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libri scelti da Francesco Di Blasi

CRONOVISORE LA MACCHINA DEL TEMPO
Il nuovo mistero del Vaticano


di François Brune
Edizioni Mediterranee
pagg. 162 - € 14,95

Per ordinare: www.ediz-mediterranee.com

 

CONTENUTO:

CRONOVISORE LA MACCHINA DEL TEMPO Si può viaggiare nel tempo? Stando alle teorie della fisica quantica, non sarebbe per nulla impossibile, poiché le nozioni di passato e futuro sono una mera creazione dell'uomo, non una realtà scientifica.
Pertanto, è credibile che Padre Pellegrino Ernetti, un monaco benedettino, facendo degli esperimenti sulle voci del canto gregoriano, sia riuscito a captare gamme d'onda fino a percepire scene provenienti dal passato? Fantasia o realtà, della quale la gerarchia cattolica avrebbe preferito nascondere le tracce nei sotterranei del Vaticano?
La straordinaria inchiesta di Padre François Brune, autore del best-seller "I morti ci parlano", esplora gli ignoti territori nei quali uno dei sogni più folli dell'uomo potrebbe diventare realtà.

François Brune, nato nel 1931 a Vernon, ha studiato alla Sorbona. Ha approfondito la sua preparazione prima presso l'Istituto cattolico di Parigi poi all'Università di Tubinga. Ha studiato lingue antiche (latino, greco, assiro-babilonese, ebraico, egiziano) all'Università di Parigi e ha condotto i suoi studi teologici presso l'Istituto Biblico di Roma. È docente di teologia e Sacra Scrittura e ha studiato a lungo i fenomeni paranormali. François Brune è anche padre del Comitato di ricerca della sezione francese dello IANDS, l'organizzazione internazionale per lo studio delle esperienze in punto di morte; è membro di associazioni sulla transcomunicazione in Lussemburgo e in Germania. Ha tenuto conferenze in molti paesi d'Europa e in America del Nord e pubblicato articoli in riviste francesi e straniere. Ha partecipato a trasmissioni radiotelevisive sia in Francia che all'estero. Dirige per l'editore Robert Laffont una collana sul tema "La vita e l'aldilà". Per le Edizioni Mediterranee ha già pubblicato "In diretta dall'Aldilà" (assieme a R. Chauvin) e il best-seller "I morti ci parlano".

UN SOGNO FOLLE:

Uno dei sogni più folli dell'uomo è sicuramente quello di poter tornare indietro, ripercorrere il passato, correggerlo o almeno rivederlo, rivisitarlo. Quanti enigmi da risolvere!
Si potrà finalmente un giorno sapere chi era la famosa "Maschera di ferro"? Si riuscirà a ritrovare il tesoro dei Templari? Si saprà cosa mai disse Giovanna d'Arco al re?
Ognuno, ne sono sicuro, potrebbe completare quest'elenco secondo i propri desideri e le proprie frustrazioni. Dinanzi a qualche roccaforte, a qualche bastione, gli storici sogneranno di assistere alle battaglie che vi si svolsero. Altri tenteranno piuttosto di svelare i segreti di certi negoziati di pace tra imperi. I letterati, infine, ritroveranno l'immensa mole delle opere perdute nel naufragio del tempo, le tragedie greche, le liturgie dei templi, i riti d'iniziazione di Eleusi... Gli artisti cercheranno di far sorgere dinanzi ai loro occhi tutti i grandi monumenti del passato distrutti dalla natura o, più spesso, dalla stupidità dell'uomo. Chi non ha provato, davanti ai templi dell'antico Egitto, ad immaginare qualche gran cerimonia, qualche solenne processione? Chi non ha sognato, salendo verso l'Acropoli, di ritrovare l'antica Atene al tempo del suo splendore?
I nostri kolossal cinematografici tentano di farci avvicinare Cleopatra malgrado la fuga inesorabile del tempo. Tuttavia siamo ben consapevoli del fatto che romanzieri, poeti e cineasti possono offrirci solamente delle approssimazioni, delle congetture.
I documenti che ci sono pervenuti dal passato non sono che poveri resti, poche tracce, infinitamente preziosi ma alquanto frammentari. Osservando il poco che ci resta di civiltà scomparse tanto grandiose, si ha la netta impressione che l'oblio, insensibilmente, ricopra tutto, e che tutto tomi come se nulla fosse stato. Ciò accade, con gran rapidità, per i piccoli eventi della nostra vita quotidiana, ma pure, alla lunga, per i più grandi imperi. A questo mondo tutto sembra a poco a poco risucchiato dal nulla. La stessa Terra che ci sorregge, un giorno scomparirà. Tutto tornerà allora come se noi non fossimo mai stati, come se non avessimo mai sofferto, mai amato?
No! Sono convinto che niente di ciò che diciamo, facciamo o persino pensiamo, venga cancellato. Non c'è nulla di nascosto che non debba un giorno essere svelato, dice il Vangelo (1). Sembra che alcuni scienziati siano ormai prossimi ad afferrare, almeno parzialmente, queste tracce del passato. E allora immaginate, immaginate l'impossibile, l'incredibile, il fantastico al di là di tutti i vostri sogni, immaginate che qualcuno abbia veramente realizzato l'apparecchio che permetterebbe di conoscere tutto questo, di vedere, di ascoltare gli uomini del passato, nei loro abiti, nei loro ambienti, di vederli muoversi, spostarsi, spesso battersi, e tutto "sul serio", con l'accento locale, la pronuncia dell'epoca, senza alcun errore possibile; non una ricostruzione, ma l'evento stesso, nel momento in cui si è realmente verificato.
Ho incontrato qualcuno che affermava di averlo realizzato. Qualcuno che mi sembra tuttora perfettamente credibile, che ho incontrato più volte e che mi ha parlato di questa scoperta fantastica in piena libertà e fiducia, poiché senza dubbio gli avevo ispirato la medesima fiducia. Quest'uomo era un sacerdote, come me, più precisamente un monaco, un uomo di fede, di preghiera ed un uomo di scienza.
Oggi è passato nell'aldilà. Ha raggiunto coloro che aveva già visto ed ascoltato, in maniera un po' fraudolenta. Non per questo ha "portato il suo segreto con sé", come si dice nei romanzi di fantascienza. Ha lasciato delle tracce, dei documenti, ma essi non sono accessibili. Sono accuratamente custoditi, tenuti sotto chiave, conservati ma nascosti. A più riprese ho tentato di saperne di più. Ho condotto l'inchiesta con i miei modesti mezzi. Non posso presentarvi l'apparecchio. Non l'ho mai visto. Non posso offrirvi delle prove irrefutabili. Tutto quello che posso fare, è raccontarvi per filo e per segno, del tutto onestamente; lo svolgimento delle mie ricerche. Vi esporrò i dubbi degli uni e degli altri, gli argomenti che i più scettici adducono per non credervi e le ragioni che ho per non essere convinto dalle loro obiezioni. Vi racconterò le disavventure, inevitabili in questo genere d'imprese, e le sorprese che mi attendevano. Vi farò scoprire le manovre escogitate da alcuni per screditare la questione e, finalmente, vi spiegherò perché mantengo l'impressione assai forte, proprio a causa di tali stratagemmi, che vi sia stato e che vi sia qualcosa che alte autorità ci nascondono - del resto probabilmente per il bene dell'umanità - tanto un'invenzione del genere rischierebbe di sconvolgere i meccanismi della nostra società. Quest'inchiesta è un po' un'avventura piena d'astuzie, di contraddizioni, di sviluppi sempre nuovi. Difenderò innanzi a voi la mia personale convinzione. A ciascuno spetterà poi di farsi un'opinione propria.
Rapidamente devo ancora segnalare che non sono il primo a pubblicare un libro su quest'argomento. Altri lo hanno già fatto, servendosi in gran parte delle note e dei documenti che io avevo fornito loro, come onestamente sottolineano, ma con un certo numero di gravi inesattezze ed accostamenti assai fantasiosi. Occorre qui menzionare l'opera di Peter Krassa (2) che, ad esempio, mi presenta, con amabile insistenza, come "professore di teologia alla Sorbona". Per lui era una cosa evidente. Avevo insegnato teologia, abitavo a Parigi, quindi ero stato professore di teologia alla Sorbona: ipotesi normale in qualsiasi Paese civilizzato, ma completamente inverosimile in Francia. Un'offesa così grande alla laicità è da noi propriamente "impensabile"! Quest'opera è stata nuovamente pubblicata da un editore americano, con gli stessi errori ed alcuni nuovi, e soprattutto con una testimonianza che non potevo accettare senza reagire (3). Inoltre, i due libri affrontano l'argomento con un retroterra esoterico difficilmente accettabile: i deliri di Mme Blavatsky, Rudolf Steiner, Edgar Cayce, Baird T. Spalding, ecc. Anch'io farò riferimento abbastanza spesso a fenomeni paranormali - l'argomento stesso lo impone - ma senza offrirvi un pasticcio come questo, senza mescolare tutto.

