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libri scelti da Francesco Di Blasi

ARCHEOLOGIA DELL'INTROVABILE
Insoliti itinerari tra i misteri della Storia


di Roberto Volterri
Sugarco Edizioni
pagg. 248 - € 18,00
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L'ARGOMENTO:

ARCHEOLOGIA DELL'INTROVABILE Leggende, tradizioni locali, "antiche cronache", vari "si dice che..." spesso hanno indirizzato esploratori, ricercatori o anche semplici appassionati verso misteri che la Storia ancora nasconde. In questo libro l'Autore passa in rassegna alcuni irrisolti enigmi dell'archeologia, caratterizzati dalla quasi introvabilità del luogo, del sito al quale essi si riferiscono.

Dov'è la "Tomba di Alarico" sepolto, si dice, nel letto del fiume Busento? Dove sono a Roma e dintorni le tracce di "Simon Mago"? Dov'è, forse nei pressi di Chiusi, il "Sepolcro dell'etrusco Lars Porsenna" con tutto il suo tesoro? Dove si trova con esattezza, a Napoli, la "Tomba di Virgilio"? Come rintracciare il "Sepolcro del grande Archimede", contrassegnato da una sfera inserita in un cubo? Tangibile dimostrazione delle intuizioni matematiche del grande studioso. Esiste o non esiste il libro maledetto conosciuto come "Necronomicon"? E se non è un'invenzione dell'enigmatico Lovecraft dove potrebbe essere? E la mitica "Torre di Babele", dove era con esattezza? Dove sono le tracce che ricondurrebbero all'"altezza del Cristo"? Chi era in realtà il "Flamen Iovis" che esercitava il suo culto nel Tempio di Giove Anxur, a Terracina?

L'Autore ancora una volta conduce il lettore interessato ad esplorare sul campo qualcuno tra i più affascinanti misteri della Storia e dell'Archeologia, fornendogli tutte le indicazioni per tentare di trovare qualcosa di... introvabile (o quasi).

Concludono il libro due intriganti Appendici dedicate sia alla miriade di enigmatiche iscrizioni leggibili qua e là in Italia e all'estero sia ad un nuovo, avventuroso modo di "percepire il passato", frutto degli studi del fisico don Luigi Borello sul "Cronovisore".

Roberto Volterri, nato a Roma, laureato in archeologia, conduce ricerche di carattere archeometallurgico in ambito universitario. A partire dai primi anni '60 si è occupato di apparecchi elettronici dedicati alla ricerca ESP, poi descritti nei libri "Psicotronica" (1976), "Enigma uomo" (1977) e "Alla ricerca del pensiero" (1979), tutti e tre pubblicati dalla Sugarco ed in corso di riedizione aggiornata.
Autore di moltissimi articoli su riviste specializzate, ha partecipato e partecipa a varie trasmissioni radiotelevisive sia su reti RAI che su reti private.
Tra gli altri libri pubblicati da Volterri: "Dimensione tempo", "L'universo magico di Rennes-le-Château", "Rennes-le-Château e il mistero dell'abbazia di Carol", "I mille volti del Graal", "Baphomet", "Manuale di Psicotronica sperimentale", "Archeologia dell'invisibile" e "Narrano antiche cronache...".

RINGRAZIAMENTI:

L'Autore desidera ringraziare il dotto Osvaldo Torres, il dotto Gianfranco Tanzi, la di lui gentile consorte Maria Luisa Nota e il signor Gorizio Nota, per un interessante spunto di ricerca riguardante la possibilità che la "Tomba di Manfredi" - perito nella battaglia di Benevento del 1266 - sia stata realizzata "ispirandosi" a ciò che avvenne nel 410 d.C. lungo le rive del fiume Busento con la "Tomba di Alarico", re dei Visigoti. Ad essi si sono poi aggiunti sia il solerte avvocato Paolo Nicoletti che il fratello, dotto Marco, i quali, con qualche mirata indagine bibliografica, hanno contribuito a precisare alcuni dettagli della ricerca su tale argomento.
Un doveroso grazie anche alla gentile dottoressa Teresa Ceccacci, di Ceprano, la quale, come archeologa, ha svolto inconsuete indagini giungendo a conclusioni alquanto controcorrente riguardo alla sepoltura di Manfredi.
Un grazie va anche al dotto Giovanni Della Casa Venturelli per avermi concesso di utilizzare alcune chiare immagini, tratte dal suo sito Internet, relative ad un'interessante, "eretica" ipotesi - avanzata da tre "Indiana Jones" del luogo - sulla possibile ubicazione del suggestivo sepolcro di Alarico.
Spunti analoghi mi sono stati successivamente forniti da colleghi - con i quali, a volte, si accendono accanite discussioni su argomenti... "di confine" - relativamente alla morte del "flagello di Dio", avvenuta nel 456 d.C., e alla "Tomba di Attila" ubicata, forse, lungo il fiume Tibisco, in Ungheria.
Un grazie ad ampio spettro a quanti altri, in seguito alle innumerevoli discussioni su questi stimolanti argomenti, mi hanno ispirato la stesura del presente libro significatamente intitolato "Archeologia dell'introvabile", appartenente ad una sorta di eretica trilogia iniziata nel 2004 con "Archeologia dell'impossibile" e che potrebbe terminare con un quasi blasfemo "Archeologia dell'invisibile".
Ma, per il momento, è alquanto prematuro parlarne.

