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libri scelti da Francesco Di Blasi

INIZIAZIONE AI MONDI SUPERIORI Rudolf Steiner

a cura di Paola Giovetti
Edizioni Mediterranee
pagg. 134 - € 7,95
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L'ARGOMENTO:

Dotato di veggenza naturale e spontanea, Rudolf Steiner dedicò tutta una vita all'indagine del mondo soprasensibile, giungendo infine alla conclusione che in ogni uomo vi sono facoltà latenti attraverso le quali egli può giungere alla conoscenza del mondo dello spirito.
Il libro, giudicato a ragione una delle sue opere maggiori, illustra la via per penetrare in modo autentico la dimensione spirituale: non una ricetta pronta e di facile attuazione, bensì l'indicazione di una struttura di conoscenza intesa a far progredire un impulso presente in ognuno. Indirizzato a coloro che si sentono attratti dalla ricerca spirituale e dal sapere di chi è in grado di rispondere ai grandi enigmi della vita, il libro mostra come elevarsi a conoscenze soprasensibili, e percorrere con buon senso la via indicata.

Rudolf Steiner (1861-1925), di nazionalità tedesca, fu filosofo e letterato, con una speciale devozione per Goethe. Aderì per molto tempo alla "teosofia", divenendo segretario generale della Società Teosofica in Germania. Nel 1913 se ne staccò per fondare l'"antroposofia", un movimento che pur restando vicino alla teosofia, è più aderente al cristianesimo. Stabilì la sede della sua fondazione a Dornach, in Svizzera, nel cosiddetto Goetheanum, un poderoso edificio di cui aveva personalmente disegnato il progetto. Numerose le opere di Steiner in campo letterario, politico, religioso e medico.

Paola Giovetti, scrittrice e traduttrice, si dedica da molti anni alle tematiche spirituali, esoteriche e parapsicologiche. È autrice di una ventina di volumi, collabora a riviste tradizionali e del settore e partecipa a congressi, programmi radiofonici e televisivi in Italia e all'estero.

INTRODUZIONE:

LA VITA E L'OPERA DI RUDOLF STEINER
"Iniziazione ai mondi superiori" è considerato a ragione uno dei libri più importanti di Rudolf Steiner. Qui infatti vengono ribaltati tutti i concetti ritenuti validi con riferimento al cammino iniziatico e viene espresso il convincimento che esso possa essere accessibile a ognuno, purché lavori con tutte le proprie forze per meritarsi l'onere e l'onore di avventurarvisi.
Dotato di veggenza naturale e spontanea e munito di una solida preparazione scientifica e letteraria, Steiner indagò per tutta la vita il mondo soprasensibile, arrivando alla stupefacente conclusione che "in ogni uomo esistono facoltà latenti attraverso le quali egli può giungere alla conoscenza del mondo dello spirito": sono le prime parole del libro in oggetto.
Prendendo le mosse da questa premessa, Steiner dedicò tutta la sua vita e la sua opera al compito di indicare all'uomo i mezzi per far propria la dimensione spirituale. Certamente non una ricetta pronta, ma una via di conoscenza in grado di far progredire, un impulso che ognuno può far proprio e mettere personalmente in pratica.
Prima di dedicare attenzione a "Iniziazione ai mondi superiori", è però opportuno presentarne l'autore. Vediamo dunque innanzi tutto la vita di Rudolf Steiner: una vita non facile, che attraverso una tensione incessante e instancabile lo portò a realizzazioni che tuttora danno i loro frutti e in parte anzi ancora attendono di essere comprese e apprezzate fino in fondo.
Rudolf Steiner nacque nel febbraio 1861 a Kraljevic, nell'impero austro-ungarico, da genitori austriaci di origine cattolica e contadina. Il padre era telegrafista delle ferrovie dell'Austria meridionale, e come tale dovette cambiare più volte residenza. L'infanzia di Rudolf e dei suoi due fratelli, Gustav e Leopoldine, si svolse però sempre nel magnifico scenario delle montagne e dei boschi della Bassa Austria. Steiner amò molto la natura, e questo amore l'accompagnò per tutta la vita. Contemporaneamente, al contatto con le ferrovie e col lavoro tecnico del padre, si sviluppò in lui l'amore per la scienza e per tutto ciò che è esatto - e anche questa fu una passione costante.
Fin da piccolo Rudolf Steiner divenne consapevole dell'esistenza di un mondo parallelo a quello terreno: ben presto infatti si rese conto di avere la capacità di vedere i trapassati e di percepire ciò che i sensi normalmente non percepiscono; e poiché queste esperienze non erano comunicabili a nessuno, il piccolo Rudolf fu per certi aspetti un solitario. Soltanto molto più tardi, quando era studente universitario, incontrò una persona con la quale poté aprirsi e che gli dischiuse molti orizzonti. Per tutto il resto Steiner era un bambino normalissimo, che giocava con i suoi coetanei e correva per i boschi.
Gli studi non furono nei primi anni molto regolari: al paese un medesimo maestro insegnava a cinque classi contemporaneamente, con scarso rendimento degli scolari. Il piccolo Rudolf però imparava da solo molte cose, per esempio si immerse per settimane in un libro di geometria che il maestro gli aveva prestato, restandone incantato: la geometria gli appariva come un simbolo di quel mondo spirituale "che non si vede", e che per lui era altrettanto reale di quello dei sensi.
Altri stimoli gli vennero dal medico del paese, che gli fece conoscere i grandi della letteratura; dal parroco, che gli insegnò un po' di astronomia; dal maestro stesso che lo iniziò alla musica.
Dopo le elementari, Steiner frequentò le scuole tecniche, e in quel periodo scoprì e studiò da solo la "Critica della ragion pura" di Kant, e sempre da solo imparò il greco e il latino: voleva infatti colmare le lacune della scuola tecnica. Ciò che fin da allora lo interessava profondamente era cercare di dimostrare che ciò che agisce nell'uomo e lo fa muovere è lo spirito - e si resta veramente ammirati constatando tanta determinazione e fedeltà a una missione interiore in un ragazzo così giovane.
Dopo essersi diplomato a diciotto anni, Steiner si iscrisse alla Scuola Tecnica Superiore di Vienna, facoltà di matematica, storia naturale e chimica; non arrivò però alla laurea in queste materie perché subentrarono numerosi impegni che glielo impedirono. Si laureò più tardi in filosofia presso un'altra università. In quegli anni Steiner frequentò assiduamente anche le lezioni di letteratura tedesca tenute all'università dal professor Karl Julius Schröer, col quale strinse un rapporto di amicizia che fu molto importante nella sua vita. Sempre in questi anni incontrò il suo "maestro": un uomo semplice che si chiamava Felix Koguski, che Steiner definiva un "iniziato" e che faceva il contadino. Cercava le erbe medicinali nelle campagne e andava a venderle in città ai farmacisti. Steiner lo conobbe in treno (viveva allora con la famiglia in un paesino vicino a Vienna e ogni giorno si recava in treno nella capitale per frequentare l'università) e ne divenne amico. "Con lui - scrisse in seguito nell'autobiografia - era possibile parlare del mondo spirituale come con uno che aveva esperienza in proposito."
Felix possedeva un sapere intuitivo sicuro, che lo portava a cogliere pienamente la spiritualità della natura e a individuare le proprietà terapeutiche delle piante. Egli fu per Steiner "colui che desta", colui che diede al ragazzo ventenne i riferimenti giusti. Il vero Maestro, che rimase sempre misterioso in quanto Steiner parlò sempre pochissimo di se stesso, giunse più tardi. Di questo incontro abbiamo soltanto una rapida testimonianza costituita da un passo di una lettera che Steiner scrisse a Edouard Schuré, il famoso autore de "I grandi iniziati", del quale fu a lungo amico: "Non ho incontrato subito il Maestro, ma prima uno dei suoi inviati". Felix Koguski fu quindi l'inviato di quel Maestro di cui non conosciamo il nome, che aiutò Steiner a prendere coscienza del proprio compito nella vita e a divenire, per usare le parole di Nietzsche, "ciò che in realtà era".
Come abbiamo prima accennato, il professor Schröer, docente di letteratura tedesca, ebbe molta importanza nella vita di Rudolf Steiner. Fu grazie a lui che Steiner fece le sue prime esperienze pedagogiche presso la famiglia Specht, alla quale fu raccomandato come precettore: qui Steiner doveva impartire lezioni a quattro ragazzi, uno dei quali era idrocefalo e molto arretrato mentalmente. Steiner, grazie a particolari metodi pedagogici, riuscì a recuperarlo completamente, a ridestare le sue "facoltà spirituali sopite" e a inserirlo poi all'università, dove divenne medico. Questa esperienza fu preziosa e aprì la strada al successivo lavoro pedagogico di Steiner.
Sempre attraverso il professor Schröer, Steiner ottenne una collaborazione importante: curare per le pubblicazioni della Letteratura Nazionale Tedesca due opere scientifiche di Goethe, "La teoria dei colori" e "La metamoifosi delle piante". Steiner, allora appena ventitreenne, assolse il suo compito magistralmente, corredando i testi di note e prefazioni che ancor oggi sono considerate esemplari. Steiner aveva per Goethe, il massimo poeta tedesco che fu anche disegnatore e pittore e si era occupato a fondo di geologia, botanica, paleontologia e ottica, una profonda ammirazione: in Goethe, che considerava un precursore dell'evoluzionismo, Steiner vedeva realizzati i propri princìpi spirituali. In altre parole, Goethe correggeva l'evoluzionismo di tipo materialistico di Darwin con concezioni spirituali: la natura viene gradualmente spiritualizzandosi dal regno vegetale a quello animale e poi umano, e soltanto l'uomo è un "recipiente" capace di accogliere lo spirito nella sua piena manifestazione. Steiner concordava pienamente con questa visione.
Furono anni molto intensi: oltre alle esperienze pedagogiche e al confronto con l'opera di Goethe, Steiner giunse da solo ad intuizioni relative alle ripetute vite terrene, e cominciò a leggere alcune opere teosofiche (1) in materia: profondamente cristiano nell'anima, Steiner non avvertì mai contrasto tra la dottrina della reincarnazione e il credo cristiano.
L'ottimo lavoro svolto per la Letteratura Nazionale Tedesca valse a Rudolf Steiner l'invito a collaborare a Weimar con l'archivio goethiano per una nuova pubblicazione di tutte le opere di Goethe, ivi compresi vari manoscritti inediti di carattere scientifico. A Weimar, la città in cui Goethe era vissuto per circa sessant'anni e dove era custodito il suo lascito, Steiner rimase sette anni, immergendosi completamente nello spirito goethiano e frequentando un ambiente culturalmente molto elevato e stimolante. A Weimar, Steiner contrasse anche il suo primo matrimonio con Anna Eunike, una vedova con cinque figli, maggiore di lui di qualche anno, presso la quale aveva trovato alloggio quando si era stabilito nella città di Goethe. In quegli stessi anni Steiner si laureò in filosofia all'università di Rostock e pubblicò la sua prima opera importante, "La filosofia della libertà", dove sistematizzò pensieri che si portava dentro da anni. Quest'opera costituisce il suo primo tentativo di costruire un sistema filosofico che tenga conto sia del mondo sensibile che di quello soprasensibile, e rappresenta la base del suo lavoro successivo.
A trentasei anni, nel 1897, Steiner concluse il suo lavoro a Weimar e si trasferì a Berlino, dove diede inizio a un'attività editoriale e di conferenziere. Tenne anche un corso di storia per la "Scuola di cultura" per la formazione degli operai, altra esperienza importante della sua vita, e diede inizio ai rapporti con la Società Teosofica, tenendo alcune conferenze presso la sua sede di Berlino. Presso i teosofi Steiner trovò quella comprensione per le proprie visioni spirituali che non aveva mai trovato altrove. Scrisse infatti nell'autobiografia: "L'essermi potuto finalmente esprimere in termini convenienti al mondo spirituale, mentre fino a quel momento ero stato costretto a non lasciar trasparire nelle mie esposizioni se non un riflesso di quel mondo, fu per me un'esperienza fondamentale". Steiner considerava inoltre i teosofi gli unici "che a quel tempo si interessassero di una seria indagine spirituale", e su questa base si arrivò a una collaborazione sempre più stretta, che portò infine alla nomina di Steiner a segretario generale della sezione tedesca della Società Teosofica.
