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UFO IMPATTO COSMICO
Guerre atomiche nella Valle dell'Indo


di Alfredo Lissoni
Sugarco edizioni
pagg. 222 - € 12,00

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CONTENUTO:

UFO I CODICI PROIBITI Sono i più antichi libri del mondo e si dice siano stati scritti con l'alfabeto degli dèi. Gli esoteristi occidentali se li sono disputati accanitamente. Nel XX secolo ne arrivarono le prime versioni in America ed Europa, ma i testi erano stati travisati e le traduzioni manipolate.
Stiamo parlando dei Veda, i testi sapienzali dell'antica India, che raccontano di un tempo lontano e perduto in cui misteriose navi volanti (vimana) solcavano il cielo ed esseri umanoidi (i kumpurusha) si davano battaglia con gli dei, per il possesso carnale delle donne della Terra.
Oggi quegli antichi resoconti, finalmente tradotti senza operare alcuna falsificazione, sono finalmente disponibili. E la storia che ci propongono, alla luce delle ultime conoscenze sugli UFO, è di straordinaria attualità. Ci parlano di esseri che viaggiano nell'universo alla ricerca del misterioso "soma", il fluido eterico che, se padroneggiato, permetterebbe di controllare le menti degli abitanti di interi universi; di una storia del mondo non già vecchia di cinquemila anni (come predicavano alcune Chiese occidentali), ma antica di miliardi; di coalizioni tra uomini e dèi nelle epiche lotte contro gli invasori Grigi (quegli stessi racconti hanno ispirato a Georges Lucas la saga di "Guerre Stellari"). In altre parole, ci parlano degli extraterrestri.
Forte dei suoi trascorsi come bibliotecario e come insegnante di religione l'autore, Alfredo Lissoni, ha raccolto in quest'opera il frutto di oltre dieci anni di ricerche e, avvalendosi della collaborazione dei più seri ed accreditati linguisti e studiosi del sanscrito, ricostruisce la versione originale degli antichi testi indù. Una minuziosa ricerca archeologica conferma poi la validità storica e testimoniale dei testi sacri della Valle dell'Indo.
Passeremo così in rassegna le prove circa la distruzione della città di Mohenjo Daro e scopriremo chi fossero gli antichi "Pitri", i padri creatori dell'umanità terrestre, sino ad arrivare ai giorni nostri, con la più aggiornata (ed assai poco conosciuta) casistica ufologica del sud dell'Asia. E riusciremo finalmente a dare una risposta al perché del fenomeno dei rapimenti UFO iniziato nella notte dei tempi e tuttora condotta da una razza morente che erra per l'universo.

Alfredo Lissoni, (Milano, 1966) giornalista e scrittore, insegnante di religione, è curatore della rubrica di ufologia del "Giornale dei Misteri". Già corrispondente del "Nuovo Giornale di Bergamo", ha diretto per quattro anni la rivista di tematiche di confine "Oltre la conoscenza". Autore dell’enciclopedia del paranormale "Misteri e verità", opera come consulente e autore di programmi radiotelevisivi. Per la MIR Edizioni ha pubblicato anche "Gli UFO e la CIA: Majestic 12 - Il segreto della retroingegneria aliena - Invasori da Zeta Reticuli", "UFO i codici proibiti", "UFO progetto Genesi: Gli Extraterrestri hanno creato l'uomo?", "UFO i dossier del Vaticano: I documenti segreti custoditi negli archivi vaticani" e "UFO gli X-files italiani". Ha curato lo speciale "Oltre l’ignoto". Si occupa da anni dello studio e della divulgazione delle tematiche di frontiera, dalla parapsicologia all’ufologia. È stato relatore in diversi simposi internazionali. Vive a Milano.

INTRODUZIONE:

