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libri scelti da Francesco Di Blasi

AVALON
I sacri misteri di Artù e Glastonbury


di Nicholas R. Mann
Edizioni L'Età dell'Acquario
pagg. 288 - 47 illustrazioni b/n - € 19,50
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L'ARGOMENTO:

AVALON I Celti consideravano l'isola di Avalon - identificabile con l'attuale Glastonbury - il punto di passaggio dell'Asse del Mondo. Il Tor di Glastonbury rappresenta l'archetipo della montagna sacra e spirituale, e funge da scala per il cielo. Le sorgenti costituiscono il mezzo per accedere al magico regno degli spiriti del sottosuolo, e per uscirne. La Chalice Well e la caverna presso la White Spring sono i luoghi in cui si materializzano le fonti della saggezza, della poesia, della sessualità, della guarigione, dell'immortalità e della prosperità.
Vero e proprio specchio del sacro, Avalon-Glastonbury rappresenta per i mistici il castello del Graal e la patria di Excalibur, ed è il luogo in cui è sepolto re Artù, che non è morto, ma aspetta di fare il suo ritorno dagli inferi.
D'altra parte il luogo è da sempre importante anche per la Chiesa britannica, perché lì, nel VI secolo, nacque la fede cristiana e venne costruita la prima cattedrale.
Nicholas Mann, analizzando dettagliatamente le caratteristiche del paesaggio di Avalon - tra cui lo Zodiaco di Glastonbury, l'Abbazia, il Labirinto del Tor e la St Michael Line - mostra come esse siano espressioni del potere dell'isola, in cui converge la forza magica e spirituale del paesaggio inglese.

Nicholas R. Mann, laureato in storia antica e antropologia, è il massimo conoscitore delle vicende e dei luoghi che hanno dato vita ai misteri dell'isola di Avalon. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo "Druid Magic" (2000), "The Dark God" (1996) e "Giants of Gaia" (1995).

RINGRAZIAMENTI:

Diana. Howie per aver indicato i "landscape diamonds". Stanley Messenger. Alexis. Roger, Jag e Nigel per avermi aiutato a rilevare le misure reali della St Mary Chapel. Sig Lonegren, che grazie alle sue competenze informatiche è riuscito a verificare le dimensioni e gli allineamenti astronomici. Terry Walsh per aver sostenuto l'inequivocabile e per avermi fornito gli allineamenti globali. Ann Morgan per aver sostenuto l'equivocabile. Kevin Redpath per le fotografie. Palden per avermi raccontato per primo del re delle Fate. Patrlck Whitefield. Willow. John Michell. John Brunsdon. Robert Coon. Ella e Andy Portman. Peter Gotto. La Glastonbury Antiquarian Society. E infine tutti i ricercatori, gli scrittori, gli archeologi, gli ingegneri e i visitatori del Dreamtime avaloniano, che hanno fornito la base per questo libro e mi hanno supportato e sopportato. Grazie di tutto cuore.

INTRODUZIONE:

