche i Celti abbiano conosciuto due epoche: un'epoca di semi perfezione in Atlantide e un'epoca di involuzione nell'epoca della razza aria (che è la nostra razza). Non a caso il calendario celtico ha affinità con quello maya: i Maya avevano due calendari (alcuni dicono tre), di cui uno era lo "haab" (corrispondente all'anno solare) in cui si faceva distinzione tra giorni fausti ed infausti. La medesima distinzione era operata anche dai Celti, già dal calendario di Coligny (I secolo a.C.) che distingueva tra "mat" (giorno fausto) e "anm" (giorno infausto). Il calendario maya, noto per la sua perfezione si sostiene derivi dalla conoscenza atlantidea e, vista la connessione con il calendario celtico, non è azzardato congetturare la medesima origine per i Celti.
Nonostante vi siano delle mappe (la più famosa è la mappa di Piri Reis) che ci indicano la conformazione geografica della Terra prima del diluvio (anche se è difficile verificarne l'attendibilità) nessuno può dire con certezza, almeno finora, come fosse la Terra nell'epoca atlantidea ma a quanto pare l'Irlanda era un'isola anche prima, molto probabilmente più grande.

LA MITOLOGIA CELTICA
La mitologia celtica ci è stata tramandata da fonti classiche e da monaci irlandesi che hanno messo per iscritto i dati tramandati oralmente: ciò vuol dire che queste informazioni possono essere state travisate.
Le divinità celtiche sono molto simili a quelle greche, cambia solo il nome. Ad esempio Giulio Cesare associava il dio celtico Lugh a Hermes (che corrisponde al dio romano Mercurio). Altri personaggi numinosi furono invece assimilati dal Cristianesimo, come la dea Brigit, da cui nacque Santa Brigida. La sacerdotessa della dea Brigit era Camma, un'eroina celtica della Galazia.
Anche l'albero che noi addobbiamo a Natale è un ricordo delle popolazioni nordiche: il paganesimo germanico e scandinavo, infatti, comprendeva l'usanza di adornare un abete rosso con ghirlande, luci e dolciumi. La Chiesa ha cercato di contrastare questa usanza ma invano.
Ci sono comunque altre analogie con il Cristianesimo, questo perché vi fu, alla fine dell'impero romano, una sintesi tra cultura nordica e cultura cristiana. La mitologia celtica fu assorbita da quella cristiana che ne ereditò alcune figure numinose. Le popolazioni nordiche infatti festeggiavano l'equinozio di primavera (che corrisponde alla nostra Pasqua); il mondo presenta la forma di un uovo e presso queste popolazioni esso è associato alla frantumazione e a qualcosa di nuovo (il che simboleggia quindi la rinascita, la resurrezione). Questa rigenerazione è rappresentata dalla dea Ostsara (in tedesco Ostern, in inglese Easter, cioè colei che viene dall'est, il che ci fa supporre un contatto con i popoli orientali). Così come noi festeggiamo il Natale, i Celti festeggiavano il solstizio d'inverno. È ormai piuttosto noto, infatti, che Gesù non è nato il 25 dicembre e che questa è una data simbolica con cui si ricorda il giorno del Sol invictus. Secondo i Celti, durante il solstizio d'inverno rinacque il dio Yule (che sarebbe il nostro Gesù).
Un'altra analogia è quella tra Adamo ed Eva ed Ask ed Embla, rispettivamente il primo uomo e la prima donna (secondo la mitologia nordica) creati da Odino, tramite un soffio. Peter Berresford Ellis, in "Il segreto dei druidi" ci ricorda che la mitologia celtica ha molte affinità con quella indù, infatti leggiamo che "i druidi rappresentavano per i Celti ciò che i bramini rappresentavano per i popoli indù" (2).
