
LA NOSTRA BIBLIOTECA...
libri scelti da Francesco Di Blasi

NARRANO ANTICHE CRONACHE... Ricordi dal... futuro

di Roberto Volterri
Hera Edizioni
pagg. 212 - 110 immagini a colori - € 15,00
Per ordinare: ordini@acaciaedizioni.com

L'ARGOMENTO:

"Volterri ha scritto un libro straordinario in cui afferma che gli alieni hanno visitato la Terra anche in passato."

Michael Hanlon, Daily Mail

"Narrano antiche cronache... un volume per dimostrare che anche le generazioni passate si interrogavano sull'esistenza della vita extraterrestre."

Richard Owen, The Times

"Roberto Volterri è certamente uno degli studiosi più documentati sui fenomeni misteriosi, li sottopone a indagini con le più sofisticate metodologie, li cataloga, li elabora e su di essi scrive dei saggi affascinanti..."

Renzo Allegri, Chi

Compilatori di scritti sacri, popoli scomparsi, maestri artisti medievali e rinascimentali hanno lasciato tracce inspiegabili nelle loro opere. Tracce che parlano di enigmatiche presenze e di strani oggetti volanti fermi nei cieli. Cosa videro gli artisti che le realizzarono e perché tali raffigurazioni? Cos'è l'oggetto discoidale dipinto alle spalle della Vergine nell'opera di Filippo Lippi "Madonna e San Giovannino"? Cosa raffigurano i bassorilievi maya e olmechi?

Narrano Antiche Cronache... è un vero e proprio manuale che, attraverso le tecnologie informatiche, svelerà la natura di antichi contatti! Per la prima volta in un unico libro vengono presentate tutte le opere d'arte con "anomalie ufologiche".

Roberto Volterri è nato a Roma... a metà dell'altro secolo. Laureato in Archeologia con una tesi sperimentale in Archeometria, in ambito universitario si occupa da tempo di Archeometallurgia mediante tecniche di indagine quali la Microscopia Elettronica a Scansione (SEM) e la Microanalisi a Dispersione di Energia (EDS).
Si interessa dai primi anni '60 di fenomenologia ESP e degli aspetti meno consueti della realtà, successivamente studiati con semplici apparecchi elettronici da lui stesso progettati, realizzati e poi descritti in alcuni libri dedicati alla ricerca sull'ESP, quali "Psicotronica" (SugarCo, 1976); "Enigma Uomo" (SugarCo, 1977); "Alla ricerca del Pensiero" (SugarCo, 1979); e "Dimensione Tempo". Si è poi dedicato a ricerche articolate più in ambito storicoarcheologico, ma inquadrate da un punto di vista 'di frontiera'. Ha pubblicato "L'universo magico di Rennes-le-Château", "Rennes-le-Château e il mistero dell'abbazia di Carol", "I mille volti del Graal", "Archeologia dell'Impossibile" (Hera Edizioni), "Baphomet", "Archeologia dell'introvabile" e molto recentemente "Archeologia dell'invisibile" e "Manuale di psicotronica sperimentale". Sta lavorando ad un libro sui 'miracoli' di varie epoche e aree geografiche, studiati da un punto di vista prettamente scientifico. Ha scritto oltre a circa duecento articoli dedicati alle tematiche 'misteriose' pubblicate fin dagli anni Settanta su gli "Arcani", "Abstracta" e, dal 2000, su "Hera" (di cui è anche il consulente scientifico), ha partecipato ad alcune trasmissioni radiofoniche ("Totem", su RTL 102,5) e televisive sia su reti RAI ("Voyager") sia su emittenti private ("Stargate" e "Il Sogno dell'Angelo").

PREFAZIONE di Adriano Forgione:

I Progressi nel campo dello scibile umano sono opera di individui che, contro le idee dominanti in campo scientifico, filosofico e religioso, hanno preferito andare oltre quanto sembrava acquisito, indagando e ricercando lì dove le altre menti umane non potevano giungere, rompendo gli schemi costituiti e arrivando a elaborare teorie e soluzioni ai grandi enigmi che, da sempre, attanagliano l'Uomo. Tali progressi, osteggiati in ogni tempo a causa dei "sapienti" di turno, si sono spesso rivelati fondamentali e hanno fatto sì che l'Uomo giungesse, alle soglie del XXI secolo, a oltrepassare i limiti del suo pianeta, espandendo la sua voglia di conoscenza all'intero Universo.
La tecnologia ha permesso non soltanto di passeggiare sulla Luna, ma anche di creare occhi e orecchie artificiali, affinché l'uomo oltrepassasse i suoi stessi limiti e giungesse al di là del tempo e dello spazio per osservare il suo luogo d'origine: il Cosmo. Oggi la scienza si chiede se l'Universo sia abitato e quanta vita evoluta possa albergare in esso, andando in cerca di pianeti extrasolari simili al nostro e di segnali su bande di frequenza all'idrogeno. Miliardi di soldi buttati, se mi è concesso dirlo, così come è un peccato vedere che brillanti menti sprechino il loro tempo a scandagliare il Cosmo nell'attesa di un segnale sonoro intelligente che forse mai arriverà.
Sarebbe meglio investire quei soldi per risolvere problemi ben più gravi, perché una comunicazione di questo tipo tra due civiltà è assolutamente impossibile, addirittura impraticabile, se si pensa che passerebbero miliardi di anni prima di ottenere la risposta a un ipotetico "ciao". È come se oggi un individuo volesse comunicare con il prossimo mediante segnali di fumo, in un mondo dove tutte le informazioni scorrono cablate in fibre ottiche.
Il problema, purtroppo, è tutto nel metodo scientifico positivista, che oggi rappresenta "un dogma", contro cui nessuno scienziato può ribellarsi, pena la scomunica. E allora ecco che, per affermare che l'Uomo non è il solo figlio del Cosmo, bisogna "cercare" oltre ogni buon senso lì dove non si troverà mai nulla, aspettando "la prova di laboratorio". Non perché il Cosmo sia privo di vita, al contrario, (basti pensare quante forme di vita diverse coesistono in un appartamento, per comprendere quanto sia limitata la mente che arriva ancora a dubitarne l'esistenza in un Cosmo tanto grande), ma perché, a ogni costo, la scienza di oggi sceglie gli strumenti errati per compiere questa "Cerca", strumenti inadeguati a comprendere che la "prova di laboratorio" potrebbe essere già arrivata da tempo, ma la scienza non se ne è accorta, ovvero fa finta di non accorgersene. Eppure, l'Astrofisica e la Fisica dei Quanti sono molto attente a studiare le possibilità che l'Uomo sia in compagnia di altre intelligenze, non soltanto appartenenti a questo Universo, ma facenti parte di un sistema di più universi paralleli, una sorta di "matrioska" cosmica, in cui ogni realtà dimensionale è confinante con le altre e con queste può comunicare attraverso determinati "passaggi". Dichiarazioni illuminanti su questo particolare aspetto della ricerca scientifica sono più volte state pubblicate negli ultimi anni. Ad esempio, alcuni astrofisici spagnoli e americani, in uno studio pubblicato su "Gravitation and Quantum Cosmology", nell'autunno 2001, hanno sostenuto che l'Universo contiene un infinito numero di altri universi simili, chiamati "zone O", con cui un giorno si riuscirà a entrare in contatto. Vale la pena di citare anche lo studio del dott. Paul Steinhardt e dei suoi colleghi della Princeton Universiiy, che hanno provato a spiegare gli importanti dettagli sulla natura del nostro Universo e su come e perché il Cosmo si espande. Steinhardt e i suoi colleghi offrono un'idea affascinante, che punta all'esistenza di altri universi in più alti spazi dimensionali.
Uno di questi universi è il nostro; l'altro, è un "ignoto" Universo parallelo e, a quanto pare, i due potrebbero essere in reciproca comunicazione. Infatti, secondo i ricercatori di Princeton, fluttuazioni casuali in questo Universo invisibile hanno causato distorsioni anche nel nostro.
Queste nuove informazioni possono essere applicate alla "prova di laboratorio" cui accennavamo prima, il fenomeno oggi chiamato UFO, informazioni potenzialmente in grado di spiegare perché esso sia così sfuggente e difficilmente dimostrabile. L'apparizione e sparizione di queste "energie" potrebbe, infatti, avere a che fare non solamente con il nostro Universo, ma con una serie indefinita di realtà dimensionali, luogo d'origine di alcune di queste intelligenze.
Scrivo ciò perché allo stato attuale lo studio dell'ufologia è principalmente "ancorato" all'ipotesi extraterrestre, quella che considera le forme di vita, all'origine di questo affascinante fenomeno, come provenienti da pianeti di qualche sistema lontano. E, in parte, potrebbe essere così, ma esiste un'ulteriore gradino di questo studio che riporta a universi paralleli e a forme di vita "multidimensionali", il cui veicolo di "teleportazione" è la luce, o meglio un'energia che si manifesta in forma luminosa. La scoperta di queste realtà non sarebbe meno "rivoluzionaria" di quella di possibili coinquilini cosmici e potrebbe addirittura essere considerata di maggior portata, in quanto ingrandirebbe di molto il campo d'azione dello spirito umano, non è limitato a questo Universo, ma legato a un'infinita serie di realtà multidimensionali, confermando anche molte conoscenze riscontrabili nei testi dei popoli chi ci hanno preceduto.
Eccoci, pertanto, giunti all'argomento centrale di questo libro.
L'autore è un archeologo romano, impegnato in ambito universitario (lavora presso l'Università di Roma - Tor Vergata), da sempre attento a temi che si legano all'"Enigma Uomo" (titolo del suo secondo libro, pubblicato nel 1977) e che sconfinano in quei mondi ignoti che sono le dimensioni superiori. Il suo percorso va al di là della ricerca scientifica e, con occhio indagatore di chi sa fondere la schematica razionalità dell'archeologo di professione con la sensibilità e l'apertura mentale del ricercatore dell'ignoto, affronta l'argomento del suo libro con un approccio del tutto nuovo rispetto a come sinora era stato trattato dalle diverse riviste di settore. Gli antichi scritti hanno sempre rappresentato per l'Umanità una fonte di notizie preziosa per comprendere l'evoluzione della nostra specie. Molti di questi scritti avevano carattere mitologico oppure sacro (ovvero in tal modo si era preferito redigerli) e, pertanto, alcune stranezze o "anomalie" (come l'autore preferisce chiamarle), che in essi erano riscontrabili, venivano attribuite in ogni cultura a forze naturali, oppure a divinità. E tali venivano probabilmente interpretate anche da quegli artisti, alcuni di grande scuola, che, dal Medioevo al Rinascimento, hanno voluto riportare nelle loro opere qualcosa di cui erano probabilmente stati testimoni.
Tali manifestazioni - veri e propri "anacronismi" - registrate, quindi, in epoche in cui la civiltà tecnologica era ancora di là da venire, e ciò che volava o erano uccelli o erano "angeli", confermano l'esistenza millenaria di un fenomeno che gli scienziati moderni ascrivono, a torto, nell'ambito delle "leggende tecnologiche", nate in seguito alla modernizzazione e all'automazione dell'Uomo moderno. Ma la Bibbia, i Veda dell'India, i codici maya e aztechi, le leggende orali degli indios, tutte parlano di esseri che vengono dall'alto per portare civiltà. Volterri, per la prima volta, mette assieme, in un solo prezioso testo, l'intero corpo di queste informazioni, cui è paragonabile sinora il solo "Liber Prodigiorum", dello storico romano del IV secolo, Giulio Ossequente (edito in Italia dalle Edizioni Mediterranee con il titolo "Il Libro dei Prodigi"). Ogni evento viene discusso e affrontato nella sua cronaca così come essa è narrata dai suoi compilatori e a questa viene associata la relativa opera d'arte o stampa d'epoca, analizzata al computer sin nei minimi dettagli. Un lavoro unico, che Volterri, quale archeologo, ha voluto riportare anche per i reperti archeologici più "scomodi" per l'archeologia ufficiale e per quell'introvabile reliquia che, ancora oggi, rappresenta la disperata meta di una spasmodica ricerca: l'Arca dell'Alleanza.
Roberto Volterri - con la collaborazione di Massimiliano Della Millia per alcune elaborazioni al PC - ha, soprattutto, voluto offrire a tutti la possibilità di procedere e di crescere in questo campo, fornendo le "chiavi" per analizzare correttamente queste opere, al fine di far evolvere e valorizzare una ricerca che, nel settore delle analisi al computer di casi a interesse ufologico, è sempre stata dominata dal "fai da te". Gli studiosi di queste tematiche gli saranno grati. Siamo orgogliosi di presentare un volume che rappresenta il punto d'arrivo della ricerca di un professionista, un archeologo che è andato oltre i "dogmi" di cui abbiamo parlato inizialmente e ha preferito guardarsi intorno e meravigliarsi di quanto mistero circondi il Cosmo, sposando pienamente il detto di Aristotele: "l'ignorante afferma, il saggio dubita, il sapiente riflette".

