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I LUOGHI DELLE TRIPLICI CINTE IN ITALIA
Alla ricerca di un simbolo sacro
o di un gioco senza tempo?


di Marisa Uberti e Giulio Coluzzi
Eremon Edizioni
pagg. 320 - 119 illustrazioni b/n e 32 foto colori - € 19,00
Per ordinare: www.eremonedizioni.it

 

L'ARGOMENTO:

I LUOGHI DELLE TRIPLICI CINTE IN ITALIA I più la conoscono come schema di un popolare gioco di pedine (il "filetto"), ed a lungo alla Triplice Cinta è stata attribuita questa sola valenza ludica.
La troviamo graffita su rocce rupestri, sui muretti delle chiese antiche, sui gradini di vecchie case di paese. Ma il ritrovamento dello stesso schema nel complesso di graffiti simbolici lasciati su pareti in verticale da alcuni dignitari dell'Ordine Templare, prigionieri nella torre di Chinon, in Francia, apre nuove ipotesi sul suo possibile impiego.
E se dietro alla Triplice Cinta fosse racchiusa una conoscenza più antica, una valenza simbolica ed esoterica legata alle caratteristiche dei luoghi e della storia che li ha interessati?
Il presente saggio cerca di sviscerare in ogni aspetto la complessa simbologia dietro questo emblema arcaico e per alcuni tratti ancora misterioso.
Attraverso una nutrita indagine sul territorio italiano, gli autori hanno censito un gran numero di luoghi in cui è presente la Triplice Cinta, rendendo il testo anche una valida guida pratica. Ogni lettore potrà inoltre diventare un ricercatore attivo, scoprendo e segnalando i luoghi ancora fuori da questo censimento.

Marisa Uberti ricercatrice indipendente, ha unito la sua formazione scientifica all'attrazione per il mistero e per il simbolismo. Instancabile viaggiatrice, ama documentare "sul campo" i soggetti dei suoi studi, conscia che ogni ricerca sia un tassello dell'immenso mosaico della conoscenza. Ha all'attivo numerosi articoli sia in formato digitale che cartaceo. Fa parte della Libera Associazione Ricercatori Templari Italiani; collabora con la rivista "Hera" e con diverse testate culturali nel web. Questo è il suo primo libro.

Giulio Coluzzi si è laureato in Ingegneria Elettronica a Roma e lavora come consulente su sistemi elettronici avanzati. Autore eclettico e dai molteplici interessi, da tempo appassionato di Templari, simbologia e Geometria Sacra, è alla sua prima opera saggistica.

PREFAZIONE:

Conosco la gentilissima Marisa Uberti da alcuni anni e ho avuto modo di apprezzare in più di un'occasione la sua passione per il "mistero", la sua propensione a cercare di indagare in loco su ogni dettaglio che possa contribuire a render più chiaro, più visibile, più aderente alla realtà il "mistero" su cui ella sta indagando.
Insomma per separare il solito "si dice che..." da un ben più razionale " abbiamo appurato che...". Tutto sommato è un po' quello che cerco di fare anche io da qualche decennio a questa parte...
Naturalmente la ricerca - nella più ampia accezione del termine - non deve essere fine a se stessa, ma dovrebbe consentire a chi è in sintonia con il nostro "modus cogitandi" di fare un piccolo (a volte fondamentale) passo in avanti per allargare almeno di una "frazione di grado" l'orizzonte percettivo di chi non si accontenta di una realtà fatta dei soliti ritmi quotidiani, oppure, per citare quell'ispirato cantautore che è Francesco Guccini, "...stare giorni interi a buttar via nel niente solo il niente...". E così Marisa Uberti ha deciso da tempo di fare, e di far fare, "due passi nel mistero" - felice espressione che ha dato il titolo al suo interessantissimo sito Web - in compagnia di quanti condividano il suo modo di fare ricerca, di vedere il mondo e le "anomalie" che ci circondano da un altro punto di vista, alternativo quanto si vuole ma sempre alla luce di un'attenta osservazione e documentazione dei fatti, delle fonti, di ciò che realmente esiste e non solo di ciò che ci piacerebbe... esistesse.
In questo libro, al suo personalissimo modo di fare ricerca, al suo viaggiare de facto e con la "penna" tra un "mistero" e l'altro, si è aggiunto un altro validissimo ricercatore, Giulio Coluzzi, il quale unisce una sua specifica, universitaria, preparazione culturale, in cui abbondano le "Equazioni di Maxwell" e i "misteri" dell'elettronica ad una sviscerata passione per tutto ciò che - in particolare nello strano mondo del simbolismo legato alle testimonianze archeologiche - appare "anomalo", fuori dagli usuali (stantii...) schemi culturali. Schemi che spesso affliggono il ricercatore che è interessato ad un mondo che non c'è più, alle idee, agli usi e costumi di chi ci ha preceduti su questo piccolo "granello di sabbia" ruotante intono ad una stella non proprio... di "prima grandezza", insomma al nostro passato. Ricercatore che, però, è contemporaneamente stanco di leggere su riviste "di settore" poco più di quel che ha letto sui libri usati... ai tempi del Liceo.
L'Archeologia è una scienza (molto approssimativa) che studia il passato, ma dovrebbe essere - come anche la Storia - in perenne evoluzione, in relazione a nuove scoperte, ad un nuovo modo di "leggere" le antiche testimonianze lasciate da uomini che, come noi, hanno amato, sofferto, vissuto. Però, dimentica di quanto il Metastasio ebbe a sottolineare, "Adeguarsi al tempo è necessaria virtù", non sempre lo appare...
Dopo queste doverose premesse, veniamo all'argomento del libro: la cosiddetta "Triplice Cinta" e le sue moltissime raffigurazioni sparse qua e là per il nostro Bel Paese.
Forse sarà capitato anche al lettore di questo libro di vedere sulle facciate di chiese o di qualche tempio tre quadrati concentrici uniti al centro da una sorta di "croce": è proprio la "nostra" Triplice Cinta, presente non solo in edifici religiosi più o meno antichi ma anche in antiche vestigia appartenute a civiltà risalenti, ad esempio, all'Età del Bronzo (3500 a.C. - 1200 a.C.), in particolare nel periodo del cosiddetto Bronzo finale.
Però è particolarmente in epoca medievale che il simbolo - o qualsiasi cosa esso in realtà rappresenti - trova ampia diffusione soprattutto in alcune cattedrali gotiche (Amiens, ad esempio) e in località ove la presenza dei Poveri Cavalieri di Cristo - i "misteriosi" Templari - sembra aver lasciato indelebili tracce.
Poteva mancare la mitica (forse non troppo...) Atlantide tra le infinite interpretazioni date alla "Triplice Cinta"?
Ovviamente no e in aiuto di quanti ancora cercano il "continente perduto" giunge opportunamente il "Timeo", opera tra le più "citate" di Platone il quale, riportando le descrizioni della capitale dell'introvabile Regno, ce la fa immaginare proprio con "...tre zone di mare e di terra in cerchi concentrici di diversa ampiezza, due erano fatti di terra e tre d'acqua...". Ma la forma - circolare o quadrata che fosse - almeno in questi casi, è un elemento... trascurabile.
Naturalmente le "letture" date al simbolo della Triplice Cinta spaziano da quelle del grande René Guénon - per il quale essa rappresenta i tre gradi iniziatici delle scuole esoteriche - a quella dello storico Charbonneau-Lassay, il quale interpreta il quadrato più interno come il Mondo Terrestre, inserito in un quadrato più ampio, identificato come il Mondo del Firmamento, a sua volta inscritto in un altro quadrato - il Mondo Celeste - più ampio e con una valenza simbolica ben superiore perché in esso "... Dio risiede insieme ai puri spiriti...". Ma c'è anche chi va ben oltre il puro simbolismo esoterico e identifica i tre quadrati concentrici con non meglio identificate 'linee del campo magnetico terrestre", con "correnti telluriche" o addirittura con indicazioni sulla presenza in quel luogo di un fantascientifico "varco dimensionale" (una sorta di "Stargate" molto ante litteram!) presente, per alcuni ricercatori, in una certa località di Barcellona...
Per concludere, il sano principio dell'economia delle cause, il ben noto "Rasoio di Occam" ci costringe ad evidenziare come la Triplice Cinta assomigli in modo inquietante al conosciutissimo "gioco del Filetto" diffuso un po' ovunque fin dalla metà del II millennio a.C. in quanto presente tra le rovine dell'antica città di Troia, su qualche nave vichinga, sull'Acropoli ateniese, in Cina, insomma... in tutto il mondo conosciuto. Ce n'è, in definitiva per tutti i gusti!