INTRODUZIONE:
Questo libro vuole costituire una sorta di ideale seguito ad un mio precedente lavoro intitolato "Archeologia dell'impossibile", dedicato a tutta una serie di reperti molto, ma molto discussi, praticamente "impossibili", partendo dalla "Pila di Baghdad", passando per l'Arca "dell'Alleanza" per finire con gli "Specchi ustorii di Archimede", realizzati anche dal prestigioso Massachusetts Institute of Technology (MIT) nel settembre del 2005. Però ben trentacinque anni più tardi dell'amico ing. Mario Pincherle che, analogamente, riuscì ad incendiare un simulacro di nave romana nel lontano 1972!
E non è finita, poiché sto lavorando anche ad un altro libro che intitolerei "Archeologia dell'invisibile", ma qui il discorso si fa ancora più complicato e ne parleremo a tempo debito. Tornando al titolo del presente volume il termine "introvabile" mi è parso necessario per sottolineare che gli argomenti trattati sono finalizzati alla ricerca di qualcosa che potrebbe essere andato perduto nelle nebbie del tempo. Ma che potrebbe, però, essere rintracciato seguendo opportune "piste".
Il "Tesoro di Alarico", tanto per iniziare, fu nascosto nel letto (o nei pressi?) del fiume Busento oppure appartiene anch'esso alle infinite leggende che da sempre ammantano di mistero alcuni grandi uomini che hanno fatto la Storia?
Analogamente, la leggenda che vedrebbe Manfredi, figlio naturale di Federico II di Svevia, morire nella battaglia di Benevento e venire sepolto anch'egli lungo (o, in questo caso, nel letto?) il fiume Liri (o nel fiume Calore?) ha un qualche fondamento di verità?
Forse qualcosa di analogo avvenne per la favolosamente ricca "Tomba di Attila", il "flagello di Dio"?
La "Tomba di Porsenna", per proseguire, attende ancora - nel sottosuolo della campagna nei dintorni di Chiusi? - che qualche testardo "Indiana Jones" dei nostri tempi si aggiri, con cautela, tra i cunicoli che costellano alcuni siti archeologici dell'Umbria meridionale?
Il "Sepolcro di Simon Mago" è quello rintracciabile nel suggestivo parco di Villa Chigi, ad Ariccia, a pochi chilometri da quella Roma che lo avrebbe visto sfidare le leggi della gravità ma che avrebbe anche visto Simon Pietro avere la meglio e lasciare le impronte delle sue ginocchia in due basoli? Oppure le ultime "tracce" dello gnostico Simone di Samaria sono in qualche recesso dell'Isola Tiberina o addirittura in fondo al Tevere?
La "Porta degli Inferi" - o qualsiasi cosa potesse in antico intendersi con tale definizione - è ancora nascosta dalle ombrose rive del lago Averno, a poca distanza da Napoli? "L'Antro della Sibilla Cumana" è veramente quello che attualmente così viene definito, situato sempre in area partenopea, oppure è situato altrove?
Chi era in realtà il "Flamen Iovis" di Terracina? E dove starebbe con esattezza il "Tempio di Circe"? Dov'è il "cranio di Giovanni il Battista"? E la "Tomba di Virgilio"? La "Tomba di Pietro" - così identificata dall'archeologa Margherita Guarducci - soddisfa veramente tutte quelle condizioni atte a identificarla come l'ultima dimora del Principe degli Apostoli? Ma anche di altre "ultime dimore" di noti personaggi dell'antichità non si conosce l'esatta ubicazione.
La "Torre di Babele" ha veramente svettato verso i cieli dell'antica Mesopotamia? Come era fatta realmente? Ne rimane traccia?
Come deve essere correttamente interpretata la "Musica di pietra" scaturente dalle strane raffigurazioni dei capitelli dei chiostri catalani di San Cugat edi Gerona, in Spagna?
Il famigerato "Necronomicon" appartiene agli "pseudobiblia" - ovvero ai libri di cui tutti parlano ma che nessuno ha mai visto - oppure l'enigmatico scrittore Howard Phillips Lovecraft attinse dall'immensa biblioteca di famiglia qualche spunto, successivamente integrato dal suo pur breve matrimonio con Sonia Greene già allieva della "Grande Bestia", Aleister Crowley?
A qualcuna di queste domande è ancora possibile dare una risposta più o meno attendibile. Per altre, la risposta non arriverà mai o, nei casi più fortunati, potrebbe scaturire anche dalle ricerche fatte da qualche archeologo dilettante dei giorni nostri. In fin dei conti anche l'omerica città di Troia appariva a tutti leggendaria e introvabile, ma a Heinrich Schliemann non andò male...