PREFAZIONE di Giorgio A. Tsoukalos:

(Presidente della AAS RA - Archaeology, Astronalltics & SETI Research Association - e Direttore della rivista "Legendary Times")

Un giorno il genere umano si avventurerà nello spazio. Sono assolutamente certo di questo, perché fra tutti gli esseri viventi di questo pianeta, c'è una caratteristica particolare che ci distingue dal resto del regno animale: la curiosità. Siamo l'unica specie che consapevolmente possieda l'istinto della curiosità.
Noi formuliamo domande. Manifestando la nostra curiosità, l'istinto per l'esplorazione si aggiunge automaticamente al nostro repertorio caratteriale. Da sempre ci poniamo la domanda "Cosa c'è là fuori?" e sempre lo faremo.
Centinaia di anni fa i nostri antenati si chiedevano la stessa cosa, quando dalla costa spagnola il loro sguardo si perdeva lontano, oltre l'Oceano Atlantico. Sfidando i pareri contrari, sfidando la teoria che la Terra non fosse altro che un semplice disco, s'imbarcarono sui loro splendidi velieri e navigarono attraverso l'Oceano Atlantico, per scoprire di persona cosa ci fosse "là fuori".
La stessa predisposizione per la curiosità e la ricerca, un giorno si indirizzeranno verso l'esplorazione dello Spazio profondo. In una notte limpida ci può capitare di passare ore intere a fissare il cielo stellato, domandandoci "Cosa c'è là fuori?". E, dopo aver guardato una miriade di stelle, alcune persone possono perfino arrischiarsi a chiedere "Siamo soli?". Ma il semplice fatto di osservare quelle innumerevoli, vivide stelle ci porta all'unica risposta possibile: "non siamo soli nell'Universo".
Subito gli scettici grideranno: "Anche se non siamo soli, le distanze tra le stelle sono troppo grandi perché qualcuno riesca ad attraversarle!". La mia risposta è sempre stata (e sarà sempre) la stessa: dobbiamo modificare il nostro modo di pensare. Sì, sono assolutamente d'accordo sul fatto che le distanze fra le stelle siano immense. Con i nostri attuali sistemi propulsivi è impossibile attraversare, nell'arco di una vita, la distanza che ci separa da una stella lontana.
Tuttavia, chi dice che tutto debba essere realizzato nell'arco di una vita?
Con la tecnologia odierna, il volo nello Spazio interstellare non è più considerato pura fantascienza. Esistono già progetti dettagliati che raffigurano grandi "astronavi generazionali", completamente auto sufficienti, che potrebbero attraversare le gigantesche distanze tra le stelle, anche se con tempi molto lunghi.
Non giungerebbero a destinazione i membri del primo equipaggio, bensì i figli dei figli dei loro figli. Ecco il perché del nome "astronavi generazionali". Ipotizziamo che, fra 100 o 200 anni a partire da oggi, dopo aver costruito delle basi permanenti sulla Luna e su Marte, l'Umanità finalmente si avventurerà nello Spazio profondo per esplorare nuovi, strani mondi.
Infine, la nostra "astronave generazionale" raggiungerà un pianeta che ospita un qualche genere di forma di vita umanoide. Per proseguire con questo ragionamento ipotetico, supponiamo anche che la civiltà che incontreremo sia tecnologicamente inferiore alla nostra. Cosa faremo, dopo il nostro arrivo? Ci limiteremo a osservarli da lontano? Oppure li aiuteremo a progredire, gli daremo una piccola "spinta", insegnando loro alcune nozioni?
lo dubito fortemente che ci limiteremo a osservarli. Il nostro smisurato ego semplicemente non ce lo permetterebbe. Saremmo estremamente ansiosi di mostrare la nostra "superiorità" alla civiltà "inferiore".
Saremmo ben determinati a insegnargli quel che sappiamo, perché così dimostreremo quanto siamo evoluti. In cambio, verremo immediatamente innalzati allo "status" divino! Come potrebbe essere diversamente? Siamo in possesso di un sapere "magico", mai raggiunto prima dai nativi, e siamo desiderosi di condividere tale conoscenza con loro! Che genere di tracce lasceremo dietro di noi? Credo che lasceremo tracce di due tipi.
Il primo sarebbe costituito da tutti i resoconti scritti, cioè le relazioni e le tradizioni che gli abitanti del pianeta finiranno per scrivere su di noi, perché la nostra visita sul loro pianeta avrà un impatto enorme su di loro e sulla loro storia successiva. Scriveranno di esseri potenti che un giorno discesero dal cielo e insegnarono loro varie discipline.
L'altro tipo di segno sarà di natura fisica. Mi riferisco ai monumenti. Che genere di materiale useremo su un pianeta lontano, per lasciare qualcosa alle nostre spalle, magari un messaggio che le future generazioni possano comprendere? Per ovvi motivi sarebbe impossibile trasportare sull'astronave enormi travi d'acciaio. Dovremo fare assegnamento esclusivamente sui materiali grezzi disponibili "in loco". Conseguentemente, useremo la pietra, perché è un materiale da costruzione universale e può durare praticamente in eterno.
Cosa costruiremo? Supponiamo che intendessimo costruire una struttura molto grande. Chi la costruirebbe? Noi stessi? Non credo.
Abbiamo viaggiato per milioni e milioni di chilometri per giungere alla nostra destinazione. La civiltà che abbiamo scoperto è tecnologicamente "inferiore" alla nostra. Abbiamo deciso di costruire un qualche genere di monumento per lasciare dietro di noi una sorta di testimonianza della nostra presenza. Fin dal momento del nostro arrivo siamo considerati degli "dèi". Con una obbediente forza lavoro a disposizione, ci sporcheremo davvero le mani costruendo noi stessi il monumento? Sicuramente no. I nativi del pianeta sarebbero felici di aiutare i propri "dèi" nei loro progetti di costruzione.
Farebbero qualsiasi cosa per compiacere noi, i loro "dèi". Tutto ciò che dovremmo fare sarebbe semplicemente assisterli, per l'aspetto architettonico, con i nostri calcoli e progetti e, per l'aspetto tecnologico, con i necessari macchinari. Cosa accadrebbe alla nostra enorme struttura, una volta lasciato il pianeta? L'edificio, assai probabilmente, diverrebbe un tempio. Un tempio che verrà avvolto nel mistero e nel mito. Le successive generazioni parleranno di "dèi" che un tempo discesero dal cielo e insegnarono varie discipline ai loro antenati, e che risiedevano in quel tempio.
Gli "dèi" ora venerati in quello stesso tempio. Tale culto porterà alla costruzione di molti altri templi simili al primo, nell'intento di compiacere gli "dèi"... e tutti pregheranno perché un giorno ritornino. Alla fine, però, con il succedersi di molte generazioni, tutti questi racconti - un tempo reali - riguardo a strani e potenti esseri che, un tempo discesero dal cielo, verranno relegati nel regno delle leggende e dei miti. Perché? Perché, ironicamente, ormai la civiltà di quel pianeta avrà compiuto tali progressi tecnologici che loro stessi saranno in procinto di avventurarsi nello spazio, rendendo assolutamente impensabile l'idea che qualcun altro possa aver viaggiato nello spazio prima di loro!
La domanda che ora vi rivolgo, cari lettori, è questa: se tale ipotetico ruolo un giorno verrà svolto dalla nostra stessa specie, perché non sarebbe possibile che lo stesso identico ruolo sia stato interpretato qui sulla Terra, migliaia e migliaia di anni fa, da civiltà extraterrestri?
Ebbene, grazie al libro che vi accingete a leggere, sono assolutamente convinto che le cose siano andate proprio così! In questo saggio "Narrano antiche cronache...", il dottor Roberto Volterri presenta, infatti, innumerevoli "indizi", quasi delle "prove", davvero avvincenti riguardo alla presenza extraterrestre sul nostro pianeta, fin dai tempi biblici.