Dopo un lungo periodo di tempo in cui si susseguirono ere glaciali e inondazioni, alcune popolazioni si stabilirono attorno al mare interno della Summer Land. L'abbondanza di selvaggina, i corsi d'acqua facilmente navigabili e il terreno fertile erano in grado di soddisfare tutti i loro bisogni. Vista dalla campagna circostante l'isola di Avalon spiccava nel centro delle paludi. Le sue particolari colline e i gruppetti di alberi, irrigati da due sorgenti strane e copiose, la rendevano una meta incredibilmente affascinante. Da una sorgente, la White Spring (Sorgente bianca), situata in una grotta che conduceva a un regno segreto al di sotto della collina più alta, sgorgava un liquido lattiginoso; dall'altra, la Blood Spring (Sorgente di sangue), sgorgava invece un liquido rosso sangue. A volte l'isola risultava invisibile a causa delle fitte nebbie che l'avvolgevano. Nel corso degli anni si sviluppò attorno a essa una forte spiritualità: non era una meta da visitare superficialmente.
Col passare del tempo l'Isola di Vetro divenne un luogo di iniziazione. Uomini e donne di tutte le età vi si recavano in pellegrinaggio carichi di tensione e di aspettative. Chi era disposto a scalare la montagna sacra? Chi era disposto a tuffarsi nelle sue acque? Dalle sorgenti sgorgavano gli stessi fluidi che scorrevano nei loro corpi e in quelli dei loro antenati. Il sangue versato lì avrebbe resi partecipi del mistero del ciclo dell'esistenza. Si intonavano canti ai ragazzi e si raccontavano storie alle ragazze, quando essi gridavano al comparire dei loro poteri. Gli spiriti penetravano nelle vite concepite durante le danze estatiche che si svolgevano sull'isola. I morenti chiedevano che i loro spiriti fossero invocati nel corso delle cerimonie celebrate in quel luogo.
In seguito, quando le popolazioni del Neolitico impararono a modellare il paesaggio lavorando la terra e la pietra, furono spinti a consacrare Avalon in un modo unico: generando la Montagna del Mondo, il Tor. Disboscarono la collina più alta e cominciarono a plasmarla in modo che potesse ospitare un grande numero di persone su sette terrazze ricavate lungo il pendio. Gli enormi anelli concentrici delle terrazze ricordavano i "causewayed camps", antichi luoghi di aggregazione delimitati da un fossato, e possedevano anche una dimensione verticale. Esisteva un moto verso l'alto e uno verso il basso. L'asse verticale consentiva di spostarsi tra vertice e base, tra luce e oscurità, tra interno ed esterno, tra paradiso e inferno, o comunque venissero concepiti i poli cosmici. In certi periodi dell'anno, determinati da linee visive astronomiche, la gente si riuniva per venerare il passaggio che collegava cielo, terra e inferi. La cerimonia aumentava il flusso di energia. Il paesaggio circostante cominciò a rispecchiare quest'ordine del cosmo.
I tempi cambiarono, le idee mutarono, popolazioni diverse costruirono monumenti differenti in tutta l'area. Ma l'isola di Avalon, con le sue acque scintillanti, gli alberi divini, le sorgenti benedette, il suo portale e la sua incantevole Montagna del Mondo, era sempre lì. Quando le tribù celtiche giunsero sull'isola, dalla terra o dal mare come i popoli precedenti, sentirono il bisogno di demarcare il luogo sacro per mezzo di un confine rituale che le separasse dall'esterno. Realizzarono il bastione noto come Ponter's Ball. Inoltre rinnovarono le antiche e venerate tradizioni dell'isola: evitarono di costruire all'interno dell'area da loro delimitata.
Trattandosi di un santuario e di un punto di collegamento tra i cieli e l'oltretomba, soltanto coloro che erano stati iniziati agli antichi misteri potevano restare sull'Isola di Vetro. Ebbe inizio così una tradizione eremitica - o forse era sempre esistita. Sull'isola abitavano un certo numero (sette, nove, dodici, tredici?) di sacerdoti, sacerdotesse e sciamani, che si fecero custodi dei misteri dei mondi ultraterreni, dei regni sotterranei e di quelli celesti. Custodirono i misteri della Grande Dea e degli Dei Gemelli; dei cicli astronomici e dello Zodiaco, della Blood Spring e della White Spring, dell'Albero del Mondo, del Castello a Spirale, della Spada, della Lancia e del magico calderone della Rinascita. Forse durante l'Età del Ferro, in qualità di druidi, istruirono alcuni iniziati. Nell'area sacra la regola era di non costruire altro che semplici capanne di rami e coprirle con le canne raccolte nelle paludi.