La mitologia celtica non era improntata su un dio Padre (come il Cristianesimo) bensì sul culto della dea madre. Per i Celti la dea madre era Danu (che significa acqua dai cieli), da cui poi prese nome il Danubio. Questa è un'analogia con l'induismo: per gli indù la dea madre è Ganga, cioè il Gange (l'acqua è simbolo femminile per antonomasia). Peter Berresford Ellis ha congetturato che se l'acqua era per i Celti il simbolo del principio femminile, il principio maschile molto probabilmente era rappresentato dalla quercia.
L'equivalente gallese di Danu è Don, che troviamo in alcuni nomi di fiumi gallesi come Dyfrdonwy e Trydonwy. Molto probabilmente è dal nome Danu che prese l'appellativo il popolo dei Tuatha de Danann perché quando i Celti si sparsero per l'Europa essi si dichiaravano figli di Danu.
I Tuatha de Danann erano un popolo molto esperto di magia. Michael Foss scrive che i Tuatha de Danann erano i discendenti di Iobat, il terzo capo delle gente di Nemed, partito dall'Irlanda. Sembra che i Tuatha de Danann abbiano imparato le loro arti magiche in Grecia, i Greci le hanno apprese dagli Indiani che hanno proprio un testo sacro dedicato agli incantesimi, l'Atharva Veda.
Un'altra analogia con l'induismo sta nel linguaggio. L'irlandese antico è molto simile al sanscrito e anche ad alcune lingue nordafricane. Ad esempio i tesi sacri indiani si chiamano Veda, termine che significa conoscenza. La parola "druido" deriva da "dru-vid", "vid" è la radice di Veda.
Si afferma che alcune popolazioni celtiche non si cibassero di volatili. Non si sa di preciso il motivo ma molto probabilmente era per lo stesso motivo presente in culture animiste e sciamaniche che considerano i volatili animali intermediari tra cielo e terra.
I Celti, molto probabilmente in epoca atlantidea, avevano il dono della chiaroveggenza e molte altre virtù che noi non possediamo più, come l'apertura del terzo occhio. Essi erano a conoscenza del fatto che oltre alla parte esterna e visibile dell'uomo ve n'è una più interna, cioè l'essenza. Credevano, inoltre - secondo alcune fonti classiche - nella reincarnazione. I Celti ponevano poche barriere tra il visibile e l'invisibile e sostenevano che l'Aldilà fosse accessibile anche ai vivi.
Nella mitologia celtica un elemento molto importante è il drago. Il drago ha una forza bivalente: aiuta e distrugge. Esso rappresenta una parte di noi, precisamente i nostri "difetti" psicologici: l'eroe deve uccidere il drago per liberare la fanciulla nella torre cioè la nostra coscienza intrappolata. Per diventare eroi bisogna vincere le proprie passioni e debolezze, cioè il drago che è in noi. I difetti, però, vanno superati in un certo modo perché servono a farci capire qualcosa, quindi devono essere compresi e non giudicati negativamente. Talvolta il drago rappresenta la materia, da cui bisogna gradualmente e sapientemente distaccarsi.
Chiunque abbia modo di avvicinarsi alla mitologia celtica (e nordica in generale) può facilmente notare che in essa vi è una certa componente notturna e tragica, per questo si parla sovente di "crepuscolo degli dei". Invero il concetto di crepuscolo degli dei, presente anche nella mitologia norvegese, è ben più complesso. Il crepuscolo degli dei si definisce con la parola "Ragnarok", termine composto da "Ragna" e "Rok". Si tratta di due vocaboli islandesi traducibili con "destino ineluttabile": è cioè la visione profetica della fine dell'universo, molto simile all'Apocalisse dei cristiani. Nel dodicesimo secolo gli Scaldi (poeti norvegesi) aggiunsero alcune sillabe, quindi invece di "Ragnarok" si ebbe "Ragnarokkr", tradotta ambiguamente con "crepuscolo degli dei".