INTRODUZIONE:

Da dove iniziare? Mi sono subito chiesto quando ho avuto l'idea di iniziare lo studio di strani "indizi" che mi piace definire "anacronismi"'. Dal "gran dio marziano", raffigurato nelle grotte del Tassili-n-apper (Sahara Centrale)? Dalle pitture preistoriche di Naux, nel Dipartimento dell'Arriege, nel sud-ovest della Francia (tanto simili alle "nuvole" di Masolino da Panicale, su cui torneremo, e a lungo, più avanti)?
Oppure dal ben più noto "Astronauta di Palenque", che ho avuto occasione di ammirare durante un mio recente viaggio archeologico tra i siti dello Yucatan?
Non rimane che l'imbarazzo della scelta, perché le tracce lasciate da chi ci ha preceduto, diecimila, mille, o "solo" quattrocento anni fa, riguardo "...cose che si vedono nei cieli..." sono infinite.
Basterebbero i novantadue minuti dedicati alla visione del bellissimo documentario del regista tedesco Harold Reinl, "Gli Extraterrestri torneranno" (proposto in Italia nel 1979, ma prodotto dieci anni prima), per indurre in ciascuno di noi "dubbi", interrogativi, perplessità... "certezze".
Sì, proprio sani "dubbi" e sane "certezze" riguardo il fatto che la storia dell'Uomo andrebbe "riletta" alla luce di un'infinita serie di testimonianze, nel campo delle arti figurative soprattutto, lasciate da chi per esperienza diretta, per averne letto in antiche cronache o soltanto per averne sentito parlare, sentì l'esigenza di tramandare ai posteri gli aspetti più "inquietanti", più in contrasto con la propria concezione del mondo conosciuto, dell'incontro, diretto o meno, con una realtà... "aliena", quantomeno, dalla propria personale esperienza quotidiana.
Cosa videro e cosa intesero raffigurare quei nostri lontani progenitori che dipinsero, nel Tassili, "divinità" antropomorfe (ma non troppo) in atto di essere adorate da altri individui, di più piccola statura, anch'essi con qualche anomalia?
Cosa videro nei cieli gli uomini che abitarono le caverne lungo il fiume Ariège, luoghi che ho personalmente visitato nell'estate del 1998?
Cosa spinse gli abitanti di Palenque a seppellire il personaggio noto come Pacal sotto una pietra pesante varie tonnellate e recante lo strano bassorilievo il cui disegno grazie (o per colpa?) a Erik von Däniken ha fatto il giro del mondo, facendo versare fiumi di inchiostro, suscitando (ma è bene che ciò accada!) dubbi, perplessità, entusiasmi e... infinite critiche?
Forse, con estrema certezza, non lo sapremo mai: quel che è certo è che continueremo a porci le domande di sempre: "chi siamo?", "da dove veniamo?", "dove andiamo?" consapevoli che non tutto è scritto nei libri di Storia, non tutto ciò che l'Archeologia "ufficiale" sostiene risponde al vero, non tutte le interpretazioni di opere d'arte del passato, lontanissimo o relativamente prossimo, "interpretano" nella giusta luce le reali intenzioni dell'artista, sia egli l'ignoto autore di inquietanti pitture rupestri, siano essi i più noti pittori cinquecenteschi come Masolino da Panicale, Carlo Crivelli o - più tardi - Ventura Salimbeni. Tra le infinite certezze della Scienza ufficiale - all'interno della quale, in una struttura universitaria, chi scrive, opera quotidianamente come archeologo occupandosi di analisi in Microscopia elettronica di antichi reperti metallici, ci sia lasciata almeno questa: la libertà di indagare, di ricercare "cum grano salis" s'intende, nelle pieghe della Conoscenza, dietro le quinte della Storia, negli angoli più bui e dimenticati del Sapere umano, negli anacronismi di carattere archeologico, nelle strane - quasi "fortiane" - raffigurazioni appartenenti al mondo della Storia dell'Arte, alcuni indizi, significativi spunti, suggerimenti, per avere, forse senza mai raggiungerla del tutto, una più realistica visione del mondo e della realtà fenomenica nella quale viviamo.
Con queste mie ricerche - vorrei sottolinearlo - sto tentando, infatti, non di "diffondere il Verbo", non di diffondere la "Certezza", di sostenere tesi precostituite, di affermare categoricamente cosa rappresentano per me certi "anacronismi" individuati nei dipinti, certe inquietanti descrizioni appartenenti alla cultura veterotestamentaria o alla poesia epica indiana come il "Mahabharata", o certe curiose anticipazioni letterarie (Swift e i suoi "Viaggi di Gulliver" insegnano!).
Ho cercato, sto cercando, invece, di diffondere il "Dubbio", di inculcare qualche sana e costruttiva perplessità nella mente dei lettori; una sana e costruttiva perplessità, una positiva curiosità in quanti vorranno seguirmi e aiutarmi nel cercare, nel nostro passato, nelle testimonianze archeologiche e artistiche di chi ci ha preceduti, possibili tracce, possibili indizi di probabili visite, di esplorazioni, di contatti tra la nostra civiltà e civiltà "aliene".
La qual cosa, ne sono certo, farebbe sentire tutti noi... meno soli.
Ma perché "Narrano antiche cronache..." Perché questo titolo? Perché nelle "antiche cronache", letterarie e archeologiche, ma soprattutto pittoriche, si celano suggestivi indizi da mettere in evidenza con il nostro PC, dato che il computer imperversa nella nostra vita di tutti i giorni, dato che senza di esso - ahimè - non siamo più in grado... di fare nulla! Tantomeno di scoprire piccoli, ma significativi dettagli in dipinti in... odor di UFO!
La prima parte del libro è dedicata alla descrizione di opere dell'umano ingegno nelle quali, a volte in maniera estremamente eclatante, a volte... un po' meno, siano presenti quegli indizi, quegli spunti ai quali accennavo prima.
Verranno, quindi, illustrati dipinti, verranno citate opere letterarie, verranno riportati frammenti di un antico papiro, verranno mostrati inquietanti bassorilievi: tutto ciò, dunque, che possa costituire materiale di studio per le nostre ricerche.
Non ho inteso dare al libro una struttura diacronica, rispettante cioè - nella descrizione degli eventi - una precisa sequenza temporale: ho riportato gli episodi, nell'incipit di ogni Capitolo un po'... "romanzati", così come sono comparsi nel corso delle mie ricerche, ora ambientati sotto i cieli dell'antica Roma, ora svolgentisi all'ombra delle piramidi, ora con il surreale scenario delle rovine dell'antico Yucatan.
Nella seconda parte, quella più operativa e sperimentale, verranno dati dei suggerimenti tecnici per utilizzare - come strumento d'indagine, come "lente informatica" - l'apparato tecnologico più diffuso nelle nostre abitazioni: il Personal Computer.
Cercherò, infatti, di illustrare come in moltissimi casi l'utilizzare tecniche di analisi ed elaborazione di immagine, oggi alla portata di tutti, possa dare un insostituibile contributo nel mettere in luce particolari di dipinti, elementi di curiosi bassorilievi che, a occhio nudo, sarebbero apparsi... più innocenti.
Tra i vari software oggi disponibili sul mercato, ho preferito utilizzare il diffusissimo Photoshop 5.0, dal quale attingeremo a piene mani (spero con viva soddisfazione anche della Casa produttrice!), perché di semplice utilizzo e perché mi è sembrato rispondere, più di altri, alle specifiche esigenze di questa nostra ricerca.
Verranno, quindi, illustrati i rudimenti dell'arte e la specifica applicazione nei casi in cui ho ritenuto opportuno utilizzare questo potente mezzo informatico. Ovviamente, esistono software ben più potenti e... costosi: esulerebbe, però, dagli obiettivi di questo nostro lavoro suggerire l'impiego di tecniche, certamente, più adatte a sofisticati laboratori di polizia scientifica. L'obiettivo principale di questo mio lavoro è quello di indurre i vari appassionati delle tematiche "eretiche", i vari curiosi del "mistero" ad addentrarsi - con un approccio che, per quanto semplice, è all'insegna dei più rigorosi canoni scientifici - nell'affascinante mondo dell'informatica applicata allo studio di possibili testimonianze... aliene.
Cominciamo!

Una zona dell'Italia centrale.
Un'estate. Poco prima del Terzo Millennio.

Roberto Volterri

CAPITOLO PRIMO:

La Scienza è Verità: non lasciatevi ingannare ... dai fatti!

"Nell'anno del Signore 1520, in Inghilterra,
fu vista nel cielo a Hereford una grande trave di fuoco.
Avvicinatosi... al suolo,
vi bruciò molte cose
con il calore che esso emanava.
Quindi ascese nuovamente verso il cielo
E fu vista cambiare forma
fino ad assumere quella di un cerchio di fuoco...

(Corrado Licostene "Chronicon Prodigiorum", XV secolo)

Un giorno qualunque del XV secolo. O forse prima...

"...È un enorme anello d'oro! E' luminosissimo!
...Guardate! Si apre al centro... ne esce un raggio giallo!
...Sì... Guardate!... Il raggio colpisce la piccola finestra...
...È un segno del Cielo... inginocchiamoci e preghiamo!
...No!... È l'ira divina!... Fuggiamo!"