ALLA RICERCA DEGLI EXTRATERRESTRI
Il 19 gennaio 2002 la rivista scientifica "Le Scienze" pubblicava con enfasi questa news: "L'antichissima civiltà indiana: le immagini sonar hanno rivelato anche il letto di un antico fiume in fondo al mare. Un sito archeologico al largo delle coste occidentali dell'India indica che la civiltà indiana potrebbe risalire ad addirittura 9000 anni fa, diventando di diritto una delle più antiche del mondo. Questa scoperta è il risultato di circa otto mesi di ripresa di immagini sonar del fondo marino, dove sono state osservate strutture che somigliano a quelle costruite dall'antica civiltà Harappa, che risale a circa 4000 anni fa ed è la più antica finora nota sul subcontinente. Anche se sono stati individuati alcuni siti paleolitici risalenti a circa 20.000 anni fa nello stato indiano di Gujarata, si tratta della prima scoperta di strutture così antiche sotto la superficie del mare. La zona della scoperta, il golfo di Cambay, è stata oggetto di grande interesse da parte degli archeologi, per la sua vicinanza a un altro sito sottomarino, Dwaraka, nel vicino golfo di Kutch. Gli studi del nuovo sito sono però stati resi difficili dalla presenza di forti correnti di marea, con velocità fino a tre metri al secondo. Proprio per l'impossibilità di compiere vere e proprie immersioni, gli archeologi del National Institute of Ocean Technology indiano sono ricorsi alle immagini sonar. Il ministro indiano per la tecnologia oceanica, Murli Mahohar Joshi, ha riferito ai giornalisti che le immagini non mostrano solo le simmetriche strutture attribuite all'uomo, ma anche il letto di un antico fiume, sulle cui sponde fiorì la civiltà. La datazione del sito è stata fatta recuperando un frammento di legno da una delle strutture, che è risultata risalire all'anno 7600 avanti Cristo."
E il 3 febbraio 2002 il quotidiano "La Repubblica" rilanciava: "Un'Atlantide nei mari dell'India. È una città, è grande, molto grande, e risale addirittura al 7500 a.C. Pare quasi incredibile. Lo dicono tutti i libri di scuola: la prima città al mondo, Uruk in Mesopotamia, nacque non prima del 3500 a.C. Anticipare la storia del mondo di 4000 anni non è uno scherzo, significa riscriverla da cima a fondo. Eppure pare che stiamo correndo proprio questo rischio. La notizia viene dall'India, dai fondali del golfo di Cambay, sulla costa nordoccidentale della penisola, dove i geologi del National Institute of Ocean Technology hanno individuato tracce di edifici antichi e recuperato manufatti per chilometri e chilometri. Tutto cominciò nel maggio scorso, durante una ricognizione nel golfo per monitorare il livello di inquinamento. Le immagini sonar del fondale hanno rivelato la presenza, a 40 metri sotto il livello del mare, di strutture rigidamente geometriche, molto simili agli edifici delle città sorte lungo la valle dell'Indo verso il 2.500 a.C.: un'acropoli, una grande piscina, fondazioni di edifici, cortili, scale e canalizzazioni. Bagni, piscine e canali sono la caratteristica principale della 'civiltà dell'acqua' dell'Indo, che si è però espansa anche verso est con centri importanti come il grande porto di Lothar. I geologi pensarono subito di aver scoperto un'altra di queste città, sepolta dai flutti forse a causa di un terremoto. E progettarono nuove indagini. Ma nel Golfo di Cambay le correnti sono troppo forti perché i sub possano immergersi. Nella seconda ricognizione, lo scorso novembre, ci si dovette dunque accontentare di ulteriori immagini sonar e di strumenti di prospezione capaci di penetrare il fondale marino di oltre dieci metri. Si individuò così il letto di un antico fiume, lo si seguì per nove chilometri, trovando tracce di edifici per tutta la lunghezza. Con una draga si portarono in superficie ceramiche e perle, ossa e denti, pezzi di sculture e di legni incisi. E uno di quei legni, analizzato al carbonio 14, ha fornito ora l'incredibile datazione di ben 9.500 anni fa. II ministro indiano per la tecnologia oceanica Murli Mahohar Joshi ha già annunciato che nominerà una commissione di esperti per nuove ricerche e verifiche. Ma le voci di scetticismo non mancano, soprattutto tra gli archeologi. Le immagini rivelatrici non circolano, e si è vociferato addirittura di una mossa del ministro, già noto per il suo tentativo di nazionalizzare i testi scolastici di storia, per rivendicare all'India il primato della civiltà. 'Purtroppo non conosco i particolari della scoperta - lamenta Kamlesh Vora, archeologo del National Institute of Oceanography di Goa - Ma si sa che 11500 anni fa nella costa occidentale dell'India il livello del mare era 100 metri più basso di oggi. Con la fine dell'ultima glaciazione si è progressivamente innalzato, raggiungendo i livelli attuali circa 6.000 anni fa. Dunque le date collimano alla perfezione con quella della città sommersa. Ma un legno non basta. Servono molti altri dati per avere certezze'. La nuova Atlantide deve attendere..."
L'India, dunque, ha appena iniziato a svelare i propri misteri.
Da sempre la mitologia indù ha affascinato l'Occidente (si pensi ad esempio al successo dei romanzi di Salgari), tant'è che si dice che mentre esplodeva la prima bomba atomica, Oppenheimer, uno dei suoi realizzatori, leggesse una copia della "Bhagavad-Gita", un testo sacro dell'antica India. E che una copia dello stesso libro fosse sempre sul comodino del presidente Clinton.
Pur con tutte le sue contraddizioni, le caste, la spaventosa povertà, l'India ha sempre colpito la fantasia degli occidentali per i suoi misteri, i suoi colori, la sua spiritualità (che ha portato molti politici e VIP a recarsi in pellegrinaggio nella terra di Gandhi, come Antonio Craxi, fratello del più celebre Bettino, che divenne seguace del guru Sai Baba di Puttapharti).
Le molte divinità dell'antica India hanno stupito i missionari e gli studiosi, ed hanno allarmato le gerarchie ecclesiastiche, che improvvisamente si siano sentite dire che Dio (il Brahma indiano) non era eterno ma poteva morire, che esistevano oltre duecento milioni di dèi, che il valore delle "opere di bene" (per le quali nei secoli passati l'Occidente si era spaccato, dividendosi in due fazioni, cattolici e protestanti) era relativo perché eravamo tutti soggetti ad un karma, una sorte predestinata, che avremmo espiato solo con un ciclo di reincarnazioni; infine, che l'universo aveva molte migliaia di anni e che dunque la storia come noi l'apprendevamo a scuola era sbagliata, perché molte altre civiltà ci avevano preceduto, ed erano state distrutte (e questa credenza fece la gioia dei cultori di Atlantide e degli ufologi. Ed è in particolare di quest'ultima "credenza" che andremo a trattare in tale sede).
Queste ed altre idee, importate in Occidente dai primi viaggiatori che raggiunsero l'India, e rinate con maggior fortuna nell'Ottocento romantico, hanno avuto un insperato successo con la New Age, che tanto ha attinto dall'Oriente. Ad esse hanno attinto nel XX secolo, sette e gruppi di potere, come pure circoli iniziatici.
Sappiamo che Hitler rielaborò l'esoterismo celtico e anche le credenze indo-tibetane (tant'è che nel 1938 inviò a Lhasa una spedizione alla ricerca del "Ioto azzurro", una sorta di S.Graal orientale, che avrebbe dovuto garantire l'immortalità al suo scopritore; come pure andò alla ricerca delle radici dei mitici "ariani", collegati con la popolazione indoeuropea degli arii della Valle dell'Indo; sempre Hitler trasse dall'India il simbolo della svastica, che rappresentava il carro del sole in movimento nel cielo, e la rovesciò trasformandola in un simbolo di morte e distruzione)
E sappiamo che durante il fascismo, sfuggendo alla rigida censura di regime, circoli iniziatici milanesi presero a tradurre e a divulgare le dottrine dello yoga e della teosofia in Italia (ho personalmente conosciuto Libero Berozzi, un editore spiritista che negli anni Trenta dirigeva la rivista esoterica "Humana", forse la prima a trattare con il grosso pubblico dell'esoterismo d'Oriente).
Ancora oggi i più seri e paludati ambienti scientifici strizzano l'occhio alla mitologia indù: come vedremo più avanti, al dio Chandra è dedicato un satellite spaziale, e ad un altro dio indiano, Varuna, è stato dedicato il presunto decimo pianeta scoperto nel 2001 da un gruppo di astronomi di Honolulu all'interno del nostro sistema solare, presso il limite esterno.
Non solo, la stessa NASA, come pure diversi inventori dilettanti, hanno cercato di ricostruire le misteriose "navi spaziali" di cui si parla negli antichissimi testi indù, vecchi di cinquemila anni (in queste opere ritenute "mitologiche" si accenna assai dettagliatamente al passaggio di velivoli non terrestri, descritti sin nei minimi particolari, in sorvolo sulla Terra). Del resto, è opinione comune di molti scienziati che i primi rudimenti di astronomia si trovino nel "RigVeda", ove è presente la divinazione del Sole, delle stelle e delle comete.
Gli antichi indù ritenevano poi che i pianeti, chiamati Grahas, fossero responsabili delle umane sfortune (per questo era necessario studiarli, per prevedere il proprio futuro). Così Shani (Saturno) e Mangal (Marte) erano considerati pianeti di cattivo auspicio...
Nelle credenze che servirono per creare l'oroscopo (Janmakundali, un misto di superstizioni e di Khagola-shastra, scienza astronomica) i Veda "nascosero" però anche cognizioni scientifiche autenticate solo in questo secolo dalla nostra scienza, come l'esistenza di altri pianeti all'interno del nostro sistema solare, oltre i nove attualmente mappati (gli indù credevano nell'esistenza dei due pianeti-demoni Rahu e Ketu, dalla sinistra influenza; la NASA da tempo ha individuato un decimo e un undicesimo pianeta oltre Plutone); o come il fatto che il sole fosse al centro dell'Universo (ovvero, del nostro sistema; si trattò di una concezione rimarcata dall'astronomo Aryabhatta nel 476, mentre in Occidente si insegnava il geocentrismo), o che la circonferenza della Terra misurasse 5000 yojanas (una yojana corrisponde a 7,2 chilometri), come è effettivamente (venne stimato nel VII secolo dallo studioso Brahmagupta). E del resto, l'interesse degli indiani per l'astronomia non si è certo spento in questo secolo; in India è stato da poco costruito un enorme osservatorio astronomico con un telescopio con una parabola di 4500 metri, che idealmente unisce antico e moderno (non dimentichiamoci che a Jaipur esiste un enorme quanto antico osservatorio in pietra!).
Sfortunatamente, verso la cultura indiana, a parte un certo filone New Age non sempre rispondente alla realtà, vi è da secoli un fortissimo pregiudizio. Basti solo pensare che i numeri che noi utilizziamo, e che consideriamo "arabi", furono in realtà inventati dagli antichi indiani (gli arabi li "ereditarono" attorno al IX secolo); costoro ebbero il grande merito di inventare lo zero, un segno per esprimere il nulla, ignoto all'Occidente e che permetteva un grande risparmio di spazio e di tempo nell'eseguire i calcoli. Ma non si creda che un sistema così pratico sia stato immediatamente accettato in Occidente. Fino al XIV secolo esso fu vietato in Europa dalla Chiesa, che considerava lo zero come un numero ideato dal diavolo! Ed, incredibilmente, solo all'inizio del XIX il sistema numerico indiano venne adottato in tutto il nostro continente.
Figuriamoci dunque tutto il resto!
Nel condurre questa ricerca, dunque, mi sono basato sulle quattro raccolte dei "Veda", i più antichi testi indù; essi sono il "Rigveda" (che contiene gli inni di lode agli dèi), il "Samaveda" (il testo dei preti cantatori), l'"Yajurveda" (le formule sacrificali) e l'"Atharvaveda" (gli incantesimi). Studiare questa documentazione è stato compito tutt'altro che agevole. Sono molte le difficoltà interpretative: c'è lo scoglio della cattiva traduzione e della manipolazione dei testi originali, dei quali, sin dagli anni Sessanta, circolano in Europa estratti, perlopiù divulgati dal lord inglese sir Oesmond Leslie e da W. Raymond Drake, pieni di errori ed imprecisioni. Per questo motivo mi sono basato principalmente sulle più attendibili versioni di filologi ed esperti di sanscrito (la lingua sacra nella quale vennero stesi i Veda) di A. De Gubernatis, Ralph T. H. Griffith, E. J. Thomas, A. A. Macdonnell, Valentino Papesso e degli indiani Richard Thompson e Swami Prabhupada (quest'ultimo, in quanto fondatore del movimento Hare Krishna, potrebbe essere considerato di parte; in realtà, nei suoi libri non offre solo la traduzione del testo, ma anche la versione in sanscrito, la traslitterazione in italiano e la traduzione parola per parola. Si tratta quindi di un lavoro ineccepibile).
Proprio uno degli studiosi sopra citati, Richard Thompson (che in realtà è un indiano a nome Sadapuda Dasa, di fede Hare Krishna, che vive in America e che ha scritto un libro sugli UFO intitolato "Alien ldentities", tradotto in italiano dall'ex Hare Krishna Giorgio Cerquetti con il titolo "Le civiltà degli alieni") ha criticato le precedenti traduzioni in inglese dei testi sacri indù, rilevando la presenza di un numero di errori tale da snaturarne i significati.
Pur non avendo nulla a che fare con il movimento Hare Krishna, e riconoscendo parimenti la validità delle traduzioni di Dasa e Prabhupada, il sottoscritto ha dunque deciso di servirsi anche dei loro testi, oltreché delle versioni di noti orientalisti. Ovviamente vi era il sospetto che anche i testi vedici in commercio in Oriente potessero essere stati manipolati (così come è avvenuto per la Bibbia, della quale esistono non meno di ottantamila diverse traduzioni); ma fortunatamente il dotto Max Muller, che aveva studiato in passato tutte le versioni esistenti della prima raccolta dei Veda, ha dimostrato che "le molteplici raccolte ora in circolazione non erano altro che trascrizioni più o meno fedeli al testo originario, di modo che in un solo inno si potevano avere molte interpretazioni, spesso determinate da interpolazioni personali per rendere più comprensibile un dato passo".
Le ripetizioni, nei Veda, sono massicce; lo studioso Bloomfield ha calcolato che vi siano non meno di 2400 versi ripetuti o interamente o parzialmente; poiché sono ripetuti in media due volte e mezzo, si ha un totale di circa 6000 ripetizioni. Essi parlano spesso degli dèi che, nel "Rigveda", sono stimati in soli 33 (negli altri testi sono milioni) e sono così distribuiti: 11 nel cielo, 11 sulla Terra e 11 nelle acque (chiaramente si tratta di un mito che si ricollega a eventi celesti, atmosferici, acquatici e terrestri).

