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IL LIBRO DELLE ANTICHE INVENZIONI
Un viaggio affascinante nel mondo delle invenzioni
e dei popoli che le hanno generate


di Peter James e Nick Thorpe
Gruppo Editoriale Armenia
pagg. 672 - € 23,50

Per ordinare: www.armenia.it

 

L'ARGOMENTO:

Il libro delle antiche invenzioni Ricco di fatti curiosi e aneddoti bizzarri; scritto con un piglio brioso e umoristico, "Il libro delle antiche invenzioni" rappresenta una riuscita celebrazione dell'inventiva e della creatività dell'uomo, sempre impegnato, nel corso dei secoli, a ricercare brillanti soluzioni ai problemi pratici del vivere quotidiano nei vari campi: medicina, trasporti e comunicazioni, urbanistica, vita sessuale, alta tecnologia e poi ancora agricoltura, musica sport...
I lettori rimarranno stupiti nel constatare che molte delle più importanti e rivoluzionarie invenzioni del genere umano non appartengono all'attuale era tecnologica, ma risalgono a migliaia di anni fa: la chirurgia plastica, ad esempio, era praticata in India già nel I secolo a.C.; a Bagdad, nel Medioevo, operava un efficiente servizio postale; nel sud ovest degli USA, già mille anni fa, sorgevano abitazioni condominiali nel deserto; gli egizi impiegavano efficaci contraccettivi; i greci utilizzavano una sorta di rudimentale computer... L'imponente mole del materiale che documenta i progressi del mondo antico è stata raccolta e selezionata da un folto gruppo di storici e archeologi guidati da Peter James e Nick Thorpe, rispettivamente scrittore e archeologo.

