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libri scelti da Francesco Di Blasi

SINDONE: GLI ANNI PERDUTI Da Costantinopoli a Lirey: nuove prove

di Alessandro Piana
Sugarco Edizioni
pagg. 176 - € 16,50
Per ordinare:

L'ARGOMENTO:

Lirey, Francia, metà del XIV secolo. In una cappella di campagna fa la sua improvvisa comparsa una delle testimonianze più venerate della cristianità: la Sacra Sindone. Il Lenzuolo che, secondo la tradizione, avrebbe avvolto il corpo martoriato di Gesù dopo la crocifissione.
Come arriva la Sindone in Europa? Quali sono le vicende più importanti a cui è andato incontro nel corso dei secoli il Lenzuolo di Cristo attualmente conservato a Torino?
Il testo indaga in maniera approfondita sulla figura di Ottone de La Roche, nobile cavaliere francese, depositario della Sindone dopo l'assedio di Costantinopoli del 1204. Nel castello di famiglia a Ray-sur-Saône, una cittadina della Franca Contea, una serie di indizi e testimonianze rivela la presenza in questo luogo, a partire dai primi anni del XIII secolo, del Sacro Lenzuolo.
Un viaggio affascinante - cadenzato da sontuose ostensioni, misteriosi occultamenti, vivaci polemiche e devastanti incendi - che ripercorre le principali tappe della storia terrena del telo sindonico.
Nuove prove documentarie, immagini inedite e una minuziosa ricostruzione dei fatti permettono finalmente di gettare luce su quelli che possiamo chiamare "gli anni perduti della Sindone".

Alessandro Piana, dottore in scienze biologiche, vive e lavora a Milano. Studioso di storia e tradizione dei cavalieri Templari, dell'eresia Catara e delle Società esoteriche, si occupa da oltre dieci anni del mistero di Rennes-le-Château. Sull'argomento ha pubblicato, con Roberto Volterri "I mille volti del Graal", "Rennes le Château e il mistero dell'abbazia di Carol", "L'universo magico di Rennes-le-Château" e "Baphomet" e vari articoli su riviste specializzate.

RINGRAZIAMENTI:

Diverse sono le persone che ho incontrato durante i miei viaggi compiuti in giro per l'Europa, necessari ai fini della stesura di questo libro. Per visitare da vicino i luoghi ove Jeanne de Vergy e Geoffroi I° de Charny hanno riportato all'attenzione di tutti la Sacra Sindone, è stata fondamentale la cortesia del professor Daniel Passet e di Jean-Luc Hazouard, rispettivamente sindaco e assessore comunale di Lirey, che si sono dimostrati estremamente disponibili e prodighi di informazioni nei confronti di un visitatore che ha gettato non poco scompiglio nella tranquillità di una giornata d'agosto.
Non posso certo dimenticarmi della contessa de Salverte, discendente diretta di Ottone de La Roche, che mi ha permesso di visitare, in solitudine e tranquillità, la gloriosa residenza di famiglia. Un caloroso grazie va anche a madame Jeanne, indispensabile mediatrice tra noi. È anche a loro che questo libro è dedicato.
Un complimento sincero è rivolto a tutti i "Volontari della Sindone" che con grande dedizione e competenza trasmettono la loro passione per questo argomento.
Un ringraziamento particolare, infine, è rivolto a Chiara per aver pazientemente sopportato le fatiche e gli spostamenti necessari per realizzare questo lavoro. Grazie anche perché senza la sua determinazione, e l'indispensabile sostegno morale fornitomi, quella che doveva essere una tranquilla e rilassante vacanza non si sarebbe mai tradotta in questo affascinante e straordinario viaggio.

AVVERTENZE:

Note:
Data la vastità dell'argomento trattato si è reso necessario effettuare un approccio filologico corredando il testo di una serie di note, alcune delle quali bibliografiche, accorpate a fine di ogni capitolo. La loro presenza nel testo ha l'unico scopo di rimandare il lettore ad ulteriori approfondimenti. Vista la messe imponente di studi esistente sull'argomento, ho preferito utilizzare le pubblicazioni più recenti, nonché il materiale derivato dai numerosi convegni e simposi che vengono organizzati su questo affascinante argomento. Unitamente a questi ho considerato doveroso utilizzare testi un po' meno recenti che, però, rappresentano il corpus delle ricerche in ambito sindonologico.
Le traduzioni dei brani riportati, laddove non specificato, sono opera dell'autore.

