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libri scelti da Francesco Di Blasi

I MISTERI DI MITHRA
Cosmologia e salvazione nel mondo antico


di David Ulansey
Edizioni Mediterranee
pagg. 160 - 48 illustrazioni - 12,91
Per ordinare: www.ediz-mediterranee.com

 

L'ARGOMENTO:

I MISTERI DI MITHRA Una nuova spiegazione delle origini dei misteri mitriaci basata sulla constatazione che la strana iconografia appartenente al culto tributato in epoca romana (dal I al IV secolo d.C.) al dio Mithras - derivazione, secondo lo studioso Cumont, del dio iranico Mithra - è un complesso codice cosmologico creato da una cerchia di filosofi e scienziati per tradurre in simboli la loro dottrina occulta.
Gelosamente custodita, la conoscenza esoterica di questa potente divinità era ritenuta una chiave di accesso privilegiata ai favori che essa poteva elargire: la liberazione dalle forze del fato che risiedevano nelle stelle e la protezione dell'anima durante il suo tragitto, dopo la morte, attraverso le sfere planetarie. Mithras era in grado quindi di accompagnare l'uomo nella sua esistenza terrena e ultraterrena e di portare a salvazione la sua anima.
Da questo punto di vista lo studio del mitraismo è estremamente importante per comprendere la matrice culturale da cui prese le mosse una religione ben più rilevante e duratura: il cristianesimo. Le due fedi furono infatti sorelle, si diffusero grosso modo nella stessa epoca e nella medesima area geografica, cercando di dare risposte differenti a un identico desiderio di trascendente.

PREFAZIONE:

Questo libro offre una nuova spiegazione delle origini dei misteri mitraici basandosi sulla constatazione che la strana iconografia del culto era in realtà un codice astronomico. Il tema trattato è piuttosto complesso, ma, scrivendo questo libro, ho tenuto conto del lettore non specialista. Spero che perfino i dettagli astronomici e le minuzie classiche di cui tratto in questo testo siano stati esposti in modo da risultare non ostici al lettore generico.
Gli anni di ricerca e lo scrivere su questo argomento mi hanno permesso di essere testimone di un progressivo svelamento di un mistero. Ho perciò provato a ricatturare questa entusiasmante esperienza permettendo alla storia di svelarsi passo dopo passo, aggiungendo lentamente i tasselli separati del "puzzle" la cui immagine completa non si svelerà che alla fine. Questo richiede pazienza da parte dei lettori, ma spero che la loro pazienza verrà ricompensata - come sono stati ricompensati i miei sforzi - da stupore e sorpresa quando finalmente tutti i pezzi saranno "al loro posto".
Questo libro si è sviluppato dalla mia tesi di specializzazione e vorrei ringraziare, soprattutto, il mio insegnante a Princeton, Jobo Gager, che mi ha mostrato come trovare la mia strada nel labirinto degli studi classici e ha sostenuto con entusiasmo il mio progetto di esplorare alcuni dei percorsi meno battuti. Sono anche grato agli altri insegnanti, soprattutto a Martha Himmelfarb del Dipartimento di Religione e a Michael Mahoney del Programma di Storia della Scienza a Princeton.
Sono inoltre debitore verso numerose altre persone che hanno condiviso con me questo lavoro. Una prima versione del manoscritto è stata letta da B.L. van der Waerden, mentre Maarten Vermaseren ha letto l'ultima; un abbozzo della presente tesi è stata letta da Jacques Duchesne-Guillemin. Sono profondamente grato a questi studiosi perché ho potuto beneficiare delle loro acute critiche e dei loro saggi consigli. Ho anche tratto grande vantaggio dalla frequente discussione negli anni con Martin Schwartz e Luther Martin. Mi sono stati immensamente utili il parere e il sostegno di molti colleghi, tra i quali vorrei ringraziare in particolar modo Erich Gruen dell'University of California a Berkeley e Howard Kee, Rufus Fears e Emily Albu Hanawalt della Boston University. Sono ovviamente l'unico responsabile di tutte quelle manchevolezze e difetti che il libro potrebbe contenere.
Sono grato alla Graduate School della Boston University per una borsa di studio che mi ha permesso di procurarmi le illustrazioni del libro, e a Roxanne Gentilcore per l'assistenza in questo contesto.
Infine vorrei esprimere il mio apprezzamento al curatore del libro, Cynthia Read, e agli altri membri dello staff dei redattori e dei dirigenti della casa editrice Oxford University Press per aver reso la preparazione di questo libro una deliziosa esperienza.

