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libri scelti da Francesco Di Blasi

LA CROCIFISSIONE SECONDO UN TESTIMONE OCULARE Il manoscritto di Alessandria

Il manoscritto di Alessandria
Edizioni Amrita
pagg. 102 - € 9,50
Per ordinare:

L'ARGOMENTO:

Nella prima metà dell'Ottocento, un membro della Società Commerciale dell'Abissinia scoprì ad Alessandria d'Egitto, in una biblioteca appartenuta a monaci greci e - come si scoprì in seguito - sorta sulle vestigia di una comunità essena, una pergamena in latino.
La pergamena traduceva una lettera, forse originariamente in aramaico o in greco, che un Anziano esseno di Gerusalemme, ovvero un esponente di grado elevato della comunità, aveva indirizzato ai confratelli di Alessandria. Lo scopo della lettera, scritta "sette Pasque dopo la crocifissione", era rendere testimonianza all'evento al quale egli aveva personalmente assistito (e nel quale, come leggerete, era stato direttamente coinvolto), per correggere la disinformazione dei fratelli esseni, comunità alla quale era appartenuto lo stesso Gesù, in un momento in cui le... "voci" circolanti sulla sua fine turbinavano incontrollate in tutto il Medioriente.
Il manoscritto scoperto ad Alessandria sollevò subito le reazioni dei gesuiti e sappiamo che venne messo in salvo in Germania ad opera della Massoneria; qui, nel 1849, fu pubblicato in edizione tedesca a Lipsia. Dal '49 al '51 ne furono stampate ben 50 mila copie, un'elevatissima tiratura per quel tempo, ad oggi tutte... misteriosamente scomparse. Seguirono altre tre versioni: due americane (la seconda delle quali, del 1907, l'unica ancora in circolazione, si è dimostrata scarsamente attendibile) ed una francese, del 1863, tradotta direttamente dal tedesco; di quest'ultima, di cui abbiamo fortunatamente recuperato forse l'unica copia esistente, è tratta la versione italiana che avete in mano.

INTRODUZIONE ALL'EDIZIONE ITALIANA a cura di Giuliano Guiducci:

L'inizio della ricerca
Nel 1997, incuriosito dal contenuto provocatorio del libro "Sulle tracce di Gesù l'Esseno" scritto da Fida Hassnain, direttore degli Archivi di Stato e dei Musei del Kashmir, in India, e pubblicato in Italia da Arnrita, mi misi in cerca di un testo da lui più volte citato: "La crocifissione secondo un testimone oculare", appunto, con l'intento di approfondire le mie personali ricerche su tutte le tradizioni e le credenze ispirate alla figura di Gesù.
Ben presto scoprii che di quel testo non esistevano traduzioni italiane, ad eccezione di una brevissima sintesi inserita nel capitolo "La morte di Gesù secondo un antico documento d'origine essenica" in "La santa Gnosi - Esposizione delle dottrine e dei riti della Chiesa Gnostica Universale", a cura del Dr. L. S. Fugarion e di S. B. Giovanni II (J. Bricaud), Sovrano Patriarca Gnostico e Gran Maestro Generale dell'ordine Martinista, pubblicato da Atanor, Todi, nel 1922.
Insoddisfatto della colorazione visibilmente gnostica che gli autori lasciavano trasparire, mi convinsi ulteriormente della necessità di risalire al testo integrale.