INTRODUZIONE

Lavorando nel campo della storia antica e dell'archeologia, siamo stati afflitti per anni da domande di amici e conoscenti riguardanti il know-how scientifico, tecnologico e pratico esistente nel remoto passato. È vero che gli antichi greci scoprirono la macchina a vapore? Quanto erano validi i medici e i chirurghi dell'antichità? Quando è stato inventato il processo di preparazione della birra? Dov'è stata elaborata la polvere da sparo, in Europa o in Cina? Come si radevano gli uomini preistorici? Qual è la città più antica? Quand'è che l'uomo ha volato per la prima volta? Come ha avuto inizio l'agricoltura? Perché viviamo insieme a cani e gatti? Chi ha escogitato per la prima volta un calendario? Che contraccettivi usavano gli antichi? Chi ha inventato il calcio, o anche il golf, il gioco del volano e il tennis? L'elenco era infinito.
Per trovare le risposte giuste ci siamo recati ripetutamente in biblioteca. Nella ricerca di tale materiale, registrato e attestato nella letteratura scientifica e archeologica, benché spesso ignorato dai testi di storia, abbiamo scoperto di aver accumulato una mole di fatti straordinari e curiosità, il meglio dell'ingegnosità antica e medievale. Questo libro ne è il risultato.
Ci siamo arrestati al 1492 d.C., anno in cui un certo Cristoforo Colombo incontrò per caso le Indie Occidentali e diede il via a una serie di avvenimenti che avrebbero trasformato (e ampiamente distrutto) le civiltà indigene del Nuovo Mondo. Sei anni appena dopo il primo viaggio di Colombo, l'esploratore portoghese Vasco da Gama trovò la rotta marittima per l'India, circumnavigando l'Africa. All'improvviso il mondo si aprì come un libro, ed ebbe inizio un nuovo capitolo della storia.
Contemporaneamente l'Europa stava affrontando rivoluzioni politiche, religiose e scientifiche senza precedenti. Bisanzio, ultimo baluardo dell'antica civiltà greco-romana, era caduta per mano dei turchi nel 1453. Profughi bizantini, che recavano con sé conoscenza e manoscritti, fuggirono in Europa passando per l'Italia. Lì svolsero un ruolo non certo marginale nel Rinascimento, ispirato dalla riscoperta delle arti e delle scienze del mondo antico. Allora molti paesi europei si liberarono dei vincoli da lungo tempo imposti da una Chiesa corrotta, nella sorprendente rivoluzione intellettuale, descritta in modo limitante come "la Riforma", che portò alla nascita di tutti i credo protestanti.
Fu in questo clima intellettuale che fiorì un genio come Leonardo da Vinci (1452-1519). Mentre i conquistadores spagnoli sradicavano sistematicamente la conoscenza accumulata nel corso di migliaia di anni dalle culture indigene dell'America Centrale, Leonardo dipingeva la Monna Lisa e produceva progetti per carri armati, sottomarini e perfino macchine volanti. Con Leonardo entriamo nell'inizio dell'era "moderna" in termini di storia della scienza.
Durante l'epoca degli straordinari e radicali sovvertimenti che stavano mettendo sottosopra il Nuovo Mondo, l'Africa e l'Europa, continuavano a svilupparsi le antiche civiltà d'Oriente: in Cina, Giappone e Corea, per esempio, fiorivano e crescevano arti e scienze, dalla cartografia all'agopuntura. Queste regioni avrebbero raggiunto un punto critico culturale e scientifico soltanto con la prima rilevante interferenza della cultura europea, nel diciassettesimo secolo. Tuttavia, gli avvenimenti che stavano trasformando il mondo intorno al 1490 coinvolsero inevitabilmente anche tali paesi.
Questo libro riguarda dunque le conquiste tecnologiche e scientifiche dell'umanità da tutti i periodi precedenti l'origine del mondo moderno, fino alla fine del quindicesimo secolo. Esso reca un messaggio semplice: i nostri antenati, per quanto possano essere vissuti molto tempo fa e qualunque parte del globo occupassero, non erano degli idioti.
Triste a dirsi, nel corso degli ultimi trent'anni ci sono stati molti libri riguardanti la tecnologia antica, che non soltanto sono mal documentati, ma tendono anche a tirare acqua al proprio mulino. Molto spesso tale atteggiamento è stato ispirato dal desiderio di attribuire le meraviglie del passato alle imprese di "antichi astronauti". Benché noi autori non vogliamo accantonare sommariamente la possibilità di un lontano contatto extraterrestre, respingiamo con fermezza il presupposto che i progressi tecnologici del mondo antico siano stati raggiunti soltanto a causa di qualche "aiuto esterno". Questo ci sembra una sorta di razzismo, nel cui ambito i nostri antenati vengono considerati in modo sprezzante semplicemente perché vivevano nel passato.
