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libri scelti da Francesco Di Blasi

I MILLE VOLTI DEL GRAAL

di Roberto Volterri e Alessandro Piana
Sugarco edizioni
pagg. 268 - € 18,80
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L'ARGOMENTO:

Rennes-le-Château e il mistero dell'abbazia di Carol Qual è la vera natura del Graal? Si tratta della coppa con cui Gesù celebrò l’ultima cena? O forse è la lancia che ferì il costato di Cristo? O magari è la Sacra Sindone?
Qua e là per il mondo molte località rivendicano il possesso di questa imprendibile testimonianza di eventi accaduti oltre due millenni or sono. Anche l’Italia è particolarmente ricca di luoghi legati, in un modo o nell’altro, alle vicende riconducibili ai "mille volti" con cui il Santo Graal avrebbe manifestato la sua presenza.
Qual è il vero messaggio nascosto da Leonardo nel Cenacolo di Milano? Cosa si nasconde nel Tempio di Castel del Monte? È davvero il sangue di Cristo quello conservato nelle cittadine di Mantova e Sarzana? La città magica di Torino è il vero nascondiglio del Graal? La spada nella roccia di San Galgano ispirò i romanzi cavallereschi? E ancora, perché la figura di Re Artù emerge da affreschi, mosaici e bassorilievi più antichi delle sue storie? Roma, Bari, Venezia, Aosta, Alessandria, Catania e numerose altre città ancora nascondono molti "segreti" su cui indagare…
Questo libro vuole rispondere a queste domande indagando da un originale punto di vista su vicende storiche e leggende che hanno origine in un lontano passato, permettendo al lettore di incamminarsi, attraverso itinerari, monumenti e simboli, sulle "tracce" italiane del Santo Graal. Un’apposita Appendice introduce il lettore anche ad una pratica sperimentazione con le tecniche degli Stereogrammi e dell’Anamorfosi per cercare di individuare in particolari dipinti o in altre immagini ciò che forse c’è… ma non si vede.

Roberto Volterri, nato a Roma, laureato in archeologia, conduce ricerche di carattere archeometallurgico in ambito universitario. A partire dai primi anni '60 si è occupato di apparecchi elettronici dedicati alla ricerca ESP, poi descritti nei libri "Psicotronica" (1976), "Enigma uomo" (1977) e "Alla ricerca del pensiero" (1979), tutti e tre pubblicati dalla Sugarco ed in corso di riedizione aggiornata.
Autore di moltissimi articoli su riviste specializzate, ha partecipato e partecipa a varie trasmissioni radiotelevisive sia su reti RAI che su reti private.
Tra gli altri libri pubblicati da Volterri: "Dimensione tempo", "L'universo magico di Rennes-le-Château", "Rennes-le-Château e il mistero dell'abbazia di Carol", "Baphomet", "Archeologia dell'introvabile", "Manuale di Psicotronica sperimentale", "Archeologia dell'invisibile" e "Narrano antiche cronache...".

Alessandro Piana, 28 anni, dottore in scienze biologiche, vive e lavora a Milano. Studioso di storia e tradizione dei cavalieri Templari, dell'eresia Catara e delle Società esoteriche, si occupa da oltre dieci anni del mistero di Rennes-le-Château. Sull'argomento ha pubblicato, con Roberto Volterri "Rennes le Château e il mistero dell'abbazia di Carol", "L'universo magico di Rennes-le-Château", "Baphomet" e vari articoli su riviste specializzate. Ha pubblicato inoltre "Sindone: gli anni perduti".

PREFAZIONE di Giorgio Medail:

Dopo secoli passati "in sonno" forse questo è il momento del risveglio. La sua luce, il suo irresistibile richiamo sta tornando a farsi sentire. Si è trattato di un sonno profondo, provocato dalla sbornia materialistica che, dalla rivoluzione illumini sta in poi, ha sterilizzato l'uomo dalle sue pulsioni spirituali. Un sonno che ora ci costringe ad attraversare con dolore un deserto infinito dove è bandita la scintilla divina che ci rende diversi da un portacenere o da un sasso.
Il Graal sta tornando a risplendere.
I nuovi barbari, uomini sempre più istruiti ma sempre più ignoranti, quelli che sanno tutto su un bottone ma non sanno niente del Tutto, non possono rendersene conto, né potranno mai farlo. Perché il rapporto col Graal non può essere intellettuale, mentale. Al contrario è un vero e proprio "corpo a corpo" col divino, fatto di tensione spirituale totalizzante, come quei cristiani fuggiti nel deserto per non accettare la religione dell'Impero voluta da Costantino. Non volevano saperne di mediatori o di Chiese tra la propria anima e Dio. Cercavano l'esperienza umana, diretta, con l'Assoluto.
Oggi alcuni eventi epocali ci stanno segnalando il cambiamento in atto: con la scomparsa di Giovanni Paolo II - enormemente amplificata dai media - miliardi di uomini si sono interrogati sul mistero della morte e dell'aldilà. Argomenti tabù che non hanno diritto di cittadinanza nel flusso perpetuo, chiassoso, dell'idiozia mediatica (il mistero divino si nutre di silenzio...).
Ancora: vengono stupidamente liquidati con l'epiteto di "fondamentalisti cristiani" i milioni di americani che ribellandosi alle "intellighenzie" dominanti nel loro paese mettono al primo posto - prima della politica - un autentico bisogno di spiritualità. E il dibattito mondiale sugli embrioni riporta al centro dell'attenzione, contro gli interessi e i brevetti delle case farmaceutiche, il tema della vita.
Il Graal sta tornando a risplendere.
Dal libro "Il Santo Graal" di Franco Cardini, Massimo Introvigne, Marina Montesano: "A livello letterario la ricerca del Graal è solo una bella avventura cavalleresca, ma a livello allegorico è il racconto del processo che conduce alla conquista della sapienza. Ma si tratta di una ricerca infinita: il Graal resta ineffabile e insondabile, e tale insondabilità permane il nucleo ultimo del suo mistero."
Definizione perfetta. Ma attenzione: la conquista della sapienza non ha nulla di "faustiano". Essa è il risultato di un'alchimia profonda che trasforma in oro il metallo vile, che distilla la materia in cui siamo imprigionati ricavando l'oro spirituale. È l'Impresa a cui sono chiamati i cavalieri della Tavola Rotonda. Nel frattempo la cultura dominante (e arrogante) non vede i segni del nuovo che ha sotto il naso, vive lontana dal cuore della gente, continua a non capirla. Ignora quanto siamo divorati dal bisogno di trovare il nostro nuovo/vecchio/eterno Graal.
"Paccottiglia pseudo-culturale e irrazionale che pasticcia falso naturismo e falso misticismo opponendosi al sapere scientifico e razionale", così il filosofo Claudio Magris bolla il grande e inconsapevole movimento (artificiose fumisterie?) che trasformerà questo vecchio mondo, opponendosi alla dittatura globale di quel 'sapere' scientifico, tecnologico e strategicamente suicida, che si illude di aver sancito sulla terra il dominio biblico dell'uomo, magari manipolando il Dna. Dovrete fare i conti con quella 'paccottiglia'...
L'insopprimibile tensione verso il divino - Graal - oggi, a dispetto di chi ha remato contro torna ad irrompere con prepotenza nello scenario della vita umana fino a toccare il cuore anche del mondo scientifico più aperto, finalmente approdato ad una visione olistica del mondo. Basta leggere i libri degli scienziati che si occupano di fisica quantistica per rendersene conto. La scintilla è però partita dal basso, da quello che con disprezzo è stato definito "proletariato culturale", boccalone all'inverosimile ma in marcia sulla strada giusta e con nel cuore una travolgente energia.
È di questa tensione, di questi segni disseminati ovunque nei secoli, che vi parla il libro che avete tra le mani. Se, come hanno fatto gli autori, vi metterete in cammino per le strade del mondo, di segni simili ne troverete parecchi, perché l'"homo religiosus" ha sempre cercato quella coppa, anche prima di Cristo, fin da quando abitava nelle caverne. E lo farà negli anni a venire. Cesare Medail, nel libro "Le Piccole Porte", lo definisce un impulso interiore e spiega: "...quella di trascendere la realtà visibile è un'aspirazione diffusa e comune all'umanità, oggi meno evidente perché seminascosta dai velami di culture ipertecnologiche ma pronta a riemergere (magari senza essere riconosciuta) appena un tremito qualunque scuota quei velami, nella società come nella persona."
Qualcuno (forse André Malraux) disse: "Il XXI secolo sarà spirituale o non sarà".
Scrive l'evangelista Matteo (26,26-28): Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunciata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: "Prendete e mangiate; questo è il mio corpo". Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: "Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue della nuova alleanza, versato per molti in remissione dei peccati".
Quel sangue è la vita, il Cristo, il passaggio obbligato tra questa e le altre dimensioni. È attraverso di lui che creatore e creature possono comunicare, stabilendo un ponte mistico tra il regno della materia e quello dello spirito. Il Graal dunque non è il pane spezzato, il corpo, la materia, ma contiene qualcosa di molto più prezioso, cioè il sangue, cioè la Vita (eterna).
Quel sangue "divino" scorre anche nelle nostre vene, perché siamo fatti a sua immagine e somiglianza. Il nostro stesso corpo è il "calice" che contiene l'inconcepibile scintilla.
Secondo il principio antropico, l'uomo è il fine dell'universo. Il seme della vita - codice genetico - è partito da molto lontano, si è fatto faticosamente strada per milioni di anni generando una miriade ribollente di specie in concorrenza tra loro sul pianeta fino a costruire una macchina di complessità straordinaria - la più straordinaria che conosciamo, ma forse non la sola - in grado di osservare ciò che l'ha generata. Abbiamo dunque una "responsabilità" cosmica non da poco: essere la coscienza dell'universo.
Il Graal è dentro di noi. E la scienza senza l'indispensabile spessore spirituale che la trasforma in "Scienza" non riuscirà a mai a trovarlo. È il momento di riscoprire l'alchimia e di celebrare - finalmente - quelle nozze alchemiche tra il Sole e la Luna, tra maschile e femminile, tra luce e tenebre, tra uomo e Dio, tra osservatore e osservato e di tornare ad essere Uno, non più tragicamente Due, irrimediabilmente divisi. Come Giano Bifronte dobbiamo guardare indietro, al passato, per poter guardare nello stesso tempo avanti, al futuro.
Roberto Volterri e Alessandro Piana sono due ricercatori in prima linea, fanno parte di quella rara specie di uomini che vanno ad indagare sul posto, sporcandosi le mani, scavando davvero, non solo in senso figurato. Non osservano la realtà col binocolo rovesciato come i "soloni" della cultura che pontificano su tutto. Scriveva il vecchio Mao sul "Libretto Rosso": "Chi non ha fatto inchieste non ha diritto di parola". Cioè: prima di parlare informatevi! Questo Volterri e Piana hanno fatto con un occhio di riguardo per il territorio italiano.
Il Graal è nascosto in mezzo ad una grande foresta di Graal. Per cercarlo, e questo solo conta, bisogna entrare nella selva oscura, vagare da una città ad un paese, da un castello in rovina ad una chiesa poco nota. E chi più cerca più raccoglie, perché i segni si moltiplicano, le tracce si fanno evidenti, mille fili si intrecciano...
Impariamo a guardare e ciò che a prima vista sembra occulto si svelerà sotto i nostri occhi.
Buona lettura.