D.U.
Boston, ottobre 1988

Nota: "Corpus Inscriptionum et Monumentorum Religionis Mithriacae" di Maarten Vermaseren nel corso del libro è abbreviato CIMRM. Tutte le altre abbreviazioni sono quelle usate nel "The Oxford Classical Dictionary".

PREFAZIONE ALLA SECONDA EDIZIONE:

Nessun campo di ricerca resiste a lungo nel tempo. Durante i due anni che sono trascorsi dalla pubblicazione della prima edizione ho assistito ad importanti sviluppi negli studi dei misteri mitraici. Tra essi va fatta una speciale menzione per la monografia del professor Roger Beck "Planetary Gods and Planetary Orders in the Mysteries of Mithras" (E.J. Brill, Leida, 1988), in cui l'autore amplia enormemente le sue idee sulla natura del simbolismo astrologico mitraico. Di ancor maggiore rilevanza è stato anche il dibattito avvenuto in seno al Quarto Congresso Internazionale di Studi Mitraici (il primo grande convegno di studiosi di mitraismo dopo dodici anni), che ha avuto luogo a Roma nel settembre del 1990. È stata presentata a questo Congresso un'ampia varietà di interventi, inclusi i contributi del professor Beck e i miei riguardo l'astronomia mitraica (gli estratti del Congresso sono in via di pubblicazione).
Nessuno degli sviluppi avvenuti nel campo degli studi mitraici mi ha costretto a rivedere le mie conclusioni in alcun modo. Inoltre, avrei voluto avere la possibilità, in occasione della pubblicazione di questa edizione, di aggiornare la tesi da me sostenuta alla luce dei recenti sviluppi. Sfortunatamente le esigenze di produzione non mi hanno permesso di effettuare nel testo per l'edizione economica alcun tipo significativo di modifica. Sono stato in grado però di apportare delle piccole e necessarie correzioni e vorrei ringraziare particolarmente il dottor R.L. Gordon per aver portato alla mia attenzione molte di esse, e il professor Roger Beck per avermi aiutato a chiarire un malinteso nella mia presentazione (nel capitolo 2) del suo articolo "Cautes and Cautopates: Some Astronomical Considerations".
Infine, vorrei richiamare l'attenzione del lettore su un mio articolo intitolato "The Mithraic Mysteries", che è apparso nella rivista "Scientific American" del dicembre del 1989. Nell'articolo ho provato ad inserire la teoria proposta nel presente libro in un contesto più ampio, e il lettore potrebbe ottenere dalla lettura dell'articolo ulteriori indicazioni sulla natura della mia tesi, e un resoconto più approfondito sul posto che, secondo il mio parere, i misteri mitraici hanno avuto nella storia della cultura occidentale.

D.U.
Boston, ottobre 1990

CAPITOLO 1 - I misteri di Mithras:

Dei molti enigmi lasciatici dall'antichità, nessuno appare più intrigante di quello dell'antica religione romana conosciuto come "misteri mitraici". Come gli altri "culti misterici" del mondo greco-romano, come i misteri eleusini e i misteri di Iside, i misteri mitraici si incentravano attorno ad un segreto rivelato solo a coloro che venivano iniziati al culto. In quanto segreti, gli insegnamenti del culto, per quel che ne sappiamo, non vennero mai messi per iscritto. Gli studiosi moderni che cercano di comprendere la natura del mitraismo, perciò, sono stati lasciati in pratica senza alcuna testimonianza letteraria, relativa al culto, che potrebbe aiutarli a ricostruirne le dottrine esoteriche.
Ma allo stesso tempo, poiché i templi mitraici, i mitrei (mithraea), furono spesso costruiti nel sottosuolo, il loro contenuto, inclusa un'iconografia estremamente ricca, si è conservato in modo sorprendente, facendo del mitraismo uno dei fenomeni dell'antichità archeologicamente 'meglio documentati. Tuttavia, in assenza di spiegazioni coeve sul suo significato, l'iconografia mitraica si è dimostrata estremamente difficile da decifrare. L'enorme quantità di oggetti artistici non ancora spiegata ereditata dal mitraismo costituisce uno dei grandi enigmi irrisolti degli studi classici e religiosi.
In aggiunta all'interesse intrinseco di tale fenomeno enigmatico, lo studio del mitraismo è inoltre di grande importanza per comprendere ciò che Amold Toynbee ha chiamato il "crogiolo del cristianesimo", la matrice culturale nella quale la religione cristiana venne alla luce dalla civiltà dell'antico Mediterraneo. Questo perché il mitraismo fu uno dei maggiori rivali del cristianesimo nell'Impero romano. Infatti, lo storico francese Ernest Renan dichiarò una volta che "se il cristianesimo fosse stato fermato alla sua nascita da qualche malattia mortale, il mondo sarebbe diventato mitraico". (1) Senza dubbio, l'affermazione di Renan appare alquanto esagerata. Ciò nonostante, mitraismo e cristianesimo furono, per molti versi, religioni sorelle. Sorte nello stesso tempo e diffusesi grosso modo nella stessa area geografica, mitraismo e cristianesimo incarnavano due risposte alla stessa tendenza culturale. Lo studio del mitraismo, perciò, ci fornisce delle intuizioni sulla "strada che non fu presa" dalla civiltà occidentale circa duemila anni fa; intuizioni, cioè, su una parte non riconosciuta di chi noi siamo oggi.
Il mitraismo cominciò a diffondersi attraverso l'Impero romano nel I secolo d.C., raggiungendo l'apice nel III secolo, per soccombere infine al cristianesimo alla fine del IV secolo. Nel massimo periodo di diffusione del culto, i mitrei si potevano trovare da un estremo all'altro dell'Impero, "dalle sponde del Mar Nero alle montagne della Scozia fino al limite del grande deserto del Sahara", come ha affermato un esperto. (2)
Gli aspetti "esteriori" del culto (cioè la sua organizzazione e posizione rispetto alla società romana) sono abbastanza agevoli da determinare, in via generale, sulla base delle testimonianze che possediamo. Per esempio, analizzando la posizione geografica dei mitrei e le brevi iscrizioni trovate alloro interno, gli studiosi hanno potuto concludere che molti membri del culto provenivano dai ranghi dell'esercito romano; che tra i membri erano presenti burocrati statali, mercanti e schiavi; e che il culto escludeva le donne. Per fare un altro esempio, le testimonianze epigrafiche e iconografiche (così come, in questo caso, qualche testimonianza scritta) mostrano che il culto si organizzava in una serie di "gradi", o livelli di iniziazione, attraverso i quali l'aspirante mitraico man mano saliva. (3)
Tuttavia, data l'oscurità dell'iconografia mitraica e l'assenza generale di spiegazioni contemporanee sul suo significato, gli aspetti "interiori" del mitraismo (cioè le credenze e gli insegnamenti del culto) hanno resistito ai tentativi degli studiosi di decifrare i loro segreti. Ma i suoi fedeli hanno lasciato ai posteri una chiave per svelare gli intimi misteri della loro religione. Infatti, sebbene l'iconografia del culto attesti una varietà di motivi da tempio a tempio, c'è un elemento presente in una forma che è essenzialmente identica in ogni mitreo, e che, inoltre, era chiaramente della massima importanza per l'ideologia del culto: la cosiddetta "tauroctonia", o scena dell'uccisione di un toro, nella quale il dio Mithras, accompagnato da una serie di altre figure, è descritto nell'atto di uccidere un toro. Questa scena era posta sempre nella nicchia centrale del mitreo. Il fatto che tale rappresentazione iconograficamente fissa appaia nel posto più importante di ogni mitreo ci spinge a concludere che era d'importanza centrale nell'ideologia del culto, e che il suo significato, se riusciamo a decifrarlo, contiene la chiave dei misteri del mitraismo.