Concludono il libro tre Appendici: la prima dedicata a epigrafi, "segni sulle pietre", curiosi graffiti o bassorilievi rintracciabili qua e là per l'Italia o in qualche parte d'Europa ad indicare qualcosa a qualcuno. Utili, in ogni caso, per indirizzare il lettore verso un obiettivo nascosto.

La seconda Appendice potrà apparire ancor più strana poiché introdurrà il lettore a ricerche molto "di confine" in cui le informazioni relative agli eventi storici non scaturirebbero da indagini prettamente archeologiche, sul campo o meno, ma potrebbero - in un futuro non lontanissimo - derivare da una "visione" diretta del passato. E ciò in base a contestatissimi esperimenti su quella che viene chiamata "Cronovisione".

La terza Appendice ci fa tornare un po' "sul campo", poiché ci conduce qua e là per la nostra Penisola in luoghi dove è possibile che ancora sia rintracciabile qualche "tesoro", nascosto in tempi andati da qualche brigante in fuga o da qualche personaggio che ha fatto la Storia, ma che - in un momento critico della propria esistenza - potrebbero aver messo al sicuro i preziosi frutti di cruente o incruente imprese "belliche".
Insomma, ritengo che il lettore possa avventurarsi - leggendo il libro ma, poi, facendo personali indagini sul campo - tra leggende, tradizioni, dati storici, siti archeologici, "si dice" e altro ancora alla ricerca di ciò che, forse, ancora rimane di tracce risalenti ad un passato più o meno lontano.
Tracce, ovviamente, "introvabili". O quasi.

Roberto Volterri

Un'etrusca località di campagna.
Estate del 2006.

Capitolo 1 - COSENZA: L'INCREDIBILE TOMBA DI ALARICO:

Cupi a notte canti suonano
da Cosenza su 'l Busento
cupo il fiume gli rimormora
dal suo gorgo sonnolento.
Su e giù pe' l fiume passano
e ripassano ombre lente:
Alarico i Goti piangono,
il gran morto di lor gente.
....................................
Dove l'onde pria muggivano,
cavan, cavano la terra;
e profondo il corpo calano,
a cavallo, armato in guerra.