INTRODUZIONE:

Che cosa sia il Santo Graal si sa:
è qualcosa di cui non si sa né cosa sia, né se ci sia.
(Piergiorgio Odifreddi, matematico)

Montségur, Ariège: agosto 2004. L'erto sentiero che porta alla rocca si staglia nitido nel limpido cielo d'agosto. A piccoli passi ci stiamo avvicinando a quello che potrebbe apparire benissimo come il castello del Graal, il nido dell'aquila.
A pochi metri da noi, oltre sette secoli fa, un gruppo di uomini, donne, bambini visse per alcuni mesi - dal maggio del 1243 al marzo dell'anno successivo - in condizioni precarie, assediato dalle truppe di Ugo d'Arcis.
Erano i Catari. Qualcosa sapevano, qualcosa nascondevano, qualcosa disperatamente cercato in questi luoghi anche dall'enigmatico Otto Rahn e ancor più ardentemente voluto da Adolf Hitler.
Era forse il mitico, inafferrabile Santo Graal?
Nell'arrampicarci pensiamo che ci sono oltre duemila anni di storia, di miti, di leggende fiorite in Terra Santa e approdate, forse, in questi luoghi, nel sud della Francia, lì davanti a noi. E ci sono oltre mille anni di misteri e di inarrestabili ricerche. Questa volta - come diversivo tra le indagini sui misteri di Rennes-le-Château, di Bérenger Saunière, dell'abbazia di Carol e di Louis de Coma - ha inizio anche un'altra avventura. Un'avventura che ci porterà ad indagare - spesso "de visu" o, a volte, con l'aiuto dei soliti polverosissimi libri - in varie parti d'Europa e, in particolare, d'Italia.
Ha inizio, così, la nostra "Cerca"...