Date:
Questo libro inizia con la morte di Gesù in croce, di conseguenza tutte le date riportate nel testo sono da considerarsi nella dicitura d.C.

Tavole genealogiche:
Le tavole genealogiche inserite nel testo contengono alcuni segni convenzionali. I simboli > o < vanno letti, rispettivamente, come "prima dell'anno" e "dopo l'anno".
Le lettere "N" e "M" sono da leggersi, rispettivamente, come "nato" e "morto".

Immagini:
L'autore ha deciso di inserire per la maggior parte immagini inedite o, comunque, poco note. Tutte le fotografie, salvo dove specificato diversamente, sono state effettuate dall'autore e sono di sua esclusiva proprietà.
L'autore ritiene, infine, che la Sacra Sindone non rappresenti altro che una traccia, una delle tante, del passaggio di Gesù, il Cristo, su questa terra. Una semplice traccia che, indipendentemente dal verdetto della scienza, non potrà certo risultare decisiva per ricevere quel dono straordinario che si chiama fede.

INTRODUZIONE:

Non ho mai amato particolarmente i romanzi d'avventura, dove eroici protagonisti si imbarcano in improbabili peripezie mossi dall'ardore e dalla sete di conquista, e ho sempre partecipato con scarso interesse alle cacce al tesoro che hanno riempito alcuni pomeriggi delle mie estati di bambino.
Eppure questo libro incomincia idealmente in un antico castello, memore di epiche imprese medievali, nel momento in cui, dopo una lunga ricerca, mi avvicino al tesoro.
Un tesoro molto particolare. Questo infatti non è segnalato su nessuna mappa né, tanto meno, è indicato da una grossa X sul pavimento. E, per la verità, non è nemmeno costituito da una montagna di dobloni d'oro accompagnati da sfavillanti pietre preziose, chiusi all'interno di un forziere.
Il tesoro è in realtà un semplice cofanetto di legno. Un cofanetto dalla grande importanza storica e simbolica. In questo contenitore, semplice nelle sue forme, è stata conservata la Sacra Sindone negli anni più oscuri della sua storia, quelli successivi al sacco di Costantinopoli del 1204.
Proprio negli anni in cui se ne perdono completamente le tracce, prima della sua improvvisa ricomparsa quasi centocinquant'anni dopo. Tante le piste percorse, numerose le ipotesi formulate ma mai nessun dato concreto. Fino ad oggi.
A partire dal XIV secolo non vi sono lacune storiche riguardo alle vicende a cui è andata incontro la Sacra Sindone attualmente conservata a Torino. Non possiamo affermare la stessa cosa riguardo al periodo precedente, anche se è possibile ricostruire con buona approssimazione ciò che è accaduto al Sacro Lenzuolo sulla base dei risultati concordanti delle ricerche storiche, scientifiche, archeologi che e iconografiche. Tutti questi dati confermano, seppur senza la certezza assoluta, la tradizione della conservazione del lenzuolo sepolcrale di Gesù.
L'ipotesi da cui parto per il racconto che viene a dipanarsi in queste pagine è quella che al giorno d'oggi trova maggiore riscontro tra i sindonologi, poiché risulta essere la più ricca di testimonianze documentarie. Secondo questa interpretazione la Sindone che compare nel villaggio francese di Lirey intorno alla metà del XIV secolo era la stessa conservata a Costantinopoli e trafugata durante il sacco del 1204.
Nel corso di questi duemila anni la Sacra Sindone è sopravvissuta a battaglie, furti, incendi, è passata nelle mani dei potenti, i suoi occhi hanno incontrato quelli di straordinari uomini di fede e quelli di vili malfattori. Ma è rimasta intatta.
Non è assolutamente mia intenzione, in queste pagine, descrivere le ultime indagini scientifiche effettuate sul Sacro Lenzuolo né, tanto meno, proporre qualche nuova teoria riguardo ai meccanismi che hanno portato alla formazione della misteriosa immagine sindonica. Esistono validissimi esperti deputati a ricerche di questo tipo ed è a loro che lascio il compito. Ho unicamente un desiderio: raccontare una storia, una storia che inizia quasi duemila anni fa e che continua ad affascinarci. La storia del Sacro Lenzuolo che, secondo la tradizione, ha avvolto le spoglie mortali del Cristo prima della sua resurrezione. Un drappo di lino che conserva inalterato il suo bagaglio di fascino e di mistero.
Questo libro, frutto di una ricerca lunga, appassionante e ricca di episodi curiosi, non ha la pretesa di dare una risposta definitiva riguardo a quelli che possiamo chiamare "gli anni perduti della Sindone" ma vuole semplicemente raccontare ciò che è stato per lungo tempo sotto gli occhi di tutti, in attesa di essere scoperto. Ovvero, un piccolo cofanetto di legno nascosto in un vecchio castello.