Così Giosue Carducci tradusse mirabilmente una poesia del tedesco A.G. von Platen pubblicata nel 1855 e da quel giorno ancor più si diffuse la leggenda che vedrebbe il prode Alarico, re dei Visigoti, venir sepolto nel letto, prosciugato, del Busento, forse alla confluenza di questo fiume con il Crati. Forse...
Eh sì, molti sono i "forse" che costellano anche questo possibile itinerario di ricerca, itinerario che però suggeriamo ai lettori poiché potrebbe presentarsi ricco di imprevisti, di novità, di incertezze, di delusioni ma anche di emozioni costellate da innumerevoli difficoltà. La ricerca è anche questo!
Quindi proseguiamo vedendo innanzitutto chi era Alarico. Alarico, il cui nome significherebbe "Re di tutti", viene alla luce nell'anno del Signore 370, a Peuce (lungo le rive del Danubio, nell'attuale Romania) e proviene dalla nobile famiglia dei Balti, una delle varie tribù di matrice celtica diffusesi nel tempo in una vasta area geografica, dalla Scandinavia all'Ucraina.
All'età di ventidue anni è acclamato re dei Visigoti, succedendo a Frigiterno. Due anni più tardi, in qualità di federato di Teodosio, allora a capo dell'Impero Romano d'Oriente, partecipa ad alcune campagne belliche contro l'usurpatore Eugenio, ma, deluso da mancate gratificazioni da parte dello stesso imperatore, il quale gli aveva promesso di nominarlo "Magister militum", si avventura in una guerra contro Costantinopoli, invadendo dapprima la Beozia e l'Attica, poi conquistando e saccheggiando Megara, Corinto e Sparta. Solo Atene addiviene a più miti consigli, pagando la richiesta "mercede". Ma non si esaurisce certamente così il desiderio di conquista di Alarico.
Direttosi verso l'Epiro, costringe Arcadio, succeduto ad Onorio, a nominarlo "Magister militum" e "Dux" dell'Illiria. Ha solo ventisette anni. È nel 401 d.C. che decide di dirigersi verso l'Italia ma, dopo aver conquistato Asti e Pavia, viene più volte sconfitto da Stilicone sia a Pollenzo che a Verona ed è costretto a ritirarsi per poi tornare sull'italico suolo, diretto a Roma, approfittando anche dei soliti intrighi di corte che hanno messo a morte il pur valoroso Stilicone. È il 408 d.C.
Come al solito, in cambio di cinquemila libbre d'oro, e di trentamila libbre di argento, di merci preziose e di spezie - recuperate dai romani anche spogliando i sacri templi - toglie il disturbo all'"Urbs aeterna" minacciata anche da epidemie di malaria e colera e si dirige verso Ravenna, nuova capitale dell'Impero Romano d'Occidente. Non avendo convinto Onorio che in cambio di qualche tonnellata di oro avrebbe riservato le sue "attenzioni" ad altri malcapitati, si ricorda che Roma si era mostrata più... malleabile e vi si dirige di nuovo.
Questa volta conquistandola e saccheggiandola in tre drammatici giorni, dal 24 al 27 agosto dell'anno del Signore 410. Aiutato in questo anche dagli ex schiavi dei romani che si erano uniti ai Visigoti, indicando loro dove erano state occultate le ricchezze imperiali. Decine e decine di carri carichi di oro e argento si avviano così con le truppe di Alarico verso Brindisi.
Per non far torto all'imperatore, come souvenir porta con sé Galla Placidia, sorella dello sconfitto Onorio. Naturalmente - a pensar male si va all'inferno, però... - insieme al dono di nozze fatto da Ataulfo a Galla Placidia stessa, consistente in cinquanta casse di gioielli provenienti dal Tempio di Gerusalemme che Tito aveva pensato bene di depredare nel 70 d.C.
Dall'Apulia l'esercito si sarebbe dovuto imbarcare per la Libia ma un'imprevista tempesta costringe a non muoversi le navi destinate a trasportare l'esercito visigoto.
Alarico si mette allora in marcia verso la vicina Calabria, ma, si sa, gli stravizi indeboliscono il fisico e la malaria forse contratta durante l'assedio a Roma non perdona.
Così il nostro "Magister militum" - quando è già intenzionato a conquistare l'Africa - giunto in Calabria, si ammala gravemente e muore. Si dice vicino a Vadue, nei pressi di Cosenza. Ma solo circa centocinquanta anni più tardi tale Giordane, storico latino del VI secolo, con ascendenti Goti e discendente di un soldato che era stato molto vicino al valoroso re, narra dell'incredibile umida fossa in cui sarebbe stato calato Alarico insieme al suo destriero e ad immense ricchezze.
Qui nasce, comunque, la leggenda - ma lo è veramente? - che ci ha accompagnato fino ai nostri giorni e che potrebbe spingere qualche lettore, in vena di imitare "Indiana Jones", alla ricerca dell'incredibile sepoltura. Vediamo però dove dirigerci...

