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libri scelti da Francesco Di Blasi

ARCHETIPI Le chiavi dell'Universo

di Mario Pincherle
Macro Edizioni
pagg. 272 - € 16,80
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L'ARGOMENTO:

Archetipi: ne aveva già parlato Socrate a Platone definendoli "i mattoni del pensiero", oltre lo spazio e il tempo, immagini eterne e viventi.
Ma altri saggi dell'antichità come Abramo, Akhenaton o Pitagora se ne occuparono nel corso della loro vita, così come anche nella nostra storia recente ci sono stati esempi di noti studiosi come F. Myers, D. Diringer, Carl Gustav Jung che hanno cercato di dipanare l'intricata matassa che porta alla soluzione del mistero cosmico ad essi correlato.

Studioso trasversale di numerose discipline, Mario Pincherle fa finalmente il punto della situazione rispetto ad un tema essenziale per l'evoluzione della pericolante umanità contemporanea. L'autore ci mostra in questo nuovo libro un panorama avvincente della storia degli Archetipi, del loro uso nell'antichità e di quello che ne può fare l'uomo nuovo per liberarsi dall'illusione del "male".

Gli Archetipi sono i ventidue strumenti con i quali Dio ha "progettato e dipinto l'universo": sono "funzioni" basilari della vita che vanno ad intersecare suoni, lettere, colori, disegni, pensieri e azioni.

Ogni aspetto creativo dell'universo è semplificabile a tal punto da corrispondere a una delle innumerevoli combinazioni di questi segni sacri. Nell'antichità, gli Archetipi erano conosciuti e usati, su di essi furono costruiti i primi linguaggi; anche Socrate e Platone erano consapevoli della loro esistenza ed erano in grado di usarli, ottenendo così una comprensione profonda dei fatti della vita.

Finché non capirà il significato degli Archetipi, l'uomo sarà dualista, in perenne lotta fra il bene e il male. "Col pensiero dialettico non si è risolto nessun problema, ma, uscendo dalle forme e osservando il proprio pensiero e i suoi Archetipi, l'uomo sta per scoprire di avere la stessa matrice universale da cui sono nati tutti gli esseri viventi e da cui è uscito l'intero cosmo. Il piccolo uomo comincia a scoprire il Grande Uomo, quello che non ha confini. E ne sente la voce". La stessa che hanno sentito e trasmesso tutti i pionieri degli Archetipi.

Mario Pincherle Nato a Bologna nel 1919, diplomato in studi classici e laureato in ingegneria presso l'Università di Bologna nel 1942, Mario Pincherle è specialista in paleontologia. È autore di molti volumi di archeologia, tecniche dell'antichità e parapsicologia. Grande archeologo, poeta e attento studioso dell'uomo, Pincherle riesce a comunicare con estrema semplicità le più straordinarie scoperte, sfatando grandi falsi storici e rivelando i misteri dell'antichità. A lui si devono fondamentali scoperte all'interno del Tempio del Sole, la grande Piramide d'Egitto.
Ha tenuto centinaia di conferenze e ha partecipato a numerosi congressi, seminari e tavole rotonde in Italia e all'estero. È membro della prestigiosa Accademia Tiberina di Roma, relatore all'Accademia Nazionale dei Lincei e socio del Rotary club.
Tra gli altri libri pubblicati da Pincherle:
"Il Gesù proibito", "Il Mosè proibito", "Il Quinto Vangelo", "I Mandei", "Il Cantico dei Cantici", "La grande Piramide e lo Zed", "L'Album dello Zed".

PRESENTAZIONE - 22 chiavi per l'Universo:

Gli Archetipi sono molto semplici, ma noi ci ostiniamo a crederli complicatissimi: confondiamo gli Archetipi con gli aggregati di milioni di Archetipi. Confondiamo i mattoni con le case.