Fin dall'inizio emersero comunque delle differenze, che Steiner non nascose mai, consistenti soprattutto nella diversa importanza data alla figura del Cristo: per i teosofi, che si rifacevano totalmente alla tradizione orientale induista e buddhista, Gesù Cristo era una grande anima al pari di Confucio, Buddha, Lao-tse ed altri, mentre per Steiner Cristo era la figura centrale della storia dell'umanità, l'Essere Divino che aveva impresso al cosmo intero uno straordinario impulso rivolto al Bene offrendo all'umanità un'occasione grandiosa di crescita. Steiner era anche convinto che soltanto la tradizione occidentale cristiana potesse veramente aiutare a risolvere i problemi del mondo occidentale, in particolare il materialismo nel quale la società del suo tempo era sempre più in preda, e riteneva che dottrine estranee al nostro patrimonio di pensiero, come quelle orientali, non potessero in alcun modo fare altrettanto.
Nonostante queste differenze di base (dalla propria impostazione Steiner sviluppò in seguito la sua "antroposofia") si arrivò a una stretta collaborazione tra Steiner e i teosofi, collaborazione che durò undici anni. In questo periodo Steiner ebbe accanto come collaboratrice Marie von Sievers (1867-1948), che divenne in seguito la sua seconda moglie. Marie era baltica, conosceva molte lingue, aveva studiato recitazione e danza. A lei si devono gli impulsi artistici che riscontreremo in seguito nell'antroposofia di Steiner.
Tra il 1902, anno in cui accettò la carica di segretario generale della Società Teosofica in Germania, e il 1925, anno della sua morte, Steiner svolse il lavoro più significativo della sua vita. Scrisse e pubblicò le sue opere più importanti: "Il Cristianesimo come fatto mistico", "Reincarnazione e Karma", "Teosofia", "Iniziazione ai mondi superiori". Le sue "esplorazioni" del mondo spirituale divennero sempre più intense, grazie anche alla pratica della meditazione alla quale regolarmente si dedicava, alla sua visione chiaroveggente sempre più nitida. Di tali sue capacità fanno testimonianza le innumerevoli intuizioni scientifiche ineccepibili in campo terapeutico, agricolo, farmacologico, metallurgico e altro ancora: oggi esistono laboratori e cliniche che si ispirano a tali intuizioni, medici che operano secondo il metodo steineriano, procedimenti agricoli biodinamici di coltivazione e rigenerazione della terra tuttora in uso e da lui indicati. Inoltre Steiner, a giudizio di quanti ebbero modo di avvicinarlo, possedeva una straordinaria capacità di immedesimarsi completamente negli altri (anche nei malati e sofferenti), di leggere nelle anime, di indicare le soluzioni giuste ai problemi più diversi.
Queste facoltà di veggenza, tante volte sperimentate concretamente, furono da lui utilizzate anche per indagare i "mondi superiori", per verificare la legge della reincarnazione e del "karma", per esplorare il "sentiero della conoscenza".
Significativa è a questo proposito la sua opera fondamentale "Iniziazione ai mondi superiori" (1909). In quest'opera Steiner afferma che è possibile rompere l'antichissima tradizione, propria anche dei teosofi, secondo cui il sapere occulto, le conoscenze superiori, possono esser fatti propri soltanto dagli adepti di cerchie esoteriche chiuse. Steiner parte da premesse opposte e afferma nel suo libro che la coscienza umana è ormai matura per aprirsi alle dottrine spirituali e pervenire alla conoscenza dei mondi superiori. I grandi progressi scientifici compiuti nell'ultimo secolo l'hanno resa capace di tanto: ora è giunto il momento di passare dal mondo terreno a quello animico (ovvero quello dell'anima, o mondo psichico) e soprattutto a quello spirituale. Per far ciò, è necessario prepararsi interiormente, purificarsi, creare dentro di sé le condizioni necessarie a tale comprensione. Soltanto chi è padrone di sé ed è in grado di esercitare un perfetto autocontrollo può osare di avventurarsi per questa via, e a questo scopo Steiner suggerisce esercizi di concentrazione e meditazione, oltre ad auree regole di vita. Il grande Faro che illumina tale cammino di conoscenza è Cristo, l'Entità eterna, l'Essere solare che si è manifestato al mondo nascendo a Betlemme e morendo sul Golgota, ma che gli antichi avevano adorato sotto nomi diversi (Osiride, Horus, Apollo ecc.) e si è fatto Redentore dell'umanità per sempre.
Fu sulla base di questa sua impostazione cristiana che avvenne la rottura con la Società Teosofica.
La crisi avvenne a causa dell'allora quattordicenne futuro "antiguru" Krishnamurti, figlio di un indiano teosofo, "scoperto" dai successori di Madame Blavatsky, Annie Besant e Charles W. Leadbeater, che avevano riconosciuto in lui una radiazione speciale e avevano previsto che quel ragazzo sarebbe diventato un grande oratore e un grande maestro spirituale. Il che puntualmente avvenne, ma non nei termini previsti dalla Besant e da Leadbeater, che arrivarono a parlare - con riferimento a Krishnamurti - del "ritorno di Cristo".
La cosa per altro suscitò sconcerto anche tra i teosofi: Edouard Schuré diede le dimissioni dalla Società e Steiner rinunciò a continuare ad esserne segretario generale in Germania. È noto che Krishnamurti stesso, divenuto adulto, rifiutò il ruolo messianico che gli era stato attribuito e intraprese vie proprie divulgando un insegnamento di grande libertà. Per Steiner tuttavia il caso Krishnamurti rappresentò l'occasione per staccarsi dalla Società Teosofica, con la quale del resto non si era mai identificato totalmente, e per seguire da allora in poi vie proprie. Dal 1913 in avanti, dopo la presentazione delle dimissioni ad Annie Besant, presidente della Società, si dedicò totalmente a sviluppare la sua antroposofia, il movimento di pensiero da lui ideato, che già si era venuto delineando negli anni precedenti.
Per dare espressione in forma artistica e simbolica al proprio pensiero, Steiner scrisse in quegli anni i suoi "Misteri" drammatici, quattro pezzi teatrali molto diversi dalla letteratura tradizionale: essi mostrano esseri umani confrontati con creature spirituali, con destini legati a molte vite terrene le quali illuminano e spiegano la vita attuale, esseri umani intenti a percorrere il proprio personale cammino di autoconoscenza, tesi alla formazione di un'umanità più consapevole, più libera, più spirituale. In questi "Misteri" si ritrovano in forma dinamica tutti i contenuti di pensiero di Steiner: la loro rappresentazione fu resa possibile da Marie von Sievers, che aveva studiato recitazione e possedeva un grande talento drammatico. Con lei recitava lo stesso Steiner, insieme ad attori professionisti e dilettanti.
Da principio queste rappresentazioni avvenivano in vari teatri, soprattutto a Monaco, ma ben presto divenne evidente la necessità di possedere uno spazio proprio, un edificio apposito per le rappresentazioni e anche per le altre attività antroposofiche. Poco tempo dopo, nel 1913, a Steiner fu offerto un terreno a Dornach, presso Basilea, e dopo aver visitato il luogo e averlo trovato particolarmente armonico e "carico", Steiner accettò l'offerta e creò una Società per promuoverne la costruzione.
La scelta della Svizzera risultò particolarmente felice: l'anno dopo infatti scoppiò la prima guerra mondiale e poiché la Svizzera rimase neutrale, Steiner poté continuare il suo lavoro in relativa serenità, cosa che in Germania non sarebbe stato certo possibile. Ancor oggi Dornach è il centro del movimento antroposofico, sede delle sue varie attività e della casa editrice apposita.
L'edificio che sorse sul luogo prescelto fu chiamato, in onore di Goethe, "Goetheanum" - e fu interamente progettato da Steiner, che si preoccupò di ogni dettaglio rivelandosi in quell'occasione architetto, pittore, decoratore, scultore. L'edificio doveva corrispondere in pieno, anche nella sua forma esteriore, alle varie attività spirituali che avrebbe dovuto ospitare: le due cupole affiancate, per esempio, rappresentano materia e spirito e il loro costante interscambio, e il podio dell'oratore fu pensato proprio al centro delle due cupole.
Iniziato nell'autunno del 1913, il primo Goetheanum (vedremo infatti che ne dovette essere costruito un secondo) fu terminato nel 1915: era di legno, con le cupole coperte di affreschi realizzati con colori vegetali e rappresentanti l'evoluzione della terra, dell'uomo e della. civiltà. II Goetheanum divenne un centro capace di attirare a sé una folla di persone desiderose sì di sentire Steiner e di imparare quello che lui aveva da insegnare sull'uomo e il suo posto nell'universo, ma anche disposte a "dare", cioè a mettere le proprie energie e la propria esperienza a disposizione di questo luogo, destinato a veder sorgere quella che Steiner chiamava la "scienza dello spirito": un sapere spirituale in grado di vivificare e arricchire di nuovi impulsi tutto lo scibile umano.
In quegli stessi anni Steiner svolse una prodigiosa attività di conferenziere: attività che gli era estremamente congeniale e nella quale espresse il meglio di sé. Ascoltarlo parlare era, a giudizio di quanti ebbero occasione di sentirlo, un'esperienza speciale, particolarmente intensa e gratificante. Disse per esempio di lui lo scrittore Stefan Zweig: "Rudolf Steiner, le cui idee furono determinanti per la formazione di innumerevoli esistenze, era amichevole e comunicativo: la sua cultura, immensa e al tempo stesso profonda, manifestava un autentico carattere di universalità. I suoi occhi neri avevano una forza ipnotica: io lo ascoltavo più attentamente, e con maggior senso critico, se non lo guardavo, poiché il suo volto magro e ascetico, solcato dalla passione spirituale, esercitava un forte potere di persuasione."
Steiner fu un conferenziere fecondo e instancabile: preparò migliaia di conferenze, che in gran parte sono state pubblicate e vanno a integrare le tematiche trattate nei libri sopra citati.