INDICE:

Ringraziamenti pag. 7
Introduzione pag. 9

Capitolo 1 - Cosenza: l'incredibile Tomba di Alarico pag. 13
Dov'è l'incredibile tomba? pag. 16
Nel Busento oppure... accanto pag. 19
Un caso analogo nel fiume Liri? pag. 23
E per finire... una nota tra il macabro e il romantico pag. 28
Anche Attila, re degli Unni? pag. 29
Il fiume Tibisco come il Busento e il Calore? pag. 31
Mantova: alla ricerca del luogo ove fu fermato il Flagellum Dei pag. 32

Capitolo 2 - Ariccia: alla ricerca della tomba di Simon Mago (e non solo...) pag. 36
La cosmologia di Simon Mago pag. 38
Levitazione? pag. 39
Una facile avventura nel Parco di Villa Chigi... pag. 40
...e una a due passi dal Colosseo pag. 42

Capitolo 3 - Roma e dintorni: quanto era alto il Cristo? pag. 45
Tutto e... il contrario di tutto pag. 46
La preziosa Crux Mensuralis e la sua copia... "povera" pag. 47
La Crux Mensuralis in porfido rosso pag. 50
Una conferma a Roma? pag. 52
E dato che siamo qui... pag. 53

Capitolo 4 - Chiusi: l'introvabile Tomba del re Porsenna pag. 56
E se fosse altrove? pag. 64

Capitolo 5 - Cuma: l'Antro della Sibilla e la Porta degli Inferi pag. 68
L'Oracolo di Delfi pag. 75
Montovolo: magico centro oracolare pag. 78

Capitolo 6 - Terracina: il mistero del Flamen Iovis pag. 82
Il centro oracolare di Giove Anxur pag. 83
La roccia, il pneuma e l'Oracolo pag. 85
Chi erano i Flamines Iovis pag. 87
Lo strano copricapo dei sacerdoti pag. 88

Capitolo 7 - S. Felice Circeo: sulle tracce della Maga Circe pag. 90
Circei: dal nome della mitica Maga oppure... pag. 91
Con Omero sulle tracce del tempio della Maga Circe pag. 93
E ora... in marcia! pag. 96
Il misterioso ipogeo del Rospo idolatrato pag. 99

Capitolo 8 - Siracusa: alla ricerca della tomba di Archimede pag. 103
È la vera Tomba di Archimede? pag. 108
Atene: alla ricerca della vera prigione di Socrate pag. 111

Capitolo 9 - Spagna: alla ricerca della musica pietrificata pag. 116

Capitolo 10 - Iraq: alla ricerca dell'immensa Thrris Babel pag. 127
Nasce la Turris Babel pag. 128
Nimrod, l'ira di Yahve, la confusione... pag. 135
Una personale ipotesi al termine del "viaggio" pag. 136

Capitolo 11 - Chissà dove nelle antiche biblioteche: alla ricerca dell'introvabile Necronomicon  
pag. 138
Le mitiche colonne di Irem pag. 140
Verità, parziali verità e... menzogne pag. 144
Curiose coincidenze... pag. 145
AI-Hazred oppure AI-Hazen? pag. 146
Il geniale "arabo pazzo" del Cairo pag. 147
In un 'inesauribile biblioteca... pag. 149
...la genesi del fantomatico Necronomicon? pag. 150

Capitolo 12 - Francia, Napoli, Roma e... chissà dove. Oltre l'introvabile pag. 153
Potrebbe ancora essere a Charroux, oppure... pag. 156
...sta veramente ad Amiens? pag. 157
Napoli: dov'è il sepolcro di Virgilio? pag. 161
Roma: alla (ri)scoperta della Tomba di S. Pietro pag. 165
Una strana scelta... pag. 167
"Pietro è qui dentro" oppure "Pietro non è più là"? pag. 168
E se fosse a... Bologna? pag. 173

APPENDICI  
Appendice 1 - Qua e là in Italia (e non solo): scritte e segni sulle pietre, nelle chiese, sui muri  
pag. 179
Barga, Pisa, Campiglia Marittima: "criptici messaggi" nella pietra pag. 181
Bologna: chi era Aelia Laelia Crispi? pag. 183
Trieste: l'enigmatico "glacolitico" pag. 184
Grottaferrata: una curiosa iscrizione e altro ancora pag. 185
Terracina: il mistero delle trentanove "coppelle" pag. 186
Napoli, Bari... e non solo pag. 187
VaI Pusteria, Lombardia e... oltre confine pag. 189
In giro per l'Europa: curiose date e altri segni sulle pietre pag. 191

Appendice 2 - Tentiamo un'archeologia molto, molto "di frontiera"? pag. 194
Nulla si distrugge pag. 196
La Cronovisione pag. 197
La "memoria" degli oggetti pag. 201

Appendice 3 - De minimis... ma non troppo pag. 205
Fra Dolcino e l'introvabile tesoro pag. 206
Alla ricerca del tesoro di Federico Barbarossa pag. 208
Ove si narra di feroci briganti e dei loro tesori pag. 209

Bibliografia pag. 213

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