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libri scelti da Francesco Di Blasi

BANKENSTEIN Tutto quello che non avreste mai voluto sapere sulle banche

di Marco Saba
Nexus Edizioni
pagg. 288 - € 15,00
Per ordinare:

L'ARGOMENTO:

Chi è Bankenstein? È un personaggio immaginario, crudele e senza scrupoli, che racchiude in sé tutto il peggio della criminalità finanziaria e bancaria. Bankenstein è un titolo, volutamente provocatorio, per un libro che cerca di spiegare e far capire come il mondo Occidentale sia diventato preda della cleptocrazia. Risponde, inoltre, a molte domande scottanti del nostro tempo, quali:

Perché è difficile vincere la battaglia contro il riciclaggio?
Perché i popoli "liberi" e "democratici" devono pagare il signoraggio?
Dove sono finite le ricchezze del Terzo Reich?
Chi voleva la morte di J.F. Kennedy e di "Che" Guevara?
Come si è arrivati alla Banca Centrale Europea?
Cosa è la riserva frazionaria?
Cosa vuol dire "moneta contraffatta"?
Che ruolo hanno le società di clearing nel riciclaggio?
Come funziona il meccanismo del riflusso nel sistema bancario?
Quali sono gli interessi che ruotano intorno all'oro?
Che nesso c'è tra i servizi segreti e le banche?
Quanto costa l'euro agli europei?
Perché i bankster vogliono creare una moneta unica mondiale?
Quali sono i moventi monetari del conflitto con l'Islam?
Che cosa possiamo fare per fermare il disastro?
L'autore analizza attraverso una serie di fatti e documenti, poco pubblicizzati dai media, lo scenario monetario e finanziario internazionale, con la stessa perizia di un archeologo che ricostruisce un mosaico attraverso tante tessere che una volta composte insieme ci danno una immagine vera e fino ad ora sconosciuta della realtà.

Marco Saba è un ricercatore membro dell'Osservatorio sulla Criminalità Organizzata di Ginevra. Non negli ultimi anni si è occupato, in particolare, delle conseguenze derivate dall'uso militare e civile dell'uranio impoverito. Nel 2000 è entrato a far parte dell'Advisory Board di IDUST (International Uranium Study Team). Ha collaborato con l'ANA-VAFAF, una organizzazione che cura gli interessi dei familiari delle vittime delle Forze Armate.
Dal 2000, svolge una ricerca sulle banche e sul sistema monetario internazionale.

PREFAZIONE:

Il 2005 passerà alla storia come l'anno in cui la contestazione dell'euro ha cominciato a trovare uno sbocco politico?
La storia, come diceva Chabod, è la lettura del passato con gli occhi del presente; quindi, siccome non siamo nel futuro, non possiamo sapere, ora, come verrà giudicato l'anno corrente...
Tuttavia, in Germania sta crescendo il movimento per il ritorno al marco, motivato dal fatto che il modello "renano" (alti salari e molti investimenti in tecnologia favoriti dal differenziale dei tassi di interesse) è saltato, proprio con l'introduzione della moneta europea; Francesi e Olandesi si sono pronunciati contro il progetto di Costituzione Europea; in Italia è stato fondato il "no euro" che presenterà liste alle prossime elezioni politiche dopo aver preso le distanze sia dal centrodestra che dal centrosinistra. In realtà, come si può capire leggendo il bel libro di Marco Saba tra le righe, il vero imputato non è l'euro, ma le condizioni della sua emissione e le scelte di politica economica che hanno contraddistinto il panorama continentale per circa un venticinquennio.
Marco Saba è un ricercatore curioso e pronto ad accettare una verità anche quando può sembrare inverosimile. Egli fa, insomma, parte di quello sparuto insieme di personaggi che hanno la missione di dire "Il re è nudo": chi volesse, seriamente, difendere l'euro, oggi, dovrebbe chiedere l'abbandono degli accordi e dei parametri di Maastricht!
Infatti, tali parametri appaiono abbastanza inutili in fasi di potente crescita dell'economia (se l'economia cresce che bisogno c'è di pompare la spesa pubblica?), ma veramente assurdi in una fase di ristagno e di crescita inferiore - e di molto inferiore - al 2%. Nel parametro di Maastricht, invero, abbiamo un numeratore (le tasse meno le spese dello Stato) 33 volte più piccolo del denominatore (il prodotto interno lordo o piI); quindi, se quest'ultimo varia un pochino, ad esempio diminuisce dello 0,5% rispetto alle previsioni, bisogna aggiustare le spese e le tasse con una variazione mastodontica.
Tagliare la spesa pubblica o far aumentare le tasse di 6,5 miliardi di euro - vale a dire lo 0,5% del pil - non solo rappresenta un esercizio difficile e drammatico, ma anche controproducente: se la produzione ristagna perché i privati, giudicando l'economia in stallo, non effettuano investimenti, perché tagliare la spesa dell'unico operatore che non si muove per il profitto? E, se tagliare - di poco - le tasse ai poveri significa ridurre i servizi pubblici a cui essi non hanno alternativa, tagliare le tasse ai ricchi può significare solo un aumento del risparmio per finalità speculative. Ecco perché è importante capire che viviamo in un mondo dove le risorse sono abbondanti, ma gestite malamente.
Le banche guadagnano sul rientro dei capitali prestati, che corrispondono a somme molto maggiori dei nostri depositi; questi ultimi sono un debito delle banche, dunque esse creano una moneta nuova e si arricchiscono - più che con gli interessi ed il pagamento dei loro servizi - al momento del rientro del capitale stesso.
Ma oggi le famiglie sono troppo indebitate per gli acquisti quotidiani, i consumi durevoli ed i mutui casa. Siamo vicini ad una crisi bancaria generalizzata per insolvenze? Certamente sì, ma essa potrebbe avere conseguenze ben diverse da quelle che dovremmo aspettarci se le banche prestassero un capitale proprio; in realtà, fino a che le banche possono entrare in possesso del 50% di quanto hanno prestato, il sistema sarebbe in grado di reggere (ovviamente le banche con perdite - o, più esattamente, mancati guadagni - attorno al 50% degli impieghi, sarebbero assorbite da altre banche, più "virtuose", e tutto si risolverebbe in una neo-monopolizzazione del settore). Allora, perché non anticipare i tempi e pensare ad una "decapitalizzazione" del 40% dei debiti delle famiglie distribuito su 8 anni circa e che, quindi, darebbe un aumento del reddito del 5% all'anno?
La ricerca di Marco Saba consente di mettere a fuoco molti passaggi logici, economici e storici utili a sostenere un dibattito che si è già aperto quest'anno in Europa, negli Usa e in Oriente, un dibattito volto a prevenire i danni di una crisi finanziaria ormai prossima e trainata dall'esplosione della "bolla" immobiliare, un dibattito finalizzato a restituire sovranità monetaria - nei dovuti modi - alle autorità che vogliono promuovere un sano ed equilibrato sviluppo.

Prof. Nino Galloni
Revisore dei Conti
dell'INPDAP

NOTA DEL CURATORE:

Marco Saba, ricercatore del Centro Studi Monetari famoso per aver divulgato e portato a conoscenza dell'opinione pubblica fatti e notizie passate sotto silenzio, come il caso Uranio Impoverito, svolge da anni una ricerca a tutto campo sui misteri del sistema economico e finanziario internazionale. Nel presente libro ha messo a confronto opinioni e raccolto documenti per denunciare fatti e verità scomode, abilmente passate sotto silenzio. L'argomento forte su cui è incentrato il libro è il potere "assoluto" che hanno esercitato ed esercitano la Federal Reserve, la Banca d'Inghilterra e, nel nostro paese, la Banca d'Italia.
La Banca d'Italia nasce nel 1893 con la legge n. 449, da una complessa serie di fusioni bancarie che, vista l'ingente quantità d'oro di cui disponevano, vide implicati anche il Banco di Napoli e il Banco delle due Sicilie.
Artefici e soci storici dell'operazione furono alcune famiglie di banchieri: Bombrini, Diavolo, Bastogi, Balduino.
Molte e diverse sono le funzioni della Banca Centrale; vediamone le principali:
- dal 2002 emette banconote in Euro, pagando solo i costi di tipografia, ma le presta allo Stato, che le ripaga al valore nominale aumentando il debito pubblico; le banconote di nuova emissione vengono distribuite attraverso le filiali;
- partecipa al consiglio della Banca Centrale Europea e concorre a determinare le decisioni di politica monetaria;
- controlla l'attività delle banche e degli intermediari non bancari, assume provvedimenti nei confronti degli intermediari finanziari, promuove la concorrenza bancaria, combatte il riciclaggio e l'usura;
- vigila sui mercati monetari e finanziari;
- attua la sorveglianza sul sistema dei pagamenti;
- partecipa alle attività dei principali organismi finanziari internazionali, tra i quali il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca Mondiale.
Una delle anomalie denunciate dall'autore è come sia possibile che un soggetto giuridico di diritto pubblico sia proprietà di società private. Un conflitto d'interessi lampante in cui i controllati (le banche) hanno il controllo dell'autorità vigilante.
L'elenco dei partecipanti al capitale di Bankitalia è stato pubblicato per la prima volta solo il 20 settembre 2005; prima di allora era praticamente impossibile sapere chi fossero gli azionisti della Banca Centrale italiana. Tra i maggiori azionisti troviamo: Banca Intesa, UniCredito, Sanpaolo Imi, Banco di Sicilia, ecc.
La carica di Governatore è stata istituita nel 1928. Il suo compito è quello di rappresentare la banca nei rapporti con terzi, di presiedere l'Assemblea e di informare il Governo in materia di finanza estera o interna.
Con l'introduzione dell'Euro le decisioni di politica monetaria vengono prese collegialmente insieme alle altre banche centrali dell'area Euro.
Le cronache di questi mesi hanno sconvolto e toccato uno degli ordini cardine del nostro sistema monetario e finanziario. L'avvio è stato dato da un'intercettazione telefonica. A mezzanotte dell'11 luglio 2005 il governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio chiama Gianpiero Fiorani della Banca Popolare Italiana e gli anticipa l"'ok" all'Opa di Bpi su Antonveneta; è l'inizio della fine. Il 19 dicembre il governatore Fazio consegna la lettera di dimissioni.
Il terremoto bancario produce come effetto che nel giro di pochi giorni il Parlamento approvi prima di Natale la legge sul risparmio e la riforma della Banca d'Italia. Per il Governatore è previsto non più un incarico a vita, bensì un mandato a termine di 6 anni rinnovabile una sola volta. La vigilanza sugli abusi di posizione dominante e sulle intese restrittive passa all'Antitrust. Norme più severe, inoltre, per chi arreca "danno grave" ai risparmiatori.
Lo scandalo finanziario ha portato all'attenzione dell'opinione pubblica un'istituzione considerata fino a poco tempo fa "intoccabile e inviolabile". Si sono aperti spiragli per la comprensione di altre verità, ed è per questo che mai momento è stato più opportuno per la pubblicazione di questo libro-ricerca che diventa un vero e proprio codice per leggere con chiarezza e comprendere fino in fondo non solo la cronaca di questi giorni, ma anche e soprattutto la nostra storia.

Maria Grazia Sardelli

PREMESSA:

"Senza una chiara terminologia, senza una giusta definizione della Moneta non si può esprimere neppur la più rudimentale idea economica. Senza definire il problema centrale dell'economia, non si può costruire una scienza. Questo problema non è altro che quello di fare mangiare e vivere bene un popolo intero, come una buona massaia fa mangiare e vivere bene la sua famiglia, cioè di adoperare i mezzi esistenti, e di supplire alle deficienze."

Ezra Pound, 1937

Miliardi di persone, ogni giorno, effettuano scambi utilizzando delle banconote. Queste persone, per la maggior parte, non hanno un'idea precisa di che cosa sia la moneta. In particolare, non sanno chi sia il proprietario, all'origine. Non sanno che non si tratta più di moneta garantita da oro, non sanno perché essa perde continuamente di valore. Per capirlo, dobbiamo, innanzitutto, chiederci:
Chi sono i "poteri forti"? Cosa ci viene nascosto "per il nostro bene"? Come mai esistono famiglie che comandano da sempre? Cosa accomuna Karl Marx, Ezra Pound ed il fondatore di Scientology? Perché l'inflazione distrugge i risparmi di intere generazioni? Perché Kennedy venne assassinato poco dopo la sua riforma monetaria? Perché il popolo sovrano deve pagare, senza sapere cos'è, la tassa del "signoraggio"?
Per scoprirlo, ho dovuto indagare su fatti ed associazioni segrete. Su misteri che, nel corso dei secoli, hanno assunto sembianze mostruose.
Ci sono due metodi che gli investigatori possono adottare per affrontare un'indagine. Uno consiste nel seguire un teorema: farsi un'idea generale della situazione e poi procedere, passo passo, alla ricerca delle prove che ne dimostrano la veridicità. Ho pensato che questo tipo di cammino sarebbe stato fuorviante, perché la mia intuizione sulla destinazione finale avrebbe potuto condizionare il risultato. Così ho deciso di procedere in senso inverso. Ho raccolto tanti piccoli frammenti che avevano a che fare con il tema del sistema monetario, del potere. Ogni frammento d'indagine è diventato un capitolo, così da lasciare al lettore la libertà di esaminare e di giudicare - lo scenario risultante.
Rimarrà deluso chi si aspetta da questo libro un'ennesima "teoria del grande complotto": il circolo Bilderberg, piuttosto che il Consiglio per le Relazioni Esterne (CFR), la Commissione Trilaterale, od anche i vari G7 - G8, non sono altro che delle rappresentazioni ad uso del pubblico.
Il dato da cui occorre partire è che l'1% della popolazione gestisce risorse pari al 90% di quelle cui ha accesso il resto della gente - sto parlando dell'Italia, non del Burundi. Questo libro vi spiega, semplicemente, come lo fanno.

INTRODUZIONE - Breve storia di Bankenstein:

"Voglio tutto il pianeta più il 5%!"
Testo originale di Larry Hannigan
Tradotto e adattato dall'autore