* * *

Il Santo Graal rappresenta forse il tesoro più ricercato dagli Indiana Jones che si sono avventurati, nel corso dei secoli, nell'esplorazione delle pieghe più oscure ma affascinanti della storia dell'umanità. La sua ricerca ha impegnato esistenze intere a partire da quando, all'improvviso, ha fatto la sua comparsa nelle pagine di un romanzo medievale.
Ma è apparso ben prima - con "mille volti" - nella vita, nelle umane vicende di individui che hanno voluto dedicare tutte le loro energie, tutte le loro conoscenze essoteriche, ma ancor di più esoteriche, alla ricerca degli aspetti meno conosciuti di ciò che avvenne realmente in Galilea, in Samaria, sulle rive del lago di Tiberiade. Nella terra di Gesù il Cristo...
Ma è dalla lettura in epoca medievale di testi romanzati che schiere di cavalieri, studiosi, esploratori ed archeologi, o semplici curiosi animati dal desiderio di ritrovare la reliquia più sacra della cristianità, hanno creduto di averla localizzata in ogni angolo del globo, dal Medio Oriente al Nuovo Mondo passando, soprattutto, attraverso la vecchia Europa, in nazioni quali la Francia e l'Inghilterra, dove la leggenda del Graal ha visto, verosimilmente, la luce e si è sviluppata.
Sulle sue tracce, molto tempo fa, abbiamo deciso anche noi di incamminarci per cercare di fare un po' di chiarezza su questo tema, ben consapevoli però delle infinite difficoltà che avremmo incontrato - e che ci hanno fatto realmente compagnia durante la stesura di questo libro! - nel descrivere luoghi e circostanze in cui siano apparsi, si siano manifestati elementi concreti a favore dell'ipotesi della reale esistenza fisica di ciò che abitualmente viene inteso come Santo Graal. Oppure di sperdute località ove si abbia avuto sentore della presenza di soltanto infinitesimali o più consistenti segnali, simboli atti ad avvalorare miti e leggende ad esso relativi.
I risultati di questa indagine vengono presentati in questo nostro nuovo lavoro, che segue idealmente i due precedenti dedicati al mistero di Rennes-le-Château, una delle varie località francesi ritenute da diversi ricercatori essere uno dei luoghi in cui venne custodito il Santo Graal. Qualunque cosa si intenda con questo termine.
Ed è proprio questa la prima domanda che ci poniamo nell'affrontare questa ricerca, nell'iniziare il nostro lavoro: "Che cos'è il Santo Graal?".
A questo proposito analizzeremo insieme al lettore le diverse ipotesi riguardanti la natura del Graal, i suoi "mille volti", partendo dalle origini del Graal secondo la letteratura cavalleresca fino ad arrivare alle teorie più recenti, come quella riportata in auge dal fortunatissimo libro "Il Codice da Vinci" riguardante il Sang Real, la presunta discendenza di Cristo attraverso Maria Maddalena. Cercando ovviamente di aggiungere qualcosa di nuovo!
Ma non ci fermeremo certo alle teorie più in voga. Il nostro desiderio è quello di analizzare anche le teorie, per così dire, "alternative" andando a ricercare nelle pieghe del tempo alcune ipotesi suggestive che allargherebbero il concetto di Graal senza limitarlo alla visione che ci è, da sempre, stata fornita attraverso i romanzi cavallereschi.
Una volta passati in rassegna "i mille volti del Graal" cercheremo di rispondere alla seconda domanda: "Dove si trova il Santo Graal?".
In questo caso non ci occuperemo solamente delle ubicazioni più note proposte dai ricercatori di tutto il mondo quali possibili nascondigli del Graal: la cappella di Rosslyn, in Scozia; il monastero di Glastonbury, in Inghilterra, oppure la rocca di Montségur, nel sud-ovest della Francia - sì, proprio il luogo ove questa nostra "Cerca" ha avuto inizio - e altre località ancora in giro per l'Europa e nel resto del mondo.
Scopo principale di questo libro è, infatti, quello di analizzare le leggende, le tradizioni e i fatti storici che indicano nell'Italia uno dei paesi in cui il Santo Graal sarebbe stato portato, sarebbe transitato e in cui potrebbe tuttora trovarsi. È proprio così!
Il nostro Paese annovera, da nord a sud e da est a ovest, una serie di località legate intimamente alla tradizione del Graal. Cercheremo quindi di analizzare tutte le ipotesi, anche le più misteriose e controverse, per sottolineare l'importanza dell'Italia nelle vicende del Graal.
"Excusatio non petita, accusatio manifesta", recita però un notissimo adagio nella lingua dei nostri padri. L'intuibile significato - anche per chi ha abbandonato da tempo le aule del Liceo - afferma che "scusarsi" prima ancora di essere "accusati" significa sicuramente aver qualcosa da nascondere, insomma ammettere di essere dalla parte del torto ancor prima di venire incolpati. Non è il nostro caso, e in queste necessarie parole di introduzione vorremmo metterlo bene in chiaro.
La nostra "Cerca" sui "mille volti del Graal" - svoltasi, come già accennato, in gran parte sul campo e in parte sui soliti polverosi libri - ha inteso fornire al lettore una panoramica, certamente non esaustiva, di ciò che comunemente può intendersi per Santo Graal e su dove, ragionevolmente, questo "quid" definito Graal si sarebbe potuto nascondere nei secoli passati e... ancora oggi!
Abbiamo così voluto fornire una serie di informazioni di carattere storico e letterario, oltre ad indicare al lettore dove indagare maggiormente, dove cercare ulteriori tracce, dove mettere in luce particolari che a noi - e a molti altri ricercatori - potrebbero essere sfuggiti.
È altresì ovvio che non ci si dovrà certo aspettare di andare in una qualunque delle città italiane citate nel libro e trovare il Sacro Calice... dietro l'angolo!
Al termine di ogni capitolo dedicato alle città italiane abbiamo voluto aggiungere una scheda di viaggio per cercare di facilitare il compito ai lettori più intraprendenti, fornendo indicazioni su come raggiungere le località e su dove sono ubicati i diversi luoghi di interesse insieme ai relativi orari d'apertura.
Ci scusiamo anticipatamente se dovessero esserci delle inesattezze riguardo a questi punti. Infatti, potrebbero esistere strade molto più comode, oppure più dirette, rispetto a quelle da noi percorse oppure, riguardo agli orari di visita - dato che i nostri viaggi ci hanno portato ad esplorare alcuni luoghi al di fuori del tradizionale orario di apertura al pubblico oppure a causa degli ormai consueti lavori di restauro - a volte ci si potrebbe trovare di fronte a porte irrimediabilmente... chiuse!
Infine, in un'apposita, atipica Appendice, abbiamo deciso di fornire una serie di "istruzioni per l'uso" per "vedere ciò che c'è dove nulla si vede", attraverso la tecnica degli stereo grammi, oppure "percependo l'immagine da un diverso punto di vista", mediante l'anamorfosi. Con l'unico obiettivo di rimanere in tema con il concetto di "messaggi nascosti" che ben si adatta alle vicende del Graal...
Quindi, zaino in spalla, rimbocchiamoci le classiche maniche e avventuriamoci seriamente, senza pregiudizio alcuno, in quella che potremmo definire la nostra personalissima "Cerca".
Faremo tutto questo, però, senza dimenticare il fondamento della tradizione del Graal:
"Non siete voi a trovare il Graal, è il Graal a trovare voi".