"Antroposofia", cioè "scienza dell'uomo", fu il termine scelto da Rudolf Steiner per il suo movimento di pensiero. II perché di questa scelta fu da lui spiegato in questi termini: «Si può chiamare '"antroposofia" ciò che l'uomo può conoscere intorno al mondo per mezzo dei sensi e dell'intelletto, intendendo con "uomo" l'uomo interiore, l'uomo spirituale. L'antroposofia è dunque la scienza dell'uomo spirituale; e non comprende soltanto l'uomo, bensì tutto ciò che l'uomo spirituale può percepire nel mondo spirituale, allo stesso modo in cui l'uomo fisico percepisce nel mondo fisico le cose sensibili. E poiché quest'uomo interiore è l'uomo spirituale, la conoscenza che egli acquisisce si può anche chiamare "Scienza dello spirito", con cui si intende una conoscenza non di soli fatti naturali, ma di fatti spirituali...».
Compito dell'antroposofia, che significa dunque nelle intenzioni del suo creatore "scienza dello spirito", è "congiungere lo spirituale che è nell'uomo con lo spirituale dell'universo", dare all'uomo la consapevolezza della sua origine divina, del suo cammino evolutivo, della realtà della vita dopo la morte e delle molte esistenze previste per lui in base alla legge del "karma".
L'antroposofia manifestò tuttavia ben presto sviluppi nuovi e impensati e trovò applicazione in molti campi del pensiero e dell'attività umana: "Sebbene l'antroposofia affondi le sue radici in primo luogo nelle conoscenze ormai acquisite del mondo spirituale - scrisse Steiner - esse ne costituiscono appunto soltanto le radici. I suoi rami, le sue foglie, i fiori e i frutti penetrano, crescendo, in tutti i campi della vita e dell'azione umana."
Steiner ebbe per esempio molto a cuore la questione sociale, problema che si presentò in tutta la sua complessità alla fine della prima guerra mondiale, con la Germania sconfitta e affamata sull'orlo della rivoluzione. Tenendo conferenze, come ebbe spesso occasione di fare, a operai e industriali, Steiner parlò di "tripartizione dell'organismo sociale" e spiegò che l'insoddisfazione della classe operaia era dovuta non solo a problemi di natura economica, ma anche e soprattutto di natura culturale. Le rivendicazioni sociali, spiegava con molta ragione Steiner, potevano essere soddisfatte soltanto da un'educazione intellettuale e morale di buon livello. Lo Stato poi deve lasciar liberi i cittadini in campo culturale, artistico, scientifico e religioso; esso deve gestire la politica e proteggere i cittadini considerandoli tutti uguali davanti alla legge, e deve astenersi anche dal trasformarsi in imprenditore economico, intervenendo soltanto in casi eccezionali. Solo la fraternità e la collaborazione tra produttori e consumatori può creare un circuito economico soddisfacente. Libertà spirituale, uguaglianza di fronte alla legge e fraternità attiva nella vita pratica erano quindi le ricette che Steiner suggeriva per la soluzione dei problemi sociali. I tempi non erano allora, e non sono neppure oggi, maturi per simili sviluppi, ma una società futura meno egoistica e materialistica, meno competitiva e più proiettata verso i valori culturali e spirituali potrà certamente tener conto degli impulsi suggeriti da Rudolf Steiner.
Se le problematiche sociali di impostazione steineriana non trovarono applicazione, la pedagogia steineriana incontrò subito molti consensi e oggi è diffusa in tutto il mondo. Di problemi pedagogici Steiner si era occupato fin da ragazzo, quando era stato precettore presso la famiglia Specht. L'occasione di approfondire le sue idee gli venne dall'offerta di Emil Molt, direttore della fabbrica delle sigarette Waldorf-Astoria di Stoccarda, di organizzare una scuola aziendale per gli operai e i loro figli. Steiner aderì con entusiasmo e si dedicò in particolare alla formazione degli insegnanti che avrebbero dovuto operare in tale scuola. L'arte dell'educazione di Steiner consiste nella formazione umana e spirituale globale degli alunni, per aiutarli a orientarsi nel mondo. Il bambino deve essere considerato un essere costituito da corpo, anima e spirito; il programma scolastico deve tendere a sviluppare le doti artistiche, emozionali e spirituali dell'allievo, oltre che quelle intellettuali, e non trascurare le attività manuali e ginniche. Non è questa la sede per occuparci capillarmente del programma di studi, che presenta aspetti di grande originalità; basti sapere che le scuole tipo Waldorf sono oggi in continua crescita.
Validi e positivi gli stimoli che Steiner fu in grado di dare anche con riferimento alla medicina: tenne infatti numerosi corsi per medici, farmacisti e studenti in medicina sull'arte medica in generale e sul modo di diagnosticare e curare le più diverse malattie. Suo scopo era ampliare l'arte medica, non certo di sostituirsi ad essa: suggerì pertanto di tener conto non solo del corpo del paziente, ma anche della sua anima e del suo spirito, e di considerare sempre l'organismo umano un'espressione dell'uomo soprasensibile. Steiner fornì indicazioni molto precise anche in campo farmacologico, soprattutto per medicamenti erboristici: le sue indicazioni vengono tuttora utilizzate nei laboratori Waleda. Fuor di dubbio che tutte queste conoscenze siano da ricondurre alle sue straordinarie doti di veggenza e intuizione: di ciò egli non parlò mai in maniera diretta; ma, poiché non aveva mai condotto studi in queste materie, non può esserci altra spiegazione.
Molto interessanti le sue osservazioni sui bambini psicopatici, o comunque portatori di handicap: per questi casi Steiner ricorreva a spiegazioni che si basavano sull'antroposofia e in particolare sulla dottrina della reincarnazione e sulla legge del "karma". Le anime di questi bambini, spiegava, avevano volutamente scelto per incarnarsi corpi malati o malformati, e queste esperienze sono tutt'altro che inutili per lo spirito umano, al contrario. Per far sì però che questa utilità si manifesti in pieno, occorre che i bambini siano trattati con molto amore e devozione, trasmettendo loro "non la pesantezza della vita, bensì l'umorismo verso la vita". Su queste basi si sviluppò la pedagogia curativa steineriana, tuttora tenuta in gran conto.
Un altro campo si avvalse degli impulsi di Steiner: quello dell'agricoltura. Steiner infatti fu l'iniziatore di quella che viene oggi chiamata agricoltura biodinamica: concimazione senza ricorso a concimi chimici, corretta alimentazione del bestiame, principio di rotazione delle colture e altro ancora. Indicazioni che nella nostra epoca di inquinamento e deterioramento dell'ambiente risultano tanto più utili.
Resta da dire qualche parola sull'impulso religioso impresso dall'antroposofia di Steiner: egli non pensò mai di creare qualcosa che potesse in qualche modo sostituire la religione, ma ritenne anzi che l'antroposofia potesse costituire uno stimolo per avvicinarsi alla religione. Scrisse infatti: "La scienza dello spirito può diventare, soprattutto in relazione al mistero del Cristo, un aiuto, un supporto alla vita e all'esercizio religiosi..."