I tentativi fatti dai moderni studiosi di sciogliere il segreto di questa scena dell'uccisione di un toro, e del mitraismo in generale, hanno preso una strada strana quasi come la religione stessa, in quanto per buona parte di questo secolo tali tentativi sono stati messi in ombra dall'opera di un singolo uomo: lo studioso belga Franz Cumont, che nel 1896 e nel 1899 pubblicò i due volumi del suo magistrale "Textes et monuments figurés relatifs aux mystères de Mithra". (4) In uno dei volumi, Cumont riunisce e rende disponibile per la prima volta le principali testimonianze relative al mitraismo, mentre nell'altro ne dà la sua interpretazione. Il fatto che l'interpretazione di Cumont venne presentata ad accompagnamento del vasto catalogo di testimonianze concernenti il mitraismo, in cui testi e monumenti del culto furono resi facilmente accessibili agli studiosi, diede alle sue idee un senso d'inevitabile autorità, che tuttora persiste.
Inoltre, l'interpretazione di Cumont sembrava di primo acchito abbastanza ragionevole. La tesi era semplice, e può così essere riassunta per sommi capi: il nome del dio del culto, Mithras, è la forma latina (e greca) del nome di un antico dio iranico, Mithra; inoltre, i romani credevano che il loro culto fosse connesso con la Persia (come i romani chiamavano l'Iran); perciò possiamo sostenere che il mitraismo romano non è altro che il culto iranico di Mithra trapiantato nell'Impero romano. Così, affermava Cumont, il metodo esatto per interpretare il mitraismo romano consiste nel riferire ogni aspetto del culto a qualche elemento dell'antica religione iranica, con cui presentava somiglianze.
Cumont perseguì il suo programma con enorme zelo ed erudizione. Ogni dettaglio dei misteri mitraici fu interpretato sulla base di supposti antecedenti iranici. L'abilità di Cumont nel presentare un'analisi di vasta portata a partire dalla sua ipotesi iranica costituì di per sé un argomento estremamente persuasivo per accettare l'origine iranica del culto. Quando a questo si aggiunse l'autorità di cui Cumont già godeva per essere il primo studioso moderno ad aver riunito e pubblicato le principali testimonianze relative al culto, il risultato fu che per settant'anni gli studiosi accettarono l'interpretazione del mitraismo di Cumont e dei suoi sostenitori senza metterla quasi mai in discussione.
Tuttavia, fin dall'inizio ci furono ovvi problemi con l'interpretazione di Cumont. Il culto misterico occidentale del mitraismo, così come apparve nell'Impero romano, derivava la sua vera identità da una molteplicità di elementi caratteristici che erano completamente assenti nel culto iranico di Mithra: una serie di iniziazioni a livelli sempre più alti, accompagnate dal più stretto segreto sulle dottrine del culto; i particolari templi a forma di grotta, nei quali i devoti del culto si riunivano; e, cosa più importante, la sua iconografia, in particolare la tauroctonia. Nessuna di queste caratteristiche essenziali del mitraismo occidentale poteva ritrovarsi nel culto iranico di Mithra. Cumont cercò allora di spiegare queste caratteristiche come "trasformazioni" cui la religione "iranica" era andata incontro durante il presunto passaggio dalla Persia all'Impero romano.
Dunque, per prendere quello che è forse il più importante esempio, non ci sono prove che il dio iranico Mithra abbia mai avuto qualcosa a che fare con l'uccisione di un toro. Posto di fronte al problema di trovare un antico parallelo iranico all'uccisione del toro, Cumont cercò d'individuare un mito iranico nel quale un toro veniva ucciso. Tuttavia, nel mito che Cumont scelse, il toro non è ucciso, come ci aspetterebbe, da Mithra, bensì da Ahriman, la forza del male cosmico. Perciò, Cumont fu costretto ad ipotizzare l'esistenza di una variante di questo mito (variante per la quale non ci sono testimonianze iraniche), in cui ad uccidere il toro sia Mithra, e non Ahriman. Il mito di cui si avvalse Cumont si ritrova nel "Bundahishn" ("Creazione Originale"), un testo zoroastriano del IX secolo d.C. ma che incorpora tradizioni più antiche, nel quale si racconta la storia della creazione di un uomo e di un toro archetipici ad opera di Ahura Mazda, il dio supremo del bene. Secondo la storia, le forze del male, guidate da Ahriman, assalirono queste due creature e le uccisero. Dai loro corpi, allora, ebbero origine le diverse forme di vita che abitano la Terra.
Cumont tentò di armonizzare questo mito con l'immagine dell'uccisione del toro del culto occidentale, presentando il seguente quadro composito, che ancora oggi fornisce alla maggior parte dei non specialisti il tipico schema riassuntivo del mito centrale mitraico. Quando Mithras uccise il toro,