Roberto Volterri e Alessandro Piana
16 marzo 2005


Capitolo 1 - IN PRINCIPIO ERA... UN LIBRO!:

Le donne, i cavallier; l'arme, gli amori,
le cortesie, l'audaci imprese io canto.
(Ariosto, "Orlando Furioso", Canto I)

Non è certo nostra intenzione affrontare per l'ennesima volta un viaggio all'interno della filologia romanza rileggendo, passo dopo passo, i diversi testi medievali relativi al Graal ed analizzandone gli archetipi o tutte le possibili allegorie riscontrabili in un'attenta interpretazione dei brani relativi al misterioso "Corteo del Graal". Non ci sogniamo neppure lontanamente di indagare sugli esoterici significati del tagliere, destinato a tagliare la carne di cervo che Perceval e il Re Pescatore dovranno consumare alla presenza del Corteo!
Ci avventureremo appena nell'indagare sul possibile significato della Lancia - forse proprio la Lancia del destino tanto anelata da Hitler - che appare, grondante sangue, alla testa del Corteo stesso, portata da un valletto che percorre ogni lato della sala prima di allontanarsi con essa.
Tutto ciò ci porterebbe lontano, troppo lontano dagli intenti di questo libro che vuole essere una sorta di manuale di viaggio per chi voglia quanto meno prendere coscienza di quante cose strane, di quanti enigmatici luoghi nasconda la nostra penisola, ma anche buona parte dell'Europa.
È nostro desiderio, però, affrontare un brevissimo excursus, insieme ai lettori - ci perdonino i cultori della materia! - nei principali testi che, sul finire del XII secolo, contribuirono alla nascita delle leggende del Graal e alla loro improvvisa diffusione sulla scena mondiale.
Il Graal fa la sua comparsa ufficiale per la prima volta nelle pagine di un romanzo cavalleresco del XII secolo, scritto nella regione della Champagne, nella Francia settentrionale, da Chrétien de Troyes, fedele scrivano di Maria di Champagne, figlia di Eleonora d'Aquitania.
Tra il 1180 e il 1190 Chrétien compone un romanzo dal titolo "Perceval" o "Conte du Graal". Questo libro, dedicato a Filippo d'Alsazia, conte di Fiandra, presenta nelle sue prime pagine l'indicazione del fatto che la trama del "Perceval" si ispira ad un libro donato all'autore dallo stesso Filippo.
Questo testo rappresenta un vero e proprio romanzo iniziatico giacché racconta come il giovane Perceval il Gallese, indicato anche come "il figlio della vedova" - termini questi che ritroveremo ampiamente diffusi in ambito massonico -, intraprenda la professione di cavaliere pervenendo, dopo diverse peripezie, ad un grado più elevato di perfezione spirituale.
Lungo il suo peregrinare fatto di incontri rivelatori e coraggiosi duelli, Perceval giunge al castello del Re Pescatore dove assiste ad uno strano corteo, quello a cui abbiamo prima fatto cenno e conosciuto come il "Corteo del Graal":

Mentre parlano di questo e d'altro, un valletto viene da una camera, e tiene una lancia lucente impugnata a metà dell'asta. Passa tra il fuoco e coloro che sono assisi sul letto. E tutti i presenti vedono la lancia chiara e il ferro bianco. Una goccia di sangue colava dalla punta del ferro della lancia. Fin sulla mano del valletto colava la goccia di sangue vermiglio. Il giovane ospite vede tal meraviglia e si trattiene dal domandarne ragione. È perché rammenta le parole del maestro di cavalleria. Non gli insegnò che mai si deve parlare troppo? Porre domanda sarebbe villania. Non dice parola.
Due valletti arrivano allora, tenendo in mano candelieri d'oro fino lavorato a niello. Uomini molto belli erano i valletti che recavano i candelieri. In ogni candeliere bruciavano dieci candele, a dire il meno. Una fanciulla molto bella, slanciata e ben adorna veniva coi valletti e aveva tra le mani un graal. Quando fu entrata nella sala col graal che teneva, si diffuse una luce sì grande che le candele persero il chiarore, come stelle quando si leva il sole o la luna. Dietro di lei un'altra damigella recava un piatto d'argento. Il graal che veniva avanti era fatto dell'oro più puro. Vi erano incastonate pietre di molte specie, le più ricche e le più preziose che vi siano in mare o sulla terra. Nessuna potrebbe paragonarsi alle pietre che cingevano il graal. Come la lancia era passata davanti al letto, così passarono le due damigelle. Andarono da una stanza all'altra. Il giovane le vide passare, ma a nessuno osò domandare a chi si presentasse il graal nell'altra sala, perché sempre aveva nel cuore le parole dell'uomo saggio, il maestro di cavalleria.

La curiosità del giovane è forte, egli desidererebbe chiedere alcune cose quali: qual è il vero significato di questo corteo, cosa è veramente il Graal e a chi viene servito, ma ricordando la discrezione insegnatagli dal suo precettore, non osa fare domande.
Le sue audaci imprese proseguono fino ad arrivare al giorno del Venerdì Santo quando, in un eremo, un misterioso anacoreta, che si rivelerà essere sia un suo parente che un parente del Re Pescatore, gli rivela che il Graal contiene un'ostia:

Quest'ostia sostiene e conforta la sua vita, tanto essa è santa, ed egli stesso è sì santo che nulla lo fa vivere se non l'ostia del graal.