I MISTERIOSI VEDA
"Veda" è un termine sanscrito che significa "io so", ed indica dunque la conoscenza; esso identifica le raccolte di inni, melodie, formule magiche e sacrificali che costituiscono i libri sacri fondamentali del brahmanesimo.
Si tratta di scritti redatti tra il XVI ed il IV secolo a.C., derivati dalla più antica tradizione orale propria al patrimonio indoeuropeo e compilati in tempi diversi. Questo corposo complesso di opere è arricchito dai "Sutra" e da molti trattati di scienze varie, detti "Vedanga" (o membra dei "Veda"), tra cui le "Upanishad". È da questi testi che trae origine la maggior parte della mitologia indiana. I valori religiosi contenuti sono quelli più rappresentativi e viventi nella popolazione indiana e nelle varie caste che ne costituiscono la storia. Scrive l'Enciclopedia telematica delle religioni: "Già in tempi protostorici è ravvisabile l'imporsi di queste ideologie sull'antico costume shivaita, il culto aborigeno matriarcale, e sul successivo arrivo degli arii dal culto celeste e solare. Inizialmente il patrimonio religioso vedico era stato sentito come il frutto della saggezza primordiale posseduta dai veggenti (rishi) i quali, meditando nell'etere del cuore, avevano intuito il mistero della creazione come un vuoto originario, dal cui calore (tapas) era sorto l'Uno, seme di tutte le cose. Questa saggezza aveva rivelato agli uomini l'ordine cosmico (rta), inteso dai Veda come il rapporto analogico tra cosmo e Terra: tre ordini di divinità nei cieli e tre caste principali nella società umana. Infatti il mondo celeste, per gli indiani, è suddiviso in questo modo: la sovranità è posseduta dalla coppia Mitra-Varuna, il primo dei quali è signore dei contratti e della fedeltà, mentre il secondo è possessore del potere sacrale (ksatra) che consente l'investitura dei re; seguono le divinità guerriere con a capo Indra, il Signore, dio dell'uragano, accompagnato dalla sua schiera di Marut; infine gli Asvin, i Dioscuri indiani, i Nasatya, le stelle mattutina e vespertina, ed il Soma. Questo triplice ordine cosmico ispira la creazione di tre diverse classi sociali, o caste: i brahmana, i re sacerdoti, custodi del sapere esoterico e dello rta sulla terra, ai quali è riservata la conoscenza e la trasmissione delle tradizioni sapienziali; i ksatriya, i guerrieri, dai quali erano prescelti i re (raja) poi iniziati dai brahmana; infine i vasya, gli agricoltori e gli allevatori, il cui precipuo rapporto con il divino era la devozione (bhakti). Il legame tra ordine celeste ed ordine terreno, l'armonia dei due ordini nello rta, è alimentato e conservato attraverso il sacrificio vedico (yaina). Vi sono alcuni miti associati all'ideologia vedica, tra cui sono degni di nota il mito di Indra, che combatte contro il mostro Vrtra, che tratteneva le acque celesti. Gli dèi, atterriti dal mostro, lasciano ad Indra il compito di sopprimerlo. Questi, con l'aiuto di Vishnu, dei Marut e della sua folgore, ne squarcia le spire nubiformi, così consentendo alle acque di fluire sulla terra. Da qui il nome Vrtrahan, uccisore di Vrtra, assegnato ad Indra, da alcuni studiosi comparato a Bellerofonte, l'uccisore della Chimera. Altro mito famoso è quello di Vishnu, il principio solare permeante il cosmo, che con tre passi manifesta il trimundio, terra, atmosfera e luce, in cui resta eternamente presente. Infine un ultimo mito, imperniato sulla figura dell'Uomo Cosmico (purusha), narrato nel Purusasukta. Questa figura divina simbolicamente rappresenta la società vedica, formata dai brahmana, ksatriya, vaisya ed anche dagli sudra, i servi, che venivano tutti fatti derivare dallo smembramento sacrificale di quest'essere in quattro parti: rispettivamente, dalla bocca, dalle braccia, dalle cosce e dai piedi. Dagli altri organi invece si originavano: dalla mente la luna, dall'occhio il sole, dal respiro il vento, e dall'ombelico l'atmosfera. Quasi tutte le scuole e le correnti di pensiero indiane si sono collegate ai Veda, fino alle moderne correnti indù, nate da Ramakrsna e Vivekananda, che ancora insegnano a sentire i Veda come rivelazione divina."