I DRUIDI
La civiltà celtica comprendeva una classe sociale molto importante: i druidi.
Secondo Plinio la parola "druido" deriva dal greco "druz" che significa "quercia". Gli storici hanno invalidato questa ipotesi ma non sarebbe improbabile, visto che la quercia era ritenuta sacra. I druidi sono conosciuti come sacerdoti ma invero erano molto di più: erano uomini di conoscenza, in particolar modo si dedicavano alle leggi della natura e le tramandavano all'aperto e oralmente; proprio per questo è molto complesso ricostruire il pensiero e il misticismo dei druidi: non ci hanno lasciato nulla di scritto.
Alcuni sostengono che i druidi tramandavano i loro precetti oralmente per il fatto che probabilmente non conoscevano la scrittura ma questa ipotesi è sicuramente falsa perché in Gallia c'era l'alfabeto greco e le popolazioni nordiche, come i Celti, conoscevano anche l'alfabeto runico. Invero i druidi preferivano la forma orale in quanto temevano che le loro conoscenze potessero cadere in mani sbagliate. La forma scritta venne adottata solo allorquando iniziò la sintesi con la religione cristiana e questo fu il primo segnale del declino della splendida civiltà celtica.
Nei loro insegnamenti i druidi tramandavano la conoscenza della natura, le sue energie telluriche e cosmiche e le sue leggi. I druidi insegnavano inoltre a venerare gli dei a non commettere ingiustizie e a mantenere sempre una condotta virile, così come un druido dichiarò allo storico Diogene Laerzio. Il primo druido ad essere considerato tale dai Gaelici fu Amairgen.
Ad Aimargen vengono attribuite tre poesie (il tre era il numero sacro per i Celti) delle quali una rappresenta una visione filosofica come quella di Krishna nella Bhagavadgita indù. Oltre ad Aimargen vi sono stati naturalmente altri druidi come Partholòn, leader della terza mitica invasione in Irlanda, che aveva tre druidi: Fios, Eolas e Fochmarc, questi nomi significano tutti "conoscenza".
La figura dei druidi era pregnante nel mondo celtico infatti essi esercitavano anche una funzione politica ed erano al vertice della piramide sociale. I drudi potevano possedere anche delle "specializzazioni" ed essere quindi sacerdoti, astrologi, maghi, uomini di scienza. Naturalmente vi erano druidi e druide.
La tradizione celtica, infatti, è molto esplicita circa l'esistenza di donne druide, chiamate "bandruaid" o "banfhlaith" o "banfhilìd".
Alcuni sostengono che i druidi non fossero necessariamente dei bravi astronomi ma si deve tener presente che in queste civiltà antiche i saperi erano tutti collegati e c'era una forte coesione tra astrologia ed astronomia, quindi un druido esperto di astrologia conosceva sicuramente anche l'astronomia. Non a caso altre fonti sostengono esattamente il contrario, cioè che i druidi possedevano larghe competenze astronomiche.
A onta di chi sostiene che quella dei Celti non può essere definita una civiltà, possiamo asserire che grazie ai druidi quella dei Celti non solo era una civiltà ma anche un vero impero, unificato dal druidismo e dalla classe sacerdotale.
Secondo antichi storici il druidismo si sviluppa in Britannia ed in Gallia dove questi uomini di conoscenza avevano una grande fama come filosofi già dall'inizio del II secolo a.C. Abbiamo testimonianze dei drudi da parte di Cicerone, Giulio Cesare e Diodoro Siculo. Quest'ultimo, parlando dei druidi, li considera proprio dei filosofi.
I riti dei druidi sono particolarmente interessanti poiché palesano le analogie con il cristianesimo. I druidi, infatti, avevano una forma di battesimo. Il termine "battesimo" deriva dal greco "baptizein" e vuol dire "immergere". Presso i Celti il battesimo si chiamava "baisteadh geinntlidhe", termine associato probabilmente ai concetti di pioggia o protezione (si noti che il termine "geinntlidhe" possiede al suo interno la sillaba "TL" che significa acqua e che ritroviamo nel nome Atlantide). Il battesimo prevede la purificazione per mezzo dell'acqua e questo rito non è una peculiarità del Cristianesimo ma è un rito antichissimo, che accomuna le religioni più distanti, come quelle dell'India, del Giappone e dell'America centrale, di Roma, della Grecia. I Celti precristiani avevano un vero e proprio culto dell'acqua quindi dobbiamo accettare l'idea che è stato il Cristianesimo ad adattarsi alla religione celtica e non viceversa.
I Celti, inoltre, avevano il rito di camminare sul fuoco, anche questo molto antico, utilizzato nelle religioni più antiche per stimolare visioni e stati psichedelici. I Celti imponevano di effettuare la camminata sui carboni ardenti per provare la propria innocenza.
Tra i vari rituali druidici abbiamo quello del taglio del vischio da una quercia sacra, rituale che ci è stato tramandato da Plinio il vecchio. Il taglio si effettuava attraverso un falcetto nel sesto giorno di luna insieme al sacrificio di due tori bianchi. Plinio è l'unica fonte che espone argomentazioni in merito a questo rito, che è simile anche ad un rito egiziano. Tra l'altro il sacrificio di un toro bianco esisteva anche nel mithraismo (3). Il toro bianco sta ad indicare la conoscenza, la perfezione, la razza primordiale che si sostiene veniva da un'isola bianca denominata "Svita Dvipa", un'isola esistente nell'età della perfezione, prima che l'asse terrestre si spostasse (l'asse terrestre che si sposta simboleggia l'involuzione della razza umana) e che si trovava nei pressi dell'attuale Polo Nord. Quest'isola è conosciuta in Grecia come isola di Thule, in Tibet come Shamballah (anche se Shamballah è nota anche per essere la capitale del regno sotterraneo, Agarthi), presso i Celti come Isola dei beati, in India come Isola bianca. L'Isola bianca è descritta come un'isola con molta nebbia. Molto probabilmente corrisponde anche alla famosa isola celtica di Avalon, magico luogo noto appunto per le sue nebbie (4). Lily Familiari Ayo scrive:

"I protagonisti principali delle leggende sono i mitici Tuatha de Danann. Come per i Nativi Americani, le parole usate dai Celti per raccontare la storia dei loro antenati sono precise e difficilmente fraintendibili: 'I Tuatha de Danann arrivarono in Irlanda dal cielo avvolti in una nebbia. Vennero in Eire, esseri brillanti di luce, in nubi di fumo e lampi. Venivano dalle stelle gli Dei d'Irlanda.' Dalle stelle... in nubi di fumo. (...) I Tuatha de Danann raggiunsero le coste avvolte dalle nebbie per nascondersi" (5).

Tramite lo studio di Lily Familiari Ayo apprendiamo che i Tuatha de Danann erano esseri stellari, cioè degli dei venuti dal cielo avvolti dalle nebbie, con la funzione di aiutare gli uomini. Sulla collocazione geografica di Avalon vi sono teorie divergenti: alcuni la situano in Scozia, altri in Irlanda o nelle isole del Blest oppure a Glastonbury. Una leggenda celtica sostiene che a Glastonbury si dicesse che ad Avalon vi abitassero le nove vergini della dea Bridget per tener accese le nove fiamme al servizio della dea e delle terre. Bridget era figlia della grande dea madre celtica Danu da cui presero nome i Tuatha de Danann. La tribù di Danann dunque veniva dalle stelle o da Avalon? Questo è un mistero insolubile.
Leggiamo ne "Il segreto dei druidi" Plinio aggiungere che "I Celti definiscono il vischio (viscum) per mezzo di un nome che nella loro lingua significa che cura tutto" (6) ma questa etimologia non è proprio attendibile anche perché il vischio non è una pianta indigena irlandese.
Peter Berresford Ellis sostiene che "con l'affermarsi del cristianesimo il termine generico druido cominciò a subire una corruzione, a essere connesso con la società pagana e applicato soltanto a stregoni, maghi, poeti di stampo profetico e bardi" (7).
La letteratura si è adattata a questa aberrazione del termine e si è diffusa un'idea aberrante ed aberrata dei druidi che erano, invero, degli intellettuali.