La versione americana del 1907
Dopo qualche altra ricerca, riuscii a procurarmi la pubblicazione citata da Hassnain, "The Crucifixion by an Eye-Witness" ("La crocifissione secondo un testimone oculare"), edita nel 1907 a Chicago dalla Indo-American Book Co., e ancora in circolazione. Quell'edizione era stata preceduta, nel 1873, da un primo tentativo di pubblicazione che si era risolto con l'immediata distruzione delle lastre tipografiche, oltre che delle copie circolanti; se n'era salvata una, nella biblioteca privata di un massone, rinvenuta più tardi da sua figlia alla quale si doveva, in qualche modo, l'edizione del 1907. L'edizione del 1873 era una versione in lingua inglese a partire dalla traduzione tedesca di un manoscritto in latino, scoperto ad Alessandria d'Egitto poco prima del 1849: insomma, un bel po' di passaggi linguistici per garantire la fedeltà ai contenuti del testo originale! Inoltre, la versione del 1907 esordiva con una dichiarazione del curatore-traduttore, rigorosamente anonimo, che si riferiva al rapporto tra la sua versione e la precedente edizione americana e diceva, testualmente:
"La versione in lingua inglese dell'antica copia latina della lettera fu fatta da un traduttore tedesco. È evidente in ogni pagina della sua traduzione che egli non aveva una sufficiente dimestichezza con la lingua inglese da permettergli di eseguire una buona traduzione. Questa valutazione si riferisce alla forma letteraria usata dal traduttore e non alla sostanza del testo, rispetto alla quale non vi sono dubbi ch'egli abbia preservato il senso del manoscritto originale con notevole fedeltà: spesso tuttavia ha fatto uso di espressioni inglesi rozze e inadeguate al nostro attuale concetto di una colta forma letteraria. Per questo ho creduto opportuno rivedere la sua traduzione del testo, al fine di smussare i rozzi spigoli del suo lavoro e presentare al lettore l'esatto significato dell'antica lettera in una migliore forma inglese. In alcun modo ho cambiato la sua traduzione, e in diverse parti mi sono trattenuto dall'imporre il mio modo espressivo, soprattutto dove la sua interpretazione era più o meno rozza e priva di eleganza. La mia revisione della sua traduzione, dunque, non è così completa come sarebbe stata se avessi fatto tabula rasa dei suoi modi espressivi: il mio scopo è stato mettere il lettore di fonte all'esatta sostanza di quell'antica lettera in un linguaggio che la rendesse interamente comprensibile, preservando nel contempo, quanto più possibile, la forma espressiva scelta dal traduttore. lo credo di esserci riuscito."
Una simile dichiarazione creava in realtà un'ulteriore distanza dal testo scoperto ad Alessandria, sicché ripresi le mie ricerche con rinnovato vigore; incominciai a perlustrare le librerie antiquarie italiane e straniere, con la speranza di imbattermi almeno nella traduzione tedesca, della quale tuttavia non conoscevo il titolo esatto se non nella ri-traduzione americana che, appunto, poteva corrispondere o meno, non essendoci l'uso, all'epoca, di segnalare nelle traduzioni il titolo originale dell'opera.

La traduzione francese del 1863
La fortuna volle, invece, che all'ABX Antiquariat Marco Pinkus di Zurigo mi trovassi fra le mani una traduzione francese curata nel 1863 da Daniel Ramée, dal titolo "La mort de Jésus. Révélations historiques sur le véritable genre de mort de Jésus traduites du latin en allemand et de l'allemand en français d'après le manuscrit d'un frère de l'ordre sacré des esséniens, contemporain de Jésus" ("La morte di Gesù. Rivelazioni storiche sul vero genere di morte di Gesù tradotte dal latino in tedesco e dal tedesco in francese secondo il manoscritto d'un fratello dell'Ordine Sacro degli Esseni, contemporaneo di Gesù"), edita a Parigi dalla Libreria editrice Dentu. Non solo si trattava di una traduzione diretta dell'edizione tedesca, ma era preceduta da una prefazione dell'editore che offriva una quantità di ragguagli sull'introvabile versione di Lipsia a cui l'edizione francese doveva la sua esistenza.

La traduzione tedesca del 1849
Tra il 1849 e il 1851, ci informa la prefazione scritta dall'editore francese, era infatti uscito a Lipsia, in Germania, per conto della Libreria Christian Ernst Kollmann e presumibilmente a cura di un gruppo massonico, un libro destinato a fare molto scalpore. Di quel libro, che oggi pare scomparso malgrado all'epoca si fossero succedute ben sette edizioni in soli due anni, per una tiratura complessiva di cinquantamila copie, un vero best-seller per quel tempo, non conosciamo - dicevo - il titolo preciso: potrebbe dunque essere stato simile allungo titolo francese, oppure analogo a quello della versione americana. Nella versione italiana abbiamo optato per questa seconda ipotesi, per amore di brevità, ben consapevoli che potrebbe essere stato - terza ipotesi - ancora diverso.