Bankenstein era eccitato mentre ancora una volta si ripeteva il discorso che avrebbe tenuto alla gente che si sarebbe presentata all'indomani. Aveva sempre cercato il prestigio ed il potere ed ora il suo sogno stava per realizzarsi. Bankenstein era un artigiano orafo che lavorava l'oro e l'argento, producendo gioielli ed ornamenti, ma non gli bastava lavorare per vivere. Aveva bisogno di emozioni, di una sfida, ed ora il suo piano era pronto.
Per generazioni la gente aveva usato il sistema del baratto. Una persona manteneva la sua famiglia provvedendo autonomamente a tutti i suoi bisogni, oppure si specializzava in un particolare tipo di commercio e scambiava con gli altri le eccedenze procurandosi i beni che non produceva direttamente.
I giorni di mercato erano sempre rumorosi ed allegri. Per attirare l'attenzione, ognuno gridava il nome del prodotto che proponeva in cambio, per tutti il mercato costituiva l'occasione giusta per conoscere gente nuova. Ora però le cose erano cambiate, e mancava il tempo anche solo per fare due chiacchiere. Bankenstein pensava di escogitare un nuovo sistema.
In generale tutti erano felici e godevano dei frutti del proprio lavoro. In ogni comunità vigeva un semplice sistema di governo che assicurava a ognuno l'esercizio dei propri diritti e delle libertà, cosicché nessuno venisse costretto da altri ad agire contro la sua volontà.
Questo era l'unico scopo del governo ed ogni governatore veniva promosso ed eletto dalla comunità locale.
Gli scambi che si effettuavano al mercato ponevano dei problemi da risolvere: quanto valeva un coltello? Uno o due sacchi di grano? Una mucca valeva più di un carro? E così via. Nessuno aveva mai pensato di inventare un sistema migliore.
Ma, a un certo punto era apparso Bankenstein che aveva fatto un annuncio:
"Ho trovato una soluzione ai nostri problemi di baratto ed invito la cittadinanza ad una riunione, domattina".
Il giorno dopo si era creata una grande adunanza nella piazza centrale del paese e Bankenstein cominciò a spiegare il nuovo sistema che aveva inventato e che si chiamava "moneta". Suonava bene. Da dove cominciamo? - chiese la gente.
"L'oro che io uso per fare gioielli ed ornamenti è un metallo eccellente. Non si arrugginisce né si sciupa con il tempo. Batterò della moneta in oro e chiameremo queste monete 'dollari'."
Bankenstein spiegò il sistema dei valori ed illustrò come la moneta sarebbe stato un sistema di scambio migliore del baratto.
Uno dei governanti notò: "La gente potrebbe cominciare a cercare l'oro ed a farsi le proprie monete".
"Questo non sarebbe corretto. - disse subito Bankenstein - Solamente le monete approvate dal Governo potranno avere corso legale e queste avranno un particolare marchio di riconoscimento".
La cosa sembrò ragionevole e venne proposto di distribuire le monete in parti uguali a tutta la popolazione. Ma il fabbricante di candele disse: "lo ne merito di più perché tutti usano le mie candele".
"No. - disse il contadino. Senza cibo non c'è vita quindi siamo noi che ne dobbiamo avere di più".
Ed il battibecco continuò.
Bankenstein li lasciò discutere per un po' ed alla fine disse: "Poiché non riuscite a mettervi d'accordo, suggerisco che ognuno chieda la somma che vuole. Non c'è un limite se non la vostra capacità di restituzione. Più ne avrete e più dovrete restituirmene nell'arco di un anno".
"E che cosa avrai in cambio?" chiese la gente. "Poiché offro un servizio, ovvero la distribuzione della moneta, devo essere pagato per il mio lavoro. Diciamo che per 100 monete, me ne dovrete 105 per ogni anno di indebitamento. Le 5 saranno il mio ricarico e lo chiamerò 'interesse'."
Sembrava non ci fosse altra soluzione ed il 5% sembrò una cifra ragionevole. Fissarono di cominciare col nuovo sistema il venerdì successivo.
Bankenstein non perse tempo: stampò monete giorno e notte e per la fine della settimana era pronto.
La gente faceva la coda al suo negozio e, dopo che le monete furono controllate dai governanti, si cominciò col nuovo sistema. Qualcuno ne prese a prestito poche, giusto per provare come funzionava.
Scoprirono che la moneta era una cosa meravigliosa, così ogni prodotto ebbe il suo prezzo in monete d'oro o dollari. Il valore attribuito ad ogni oggetto venne chiamato "prezzo". Il prezzo dipendeva soprattutto dalla quantità di lavoro necessaria per produrre il bene. Se ci voleva molto lavoro, il prezzo era alto. Se invece il lavoro necessario era poco, il prezzo era basso.
In una città viveva Andrea, che era l'unico orologiaio. I suoi prezzi erano cari perché i clienti erano disposti a pagare molto pur di avere proprio uno dei suoi orologi. Ben presto un altro uomo si mise a fare l'orologiaio ed offrì i suoi orologi ad un prezzo inferiore. Così anche Andrea fu costretto ad abbassare i prezzi e i due prezzi scesero. I due orologiai furono obbligati ad offrire una qualità migliore ad un prezzo inferiore per poter mantenere la clientela. In ciò consisteva la pura e semplice libera concorrenza.
La stessa cosa accadde con i muratori, i trasportatori, i contabili, i contadini ed in ogni altro ramo produttivo. I clienti sceglievano ciò che ritenevano più conveniente poiché avevano libertà di scelta. Non c'erano ancora limiti, come le licenze o i dazi doganali, per impedire ad altre persone di entrare nel commercio. Lo standard di vita migliorò rapidamente e tutti si chiesero come avrebbero fatto senza il sistema monetario.
Alla fine dell'anno, Bankenstein uscì dal suo negozio e visitò tutta la gente che gli doveva dei soldi. Qualcuno aveva di più di quello che aveva preso in prestito, ma questo significava che altri ne avevano meno, poiché era stata emessa una quantità definita di moneta. Quelli che avevano più di quello che avevano preso in prestito, restituirono per ogni 100 monete 105 monete, ma dovettero continuare a prenderne in prestito per andare avanti.
Gli altri scoprirono per la prima volta che avevano un debito. Prima di dargli altre monete, Bankenstein pignorò alcune loro proprietà ed ognuno cercò di darsi da fare per trovare quelle cinque monete in più che sembravano sempre così difficili da guadagnare.
Nessuno capì che la comunità presa nel suo insieme, non avrebbe mai potuto soddisfare il debito finché tutte le monete non fossero state pagate, ma anche allora sarebbero mancate quelle 5 monete in più che non erano mai state coniate. Solamente Bankenstein si rendeva conto che era impossibile pagare l'interesse - quella moneta in più non esisteva quindi, qualcuno ci doveva rimettere.
È vero che anche Bankenstein avrebbe dovuto spendere qualche moneta per le sue spese, ma non avrebbe mai speso il 5% di tutta l'economia solo per sé. C'erano migliaia di persone e Bankenstein era solo uno. Inoltre, era sempre un orafo che faceva già una discreta vita.
Nel retrobottega, Bankenstein aveva una cassaforte ed alcuni pensarono che fosse prudente lasciargli in consegna qualche moneta per custodirla. Lui aveva stabilito una modesta cifra per il deposito: calcolata in base alla quantità di moneta ed al tempo del deposito. In cambio, al cliente rilasciava una ricevuta.
Quando un cliente andava a far spese, normalmente non portava con sé tante monete: piuttosto pagava il negoziante rilasciandogli una delle ricevute delle monete in deposito da Bankenstein.
I negozianti riconoscevano la validità e la genuinità delle ricevute e le accettavano con l'idea di restituirle a Bankenstein per riavere indietro le monete. Le ricevute passavano di mano in mano al posto delle monete d'oro. La gente riponeva una grande fiducia nelle ricevute e le accettava come fossero monete d'oro.
Col tempo, Bankenstein si accorse che difficilmente la gente veniva nel suo negozio per scambiare le ricevute con le monete.
Allora si disse: "Ho con me tutte queste monete d'oro in deposito e devo comunque lavorare duramente per guadagnarmi la vita. Non ha senso. Ci sono un sacco di persone che sarebbero disposte a pagarmi un interesse per poterle usare. Quest'oro rimane qui fermo, inutilizzato. È vero che non è mio: ma è nella mia disponibilità. Questa è la sola cosa che importa. Non ho più bisogno di coniare monete: posso usare un po' di quelle che sono in deposito".
Cominciò con estrema cautela prestandone solo poche per volta. Ma, col passare del tempo, divenne sempre più disinvolto e dava in prestito molta più moneta.
Un giorno gli venne richiesto un grosso prestito in monete d'oro. Bankenstein suggerì al cliente: "Invece di trasportare una così grande quantità d'oro, aprirò un deposito a suo nome e le rilascerò ricevute sufficienti per le monete depositate". Il cliente accettò ed uscì dal negozio con una manciata di ricevute. Aveva appena ottenuto un prestito, ma l'oro rimaneva nella cassaforte. Appena il cliente se ne andò, Bankenstein sorrise. Poteva finalmente avere la botte piena e la moglie ubriaca. Poteva prestare oro e rimanerne in possesso.
Amici, stranieri ed addirittura nemici, tutti avevano bisogno di fondi per portare avanti i loro affari e, finché potevano offrire garanzie, avrebbero potuto prendere a prestito le somme necessarie. Bankenstein poteva emettere prestiti per multipli del valore effettivamente depositato nella sua cassaforte, e senza esserne nemmeno il proprietario! Tutto poteva andar bene finché i veri proprietari non avessero richiesto indietro il loro oro e finché fosse rimasta viva la fiducia della gente.
Bankenstein cominciò a tenere un libro dei debiti e dei crediti per ogni cliente. Il mestiere di prestar soldi si stava rivelando molto lucroso.
Il suo livello sociale, all'interno della comunità, aumentava di pari passo con la sua ricchezza. Era diventato un uomo importante che meritava rispetto. In materia di finanze, la sua parola era come un verdetto sacro.
Gli orafi delle altre città incuriositi dalla sua attività chiesero di incontrarlo. Lui spiegò ogni cosa, sottolineando l'importanza che sull'argomento fosse mantenuta la massima segretezza.
Se il loro piano fosse stato reso noto a tutti, la truffa sarebbe presto finita. Si misero così d'accordo per mantenere la più stretta segretezza sulla loro alleanza.
Ognuno tornò nella sua città e divenne un altro Bankenstein. La gente ora accettava le ricevute come fossero oro colato. Molte ricevute venivano depositate in cassaforte come se fossero oro. Quando un mercante voleva pagare qualcuno per la sua merce, questi scriveva semplicemente un biglietto con istruzioni per Bankenstein dove indicava a chi andavano trasferiti i fondi da prelevare sul suo conto. Bankenstein ci metteva pochissimo ad effettuare le scritture contabili da un conto all'altro.
Questo sistema divenne popolare e i biglietti di istruzioni vennero chiamati "assegni".