E i più fuggirono, qualcuno pregò e, forse, qualcuno annotò lo strano evento. Un pittore di nome Carolus (anni dopo o secoli dopo, non lo sappiamo...) lesse di quelle antiche cronache, prese i pennelli di martora, dispose accuratamente i suoi colori sulla tavolozza e dipinse l'"Annunciazione".
Andarono proprio così le cose?
Forse sì, forse invece è solo un esercizio d'immaginazione, forse... sono vere tutte e due le ipotesi, perché un pittore di nome Carolus, già cinquantenne, si aggirava effettivamente per la campagna marchigiana, annotava nella sua memoria eventi, fatti "miracolosi" che qua e là raccoglieva e che poi almeno in un paio di casi immortalò sulle sue tele.
Ma facciamo, per ora, un passo indietro lasciamo il XVI secolo e torniamo ai giorni nostri, alle nostre consuete riflessioni sui perché della Scienza, sui misteri della vita, sulle incongruenze del comportamento umano, ma anche sulla sana e proficua curiosità che anima qualcuno (o molti?) di noi verso i misteri dell'Universo che ci circonda, sulla possibilità che dalle profondità del Cosmo, o forse anche dal nostro "piccolo" sistema solare (e dintorni...) "qualcuno", sin dalla più lontana antichità, abbia avuto l'idea (o la necessità?) di farci visita.
"Qualcuno" che ancora adesso sembra desiderare di lasciare solo delle impalpabili tracce, sfuggenti, a volte decisamente improbabili, ma a volte tangibilmente inquietanti.
"Qualcuno" la cui identità non conosciamo, ma del cui passaggio nei cieli del nostro piccolo pianeta siamo sufficientemente certi. Quasi quanto gli oscuri "pittori" di grotte del Tassili che, forse, ebbero degli "incontri" davvero, molto, ravvicinati! O quanto i disorientati abitanti delle prime città della nostra penisola, le cui "visioni" ci sono state tramandate da più celebrati scrittori, come Tito Livio o Giulio Ossequente, ed infine da artisti come Masolino da Panicale, Filippo Lippi, Ventura Salimbeni o il nostro Carolus Crivellus Venetus che già abbiamo incontrato.
Torniamo però al titolo di questo nostro primo Capitolo, con le testimonianze, alcune indiscutibili, altre un po' meno, di una realtà "aliena". Perché intitolare proprio così, in modo direi provocatorio, questo nostro primo approccio allo studio di tutte quelle antiche testimonianze, lasciateci con l'intenzione di inviare un messaggio ai posteri. Oppure unicamente come frutto dello sbalordimento, della meraviglia di chi aveva osservato "qualcosa" ben al di là della comune, quotidiana esperienza?
Perché "La Scienza è Verità. Non lasciatevi ingannare... dai fatti!" è il primo "comandamento" del famoso "Decalogo dello Sperimentatore" che non manca, o non dovrebbe mancare, in qualsiasi laboratorio di ricerca degno di questo nome!
E, infatti, non manca nel mio studio presso l'Università ove, come archeologo, mi occupo, tra l'altro, di "archeometallurgia", cioè di analisi su reperti metallici mediante sofisticate tecniche come la Microscopia Elettronica a Scansione, la Microanalisi a Dispersione di Energia e altre... piacevolezze del genere!
Perché, pur avendo infinita stima per gli aspetti più scientifici della "Conoscenza" in senso lato, pur apprezzando oltremodo il cosiddetto "metodo galileiano", pur avendo fiducia quasi cieca nella Dea Ragione (ogni tanto, da molto, troppo tempo!) mi pongo qualche sano "dubbio"...
E se non fossero tutte "corbellerie" di inizio estate?
E se ci fosse veramente qualcosa di vero nei ripetuti avvistamenti di Oggetti Volanti Non Identificati, ossia i "famigerati" UFO?
E se inconsuete rappresentazioni pittoriche, qua e là da me rintracciate o scoperte da altri... "illusi" come chi scrive queste note, fossero veramente la testimonianza che nei secoli, o addirittura nei millenni passati, qualcosa costruito da "mani" aliene ha solcato i cieli di questo "quasi insignificante" pianeta, posto ai margini di una galassia sperduta in un Universo senza fine?
E allora i dubbi si moltiplicano, le perplessità sulle "verità scientifiche rivelate" si estendono a dismisura e affiora, più impellente che mai, il desiderio di diffondere tali sani "Dubbi", di combattere alcune "Certezze", di cercare di fare, e di permettere di fare, un altro piccolo passo verso l'affascinante ipotesi che si fa fatica a ritenere ancora tale, per la quale, non saremmo soli nell'Universo, ma ogni tanto, ai giorni nostri come ieri, "qualcuno... viene" a farci visita.
Ma cerchiamo ora di entrare nel vivo del tema!
Bene, ho riletto, tempo fa, l'interessante articolo di Daniele Bedini intitolato "La Madonna del Disco Volante", pubblicato sul "Notiziario Ufo" del Luglio-Agosto 1996, dedicato al ben noto dipinto conservato a Firenze, a Palazzo Vecchio nel Salone di Saturno. E l'ho riletto alla luce di una nuova, consentite mi il termine, eccitante "scoperta".
