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ELETTROMAGNETISMO E CERVELLO

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Con tali presupposti il Cazzamalli dette l'avvio alle sue ricerche volte, come egli stesso le definì ad indagare "...sui fenomeni elettromagnetici radianti dal cervello umano in correlazione a particolari condizioni funzionali cerebro-psichiche e precisamente a stati di intensa attività psicosensoriale".
Bisogna però essere onesti: ammessa senza dubbio l'esistenza di campi elettromagnetici correlabili all'attività cerebrale e in particolar modo di quelli legati ad intensi stimoli emotivi, essi dovrebbero avere un'ampiezza alquanto, limitata, tale da essere sommersi da ben più intense perturbazioni elettriche - di varia natura - così da non poter essere percepiti che a breve distanza. Ma tutto ciò è in contrasto con quel si conosce dei fenomeni telepatici apparentemente non influenzati dal fattore distanza.
Nulla però ci vieta di ipotizzare l'esistenza di un meccanismo di autoregolazione, nell'ambito dell'encefalo, in base al quale l'effetto della distanza (affievolimento del segnale) o della limitata potenza di emissione verrebbero opportunamente compensati.
Un sistema del genere, d'altra parte, viene regolarmente impiegato in un qualunque ricevitore radio ed è appunto denominato "Controllo Automatico del Guadagno" (CAG), dove il termine "Guadagno" ha il significato di "Amplificazione" dei vari stadi del ricevitore da tale circuito controllati. Siamo abbastanza vicini ad un processo di controreazione - quando si affievolisce il segnale aumenta l'amplificazione e viceversa - del tutto simile a quello conosciuto come bio-feedback o "controreazione biologica". Ne abbiamo ampiamente trattato nel recente "Manuale di Psicotronica sperimentale".
Il Cazzamalli era stato preceduto da alcuni esperimenti effettuati nel 1923 dal russo Lasareff il quale aveva condotto studi sull'emissione di onde elettromagnetiche dagli organismi viventi e aveva sottoposto una sua relazione all'Accademia Sovietica delle Scienze, intitolata "Sulla funzione periodica dei centri nervosi e sulle onde elettromagnetiche che accompagnano la funzione nervosa".
In tale relazione Lasareff sosteneva che "...la teoria ionica dell'eccitazione mostra che i centri nervosi devono funzionare periodicamente e che questa funzione dipende dalle reazioni periodiche che si producono nelle cellule nervose... (tali variazioni) devono essere accompagnate da variazioni periodiche della forza elettromotrice. Come sappiamo, dopo la teoria elettromagnetica di Maxwell, le variazioni della forza elettromotrice devono essere accompagnate da onde elettromagnetiche...".
Considerazioni del tutto simili furono fatte anche dal dottor Nicola Brunori nel suo libro "Istinto e Intelligenza. Metapsichica e vita delle forme".
"L'energia che è perduta nei processi catabolici - egli scrisse - è in parte radiante, qualche volta nello spettro visibile come negli organi luminosi (ad esempio nelle lucciole. N.d.A.) ma in genere essa è compresa nelle radiazioni invisibili con frequenza minore, ossia con onda più lunga (onde radio, quindi. N.d.A.)."
"Queste radiazioni - prosegue il Brunori - sono in parte assorbite dalle molecole vicine e in parte emanate nello spazio circumambiente, caratterizzando l'energia umana, che secondo gli studiosi moderni può giungere ad impressionare il sistema nervoso del soggetto o a rivelarsi in apparecchi adatti per riceverla."
E più avanti: "...Perché accordare alla lucciola la proprietà di emettere delle radiazioni sotto forma di radiazioni luminose e perché rifiutarsi di accordare ad altri insetti (magari anche all'uomo! N.d.A.) l'emissione di altre radiazioni al di fuori della gamma delle vibrazioni luminose, per conseguenza invisibili ai nostri occhi e non atte ad essere percepite con l'aiuto dei nostri sensi?".
Perché mai, dunque, la cosiddetta "ipotesi elettromagnetica" non ha trovato largo consenso tra gli studiosi dei fenomeni telepatici?
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