Tutti questi impulsi e altri ancora assorbirono per anni tutte le energie di Rudolf Steiner; se a ciò si aggiungono i numerosi cicli di conferenze in tutta Europa, il lavoro per la stabilizzazione della Società Antroposofica, l'attività al Goetheanum, bisogna ammettere che la sua attività fu straordinaria.
A Natale del 1922 successe un fatto che annullò il lavoro di anni: il Goetheanum, che era interamente costruito in legno, fu completamente distrutto da un incendio, di natura quasi certamente dolosa. Questa fu per Steiner un'esperienza dolorosa, nella quale tuttavia dimostrò tutta la sua forza d'animo. Un anno dopo fu posta la prima pietra del nuovo edificio, quello attuale, che doveva ricalcare la struttura dell'altro, essendo però interamente costruito di cemento, in uno stile particolarissimo, maestoso e fluido al tempo stesso, e con locali adeguati alle esigenze della Società Antroposofica.
All'inizio del 1924 si manifestò anche la malattia che doveva portare Rudolf Steiner alla tomba: per nove mesi, fino a settembre, Steiner riuscì a vincere la spossatezza e il calo di energie, rispettando fino in fondo i suoi programmi, poi fu costretto a mettersi a letto, e non si alzò più. Approfittò dei mesi che gli restavano (morì nel marzo del 1925) per scrivere la propria autobiografia ("La mia vita", che tuttavia si arresta al 1907), e dal suo letto seguì costantemente i lavori del nuovo Goetheanum.
Consapevole della fine che lo attendeva (la natura esatta della malattia non fu mai accertata con precisione), Steiner prima di morire volle impostare nel modo migliore il lavoro futuro della Società Antroposofica. Lucido fino alla fine, morì da vero iniziato. I suoi ultimi momenti furono così descritti da G. Wachsmuth, che era presente:
"Gli istanti supremi della vita terrena di Rudolf Steiner furono privi di ogni segno di lotta con il fisico, liberi dalle incertezze che accompagnano sovente la morte delle persone: il suo volto esprimeva pace, grazia, sicurezza interiore, visione spirituale. Incrociò le mani sul petto, gli occhi erano luminosi e rivolti verso mondi ai quali si univa nella visione. Quando giunse all'ultimo respiro, egli stesso chiuse gli occhi, senza che per questo la stanza si riempisse dell'esperienza di una fine, bensì di un evento di estrema spiritualità. I suoi tratti, la forza di preghiera delle sue mani, denotavano una veglia solenne e trasfigurata. La figura che qui giaceva parlava di una veglia ultraterrena, di un procedere verso le sfere dello spirito, così come l'espressione data dai grandi artisti ai cavalieri che riposano sui sarcofagi medioevali fa pensare che essi vedano pur avendo gli occhi chiusi e che la loro figura, pur immobile, stia ancora avanzando..."
Rudolf Steiner fu un uomo solidamente ancorato al proprio tempo e alla vita concreta, e contemporaneamente proiettato verso la dimensione spirituale, della cui esistenza (che per lui era esperienza diretta) era convinto in maniera assoluta. Di tali suoi convincimenti volle far partecipe il suo prossimo, divenendo quindi un lottatore contro il proprio tempo: lottò infatti instancabilmente contro il materialismo imperante, a favore di una visione spirituale dell'esistenza.
Pur dotato di veggenza e di una capacità vivissima di intuizione, Steiner non volle mai passare per occulti sta, e tese sempre a integrare la ricerca spirituale alla scienza. Insegnò a non vivere passivamente, ma a crescere, progredire, arricchirsi dentro. Descrisse nelle sue opere il visibile e l'invisibile, rappresentò la morte come un passaggio alla vita dello spirito, mostrò agli occidentali la dottrina della reincarnazione, che interpretò come una necessità cosmica, un meccanismo di assoluta giustizia che consente di progredire o eventualmente anche regredire, nella piena libertà di ognuno. Nel suo libro fondamentale, "Iniziazione ai mondi superiori", offrì all'uomo la possibilità di sviluppare ali abbastanza forti per volare fino alla conoscenza dei mondi spirituali e per far emergere le proprie facoltà latenti.
Steiner traccia inoltre un quadro gigantesco della struttura dell'universo e del ruolo che l'uomo ha in esso: parla del cammino evolutivo della razza umana, del destino eterno dell'uomo, dell'opportunità di considerare questa vita come uno degli anelli della catena di esistenze tese a far salire sempre più in alto seguendo l'esempio del Cristo, figura centrale della storia dell'uomo e dell'universo.
La conoscenza del mondo ultrasensibile, dice ancora Steiner, è aperta all'uomo purché egli sappia andare al di là del puro intelletto facendo emergere le potenzialità insite in lui. Tale conoscenza deve poi vivificare, dinamizzare, dilatare il suo rapporto col mondo e la vita terrena, creando il desiderio di una vita più grande, più profonda, più ricca di significato.

