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SUFISMO
Il misticismo della vita quotidiana


 
di Martin Lings
Edizioni Mediterranee
pagg. 126 - € 7,95
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L'ARGOMENTO:

SUFISMO La lettura di questo libro dedicato al sufismo - esplicativo, introduttivo e attendibile - non richiede conoscenze specialistiche né una preparazione specifica.
Presuppone, tuttavia, un certo interesse per le cose dello spirito. Esso è scritto in modo semplice e chiaro, come la verità richiede.
Mille anni fa un grande sufi definì il sufismo un "sapore", poiché il suo fine è una conoscenza diretta e personale delle verità trascendenti.
Quest'opera offre al lettore un po' di quel sapore.
L'autore presenta la storia millenaria della mistica islamica, la sua attualità, la sua originalità e la sua universalità, i suoi fini e il suo metodo.

PREFAZIONE:

Il titolo di questo libro contiene una domanda; e, almeno nel mondo occidentale, a questa domanda sono state date, negli ultimi anni, risposte dubbie e sospette. Inoltre, l'interesse crescente per il sufismo rende ancora più impellente l'esigenza di un libro introduttivo e attendibile: introduttivo, poiché non richiede una specializzazione, e attendibile, poiché scritto in modo non più semplice di quanto imponga la verità.
Tuttavia, se questo libro non richiede una conoscenza specialistica, presuppone necessariamente un interesse profondo e penetrante per le cose dello spirito. In particolare, presuppone almeno un presentimento della possibilità della percezione interiore diretta, un'idea che può diventare il seme d'aspirazione. O, almeno, presuppone che l'anima non sia chiusa a tale possibilità. Circa mille anni fa, un grande sufi definì il sufismo un "sapore", poiché il suo fine può essere considerato la conoscenza diretta delle verità trascendenti, essendo tale conoscenza, a causa del suo carattere diretto, più paragonabile alle esperienze dei sensi che alla conoscenza procedente dal mentale.
La maggior parte dei lettori occidentali di questo libro avranno sentito ripetere, fin dalla più tenera età, che "il Regno dei Cieli è dentro di voi". E avranno udito anche le parole: "Cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto". Ma quanti di loro hanno mai ricevuto una qualche indicazione sul modo di cercare o sull'arte di bussare? E proprio mentre ho scritto queste ultime parole, mi sono accorto che, in questo contesto, costituiscono la risposta alla domanda formulata nel titolo.
Ormai è stato detto quanto basta per chiarire che, anche se il tema è trattato sommariamente, un libro di queste proporzioni, per un argomento tanto vasto, è inevitabilmente un sommario - tuttavia non può essere svolto in modo superficiale, poiché questo costituirebbe una contraddizione in termini. Il sufismo è una pietra di paragone, un criterio implacabile che riduce tutto il resto, ad eccezione dei propri equivalenti, ad una superficie piatta, bidimensionale, poiché esso è la vera dimensione dell'elevazione e della profondità.

Martin Lings
Londra 1973

1. Originalità del Sufismo:

Il grande sufi andaluso Muhyi 'd-Dîn Ibn 'Arabî aveva l'abitudine di recitare una preghiera che incomincia così: "Fammi entrare, o Signore, nel profondo Oceano della tua infinita Unità" (1), e nei trattati dei sufi questo " Oceano" viene nominato molto spesso, sempre come simbolo del Fine verso cui è orientata la loro via. Diciamo dunque sulla base di questo simbolo ed in risposta alla domanda "Cos'è il sufismo?": di tanto in tanto, una Rivelazione "fluisce" come una grande ondata dall'Oceano dell'Infinito ai lidi del nostro mondo finito; e il sufismo è la vocazione e la disciplina e la scienza che ci permettono d'immergerci nel riflusso di una di queste onde, e di farci ricondurre da essa alla sua Fonte eterna ed infinita.
"Di tanto in tanto": è una semplificazione che richiede un commento; in realtà, poiché non esiste paragone possibile tra l'origine di tale ondata e la sua destinazione, la sua temporalità deve partecipare, misteriosamente, all'Eterno, esattamente come la sua finitezza deve partecipare dell'Infinito. Essendo d'ordine temporale, deve prima pervenire a questo mondo in un determinato momento della storia; eppure, in un certo senso, questo momento sfuggirà al tempo. "È migliore di mille mesi" (2): cosi la Rivelazione islamica descrive la notte del proprio avvento. Deve esservi anche una fine che corrisponde al principio; ma tale fine sarà troppo remota per essere umanamente prevedibile. Le istituzioni divine sono "perpetue" (3). Un'altra impronta dell'Eterno Presente su tale Rivelazione è il fatto che incessantemente fluisce e rifluisce, perché essa costituisce, per ogni individuo che fa parte del suo ambito, un flusso e un riflusso.