Note:
1. Mt 10, 26.
2. Peter Krassa, "Dein Schicksal ist vorherbestimmt: Pater Ernettis Zeitmaschine und das Geheimnis der Akasha-Chronik" - Herbig, 1997.
3. Peter Krassa, "Father Ernetti s Chronovisor: the Creation and Disappearance ofthe Worlds First rime Machine" - New Paradigm Books, 2000. Jean Sider vi è presentato come fervente cattolico, mentre è perfettamente ateo, il mio amico professor Senkowski come francese, mentre è tedesco...

1. "PAPÀ, AIUTAMI":

Era il 1964. Avevo appena terminato la mia laurea in Sacra Scrittura presso l'Istituto biblico di Roma. Eppure, più che all'esegesi dei Libri sacri, già m'interessavo molto alla teologia e alla mistica dei cristiani d'Oriente. Avevo avuto la possibilità di consultare un certo numero d'opere nella biblioteca del "Russicum", l'Istituto pontificio di studi di queste tradizioni, come pure l'opportunità di studiare a Roma un buon numero di mosaici bizantini. Avevo approfittato delle vacanze scolastiche per andare a contemplare le opere musive di Ravenna. Mi mancava ancora un luogo celebre dell'influsso bizantino: Venezia. Alla fine dei miei studi, rientrando quindi in Francia, decisi di fare una deviazione verso la città dei dogi; in autostop, come sempre, poiché le mie magre risorse non mi permettevano il treno. Non mi sarei poi pentito dei miei sforzi.
Visitando l'insigne abbazia benedettina di San Giorgio Maggiore, feci la conoscenza, per caso, di un monaco assai strano: Padre Pellegrino Emetti. Aspettava il vaporetto al piccolo imbarcadero che si trova proprio di fronte al suo monastero. Lo aspettavo anch'io. Non so bene come iniziò la conversazione: senza dubbio qualche alta osservazione filosofica sulle irregolarità del clima o su quella dei battelli. Fatto sta che finì per chiedermi, più per cortesia che per un vero interesse, cosa facevo e da dove venivo.
Padre Emetti aveva studiato le stesse lingue antiche che avevo studiato io. Cominciammo ben presto a parlare di teologia e di Sacra Scrittura. Passai subito a confidargli la mia irritazione per la nuova tendenza esegetica che cominciava già ad affacciarsi, oggi largamente trionfante, la quale consiste nel considerare i testi, e persino i Vangeli, esclusivamente per il loro contenuto concreto. I racconti dei miracoli non sarebbero altro che finzioni, metafore a scopo pedagogico. Le parole stesse del Cristo solo tarde costruzioni letterarie, elaborate dalle prime comunità. Quanto alla grandiosa sintesi mistica di San Giovanni, non sarebbe che pura speculazione, probabilmente "di un cristiano che scriveva in greco, verso la fine del I secolo, in una Chiesa d'Asia nella quale le diverse correnti di pensiero del mondo giudaico e dell'Oriente ellenizzato si fronteggiavano", o ancora di un autore che "si ricollegava ad una tradizione legata all'apostolo Giovanni". Ho tratto queste parole da un testo più recente del mio incontro con Padre Emetti, ma era questa l'evoluzione che mi accorgevo si stava verificando, e la prova che non mi stavo ingannando è proprio la citazione che ho appena presentato, proveniente dall'ufficiale "Traduzione ecumenica della Bibbia" (4). "Ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita" (5), tutto questo sarebbe solo un espediente letterario per meglio ingannarci.
Fu grande la mia gioia nel vedere che Padre Emetti condivideva completamente la mia indignazione. Senza dubbio fu la sincerità che vedeva in me ad incitarlo a fare un'allusione ad un misterioso apparecchio che avrebbe potuto ridurre al silenzio questi bei discorsi. Poiché il suo battello arrivava e la sua direzione non era la mia, aggiunse rapidamente: "Guardi, giacché presto andrà ad insegnare in un gran seminario, se ne ha il tempo venga a trovarmi domani pomeriggio al monastero. Riparleremo di tutte queste cose con più comodo."
Tutta la sera ripassai nella mia mente i dettagli di questo strano incontro, e cominciai necessariamente ad elaborare tutta una serie di ipotesi su cosa mai potesse essere questo apparecchio capace di mandare in rovina le costruzioni intellettuali di tanti venerabili professori. L'indomani ripresi il piccolo vaporetto ed andai a suonare per la prima volta al portone del monastero. Se avessi saputo ciò che mi attendeva!