A notte fonda, gli orafi fecero un altro incontro segreto con Bankenstein che spiegò loro un nuovo piano. Il giorno dopo, gli orafi organizzarono una riunione con tutti i governanti e Bankenstein disse: "Le ricevute di deposito che abbiamo emesso sono diventate molto popolari. Non c'è dubbio che molti tra voi le stanno usando e che le trovano molto convenienti". I governanti annuirono mentre si chiedevano dove voleva arrivare. "Bene," disse Bankenstein, "alcune di queste ricevute sono state copiate da dei contraffattori. Questa pratica deve finire."
I governatori si allarmarono: "Che possiamo fare?". Bankenstein replicò: "Il mio suggerimento è di affidare al governo il compito di emettere le nuove ricevute su una carta speciale con stampati disegni complessi, e inoltre, ogni ricevuta sia firmata dal governatore capo.
Noi orafi saremmo felici di pagare le spese di emissione perché risparmieremmo un sacco di tempo necessario per compilare le nostre ricevute". I governatori pensarono che era una buona idea poiché ritenevano che fosse loro compito proteggere la gente dalla contraffazione. Così furono d'accordo per stampare le ricevute. "In secondo luogo - proseguì Bankenstein - alcune persone hanno scoperto delle miniere d'oro e si coniano le loro monete. Suggerisco che si faccia una legge che obblighi chiunque trovi una pepita d'oro a consegnarcela. Naturalmente la pagheremo con le ricevute e con le monete d'oro."
L'idea sembrava buona e senza troppo pensarci, stamparono un gran numero di ricevute. Ogni ricevuta aveva stampato un valore: 1, 2, 5, 10 dollari, ecc.
Il basso costo di stampa veniva pagato dagli orafi.
Le note (ricevute) erano molto più facili da trasportare e presto vennero comunemente accettate dalla popolazione. Nonostante la loro popolarità, comunque, queste nuove banconote e monete venivano usate solamente nel 10% delle transazioni. Le scritture contabili rappresentavano il 90% di tutti gli affari.
Era già pronta la seconda parte del piano. Fino ad allora la gente, per conservare la sua ricchezza, aveva pagato Bankenstein. Per attrarre nuovi e maggiori depositi, Bankenstein offrì sui depositi un interesse del 3%.
Non ci furono obiezioni, poiché ricevere il 3% era sempre meglio che pagare per l'uso della cassaforte.
Il volume dei risparmi crebbe e con la moneta in più nelle casseforti, Bankenstein riusciva ad imprestare il doppio, il triplo, fino a nove volte il valore delle monete e delle banconote che possedeva. Doveva però stare attento a non superare le nove volte poiché una persona su dieci molto spesso chiedeva indietro le monete o le banconote per usarle.
Se al momento del ritiro non c'era moneta a sufficienza da restituire, la persona si sarebbe insospettita specialmente perché dal suo estratto conto risultava la quantità depositata. Nonostante ciò, sui 900 dollari che Bankenstein creava con le false scritture contabili, riusciva a percepire fino a 45 dollari di interessi, ovvero il 5% di 900 dollari. Quando il prestito veniva ripagato, assieme all'interesse, ovvero 945 dollari, i 900 dollari venivano cancellati dalla colonna dei debiti e Bankenstein si teneva i 45 dollari di interesse. Lui pagava il 3%, ovvero tre dollari a chi gli aveva depositato i 100 dollari effettivamente in cassaforte, ed in cambio, inventandosene 900, ne guadagnava 45, con un netto di 42 dollari. Insomma, per ogni 100 dollari depositati, Bankenstein era capace di guadagnarne 42, mentre lasciava credere di guadagnarne solo 2. Anche gli altri orafi-Bankenstein facevano la stessa cosa. Creavano monete dal nulla, con un tratto di penna sulle scritture contabili, e su quelle somme inesistenti si facevano pagare gli interessi. In realtà era il governo che stampava le note e le monete e poi le dava agli orafi da distribuire. Bankenstein e gli orafi pagavano solo il costo minimo della tipografia. Gli orafi creavano crediti dal nulla e si facevano pagare gli interessi (c.d.signoraggio). La maggior parte delle persone pensava che la fornitura di moneta fosse una operazione governativa e ritenevano che Bankenstein prestasse loro la moneta effettivamente depositata da qualcun altro. La cosa strana era che nessun deposito diminuiva, nonostante venissero fatti dei prestiti. Se tutti fossero corsi allo sportello a ritirare i propri soldi, la frode sarebbe stata scoperta.
Se era richiesto un prestito, in banconote o monete, Bankenstein semplicemente spiegava ai governanti che l'aumento della popolazione e della produzione richiedeva più banconote, e così le otteneva pagando solamente le spese minime di stampa.
Un giorno, un uomo particolarmente intelligente andò a trovare Bankenstein. "L'interesse che Lei chiede è sbagliato. - disse - Per ogni 100 dollari che emette, ne chiede indietro 105. I 5 in più non potranno mai essere pagati perché non esistono. I contadini producono cibo, le industrie producono beni manifatturieri, e così via, ma solamente Lei produce monete. Supponiamo che ci siano solo due imprenditori in questo paese, e che tutti gli altri siano impiegati. Ognuno dei due prende a prestito 100 dollari, ne paga 90 di stipendi e spese varie e gli rimangono 10 dollari di profitto (il suo stipendio). Questo significa che il potere d'acquisto totale è di 90 più 10 dollari per due, ovvero 200 dollari. Ma per ripagarvi, occorre vendere tutta la produzione per 210 dollari. Se uno dei due vende per 105, l'altro non potrà che vendere per 95, ed una parte della merce rimarrà invenduta poiché non v'è moneta per acquistarla. Il secondo imprenditore rimane in debito con voi per 10 dollari e potrà solo ripagarvi prendendone a prestito ancora. Questo sistema è impossibile."
L'uomo continuò: "Dovreste emettere 105 dollari, 100 per me e 5 per voi da spendere. In questo modo ci sarebbero 105 dollari in circolazione, ed il debito potrebbe essere ripagato."
Bankenstein ascoltò attentamente ed alla fine disse: "L'economia finanziaria è una materia complessa, caro ragazzo. Ci vogliono anni di studio. Lascia che mi occupi io di queste materie e tu pensa agli affari tuoi. Tu devi diventare più efficiente, devi aumentare la produzione, tagliare le spese e diventare un uomo d'affari migliore. Sarò sempre disposto ad aiutarti su questa strada."
L'uomo se ne andò non del tutto convinto. C'era qualcosa che non tornava nelle operazioni di Bankenstein e capì che le sue domande erano state aggirate. Certo, molta gente rispetta la parola di Bankenstein: "È un esperto, gli altri hanno torto. Guardate come si è sviluppato il paese, come è aumentata la nostra produzione, ormai possiamo considerarci ricchi."
Per pagare gli interessi delle somme che avevano preso a prestito, i commercianti erano costretti ad aumentare i prezzi. I dipendenti si lamentavano che le paghe erano insufficienti ed i datori di lavoro rifiutavano di aumentare gli stipendi, dicendo che sarebbero andati in rovina. I contadini non riuscivano ad ottenere un giusto prezzo per i loro prodotti. Le massaie si lamentavano che il cibo era troppo caro.
Alla fine alcuni fecero sciopero, una cosa sino ad allora sconosciuta. Altri erano diventati talmente poveri che nemmeno i parenti riuscivano più ad aiutarli. Tutti pensavano solo ai soldi che erano sempre troppo pochi. Ma nessuno metteva mai in dubbio il sistema perché pensavano che fosse il governo a gestirlo.
Si crearono così alcune società di finanziamento e prestiti dove alcune persone mettevano insieme i soldi che avevano in più. In questo modo, poterono richiedere il 6% di interessi, che era di più del 3% richiesto da Bankenstein. Ma loro potevano solo prestare il denaro che avevano e non disponevano del magico potere di Bankenstein di crearlo dal niente semplicemente falsificando le scritture contabili.
Queste società finanziarie infastidivano in qualche modo Bankenstein ed i suoi compari, così questi ultimi misero su delle società simili per conto loro. Acquistarono gran parte delle società concorrenti, o ne assunsero il controllo, in modo che tutto il mercato del credito fosse in mano loro.
La situazione economica peggiorò. I dipendenti erano convinti che i loro capi facevano troppi profitti. Gli imprenditori dicevano che i lavoratori erano troppo pigri e che non lavoravano onestamente. Ognuno dava la colpa all'altro. Il governo non riusciva a trovare una risposta mentre il problema più immediato era di prendersi cura di chi era stato colpito dalla povertà.
I governanti cominciarono a creare dei sistemi di assistenza sociale e promulgarono leggi che obbligavano tutti a contribuire. Ciò fece arrabbiare parecchia gente che pensava che la carità dovesse essere un atto volontario. "Queste leggi non sono nient'altro che una rapina legalizzata. Prendere qualcosa a qualcuno contro la sua volontà, al di là dello scopo per cui lo si faccia, non è differente dal rubare."
Ma ognuno era terrorizzato dalla possibilità di finire in galera se non avesse pagato. I sistemi di assistenza sociale sembravano dare qualche risultato positivo, ma ben presto il problema si ripresentò e fu necessario raccogliere altri soldi. Il costo di questo assistenzialismo aumentava di pari passo con l'ingrandirsi dell'amministrazione burocratica.
Molti governanti erano sinceramente orientati a fare del loro meglio. Questi non amavano chiedere ancora più soldi al loro popolo e, alla fine, risolsero di chiederlo in prestito a Bankenstein ed ai suoi compari. I governanti non sapevano come ripagare i debiti contratti.
La situazione era diventata difficile. I genitori non riuscivano più pagare i maestri per i loro bambini, e neppure i dottori. Gli operatori dei trasporti e altri imprenditori cominciavano a fallire.
Alla fine il governo fu costretto ad assumersi tutti questi servizi. Insegnanti, dottori ed altri, divennero dipendenti pubblici.
In verità pochi erano soddisfatti del lavoro: ora avevano uno stipendio assicurato ma avevano perso la loro identità. Erano diventati i piccoli ingranaggi di una macchina gigantesca.
Non c'era più spazio per l'iniziativa personale, per un riconoscimento dei meriti: lo stipendio era prefissato e le promozioni arrivavano solo se andavano in pensione o morivano i loro superiori.
Nella più completa disperazione, i governanti chiesero consiglio a Bankenstein. Infatti lo consideravano un saggio e questi sembrava sempre sapere come risolvere i problemi monetari. Bankenstein li ascoltò, ed alla fine disse: "Molta gente non è capace di risolvere da sé i propri problemi - hanno bisogno di qualcuno che lo faccia per loro. È ovvio che siete d'accordo sul fatto che la maggior parte della gente ha il diritto di essere felice e di avere i beni essenziali per vivere. Uno dei nostri detti è: tutti sono uguali - o no? Bene, l'unico modo per bilanciare la situazione è di prendere la ricchezza dai ricchi e darla ai poveri. Introducete un sistema di tassazione. Più uno guadagna, più deve pagare. Raccogliete le tasse da tutti secondo le loro capacità e datele a tutti secondo i loro bisogni. Le scuole e gli ospedali saranno gratuiti per quelli che non potranno permetterseli."