"si verificò un prodigio straordinario. Dal corpo della vittima moribonda vennero alla luce tutte le erbe e le piante utili che coprono la terra con la loro verzura. Dal midollo spinale dell'animale germogliò il grano che ci dà il pane, e dal suo sangue la vigna che produce la sacra bevanda dei Misteri. Invano lo Spirito del Male scagliò i suoi demoni impuri contro l'animale che si contorceva dal tormento, per avvelenare in esso la vera fonte della vita; lo scorpione, la formica e il serpente lottarono invano per consumare i genitali e bere il sangue del prolifico quadrupede; ma non poterono impedire il miracolo che era stato decretato.
...Dunque, attraverso il sacrificio che egli aveva così rassegnatamente compiuto, l'eroe tauroctono divenne il creatore di tutti i benèfici esseri sulla terra; e, dalla morte che aveva causato, nacque una nuova vita, più ricca e più feconda dell'antica." (5)

Ho già ricordato l'ovvio problema che nel "Bundahishn", il testo su cui si basò Cumont per ricostruire il mito centrale del mitraismo, il toro viene ucciso non da Mithra, ma da Ahriman. Lo stesso Cumont riconosceva, seppur inconsciamente, che la sua descrizione del mito centrale sembrava forzata, perché subito dopo aver completato la descrizione si rivolgeva ai lettori in questi termini: "Noi, che non abbiamo mai sperimentato lo spirito mitraico della grazia, siamo portati ad essere sconcertati dall'incoerenza e dall'assurdità di questa parte della dottrina, così come è stata descritta nella nostra ricostruzione". (6) Cumont continuò sempre a chiedersi se "incoerenza e assurdità" fossero dovute non alla dottrina mitraica in sé, ma piuttosto agli assunti e ai metodi che egli aveva usato per ricostruire la propria versione di essa.
Nonostante i problemi che l'ipotesi iranica creava, la visione di Cumont riguardo alla natura del mitraismo rimase virtualmente indiscussa per buoni settant'anni. (7) Ma le falle nella teoria di Cumont non potevano passare inosservate per sempre, e nel 1971, col Primo Congresso Internazionale di Studi Mitraici tenutosi all'Università di Manchester, si arrivò ad un punto di svolta. (8)
Nel corso di esso, due studiosi in particolare avanzarono pesanti critiche all'ipotesi iranica di Cumont, che fino a quel momento costituiva il fondamento indiscusso di tutti gli studi mitraici. Uno di loro, John Hinnells, era anche l'organizzatore del convegno, e il suo attacco a Cumont fu perciò particolarmente degno di nota. Di maggiore importanza a lungo termine, tuttavia, fu l'ancor più radicale intervento presentato da R.L. Gordon, il quale dimostrò che le interpretazioni del mitraismo fatte da Cumont erano virtualmente inutili, e che gli studi mitraici dovevano sostanzialmente ripartire da zero.
Qualche breve esempio sarà indicativo del colpo fondamentale assestato da queste critiche. L'immagine centrale del mitraismo, la tauroctonia, nella quale Mithras viene raffigurato mentre uccide il toro, include un certo numero di figure accanto ad essi: un serpente, un cane, un corvo, uno scorpione e a volte un leone e una coppa. Hipnells esaminò le interpretazioni che aveva dato Cumont di queste figure, e trovò che presentavano molte falle. Per esempio, nel caso del cane e del serpente, Cumont riteneva che rappresentassero rispettivamente le forze del bene e del male, poiché in alcuni testi iranici il cane è alleato con la forza del bene, Ahura Mazda; similmente, in altri testi il serpente è un alleato della