Quando i cristiani giunsero in Britannia si recarono sull'isola di Avalon e discussero dei suoi arcani con gli abitanti. Nel corso degli anni le varie idee si fusero e portarono alla creazione della Chiesa celtica e delle sue peculiari dottrine. È probabile che nel VI secolo il cristianesimo fosse ormai la dottrina predominante nell'isola. Le anime dei morti, compresa quella del grande re Arm, raggiunsero il paradiso o l'inferno cristiani attraverso il portale. Chiunque venisse sepolto nel terreno sacro di Avalon si assicurava la salvezza. Ma quando il cristianesimo celtico dovette piegarsi all'autorità della Roma cattolica, l'ordine che sostituì quello degli eremiti di Avalon riscrisse la storia dell'isola.
Affermò che la tradizione di Avalon era sempre stata di stampo cristiano; che sciamani e druidi, adoratori della natura, furono i primi monaci; che l'antica tradizione delle capanne di canne e sterpi fu creata da san Giuseppe di Arimatea, se non da Cristo in persona. Sempre secondo il nuovo ordine i misteri delle due sorgenti, specialmente i terribili segreti della Blood Spring, trassero origine dal sangue e dal sudore di Cristo; la morte e rinascita degli iniziati corrispondeva all'Immacolata Concezione, alla crocifissione e resurrezione di Cristo; il sentiero a spirale che cinge il Tor seguiva il tracciato dei passi di Cristo sul Calvario. Le volte celesti del paesaggio circostante erano i 600 ettari di terra assegnati all'abbazia; il magico calderone della Rinascita era in realtà il calice usato da Cristo durante l'Ultima Cena, il Santo Graal; la Grande Dea era la Vergine Maria; l'Albero del Mondo era la Croce. Le sacre proporzioni geometriche riscontrate nell'ordine naturale dell'isola di Avalon furono impiegate nella creazione della "Santa Madre Chiesa" della cristianità.
Il mistero supremo insito nelle sorgenti, nelle colline, negli alberi e nella terra - meri orpelli di una verità più grande e trascendente - fu ricollocato all'interno delle chiese. In questo nuovo e scintillante universo di fede monoteistica non c'era posto per le divinità ctonie di colline e caverne; né per i misteri alchemici del seno e del grembo, o per il vortice sessuale di geni, seme e sangue. Non c'era posto per le danze frenetiche, la trance estatica, la morte e la rinascita degli antichi iniziati. Perciò il passaggio per l'oltretomba situato sul Tor è stato sigillato dall'esorcismo di san Collen e dalla vigilanza costante di san Michele.
Questa interpretazione non intende ripudiare le leggende di Glastonbury associate alla tradizione cristiana dell'isola. Vuole anzi approfondirne la conoscenza e ancorare tali tradizioni all'ideale di un luogo che è sempre esistito e, se crediamo alle profezie dell'Isola di Vetro, esisterà nuovamente nel futuro.
I misteri di Avalon sono radicati negli insegnamenti della tradizione europea; ma varcano i confini di qualunque ortodossia predominante nell'epoca dei sogni e spaziano oltre qualunque tempo e luogo conosciuti. Il Dreamtime avaloniano è la sintesi della polarità. È la danza del vuoto e della pienezza e rappresenta la comprensione della duplice natura della mente: immanente e trascendente. Travalica le certezze della scienza e della fede; rappresenta la soglia tra il mondo interiore e quello esterno. Per attraversare il suo portale occorre... Che cosa? Cavalcare insieme al dio della Caccia? Arrendersi al calderone della Dea? Estasi? Morte? Rinascita? Se invece la sfida non consiste nell'attraversare ogni singolo mondo, ma uno che abbracci nella loro totalità nascita, vita e morte - terra, cielo e inferno - allora Avalon è uno stato della percezione in cui tutte le dimensioni si incontrano nel cuore di coloro che ricercano la pienezza.