Bankenstein fece un bel discorso infarcito di alti ideali e concluse: "A proposito, ricordatevi che mi dovete dei soldi. È da un po' che mi avete richiesto prestiti. L'unica cosa che posso fare per aiutarvi, è di chiedervi di ripagare solo l'interesse. Il capitale rimarrà lì fermo."
Essi se ne andarono e senza riflettere a fondo sulle considerazioni di Bankenstein, introdussero la tassa progressiva sul reddito. Più uno guadagnava, più pagava. Questo sistema non piaceva a nessuno, ma o pagavano o finivano in prigione. I commercianti furono costretti ad aumentare ulteriormente i loro prezzi. I dipendenti chiesero stipendi più alti, costringendo gli imprenditori più deboli a chiudere o a rimpiazzare i lavoratori con delle macchine. Ciò causò ancor più disoccupazione costringendo il governo ad aumentare lo stato sociale e gli interventi assistenziali.
Vennero introdotti dazi doganali ed altri sistemi protezionistici allo scopo di far sopravvivere qualche industria e mantenere un minimo di occupazione. Alcuni cominciarono a chiedersi se lo scopo della produzione fosse quello di produrre merci o semplicemente di offrire assunzioni.
Mentre le cose peggioravano, si attuò il controllo degli stipendi, dei prezzi, e di quant'altro. Il governo cercò di aumentare le tasse in tutti i modi possibili. Qualcuno notò che su un filone di pane, dal grano del contadino fino al fornaio, c'erano più di 50 tasse.
Arrivarono gli "esperti" e qualcuno andò al governo. Ma nonostante le riunioni annuali, non si riuscì ad ottenere niente salvo alcuni articoli sui giornali che sostenevano la necessità di "ristrutturare" le tasse, che alla fine però, continuavano ad aumentare.
Bankenstein cominciò a richiedere indietro gli interessi "dovuti" ed una fetta sempre maggiore del prodotto interno lordo andava sprecato nel ripagamento della sua truffa contabile (in Italia siamo al 106% di debito pubblico rispetto al PIL: produciamo 100 ma siamo "indebitati" per 106).
Si formarono, quindi, dei partiti politici e la gente cominciò a chiedersi chi poteva meglio risolvere i suoi problemi. I partiti parlavano di tutto, delle personalità, degli ideali, delle ideologie, di tutto fuorché del vero problema. I Comuni cominciavano ad avere delle difficoltà.
In una delle città l'interesse sul debito era superiore alle tasse raccolte in un anno. Attraverso il paese, l'interesse non pagato aumentava. L'anno dopo, gli interessi venivano calcolati sull'interesse, incrementando ulteriormente il debito.
Lentamente ma inesorabilmente, la ricchezza del Paese diventava possesso sotto il controllo di Bankenstein e della sua cosca, parallelamente molta gente ne diveniva schiava. Ma il controllo sulla gente doveva essere totale ed i malviventi non erano al sicuro fino a quando ciò non si fosse avverato.
La maggior parte delle persone che osava opporsi, veniva messa a tacere attraverso la pressione finanziaria o con uno strumento più sottile rendendola ridicola. Per ottenere lo scopo, la cosca di Bankenstein comprò la maggior parte dei giornali, delle radio e delle televisioni selezionando accuratamente le persone che vi avrebbero operato. Molte avevano un sincero desiderio di migliorare il mondo, ma non capivano di essere strumentalizzate. Si occupavano solo degli effetti dei problemi trascurandone le cause.
C'erano vari giornali: uno per la destra, uno per la sinistra, uno per i salariati ed uno per i padroni, e così via. Non aveva molto significato a quale gruppo una persona appartenesse, l'importante era non guardare in faccia i problemi reali.
Il piano di Bankenstein era quasi completo - tutta la nazione era indebitata con lui. Attraverso l'educazione ed i media, Bankenstein controllava la mente delle persone. Queste potevano solo pensare quello che decideva lui.
Quando un uomo ha più soldi di quanti mai ne possa spendere per soddisfare i suoi piaceri, che cosa più lo può eccitare? Per quelli che hanno la mentalità della classe dirigente, la risposta è il potere: il puro potere dell'uomo sull'uomo. Anche gli idealisti venivano assunti nei media e nel governo, ma i veri camerieri che Bankenstein cercava erano quelli con la mentalità della classe dirigente.
La maggior parte degli orafi aveva scelto questa strada. Essi conoscevano l'eccitazione della grande ricchezza, ma non ne erano più soddisfatti. Avevano bisogno di una sfida più eccitante ed il gioco finale era il potere sulle masse.
Essi credevano di essere superiori a tutti gli altri: "È nostro dovere e diritto governare. Le masse non sanno cosa è bene per loro. Hanno bisogno di essere inquadrati ed organizzati. Governare è il nostro diritto dalla nascita."
Attraverso tutto il paese, Bankenstein ed i suoi picciotti possedevano molti uffici di prestito. Certo, erano di proprietà privata ed erano separati l'un l'altro. In teoria, erano in concorrenza l'uno con l'altro, ma in realtà lavoravano gomito a gomito. Dopo aver convinto alcuni governanti, misero su una istituzione che chiamarono la "Banca Centrale". Non usarono neppure i loro soldi per crearla: utilizzarono i depositi della stessa popolazione.
Questa istituzione aveva le sembianze di una operazione del governo tesa a regolare la fornitura della moneta, ma stranamente, nessun funzionario pubblico venne mai ammesso nel consiglio d'amministrazione.
Il governo non prendeva più a prestito direttamente da Bankenstein, ma cominciò ad usare un sistema di cambiali che scontava presso la Banca Centrale. I Buoni del Tesoro offerti non erano altro che la promessa di future tasse da riscuotere dai cittadini. Questo era confacente al piano di Bankenstein: far sì che la sua rapina sembrasse una operazione governativa. Ma dietro le scene, il burattinaio era sempre lo stesso.
Indirettamente, il controllo di Bankenstein sull'operato del governo era tale che quest'ultimo non aveva più alcuna scelta. Bankenstein amava dire in privato: "Datemi il controllo sulla moneta di una nazione e non mi fregherà niente di chi fa le leggi". Non aveva alcuna importanza quali fossero i governanti di volta in volta eletti, Bankenstein aveva il controllo della moneta, la linfa vitale della nazione.
Il governo otteneva i soldi, ma su ogni prestito veniva caricato l'interesse. Sempre più risorse venivano bruciate in progetti assistenziali e, ben presto, il governo non fu più nemmeno in grado di pagare l'interesse, tantomeno il capitale.
Ancora alcune persone si ponevano la domanda: "La moneta è una creazione dell'uomo. Non può essere aggiustata per servire l'uomo invece di comandarlo?" Ma queste persone diminuivano sempre più e le loro voci si perdevano nel folle trambusto per l'interesse inesistente.
Le amministrazioni cambiavano, i partiti cambiavano di nome, ma le politiche continuavano uguali. Al di là di qualsiasi governo al "potere", l'obiettivo di Bankenstein si avvicinava sempre più ogni anno che passava. Il popolo veniva tassato fino al limite, e non riusciva a pagare di più. Era giunto il momento per l'ultima mossa di Bankenstein.
Il 10% della moneta era ancora sotto forma di banconote e monete. Queste dovevano essere abolite in un modo tale da non destare sospetti. Finché si usava il contante, la gente era ancora libera di acquistare quello che voleva, mantenendo un qualche controllo sulla propria vita.
Andare in giro con somme di denaro in contanti non era considerato sicuro, data la povertà e la disperazione diffusa causate dalla cosca di Bankenstein: poteva accadere di venire rapinati da qualcun altro! Gli assegni non venivano accettati al di fuori della comunità locale e quindi si doveva pensare ad un sistema più efficiente per sostituire il contante. Ancora una volta, Bankenstein aveva pronta la risposta. La sua cosca inventò una carta di plastica personalizzata che mostrava il nome, la foto ed un numero d'identificazione del portatore.
Ogni volta che questa carta veniva presentata, il negoziante telefonava al computer centrale per controllarne il credito. Se era a posto, la persona poteva fare acquisti fino ad un certo importo.
All'inizio le persone vennero autorizzate a spendere una piccola somma, e se questa veniva ripagata entro il mese, non veniva addebitato alcun interesse. Questo poteva andar bene per il dipendente, ma l'uomo d'affari come poteva fare? Egli doveva acquistare macchinari, materie prime, pagare i dipendenti, ecc. Vendendo poi i prodotti, ripagava il credito utilizzato. Se un mese non ce la faceva, gli veniva caricato un interesse di 1,5% al mese. In un anno, l'interesse composto superava il 18%.
Agli uomini d'affari ed agli imprenditori non rimaneva che la possibilità di aggiungere questo costo al prezzo finale dei loro prodotti. Anche se questa moneta con il relativo interesse (circa 18%) era stata creata dal niente. In tutto il paese, agli imprenditori venne addossato il compito impossibile di ripagare i 100 dollari presi a prestito con 118 dollari di cui 18 non erano mai esistiti.
Ma sia Bankenstein che i suoi picciotti acquisivano sempre più prestigio nella società. Venivano considerati come pilastri di rispettabilità, dei veri e propri uomini d'onore. Le loro affermazioni sulle questioni finanziarie ed economiche venivano seguite con fede religiosa.
Sotto il fardello di tasse sempre maggiori, molte piccole imprese collassarono. Per effettuare delle attività venivano richieste licenze specifiche, chi non le aveva non poteva reinserirsi. Bankenstein controllava tutte le grandi società che avevano centinaia di filiali. Queste sembravano in concorrenza tra loro, ma lui le controllava tutte. Gli eventuali concorrenti venivano sistematicamente eliminati. Gli elettricisti, gli idraulici, i tappezzieri: tutti subirono la stessa sorte. Vennero fagocitati dalle società giganti di Bankenstein che ricevevano i sussidi governativi.
Bankenstein aveva fortemente voluto le carte di credito per eliminare i contanti: una volta che questi fossero spariti, solo chi possedeva la carta di credito avrebbe potuto sopravvivere.
Pianificò che chiunque avesse perso la carta di credito sarebbe stato impossibilitato a vendere od ad acquistare qualsiasi cosa, fino a quando non fosse stato in grado di dimostrare la propria identità. Per questo propose una legge che imponeva a tutti di fare un tatuaggio di identificazione sulla mano (nel passato, il tatuaggio sul braccio non aveva raccolto molto favore), un tatuaggio rilevabile da uno speciale lettore collegato al computer. Ogni computer sarebbe stato collegato al computer centrale in modo tale che di ognuno, in qualsiasi momento, si potesse sapere dove era e che cosa stesse facendo.