LE RUNE
Il metodo divinatorio celtico era basato sulle rune, cioè su simboli utilizzati come lettere dell'alfabeto e utilizzate altresì per invocare divinità e per predire il futuro.
Le rune non sono di origine celtica ma di origine germanico-scandinava e furono introdotte tra i Celti tramite i Vichinghi intorno al 100 a.C. Sono considerate a tutt'oggi un efficace metodo divinatorio perché basato su simboli (i simboli penetrano direttamente nell'inconscio, il loro messaggio è subliminale) e vengono utilizzate anche nella magia wicca.
Le rune venivano incise per lo più su pietre ma anche su argilla, metallo e legno. Il vero significato delle rune è molto profondo e per questo non si può trasportare completamente nella mentalità dei giorni nostri, infatti originariamente ogni runa rappresentava un intero universo concettuale. La parola "runa" significa, non a caso, "segreto" e chi era in grado di interpretarle veniva considerato molto potente.
Abbiamo testimonianze delle rune nell'opera "Germania" di Cornelio Tacito, il quale asserì che le divinazioni compiute con le rune erano molto più evolute delle altre.
Esistono tre sistemi runici: il "Futhark" più antico (ventiquattro rune), il "Futhorc anglofrisone" (ventinove o trentatré rune) e il "Futhark" più giovane (sedici rune). La parola "Futhark" deriva dalle prime sei lettere dell'alfabeto runico antico, ad ogni lettera corrisponde un suono e il suono delle prime sei lettere forma la parola Futhark. È interessante notare che alcune lettere del nostro alfabeto (ad esempio f, u, r, c, h, i, s, b) hanno una certa somiglianza grafica con i simboli runici corrispondenti a queste stesse lettere (ad esempio la runa corrispondente al suono B è graficamente uguale alla nostra B, solo che è un po' più "appuntita").

LA LEGGENDA DEL GRAAL
Uno degli elementi che più ha contribuito ad ampliare la fama del popolo celtico è la leggenda del Graal, di cui partirono alla ricerca i dodici cavalieri della Tavola rotonda.
Sulla simbologia del Graal vi sono teorie divergenti: considerato oggetto sacro nella poesia medievale, esso è visto in Francia come un recipiente (precisamente un calice) contenente un'ostia, nell'ultima cena contiene il sangue di Cristo; in Germania (nel "Parsifal") è una pietra miracolosa che dona eterna giovinezza; nella Gerusalemme celeste indica la suprema felicità celeste e terrena.
Il Graal può rappresentare altresì il percorso di una vita, il cammino spirituale dell'uomo ed esistono ancora tantissimi altri approcci. L'attribuzione di una o di un'altra accezione dipende dalla coscienza del singolo individuo: il Graal, infatti, è conquistabile solo dall'uomo puro e in questo senso l'oggetto sacro simboleggia il grado supremo di evoluzione spirituale.
Molti studiosi hanno focalizzato la loro attenzione sulla componente femminile del Graal: esso, infatti, inteso come calice-coppa-contenitore (cioè nella sua rappresentazione più diffusa) rimanda palesemente alla forma di un utero e quindi alla donna (8). Anticamente la donna rivestiva un ruolo di capitale importanza all'interno della società, soprattutto in quella celtica, perché vista come generatrice di vita: non a caso prima della diffusione del politeismo greco si adorava la Dea Madre (o Grande Madre). La donna, però, dà vita solo se fecondata e posteriormente, quando si scoprì il ruolo dell'uomo (sperma) la donna perse gran parte della sua importanza, infatti oggi Dio è inteso come maschio (nel Cristianesimo stesso si parla di Dio Padre).
A questo punto è bene quindi sottolineare che il Graal ha in sé non solo l'elemento femminile ma anche quello maschile: in alcune leggende esso è legato alla lancia che ferisce e fa sgorgare il sangue e la lancia è simbolo maschile per eccellenza. La lancia, però, così come la spada e l'ascia, spezza e ferisce e quindi indica anche la purificazione.
Il Graal è dunque un androgino: possiede l'elemento maschile (sperma, come sostenuto anche da Dan Brown) e femminile (utero). Esso rappresenta il tutto, l'origine della vita, la riconciliazione degli opposti, l'unità.
Il Graal è apparso anche tra i vari pittogrammi dei cerchi del grano e in questo caso va inteso come simbolo della conoscenza ermetica, cioè di una conoscenza superiore. Simbolo della conoscenza è anche il Sole, con il quale il Graal ha in comune l'androginia: il Sole in alcune civiltà assume un aspetto maschile (ad esempio nella mitologia greca era rappresentato dal dio Apollo), in altre assume un aspetto femminile (presso gli stessi Celti e Germani).
Un'altra analogia è quella con lo sciamanesimo: anche lo sciamano, quando si veste da donna, assume sembianze androgine, come fa notare lo studioso Markale.
Nonostante questo aspetto androgino, nel Graal continua comunque a prevalere la valenza femminile e il legame con culture ed aspetti non cristiani.