Nicholas R. Mann

Capitolo 1 - L'isola:

La città di Glastonbury si trova a circa 25 krn dal mare, sulla sponda orientale dei Somerset Levels, nella Gran Bretagna sud-occidentale. Si tratta di un'area bassa e piatta, adatta all'allevamento, e delimitata a sud da colline ondulate, a ovest dall'estuario del Severn e a nord dagli scoscesi pendii delle Mendip Hills. La lunga striscia di terra chiamata Polden Ridge divide in due i Levels, che fino a poco tempo fa erano un'immensa palude soggetta a frequenti inondazioni. Le popolazioni si avventuravano tra le sue fitte nebbie a caccia di polli o per pescare. In origine la zona era costituita da un mare interno poco profondo, formatosi quando il livello delle acque si alzò in seguito all'ultima era glaciale.
Per migliaia di anni Glastonbury fu un'isola situata in corrispondenza di un'imprecisata congiunzione tra terra, cielo e mare. Era nota come isola di Avalon, "Isola del Meleto", o Ynis Witrin, "Isola di Vetro". È possibile che il nome Glastonbury, "Glass-town-borough" ["città di vetro", N.d.T.], sia stato attribuito dai marinai che navigavano le placide acque del mare interno. Sul finire del XII secolo Caradoc di Llancarfan scrisse nel suo "Life of Gildas": "Glastonia, ossia la città vitrea, che prese il nome dal vetro". L'isola era collegata alla terraferma solamente da un sottile lembo di terra proteso verso oriente. Al centro dell'isola s'innalzava maestosa una grande collina dalla forma anomala, che a volte bucava le strane nebbie della palude, rimanendo l'unica parte visibile.
Avalon era coperta di querce, frassini, olmi, noccioli e biancospini. In diversi punti i boschi lasciavano il posto a macchie di tassi e meli selvatici. Canne, salici e ontani crescevano rigogliosi ai bordi della palude. Al centro dell'isola, in mezzo a un fitto boschetto di tassi, scaturivano due sorgenti perenni molto particolari: una, infatti, riempiva il suo corso di minerali rossi, mentre dall'altra sgorgava un insolito liquido di colore biancastro.
I cristiani arrivarono e colonizzarono l'isola: prendere possesso di un luogo sacro e antico come l'isola di Avalon fu per loro motivo di grande prestigio. Vi costruirono una grande abbazia e nel corso dei secoli la trasformarono in una delle più importanti mete di pellegrinaggio d'Europa. Le informazioni relative al periodo precristiano sono scarse, nascoste nelle profondità delle nebbie. Ma sappiamo che le antiche popolazioni della Britannia veneravano l'isola. I primi a onorarla furono forse i creatori delle culture "perdute" dell'Europa antica, come ad esempio gli scultori e gli artisti rupestri del magdaleniano. È probabile che fu l'uomo neolitico a scolpire le terrazze giganti che avvolgono a spirale la prominente collina, mentre il gigantesco terrapieno chiamato Ponter's Ball fu ragionevolmente opera dei Celti britannici. Qualunque fosse il loro scopo o il loro credo, quando i visitatori giungevano ad Avalon si fermavano tutti ai piedi dell'inusuale collina e si dissetavano alle due insolite sorgenti.
Col passare del tempo l'isola avvolta dalle nebbie, la singolare collina, gli innumerevoli alberi e le due fonti entrarono nella storia, nel mito. Le caratteristiche dell'isola erano oggetto di contemplazione da parte dei visitatori, che vi leggevano il messaggio del mondo interiore e di quello esterno. Lo stesso paesaggio aiutava a foggiare la natura della conoscenza. Per lunghi anni in questo luogo vennero ambientate storie di vita e di morte, di questo mondo e del prossimo, di re e regine, di potenti dee e di divinità nascenti e morenti: l'"Isola Fortunata", la "Santissima Isola dei Morti", l'Avalon dei Britanni.

Geografia:

L'isola è pressappoco circolare ed è formata da quattro colline: il Tor, nome locale dato a un affioramento roccioso in cima a una collina; Chalice Hill, caratteristica per le sue forme tondeggianti; St Edrnund's Hill; e Wearyall Hill, che si protende in direzione sud-ovest. Il terreno scende ripidamente a est e più dolcemente a ovest. Il Tor sormonta le altre colline al centro dell'isola e domina imperioso l'intera pianura.
L'ultima glaciazione non raggiunse il Somerset, ma si fermò alcuni chilometri più a nord: presumibilmente lo scenario era costituito da un muro di ghiaccio sovrastante una landa arida. Il fondo della valle in cui si trovava il Tor era a un livello molto più basso di quello attuale. Quando i ghiacci si sciolsero, in un periodo variabile tra i diecimila e i dodicimila anni fa, il livello del mare si alzò e le acque inondarono le vallate. Per circa cinquemila anni i Somerset Levels rimasero sommersi, e durante l'alta marea Glastonbury diventava un'isola separata dalla terraferma. Va sottolineato che nel canale di Bristol e nell'estuario del Severn il dislivello tra le maree è molto marcato, all'incirca 12 metri.
Quando l'acqua defluì dalle colline circostanti e le valli inondate cominciarono a prosciugarsi, si crearono le condizioni per la formazione di vasti canneti. Di conseguenza il mare si ritirò ulteriormente ed ebbe inizio il processo continuo di crescita e morte delle canne, che portò alla creazione di uno spesso strato di torba. Su queste piattaforme di torba attecchì una vegetazione fatta di arbusti e alberi a basso fusto. Verso il 4000 a.C. si era ormai accumulato diverso materiale organico sterile che, non potendosi decomporre in quanto l'acqua era priva di ossigeno, formò una torbiera rialzata. Si trattava di un ambiente ricco, ma anche molto umido e di conseguenza poco allettante.
Tuttavia le prove dimostrano che le popolazioni furono attratte dalla grande quantità di cibo e utilizzarono intensivamente il mare interno e le colline circostanti a partire dal IX millennio a.C. Man mano che il livello della palude cresceva queste popolazioni tracciavano lungo tutta la superficie numerosi sentieri di legno, che si sono conservati sotto gli strati di torba. Il metodo di costruzione impiegato ha permesso ai sentieri di durare oltre cinquemila anni. I Lake Villages comparvero nel primo millennio a.C. durante l'Età del Ferro. Si tratta di insediamenti costruiti su piattaforme sopra il livello dell'acqua. I manufatti rinvenuti presso il Godney Lake Village, poco a nord di Glastonbury, rivelano che i suoi abitanti utilizzavano un'ampia gamma di tecniche evolute in attività che spaziavano dalla realizzazione di perline di vetro alla costruzione di imbarcazioni.
Le fotografie aeree mostrano che i fiumi Axe e Brue formavano originariamente una rete idroviaria e spesso cambiavano il loro corso. È probabile che nel periodo che va dal 1000 a.C. al 300 d.C. queste vie di navigazione fossero percorse da grandi navi, che potrebbero essersi spinte fino a Glastonbury. Ci sono prove che navi provenienti dal Mediterraneo giungevano ai porti di Axbridge e Cheddar per comprare il piombo e l'argento di Mendip. Si dice inoltre che alcune di queste imbarcazioni appartenessero a Giuseppe di Arimatea e che questi visitasse di tanto in tanto la regione in compagnia del suo giovane nipote, Gesù.
I Levels erano particolarmente soggetti a inondazioni dal mare, soprattutto nel periodo 250-400 d.C., e per tale ragione si iniziarono a impiegare sistemi di drenaggio e prevenzione, che segnarono la fine della torbiera rialzata. I Romani (43-410 d.C.) bonificarono vaste zone di terreno, specialmente nella valle dell'Axe e a ovest di Glastonbury, almeno fino a Burtle. In queste zone si trovano numerose ville circondate da grandi tenute. Nei secoli successivi furono i monaci dell'abbazia di Glastonbury a occuparsi dei progetti di edificazione, tra cui enormi canali di scolo e frangiflutti, attribuiti in particolare a san Dunstan (X secolo). Grazie ai canali navigabili uomini e merci potevano giungere fino all'abbazia a bordo di chiatte. li mare interno era un luogo affollato. Fino a poco tempo fa esisteva una zona interna non drenata nota come Meare Pool, che costituiva una grande risorsa di cibo per l'abbazia. Si narra che sia questo il luogo di origine della spada di re Arm, Excalibur.
Oggi ampie zone dei Levels si trovano a non più di un metro sopra il livello del mare. Via via che la torba si secca la terra affonda e per proteggerla dalla salsedine e dalle inondazioni occorre utilizzare cateratte e sistemi di pompaggio continuo. Intorno a Glastonbury la palude è scomparsa, la pianura è drenata e fertile e questa cittadina di 6500 anime si estende sulla parte occidentale della vecchia isola. Una credenza di Glastonbury vuole che per ripristinare e adempiere la sua originaria funzione spirituale il luogo debba trasformarsi ancora una volta in un'isola. Questo spiega il proliferare in città di numerose feste che hanno lo scopo di recuperare le antiche tradizioni.

