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LUCI DEI MAESTRI...

 
L'ANTICA E ORIGINALE SPIRITUALITÀ
DEI MONACI TRAPPISTI

di Giuseppe Bufalo
per Edicolaweb



La comunità dei Monaci Trappisti ha origine dalla riforma dell'antico ordine Cistercense che nacque nel 1098 per opera del monaco Roberto di Molesmes.

Il maggior sviluppo dei Cistercensi coincise con la venuta di Bernardo di Chiaravalle che ripropose una fedele interpretazione della regola di San Benedetto. Egli mise in risalto una vita equilibrata divisa tra preghiera, studio e lavoro manuale.
Dopo un crescente sviluppo, con apogeo nel XIV secolo, l'ordine Cistercense cominciò a decadere allontanandosi dalle regole primitive. In seguito a ciò, si staccarono varie piccole congregazioni con tendenze riformatrici, finché, la riforma della Trappa, creò nel 1664 una completa divisione tra i Cistercensi dell'osservanza comune e i Cistercensi della primitiva osservanza, i Trappisti.
Promotore dell'ordine Trappista fu Armand Jean de Bouthillier de Rancé che, ricevuto in commenda il monastero di La Trappe, avviò una riforma che riportasse la comunità alle abitudini di vita affermate nella regola cistercense: divieto di carne, pesce e vino; obbligo del silenzio, del lavoro manuale, dell'isolamento dal mondo.
Alle Tre Fontane in Roma si stabilì un monastero Trappista, uno dei tanti nel mondo, sperduto nella pace meravigliosa della periferia tra una grande selva di eucalipti. Su alcune migliaia al mondo, solo pochi sono italiani; alle Tre Fontane su centinaia di postulanti e novizi, soltanto poche decine hanno vestito la candida cocolla, e fatto giuramento di: non parlare mai; non mangiare né carne, né pesce, né uova, né latticini; lavarsi tutte le notti alle due; andare a dormire tutte le sere alle ore 19 d'inverno e alle ore 20 d'estate; lavorare tutti nei campi sei ore al giorno, compresi l'Abate ed il Priore.
Racconta Attilio Crepas ("Vita segreta dei conventi", Licinio Cappelli Editore, 1943; rarissimo e introvabile) che della Comunità fu ospite, che conobbe due fratelli, uno entrato da otto anni, l'altro da quindici. Non avevano mai parlato tra loro, non s'erano mai detti una parola nemmeno il giorno in cui il fratello più giovane entrò nel convento e veniva da casa, da quella casa che l'altro aveva lasciato sette anni prima senza mai ritornarci, senza più rivedere nessuno dei suoi.
Nel primo anno si possono ancora ricevere lettere e rispondere, poi solo riceverle, infine, riceverle ma non aprirle, in una chiusura totale con tutti.
Gli unici che possono parlare sono l'Abate, il Priore e l'Economo ma solo in caso di stretta necessità. Tengono abitualmente il volto basso, seminascosto dal cappuccio bianco.
La loro cena consiste in 150 gr. di pane a fette e 150 gr. di frutta cotta, una specie di marmellata ed un'arancia. Al mattino una minestra di verdura, un piatto di legumi ed una mela. Questo nutrimento strettamente vegetariano mantiene il loro corpo (il Tempio dell'Anima) sano ed incontaminato.
Il loro cimitero interno, ove ognuno si prepara la fossa scostando giornalmente una manciata di terra, annovera sulle croci età avanzate: 72, 74, 73, 88, 91, 76, 82. Il più giovane aveva, al momento del decesso, 70 anni!
Dedicano sei ore allo studio, sei al lavoro e sei alla preghiera tra perpetuo silenzio, penitenza, cibo scarso e sempre vegetale, eppure vivono sereni, sapienti e saggi.
Quando sopraggiunge la morte del corpo raggiungono l'estasi e la felicità. Attorno al moribondo intonano canti ed inni di gaudio. Vengono sepolti senza cassa, col solo abito talare, calando il cappuccio sul viso.
Tanti di loro, per accedere al convento, lasciarono immense fortune ai poveri.
Dormono in ambienti comuni, ma l'estremo rispetto e disciplina che regna li isola rendendoli silenti anche nei movimenti.
Vedere il convento e provare un grande senso di pace è confortevole; viverci dentro forse un po’ meno, senza una vocazione fortissima.


									

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