L'interessantissimo testo della Uberti e del Coluzzi che vi state accingendo a leggere (suggerisco di non tralasciare una sola pagina, poiché è un libro che... prima non c'era!) vi guiderà efficacemente tra antiche contrade - da Osimo a Cressogno, da Bressanone ad Angera, da Valvisciolo a Trani, insomma in tutta Italia e anche... oltre - alla ricerca di questo strano, esoterico simbolo, magari con nella mente ancora qualche significativo verso del cantautore modenese prima citato...

"...perché ancora hai molte pagine da aprire
di un libro che ho già letto e che tu devi ancor scoprire,
ma quando capirai che cerchi un libro che non c'è,
allora ti ricorderai di me...".

Roberto Volterri

Capitolo 1 - La Triplice Cinta:

1.1 - Premessa
Diversi anni fa abbiamo avviato, inconsapevolmente l'uno dall'altra, un'appassionante ricerca verso una curiosa incisione che risultava essere tra quelle presenti nel castello francese di Chinon, verosimilmente lasciate da alcuni Cavalieri Templari (1) ivi detenuti in attesa di sentenza. Si trattava di un graffito costituito da un triplice quadrato concentrico (Fig. 1), con diverse varianti (anche circolari) per la verità, che ricordava molto uno "schema" che fin da bambini avevamo già visto sul retro di molte scacchiere: il gioco del Filetto o "Mulino" (2). I Templari cercavano un passatempo, organizzando "sfide" a due giocatori nonostante il tetro ambiente di detenzione e l'incertezza sul loro futuro?
Il Simbolo della Triplice Cinta Il dubbio che non fosse proprio così ci venne per un'immediata riflessione: come si può giocare su uno schema se questo è posto in posizione verticale? Forse le pedine speciali dei templari sfidavano la gravità?
Non era possibile e pertanto - sempre inconsapevoli l'uno degli studi dell'altra - abbiamo avuto il desiderio di documentarci maggiormente. Perché? Se non si fosse trattato di Templari questa Ricerca avrebbe mai avuto motivo di essere intrapresa? Ancora non lo sappiamo. Tuttavia dobbiamo dire che essa è iniziata molto tempo prima che "scoppiasse" la "templarimania", o che ci accostassimo ad una letteratura coinvolgente la sfera "esoterica".
Il bisogno di capire cosa possa esservi dietro a quella che chiameremo "Triplice Cinta" (3), ha avuto diverse conseguenze per entrambi: ricerche bibliografiche e telematiche; ricerche "sul campo" con visite documentate in molte regioni italiane; condivisione del materiale progressivamente raccolto con persone interessate allo stesso argomento, attraverso la pubblicazione "online" (nei nostri rispettivi siti web (4)) di un censimento italiano del graffito oggetto di interesse; contatto tra i due Autori i quali, grazie alla medesima ricerca svolta fino ad allora individualmente, hanno "unito le forze" con uno spirito di collaborazione e condivisione che non conosce soluzione di continuità.

1.2 - La Ricerca
Com'è stata impostata questa Ricerca? Usando un metodo scientifico comprensivo di quattro punti o "percorsi":

1) la raccolta dei dati e la loro analisi;
2) la formulazione di un obiettivo;
3) la pianificazione di uno o più interventi per realizzare l'obiettivo stesso;
4) la valutazione dei risultati ottenuti.