La traduzione italiana
Disponendo di due versioni era importante stabilire quale fosse più qualificata a diventare, per noi, il "testo di partenza".
Oltre agli argomenti sopraelencati che depongono a favore della maggiore affidabilità della versione francese, ve n'è uno in particolare che ha finito per screditare ulteriormente ai nostri occhi la versione americana (dimostrandoci se non altro che il "traduttore-correttore" del 1907 non aveva accesso al testo tedesco). Si tratta in un importante frammento che nella versione francese compare non tradotto e confinato in una nota a piè di pagina, nel cap. I; l'argomento (come Gesù fu concepito) è certamente scottante, e forse l'editore o il curatore francese scelsero questo piccolo "escamotage" per porsi al riparo dalle reazioni e nel frattempo salvare il rigore scientifico della loro opera. Onore al merito! Altrettanto non si può dire della versione americana, che, tra un ritocco cosiddetto "puramente stilistico" e l'altro, vuoi perché il traduttore-curatore non aveva sottomano il testo tedesco (o forse già nella precedente versione del 1873 c'era un errore di traduzione?), vuoi per evitare che questa sua seconda edizione facesse la fine della precedente, "addomesticò" per bene la faccenda. Troverete il brano tedesco in questione, ovviamente tradotto, in questa nostra edizione.
Quella che avete in mano, è dunque la traduzione italiana basata sulla versione francese del 1863.

Prefazioni e postfazioni
Tanto l'edizione francese che quella americana presentano una prefazione. La prima è anonima, la seconda è firmata "il traduttore". Le differenze tra le due e gli elementi comuni ci lasciano intendere che nell'edizione di Lipsia vi fosse una prefazione, forse integralmente riportata nell'edizione francese ma non certamente in quella americana, ove il traduttore trattiene alcuni elementi originali soltanto, aggiungendovi quanto sopra raccontato circa le sorti della precedente versione in lingua inglese ed altri suoi commenti. Di queste prefazioni riportiamo in questa introduzione soltanto gli elementi che possono avere oggi una valenza per i lettori, ossia elementi che riguardano la cronistoria del nostro manoscritto.
Entrambe le versioni sono seguite da un prolisso commento che risale al traduttore della versione tedesca; volutamente questa postfazione non compare nella nostra edizione perché di fatto ha poca attinenza con i contenuti e pare più una giustificazione agli occhi del mondo di allora per aver osato tradurre un testo del genere. Egli cerca insomma di legittimare il suo lavoro, dicendo in sostanza che questo documento non scalfisce minimamente il lato fideistico, la credenza nella divinità di Gesù. In questo egli si allinea sostanzialmente con quanto afferma anche il documento originale.

La storia del manoscritto di Alessandria, così com'è giunta fino a noi
L'edizione di Lipsia fu la prima traduzione in lingua tedesca di un manoscritto in latino, scoperto, pochi anni prima, in una biblioteca abbandonata, situata in un vecchio edificio di Alessandria d'Egitto, appartenente a monaci greci. Le ricerche archeologiche successive confermarono che il luogo della scoperta coincideva con un antico insediamento esseno, ivi fiorito ai tempi di Gesù. Nel già citato testo "La santa Gnosi - Esposizione delle dottrine e dei riti della Chiesa Gnostica Universale" di J. Bricaud si fa cenno a tali scoperte, secondo le quali l'insediamento in questione venne datato effettivamente ad un periodo tra il primo secolo a.C. e il primo secolo d.C.
Fu un membro della Società Commerciale dell'Abissinia a scoprire la pergamena; alla scoperta era presente uno studioso francese di cui non si fa il nome (un letterato, secondo la versione del 1907), che iniziò subito a decifrare il testo latino, ma che non fece in tempo neanche a tradurlo per intero perché il suo contenuto scatenò immediatamente le ire di un terzo personaggio, evidentemente anche lui presente alla scoperta: un missionario fanatico che, pur di preservare l'ortodossia, cercò di distruggere il reperto.
La prefazione all'edizione francese può lasciare intendere che si trattasse effettivamente di un monaco ortodosso, giacché il tutto avvenne in un edificio di monaci greci, ma non vi è alcuna conferma in questo senso. La versione americana dichiara invece subito che quel terzo personaggio era un gesuita.
Come il documento originale fu salvato dalla sua furia distruttiva non è dato sapere, ma l'edizione francese ci informa che andarono perdute solo alcune note supplementari; ci dice anche che lo studioso francese "ottenne il permesso" di fare una copia fedele del documento latino, ma non dice a chi e perché mai dovette chiedere questo permesso, dal momento che aveva in mano l'originale. Di questa sorta di "autorizzazione" non si fa menzione nella prefazione americana del 1907.
Altre peripezie degne di Indiana Jones attendevano il nostro manoscritto, che il francese provò a mettere al sicuro all'Institut de France (una sorta di... super-accademia fondata nel 1795, tuttora esistente; essa raggruppa in realtà delle Accademie più antiche, risalenti anche al 17° secolo, in un tentativo di multidisciplinarietà che, ancora nel 19° secolo, non aveva eguali in Europa); ma - dice la prefazione francese - gli impiegati cattolici dell'Institut misero al corrente i gesuiti presenti in Egitto, che fecero del loro meglio per distruggere a loro volta non solo l'originale, ma anche qualsiasi traccia di esso. "Fare del loro meglio" non significa riuscirci, ma questo l'edizione francese non lo specifica.
Resta il fatto che c'era la famosa copia fedele, la "copia autorizzata", e che il nostro studioso francese godeva di certe "protezioni" fra influenti personaggi abissini nel campo del commercio; l'edizione francese riferisce anche di un anonimo "committente" triestino (supponiamo un committente delle ricerche archeologiche... oppure il rinvenimento non fu casuale, e c'era già qualcuno, forse nelle società massoniche del tempo, che era sulle tracce di quel documento?).
Ad ogni buon conto, fu grazie a questa rete influente e a quelle che tanto l'edizione francese quanto quella americana del 1907 chiamano "società pitagoriche" che la copia fedele venne messa in salvo ad opera dei massoni, "gli ultimi virgulti della saggezza essena" secondo entrambe le prefazioni, ed inviata in Germania. Da qui il fatto che la prima traduzione pubblicata fosse quella tedesca.