Al momento della descrizione del "Corteo del Graal" Chrétien non ci informa sul contenuto del recipiente, ma si limita ad indicarci che una luce fantastica emana da questo oggetto. A questo punto, però, Perceval viene a sapere che il Graal contiene un'ostia destinata a nutrire il Re ferito. Per questo motivo possiamo quindi considerare il recipiente presentatoci da Chrétien come un ciborio e, almeno per il momento, non come un calice, la forma del Graal sicuramente più conosciuta.
Perceval, giunto a questo punto, decide di rimanere insieme all'eremita allo scopo di perfezionare il più possibile il proprio spirito.
Il libro prosegue narrando le avventure di un cavaliere della Tavola Rotonda, "messer" Galvano - nome, questo, che ci porterà fra qualche pagina in Italia - lasciando del tutto incompiuto il racconto del proseguo delle vicende di Perceval e fornendo spazio, in questo modo, allo sviluppo della leggenda.
Questo romanzo dà il via ad una serie di testi che, in modo diverso, continuano e ampliano il racconto del Graal tentando, ciascuno a proprio modo, di completare la "Cerca" di Perceval, accentuando, in questo modo, l'aspetto cristiano del Graal.
Nascerà così un'abbondante letteratura dove il Graal diventerà inevitabilmente il Sacro Calice contenente il sangue di Cristo.
Questa ne è se non l'interpretazione più diffusa, almeno quella più nota!

I continuatori di Chrétien, la febbre del Graal
I tentativi di completamento dell'opera di Chrétien arrivano pochi anni dopo la stesura del "Perceval".
Il racconto gallese di "Peredur" è contenuto in due diversi manoscritti medievali. Il primo è conosciuto con il nome di "Libro Rosso di Hergest", datato XIV secolo, l'altro è chiamato "Libro Bianco di Rydderch", e risale all'inizio del XIII secolo.
A differenza del libro di Chrétien però, in questi testi non compare mai il termine Graal, ma agli occhi del protagonista, Peredur, si presenta un Corteo molto simile a quello a cui aveva assistito Perceval. In questo caso, l'oggetto principale del Corteo è rappresentato da un vassoio sul quale è posta una inquietante testa mozzata immersa nel sangue:

Peredur conversava con lo zio quando vide due uomini attraversare la sala ed entrare in una camera: portavano una lunga lancia dalla cui punta colavano a terra tre rivoli di sangue. [...] Dopo qualche istante di silenzio, entrarono due fanciulle che portavano un grande vassoio sul quale poggiava la testa di un uomo immersa nel sangue.

Anche in questo caso, come nel "Corteo del Graal" descritto da Chrétien, si parla della Lancia che sanguina. Questo oggetto presentato da Chrétien verrà identificato, dai continuatori dell'opera dell'autore del "Perceval", con la lancia che il centurione Longino conficcò nel fianco di Gesù sulla croce. Lancia che Hitler vorrà a tutti i costi per sé e che - ma sarà veramente quella usata sul Golgota, l'originale? - è ora conservata presso il "Weltliche Schatzkammer" del museo Hotburg di Vienna.

Altro testo di notevole importanza per la nostra trattazione risulta essere il "Perlesvaus", composto sotto l'influenza diretta dell'abbazia di Glastonbury, fortemente legata ai Plantageneti, che grande importanza hanno avuto nello sviluppo della tradizione arturiana. Infatti, nel 1190, in seguito ad alcune ricerche commissionate da Enrico Il, a Glastonbury venne scoperta la tomba di re Artù e della regina Ginevra, dei quali i Plantageneti si sono sempre considerati eredi.
I personaggi principali di quest'opera risultano essere: Perlesvaus, Lancillotto, Artù e Galvano. A differenza del "Peredur", in questo caso il Graal viene nominato ed è proprio uno dei personaggi protagonisti, "messer" Galvano, il destinatario della visione del Graal:

D'un tratto, da una cappella uscirono due damigelle: una teneva tra le mani il Santo Graal e l'altra la Lancia dalla cui punta il sangue stillava cadendo nel Santo Vaso. Camminando fianco a fianco entrarono nella sala in cui i cavalieri desinavano con messer Galvano. E l'aroma che si sprigionava dal Sacro Vaso era così soave e santo che essi dimenticarono il mangiare. Galvano osservò il Graal e gli parve che dentro ci fosse un calice di una foggia rara per quei tempi, e guardando la punta della Lancia da cui stillava il sangue vermiglio gli sembrò di vedere due angeli che portavano due candelabri d'oro con i ceri accesi. Le damigelle gli passarono davanti ed entrarono nella cappella. [...] Ma ecco che le due fanciulle riescono dalla cappella e ripassano davanti alla tavola, e allora a Galvano pare di scorgere tre angeli invece dei due che aveva visto prima. Gli sembra anche che nel Graal vi sia la figura di un bambino.
Il capo dei cavalieri gli disse qualcosa, ma Galvano tenne gli occhi fissi davanti a sé e vide che sulla tavola cadevano tre gocce di sangue. Troppo stupito per parlare, non disse una sola parola, e le damigelle si allontanarono. Allarmati, i cavalieri si guardarono tra loro mentre Galvano, continuando a fissare le gocce di sangue, stendeva una mano per toccarle. Ma con suo grande dolore esse gli sfuggirono ed egli non poté sfiorarle né con le dita né con altre parti del corpo. Ed ecco che le fanciulle ripassano ancora una volta davanti alla tavola. Ora a messer Galvano sembra che siano tre, e quando solleva lo sguardo gli pare che il Graal sia sospeso in aria e che sopra ci sia un uomo inchiodato a una croce con una lancia conficcata nel costato.
Preso da profonda compassione, Galvano non riesce a pensare ad altro che alle tremende sofferenze del Re. Il capo dei cavalieri lo esorta di nuovo a parlare, ed egli dice che se non lo farà subito non ne avrà mai più l'occasione, ma Galvano continua a tacere, non lo ascolta e tiene lo sguardo fisso verso l'alto. Allora le damigelle rientrano nella cappella e scompaiono insieme al Santo Graal e alla Lancia.

Il merito dell'autore è. quello di avere inserito. nel contesto graaliano la figura di Giuseppe d'Arimatea, questo enigmatico personaggio presente nei Vangeli.
Nei Vangeli canonici, si parla poco di quest'uomo. Sappiamo soltanto, ad esempio, che: "C'era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, persona buona e giusta" (Luca 23,50); "Dopo questi fatti, Giuseppe d'Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per paura dei Giudei, chiese a Pilato di prelevare il corpo di Gesù" (Giovanni 19,38); ma soprattutto che ebbe un ruolo importante nella sepoltura del Redentore: "Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatto scavare nella roccia" (Matteo 27, 59-60).
La figura di Giuseppe d'Arimatea verrà ripresa da Robert de Boron nella sua opera nella quale si completerà quella che viene considerata la "cristianizzazione" del Graal.

Nel "Perlesvaus" non si fa altro che cercare di dimostrare come Glastonbury risulti essere l'unico luogo in cui sia possibile ritrovare il Graal, ma come vedremo nel proseguo del libro non è così. Sono molte altre le località che reclamano la presenza in passato o anche nel presente del Santo Graal. Come vedremo molte di queste località si trovano sul suolo italiano. Prima di analizzarle insieme nel dettaglio abbiamo, però, qualche altro testo da esaminare.
Ancora un po' di pazienza...

INDICE:

Prefazione di Giorgio Medail pag. 9
Introduzione pag. 13
Ringraziamenti pag. 17

Parte prima - CHE COS'È IL SANTO GRAAL?  

Capitolo 1 - In principio era... un libro! pag. 21
  I continuatori di Chrétien, la febbre del Graal pag. 23
  Robert de Boron e la "cristianizzazione" del Graal pag. 25
  Il trionfo del Parzival, il Graal orientale pag. 27

Capitolo 2 - Le forme del Graal, dai romanzi cavallereschi alla spiritualità cristiana  
pag. 29
La Sacra Coppa pag. 30
La Lancia pag. 32
La Testa mozzata pag. 33
La Pietra pag. 33
La Spada pag. 34
Il Preziosissimo Sangue di Cristo pag. 35

Capitolo 3 - Il Sacro Cuore e il Sacro Graal pag. 37

Capitolo 4 - I Templari custodi del Graal? pag. 40
Il Baphomet e la Sindone pag. 41

Capitolo 5 - Santo Graal o... Sang Real? pag. 47
La figura di Maria Maddalena nei Vangeli pag. 49
Il misterioso destino della Maddalena pag. 50
Una possibile tappa del viaggio del Santo Graal pag. 52
Dal Vangelo secondo... Maria Maddalena pag. 54
Il discepolo prediletto e la sposa di Cristo pag. 55

Capitolo 6 - Il Sang Real e il grembo della Dea pag. 58
Insospettabili conoscenze anatomiche pag. 60
L'onnipresente Codice da Vinci pag. 61

Capitolo 7 - Il Graal biologico pag. 64
Brevi cenni sull'universo della biochimica cerebrale pag. 65
L'Amrita pag. 67
Il Baphomet dei Templari pag. 68
Solve et Coagula: istruzioni per l'uso pag. 70
Externsteine, Hitler e la magia sessuale pag. 73
I "dipinti viventi" e il magico Sacro Calice pag. 77

Parte seconda - DOVE SI TROVA IL SANTO GRAAL?  