forza del male, Ahriman. Cumont, perciò, interpretò la correlazione di queste due figure nella tauroctonia come un elemento d'intenso antagonismo, concludendo che questo provava la presenza, all'interno del mitraismo occidentale, del dualismo primitivo caratteristico della religione iranica. Questo, a sua volta, dava un sostegno alla sua tesi che il mitraismo fosse essenzialmente iranico. In risposta, Hinnells indicò il fatto evidente che, se osserviamo la scena dell'uccisione del toro senza preconcetti, non c'è motivo di credere che il cane e il serpente stiano combattendo; l'iconografia stessa non suggerisce alcuna lotta tra le due figure: "La maggioranza delle raffigurazioni presenta il cane e il serpente che si avventano sul sangue eterno, ma ignorandosi l'un l'altro. Il cane e il serpente, quindi, non possono essere portati come prova per dimostrare la teologia dualistica della battaglia primordiale... Questa conclusione mina alle fondamenta la ricostruzione della teologia del mitraismo romano fatta da Cumont in termini di spiegazione dualistica zoroastriana della battaglia primeva". (9) L'interpretazione di Cumont si rivela un circolo vizioso: se il mitraismo è iranico, il cane e il serpente sono simboli di bene e male, e perciò si combattono l'un l'altro; la tauroctonia così esprime il dualismo iranico e, di conseguenza, il mitraismo è iranico. Chiaramente, la conclusione che il mitraismo è iranico non sarebbe stata raggiunta senza averla presupposta fin dall'inizio.
Hinnells non ruppe completamente con Cumont nel sostenere alla fine che il mitraismo conservi un nucleo di ideologia iranica al suo interno. Allo stesso tempo, Hinnells era consapevole che le sue tesi potevano essere usate per sostenere una rottura definitiva: "Non è stata mai presa in considerazione la possibilità che il mitraismo fosse una nuova creazione che usava strani nomi iranici e dettagli di sapore esotico per dare un'appropriata apparenza esoterica ad un culto misterico. Anche se questa teoria [di Cumont], nel complesso, risulta inaccettabile, bisogna esaminarla accuratamente, perché con opportune modifiche potrebbe dare la soluzione più accettabile al problema delle origini del culto romano. In parole povere, bisognerebbe chiedersi se il Mithras romano non sia il Mithra iranico solo di nome." (10) Hinnells non andò fino in fondo a questa teoria, ma si limitò a ipotizzare dei collegamenti tra il mitraismo e l'Iran. Fu invece R.L. Gordon che sviluppò le radicali potenzialità della teoria proposta da Hinnells.
Nel suo intervento al Primo Congresso Internazionale, Gordon adoperò lo stesso tipo di argomentazione che Hinnells aveva usato nell'analisi delle figure del cane e del serpente, ma su una scala molto più ampia. Egli individuò strategicamente vari elementi cruciali nella ricostruzione della dottrina mitraica di Cumont e dimostrò che, in ogni occasione, la tesi di quest'ultimo era circolare, dato che aveva presupposto fin dall'inizio che fosse valido fondare la propria interpretazione sullo stretto confronto con la religione iranica, ma aveva poi usato i risultati di questo metodo comparativo per giustificare l'assunto originario che il materiale iranico fosse rilevante per il mitraismo romano.
Così, Cumont aveva affermato che il cosiddetto dio dalla testa leonina, la cui immagine era spesso stata trovata nei templi mitraici, rappresentasse la deità iranica Zurvan, il dio del tempo infinito. Comunque, secondo Gordon:

"Notando che, in numerose rappresentazioni, il serpente si avvolgeva intorno alla deità, e che il dio teneva nelle mani un bastone e delle chiavi e poggiava i piedi su un globo, [Cumont] osservò che ciò implicava una relazione tra il dio, il tempo e il potere. Ma subito passò alle infondate conclusioni che questo simbolismo si riferisse al tempo infinito e al potere cosmico supremo o primario. È stato poi facile sottolineare l'evidenza che i Persiani e i Magi credessero in una tale entità, che chiamavano Zurvan. La tesi è una totale 'petitio principii', in quanto presuppone che tale simbolismo abbia proprio questo specifico significato, cosa che andrebbe provata indipendentemente." (11)

Così, continua Gordon, "Cumont semplicemente suppose che in ogni punto critico l'evidenza (iranica) fosse rilevante, e ne trasse le conclusioni come se si trattasse di un fatto comprovato, e non di pure ipotesi di lavoro." (12)
Dopo aver esaminato numerosi esempi di questo genere con gli stessi risultati, e aver fornito ulteriori argomentazioni teoriche, Gordon concluse che l'ipotesi iranica di Cumont fosse completamente infondata e che fosse necessario scartare "ogni teoria che presume valido il riferirsi alla religione iranica... per spiegare il significato e la funzione dei simboli nella versione misterica occidentale del mitraismo." (13)
Questi attacchi alle teorie di Cumont fatti da Hinnells e Gordon segnarono, nel 1971, un punto di svolta decisivo nello studio del mitraismo, Da quel momento in poi, non fu più possibile ipotizzare l'origine iranica del mitraismo romano. Ma nessun'altra spiegazione alternativa sulle origini del mitraismo venne proposta. Gordon, da parte sua, giunse alla conclusione che le prove in nostro possesso non erano probabilmente sufficienti per ricostruire lo sviluppo del mitraismo o per stabilire quali fossero le dottrine centrali del culto: "La tesi implica che sappiamo, e possiamo sapere, molto meno sul mitraismo rispetto a quanto avevamo supposto in precedenza, poiché la nostra ignoranza riguardo al pantheon, all'escatologia, ai miti e all'intera sovrastruttura della religione è praticamente totale. C'è un abisso dove Cumont pensava ci fossero solide basi... La maggioranza dei dati basilari riguardo all'organizzazione del credo non sono, e probabilmente non saranno mai, a noi accessibili." (14)
Comunque, contrariamente ai pronostici pessimistici di Gordon, dopo che gli studi sul mitraismo si furono liberati delle limitazioni imposte dalle ipotesi iraniche di Cumont, non passò molto tempo prima che si affacciassero ipotesi alternative. Così, a metà degli anni Settanta, diversi studiosi, e anch'io tra questi, scoprirono (o, più esattamente, riscoprirono) indipendentemente l'uno dall'altro un approccio al significato della tauroctonia mitraica radicalmente diverso. Come risulterà evidente nelle pagine successive, questo approccio proverà a fornire delle risposte a molti dei problemi che Gordon, alla vigilia della ribellione a Cumont, pensava fossero essenzialmente insolubili. Infatti, questo percorso d'indagine alternativo potrebbe svelare, dopo quasi duemila anni, il segreto centrale dei misteri di Mithras.