I contenuti del manoscritto di Alessandria
Il testo in lingua latina, scritto su pergamena, consisteva in una lunga lettera che un membro importante e stimato della comunità essena di Gerusalemme (un "terapeuta", ossia un membro della comunità essena appartenente al più elevato grado iniziatico dell'ordine) aveva inviato ai confratelli di Alessandria, dietro una loro precisa richiesta di chiarimenti circa certe voci fantasiose a proposito della vita e della morte di Gesù che all'epoca circolavano in Egitto.
Presumendo che quella lettera fosse stata originariamente scritta in aramaico, o forse in greco, quel manoscritto latino doveva essere una traduzione più tarda, che tuttavia non è databile in quanto, come ho detto, del manoscritto originale e della famosa "copia fedele" si persero quasi subito le tracce.
L'autore della lettera - scritta, come egli dice, "sette Pasque" dopo "la morte del Giusto" - fornisce un'ampia descrizione della vita, dell'insegnamento e della morte di Gesù, specificando non solo che Gesù era un iniziato della comunità essena, ma anche che l'autore della lettera era stato testimone oculare della crocifissione e direttamente coinvolto nei fatti che avevano preceduto e seguito l'evento; la ragione per cui il testo fece tanto scalpore (e soprattutto irritò tanto la Chiesa) è che, pur senza mai mettere in dubbio la divina missione dell'uomo, riconduce dichiaratamente tutti gli elementi miracolistici e soprannaturali cari alla tradizione cristiana alla fantasia é all'ignoranza popolare, oltre che all'opportunistico comportamento degli esseni stessi, che non vollero mai pubblicamente smentirli. Fra questi, l'origine soprannaturale del concepimento, le guarigioni, e la resurrezione.

La mia ricerca, è ovvio, non finisce qui. Per il momento non sono ancora riuscito a risalire alla traduzione tedesca e tanto meno all'originale latino, che si vuole tuttora conservato dalla massoneria in Germania; ciò nonostante l'importanza del documento di cui sono venuto in possesso è tale che non si poteva non pubblicarlo, e la chiarezza indiscutibile della traduzione francese quanto il piccolo "escamotage" di cui vi ho parlato deponevano a favore della sua fedeltà; tanto più che essa era avvenuta in un periodo in cui la Francia colta era affascinata tanto dalle grandi figure mistiche quanto dalle opere tedesche, e i buoni traduttori certo non mancavano sulla piazza di Parigi.
Questo mi indusse a contattare Arnrita per la pubblicazione in italiano.
La proposta è stata accolta con piacere dall'editore che, animato dal mio stesso spirito di ricerca, aveva già sollecitato la collaborazione dei lettori in una sua breve nota in apertura del citato libro di Fida Hassnain, incoraggiando coloro che "in virtù della loro formazione personale" potessero farlo a fornire ulteriori elementi di conoscenza. Credo di esserci riuscito.