Vi è una sola acqua, ma due Rivelazioni non sono esteriormente simili. Ogni onda ha caratteristiche proprie secondo la sua destinazione, cioè secondo le necessità particolari del tempo e del luogo verso cui viene fatta provvidenzialmente fluire. Queste necessità, che includono ricettività etniche ed attitudini di ogni specie, variabili da un popolo all'altro, possono venire paragonate alle cavità ed alle secche che si trovano sul percorso dell'onda. La stragrande maggioranza dei credenti si interessa esclusivamente dell'acqua che l'onda deposita in tali ricettacoli è che costituisce l'aspetto formale della religione.
D'altra parte i mistici - ed il sufismo è una specie di misticismo - si occupano per definizione soprattutto dei "misteri del Regno dei cieli"; perciò sarebbe giusto dire, riferendoci alla nostra immagine, che il mistico è un individuo incomparabilmente più interessato all'onda di riflusso che non all'acqua rimasta. Tuttavia, egli ha bisogno di questo residuo come gli altri membri della sua comunità: ha bisogno, cioè, delle forme esteriori della sua religione che riguardano l'individuo umano in quanto tale. Infatti, se si chiede che cosa vi sia nel mistico che possa rifluire con l'onda che si ritira, una risposta parziale sarà: né il suo corpo, né la sua anima. Il corpo non può rifluire prima della Resurrezione, che è la prima fase del riassorbimento del corpo - e con esso dell'intero ordine materiale - negli stati superiori dell'essere. In quanto all'anima, deve attendere la morte del corpo. Fino ad allora, benché immortale, è imprigionata nel mondo mortale. Alla morte di Ghazâlî, il grande sufi del secolo XI, venne trovata sotto il suo capo una poesia che aveva scritto durante la sua ultima malattia. La poesia contiene questi versi:

lo sono un uccello: questo corpo era la mia gabbia, ma sono volato via, lasciandolo come segno (4).

Anche altri grandi sufi si sono espressi similmente: ma hanno inoltre chiarito negli scritti, nelle parole o nell'esistenza - e questa è, per noi, la misura della loro grandezza - che qualcosa in loro era già rifluito prima della morte, nonostante la "gabbia", qualcosa di più essenziale di tutto ciò che deve attendere la morte per venire liberato.
Quello che viene riportato, dalla realizzazione spirituale, alla Fonte può venire chiamato centro della coscienza. L'Oceano è sia interiore che esteriore; e la via dei mistici è un risveglio progressivo come se si "arretrasse" in direzione della radice del proprio essere, un ricordo del Supremo Sé che trascende infinitamente l'ego umano e che sono soltanto le profondità verso cui rifluisce l'onda.
Per usare un'immagine molto diversa, che servirà a completare la prima, paragoniamo il mondo a un giardino, o più esattamente ad un vivaio, poiché non vi e nulla che non vi sia stato piantato con lo scopo di trapiantarlo successivamente altrove. La parte centrale del giardino è riservata ad alberi di una varietà particolarmente nobile, sebbene relativamente piccoli e cresciuti in vasi di terracotta; ma quando li guardiamo, tutta la nostra attenzione viene attratta da uno incomparabilmente più splendido di tutti gli altri, per vigore e ricchezza. La causa non appare evidente ad occhio nudo; tuttavia comprendiamo immediatamente ciò che è avvenuto, anche senza bisogno di indagare: l'albero è riuscito ad affondare le radici in piena terra, attraverso la base del suo recipiente.
Gli alberi sono anime, e il più splendido è un'anima che, come dicono gli hindu, è un "liberato in vita", che ha realizzato ciò che i sufi chiamano la "Stazione suprema"; e il sufismo è una via ed un mezzo per affondare le radici, attraverso la "porta stretta", che è posta nelle profondità dell'anima, nello Spirito puro, che sfocia nella Divinità. Il sufi perfetto è quindi conscio di essere, come gli altri uomini, prigioniero del mondo delle forme, ma, diversamente da loro, è anche conscio di ess ere libero, di una libertà che supera incomparabilmente la sua prigionia. Si può quindi affermare che egli ha due centri di coscienza, uno umano ed uno divino, e può esprimersi in funzione dell'uno o dell'altro, il che spiega certe contraddizioni apparenti.
Seguire la via dei mistici significa acquisire una dimensione supplementare, poiché questa via non è altro che la dimensione della profondità (5). Di conseguenza, come si vedrà dettagliatamente più oltre, anche i riti che il mistico ha in comune con il resto della comunità, e di cui anch'egli ha bisogno per l'equilibrio della propria anima, non vengono da lui compiuti in modo exoterico, così come li eseguono gli altri, ma procedono dal medesimo profondo punto di vista esoterico che caratterizza tutti i suoi riti e che il metodo gli impedisce di trascurare. In altre parole, egli non deve mai dimenticare questa verità: l'acqua lasciata dall'onda dietro di sé è la stessa che rifluisce. Analogamente, egli non deve dimenticare che la sua anima, come l'acqua "imprigionata" nelle forme, non è essenzialmente diversa dallo Spirito trascendente di cui costituisce un prolungamento, come una mano che viene tesa, inserita in un ricettacolo e infine ritratta.