INDICE:

Ringraziamenti pag. 5
Introduzione pag. 7

PARTE PRIMA  
Capitolo 1 - L'isola pag. 17
Geografia pag. 20
Il Tor pag. 24
Geologia pag. 26
Le sorgenti del Tor pag. 29
Ponter's Ball pag. 30
Le tradizioni avaloniane pag. 32
Giuseppe di Arimatea pag. 36
Il rosso e il bianco pag. 40

Capitolo 2 - Preistoria. I primi insediamenti pag. 45
Somerset: 4000-2000 a.C. pag. 46
I monumenti preistorici pag. 47
Un monumento cerimoniale? pag. 50
Somerset: 2000-0 a.C. pag. 53

Capitolo 3 - Storia antica. La Old Church e re Artù pag. 57
Caradoc di Llancarfan pag. 57
William di Malmesbury pag. 59
Gli scavi sul Tor pag. 61
Il primo insediamento pag. 63
Il Somerset nell'"Età buia" pag. 65
Il castello di Cadbury pag. 67
Il secondo insediamento pag. 69
L'abbazia di Glastonbury pag. 72

Capitolo 4 - Storia moderna e contemporanea. L'abbazia e il Tor pag. 81
L'ultimo abate pag. 83
Frederick Bligh Bond pag. 85
Il monastero sul Tor pag. 86
La torre di St Michael pag. 87
Il Campo della fiera pag. 92
Le terrazze del Tor pag. 95
L'agricoltura sul Tor pag. 96
Il Tor ai giorni nostri pag. 100
Il mistero delle terrazze pag. 104

PARTE SECONDA  
Capitolo 5 - Misteri geomantici 1. Linee, rocce e diamanti pag. 111
Ley lines pag. 114
Gli allineamenti globali di Glastonbury pag. 119
"Il sentiero di caccia di Artù" pag. 121
La geometria di Chalice Hill pag. 127
Le rocce del Tor pag. 137

Capitolo 6 - Misteri geomantici 2. Labirinti, sfere e stelle pag. 139
Il labirinto del Tor pag. 139
Il labirinto del Tor e il suo allineamento astronomico pag. 141
Lo zodiaco di Glastonbury pag. 146
La pianta del tempio pag. 153

Capitolo 7 - Mito e leggenda. Caverna, calderone, montagna e albero pag. 169
Gwynn ap Nudd pag. 169
Caradoc e re Artù pag. 175
La fata Morgana pag. 180
La dea a Beckery pag. 183
Bride's Well pag. 190
La dea del Paesaggio pag. 192
La Hollow Hill pag. 196
L'Asse del Mondo pag. 202
Montagna del Mondo e Albero del Mondo pag. 206

Capitolo 8 - L'oltretomba. Blood Spring e White Spring pag. 215
La Chalice Well pag. 217
La Vesica Piscis pag. 222
Le sorgenti del Tor pag. 225
La White Spring pag. 227
L'oltretomba pag. 233
La White Spring ai giorni nostri pag. 236

Capitolo 9 - Il Matter of Britain. Sangue di Drago e Rugiada Celeste pag. 239
Il drago bianco e il drago rosso pag. 240
I misteri del sangue di Avalon pag. 244
Nati due volte pag. 253
La rosa bianca e la rosa rossa pag. 258
L'alchimia di Avalon pag. 261

Appendice. Dualismo e divinità pag. 269
Bibliografia pag. 273

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