Non c'è un corvo che gracchia sinistramente sopra il cranio di un teschio, non fumano calderoni sul fornello né cifre magiche occhieggiano dalle pagine di carismatici volumi spalancati sul leggio. Ma quando parla, Mario Pincherle ha lo sguardo magnetico e la gran testa bianca oscilla nell'aria con fascino misterioso. Parla di "Archetipi".
Una questione arcana che, riascoltata tante volte sul nastro registrato, assume via via i contorni della meravigliosa soluzione dell'universo, dell'esoterico messaggio, del discorso cifrato.
Ecco la trascrizione della conversazione. Purché il fido registratore non ci abbia tradito e per un attimo non sia entrato in "battimento" col ritmo cosmico, consegnandoci, sotto mentite spoglie, una verità che non vuol rivelarsi. Più chiaro di così, dice Pincherle, non può ancora essere. Ma se riusciremo a capire questa "elementare" lezione, saremo pronti per saperne di più. Professor Pincherle, a lei...

Partiamo dai linguaggi. Gran parte delle lingue usate oggi nel mondo sono, in maggiore o minor misura, flessive. Beh, non mi interessano, perché nella flessione, cioè nelle desinenze, nelle coniugazioni, hanno perso il suono degli Archetipi. Una parola declinata perde il suono originario, non evoca più magicamente la realtà. Non funge più da 'apriti sesamo'. Insomma oggi non c'è più, come nelle lingue antichissime, come nell'accadico, per esempio, la corrispondenza precisa fra parola e cosa, tra parola e pensiero, tra parola e colore.
Ma lei lo sa che forse c'è un motivo per cui, in tutte le lingue, a suoni uguali corrispondono lettere simili graficamente? Un professore universitario di Fisiologia Sperimentale, Pietro Tullio, mezzo secolo fa fece un esperimento molto interessante. Fece passare un tubicino attraverso i condotti auricolari di un piccione e immise nel tubicino una serie di suoni corrispondenti alle vocali: a, e, o... A ogni suono si accorse che un puntino dorato applicato da lui sulla pupilla del piccione descriveva un segno che di volta in volta corrispondeva esattamente alla grafia comune di ogni vocale. Questo giustificherebbe la somiglianza di tanti alfabeti e darebbe ragione di un ancestrale legame fra le cose e il modo in cui esse sono state dagli uomini rappresentate. Nell'universo esistono rapporti che si richiamano in modo misterioso. Ma voglio raccontare un altro episodio.
Nel Veneto, nella notte fra il 28 e il 29 giugno, alla vigilia del giorno dei SS. Pietro e Paolo, gli abitanti compiono una strana cerimonia. In una caraffa d'acqua trasparente versano una chiara d'uovo. La mattina dopo, puntualmente, ogni anno, trovano che la chiara si è coagulata in una forma che assomiglia a quella di un battello. Lo chiamano il "battello dei santi apostoli". Questa forma rappresenta uno degli Archetipi, - quello il cui suono è Š (come nella parola scia). Se la notte dopo, come io ho fatto, si ripete l'esperimento, la forma assunta dalla chiara d'uovo, nell'acqua, è differente e così il giorno dopo ancora. Sono "fenomeni fluttuanti" che si ripetono ciclicamente nell'unione fra due sostanze di cui almeno una sia di natura organica. Fenomeni ampiamente studiati e verificati dal professor Piccardi, che era il direttore dell'istituto di Fisica di Firenze. Un'esperienza analoga è stata fatta da ricercatori americani che hanno voluto radiografare con i raggi cosmici la piramide egiziana di Chefren. Ogni giorno, per tutti i 365 giorni dell'anno, hanno potuto ottenere una radiografia diversa, fino a completare l'intero ciclo e a veder riapparire la stessa lastra di un anno prima solo nel giorno corrispondente.