Capitolo 8 - Qua e là per il mondo sulle tracce del Graal pag. 83
Glastonbury, Inghilterra pag. 83
Fortezza di Takht-I-Sulaiman, Iran pag. 87
Castello di Montségur; Francia pag. 87
Rennes-le-Château, Francia pag. 90
Abbazia di Fécamp, Francia pag. 91
Castello templare di Gisors, Francia pag. 91
Cappella di Rosslyn, Scozia pag. 93
Cattedrale di Valencia, Spagna pag. 94
Castello reale di Neuschwanstein, Germania pag. 95
Tempie Church, Inghilterra pag. 97

Capitolo 9 - Il Graal in Italia pag. 100

Capitolo 10 - Aosta, la forma del Graal pag. 101
La Fiera di Sant'Orso e la Grolla pag. 101
Scheda di viaggio pag. 103

Capitolo 11 - Torino, città magica pag. 104
La chiesa della Gran Madre di Dio pag. 105
Il Cavaliere Verde pag. 107
La Sacra Sindone pag. 108
Scheda di viaggio pag. 110

Capitolo 12 - Re Artù ad Alessandria pag. 112
Re Artù e i cavalieri d'ella Tavola Rotonda pag. 112
Le radici greche di Artù pag. 114
Le stanze di Artù pag. 115
Scheda di viaggio pag. 118

Capitolo 13 - Cannobio e Monte Verità pag. 119
Il Graal e il Genius loci pag. 121
I "mille volti" del Genius pag. 123
Scheda di viaggio pag. 125

Capitolo 14 - Genova, il Sacro Catino pag. 126
Perché il Sacro Catino? pag. 127
Il Sacro Catino... scomparso pag. 128
Alla ricerca del Sacro Catino o... delle sue raffigurazioni pag. 129
Il mistero dei due catini pag. 131
Scheda di viaggio pag. 134

Capitolo 15 - Milano e il "Codice" di Leonardo pag. 135
Nel refettorio di Santa Maria delle Grazie pag. 135
L'esoterico dipinto pag. 136
Particolari curiosi pag. 137
Chi è il personaggio misterioso? pag. 140
Un Cenacolo molto... particolare! pag. 141
Scheda di viaggio pag. 143

Capitolo 16 - Mantova, la città del Graal pag. 144
La basilica di Sant'Andrea pag. 145
Il Preziosissimo Sangue di Mantova e il mitico Longino pag. 147
La Santa Lancia pag. 149
Il Palazzo Ducale pag. 151
Scheda di viaggio pag. 154

Capitolo 17 - Modena, il duomo di Santa Maria Assunta pag. 155
Scheda di viaggio pag. 158

Capitolo 18 - Tra Liguria e Toscana, il Preziosissimo Sangue pag. 159
Lucca, il Volto Santo pag. 160
Sarzana, il Preziosissimo Sangue pag. 163
La famiglia di Canossa custode del Graal? pag. 164
Scheda di viaggio pag. 166

Capitolo 19 - Il duomo di Siena e il "Tempio del Graal" pag. 167
La strana simbologia del pavimento pag. 168
Il Romanticismo e il trionfo del Graal pag. 172
Scheda di viaggio pag. 174

Capitolo 20 - San Galgano e il mistero della Spada nella Roccia  
pag. 175
L'abbazia di San Galgano pag. 175
Chi era Galgano Guidotti? pag. 175
La Spada nella Roccia pag. 180
È la vera spada di Galgano? pag. 181
Scheda di viaggio pag. 184

Capitolo 21 - Il Graal a Foligno? pag. 185
Scheda di viaggio pag. 187

CAPITOLO 22 - La leggenda di Gesù in Ladakh pag. 188
La chiesa di Santa Maria Maddalena pag. 189
San Lorenzo e il Graal pag. 193
La chiesa dell'Ara Coeli e re Artù pag. 196
Scheda di viaggio pag. 198

Capitolo 23 - Puglia misteriosa pag. 200
Castel del Monte pag. 200
Ove si narra di " passaggi segreti" pag. 202
Il tempio laico di Federico II pag. 203
Abbazia di Casamari e tracce di un... delitto pag. 205
Il Graal, l'ottagono e un misterioso castello pag. 207
Castel del Monte e Wewelsburg: due Graalsburg? pag. 210
La basilica di San Nicola e l'ipotesi di Dell'Aere pag. 214
Cattedrale dell'Annunziata, Otranto pag. 218
Scheda di viaggio pag. 220

Capitolo 24 - Re Artù e l'Etna pag. 222
La leggenda dell'Etna e la realtà storica pag. 222
Il misterioso Gatto Lupesco pag. 224
Scheda di viaggio pag. 227

Capitolo 25 - Altre ipotesi suggestive pag. 228
Il Graal etrusco di Tarquinia pag. 228
Il Graal a Nola? pag. 230
Tracce a Tortona pag. 232
Il Preziosissimo Sangue di Venezia pag. 235
Taggia: un'altra tappa del lungo viaggio della Maddalena? pag. 237

Tavola I - L'Italia del Graal pag. 241
Tavola II - Indice dei luoghi pag. 242

Appendice - Là dove si narra di cose che ci sono... ma non si vedono!  
pag. 243
BiIl Santo Graal e... "l'alchimia della percezione" pag. 244
Le criptoimmagini dell'anamorfosi pag. 246
Leonardo da Vinci e l'anamorfosi pag. 247
L'anamorfosi di sant'Antonio da Padova... pag. 249
... e quella di Saul pag. 249
Un'ipotesi sulla tecnica anamorfica pag. 250
Messaggi esoterici nelle pitture anamorfiche? pag. 251
Simboli, segnali e... stereogrammi pag. 252
Cerchiamo di vedere il... Graal pag. 255

Bibliografia pag. 259

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