Paola Giovetti

Note:
1. "Teosofia": movimento fondato nel 1875 da Helena Petrovna Blavatsky, occultista russa, che da alcuni iniziati orientali aveva ricevuto quella che chiamò "dottrina segreta", ovvero l'insegnamento che sta alla base di tutte le grandi religioni. In realtà la teosofia risente molto della religione induista e buddista, crede nella reincarnazione, nel karma e nella ruota delle esistenze fino alla liberazione finale. Il movimento teosofico propugna l'unione di tutta l'umanità in una fratellanza universale, e la necessità del perfezionamento attraverso la conoscenza delle autentiche leggi della natura e dell'uomo. La teosofia ha avuto una grande diffusione alla fine del secolo scorso e all'inizio di questo, ed esiste ancor oggi in tutto il mondo.

Premessa alla terza edizione:

Appaiono qui sotto forma di libro alcuni saggi che avevo originariamente pubblicato col titolo: "Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori?"
Questo lavoro sul particolare tipo di evoluzione che rende l'uomo capace di comprendere i mondi soprasensibili non può essere presentato al pubblico senza alcune parole introduttive. Le informazioni qui contenute circa l'evoluzione spirituale dell'uomo possono risultare utili da diversi punti di vista. In primo luogo si rivolgono alle persone che si sentono attirate dai risultati della ricerca spirituale e che si chiedono dove mai attingano il loro sapere coloro che sono in grado di dire qualcosa sui maggiori enigmi della vita. La scienza dello spirito dice molte cose su questi enigmi. Chi vuole prendere coscienza dei fatti da cui derivano queste informazioni, deve elevarsi a conoscenze soprasensibili. Deve percorrere la via che cerchiamo di descrivere in questo libro. Sarebbe però un errore credere che le conoscenze della scienza dello spirito siano prive di valore per coloro che non si sentono portati a seguire questa via o non hanno la possibilità di farlo personalmente. Per indagare i fatti bisogna essere capaci di penetrare nei mondi soprasensibili. Se questi però sono già stati studiati e descritti, anche chi non li sperimenta direttamente può convincersi della loro realtà e verità. Una gran parte di questi fatti può senz'altro essere indagata utilizzando il buon senso e l'imparzialità. Tale imparzialità non deve essere turbata dai pregiudizi che hanno tanta parte nella vita umana. Potrà per esempio capitare facilmente che questo o quel fatto non si concili con determinati risultati scientifici. In realtà non esiste alcun risultato scientifico che contraddica la ricerca spirituale. Tuttavia se non si esaminano i dati scientifici globalmente e con imparzialità si può facilmente "credere" che questo o quel giudizio scientifico non concordi con quanto viene comunicato circa i mondi spirituali. Confrontando con imparzialità la scienza dello spirito con le scoperte scientifiche positive si constaterà una piena coincidenza.
Una parte delle conoscenze della scienza dello spirito sfuggirà tuttavia più o meno al semplice giudizio dell'intelletto. Però chi riuscirà ad avere un rapporto corretto anche con questi aspetti si renderà conto che non soltanto l'intelletto ma anche il sano sentimento è in grado di giudicare la verità. E se questo sano sentimento non è condizionato da simpatia o antipatia per questa o quella opinione, ma fa agire su di sé liberamente e senza pregiudizi le conoscenze dei mondi soprasensibili, ne deriverà anche un adeguata capacità di giudizio.
Esistono poi altre vie di conoscenza per coloro che non possono e non vogliono percorrere la via che conduce al mondo soprasensoriale. Queste persone possono rendersi conto del valore di queste conoscenze nella vita, anche se ne vengono a conoscenza soltanto attraverso i ricercatori spirituali. Una persona non può divenire di colpo un ricercatore spirituale; per tutti però le scoperte di questi ricercatori rappresentano un sano nutrimento di vita. Tutti possono utilizzarle nella loro vita. E chi lo fa constata ben presto quanto se ne possa arricchire la vita e quanto essa perda se le esclude. Applicate nel modo giusto nella vita, le conoscenze del mondo soprasensoriale si rivelano non di scarsa praticità, ma al contrario pratiche in sommo grado. Se dunque uno non vuole percorrere personalmente la via superiore di conoscenza, e si sente tuttavia portato verso di essa, può chiedersi: come giunge il ricercatore spirituale alla constatazione di tali fatti?
Le persone interessate a queste cose possono trovare nel presente libro le indicazioni relative a ciò che occorre fare per conoscere veramente il mondo soprasensibile. Intenzione di questo testo è descrivere la via che conduce ad esso in modo tale che anche coloro che non vogliono avventurarvisi di persona possano acquisire fiducia nelle affermazioni di chi invece ha vissuto questa avventura. Si può anche trovar giusto ciò che fa il ricercatore spirituale e dirsi: la descrizione del sentiero che conduce ai mondi superiori mi produce una tale impressione che posso capire come mai i fatti descritti mi appaiano illuminanti. Questo libro si propone quindi di essere utile anche a coloro che si attendono forza e sicurezza dalla loro ricerca sulle verità dei mondi superiori.
Allo stesso modo tale ricerca potrebbe offrire qualcosa anche a coloro che affrontano personalmente la via che porta alle conoscenze soprasensoriali. Coloro che realizzeranno in se stessi la verità di ciò che viene qui descritto avranno modo di constatarla al meglio. Chi nutre questa intenzione farà bene a ripetersi continuamente che, trattandosi di evoluzione spirituale, non basta una semplice lettura, ma è necessario vivere autenticamente ciò che viene descritto. Bisogna capire che per comprendere un concetto non ci si deve limitare soltanto a ciò che viene detto con riferimento ad esso, ma si deve prestare attenzione anche a quanto si riferisce a concetti diversi. Si comprende in questo modo che l'essenziale risiede "non in una" singola verità, ma nell'armonia tra le verità.
Chi vuole esercitarsi in questa ottica deve riflettervi seriamente.
Un esercizio può essere capito ed eseguito al meglio; però può non essere utile se chi lo pratica non vi aggiunge un altro esercizio in grado di armonizzarlo e correggerne l'unilateralità.
Chi legge questo libro a livello profondo, in modo tale che la lettura divenga per lui un'esperienza interiore, prenderà coscienza non soltanto dei contenuti, ma proverà sentimenti diversi a seconda dei vari temi trattati; e in questo modo capirà quale "importanza" debba essere attribuita ad ognuno in vista dell'evoluzione spirituale. Scoprirà anche quale sarà il modo più conveniente alla sua personalità per praticare i vari esercizi. Quando, come avviene qui, si viene confrontati con descrizioni di processi che devono essere "sperimentati", risulta necessario rifarsi continuamente al contenuto; ci si convincerà allora che molte cose possono essere capite in maniera soddisfacente solo se le si è provate; dopo di che si noteranno certi dettagli e certe finezze che prima non si erano colti.
Anche quei lettori che non hanno intenzione di seguire la via qui tracciata troveranno in questo libro molti elementi utili per la vita interiore: regole di vita, indicazioni per meglio capire questo o quel problema che fino a quel momento risultava misterioso.
E qualcuno, che attraverso le proprie esperienze ha avuto una sorta di iniziazione alla vita, potrà trovare una certa soddisfazione nel comprendere rapporti che fino a quel momento gli erano sfuggiti e nel trovare conferma di conoscenze che già aveva dentro di sé ma di cui non aveva avuto modo di farsi una sufficiente rappresentazione.

(1909)
Rudolf Steiner

Premessa alla quinta edizione:

Per questa nuova edizione a "Iniziazione ai mondi superiori" la trattazione di dieci anni or sono è stata totalmente rielaborata. Tale rielaborazione risulta naturalmente necessaria quando si parla di esperienze e vie spirituali. Tutte le notizie che vengono date sono intimamente legate all'anima di chi le presenta e contengono elementi ai quali egli sta lavorando. Non è quindi possibile che tale lavoro sia disgiunto dall'aspirazione a rendere sempre più chiaro e preciso quanto era stato esposto anni prima. A questa aspirazione si deve la rielaborazione apportata al testo. È chiaro che quanto vi era di essenziale nelle spiegazioni e tutti i fatti fondamentali sono rimasti come erano; tuttavia vi si troveranno modifiche importanti. Se qualcuno infatti vuole applicare alla propria vita i contenuti del libro, è utile che le vie spirituali di cui si parla siano presentate con la maggior chiarezza possibile. Infatti è molto più facile essere fraintesi quando si parla di processi spirituali di quando si descrivono eventi del mondo fisico. La mutevolezza della vita spirituale, la necessità di non perdere mai di vista la consapevolezza della sua differenza dalla vita del mondo fisico e vari altri elementi possono portare a certi malintesi. In questa nuova edizione ho dedicato la mia attenzione soprattutto alle parti che avrebbero potuto provocare tali malintesi e ho fatto il possibile per eliminarne le cause.
Quando scrissi i vari saggi che costituiscono questo libro, certi argomenti dovevano essere affrontati in modo diverso da oggi, dato che a quel tempo non avevo ancora pubblicato alcuni testi nei quali sono espresse le mie conoscenze dei mondi spirituali. Nei miei libri "La scienza occulta", "La direzione spirituale dell'uomo e dell'umanità", "Una via per l'uomo alla conoscenza di se stesso" e soprattutto "La soglia del mondo spirituale", come anche in altre mie pubblicazioni, vengono descritti processi spirituali ai quali il presente libro ha dovuto accennare con dieci anni di anticipo, usando però parole diverse da quelle che avrei usato oggi. Di varie cose che nel libro non venivano ancora descritte avevo dovuto dire che se ne aveva conoscenza tramite "comunicazioni orali". Oggi invece molte di queste notizie sono state pubblicate - e si trattava dei temi che forse più si prestavano ad essere giudicati in maniera errata. Nel rapporto personale con questo o quel maestro è infatti possibile a colui che aspira all'educazione occulta attingere maggiori e più importanti informazioni di quanto si potrebbe pensare.
Con questa nuova edizione, nella quale certi particolari sono descritti con maggior precisione, spero di esser riuscito a far capire che è più importante mettersi in relazione col mondo spirituale oggettivo che con la personalità di un Maestro. Nella disciplina spirituale costui è infatti sempre più chiamato ad assumere soltanto il ruolo di colui che aiuta, così come avviene in ogni altro ramo dello scibile.
Credo di aver mostrato a sufficienza che nella disciplina spirituale l'autorità del maestro e la fiducia che l'allievo ripone in lui non devono avere un ruolo diverso che negli altri campi della conoscenza e della vita. Mi sembra molto importante identificare con sempre maggior esattezza il tipo di relazione che deve intercorrere tra il ricercatore spirituale e coloro che si interessano ai risultati della sua ricerca. Credo quindi di aver migliorato il libro nelle parti in cui dopo dieci anni era possibile apportare dei miglioramenti.
La nuova edizione del libro era già stampata quando ebbe inizio la grande guerra che l'umanità sta attualmente vivendo. Scrivo queste considerazioni mentre la mia anima è profondamente colpita da questo tragico evento.