PRIMO CONTATTO
Separare l'aspetto mitologico e di "religiosità naturale" (ovvero di divinizzazione di eventi atmosferici e fisici), per recuperare i non molti episodi ufologici non è stato facile (ma del resto, gli ufologi passano proprio notevole parte del loro tempo, esaminando le testimonianze UFO, a separare gli avvistamenti prodotti da cause naturali da quelli innescati da eventi effettivamente "anomali", come possibili visite extraterrestri).
Nello studio di questo materiale non mi sono fermato esclusivamente ai testi induisti ma, per ragioni geografiche, ho occasionalmente inserito anche materiale proveniente dal vicino Tibet, dal Pakistan, da Ceylon, dal Bangla Desh; e per ragioni storiche non ho potuto ignorare le credenze dell'epoca in cui in India nacque e si diffuse il buddhismo, partendo da precedenti credenze indù.
Che i racconti presenti nei Veda, e negli altri testi da me esaminati, non siano spiegabili unicamente con il ricorso alla fantasia è sostenuto non solo dal sottoscritto; quest'idea è condivisa, fra gli altri, dal serissimo saggi sta di fantascienza ed ufologo rumeno Ion Hobana, il primo a realizzare un volume ineccepibile (sfortunatamente in tradotto in Italia) sulle apparizioni UFO nel passato, dal titolo "Enigme pe cerul historiei"; Hobana ha recentemente relazionato sulle macchine volanti presenti nei testi vedici ad un simposio mondiale sugli UFO a S.Marino; sulla stessa linea è l'ufologo "enciclopedista" inglese Peter Brookesmith (autore per l'appunto di diverse enciclopedie sugli UFO), che ha scritto: "Molti antichi testi indiani descrivono straordinarie macchine volanti chiamate vimana, normalmente controllate da piloti facenti parte dei 330 milioni di dèi del pantheon indù, che si danno battaglia. Alcuni commentatori moderni hanno sottolineato come certe narrazioni epiche sembrino presentarci il resoconto di una guerra nucleare. Inoltre vi sono diversi episodi che rievocano i rapimenti UFO, come nel caso, presente nel testo Mahabharata, del rapimento di re Duryodhana da un demone femminile chiamato Krtya; si tratta di una storia che mostra uno stretto parallelismo con i moderni racconti dei sequestri da parte degli alieni, con lo scopo di effettuare manipolazioni genetiche..."
Fra i primi autori, occidentali, a trattare dell'argomento, il già citato inglese (irlandese, in realtà) Desmond Leslie, al cui libro, per motivi commerciali, vennero all'ultimo momento aggiunte delle false fotografie di UFO scattate dal contattista George Adamski (che diceva cioè di essere "in contatto" con gli alieni); il saggista svizzero Erich Von Daeniken; il divulgatore inglese Walter Raymond Drake; lo scienziato russo Matest Agrest e, in tempi più recenti, il sociologo italiano Roberto Pinotti, decano degli ufologi.