Sono messaggi che l'universo stesso ci grida e che noi stentiamo a comprendere.
Ma le antiche popolazioni erano più attente e sensibili a raccogliere simili messaggi: avevano un rapporto più diretto con la natura che permetteva loro di mettersi in sintonia con essa fino a compiere atti per noi oggi inimmaginabili. Come quegli zingari che una volta si recarono dal prof. Piccardi per dimostrargli come fossero in grado, solo immergendo in un recipiente una bottiglia chiusa colma di. mercurio, di trasformare la semplice acqua in "acqua unta", una sostanza chimicamente definibile come H2O ma untuosa al tatto e capace di sciogliere le incrostazioni di calcare. Interrogati sulla fonte di questa loro facoltà, risposero che il sistema era stato loro insegnato dagli avi e il segreto si perdeva nella notte dei tempi.
Tutti questi aneddoti entrano a pieno diritto nel discorso sugli Archetipi, sui quali tuttavia occorre fare ora qualche precisazione.
Già Socrate li conosceva e ne aveva parlato a Platone definendoli i "mattoni del pensiero", al di là dello spazio e del tempo, immagini eterne e viventi. Poi Platone travisò l'intuizione del Maestro e confuse gli Archetipi con le combinazioni degli Archetipi, cioè con le idee che prendono forma da una pluralità di Archetipi e che sono enormemente più numerose degli Archetipi, i quali invece sono soltanto ventidue.
Gli Archetipi sono entità molto semplici, non sono divinità, non vanno idolizzati. Sono strumenti: sono i ventidue pennelli con cui Dio ha progettato e "dipinto" l'universo.
Prendiamo il pungiglione, che può essere presente in natura sotto infinite forme e con infinite sostanze. L'unica cosa costante in tutti i pungiglioni resta la "funzione", che è quella del "pungere". Ecco dunque come questo semplicissimo esempio dimostra che non bisogna mai confondere la "forma" con la "funzione". Le forme sono infinite, le "funzioni" pochissime, soltanto ventidue, e stanno alla base della formazione di tutto l'universo.
Un altro esempio può essere dato dal "contenitore". La ciotola ha in sé l'Archetipo del "contenitore" e questo Archetipo è il costruttore "ideale" di tutte le ciotole del mondo. È per questo che Diogene, come si racconta, infranse un suo bel calice per servirsi esclusivamente delle mani raccolte a mo' di ciotola, che da sé adempivano benissimo alla funzione di "contenere" l'acqua da bere.
CarI Gustav Jung, nel suo famoso testo "L'analisi del pensiero", ci parla di sette Archetipi soltanto. Ora, grazie ai miei studi, li conosciamo tutti e ventidue: e si deve parlare di queste funzioni senza rivelare come se ne ottiene il funzionamento perché sarebbe molto pericoloso un cattivo uso degli Archetipi. Sono come dei mitra carichi che non possono essere consegnati a un bambino. Sono come una rivoltella con ventidue colpi in canna e dieci "sicure". Come funzionano queste "sicure"? e cosa sono? È spiegato in un libro antichissimo, attribuito ad Abramo, il libro del SFR ISIRÈ (Libro dei fondamenti), in cui è scritto che con 32 sentieri occulti il Signore ha costruito tutte le cose dell'Universo. "Trentadue" risulta dalla somma dei "ventidue" Archetipi più le cosiddette "strade infinite", che sono dieci ("sei" spaziali, "due" temporali, "due" vitali).