Capitolo 1 - 1493: La Chiesa santifica l'Imperialismo:

Per comprendere la realtà in cui viviamo, a volte, è necessario riferirsi a fatti e documenti di un lontano passato che continuano inspiegabilmente a determinare il nostro presente. "È possibile che un documento vecchio di secoli possa ancor oggi esser causa di enormi problemi?" Ciò ha precisato Johan Galtung (Direttore di Transcend e Membro fondatore dell'International Peace Research Institute), al World Social Forum del 2001.
Galtung chiede che la Bolla papale "Inter Coetera" venga annullata, restituendo ai popoli il diritto all'autodeterminazione, alla libertà. Si tratta di un episodio relativo ai nativi americani, agli "indiani" o "pellerossa", che ancor oggi non possono esercitare diritti di proprietà sulle loro terre. Galtung focalizza la sua attenzione su due documenti papali. Il primo è un decreto emanato dal Papa Nicola V nel 1452 che chiedeva al Re Alfonso del Portogallo, "di invadere, ricercare, catturare, vincere e sottomettere tutti i Saraceni ed i pagani (...) ed altri nemici di Cristo". Il Papa Nicola V ordinava anche che le terre ed i possedimenti di questi popoli fossero espropriati e che i non-cristiani fossero "ridotti in schiavitù perpetua".
Questo documento venne seguito da una seconda dottrina, la Bolla papale del 1493 intitolata "Inter Coetera" (''Tra le altre cose"), emanata da Papa Alessandro VI, che decretava la volontà papale che "le nazioni barbare fossero rovesciate" e che queste nazioni "scoperte" venissero soggiogate e indotte alla fede Cattolica "per propagare la religione cristiana".
Quando Cristoforo Colombo di ritorno dal suo primo viaggio in America, nel marzo 1493, fu costretto a sbarcare in Portogallo, il re di quel paese, Giovanni II, lo redarguì severamente per quello che egli considerava come un'interferenza nei diritti a lui conferiti dalla Bolla "Romanus Pontifex" ("Pontefice romano").
Secondo il re Giovanni II, le terre scoperte da Colombo rientravano nel monopolio delle nuove terre garantite al Portogallo dalla Bolla, e confermato in seguito da altri decreti papali. Egli sosteneva, quindi, che gli appartenevano.
I reali di Spagna, Ferdinando ed Isabella, allarmati dalle pretese del re del Portogallo, spedirono immediatamente alla Curia papale un rapporto completo del viaggio di Colombo, chiedendo la conferma papale dei diritti sulle terre appena scoperte.
Papa Alessandro VI rappresentò un esempio del livello di corruzione morale e di prepotenza politica della Chiesa romana di quel periodo. Di origine spagnola, Rodrigo Borgia venne nominato cardinale a soli 25 anni; salì al soglio pontificio nel 1492 e vi rimase fino al 1503. Ebbe cinque figli, tra i quali Cesare e Lucrezia, dei quali erano noti la spregiudicatezza morale e politica; sostenne, senza tuttavia riuscirvi, il progetto di un dominio in Romagna per il figlio Cesare e dilapidò il patrimonio della Chiesa per arricchire i propri familiari. Fu il primo a trasformare la corte pontificia in reggia principesca, strutturata in modo tale da mettere in risalto la sua dinastia e fame oggetto di venerazione. Fu responsabile della morte di Girolamo Savonarola, al quale aveva offerto la porpora cardinalizia pur di farlo tacere. Probabilmente morì avvelenato.
Tornando ai due decreti, di Nicola V e Alessandro VI, questi furono la base per 500 anni di incitamento alla guerra, piuttosto che alla pace, contro i popoli Nativi. Resero praticamente impossibile, al mondo cristiano, il rispetto verso le Nazioni dei Nativi dell'emisfero occidentale. Quando gli europei vi arrivarono la prima volta, queste antiche dottrine servirono come presupposto della politica nei confronti degli Indiani federali, negando loro i diritti alle terre ancestrali, poiché essi non erano cristiani.
Queste vecchie leggi vennero assimilate in una sentenza della Corte Suprema statunitense del 1823 nella causa "Johnson contro McIntosh". La Corte stabiliva una distinzione tra cristiani e pagani. Il termine "pagano" veniva riferito alle persone la cui religione non era cristiana, ebrea o musulmana: quindi i Nativi erano pagani. Con questa decisione, che si applica a tutti gli indigeni, venne formalizzata la discriminazione tra cristiani e pagani e la "Dottrina della Scoperta" diventò legge degli Stati Uniti.
La "Dottrina della Scoperta" (Doctrine of Discovery) dice che la prima nazione cristiana che "scopre" terre di pagani ed infedeli, ha il dominio totale su queste terre e che a quei pagani rimaneva solo il diritto di locazione. La parola "dominio" viene dal latino domo che significa: soggiogare, sottomettere, addomesticare, domare, asservire e colonizzare.
Secondo la legge cristiana internazionale, le terre che non hanno proprietari cristiani sono da considerare vacanti, anche se abitate da non-cristiani. Così le terre di cui Colombo ed altri conquistatori presero possesso, erano considerate come non appartenenti a nessuno poiché non erano di proprietà di nessuna nazione cristiana. Non va tralasciato che nel XVI secolo la conquista europea così legittimata fece fra i 60 e gli 80 milioni di morti nelle Americhe, una media di quasi otto milioni di morti all'anno, superiore alle stesse cifre della Shoà di più recente memoria.
Alla Bolla "Inter Coetera" è ricorsa anche la Corte Suprema degli Stati Uniti quando nel 1823 ha voluto annullare i trattati stipulati con gli indigeni americani, negandone la figura giuridica. Con il pronunciamento nella causa "Johnson versus McIntosh", il Giudice Capo John Marshall citava vari statuti d'Inghilterra per documentare l'accettazione della Dottrina della Scoperta, e diceva che le nazioni europee che effettuavano tali scoperte avevano solamente un obbligo legale di riconoscere la "precedente ondata di qualsiasi popolo cristiano che poteva aver effettuato la scoperta precedentemente". In pratica, la proprietà era riservata ai cristiani, ai pagani restava la possibilità dell'affitto. Pochi sanno che, nel diritto odierno, la "Supreme Law of the land" è ancora influenzata dalla decisione della Corte Suprema americana del 1823. Su questa base, gli Stati Uniti continuano a negare ai popoli indigeni un reale diritto di proprietà sulle loro terre ancestrali, nonché un diritto di sovranità come nazioni indipendenti. L'indigeno Kills Straight disegnò il collegamento tra l'opinione sulla terra del mondo industrializzato e la conseguente distruzione che avvenne attraverso leggi create dall'uomo e basate su economie capitalistiche, nonché sulla dominazione della natura.
In 500 anni, più di 96 milioni di indigeni sono stati immolati assieme alla loro cultura tradizionale. La visione dei nativi sulle leggi naturali e su Madre Natura come entità spirituale è particolarmente importante da condividere in questi tempi in cui molte specie sono portate all'estinzione. Il ritorno alla spiritualità, nelle varie comunità, si rende necessario prima che la vita sulla Terra si estingua. Prima il resto del mondo pensava di non aver niente da imparare dai popoli Nativi: ora l'approccio sta cambiando.
Revocando la Bolla del 1493, il Papa potrebbe dimostrare con i fatti, e non solo a parole, il suo appoggio nei confronti di queste popolazioni. Potrebbe finire così quest'era di soggiogamento che dura da più di cinque secoli. È chiaro che questo sforzo spirituale non riguarda solamente il Papa e la Chiesa cattolica, riguarda tutto il mondo industrializzato. Si tratta di un primo passo da parte del mondo cristiano, per una riconciliazione con l'antico comandamento degli indigeni: "Rispetta la Terra come nostra Madre e santifica tutti gli esseri viventi: donne, uomini, bambini e tutte le future generazioni."
La scoperta di Colombo, del 1492, di presupposte "terre asiatiche" nel mare occidentale, minacciava le instabili relazioni tra i regni di Portogallo e di Castiglia, che avevano lottato tra loro, per molti anni, per posizioni predominanti e possessi coloniali lungo la costa africana. Il re del Portogallo diceva che la scoperta era all'interno dei confini stabiliti dalle Bolle papali del1455, 1456 e 1479. Il re e la regina di Castiglia lo contestavano ed auspicavano una nuova Bolla papale sull'argomento.
Il Papa Alessandro VI, nativo di Valencia ed amico del re di Castiglia, rispose con tre bolle datate 3 e 4 maggio, le quali erano molto favorevoli alla Castiglia. La terza di queste, la più importante era appunto la "Inter Coetera".