L'ALTRA UFOLOGIA
Chi scrive ha deciso di investigare in questa direzione, conscio del fatto che il lavoro che stavo per intraprendere fosse tutt'altro che agevole, dopo avere constatato che tutta la letteratura ufologica corrente fosse occidentale (europea, americana o australiana); ben poco si sapeva dai Paesi non occidentali, come ad esempio il mondo islamico, l'Africa o per l'appunto l'India.
La mia ricerca, iniziata diversi anni fa e resa possibile grazie ad una fittissima rete di contatti e corrispondenti sparsi per tutto il mondo, ad un archivio documenti imponente e ad Internet, era tesa a dimostrare che il fenomeno UFO non aveva origini strettamente occidentali, che non era nato in America nel 1947 (quando un pilota civile disse di avere visto nove "piattini volanti" nel cielo), che non era appannaggio esclusivo delle popolazioni di pelle bianca e di fede cristiana, come appariva da una letteratura "bianca" al 90% (il che poteva persino dare adito al sospetto che gli UFO fossero solo un mito occidentale del dopoguerra, frutto magari delle ansie post-atomiche e della separazione del mondo in due blocchi, come sostenuto da diversi sociologi).
Decisi di muovermi altrimenti altresì deluso dalla stasi della ricerca dell'ufologia anni Novanta (che in America come in parte d'Europa e persino in Italia sembrava aver preferito sacrificare la raccolta dei dati e lo studio per cedere alle facili "rivelazioni" di dubbi personaggi - per l'appunto detti "rivelatori" - che dicevano di provenire da servizi segreti e di "sapere" già tutto di UFO e alieni).
Il rinvenimento, fortuito, di una serie di documenti originali di epoca fascista, che trattavano di studi segreti sugli UFO (all'epoca definiti "velivoli non convenzionali") portò all'uscita di un libro, scritto a due mani con Roberto Pinotti, in cui si asseriva, prove alla mano, che l'ufologia governativa, quella cioè scritta da commissioni segrete di studio, non era nata in America negli anni Quaranta ma in Italia durante il ventennio (ed il segreto era stato mantenuto con grande abilità per quasi settant'anni); altre mie due opere, sui resoconti UFO nei testi rabbinici antichi (come le "Haggadah" o "tradizioni degli ebrei", i vangeli gnostici ed apocrifi, la "Torah") e nel mondo islamico antico e moderno dimostrarono come il fenomeno dei dischi volanti non fosse appannaggio esclusivo dell'Occidente, ma che anzi gli UFO erano visti ovunque, e da molto tempo, e con analoghe modalità, nonostante le barriere religiose e culturali (e questo sfatava la teoria del mito); un successivo testo sui carteggi più o meno segreti del Vaticano e delle altre chiese cristiane (verbali dell'Inquisizione, cronache storiche dì ecclesiastici, scritti di monaci ed amanuensi, ecc...) rivelava che il fenomeno UFO non era affatto calato di intensita, nel Medioevo e nel Rinascimento (come invece si crede comunemente) ma che gli stessi velivoli, le stesse visite, le stesse creature si sono sempre manifestate su questa Terra. Solo, di volta in volta, è cambiato il nostro modo di rapportarci a questi fenomeni; è mutata l'interpretazione.
Considerati dèi al tempo dell'India antica, gli alieni divennero maghi, demoni e tempestarii (stregoni che portavano le tempeste) all'epoca della Santa Inquisizione; per poi essere infine inquadrati e compresi, nell'era della tecnologia spaziale, per ciò che sembra essere una più corretta visione, quella dei visitatori intergalattici.
Questo è anche il filo conduttore del libro che avete tra le mani, la teoria che alieni scesi in India nella notte dei tempi, per disputarsi il dominio della Terra, vennero scambiati (inevitabilmente) per esseri divini da popolazioni arretrate e digiune di qualsiasi conoscenza tecnologica.
Ho chiamato i miei precedenti studi "jewish UFO files", con riferimento alle presenze aliene nei testi rabbinici e vetero testamentari; "isliamic" e "vatican UFO files" i documenti del mondo musulmano e cristiano; "files fascisti" i carteggi del Ventennio sugli UFO. Era inevitabile che ribattezzassi gli spunti ufologici dei testi sanscriti "vedic UFO files", non per mancanza di fantasia, ma per offrire al lettore un'identificazione immediata.