Un giovane ingegnere, laureatosi presso l'Ateneo ove lavoro, prendendo spunto da "anomale" raffigurazioni pittoriche che conservo nel mio studio e stimolato da lunghe conversazioni avute su queste tematiche, ha cominciato a sfogliare pagine e pagine di volumi sulla storia dell'arte italiana. Ecco che dopo aver consultato innumerevoli tomi, un bel giorno Fabrizio Colista, il quale, in seguito collaborerà per un certo tempo alle mie ricerche, mi compare davanti con le foto di un dipinto eseguito da un pittore veneziano non molto noto al grande pubblico, vissuto a metà del XV secolo: Carlo Crivelli.
Ma sì, proprio il Carolus che abbiamo già incontrato!
Nato a Venezia verso il 1430, Carolus Crivellus Venetus (così, infatti, si firmava) si allontanò dalla città natale per vivere il resto della sua vita nelle Marche, salvo brevi permanenze a Padova e a Zara.
L'opera di cui ora parlerò nata, forse, dall'aver letto (o assistito?) quella inquietante "visione" con cui ho iniziato il Capitolo è del 1486 e si intitola l'"Annunciazione''. Esposta in un primo tempo nella chiesa dell'Annunziata di Ascoli, è oggi conservata alla "National Gallery" di Londra. Accennerò poi ad un'altra opera del nostro Crivelli: la "Madonna col Bambino", quella dello scoop, esposta tuttora presso la Pinacoteca di Ancona e nella quale compaiono altri "curiosi" particolari.
Ma cerchiamo di procedere con ordine.
Nel dipinto intitolato l'"Annunciazione" è ben visibile in alto a sinistra, una sorta di "doppio anello" dorato, dal quale scaturisce un lungo e sottile raggio giallo che prima attraversa una piccola apertura praticata sull'edificio visibile sulla destra, poi "attraversa" la classica colomba (lo "Spirito Santo") e colpisce al capo la Vergine.
Ma, e qui sta la stretta analogia con il dipinto conservato a Firenze de ''La Madonna e San Giovannino", tutta la scena viene osservata con attenzione dal personaggio posto sotto l'arco e visibile a sinistra nel dipinto (forse il "nostro" Carolus?).
Analogamente a quanto avviene nel ben più noto dipinto attribuito alla scuola di Filippo Lippi, il personaggio in questione si scherma gli occhi con la mano sinistra dall'intensa luce che sembra emanare l'oggetto in cielo e dal raggio che da esso scaturisce.
Cosa rappresenta la strana forma sospesa in cielo?
Cosa ha voluto comunicarci il Crivelli con questa sua opera? Ha semplicemente rappresentato qualcosa che ha visto? Non lo sappiamo, possiamo solo immaginario.
L'Oggetto Volante (perché di questo si tratta e non di una entità astratta, che non siamo in grado di identificare), potrebbe essere stato direttamente avvistato dal Crivelli, oppure potrebbe averne letto in "antiche cronache" o potrebbe averne sentito parlare da conoscenti, riportando un fatto realmente accaduto con il mezzo a lui più familiare: la pittura!
Forse dovremmo pensare che i grandi artisti del passato siano stati capaci di dipingere con accuratezza tutta la realtà che li circondava (alberi, nuvole, palazzi, vestiti, frutta, uomini, donne, animali, paesaggi di ogni tipo) tranne gli oggetti somiglianti a... dischi volanti? Solo in questi strani dipinti avrebbero lavorato di fantasia, solo per queste inconsuete opere avrebbero avuto delle visioni? Spiegazione che va di moda quando non si sa a cosa altro aggrapparsi.
O, forse più realisticamente, il Crivelli potrebbe aver voluto rappresentare semplicemente un avvistamento di un Oggetto Volante Non Identificato, correlandolo, come di consueto, ad episodi di natura religiosa?
Masolino da Panicale ed il suo "Miracolo della neve" (Napoli, Museo di Capodimonte) Ventura Salimbeni ed il suo inquietante dipinto la "Glorificazione dell'Eucarestia" conservato a Montalcino (Siena), ed "in primis", il già citato "La Madonna e San Giovannino" non possono non indurci a riflettere sulla possibilità, oserei dire sulla certezza, di vita extraterrestre e quel che più conta, sulla realtà di visite e contatti con il nostro pianeta in epoche non "sospette", durante le quali cioè nessun prodotto dell'umano ingegno era in grado di solcare i cieli.
Ma torniamo al nostro Carlo Crivelli, in un altro suo piccolo dipinto, scoperto da Fabrizio Colista: la ''Madonna col Bambino" (1480 circa) e conservato presso la Pinacoteca Civica di Ancona, sono visibili sullo sfondo, alcuni oggetti molto simili a... "missili" che sembrano innalzarsi verso il cielo. Il dipinto, che ho personalmente esaminato a lungo insieme al già citato Colista ed un altro compagno di interessi ufologici Fabrizio Mazzoni, anch'egli ingegnere è, in realtà, di misure molto contenute e gli oggetti citati sono di dimensioni millimetriche, ma i "missili" sono ben visibili sullo sfondo di una campagna popolata da strani personaggi con curiosi cappelli di foggia orientale.