Nonostante che, riguardo il conflitto coloniale tra Portogallo e Spagna, in seguito fossero state emesse altre Bolle, la Bolla "Inter Coetera" divenne fondamentale nello sviluppo delle ulteriori dottrine legali che riguardavano pretese imperiali nel "nuovo mondo". La Bolla assegnava alla Castiglia il diritto esclusivo di acquisire i territori, di effettuarvi commercio o semplicemente di avvicinarsi alle terre che stavano a cento leghe ad ovest delle isole Azzorre e di Capo Verde. Venne fatta un'eccezione per qualsiasi terra fosse stata posseduta da altri principi cristiani, al di là di questo meridiano, prima del Natale 1492. Grazie dunque ai sovrani cattolici, il papato poté approfittare della situazione per far valere la propria autorità morale e giuridica, mostrando in particolare che senza la sua mediazione legittimante non sarebbe stato possibile proseguire in modo "corretto" la gestione politica ed economica delle colonie acquisite. Il pontefice, tuttavia, doveva essere ben consapevole che se il Portogallo non avesse accettato le proposte indicate in questo documento, una guerra contro la Spagna sarebbe stata inevitabile, poiché egli non avrebbe avuto la forza d'impedirla. La guerra scoppierà comunque, un secolo dopo, e porterà il Portogallo a una disastrosa rovina.
A livello del diritto internazionale, tutte le leggi coloniali e di conquista, sulle quali gli stati occidentali si basano per rivendicare i diritti sulle terre occupate, si devono confrontare con queste Bolle papali.
Mentre si tracciavano i nuovi confini del mondo, e nuove ricchezze affluivano in Europa, dinastie di banchieri come i Fugger decidevano, negando o concedendo denaro in prestito, le sorti della storia.
Durante il Rinascimento, i Medici, in Italia, ed i Fugger, in Germania, erano dei "banchieri". La loro banca non solo era privata, ma iniziò come un'attività legittima, non inflazionistica ed altamente produttiva. In pratica, si trattava di banchieri-mercanti che avevano iniziato come commercianti di successo.
Nel corso delle loro attività, i mercanti cominciarono ad estendere il credito ai loro clienti e, nel caso di queste grandi famiglie di banchieri, la parte di attività creditizia o bancaria delle loro operazioni superò l'attività mercantile stessa. Essi affittavano la moneta, che proveniva dai loro profitti e risparmi, ricavando un interesse sui prestiti effettuati. Questo sistema di fatto rappresentava uno dei canali per l'investimento produttivo dei loro risparmi.
La fortuna della famiglia dei Fugger, banchieri tedeschi dell'epoca, dipende dal controllo esercitato sul commercio europeo dell'argento (per pagare gli eserciti e burocrazie) e del rame (per le nuove armi da fuoco) la cui domanda è fortissima da parte dei sovrani. In questo settore, essi esercitano un monopolio grazie alla gestione diretta delle miniere di rame e d'argento del Tirolo e dell'Ungheria, ottenute dai rispettivi sovrani come pegno per i grossi prestiti loro elargiti.
Grazie agli enormi capitali accumulati, i Fugger sono presenti con filiali aperte in tutta Europa, da Francoforte a Breslavia, da Venezia a Napoli, da Anversa a Lisbona.
Nel 1493 nasce Anton Fugger (1493-1560), nipote di Jacob II (1459-1525) e da questi designato come erede. Nel 1516, ad Est sorgono i primi problemi. Il nuovo sovrano d'Ungheria e Boemia, Ludwig II Jagellone (1506-26), succeduto a Ladislao II, accoglie, contro gli interessi della bassa nobiltà magiara, la penetrazione asburgica nel paese e a stento riesce a contenere la prima manifestazione di forza di Solimano II (1520-21).
Ascoltando le lamentele dei concorrenti dei Fugger, il re non riesce ad impedire che la filiale di Offen venga saccheggiata e incendiata e Alexius Thurzo fatto prigioniero.
Presto la revoca dei permessi di lavoro agli stranieri fa sì che decine e decine di tecnici e amministratori tedeschi prendano la via dell'esilio, lasciando il grande bacino industriale in mano ai "padroni di casa".
Gli ungheresi devono, però, riconoscere le loro incapacità in faccende minerarie di così grande portata e lo stesso Ludwig II viene a patti col capo della casa Fugger, concordando nuovi appalti e promettendo un indennizzo che non ha nessuna intenzione di erogare. L'inimicizia creatasi con i Fugger gli costerà cara.
Nel 1526, mentre Solimano II sta avanzando verso Buda, nelle alte sfere si auspica un intervento finanziario di Anton, per impedire la catastrofe: il sovrano ha infatti un disperato bisogno di armi ed equipaggiamento per l'esercito, ma l'aiuto non arriva. Il 26 agosto, nella battaglia di Mohács si fronteggiano 100.000 turchi con 300 cannoni, contro 28.000 ungheresi - il re, dopo varie prove di coraggio, annega in un corso d'acqua mentre cerca la fuga. L'Ungheria cade sotto l'influenza ottomana con gravi conseguenze per le miniere.
Nel 1527, Carlo V, con l'aiuto determinante dei Fugger, mette insieme un esercito di 14.000 lanzichenecchi (dal tedesco Landsknecht: servo di paese) e scende su Roma che devasta e saccheggia senza pietà (il Sacco di Roma). La banca dei Fugger serve l'operazione nei due sensi: dalla Svezia arrivano liquidi per sostenere le truppe, da Roma risalgono le somme provenienti dal Sacco della città.
Dopo quanto successo, Anton pensa bene di chiudere l'agenzia di Roma, prima di ricevere un decreto di ingiunzione dalle autorità pontificie: il loro rappresentante è arrivato perfino all'eccesso di coniare monete utilizzando le stoviglie del Vaticano!
Il fulcro degli affari passa ora in terra spagnola, il che significa in terra americana. Nel 1531, egli guarda infatti all'America meridionale e, per iniziativa di Carlo V, ottiene dal Consiglio delle Indie il monopolio commerciale sull'immensa area compresa tra la Terra del Fuoco e il Perù. L'impresa si rivela un fallimento anche per la mancanza di un passaggio navigabile in America centrale: la flotta esploratrice si inabissa colpita da uno spaventoso uragano.
Nel 1536, nonostante tutto, la situazione patrimoniale dell'azienda appare solidissima: 2 milioni di fiorini di utile netto su 3,8. Nel 1541, i turchi conquistano Budapest e il ritiro dalle miniere diventa inevitabile. Il contrasto confessionale tra i prìncipi tedeschi, poi, mette in pericolo il commercio del rame con la Germania protestante. Nonostante tutto Fugger appoggia Carlo V nella guerra contro i principi protestanti tedeschi coalizzati nella lega di Smalcalda, che arrecherà solo danni all'attività commerciale e bancaria.
Nel 1545, Carlo V si ritrova in una situazione finanziaria disperata. In questo frangente Fugger decide di finanziare Enrico VIII nella guerra da lui intrapresa contro la Francia, per una somma pari ad alcune migliaia di fiorini.
Quando nell'estate Carlo V batte cassa, Anton Fugger risponde con un rifiuto: ne nasce un vero e proprio braccio di ferro. Il sovrano tenta di correre ai ripari con un decreto che vieta l'esportazione di oro. Ciò provoca l'ira dei finanziatori della corona e nello stesso tempo danneggia il re d'Inghilterra che, da alleato, potrebbe diventare nemico. E mentre i consiglieri suggeriscono all'imperatore di abrogare il divieto, i Fugger hanno già trovato il modo di trasferire i fondi oltre la Manica.
Nel 1546, senza serbare rancore, Anton apre di nuovo i cordoni della borsa in favore di Carlo V, che riesce così a vincere la guerra contro la lega di Smalcalda. Anton investe il suo patrimonio, che tocca i 5, l milioni di fiorini, nell'acquisto di feudi e vaste proprietà terriere. Probabilmente aspira ad un dominio territoriale nella zona fra il Danubio e il Lago di Costanza, come quello dei Medici in Toscana. Nel 1555-56, il sogno viene abbandonato con l'abdicazione di Carlo V, che morirà nel 1558 presso il monastero di San Jeronimo, e l'ascesa al trono di Spagna di Filippo Il. Questi, nel 1557, sequestra subito nei Paesi Bassi 56.000 ducati dei Fugger senza neppure promettere un'indennità.
Anton Fugger muore il 14 settembre 1560. Per suo desiderio viene sepolto in una delle chiese del suo feudo di Babenhausen. Negli ultimi decenni del Cinquecento, i Fugger si distinguono nell'opera di finanziamento della restaurazione cattolica in Germania, dove molti di loro ricoprono posti di responsabilità nella gerarchia ecclesiastica, e nella costruzione di splendide dimore campestri come il castello di Kirchheim fatto erigere da Johann, figlio di Anton.
Il distacco progressivo della famiglia Fugger dalla scena finanziaria ed europea, viene affrettato da colpi durissimi come la bancarotta della corona di Spagna del 1607, dove rimane coinvolta per 2,5 milioni di ducati. La casata però, grazie agli investimenti terrieri fatti a suo tempo, non si estingue. I Fugger si trasformeranno in nobili feudali, dediti alla raccolta di libri e ad opere di mecenatismo.
Nel 1803, alla vigilia della scomparsa del Sacro Romano Impero, Anselm Maria Fugger verrà investito della dignità principesca.