GLI UFO NELLA MENTE
Ovviamente molti dei racconti presenti nei Veda, ne accennavo sopra, trovano una spiegazione con il mito.
La leggenda di un ottavo figlio del "principio astratto", il Sole, detto Martanda o uccello morto, ha una genesi storica. Secondo lo studioso indiano Bal Gangadhar Tilak, questo Sole "uccello morto" o "non nato" starebbe a dimostrare lo spostamento degli arii dalle regioni boreali verso l'India, "per cui essi avrebbero perduto il sole originario, l'aurora boreale, e ne avrebbero trovato un secondo nelle terre indiane". In questo caso sarebbe stato l'uomo a creare un dio (e non il contrario), in ricordo di passate mitologie.
Narrazioni di questo genere non interessavano la mia indagine, che era cronachistica. In più, ho dovuto tenere conto del fatto che sembra che gli arii facessero uso di sostanze allucinogene per vedere gli dèi; utilizzavano un'erba ritenuta magica e chiamata "soma" (o nettare divino), che diventò addirittura la personificazione di un dio, al quale venne dedicato persino un inno del "Rigveda". Gli effetti del dio-bevanda erano simili a quelle delle sostanze dilatatrici della coscienza: "Bevemmo il soma, ci sentimmo immortali, arrivammo alla luce e trovammo gli dèi. Che ci può fare ora la guerra? Noi pervenimmo là dove alcuni esseri sono in grado di conferire l'immortalità."
L'utilizzo di allucinogeni potrebbe spiegare ampiamente anche la nascita di una parte del pantheon immaginario degli indù: non solo, potrebbe anche spiegare alcune apparizioni extraterrestri del passato!
Gli studiosi Robert Graves e Raphael Patai, protestante il primo ebreo il secondo, sostengono in effetti che l'uso rituale di droghe, nelle popolazioni primitive e con lo scopo di provocare visioni divine, abbia notevolmente condizionato l'evoluzione delle credenze religiose, I due fanno notare che l'episodio ebraico-cristiano del giardino dell'Eden non ricorre soltanto nel mito greco del giardino delle Esperidi (custodito dal serpente Ladon), ma anche in Messico. "A Tlalocan un dipinto riprodotto da Heim e Wasson di un affresco Tepantitla ne 'I funghi allucinogeni del Messico', mostra uno spirito che entra in un fantastico giardino, ricco di alberi carichi di frutta", scrivono. "Dietro allo spirito si leva un serpente a chiazze, La droga allucinogena che produceva quella visione veniva da un fungo tossico, contenente psylocybin, ancora ritualmente mangiato in parecchie province del Messico". Lo stesso fungo, ha notato lo studioso Terence McKenna, produce oggi visioni di UFO e alieni. Nel maggio del 1997 questo etnobotanico ha formulato una propria teoria circa una sostanza detta DMT ed i suoi effetti sul comportamento umano.
La DMT o dimetiltriptamina viene prodotta spontaneamente dal cervello umano. Anche se lo scopo per cui viene sintetizzata rimane per il momento oscuro, si è potuto accertare che la DMT è una delle sostanze più "fugaci" che siano mai state osservate nel corpo umano. Rimane in circolo, infatti, per soli 5 minuti: se ne può rilevare la presenza nel fluido cerebrospinale, ma dopo questo breve lasso di tempo quantità anche considerevoli di essa vengono rapidamente riportate nell'organismo ai livelli di base. Raggiunge la massima concentrazione fra le 3 e le 4 del mattino, periodo che corrisponde di solito alla fase REM (Rapid Eye Movements) del sonno.
McKenna sosteneva che lo studio di questa sostanza, contenuta anche in alcune essenze vegetali che crescono nelle foreste amazzoniche (Psycotrio viridis, Desmenthacellanoianthus) e già note da tempo ad alcune tribù indigene della Colombia e dell'Ecuador, poteva dare un contributo non indifferente alle indagini sulle problematiche legate ai cosiddetti rapimenti alieni (ma ritengo che non risieda in ciò la spiegazione del fenomeno UFO).
McKenna affermava in buona sostanza che, una volta assunta la DMT, dopo circa 15 secondi si avvertiva la netta sensazione di "essere andati" d'improvviso in un luogo particolare, completamente diverso da quello in cui si era prima di entrare nello stato alterato di coscienza. Molte tra le persone che si sono volontariamente sottoposte alla sperimentazione della DMT hanno riferito di essersi ritrovate all'interno dei dischi volanti e di aver trascorso tre minuti circa del nostro tempo in mezzo a stranissime macchine elfiche, manovrate da piccole creature dalla pelle grigia, dagli occhi grandi e dal cranio enorme, per poi essere ridepositate nel proprio appartamento quasi senza recare i segni dell'avventura. Immagini identiche, se ci facciamo caso, a quelle che da sempre riferiscono le popolazioni dedite, per tradizione culturale o necessità ambientali, al consumo di sostanze psicòtrope: dagli aborigeni australiani agli aztechi, dagli indios amazzonici ai maya, eccetera.
Proseguiva McKenna: "In altre parole, attraverso gli effetti della DMT l'uomo ogni notte, durante gli stati profondi del sonno, accede probabilmente ad altre dimensioni, che appartengono ad una realtà effettiva ma diversa da quella in cui si trova allo stato di veglia e di cui conserva, faticosamente, un vago ed ancestrale ricordo. Insomma: gli alieni esistono, ma possiamo comunicare con loro soltanto attraverso le nostre menti."
Chi scrive non concorda con questa conclusione finale, un po' azzardata. Vero è che esistono droghe allucinogene che possono creare visioni di UFO e alieni, come pure sostanze nel nostro corpo (come la serotonina) che creano le stesse "allucinazioni" (curioso che molti rapiti dagli UFO mostrino un aumento della serotonina nel sangue dopo il rapimento; e se fossero gli alieni stessi a manipolare la nostra chimica interna per produrci allucinazioni ed impedirci una percezione esatta di quel vissuto?); inoltre l'uso di droghe non può spiegare le conoscenze antistoriche che troviamo nei testi sacri indù, né la mole di dettagli ufologici.
Se passiamo in rassegna i Veda, oltre alle divinità tradizionali autoctone, legate al folklore locale, troviamo alcuni "dèi" troppo simili ai moderni alieni (che l'ufologia ci descrive divisi in almeno due tipologie base, pur esistendone altre: i Grigi, bassi, macrocefali, scuri di pelle, glabri, con occhi ovali e dediti a rapire uomini ed animali per sottoporli senza pietà alcuna ad esperimenti; ed i Nordici, di tipo umano, alti e biondi, apparentemente amici di questa umanità).
Scopriamo così alcune illuminanti descrizioni (non sempre sono identiche, anzi l'aspetto degli dèi indù sembra variare con grande frequenza).
Indra ad esempio è un dio di tipo ariano, che non ha nulla in comune con le divinità vediche, solitamente dalle pelle blu, o con gli indiani, che sono di pelle bruna. Egli ha barba e capelli rossi, corporatura alta e robusta, occhi chiari ed a volte può assumere tratti mostruosi. Se stessimo scrivendo un libro di fantascienza, ci azzarderemmo a dire che ldra sia in realtà l'alieno di tipo Nordico e che i tratti mostruosi (occhi enormi, zanne, tubi sulla testa) altro non sono che la descrizione, in preda al terrore, di una tuta spaziale, tolta la quale il "dio" appariva come un normale essere umano. Suo scopo principale era combattere i "mostri avversari" o i "diavoli" che "rapivano le vacche" (compito questo, particolarmente caro ai moderni Grigi), "otturavano le caverne" e "trattenevano le acque". Di questi ultimi, il cui aspetto umanoide poteva avere a ragione meritato loro l'appellativo di mostri, si dice che apparivano nelle notti quando non c'è la luna.
Dice un inno. "I mostri sono in grado di ridurre notevolmente le loro dimensioni per entrare nel corpo umano; una volta penetrati s'insediano nelle vene e succhiano il sangue; altre volte perforano il midollo e lo divorano."
Se non sapessi che si tratta di un resoconto riferito più di cinquemila anni fa, penserei di stare leggendo un moderno rapporto di avvistamento sul "chupacrabras", una sorta di mostruoso Grigio degenerato e bestiale, segnalato particolarmente in Centro e Sudamerica, del quale si dice mutili uomini ed animali uccidendoli con un sondino che infila loro nel corpo, per aspirarne gli organi interni...