Il punto 1) racchiude sia l'acquisizione di una bibliografia specifica relativa al simbolo, visto come elemento ludico attraverso la storia, elemento antropologico, ed elemento esoterico (non accessibile a chiunque), sia la raccolta del maggior numero possibile di dati (nello specifico, di "casi", ovvero di esemplari trovati).
Il punto successivo 2) è da intendersi a "breve, medio e lungo termine".
L'obiettivo a breve/medio termine si sintetizza nel fornire al lettore gli strumenti per conoscere, cercare, trovare ed "entrare" nel "soggetto", perché ne venga incuriosito e sia stimolato a proseguire questo censimento. Parallelamente permette a noi di fare la stessa cosa, spronandoci ad esternare una seppur timida chiave di lettura, che rimane comunque un obiettivo a lungo termine (in base a nuove ricerche e/o scoperte).
Il punto 3) si estrinseca nei risultati della Ricerca vera e propria, e si concretizza nel momento in cui provvediamo alla stesura ad uso pubblico di questo Saggio. In un ampio capitolo abbiamo proposto una sorta di "guida" ai luoghi in cui si trova la Triplice Cinta in ambito architettonico (non rupestre), descrivendo le caratteristiche riscontrate, i contesti in cui si trova inserito, impiegando il metodo documentativo, investigando il simbolo nella sua "manifestazione" reale (cioè come trovato e/o analizzato).
Tutti questi "punti" sono passibili, in ogni momento, di due fondamentali istanze che costituiscono l'ultima fase 4) l'autovalutazione, cioè la valutazione del proprio operato, e la valutazione finale, che dovrà rispondere del fatto se siamo riusciti a centrare l'obiettivo. Questo potrete dirlo solamente voi.
Siamo concordi sul fatto che fare del "sensazionalismo" sarebbe facile e avrebbe probabilmente molta più "presa" sul lettore che non usare la cautela e la massima correttezza possibile (cosa, quest'ultima, che abbiamo scelto di seguire) laddove mancano - di fatto - prove suffraganti di chi abbia lasciato dietro di sé mute testimonianze come questi graffiti.
Il nostro operare ha cercato di essere imparziale, riproponendo quanto abbiamo raccolto in diversi anni di ricerca.
Pensiamo che questi triplici quadrati - per qualcuno "magici" - siano meritevoli di attenzione perché in numerosi casi si presentano al di fuori di qualsiasi ipotesi di semplice passatempo ludico. Su pareti verticali, oppure di dimensioni tanto ridotte da rendere impossibile qualsiasi "mossa" sullo schema o ancora con inscritte croci su pavimenti di chiese, il che renderebbe assai improbabile (oltre che irriverente) il fatto che qualcuno abbia pensato di giocarvi. Perché dunque sono stati tracciati, in tutti questi casi?
Durante questo itinerario nei 'luoghi della Triplice Cinta" in Italia incontreremo molti contesti, civili e religiosi, ciascuno con la propria storia e tutti aventi in "comune" la presenza del nostro simbolo, consci che moltissimi siano ancora da censire. Grazie anche a preziose indicazioni di coloro che in modo disinteressato ma preciso, ne hanno segnalate in diversi luoghi della nostra Penisola, è stato possibile creare un "database" di località italiane documentate sia descrittivamente che, in molti casi, iconograficamente. Cogliamo l'occasione di ringraziare di cuore tutti costoro, che verranno di volta in volta citati trattando le singole località e in via subordinata anche tutti gli altri che, ce lo auguriamo, leggendo questo saggio si sentiranno stimolati a focalizzare al massimo la loro attenzione, puntando su quei particolari che spesso sfuggono ad una visita turistica "classica". Non bisogna essere degli "specialisti", chiaramente, per rilevare la presenza del "triplice quadrato concentrico" ma sicuramente dei "ricercatori" del simbolo sì, perché esso non si offre a chiunque. A volte, infatti, è sotto gli occhi di tutti ma nessuno lo vede, perché non lo sta cercando.

1.3 - La raccolta dei dati
La prima fase, che abbiamo indicato come quella della "raccolta di dati": è una fase fondamentale, in cui si apprendono le informazioni disponibili su un dato argomento, scandagliando la letteratura disponibile. Ovviamente quella che è potuta giungere alla nostra attenzione da alcuni anni a questa parte, senza avere la presunzione di poterla contemplare nella sua vastità. Consideriamo infatti la Ricerca un processo dinamico, in continuo divenire, sempre passibile di revisioni, arricchimenti, conoscenze.
In base a questa fase preliminare siamo giunti a due principali aspetti, assunti dal nostro "soggetto" in ambito bibliografico:
  • aspetto ludico
  • aspetto simbolico
Nel corso dei capitoli successivi cercheremo di sviscerare i caratteri più importanti di ciascuno di essi.