INDICE:


| Capitolo 1 - Anno 1493: La Chiesa santifica l'Imperialismo |
pag. 27 |
| Capitolo 2 - Dalla Banca d'Inghilterra alla Federal Reserve (1694-1913) |
pag. 35 |
| Capitolo 3 - La vera causa della Grande Depressione del 1929 |
pag. 41 |
| Capitolo 4 - Il segreto dell'oro scomparso nella seconda guerra mondiale |
pag. 47 |
| Capitolo 5 - La parentesi monetaria di Kennedy |
pag. 59 |
| Capitolo 6 - 1971: La bancarotta degli Stati Uniti |
pag. 71 |
| Capitolo 7 - Cartamoneta e tirannia |
pag. 75 |
| Capitolo 8 - Soldi falsi e destabilizzazione |
pag. 97 |
| Capitolo 9 - Riciclaggio di denaro e clearing interbancario |
pag. 105 |
| Capitolo 10 - Lo strano caso della Deutsche Bank |
pag. 125 |
| Capitolo 11 - La ricerca del Professor Giacinto Auriti |
pag. 139 |
| Capitolo 12 - Traffico d'armi e segreti di Stato |
pag. 177 |
| Capitolo 13 - Il misterioso meccanismo del riflusso |
pag. 189 |
| Capitolo 14 - Fazio, Ciampi e Prodi |
pag. 201 |
| Capitolo 15 - Islam e Occidente: guerra santa o monetaria? |
pag. 207 |
| Capitolo 16 - Il progetto finale: la moneta globale |
pag. 215 |
| Capitolo 17 - E ora, cosa possiamo fare? |
pag. 219 |

| Appendici |
pag. 257 |
| Bibliografia |
pag. 279 |


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