"Dunque le "sicure" degli Archetipi sono le "dieci strade". Vediamole. È evidente che una ciotola potrà funzionare solo se posta in una posizione spaziale, dal basso verso l'alto. Una ciotola rovesciata non si riempie. Le altre cinque delle sei "strade spaziali" (lo "spazio" ha tre direzioni raddoppiate nei due versi) sono escluse. Restano altre quattro "sicure": due fatte di tempo e due fatte di ritmo. Se, ad esempio, l'erogazione dell'acqua in una città viene fatta a mezzogiorno bisognerà attendere, spostandosi nel tempo lungo i due versi del Tempo stesso, che giunga il momento dell'erogazione. La stessa cosa dovrà avvenire per il Ritmo. Tutti i fenomeni della natura sono ritmici. Perciò la ciotola sfrutterà solo il ritmo giusto corrispondentemente al ritmo di uscita dell'acqua nel caso in cui il getto non sia continuo ma intermittente.
"È evidente dunque che l'uso degli Archetipi è condizionato dalla conoscenza dello "spazio", del "tempo" e del "ritmo" in cui quel particolare Archetipo "funziona".
"Entrare nel ritmo della realtà significa creare la realtà". Lo spiega molto bene Jung nel suo saggio "La sincronicità ". In esso racconta un episodio occorsogli con una paziente. Costei gli raccontò un giorno di aver sognato uno scarabeo maculato che con la zampina batteva sul vetro della sua finestra. Mentre la paziente raccontava, Jung si volse udendo uno strano ticchettio e vide contro il vetro della finestra uno scarabeo maculato che batteva piano con la zampetta. È evidente quindi che è possibile ottenere le cause dei fenomeni partendo dai loro effetti. è un modo straordinario ignoto a quasi tutti "gli uomini che sono abituati a ottenere gli effetti dalle cause". È un andare a ritroso nel tempo e procedere nell'antitempo, in cui è facile prevedere i fenomeni. Come è facile prevedere che la carne lasciata all'aperto ben presto andrà in decomposizione. Forse solo nel terzo millennio riusciremo a padroneggiare gli Archetipi, entrando in ritmo con la realtà, e potremo davvero cambiare le cose e "fare destino". Finora soltanto alcune persone, chiamate qualche volta maghi, santi o esorcisti, sono riusciti ad allineare il ritmo del loro cuore al ritmo della realtà, sbloccando così gli Archetipi. E nella categoria dei maghi, non tutti lo hanno fatto a fin di bene. Ora bisogna imparare a difendersi dagli Archetipi, quando sono usati a fin di male e viceversa a usarli, con molta saggezza e prudenza, per il bene, per il progresso.
Ma prima è necessario che l'uomo si liberi di tutte le sue paure e più ancora della distorsione che lo porta a considerare "male" una parte del Bene: "la tenebra".
"La tenebra non è un'entità negativa in senso deleterio, ma è un'entità negativa in senso buono e funzionale. È l'altro aspetto, comunque necessario, della luce. Sono gli errori dell'uomo, gli "sfunzionamenti", i frutti della sua insipienza e delle sue paure che possono oggettivamente creare il "male", E il male causato dalla sua stoltezza l'uomo molto presto ha imparato ad attribuirlo a Dio, ai diavoli, creando un comodo alibi alle proprie responsabilità Il "male è sfunzionamento". Ma è sfunzionamento umano".