Alessandro Piana
Milano, agosto 2006

Capitolo l - COS'È LA SINDONE:

La Sindone (1) è un telo di lino tessuto a spina di pesce, delle dimensioni di 442 centimetri di lunghezza per 113,5 di larghezza (2), ha uno spessore di 34 centesimi di millimetro per un peso di 2 chili e 450 grammi. Attualmente è conservata, distesa all'interno di una teca rivestita di tessuto, nella Tribuna Reale del Duomo di Torino.
Questo telo porta impressa nella parte mediana longitudinale, unicamente sulla faccia esterna, l'impronta in chiaroscuro di un corpo umano nudo, di sesso maschile, in rappresentazione frontale e dorsale. Agli occhi di chi osserva (3), l'immagine appare quasi in rilievo per effetto dei toni della tinta bruno chiara. La tinta appare più intensa per le parti sporgenti del corpo (fronte, naso, mento e petto) e meno intensa per le altre parti. Il corpo, appartenente ad una persona di statura superiore ad 1 metro e 70 centimetri, si mostra con i piedi uniti, le braccia distese e le mani sovrapposte: la destra sopra la sinistra. Su alcuni punti particolari quali la fronte, la nuca, i polsi, i piedi e il costato sinistro sono presenti tracce ematiche.
Oltre a queste, sulla Sindone vi sono altri due tipi di tracce. Le prime sono costituite da due linee parallele scure disposte longitudinalmente intersecate da ventinove buchi, di forma simil triangolare, conseguenza di un incendio divampato nel 1532. L'ultima traccia è rappresentata dagli aloni lasciati dall'acqua usata per spegnere l'incendio stesso.
Gli studi condotti sulla Sindone hanno portato ad accertare alcuni dati. L'immagine non è un dipinto, ma l'effetto di una modificazione localizzata della cellulosa componente il lino; l'impronta del corpo umano si comporta come un'immagine negativa, mentre le macchie di sangue appaiono in positivo, poiché il sangue ha dato la colorazione per contatto diretto; le analisi ematologiche hanno dimostrato che il sangue è umano, di gruppo AB; le mani presentano solo quattro dita, probabilmente a causa della flessione del pollice conseguente alla trafittura del polso; all'altezza del costato oltre alle tracce del sangue vi sono anche quelle del siero, a dimostrazione che la ferita è stata inferta dopo la morte dell'uomo; il cadavere non ha lasciato tracce di putrefazione, questo significa che il corpo è rimasto avvolto nel lenzuolo solo per un tempo brevissimo; le analisi palinologiche (4) hanno identificato una serie di pollini di piante proprie di zone del Medio Oriente, dell'Asia Minore e dell'Europa; nelle zone orbitali del volto si trovano le impronte di due monete romane coniate nell'anno sedicesimo dell'impero di Tiberio (5); l'uomo la cui immagine è stata impressa sul lenzuolo è morto in seguito a crocifissione.
Secondo un'antica tradizione, la Sacra Sindone è il lenzuolo in cui Gesù Cristo è stato avvolto dopo la morte sulla croce.