A RITROSO NEL TEMPO
Ma non tutta la "mitologia" indù (ma ha ancora senso definirla tale?) è così terrorizzante. Ciò che maggiormente affascina è la genesi dell'universo secondo i racconti dei bramini, un universo che, con alcune migliaia di anni d'anticipo sulle credenze occidentali, venne dagli indiani considerato brulicante di vita, e soprattutto assai più antico di quanto non si credesse (la moderna astronomia ha dato loro ragione; e ha dato torto alle credenze ebraico-cristiane, che stimavano la genesi dell'umanità tra i tre ed i cinquemila anni).
I riferimenti più intriganti riguardano il dio creatore Brahma, del quale il noto viaggiatore e documentarista Folco Quilici ha scritto: "Forse nel tentativo di superare l'ostilità che divideva i seguaci di Shiva da quelli di Vishnu l'induismo elevò a dio supremo, accanto ai due massimi, la figura di Brahma, e con lui - nella notte dei tempi - si precisò nella cosmogonia indiana l'idea della trimurti divina che doveva già essere presente nella mitologia religiosa portata in India dagli arii."
La statua più grande e più bella da noi vista della trimurti si trova scolpita nelle grotte di Elephanta, in una piccola isola poco distante dalla costa di Bombay. Quando un giorno le visitammo per filmare (e le umide e silenti rocce furono rischiarate, d'un tratto, dalle nostre lampade), ci fissarono gli occhi di pietra di tutti e tre gli dèi, uniti in un'unica statua; gli occhi di Vishnu conservatore dell'universo, di Shiva distruttore, e di Brahma, creatore.
Brahma, dicono i testi indù ostentando una sicurezza matematica, 4.319.573.000 anni fa creò il mondo; e non lo creò dal nulla, essendo egli stesso soggetto alla legge del karma che lo vuole morto, una volta esaurito il suo arco vitale. Brahma dette al mondo una determinata forma, creò cioè un'atmosfera per la crescita delle varie creature che già esistevano in torma nebulosa nel caos che precedette la creazione (il che fa il paio con l'idea degli ufologi dell'intervento di alieni "manipolatori" di materia già esistente; N.d.A.).
I "Vishnu Purana" sono i testi indù espliciti e chiari che precisano questa cifra vertiginosa: testi nei quali la lunghezza della vita di Brahma è calcolata in 100 anni divini di cui ogni giorno, chiamato il kalpa, equivale a 4.320.000 anni umani. Il kalpa è suddiviso a sua volta in 1000 grandi età o Maha-Yuga, di eguale lunghezza, ognuna delle quali consiste a sua volta di quattro ere. L'era iniziale o Kritayuga, durò 1.728.000 anni: secondo gli indù è questa l'età d'oro nella quale tutti gli uomini erano buoni e belli, vivevano a lungo, agivano rettamente ed erano perfetti. Il diavolo comparve nella seconda era detta Threta-Yuga, che durò 1.296.000 anni; tuttavia, anche durante questo periodo, la virtù fu predominante nel mondo. Nella terza era, la Dwapara-Yuga, la virtù diminuì fortemente e verso la fine di essa, che durò 864.000 anni, il diavolo dominò nel mondo e introdusse l'era Kali-Yuga, prevista di 342.000 anni; in essa predomina la cattiveria, tale da condannare questo mondo miserabile e determinarne la fine che sarà affrettata da un intervento divino.
Dopo la sua distruzione, ricomincerà il ciclo delle ere del mondo, partendo da una nuova creazione con l'avvento della bontà perfetta in luogo del male totale come è già avvenuto; e così via, finché Brahma stesso raggiungerà il centesimo anno della sua vita, morirà e accadrà un grande cataclisma; passati altri cento anni divini, nascerà un nuovo Brahma e tutto ricomincerà da capo, per ripetersi ancora, all'infinito.
Dietro a questo succedersi di mondi, c'è una realtà statica chiamata Atman che causa questo avvicendarsi senza fine, ma non ne è toccata: se vogliamo trovarvi un equivalente occidentale l'Atman sarebbe forse ciò che Aristotele chiamava il "movente immobile". Fine ultimo della vita, dicono gli indù, è trovare la liberazione dalla dinamica del mondo e stabilire un'unione con l'Atman...
Conoscere tutto ciò, del nostro mondo ma anche degli altri mondi abitati non solo è utile, ma è anche indispensabile e necessario per la nostra evoluzione (e l'affermazione che segue farà molto piacere ad alcuni ufologi). Dice infatti il testo vedico "Sri Isopanishad" (secondo la traduzione del gruppo Hare Krishna): "Se l'uomo non compirà i doveri che gli conferisce la sua forma umana, dovrà trasmigrare su pianeti detti 'asurya', dove tutti gli esseri, sotto forme degenerate, si dibattono nell'ignoranza e nelle tenebre..."
Ci racconta l'ufologo Roberto Malini: "Secondo il 'Vishnu Purana', testo fondamentale dell'lnduismo, esiste un'evoluzione universale che ha necessità di svolgersi attraverso una successione di mondi o grandi periodi di tempo, detti 'manvantara', ognuno dei quali fu introdotto da un Manu o Primo Uomo. Manu è un termine sanscrito che significa 'uomo' e indica i 14 padri della razza umana, abitanti dei cieli. Il Manu del nostro tempo si chiama 'Vaisvata' ed è il settimo. La preastronautica indica quali padri della civiltà umana alcune forme di intelligenza extraterrestre particolarmente evolute sotto gli aspetti filosofico, scientifico e tecnologico. Ma da dove sarebbero venuti questi misteriosi e potentissimi padri, capaci di dare senza prendere, di osservare cercando di interagire il meno possibile con i nostri antenati? Secondo il matematico Su-Shu-Huang, esisterebbero per la legge dei grandi numeri civiltà aliene a 18 anni-luce da noi. Secondo l'americano Willy Ley, almeno 18.000 pianeti della nostra galassia dovrebbero essere abitati da umanoidi. L'equazione portata a conoscenza del pubblico nel corso della conferenza di Green Bank calcola un numero massimo di 50 milioni di umanità esistenti nella Via Lattea e un numero minimo di 40. Le creature appartenenti a queste razze potrebbero essere il prodotto di un'evoluzione simile a quella che ha plasmato i terrestri. Si deve però considerare che una maggior forza di gravità avrebbe ridotto la loro altezza e potenziato la loro struttura osseo-muscolare; che una temperatura più fredda ne avrebbe aumentato lo spessore della cute, ispessito lo strato di grasso, infoltito il rivestimento cutaneo. La conformazione del suolo, la vegetazione, le disponibilità alimentari, la composizione dell'atmosfera: tutti elementi capaci di influire in modo rilevante sul progresso della specie. L'antropologo Ashley Montague affermò che, per una razza aliena, noi terrestri potremmo forse rappresentare quello che per noi rappresentano i bacilli della rabbia o del colera: motivo sufficiente, questo, per spiegare come mai essi non abbiano stabilito relazioni con il nostro mondo, posto che non l'abbiano fatto...".
In questo studio, incrociando le tradizioni vediche a quelle occidentali (ebraiche) cercheremo di capire il reale motivo del "non-contatto"...