STONEHENGE
Nel 2005 sono apparsi 250 pittogrammi (cerchi nel grano molto complessi) in Inghilterra, nazione maggiormente colpita da questo evento precipuamente nelle zone di Stonehenge, Silbury Hill e Avebury. Come mai proprio in queste zone e non in altre?
La spiegazione risiede nel fatto che queste località sono molto particolari poiché sono dei centri di energia, basti pensare che Stonehenge è legata alla leggenda di Mago Merlino e che l'11 luglio 1992 fu trovato ad Ogbourne (nel Regno Unito) un crop circle che aveva una somiglianza sorprendente con il complesso di Avebury.
Stonehenge è chiamata anche "il ballo (o la danza) dei giganti" perché era grazie al ballo che Stonehenge si manteneva in vita, sia fisicamente che energicamente, vale a dire che a Stonehenge ci si ricaricava di energia con il ballo. Altre fonti sostengono, per converso, che la denominazione "la danza dei giganti" ha un'altra accezione, identificando con quest'espressione il complesso di pietre in cui si sarebbero trasformati alcuni giganti tramite un incantesimo di Mago Merlino durante un ballo.
Goffredo de Monmouth afferma che Mago Merlino, che era un druido, il druido della saga arturiana, prese le pietre con cui si dice abbia costruito Stonehenge da una località detta Uisneach, conosciuta anche coma Monte Killaraus, collegata a leggende druidiche. Le pietre sarebbero state portate a Uisneach dall'Africa da una tazza di giganti (sicuramente gli atlantidei visto che gli atlantidei erano dei giganti). Merlino avrebbe portato le pietre in Britannia sotto ordine di Uther Pendragon, padre di re Artù, il quale voleva utilizzare queste pietre a fini curativi.
Nel mondo esistono dei luoghi energetici e se essi vengono visitati consapevolmente ci si può ricaricare. Stonehenge è proprio uno di questi luoghi. Circa la sua costruzione sono state avanzate molteplici ipotesi. Solitamente vi si attribuisce il significato di santuario del culto solare ma molto probabilmente lo scopo era quello di prevedere le eclissi solari e lunari. Determinati studiosi hanno infatti alimentato la tesi che la direzione degli allineamenti delle costruzioni sia stata fatta in base alla direzione del Sole all'alba e al tramonto nei solstizi e negli equinozi. A questo proposito ogni pietra equivale ad un giorno, ad un mese, ad una stagione e ad un anno. Se questa interpretazione fosse esatta ci troveremmo di fronte ad un vero e proprio calendario astronomico, creato da veri scienziati che sono stati in grado di elaborare calcoli molto complessi.
C'è dell'altro: a Stonehenge vi è un monolite e se una persona si posiziona al centro di Stonehenge il 21 giugno (solstizio d'estate), osservando quel monolite alto circa quattro metri e mezzo, nota che la sommità di quella pietra coincide con l'orizzonte e in quel giorno il sole appare proprio sulla sommità della pietra.
Sembra sia stato John Smith il primo, nel 1771, a constatare tale coincidenza.
Il mistero di Stonehenge è a tutt'oggi aperto: il suo popolo è scomparso improvvisamente senza lasciar tracce e le pietre utilizzate sono molto particolari per quel tipo di area geografica.
Monoliti e cerchi nel grano si trovano in prossimità di allineamenti speciali, detti "linee legge" o semplicemente "linee delle energie". Non a caso i monoliti contengono quarzo, che è un ottimo canalizzatore di energia. Questi allineamenti funzionano da canalizzatori delle energie terrestri, tuttavia tali energie non sono misurabili con le nostre leggi fisiche ma esclusivamente con la psiche o il subconscio oppure si possono intercettare con la verga da rabdomante o il pendolo.
Come affermò Ermete Trismegisto ne "La tavola di smeraldo", "Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare i miracoli della cosa una". Quest'affermazione somiglia molto al "come in cielo, così in terra" del "Padre nostro" della religione cattolica.