Ma osserviamo attentamente il dipinto, con tutti i particolari presenti in esso. I protagonisti, come si vede, sono la Madonna ed il Bambino, il loro abbigliamento è curato fin nei minimi particolari, che appaiono finemente rifiniti. In alto possiamo osservare della frutta e dei vegetali dipinti con estrema accuratezza: questi sono elementi che ricorrono spesso nei dipinti del Crivelli ed in particolare sono presenti anche nel primo dipinto che abbiamo preso in considerazione: l'"Annunciazione". Ma passiamo ad analizzare adesso l'ambiente che circonda la scena principale: la cosa che subito salta all'occhio è l'estrema cura con cui il Crivelli ha dipinto quello che doveva essere solo lo sfondo di un quadro che, come si è detto, è di piccolissime dimensioni. E qui abbiamo già il primo spunto di riflessione: perché dipingere in maniera così minuziosa qualcosa che solo guardando molto da vicino e con una lente di ingrandimento era possibile vedere? Forse, nella mente del Crivelli, i soggetti in primo piano e quelli sullo sfondo avevano la stessa importanza?
Osserviamo ancora i personaggi che si aggirano nella campagna sullo sfondo, essi sono posizionati quasi tutti di spalle o di profilo e sono vestiti con abiti decisamente orientali, inoltre, si aggirano nei viali di un giardino molto curato che si estende fino a delle colline; in più c'è da notare che tutti questi personaggi sembrano essere fermi o al più muoversi verso le colline stesse. Osserviamo ora la parte del dipinto che maggiormente ha attirato la nostra attenzione: lo sfondo al di là delle colline. Qui si osservano due tipologie di soggetti: i primi sembrerebbero i classici uccelli stilizzati di colore nero, i secondi sembrano, ad uno sguardo superficiale, qualcosa di simile a dei campanili molto alti o a dei minareti. Vediamo però quali sono, a mio avviso, le incongruenze in questa prima interpretazione e gli ulteriori spunti di riflessione che proporrei ai lettori. Se fossero dei minareti o delle torri, perché l'autore ne avrebbe dipinti così tanti, infatti, se ne contano almeno sei; in secondo luogo, perché quella che dovrebbe essere la struttura portante di queste torri è dipinta di colore giallo e rosso (forse rappresentano delle fiamme?) e soprattutto, perché è "trasparente"? Per quale motivo, inoltre, la parte superiore di queste torri non sembra trasparente come la parte sottostante e, soprattutto, perché ha una forma così "allungata" con delle strane "sporgenze" alla base?
È difficile rispondere a tali quesiti e immaginiamo solo per un attimo di non essere davanti ad un dipinto del XV secolo, ma di osservare un disegno realizzato magari da un bambino dei giorni nostri: allora, in questa nuova ottica, cosa ci farebbero venire in mente le sagome sullo sfondo? Non ci sono dubbi... dei "missili in decollo"!
Osservando, quindi, con attenzione questi oggetti ed elaborandone i particolari con le tecniche che verranno spiegate nella seconda parte del libro è, infatti, possibile notare come essi abbiano la classica forma del missile con una scia di fuoco: sembrerebbe di vedere quasi Cape Canaveral piuttosto che un normale paesaggio collinare!
Ma torniamo all'interrogativo che mi sono posto in precedenza: cosa voleva rappresentare il Crivelli? Perché avrebbe scelto di mostrare cose tanto strabilianti per la sua epoca in un dipinto tanto piccolo? Forse "sapeva" che quegli oggetti sarebbero rimasti inosservati fino al periodo storico in cui qualcuno non avrebbe avuto dubbio sulla loro interpretazione? O forse ha semplicemente stilizzato delle normali costruzioni e degli uccelli in volo? Eviterei, per ora, di annoiarvi con dettagli tecnici sulle immagini "elaborate" che troverete in questo Capitolo e in quelli che seguiranno: su come ottenerle, su come utilizzare il vostro Personal Computer per lo studio dei particolari "sospetti'"di antichi dipinti, vi rimanderei quindi alla seconda parte del libro. Alcune immagini qui riportate sono state elaborate con semplici filtri piuttosto comuni, in uso anche nei settori di ricerca che studiano l'autenticità o meno di fotografie. Noi abbiamo utilizzato il diffusissimo "Photoshop 5" perché di semplice impiego e perché consente di ottenere con facilità ottimi risultati. Nulla vieta di impiegare altri software più o meno complessi: ciò che è importante è lo spirito che anima queste nostre ricerche. Ribadisco tutto ciò, soprattutto, per non lasciare adito a "cattivi pensieri" riguardo ad eventuali "manipolazioni", in particolare, relative alla morfologia delle immagini proposte. Non è mia intenzione, infatti, dare delle interpretazioni categoriche, fornire delle "Certezze", vorrei solo proporre degli spunti di riflessione, diffondere costruttivi "Dubbi" che servano ad inquadrare la visione del nostro passato e delle opere dei grandi artisti in un contesto più ampio che non sia solo quello classico e per certi versi "ottuso", ma che lasci lo spiraglio ad interpretazioni diverse e nuove. Un libero sfogo allo spirito di ricerca della verità insito in ognuno di noi senza dover per forza seguire le rotte già tracciate da altri, quello spirito cioè che ha permesso all'Umanità di evolversi e svilupparsi fino ad ora.
Iniziamo pertanto ad analizzare altre "anomalie" pittoriche, altri "anacronismi" altri... "Dubbi" nascosti nel noto dipinto di Masolino da Panicale intitolato: "Il Miracolo della Neve".