Berlino, 7 settembre 1914
Rudolf Steiner

Premessa alla ottava edizione:

Nei contenuti di questa nuova edizione mi sono sembrate necessarie soltanto piccole modifiche. Ho invece aggiunto una postfazione nella quale ho cercato di esporre più chiaramente di prima i fondamenti spirituali su cui il libro si basa, affinché esse possano esser comprese senza malintesi. Credo che questo nuovo testo sarà utile a far capire a qualche avversario della scienza dello spirito, l'antroposofia, che può restare del suo parere soltanto perché ha immaginato che essa sia del tutto diversa da quello che è; mentre non ha capito affatto che cosa essa in realtà sia.

Maggio 1918
Rudolf Steiner

Iniziazione ai mondi superiori:

CONDIZIONI
In "ogni" uomo esistono facoltà latenti per mezzo delle quali egli può acquisire conoscenze dei mondi superiori. Il mistico, il teosofo, lo gnostico, parlano sovente di un mondo delle anime e degli spiriti, che è per loro altrettanto reale di quello che si può vedere con gli occhi e toccare con le mani. Chi li ascolta può dire: anch'io potrò fare queste esperienze se svilupperò certe forze che ancora dormono in me. Si tratta solo di sapere che cosa occorra fare per sviluppare queste facoltà.
Un consiglio al riguardo potrà venir dato soltanto da chi già possieda quelle forze. Da quando esiste il genere umano, sono sempre esistite scuole nelle quali chi possedeva facoltà superiori istruiva coloro che aspiravano a farle proprie. Tali scuole sono chiamate occulte, e l'insegnamento che vi si riceve viene chiamato "insegnamento occulto".
Questa denominazione si presta a qualche malinteso e può indurre a credere che gli uomini capaci di impartire tale insegnamento vogliano costituire una classe privilegiata che conserva arbitrariamente il proprio sapere senza trasmetterlo ai propri simili. Qualcuno potrebbe perfino credere che forse dietro a quel sapere non si nasconda nulla di importante perché se si trattasse di autentica conoscenza non ci sarebbe bisogno di tenerla segreta: la si potrebbe comunicare apertamente e far partecipi tutti gli uomini di questo beneficio.
Gli iniziati alla scienza occulta non si stupiscono affatto che i non iniziati possano pensare queste cose. Il segreto dell'iniziazione può essere compreso soltanto da chi abbia personalmente fatto, almeno fino a un certo livello, l'esperienza dell'iniziazione ai misteri più alti della vita.
Ci si può ora chiedere come mai una persona possa essere interessata a ricercare qualcosa di cui non ha alcuna idea - domanda che si basa su un concetto sbagliato della natura della conoscenza occulta. In realtà non esiste differenza tra la conoscenza occulta o qualunque altra conoscenza o capacità dell'uomo. La conoscenza occulta è un mistero per l'uomo medio nella misura in cui la scrittura lo e per chi non l'ha appresa. E come ognuno può imparare a scrivere purché scelga il metodo giusto, così ognuno può diventare un discepolo o anche un maestro di occultismo purché trovi la giusta via. C'è un solo punto diverso: la povertà o le condizioni culturali dell'ambiente possono privare una persona della possibilità di imparare a scnvere; per conoscere i mondi superiori non esistono ostacoli, purché la ricerca sia seria e sincera.
Molti credono che occorra viaggiare a lungo alla ricerca di maestri della conoscenza superiore, ma vi sono due verità da ricordare sempre: prima di tutto, chi aspira seriamente alla conoscenza superiore non avrà paura di nessuna fatica, di nessun ostacolo nella sua ricerca di un iniziato che lo possa guidare ai segreti del mondo. D'altra parte si può esser certi che l'iniziazione arriverà in ogni caso perché l'aspirazione alla conoscenza sia seria e profonda. Esiste infatti una legge naturale che induce gli iniziati a non negare la conoscenza a chi veramente vi aspira, ed esiste un'altra legge altrettanto naturale che vieta di comunicare qualunque conoscenza occulta a chi non ne sia all'altezza. E il vero iniziato sarà molto scrupoloso nell'osservare entrambe queste leggi.
Si potrà vivere in intima amicizia con un iniziato, ma restare separati dal suo vero essere finché non si sia noi stessi iniziati. Si potrà godere del cuore e dell'affetto di un iniziato, ma lui conferirà i suoi segreti soltanto a chi sarà maturo per accoglierli.
Le vie che rendono una persona matura per accogliere un segreto iniziatico sono molto precise. Nei tempi antichi i templi dello spirito erano anche esteriormente visibili; oggi che la nostra vita è diventata così vuota di spiritualità, essi non esistono nel mondo visibile. Spiritualmente però esistono ovunque, e chiunque cerchi li può trovare.
I mezzi per avere accesso ai segreti iniziatici sono celati nell'anima di ognuno: occorre sviluppare in sé certe facoltà fino a un grado superiore, e allora si potrà essere partecipi dei tesori più elevati dello spirito.
Inizialmente è utile assumere un certo atteggiamento dell'anima: l'occultista chiama questa disposizione il "sentiero della venerazione", della devozione. Solo chi fa proprio questo stato d'animo può divenire discepolo dell'occultismo.
Se non sviluppiamo in noi il sentimento profondo che esiste qualcosa di superiore a noi, non troveremo neppure in noi stessi la forza di elevarci. L'iniziato acquista la forza di sollevare la testa fino alle vette della conoscenza soltanto perché ha sviluppato in cuore venerazione e devozione. Si può accedere alle vette dello spirito soltanto attraverso la porta dell'umiltà. Non si può conseguire una giusta conoscenza se prima non si è imparato a rispettarla: il diritto di fissare gli occhi nella luce va meritato.
Nella vita spirituale esistono leggi come in quella materiale. Strofinando una bacchetta di vetro con una stoffa adatta, la si fa diventare elettrica, le si conferisce cioè la forza di attirare corpuscoli: ciò corrisponde a una legge di natura. Allo stesso modo, chi ha appreso i princìpi fondamentali della scienza occulta sa che ogni sentimento di autentica devozione che si sviluppa nell'anima smuove una forza che presto o tardi fa progredire nella conoscenza.
Chi non ha disponibilità alla devozione si troverà in difficoltà fin dal primo gradino del sentiero della conoscenza, a meno che attraverso un processo di autoeducazione non riesca a creare in sé l'atteggiamento voluto: sia ben chiaro che quando si parla di venerazione non si intende il venerare gli uomini, ma la verità e la conoscenza.
È bene rendersi subito conto che una persona completamente immersa nelle civiltà tutta proiettata verso l'esteriorità come è la nostra, incontrerà gravi difficoltà per giungere alla conoscenza dei mondi superiori. Potrà riuscirvi soltanto lavorando energicamente con se stesso. Nei tempi in cui le condizioni della vita materiale erano più facili, era anche più facile conseguire una elevazione spirituale: ciò che meritava venerazione, ciò che era da considerarsi sacro, emergeva facilmente. In un'epoca portata alla critica come la nostra gli ideali si abbassano e altri sentimenti subentrano al rispetto, alla venerazione, alla devozione e all'ammirazione.