Note:
1. Sindone, dal greco "sindón", traslitterato in "síndon" nella lingua latina. Il termine, in entrambi i casi, indica un telo.
2. Queste misure sono state rilevate al termine dei lavori di restauro effettuati nel 2002. La liberazione del tessuto sindonico dai legami costrittivi esercitati dalle toppe applicate nel 1534 ha fatto sì che le dimensioni risultassero leggermente maggiori di quelle note in precedenza (436 centimetri per 110 centimetri).
3. Una delle caratteristiche più straordinarie della Sindone è che le tracce si comportano come un negativo fotografico, sono cioè scure in corrispondenza del corpo dell'uomo in essa rappresentato e chiare nelle altre parti. Quando si fotografa un oggetto si ottiene sulla pellicola il negativo fotografico, ovvero un'immagine che presenta i chiaroscuri completamente invertiti rispetto all'oggetto fotografato, nonché l'inversione spaziale che scambia vicendevolmente la destra con la sinistra. Dal negativo si ottengono poi le immagini fotografiche che riproducono l'oggetto nel suo aspetto originale. Quando noi osserviamo il telo sindonico è come se vedessimo un negativo fotografico, il negativo del corpo originale. Di conseguenza, le ferite che vediamo sul polso destro si riferiscono, nel positivo, a quello sinistro mentre la ferita al costato, che sul lenzuolo vediamo a sinistra, si trova in realtà a destra.
4. La palinologia è la branca della botanica che studia, in tutti i loro aspetti, i pollini delle piante.
5. Si tratta rispettivamente del "dileptòn lituus", sulla palpebra dell'occhio destro, e del "leptòn simpulum", sull'arcata sopracciliare sinistra. La data di coniazione delle monete, il sedicesimo anno dell'impero di Tiberio, corrisponde all'anno 29 dell'era cristiana.

INDICE:



| Capitolo 2 - Il prologo a Gerusalemme |
pag. 21 |
| Appuntamento sul Golgota |
pag. 21 |
| Dopo la resurrezione |
pag. 24 |

| Capitolo 3 - Edessa: la leggenda di re Abgar V e il Mandylion |
pag. 27 |
| La furia iconoclasta |
pag. 33 |

| Capitolo 4 - Il trasferimento a Costantinopoli |
pag. 37 |
| Gli anni successivi |
pag. 39 |
| Assedio e conquista di Costantinopoli |
pag. 41 |
| Dopo Costantinopoli: alcune ipotesi |
pag. 43 |
| Una traccia, ad Atene |
pag. 44 |

| Capitolo 5 - La quarta crociata |
pag. 49 |
| Verso Gerusalemme |
pag. 49 |
| La spartizione dell'impero d'Oriente |
pag. 52 |

| Capitolo 6 - Ottone de La Roche barone di Ray, duca di Atene e Tebe |
pag. 55 |
| Un semplice cofanetto e un vecchio castello |
pag. 57 |
| Il sudario di Besançon: un falso? |
pag. 63 |
| Una copia della Sindone nel castello di Ray |
pag. 65 |
| Una questione di centimetri |
pag. 67 |

| Capitolo 7 - Lirey, la ricomparsa della Sindone |
pag. 73 |
| Il prode cavaliere |
pag. 73 |
| Una misteriosa richiesta |
pag. 74 |
| Pierre d'Arcis |
pag. 77 |
| Gli ultimi fasti dei de Charny |
pag. 79 |

| Capitolo 8 - Da Ray-sur-Saone a Lirey: una ipotesi |
pag. 85 |
| Geoffroi I e la conquista della Sindone |
pag. 86 |
| La Sindone e i de Vergy |
pag. 87 |
| Genealogie di famiglia |
pag. 88 |
| Gli altri de La Roche |
pag. 92 |
| Gli anni perduti della Sindone |
pag. 93 |

| Capitolo 9 - La Sindone e i Savoia |
pag. 97 |
| I primi anni |
pag. 97 |
| Nella Santa Cappella |
pag. 99 |
| Il giudizio di Dio a Bourg-en-Bresse |
pag. 100 |
| Una breve parentesi |
pag. 101 |
| Il culto pubblico della Sindone |
pag. 102 |
| L'incendio nella Santa Cappella |
pag. 103 |
| La fuga da Chambéry |
pag. 104 |
| Il ritorno alla Santa Cappella |
pag. 107 |
| La strada verso Torino |
pag. 108 |

| Capitolo 10 - La Sindone a Torino |
pag. 113 |
| La cappella del Guarini |
pag. 115 |
| La Sindone e le guerre |
pag. 116 |
| La cessione del 1983 |
pag. 118 |
| L'incendio del 1997 e il nascondiglio segreto |
pag. 118 |
| Alle soglie del terzo millennio |
pag. 119 |

| Capitolo 11 - Conclusioni |
pag. 121 |

| Appendice 1 - La Santa Cappella del castello dei duchi di Savoia |
pag. 127 |
| La Santa Cappella oggi |
pag. 128 |

| Appendice 2 - Tavola cronologica delle vicende della Sacra Sindone |
pag. 133 |

| Appendice 3 - Genealogia delle famiglie de La Roche, de Vergy e de Charny |
pag. 137 |



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