Note:
1. Ordine dei Poveri Cavalieri del Santo Sepolcro di Cristo, soprannominato poi Templare per essersi stanziato sulle rovine del Tempio di Salomone a Gerusalemme, con il permesso dell'allora re Baldovino Il. Seguiva la Regola scritta dal cistercense Bernardo di Chiaravalle e univano l'aspetto del monaco a quello del combattente. Tra i propri compiti, c'era la difesa delle vie di pellegrinaggio medievale che portavano in Terrasanta. Dopo un'ascesa vertiginosa fino a divenire un Ordine ricco e potentissimo, cominciò a declinare con la perdita dei territori santi che compromise lo specifico ruolo per cui era nato. Tuttavia il colpo di grazia arrivò nel 1307, il 13 ottobre, quando in un'azione congiunta tutti i Templari di Francia vennero arrestati per ordine del re Filippo IV detto il Bello, che era loro debitore e al quale appariva ormai scomodo. Incarcerati e torturati, molti Templari furono accusati di eresia e di altri crimini, vennero costretti a confessare colpe che forse non avevano mai commesso e quelli che rifiutarono di farlo vennero bruciati sul rogo, sebbene rispondessero giuridicamente solo al Papa (Clemente V). Questi li aveva emendati dall'accusa di eresia con la "Bolla di Assoluzione", scritta da Chinon (nella diocesi di Tours) nell'agosto 1308, dopo che erano stati ascoltati dagli emissari papali l'ultimo Gran Maestro e tre monaci-cavalieri. Il 22 marzo 1312 lo stesso papa, su pressione del re francese, emanò a Vienne una "Bolla di Soppressione dell'Ordine dei Templari", i cui beni vennero in parte trasferiti all'Ordine di San Giovanni o Gerosolimitano e in parte riservati a disposizione del papa e della sede apostolica. Non dappertutto i Templari subirono la stessa sorte, ad esempio in Spagna essi confluirono in altri Ordini. Sui graffiti di Chinon si approfondisce il discorso nel capitolo 3, paragrafo 1.
2. Alcuni pensano che la diffusione europea della "Triplice Cinta" e delle sue "varianti" ("tris" e "alquerque") sia opera dei Templari Catalani, che l'avrebbero mutuata dagli arabi durante la "Reconquista", presso cui era nota già da tempo come "el-quirkat". Sui Templari è fiorita una letteratura sconfinata, alimentata dal fatto che certe pratiche effettivamente avvenute in seno ad una élite dell'Ordine, potessero essere "iniziatiche" e rifarsi a certi "saperi occulti".
3. Tale definizione viene spiegata nel capitolo 3 al paragrafo 2.
4. Giulio Coluzzi è webmaster del sito "L'Angolo di Hermes" (angolohermes.com) e Marisa Uberti lo è del sito "Due Passi nel Mistero" (duepassinelmistero.com).

INDICE:

Sommario pag. 7
PREFAZIONE pag. 13

CAPITOLO I - La Triplice Cinta pag. 17
Premessa pag. 17
La Ricerca pag. 19
La raccolta dei dati pag. 20

CAPITOLO II - Aspetti ludici pag. 21
Il gioco del Filetto o del Mulino pag. 21
Considerazioni sulla funzione ludica della Triplice Cinta pag. 28
Il gioco dell'Alquerque pag. 29

CAPITOLO III - Aspetti simbolici pag. 31
L'utilizzo come simbolo (sacro) nell'Arte rupestre pag. 31
Un po' di... filosofia pag. 36
E dunque... simbolo o gioco? pag. 41
I graffiti templari di Chinon pag. 42
Le ipotesi di Paul Le Cour pag. 44
L'interpretazione di René Guénon pag. 45
La Triplice Cinta nell'emblematica cristiana pag. 47