Lucilla Nicolini

PREMESSA - Lingua e alfabeto originari nell'antichità:

Sono passati 35 anni da quel giorno in cui un mio amico, un industriale di Bologna, che adesso è trapassato e si chiamava Bruno Malaguti, mi disse: "Mario, voglio vedere fino a che punto l'uomo può diventare ridicolmente schiavo di una macchina: stai a vedere quello che farò". Difatti poco tempo dopo, alla Fiera di Milano, il pubblico vide una stranissima macchina, molto pretenziosa, piena di colori appariscenti, luci psichedeliche; in realtà dentro c'era solamente una pinza di gomma che acchiappava un dito. C'era un cartello che diceva testualmente: "Infilate l'indice della vostra mano nel foro: verrà immediatamente imprigionato senza possibilità di liberazione. Tuttavia tenete pronta, nell'altra mano, una moneta da 100 lire; per liberarvi introducetela nella feritoia". Pare incredibile, questa macchina ridicola, tutta forma e niente funzione, ebbe un successo enorme e tutti volevano provare a essere acchiappati, e tutti mettevano la moneta da 100 lire.
Questo fatto mi fece pensare: "Certamente, all'uomo manca una rotellina; l'uomo è schiavo delle "forme" quando sono appariscenti, psichedeliche, quindi "qualcosa gli manca", un quid misterioso che ancora non possiamo afferrare". Cerchiamo di scoprire questo "Error": vedremo che si può chiamare "Diabolicus".
Siamo antichissimi: la nostra antichità è condensata nell'inconscio collettivo e nel "Superconscio" che conferisce coesione a tutta l'umanità; in questo Superconscio vive quel quid che, purtroppo, molto spesso ci sfugge e la cui assenza rende l'uomo pazzo. Questo quid è il Retto Pensiero, cioè il Senso Morale, l'Amore con la A maiuscola.
Un giovane di 23 anni, Frederic Myers, in una lontana notte del 1869 scoprì l'inconscio e ne definì le funzioni.
Conversava con un suo amico, gli occhi perduti fra gli astri:
- Amico mio, i fenomeni telepatici e la percezione a distanza, ovviamente senza la mediazione dei sensi, mi fanno capire che il pensiero ha molti modi per uscire dalle sue prigioni fatte di spazio e di tempo. Il nostro io cosciente è solo una parte minima della nostra più vasta individualità: è la parte visibile di un iceberg sopra la linea di galleggiamento che è come la soglia della coscienza. La grande parte giace sotto. Non si vede.
Queste parole furono il primo scandaglio di luce negli abissi dell'anima. Nacque a Londra, per merito del Myers, la famosa Società per la Ricercha Psichica, che studiava "la parte invisibile dell'iceberg" del pensiero umano. A poco a poco gli studiosi si resero conto che alla base del pensiero vi è una forza organizzatrice e strutturante che è fatta di legami e non di cose legate. Il pensiero precede qualsiasi realtà umana oggettiva. Realtà extratemporale che è come un filo che passa attraverso le molteplici perle di una collana. Così tanti fatti storici in realtà sono un fatto unico. Il subconscio si nutre di questa verità, vive di essa, ma questo contenuto di pensiero vivente non si esaurisce nel subcosciente: un racconto vasto come l'universo, un racconto cosmico è il "Pensiero Vivente" che racconta la sua storia, e le parole sono Archetipi.
È il pensiero che esprime se stesso attraverso qualcosa che non è forma, materia, che non è avvenimento, ma sta oltre. Cosa sono questi Archetipi? Dall'estrema antichità fino ai nostri giorni la coscienza dell'uomo non è stata in grado di rispondere a queste fondamentali domande. Da cosa derivano questi modelli universali? Sono una ripetizione millenaria di antiche esperienze fatte dall'uomo nel tempo o sono al contrario espressioni di idee eterne fuori dal tempo? Finché non capirà il significato degli Archetipi l'uomo sarà dualista, in perenne lotta tra il bene e il male, in preda a quello che ho chiamato "Error Diabolicus". Fin dalla più lontana antichità molti sono stati i ricercatori degli Archetipi, i maestri spirituali, ma il vero maestro segreto è dentro di noi e, cercarne uno fuori, ci pone in uno stato di dipendenza infantile.
Varrà la pena di raccontare questa grande caccia al tesoro, la ricerca del bene da parte di tanti maestri spirituali, purtroppo sconfitti in partenza, e di scoprire le cause di queste sconfitte: una lunga serie di uccisioni, di crocifissioni, di fallimenti, di dolori. San Francesco, ormai vicinissimo alla morte, disse rivolgendosi al suo corpo: "Fratello .asino, perché tanto inutilmente e stupidamente ti ho trattato così?". Ecco le cause di tante numerose sconfitte: non aver capito il "fratello asino", la Materia del nostro corpo, e averla crocifissa per tanti secoli, tanti millenni, aver cercato come maestro dei maestri il dolore o il piacere anziché la Gioia, perché il dolore o il piacere parlano una lingua comprensibile mentre il linguaggio della gioia è misterioso, fatto di Archetipi incompresi. Il pensiero è Vita, Essere vivo significa pulsare nella "sistole" e nella "diastole", le due grandi pulsioni del cosmo: la "tenebra" e la "luce". La Vita funziona pulsando. Il pensiero errato, quello che ho chiamato "Error Diabolicus", l'albero della conoscenza del bene e del male, "il peccato originale, consiste nel considerare buona una delle due pulsioni e malvagia l'altra". Perché malvagie le tenebre? Nella ricerca degli elementi del pensiero bisogna uscire da questo "Error Diabolicus" e riferirsi prima alle "funzioni" e poi alle "forme", allora il pensiero errato torna ad essere retto pensiero, allora "gli antichi idoli, le forme parziali" si dileguano perché la "luce" è bene, la "tenebra" è bene, e il male non è altro che l"'Error Diabolicus" che considera male ciò che male non è. E ora iniziamo la carrellata degli esploratori degli Archetipi. Proiettiamo il grande film di una caccia al tesoro millenaria facendo un bilancio delle esperienze spirituali dell'umanità (continua…)