Se non risulta ancora evidente il significato del titolo di questo capitolo, ciò è dovuto in parte al fatto che la parola "originale" si è ricoperta di una incrostazione di significati che non toccano l'essenza dell'originalità, ma che sono limitati ad una delle sue conseguenze, e cioè la differenza, la qualità dell'insolito o dello straordinario. "Originale" viene anche usato come sinonimo di "anormale", il che è una perversione mostruosa, poiché la vera originalità è sempre una norma. Inoltre, non può essere realizzata dalla volontà dell'uomo, mentre il grottesco è doppiamente facile da produrre, proprio perché non è altro che un caos di prestiti.
Originale è ciò che scaturisce direttamente dall'origine o fonte, come acqua pura ed incontaminata che non ha subito alcuna influenza "secondaria". L'originalità è quindi relata all'ispirazione, e soprattutto alla rivelazione, poiché si tratta di origini trascendenti, al di là di questo mondo, nell'ambito dello Spirito. L'origine, in sostanza, è l'Assoluto, l'Infinito e l'Eterno: donde il Nome divino "L'Origine", in arabo al-Badî', che può venire tradotto anche come "Il Meraviglioso"". Da questo Oceano della possibilità infinita fluiscono le grandi onde della Rivelazione, ognuna "meravigliosamente" diversa dalle altre, poiché ognuna reca l'impronta dell'Unico da cui scaturisce, ma ogni onda è in fondo uguale alle altre, poiché il contenuto essenziale del suo messaggio è la Verità una.
Alla luce della similitudine dell'onda, vediamo che l'originalità è una garanzia di autenticità e di efficacia. L'autenticità, di cui l'ortodossia è in qualche modo l'aspetto terreno, è costituita dal flusso dell'onda, cioè dalla provenienza diretta della Rivelazione che emana dalla sua Origine divina; e in ogni flusso è contenuta la promessa di un riflusso nel quale è contenuta l'efficacia, che è la Grazia dell'irresistibile potere di attrazione della Verità.
Il sufismo non è altro che il misticismo islamico, il che significa che è la corrente centrale e più potente di quell'ondata che costituisce la Rivelazione dell'Islam; ed in base a ciò che è stato detto risulterà chiaro che non vi è in questo alcun deprezzamento, come sembrano ritenere alcuni. Al contrario, significa affermare che il sufismo è autentico ed efficace.
Quanto alle migliaia di uomini e donne che, nel mondo occidentale moderno, affermano di essere "sufi" sostenendo che il sufismo è indipendente da ogni religione particolare e che è sempre esistito, involontariamente lo riducono - se possiamo usare la stessa immagine elementare - ad una rete di canali artificiali nell'entroterra. Essi non si rendono conto che, sottraendogli la sua particolarità e quindi la sua originalità, lo privano anche di tutto il suo slancio. È superfluo aggiungere che i canali esistono. Per esempio, da quando l'Islam si insediò nel subcontinente indiano, vi furono sempre scambi intellettuali tra sufi e brahmani; e il sufismo improntò anche taluni termini e concetti dal neoplatonismo. Ma le fondamenta del sufismo erano state gettate e il suo corso successivo irrevocabilmente fissato molto tempo prima che fosse possibile a influenze mistiche straniere e parallele di introdurre elementi non islamici, e, quando tali influenze si fecero finalmente sentire, interessarono esclusivamente la superficie.
In altre parole, essendo totalmente dipendente da una particolare Rivelazione, il sufismo è totalmente indipendente da tutto il resto. Ma, pur essendo autosufficiente, se il tempo e il luogo lo consentono, può cogliere fiori da altri giardini. Il Profeta dell'Islam disse: "Cercate la sapienza, foss'anche in Cina".

Note:
1. British Museum. Ms. Or. 13453 (3).
2. Corano, XCVII, 3.
3. Esodo, XII, 14.
4. British Museum Ms. Add. 7561, f. 86. L'intera poesia è stata tradotta da M. Smith in "Al-Ghazâlî the Mystic", Luzac, 1944, pp. 36-37.
5. Oppure dell'elevazione, che è un aspetto complementare della stessa dimensione. L'Albero della Vita, di cui il santo è una personificazione, è rappresentato talvolta con le radici volte verso il Cielo, affinché non si dimentichi che la profondità e l'elevazione sono spiritualmente identiche.

INDICE:

Prefazione pag. 7

1. Originalità del Sufismo pag. 9
2. Universalità del Sufismo pag. 15
3. Il libro pag. 23
4. Il Messaggero pag. 31
5. Il cuore pag. 43
6. La dottrina pag. 61
7. Il metodo pag. 73
8. L'esclusività del Sufismo pag. 91
9. Il Sufismo attraverso i secoli pag. 99

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