DA DOVE VENGONO I CELTI?
I Celti si dichiarano discendenti degli Iperborei, cioè la razza che ha preceduto i lemuri a cui poi sono succeduti gli Atlantidei. Gli Iperboerei derivavano, a loro volta, dai Polari, così chiamati perché dicevano di esser stati portati dalla stella Polare.
I Polari vivevano nella calotta polare ma forse vi vivevano anche gli Iperborei e anticamente queste zone forse non erano state ancora rivestite dal Circolo polare artico.
I Polari insegnavano la scienza del magnetismo e la canalizzazione delle energie (ad esempio la funzione dei menhir e dei dolmen era proprio quella di canalizzare energie e creare luoghi di forza), vivevano nell'isola di Thule (cioè l'isola bianca summenzionata, Svita Dvipa) nel periodo corrispondente al Cenozoico e Mesozoico, dove i libri di storia non vedono la presenza dell'uomo. Erano dei giganti (un adulto della nostra razza corrisponde ad un femore dei Polari) ed in realtà sono stati ritrovati anche i loro resti ma nessuno ce lo viene a dire...
I Celti conoscevano la natura ed il cosmo nella sua interiorità, infatti nelle fiabe celtiche abbiamo molti giganti, gnomi, elfi, folletti: non si tratta di invenzioni né di fantasia bensì di ricordi, poiché questi esseri esistevano davvero nel loro mondo e forse esistono ancora ma noi non li riusciamo più a vedere.

Note:
1. Foss, M. (1995) pag. 9-10.
2. Berresford Ellis, P. (1994) pag. 50.
3. Religione persiana che poi si è diffusa tra i greci e i romani, si può dire che il mithraismo è identico al cristianesimo.
4. Su Avalon cfr. wikipedia.org.
5. In "Tuata de Danann".
6. Berresford Ellis, P. (1994) pag. 175.
7. Berresford Ellis, P. (1994) pag. 325.
8. Sulla connessione tra Graal e femminilità cfr. Shinoda Bolen, J. (1994).

Bibliografia:
- Berresford Ellis P. (1994) - "The druids", trad. it. (2002) "Il segreto dei druidi", ediz. Piemme Pocket, Casale Monferrato (AL).
- Cerinotti A. (a cura di) (1998) - "I Celti", Demetra, Colognola ai Colli (VR).
- Duvall J. (2001) - "Stonehenge e l'antica civiltà dei Druidi", Lito-Rama, Napoli.
- Caland M. (1997) - "Voorspellen met runen", Uitgeverij Schors, Amsterdam - Olanda; trad. it. (2000), "Rune", Xenia edizioni, Milano.
- Foss M. (1995) - "Celtic myths and legends", Michael O' Mara Books Ltd; trad. it. (1997) "Miti e leggende dei Celti", Newton & Compton editori, Roma.
- Shinoda Bolen J. (1994) - "Crossing to Avalon", Harper Collins Publishers; trad. it. (1998) "Passaggio ad Avalon", ediz. Piemme, Casale Monferrato (AL).
- "Dizionario dei simboli" (1993) ediz. Piemme, Casale Monferrato (AL).

Saggi e articoli:
- Cardarelli, L. - "I Maya tra misteri e profezie".
- Cardarelli, L. - "Il significato dei cerchi nel grano".
- Cardarelli, L. - "La simbologia del Graal".
- Familiari Ayo, L. - "Tuatha de Danann".

Altre fonti:
- Conferenza "I Celti", tenuta dal C.E.A. (Centro studi dell'autoconoscenza) a Popoli (PE) il 12/9/05.
- Conferenza "I Celti", tenuta dal C.E.A. a Popoli (PE) il 18/9/05.

leonellacardarelli@virgilio.it


									

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