Chi dunque cerca la conoscenza deve creare in sé questi sentimenti, deve infonderli da solo alla propria anima - e questo non si ottiene con lo studio, ma soltanto con la vita. Chi vuole divenire discepolo dell'occultismo deve perciò educarsi energicamente all'atteggiamento devozionale. Nell'ambiente che lo circonda, nelle proprie esperienze egli deve cercare ciò che può suscitargli ammirazione, rispetto, devozione. Se incontro una persona e mi metto a biasimare le sue debolezze, mi tolgo forza; se invece cerco di rendermi conto con amore delle sue qualità, accumulo forza. Il discepolo deve sempre ricordarsi di seguire questo consiglio; gli occultisti esperti sanno infatti che è bene guardare sempre al lato positivo delle cose, astenendosi dal giudicare.
Questa non deve rimanere una semplice norma di vita, deve penetrare nel profondo dell'anima.
L'uomo ha in mano la capacità di trasformarsi, di perfezionarsi, ma questa trasformazione deve avvenire nella sua interiorità più profonda, nel suo pensiero, nella sua mente: non basta dimostrare esteriormente rispetto, il rispetto deve essere nel mio pensiero. Il discepolo dell'occultismo deve sorvegliare i pensieri di critica negativa e di irriverenza, e coltivare in sé quelli di devozione. Ogni momento in cui ci si adopera a scoprire nella propria coscienza ciò che essa contiene di biasimo, censura e critica del mondo e della vita, ci avvicina di un passo alla conoscenza superiore. E l'ascesa diventa rapida se in questi momenti riempiamo la nostra coscienza soltanto di pensieri che suscitano in noi ammirazione, rispetto, venerazione per il mondo e la vita. Chi ha esperienza di queste cose sa che in ognuno di questi momenti si destano nell'uomo forze che altrimenti resterebbero latenti e si aprono gli occhi spirituali. Egli inizia così a vedere cose che prima non poteva vedere, comincia a rendersi conto che prima vedeva soltanto una parte del mondo circostante. Naturalmente per mezzo di questa sola norma di vita non sarà possibile vedere, per esempio, quella che viene chiamata aura umana, perché per arrivare a tanto è necessario seguire una disciplina ancora più elevata: ma per giungervi è indispensabile esercitare la disciplina della devozione.
Il cammino del discepolo dell'occultismo sul "sentiero della conoscenza" si compie in modo silenzioso e inosservato da parte del mondo esteriore. Non occorre che gli altri vedano in lui un cambiamento: egli continua a compiere le sue mansioni consuete, a provvedere come prima ai suoi affari. La trasformazione avviene esclusivamente nella parte interna dell'anima, quella che sfugge allo sguardo. Tuttavia l'intera vita affettiva del discepolo viene irradiata dalla disposizione fondamentale alla devozione per tutto ciò che è degno di venerazione: come il sole vivifica tutto ciò che esiste coi suoi raggi, così nel discepolo dell'occultismo la devozione vivifica ogni sentimento.
Inizialmente il discepolo stenterà a credere che sentimenti come il rispetto, la venerazione e così via possano avere a che fare con la conoscenza: ciò dipende dal fatto che si tende a considerare la conoscenza come una facoltà a sé, senza relazione alcuna con ciò che avviene nell'anima. Non si considera però che è appunto l'anima che conosce, e per l'anima i sentimenti sono ciò che per il corpo sono le sostanze che lo nutrono. Se al corpo si danno pietre invece che pane, esso smetterà di funzionare. La stessa cosa avviene per l'anima: per lei venerazione, rispetto, devozione sono sostanze nutrienti che la rendono sana e forte - forte soprattutto per l'attività conoscitiva. L'irriverenza, l'antipatia, la scarsa valutazione di ciò che è degno di stima determinano la paralisi e poi la morte dell'attività conoscitiva.
All'occultista ciò si manifesta nell'aura: un'anima che adotta sentimenti di venerazione e devozione trasforma la propria aura. Certe sfumature cromati che spirituali che possono essere descritte come rosso-giallastre, rosso-brune e simili spariscono e vengono sostituite da sfumature di colore rosso-turchino. In tal modo si sviluppa la capacità conoscitiva in grado di cogliere aspetti del reale che prima non notava. La venerazione desta nell'anima una forza che attira gli esseri simili e le qualità analoghe.
La devozione diviene ancora più efficace quando si impara ad abbandonarsi sempre meno alle impressioni del mondo esteriore e a sviluppare invece un'attiva vita interiore. Una persona che è sempre in cerca di distrazioni, che passa senza interruzione da un'esperienza esteriore all'altra, non troverà mai la via per la scienza occulta. Sia ben chiaro: il discepolo dell'occultismo non deve diventare insensibile al mondo esteriore, ma sarà la sua vita interiore a indicargli la direzione da seguire in esso. Quando una persona dotata di profondi sentimenti attraversa un bel paesaggio alpino, ciò che sperimenta sarà diverso da quello che può sperimentare un uomo di bassi sentimenti. Soltanto ciò che sperimentiamo interiormente può darci la chiave per le bellezze del mondo esteriore. C'è chi, navigando, sperimenta nella propria anima soltanto pochi sentimenti interiori; altri invece sentono nel mare il linguaggio eterno dello spirito cosmico, il mistero profondo della creazione. Occorre aver prima sperimentato il divino nella propria anima se lo si vuole trovare nell'ambiente che ci circonda!
Al discepolo dell'occultismo si insegna a trovare nella propria vita dei momenti in cui possa stare solo e tranquillo, concentrato in se stesso. In tali momenti egli non deve però dedicarsi alle vicende del proprio io, perché in questo modo otterrebbe il contrario di ciò che si prefigge: deve piuttosto ascoltare con perfetta calma l'eco di ciò che ha sperimentato nel mondo esterno. Ogni fiore, ogni animale, ogni azione gli svelerà in questi momenti di calma segreti insospettati. Egli sarà così guidato a vedere nel mondo esteriore cose che mai prima di allora aveva visto.
L'io deve aprirsi al mondo, non indurirsi e chiudersi in se stesso, deve divenire sensibile al godimento del mondo esterno - godimento inteso come mezzo per nobilitarsi, come messaggio che gli fornisce indicazioni sul mondo, come via per progredire nel lavoro. L'apprendimento non deve esser teso ad accumulare tesori di sapienza, ma a mettere ciò che si è imparato al servizio del mondo.
In ogni scienza occulta c'è una massima fondamentale che è indispensabile seguire se si vogliono ottenere dei risultati e che quindi il discepolo deve imprimere a caratteri indelebili nella propria anima: "ogni conoscenza ricercata al solo fine di arricchire il proprio sapere e di accumulare tesori fa deviare dalla strada; ogni conoscenza ricercata per maturare e nobilitarsi porta avanti di un passo".
Non si può essere discepoli dell'occultismo se prima non si è fatto di questa massima una norma di vita. Tale verità può essere espressa anche in questi termini: "ogni idea che non diventa un ideale uccide una forza dell'anima; ogni idea invece che diventa un ideale crea forze vitali".

INDICE:


| Iniziazione ai mondi superiori |
pag. 26 |
| I livelli dell'iniziazione |
pag. 36 |
| L'iniziazione |
pag. 55 |
| Punti di vista pratici |
pag. 64 |
| Le condizioni della disciplina segreta |
pag. 71 |
| Alcuni effetti dell'iniziazione |
pag. 79 |
| Modificazioni nella vita onirica del discepolo |
pag. 103 |
| Acquisizione della continuità della coscienza |
pag. 109 |
| Scissione della personalità durante la disciplina spirituale |
pag. 114 |
| Il guardiano della soglia |
pag. 120 |
| Vita e morte. Il grande guardiano della soglia |
pag. 127 |


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