INDICE:


| Introduzione |
|
| L'idea del "pungere" ha mille forme, mille sostanze |
pag. 31 |
| Lavorare e costruire con intelligenza |
pag. 31 |

| Prologo |
|
| Akhenàton e gli Archetipi |
pag. 35 |
| Il cantico delle creature |
pag. 61 |
| Canto per mia figlia Mikitàton |
pag. 65 |
| Aton |
pag. 67 |

| PRIMA PARTE - OSSERVAZIONE E SCOPERTA DEGLI ARCHETIPI |
pag. 73 |
| Capitolo primo |
|
| Il punto di partenza |
pag. 75 |
| Saper osservare gli oggetti fatti da altri |
pag. 75 |

| Capitolo secondo |
|
| Il mondo delle forme |
pag. 82 |

| Capitolo terzo |
|
| Gli Oggetti ci insegnano |
pag. 86 |
| Dalla osservazione alle conoscenze tecniche |
pag. 86 |

| Capitolo quarto |
|
| La meravigliosa scoperta dell'alfabeto della Natura |
pag. 92 |
| L'osservazione comparata |
pag. 92 |
| Un primo esempio di osservazione comparata |
pag. 82 |

| Capitolo quinto |
|
| Gli effetti delle funzioni elementari sui cinque sensi dell'uomo |
pag. 96 |
| La tabella degli Archetipi |
pag. 96 |

| Capitolo sesto |
|
| Altre osservazioni comparate. I 22 Archetipi |
pag. 100 |
| Gli Archetipi dei quattro stati della materia: solido, liquido, aeriforme ed energetico |
pag. 101 |
| L'energia. Ricerca storica sulle prime fonti di energia sfruttate dall'uomo |
pag. 102 |
| I ventidue Archetipi |
pag. 104 |

| Capitolo settimo |
|
| Sintassi degli Archetipi. Le forze e le macchine |
pag. 124 |
| Le forze applicate agli oggetti |
pag. 127 |
| L'inerzia |
pag. 133 |
| L'osservazione delle macchine |
pag. 136 |
| Il piano inclinato |
pag. 142 |

| SECONDA PARTE - CREATIVITÀ E UTILIZZAZIONE DEGLI ARCHETIPI |
pag. 149 |
| Capitolo ottavo |
|
| Il pensiero creativo |
pag. 151 |
| Strutture modulari |
pag. 153 |

| Capitolo nono |
|
| Come nascono le invenzioni |
pag. 156 |
| Dall'impostazione di un problema all'ideazione |
pag. 156 |
| Dall'osservazione all'ideazione |
pag. 160 |

| Capitolo decimo |
|
| La mano non basta |
pag. 163 |
| I nostri utensili e il loro uso |
pag. 163 |
| Come si usano i nostri utensili |
pag. 170 |

| Capitolo undicesimo |
|
| Dalle macchine semplici alle macchine automatiche |
pag. 173 |
| La lavorazione in serie e l'automazione |
pag. 173 |

| Capitolo dodicesimo |
|
| I ventidue segni meravigliosi |
pag. 191 |

| Capitolo tredicesimo |
|
| Socrate e gli Archetipi |
pag. 201 |

| APPENDICE I |
|
| IL CODICE DEGLI ARCHETIPI |
pag. 209 |
| L'Alfabeto |
pag. 210 |
| Sintesi illustrativa degli Archetipi |
pag. 238 |
| Usare gli Archetipi "a fin di bene" |
pag. 244 |

| APPENDICE II |
|
| SINTESI CON IMMAGINI A COLORI |
pag. 245 |


|