Giuliano Guiducci

NOTA DELLA TRADUTTRICE
Pur attenendomi rigorosamente all'edizione francese del 1863, il fatto di poter disporre anche della versione americana del 1907 mi ha indotta a comparare via via le due versioni.
A parte il punto in cui si parla del concepimento di Gesù, e in alcuni dettagli del tutto secondari rispetto alla narrazione, esse differiscono più nella forma che nella sostanza.
Nella versione francese lo stile appare più aderente alla forma narrativa delle lingue antiche: è a volte prolisso, ripetitivo, ma sostanzialmente semplice; è certo meno accattivante della versione americana, ma è probabilmente più affidabile, e quindi ho cercato di mantenerlo tale nella traduzione italiana; inoltre la versione francese sembra più completa (molte frasi non compaiono neppure nella versione del 1907, o sono talvolta semplicemente riassunte).
Quanto alla sostanza, ho riferito in nota tutti i casi in cui le due versioni divergono e quelli, peraltro infrequenti, in cui è la versione americana a fornire qualche particolare mancante in quella francese.

Daniela Muggia

CAPITOLO 1 (1):

Che la pace sia con voi, miei. cari fratelli! Avete saputo delle voci che circolano sui fatti accaduti a Gerusalemme, e in genere nel paese dei giudei.
Se pensate che sia di un fratello della nostra santa comunione, che i suoi amici del popolo giudeo e del popolo romano hanno parlato per raccontarne i miracoli e le sofferenze a Gerusalemme, siete nel vero; perché Gesù, nato a Nazareth, all'imboccatura di quella bella valle in cui si precipita il fuggitivo Kison, quando scende dalle ripide cime del Tabor, era un membro della nostra santa confraternita, a cui era stato votato sin dall'infanzia, trascorsa nella valle del monte Casio; qui suo padre, fuggendo, aveva trovato asilo presso un uomo della comunità essena, giacché i nostri fratelli dimorano in quel luogo, e in buon numero, intorno al confine con l'Egitto, sul suo lato orientale.
E Gesù fu accolto contemporaneamente a un adolescente della sua stessa stirpe, chiamato Giovanni, mentre trascorreva gli anni della sua giovinezza in Galilea, e aveva poi visitato Gerusalemme ove era stato tenuto d'occhio dalla nostra comunità; al ritorno si era recato a Jutha, ove sorgono le montagne, presso la fiera fortezza di Masada.
Dalle dottrine che Gesù ha disseminato fra il popolo, dai suoi segni e dalle parole di riconoscimento o di alleanza, ovvero dal battesimo, dallo spezzare il pane e dalla presentazione del calice, avete facilmente potuto riconoscere, cari fratelli miei, che fu uno dei nostri; perché fu uno dei fratelli della nostra segreta confraternita, di nome Giovanni, membro della nostra grande comunità, a battezzarlo lungo la riva del mar Morto, a ovest, nel Giordano.
Il battesimo è una delle nostre più antiche usanze sacre.
Desiderate sapere che accadde, poi, in Giudea e, in ultimo, a Gerusalemme.
Vi stupite che miracoli e cose sovrannaturali siano state attribuiti a un esseno, sebbene voi sappiate che tutto ciò che uno dei nostri fa deve essere garantito da tutta la comunità.
Ricordatevi dunque che le voci su certe cose sono simili al vento: là dove il vento si leva e si forma, ivi esso sospinge innanzi a sé l'aria pura; ma, nella sua corsa, raccoglie anche tutte le emanazioni e le nebbie della terra. Quando giunge lontano dal suo luogo di partenza, ha raggruppato le nubi, e invece di quella corrente d'aria pura che era alla nascita, porta lontano solo quanto ha raccolto per strada. Così è precisamente per le voci su Gesù, e sulle vicissitudini attraverso le quali è passato.
Riflettete anche sul fatto che gli uomini ispirati che ci hanno parlato di lui, ne hanno parlato e scritto con il trasporto di una forte passione e che, nel loro amore santo, hanno creduto a tutto ciò che il popolo, nella sua naturale superstizione, aggiungeva sul conto suo.
Riflettete anche sul fatto che costoro ignoravano la pratica di tutti i misteri della nostra santa comunità, e che soltanto i superiori del nostro Ordine sono stati iniziati alla segreta protezione e ai misteriosi aiuti che Gesù ha ricevuto da noi.
Riflettete in ultimo sul fatto che la nostra severa legge ci proibisce di prestare pubblicamente il nostro aiuto al popolo, intervenendo nel consiglio e nelle decisioni degli uomini che governano il paese.
È per questa ragione che abbiamo agito in silenzio, che abbiamo lasciato che la legge seguisse il suo corso, senza tuttavia trascurare di servire in segreto il nostro amico.
Perché Gesù è figlio nostro; mentre era a Jutha, quando fece il suo ingresso nel primo grado, ebbe anche a promettere che il nostro Ordine avrebbe, da allora, sostituito suo padre e sua madre, il che è quanto davvero noi fummo per lui, come prescritto dalle nostre regole.
Affinché apprendiate la verità su tutto ciò che è accaduto, vi scrivo come fratello, in piena e totale conoscenza di causa e per amore della verità della nostra regola, e vi parlo da testimone oculare, vi racconto quanto so. E ho visto molto perché, agendo in segreto, ho cooperato a ciò che è avvenuto.
Nel momento in cui, qui, vi scrivo, miei cari fratelli, i giudei hanno mangiato sette volte l'agnello pasquale dacché è stato sacrificato il nostro fratello che tutti amavamo, e in cui abbiamo visto la glorificazione di Dio. Ma non ho dimenticato nulla della storia di cui sono stato testimone.
Così come vere sono le parole che sfiorano in questo momento le mie labbra, e veri sono i pensieri che qui annoto, allo stesso modo sono convinto che Gesù fosse un eletto di Dio, generato dallo Spirito Eterno.
Egli stesso si diceva figlio di Dio, e lo fu nel senso che insegnò e agì in nome di Dio: era stato iniziato ai misteri della natura, tanto del regno animale quanto del regno vegetale, e inoltre iniziato alla maggior parte delle umane conoscenze e alla conoscenza degli uomini.
In tutte queste cose riconosciamo Dio. E colui che può dire: vedete, io vengo da Dio, costui può dire, a buon diritto, d'essere inviato da Dio, perché colui che non è inviato da Dio non può dirlo, giacché la parola gli manca: lo Spirito non gliel'ha data.