Note:
1. Emest Renan, "Marc-Aurèle et la fin du monde antique", Calmann-Lévy, 1923, Paris, p. 579. Le traduzioni sono dell'Autore tranne dove indicato.
2. Franz Cumont, "The Mysteries of Mithra", Dover, New York, 1956, p. 43.
3. Il migliore quadro generale delle testimonianze relative agli aspetti esteriori del mitraismo è tuttora in Cumont, "Mysteries" (op. cit.), e Maarten Vermaseren, "Mithras, the Secret God", Barnes e Noble, New York, 1963. Per una recente analisi sociologica di questi aspetti esteriori, vedi R.L. Gordon, "Mithraism and Roman Society", in "Religion", 2, n. 2 (autunno 1972), pp. 92-121. Cfr. anche Roger Beck, "Mithraism since Franz Cumont", in "Aufstieg und Niedergang der römischen Welt", a cura di Wolfgang Haase, Walter de Gruyter, New York, 1984, 2.17.4, in particolare pp. 2089- 95.
4. Franz Cumont, "Textes et monuments figurés relatifs aux mystères de Mithra", 2 voli., H. Lamertin, Brussels, 1896, 1899.
5. F. Cumont, "Mysteries", pp. 136-37.
6. Ibidem, p. 147.
7. Con l'unica, isolata eccezione di una monografia critica di Stig Wikander ("Études sur les mystères de Mithras", Vetenskapssocieteten i Lund, Årsbok, 1951). Probabilmente perché l'alternativa da lui suggerita era inaccettabile, le critiche di Wikander a Cumont passarono per lo più inosservate, ad eccezione di Jacques Duchesne-Guillemin che, in "Ormazd et Ahriman", Presses Universitaires de France, Paris, 1953, pp. 126 segg., e in "La Religion de l'Iran ancien", Presses Universitaires de France, Paris, 1962, affermava che Cumont "sembra aver esagerato il ruolo delle identificazioni fra le concezioni iraniche e quelle classiche" (p. 249).
8. Gli atti del congresso furono curati e pubblicati da John Hinnells sotto il titolo "Mithraic Studies", 2 voll., Manchester University Press, Manchester, 1975, d'ora in poi citato come "Mithraic Studies".
9. Ibidem, vol. 2, pp. 293, 298.
10. Ibidem, voI. l, p. XIII.
11. Ibidem, p. 221. Corsivo originale.
12. Ibidem.
13. Ibidem, p. 225.
14. Ibidem, p. 246.

INDICE:

Prefazione pag. 9
Prefazione alla seconda edizione pag. 11
Capitolo 1. I misteri di Mithras pag. 13

Capitolo 2. Le stelle e il sacrificio del toro pag. 24

Capitolo 3. Mithras e Perseo pag. 34

Capitolo 4. Il culto di Perseo a Tarso pag. 48

Capitolo 5. L'equatore celeste pag. 55
Altre figure oltre Mithras pag. 55
Mithras e l'equatore celeste pag. 65
I portatori di fiaccole e gli equinozi pag. 71

Capitolo 6. Il significato dell'uccisione del toro pag. 75
l filosofi di Tarso pag. 75
lpparco e la scoperta della precessione degli equinozi pag. 85
I misteri mitraici e la precessione degli equinozi pag. 91
I pirati della Cilicia pag. 97
Mitridate Eupatore e il nome Mithras pag. 98
Il combattimento leone-toro pag. 100
Riepilogo pag. 103

Capitolo 7. Il simbolismo cosmico del mitraismo pag. 105
Mithras kosmokrator pag. 105
Simbolismo mitraico delle Età del Mondo pag. 109
Mithras e Helios pag. 112
I portatori di fiaccole e i Dioscuri pag. 120
Il dio dalla testa leonina e la Gorgone pag. 126

Epilogo pag. 135
Appendice I: Le gambe incrociate dei dadofori pag. 137
Appendice II: Mithras, il sole ipercosmico e la nascita da una roccia pag. 138
Appendice III: Perché non un pesce mitraico? pag. 148
Appendice IV: La concezione degli equinozi di Ipparco pag. 150

Bibliografia delle opere citate pag. 159
Indice dei nomi e dei testi pag. 165

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