CAPITOLO IV - Il Centro Sacro pag. 49
L'Omphalos pag. 49
I betili pag. 51
I sensi simbolici del Centro Sacro pag. 52
Energie della Terra pag. 55
Acqua, pozzi e sorgenti pag. 58
Ipogei, grotte sotterranee e culti della Grande Madre pag. 58
Vergini Nere pag. 59
Monoliti, obelischi, massi erratici, massi d'Orlando pag. 61

CAPITOLO V - Il censimento pag. 65
La formulazione dell'obiettivo pag. 65
Il metodo proposto pag. 65

LE SCHEDE DEI LUOGHI  

MARCHE pag. 67
Scheda N° 1: OSIMO (AN) pag. 68
La "Triplice" Cinta sotterranea delle Grotte di Osimo pag. 68
Scheda N° 2: LAMOLI, BORGO PACE (PU) pag. 77
La Triplice Cinta e l'Abbazia Benedettina di San Michele Arcangelo pag. 77
Scheda N° 3: MATELICA (MC) pag. XX

FRIULI-VENEZIA GIULIA pag. 87
Le Triplici Cinte delle Valli del Natisone pag. 87
Scheda N° 4: BIACIS, PULFERO (UD) pag. 88
Le Triplici Cinte e la Tavola del Giudizio pag. 88
Scheda N° 5: ANTRO, PULFERO (UD) pag. 93
La Triplice Cinta e la Grotta di San Giovanni pag. 93
Appendice Friuli-V.G. - Altre Triplici Cinte nella Valle del Natisone pag. 98

VENETO pag. 99
Scheda N° 6: VENEZIA pag. 100
La Triplice Cinta della Basilica di San Marco pag. 108
Scheda N° 7: FOLLINA (TV) pag. 108
La Triplice Cinta dell'abbazia cistercense pag. 108
Appendice Veneto - Altre Triplici Cinte a Venezia pag. 112

LOMBARDIA pag. 113
Scheda N° 8: SAN GIOVANNI, BELLAGIO (CO) pag. 114
Le sette Triplici Cinte "lacustri" pag. 114
Scheda N° 9: CRESSOGNO, VLALSOLDA (CO) pag. 122
Numerose Triplici Cinte nel perimetro della Chiesa di San Nicolao pag. 122
Scheda N° 10: VERDELLO (BG) pag. 127
La Triplice Cinta con le iniziali pag. 127
Scheda N° 11: VILMINORE DI SCALVE (BG) pag. 131
Le Triplici Cinte sul campanile pag. 131
Appendice Lombardia - Altre Triplici Cinte in Lombardia pag. 136

PIEMONTE pag. 137
Scheda N° 12: SUNA, VERBANIA (VB) pag. 138
Triplici Cinte sul Lago Maggiore pag. 138
Scheda N° 13: ORTA SAN GIULIO (NO) pag. 146
Le Triplici Cinte nel paese pag. 146
Appendice Piemonte - Altre Triplici Cinte in Piemonte pag. 150

LIGURIA pag. 157
Scheda N° 14: GENOVA pag. 158
Le Triplici Cinte del Duomo pag. 158
Appendice Liguria - Altre Triplici Cinte in Liguria pag. 163

EMILIA-ROMAGNA pag. 165
Scheda N° 15: FIDENZA (PR) pag. 166
Duomo di San Donnino pag. 166
Appendice Emilia Romagna - La Triplice Cinta a Pieve di San Genesio  
pag. 169

TOSCANA pag. 171
Scheda N° 16: CAMPIGLIA MARITTIMA (LI) pag. 172
Rocca di San Silvestro (X-XI sec.) pag. 173
Appendice Toscana - Altre Triplici Cinte in Toscana pag. 177

UMBRIA pag. 181
Scheda N° 17: VISCIANO, NARNI (TR) pag. 182
Le Triplici Cinte della Chiesa di S. Pudenziana pag. 182

ABRUZZO pag. 185
Scheda N° 18: COCULLO (AQ) pag. 186
Chiesa di Santa Maria delle Grazie (XIII sec.) pag. 186
Appendice Abruzzo - Altre Triplici Cinte in Abruzzo pag. 191