INDICE:



CAPITOLO PRIMO La scienza è verità: non lasciatevi ingannare... dai fatti! |
pag. 1 |
CAPITOLO SECONDO "Nuvole"... da lontano |
pag. 12 |
CAPITOLO TERZO "Su cose che (non sempre) si vedono nel cielo..." (UFO... IFO e tecniche d'analisi d'immagine) |
pag. 24 |
CAPITOLO QUARTO "Sfere", "Cappelli" e "Nuvole"... o UFO nei dipinti dei secoli XVI e XVII (e altro ancora) |
pag. 40 |
CAPITOLO QUINTO "Ruote", "Carri Celesti", "Isole" in cielo... o UFO? "Narrano antiche cronache..." |
pag. 62 |
CAPITOLO SESTO "Soli"", "Nuvole", "Travi ardenti" o... UFO? "Fenomeni naturali, mistiche visioni oppure... a volte ritornano?" |
pag. 82 |
CAPITOLO SETTIMO Quei misteriosi uomini volanti... Creature angeliche, allucinazioni o... Unidentified Flying Men?" |
pag. 94 |
CAPITOLO OTTAVO "Clypeus ardens" et "Trabes in coelo" (ma non solo): "segni divini" o... UFO? |
pag. 107 |
CAPITOLO NONO L'Arca dell'Alleanza, il Pettorale del Sommo Sacerdote (e altro ancora...): oggetti sacri o... tecnologie "aliene"? |
pag. 122 |
CAPITOLO DECIMO Urim e Tummim, ornamenti del Pettorale sacro o... mezzi di comunicazione con "realtà aliene"? |
pag. 137 |
CAPITOLO UNDICESIMO Lo strano "proiettile" in pietra di Uxmal (e altro ancora...): un UFO-crash tra le rovine Maya? |
pag. 149 |

| PARTE SECONDA: L'elaborazione l'analisi |
|

CAPITOLO DODICESIMO Così è... se vi pare: l'elaborazione dell'immagine |
pag. 167 |
CAPITOLO TREDICESIMO La regolazione del Contrasto e della Luminosità |
pag. 170 |
CAPITOLO QUATTORDICESIMO La regolazione del Colore |
pag. 180 |
CAPITOLO QUINDICESIMO La regolazione dell'ombreggiatura: l'effetto Bassorielievo |
pag. 187 |
CAPITOLO SEDICESIMO La Calibrazione del Monitor |
pag. 192 |
CAPITOLO DICIASSETTESIMO Il salvataggio delle immagini elaborate e la creazione di un archivio |
pag. 195 |
CAPITOLO DICIOTTESIMO Qualche conclusione (molto provvisoria) |
pag. 201 |



|
vai alla visualizzazione normale di inizio articolo
invia questa notizia ad un amico

imposta Edicolaweb come Home aggiungi Edicolaweb a Preferiti

|
|
|