Note:
1. Nota del Curatore: la traduzione francese, contrariamente a quella americana successiva, riporta una suddivisione della lettera in capitoli.

INDICE:


| Nota del traduttore dell'edizione italiana |
pag. 17 |
Lettera dell'Anziano degli esseni di Gerusalemme all'Anziano degli esseni di Alessandria |
pag. 19 |
| Capitolo I |
pag. 21 |
| Capitolo Il |
pag. 25 |
| Capitolo III |
pag. 29 |
| Capitolo IV |
pag. 33 |
| Capitolo V |
pag. 37 |
| Capitolo VI |
pag. 39 |
| Capitolo VII |
pag. 41 |
| Capitolo VIII |
pag. 45 |
| Capitolo IX |
pag. 47 |
| Capitolo X |
pag. 51 |
| Capitolo XI |
pag. 55 |
| Capitolo XII |
pag. 59 |
| Capitolo XIII |
pag. 61 |
| Capitolo XIV |
pag. 67 |
| Capitolo XV |
pag. 71 |
| Capitolo XVI |
pag. 73 |
| Capitolo XVII |
pag. 75 |
| Capitolo XVIII |
pag. 79 |
| Capitolo XIX |
pag. 81 |
| Capitolo XX |
pag. 83 |
| Capitolo XXI |
pag. 85 |
| Capitolo XXII |
pag. 87 |
| Capitolo XXIII |
pag. 89 |
| Capitolo XXIV |
pag. 91 |
| Capitolo XXV |
pag. 95 |
| Capitolo XXVI |
pag. 97 |
| Capitolo XXVII |
pag. 99 |
| Capitolo XXVIII |
pag. 101 |


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