LAZIO pag. 193
Scheda N° 19: ALATRI (FR) pag. 194
Chiesa di San Francesco (XIII sec.) pag. 195
Altre Triplici Cinte nel territorio pag. 197
Scheda N° 20: AQUINO (FR) pag. 198
Chiesa di Santa Maria della Libera (XII sec.) pag. 199
Scheda N° 21: AUSONIA (FR) pag. 203
Santuario di Santa Maria del Piano (XII sec.) pag. 203
Chiesa di San Michele Arcangelo (XIII sec.) pag. 205
Altre Triplici Cinte sul territorio pag. 206
Scheda N° 22: BOCCHIGNANO, FARA IN SABINA (RI) pag. 207
La chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista (XIII sec.) pag. 207
Scheda N° 23: CARPINETO ROMANO (RM) pag. 209
Le Triplici Cinte all'interno del paese pag. 210
Chiesa di Santa Maria del Popolo (XII sec.) pag. 211
Chiesa di San Michele Arcangelo (XIII sec.) pag. 211
Scheda N° 24: CASTRO DEI VOLSCI (FR) pag. 213
Chiesa parrocchiale di San Nicola (XI sec.) pag. 214
Altre Triplici Cinte nel territorio pag. 214
Scheda N° 25: FERENTINO (FR) pag. 216
Chiesa di Santa Maria Maggiore (XIII sec.) pag. 217
Altre Triplici Cinte nel territorio pag. 218
Scheda N° 26: ORTE (VT) pag. 220
Chiesa di San Francesco (XVII sec.) pag. 221
Scheda N° 27: PRIVERNO (LT) pag. 223
Abbazia di Fossanova (IX sec.) pag. 224
Chiesa di Sant'Antonio Abate (XIII sec.) pag. 225
Chiesa di San Giovanni Evangelista (IX-X sec.) pag. 227
Scheda N° 28: ROMA pag. 228
Basilica di San Paolo Fuori le Mura (IV sec.) pag. 229
Basilica di San Giovanni in Laterano (IV sec.) pag. 232
Basilica di San Lorenzo Fuori le Mura (IV sec.) pag. 234
Basilica dei Santissimi Quattro Coronati (IV-V sec.) pag. 236
Scheda N° 29: SERMONETA (LT) pag. 241
Le Triplici Cinte all'interno del paese pag. 242
L'Abbazia di Valvisciolo (XIV sec.) pag. 242
Cattedrale di Santa Maria Assunta (XII sec.) pag. 245
Chiesa di San Michele Arcangelo (XII sec.) pag. 247
Scheda N° 30: VEROLI (FR) pag. 249
Chiesa di Sant'Erasmo (VI sec.) pag. 249
Altre triplici cinte in paese pag. 252
Scheda N° 31: SETTEFRATI (FR) pag. 254
Appendice Lazio - Altre Triplici Cinte nel Lazio pag. 258

CAMPANIA pag. 263
Scheda N° 32: CAMPOLATTARO (BN) pag. 264

PUGLIA pag. 267
Scheda N° 33: CANOSA DI PUGLIA (BA) pag. 268
La Triplice Cinta sulla Chiesa di Santa Caterina pag. 268
Scheda N° 34: PULSANO (FG) pag. 273
La Triplice Cinta nell'Abbazia di Santa Maria pag. 273
Scheda N° 35: SOVERETO, TERLIZZI (BA) pag. 280
Santuario della Madonna di Sovereto (XII sec.) pag. 280
Scheda N° 36: TRANI (BA) pag. 285
Cattedrale di San Nicola Pellegrino (XI sec.) pag. 285
Appendice Puglia - Altre Triplici Cinte In Puglia pag. 290

SARDEGNA pag. 293
Scheda N° 37: SEDINI (SS) pag. 294
Chiesa di San Pancrazio pag. 294
Appendice Sardegna - Centri Sacri e altri simbolismi... in Sardegna pag. 299
Chiesa di San Pantaleo (Martis, SS) pag. 299
Chiesa di San Pietro delle Immagini (Bulzi, SS) pag. 301

CAPITOLO VI - Considerazioni finali pag. 305

Bibliografia pag. 309
Biografie degli autori pag. 313
A caccia di Triplici Cinte pag. 314

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