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LUCI DEI MAESTRI...

IL SENTIERO DEL PELLEGRINO: VITA ASCETICA O VITA SOCIALE?
di Giuseppe Bufalo per Edicolaweb
Secondo l’interpretazione corrente, l’ascetismo implica una disciplina senza possibilità di compromesso, che mira a liberare l’Essere Interiore tenendo sotto controllo il corpo, il mentale ed il cuore, per potersi votare ad una vita di consacrazione allo Spirito.

La regola che l’asceta si autoimpone si traduce, per l’uomo ordinario non preparato, come una violenza fatta alla natura.
Tutta la sua personalità terrena, tutto ad un tratto sottomessa ad una disciplina decisa dal mentale (teoricamente parlando), ma non accettata da tutta una parte inconscia, nascosta, dell’uomo (Kama-Manas, l’insieme delle passioni, desideri ed emozioni associati ai pensieri di tutta una vita) non tarderebbe a rivoltarsi contro questo procedere artificioso e rivendicare nuovamente i propri diritti: la malattia, mentale o fisica, sarebbe la risposta a questa coercizione e l’entusiasmo della scoperta iniziale non durerebbe più di un fuoco di paglia per far posto alla disillusione.
Osserviamo come Krishna procede con Arjuna, all’inizio della Gìta: a questo discepolo (un cavaliere costretto a partecipare ad una battaglia causa tutto il suo Karma passato) il Maestro non ordina di ritirarsi in un monastero per consacrarsi ad una vita ascetica, ma lo spinge a cambiare atteggiamento all’istante, sul piano morale e mentale.
"È inutile digiunare fintanto che avrete bisogno del nutrimento"; mal compreso, l’ascetismo consisterà nell’autoimporsi a forza un regime di fame.
Ben compresa, invece, la Disciplina Spirituale condurrà l’uomo attraverso una progressiva trasformazione di tutta la sua natura, ad avere sempre meno bisogno di mangiare quei manicaretti di cui prima si deliziava, per cercare naturalmente un nutrimento fisico sufficiente a mantenerlo in buona salute; un nutrimento mentale che, lungi dal disperderlo in mille rivalità, illumini il suo pensiero e mobiliti le sue forze per un servizio altruistico e un nutrimento spirituale che lo aiuti a fondersi nell’Universale.
È inevitabile riconoscere che abitualmente obbediamo ad un insieme di abitudini ben ancorate, una sorta di pilota automatico che regola quasi tutta la nostra vita, con i nostri pregiudizi, le nostre abitudini mentali e capire fino a qual punto la nostra personalità terrena, con i suoi bisogni, le sue esigenze, le sue angosce e le sue esperienze, sia la nostra padrona, obbligandoci a comportamenti che la nostra ragione ieri giudicava legittimi, ma che alla Luce della Teosofia rischia ormai di disapprovare e, per finire, distogliendoci da quelle azione che nel profondo di noi stessi desideriamo segretamente.
Al centro di questa fortezza impenetrabile al Vero Amore, a causa di tutta questa separatività, regna il desiderio egoista di vivere per se stessi, il sentimento personale, tanto difficile da combattere.
Tuttavia, possiamo scoprire un ideale vivente che oltrepassi di molto i limitati orizzonti di una sola incarnazione e chiedere il consiglio e l’aiuto del nostro più elevato principio, il nostro Maestro Interiore, che è davvero il fulcro permanente più spirituale del nostro essere.
Capendo la nostra situazione in maniera più lucida e realistica, non diremo più: "Fin da oggi non sarò più egoista, pigro, sensuale, meschino, ecc." insistendo così mentalmente sui nostri difetti e debolezze (questo è un modo negativo ed illusorio di accostarsi al problema della nostra metamorfosi), bensì, diremo in maniera positiva: "Mi sforzerò di fare della Teosofia un potere vivente della mia vita".
Insomma, approfittare di tutte le piccole occasioni dell’esistenza, per confrontare le grandi Verità Teosofiche con la pratica quotidiana e cercare di trovare l’azione più giusta tenendo conto delle circostanze.
Letteralmente, cercare di vivere il nostro Dharma individuale.
Così la prima cosa da tentare non è quella di eseguire un programma definitivo di esercizi ascetici, di tecniche purificatrici pretestuosamente spirituali, ma semplicemente di OSARE e fare i primi passi nel senso di una vita quotidiana che incarni i valori Teosofici.
Cosa fare in concreto?
Troviamo molti esempi nelle lettere di W.Q. Judge, di queste "piccole cose" che ci si può allenare a vivere in modo diverso.
In un articolo egli risponde ad un corrispondente desideroso di avere una pratica concreta "per entrare nel cammino dell’autodisciplina".
Questa fu la sua risposta: "Cominciate dunque a cercare di vincere l’abitudine, quasi generale, di mettersi in mostra. Ciò deriva dalla personalità. Non monopolizzare la conversazione. Restare in sottofondo. Se qualcuno comincia a parlare di sé... non afferrate la prima occasione per parlare di voi... Non fate una domanda se non avete intenzione di ascoltare la risposta e di esaminarne il valore..."
E per finire, Judge sottolinea che se ci si applica in questo per una settimana, ciò richiede già molti sforzi, si comincia a scoprire un po’ di quello che potrebbe significare la frase "Uomo, conosci te stesso".
Altrove, Judge risponde alla stessa domanda insistendo su una ricerca dinamica. Fra l’altro consiglia: "Desiderate la Saggezza; amate tutti e compite il vostro dovere; fate in modo che ogni pensiero ed ogni azione della vostra vita abbiano per scopo la scoperta della Saggezza Divina; sforzatevi di applicare questa Saggezza per il bene altrui... Cercate di conoscere ciò che le cose sono, da cosa sono governate, o cosa le ha determinate... Purificate i vostri pensieri proprio come il vostro corpo. Fate uso, il più possibile, della vostra ragione, risuonate con il vostro cuore tutto ciò che potete e, quando l’intelletto ed il cuore vi abbandonano cercate qualcosa di più elevato. Ecco qual è l’ABC: è sufficiente per ora."
Come si può chiaramente notare, la parola d’ordine in queste istruzioni è:
"PROVATE LI’ DOVE VI TROVATE, CON I VOSTRI MEZZI!"
"SIATE NEL MONDO MA NON DEL MONDO"

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