L'ufficio di Padre Emetti era una grande stanza più lunga che larga, dal soffitto molto alto, situata poco dopo il portone del monastero. Essa comprendeva essenzialmente un immenso tavolo, anch'esso molto lungo e robusto, di legno massiccio, collocato lungo l'asse della stanza. Era coperto di libri in evidente disordine. Le pile erano in alcuni casi crollate le une sulle altre. Il tavolo sicuramente era antico, come pure le sedie, con le loro alte spalliere, un po' in stile Luigi XIII. Sarebbe stata una scenografia straordinaria per un lavoro teatrale, ad esempio, per una rappresentazione del "Faust". Solo un telefono pareva piuttosto incongruo e rovinava l'insieme. Tuttavia, come avrei presto scoperto, esso svolgeva un ruolo assai importante nelle attività di Padre Emetti.
Questo primo colloquio durò per lo meno due ore buone. Fu l'inizio, credo di poterlo dire, di una lunga amicizia. Non ci siamo visti molto spesso, la distanza rendeva gli incontri difficili. Ma ogni volta fu uno scambio in profondità. Ci siamo subito sentiti in comunione su una quantità d'argomenti essenziali, da cui, senza dubbio, la fiducia totale che egli mi manifestò.
A dire il vero, non me la accordò immediatamente. Dopo aver fatto una conoscenza un po' più ampia, precisando le nostre origini familiari, i rispettivi studi, i punti d'interesse, sentivo in lui una sorta di reticenza. Esitava ad affrontare direttamente la questione che del resto lui stesso aveva evocato il giorno prima, e per la quale mi aveva invitato. Probabilmente già si pentiva di essersi impegnato troppo presto con un giovane confratello, simpatico (spero), ma di cui ancora non sapeva pressoché nulla. Attraverso tale silenzio misuravo interiormente quanto la scoperta che mi aveva annunciato dovesse essere importante e, senza dubbio, ancora alquanto segreta. Così, prima di giungere alla rivelazione di questo mistero, volle sondarmi. Almeno questo è ciò che compresi in seguito, riflettendo su tutto il concatenarsi di questa storia.
Prese dunque a raccontarmi uno straordinario episodio, che non era ancora ciò che io attendevo, ma che costituiva già di per sé una scoperta prodigiosa, perfettamente incredibile, sbalorditiva e tuttavia autentica. Quel giorno non mi avrebbe comunicato altro, ma fu sufficiente a farmi rientrare la sera in albergo completamente frastornato.
Era dunque il 1952. All'università del Sacro Cuore di Milano, nel laboratorio di fisica sperimentale, Padre Agostino Gemelli e Padre Pellegrino Emetti conducevano degli esperimenti su alcune voci di canto gregoriano. Stavano provando ad eliminarne le armoniche, per vedere se in tal modo sarebbero riusciti ad ottenere un suono più puro. Lavoravano con i primi magnetofoni che non erano ancora a nastro, ma a filo. Il filo si rompeva spesso, e bisognava fare allora un nodo, più fino possibile per non disturbare troppo l'ascolto, ma in ogni modo sufficientemente robusto. Ora, Padre Gemelli aveva una vecchia abitudine, dalla morte del padre, come un tic, un riflesso quasi automatico: ogni volta che gli si presentava qualche difficoltà, qualche piccolo guaio, esclamava, pensando a suo padre: "Ah! Papà, aiutami".
Quel giorno, era il 17 settembre 1952, il filo si rompe ancora una volta. "Ah! Papà, aiutami", dice subito, come al solito, Padre Gemelli. Fatto il nodo, il magnetofono si rimette in moto, ma, sorpresa, invece delle voci che cantano in gregoriano, l'apparecchio fa ascoltare la voce del padre di Agostino Gemelli: "Ma certo che ti aiuto. lo sono sempre con te". Terrore di Padre Gemelli! - mi racconta Padre Ernetti - che istintivamente ferma subito l'apparecchio. "Andiamo, dobbiamo continuare, dobbiamo vedere ciò che viene dopo", insiste Padre Ernetti (segue...)

Note:
4. Nuovo Testamento. - 1972. p. 289.
5. 1 Gv. 1.1.

INDICE:

Un sogno folle pag. 7

1. "Papà, aiutami" pag. 11
2. Una gamma di onde sconosciute pag. 31
3. La posizione della scienza pag. 51
4. Sulle tracce di Padre Emetti pag. 69
5. Quinto Ennio torna sulla scena pag. 85
6. "Muoversi nell'eterno presente" pag. 93
7. Credere negli angeli pag. 99
8. La tesi della mitomania pag. 109
9. Fuoco contrario pag. 119
10. Il cronovisore pag. 129
11. A rischio di sembrare ingenuo pag. 141
12. Cosa c'è da temere? pag. 153

Conclusione. La morte non è definitiva pag. 157

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