INDICE:

Introduzione pag. 5
Alla ricerca degli extraterrestri pag. 5
I misteriosi Veda pag. 9
Primo contatto pag. 11
L'altra ufologia pag. 12
Gli UFO nella mente pag. 13
A ritroso nel tempo pag. 16

CAPITOLO 1 - IL RITORNO DEI PITRI pag. 19
Rapiti degli alieni! pag. 19
L'India e gli extraterrestri pag. 22
UFO come locuste pag. 24
Ghiaccio dal cielo pag. 25
...e ragazzi teletrasportati pag. 26
GIi X-files indiani pag. 27
UFO nello spazio pag. 28
Il governo nasconde le prove pag. 31
I dischi volanti oggi pag. 33
Passa l'UFO, due aerei si scontrano pag. 34
Aerei intercettano i dischi pag. 36
Il lupo mannaro indiano pag. 37
I dischi volanti di Bin Laden pag. 38
Gli esseri di luce del gesuita pag. 45
Il cosmo secondo gli Indù pag. 47
La lingua degli alieni pag. 49
Lo sbarco degli Amesha Spenta pag. 52
I pianeti dei Pitri pag. 54
Gli UFO dentro di noi pag. 56
I divini Asvini pag. 58
L'universo in una ciotola pag. 59
I nove pianeti della re incarnazione pag. 61

CAPITOLO 2 - LE CONOSCENZE SEGRETE pag. 65
Le conoscenze perdute dell'antica India pag. 65
Lo Yoga dallo spazio pag. 69
Gli UFO buddisti pag. 70
La colonna di Ashoka pag. 73
Manujah Nivasah pag. 75
I mondi paralleli pag. 76
Gli alieni della scienza pag. 78
L'esobiologia in India pag. 83
Gli UFO a comando pag. 88
I piani dell'esistenza pag. 89
I demiurghi creatori pag. 90
I carri volanti dei Veda pag. 91
II Duracapalam pag. 94
La razza solare pag. 94
Le stanze di Dzyan pag. 99
II Vymaanika-Shaastra pag. 110
Gli alieni del Bayan Khara Ula pag. 112
Le caverne degli antichi pag. 118

CAPITOLO 3 - GUERRE ATOMICHE AL TEMPO DEGLI DÈI pag. 123
Le micidiali armi degli dèi pag. 123
Vimana, gli UFO del passato pag. 125
II carro spaziale di Salva pag. 128
Le Caste, come le Vimana pag. 129
Il segreto dei dischi volanti pag. 131
Le Vimana atterrano in università pag. 134
Guerre stellari pag. 135
Distruzione atomica a Mohenjo-Daro pag. 138
L'enigma dei reperti pag. 142

CAPITOLO 4 - GLI EXTRATERRESTRI INVADONO L'INDIA pag. 147
Rapimenti extraterrestri pag. 147
Sonde aliene nella carne pag. 148
La sindrome Diana pag. 149
Le ricerche italiane... pag. 151
...e quelle americane pag. 153
Il patrimonio comune dell'umanità pag. 157
Il popolo del serpente pag. 158
I pianeti dei reincarnati pag. 159
L'uomo scimmia appare veramente pag. 163
Incroci esogamici pag. 168
Le stazioni orbitanti del Rigveda pag. 170
I Marut ed il laser degli dèi pag. 173
II misterioso Vishnu pag. 176
La lotta per le anime pag. 178
Creati dagli alieni pag. 181
La caduta degli dèi pag. 187
Il diluvio universale pag. 193
II nutrimento degli dèi pag. 196
La terra invasa pag. 197

CONCLUSIONE pag. 199
Soli nell'Universo? pag. 199
Lo scontro finale pag. 201
II ritorno degli dèi pag. 204
La spiegazione mitologica pag. 207

BIBLIOGRAFIA pag. 211

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