Le teorie degli antichi astronauti sono plausibili soltanto se denigriamo l'ingegno e le capacità delle antiche civiltà. Esiste una concezione erronea e diffusa secondo cui i costruttori delle piramidi o i pittori rupestri della preistoria erano in qualche modo meno intelligenti di noi. Questo non è affatto vero, non esiste alcuna prova del fatto che il cervello umano si sia in alcun modo evoluto, per lo meno nel corso degli ultimi cinquantamila anni. L'uomo moderno sta semplicemente beneficiando di migliaia di anni di conoscenza e sperimentazione accumulate, non di un aumento d'intelletto.
La vera storia dell'inventiva antica rende superflue le teorie degli extraterrestri. Queste idee fanno parte di un'erronea visione della storia, meglio descritta come tempocentrismo, ovvero la convinzione che il nostro tempo è il più importante e rappresenta un "apice" di conseguimento. Tale visione costituisce uno strascico delle idee di progresso del diciannovesimo secolo. Questa rozza versione dell'evoluzione darwiniana ha portato a molte interpretazioni scorrette delle testimonianze archeologiche relative alle antiche conquiste tecnologiche e culturali.
Un caso famoso riguarda i dipinti rupestri europei. Nel 1879 Don Marcelino Sanz de Sautuola stava riportando alla luce resti dell'età della pietra sul fondo di una grotta ad Altamira, sulla costa settentrionale della Spagna, mentre la figlioletta Maria giocava nelle vicinanze. All'improvviso lei esclamò: "Mira, Papa, Bueyes!" (Guarda papà, buoi!). La piccola aveva scorto un gruppo di bisonti multicolori dipinto sulla volta della grotta. Dapprima Don Marcelino non riuscì a credere che i magnifici dipinti fossero stati realizzati dagli stessi individui che avevano lasciato i resti dell'età della pietra, ma dovette gradualmente accettare il fatto che non c'era nessuna reale alternativa. Lui scrisse al professor Juan Vilanova y Piera, il più grande esperto spagnolo del periodo più antico della preistoria, il quale esaminò l'arte rupestre e rimase convinto della sua originalità. In Spagna la scoperta diventò notizia da prima pagina e orde di visitatori, compreso re Alfonso Xll, si recarono a osservare i dipinti con i propri occhi.
Tuttavia, fu tutt'altra faccenda quando il professor Vilanova presentò le proprie conclusioni in occasione di un incontro internazionale a Lisbona, nel 1880, dove gli esperti riuniti accantonarono frettolosamente le pitture. Essi rifiutarono di visitare il sito per giudicare con i propri occhi, convinti che Don Marcelino fosse stato ingannato da un falsificatore o cospirasse con un simile individuo. Ma perché mai gli archeologi reagirono in modo così ottuso? Il motivo risiede principalmente nell'estrema antichità delle opere. Gli evoluzionisti dell'epoca vedevano la storia in termini di progresso costante nel corso del tempo e i ritrovamenti di Altamira, che provenivano da un periodo che precedeva di parecchio perfino lo sviluppo dell'agricoltura, sconvolgevano completamente quel concetto. Piuttosto di mutare la teoria, gli esperti cercarono di gettare discredito su quell'importante testimonianza. Soltanto nel 1902, dopo una serie di scoperte di dipinti rupestri in grotte francesi, fu accettata l'autenticità di queste grandi opere d'arte, che oggi riconosciamo come una fioritura di talento artistico che ebbe luogo più o meno quindicimila anni fa. Vanno di pari passo con la convinzione che la nostra epoca è la più avanzata, l'arroganza culturale e il presupposto che le altre razze siano meno inventive della propria. Un esempio tipicamente pervicace è costituito dalla visione della Cina da parte delle forze armate britanniche nel diciannovesimo secolo. Nel 1842, in occasione della battaglia di Wusung, sull'estuario dello Yangtze, durante le Guerre dell'oppio, entrambe le marine da guerra, usarono imbarcazioni a pale: la flotta inglese ne aveva quattordici a vapore, mentre i cinesi usarono cinque vascelli con ruote azionate manualmente, che furono tutti catturati o distrutti durante la battaglia. Gli ufficiali britannici, sorpresi per il fatto di essersi trovati a loro volta di fronte a imbarcazioni a pale, si chiesero come i cinesi si fossero procurati l'idea. Le memorie del comandante W.H. Hall, capitano di una delle navi britanniche, includono questo appunto:

"Il miglioramento più notevole in assoluto, quello che mostrò il rapido progresso verso un grande cambiamento che essi [i cinesi] stavano effettuando quotidianamente, oltre alla ingegnosità della loro indole, fu la costruzione di vari grandi vascelli a ruote, che in seguito furono presentati contro di noi con grande sicurezza nel combattimento di Woosung... ciascuno comandato da un mandarino di alto rango, a dimostrazione dell'importanza che davano ai nuovi vascelli... L'idea doveva essere stata suggerita loro dai rapporti che ricevevano sulla forza straordinaria dei nostri vapori o veicoli a ruota."

In realtà, lungi dal copiare gli inglesi, i cinesi avevano ripristinato una loro invenzione; mille anni prima la marina militare cinese aveva intere flotte di navi azionate da ruote a pale.
L'invenzione dell'imbarcazione a pale fornisce un classico esempio di come i preconcetti abbiano spesso distorto la visione occidentale della storia. E alcune concezioni, per quanto erronee e antiquate, tendono a permanere. I pittori rupestri preistorici del 15.000 a.C. avevano uno stile di vita che non somigliava neppure lontanamente a quello dei selvaggi seminudi che i resoconti popolari, rafforzati da innumerevoli fumetti, vorrebbero farci credere. Dovremmo invece immaginare la loro vita come più simile a quella degli indiani delle praterie del recente passato. Essi utilizzavano una vasta gamma di utensili che andavano da sottili aghi d'osso, a lance di pietra splendidamente realizzate, ed erano vestiti di indumenti di pelle cucita, accuratamente confezionati. Benché decidessero di decorare le grotte con vivaci pitture e incisioni, pochissimi dei cosiddetti cavernicoli vivevano in tali spelonche; erano di gran lunga più comuni tende e altre costruzioni, comprese solide dimore realizzate con ossa di mammut.
Nel 7000 a.C. l'agricoltura era ormai saldamente consolidata in molte parti del globo, e comunità fisse fiorivano trasformandosi in città. Alcune, come Çatal Hüyük in Turchia, erano sorprendentemente avanzate. Tale centro, che copriva una trentina di acri, era un alveare di abitazioni costruite in mattoni estremamente regolari, raggruppate intorno a piccoli cortili e strade. C'era circa un migliaio di queste dimore, che avevano interni ordinatamente intonacati, alcuni decorati con elaborati dipinti murali. Gli abitanti, che ammontavano a circa settemila, coltivavano grano, orzo e una decina di altre piante commestibili, e allevavano mandrie di bestiame. Essi praticavano un'ampia gamma di arti e mestieri: realizzavano terraglie e semplici arnesi in metallo, intessevano indumenti di lino, creavano gioielli elaborati e usavano specchi di pietra vulcanica lucidata. Osservando i resti di Çatal Hüyük, spesso è facile dimenticare che provengono da un periodo compreso tra i 7500 e gli 8500 anni fa. Come affermò l'archeologa britannica Jacquetta Hawke, "gli scavi di questa civiltà precocemente avanzata - eseguiti negli anni '60 - trasformarono tutto il nostro concetto di vita e comportamento umano relativo a quel periodo."
Migliaia di anni di ulteriori invenzioni e scoperte culminarono nella fantastica civiltà di Alessandria, una città greca sulla costa egiziana, che ereditò le conoscenze di entrambe le culture. Nel 200 a.C., questa frenetica metropoli di più di 500.000 persone vantava il primo faro realizzato al mondo, un'università, una biblioteca con più di mezzo milione di volumi, navi sfarzose a più ponti, teatri con figure meccaniche e scenari mobili, templi con porte scorrevoli meccaniche, distributori automatici e ingegneri in grado di ideare ogni congegno concepibile, dai giocattoli mobili a una semplice macchina a vapore; nel complesso un vero paese delle meraviglie dell'ingegno umano.
Il know-how sviluppato nel mondo greco-romano fu utilizzato in modo alquanto notevole in imprese d'ingegneria, molte delle quali sono visibili ancora oggi. Acquedotti e impianti idraulici per portare acqua ai centri urbani, sistemi di difesa lungo frontiere e intorno a città, strade per usi militare e civile, magnifici templi, condomini per alloggiare l'ingente popolazione urbana, fari e impianti portuali; tutto questo fu creato intorno al Mediterraneo.
La qualità dell'antica ingegneria civile è spesso pari, e di frequente superiore, a quella delle opere dei giorni nostri. Una delle scoperte più inaspettate dell'archeologia moderna è il grande porto di Caesarea Maritima, a Israele, costruito da re Erode il Grande, tiranno di fama biblica, tra il 22 e il 9 a.C. Secondo una descrizione particolareggiata lasciata dall'antico storico ebraico Giuseppe Flavio, tale porto era più grande di quello di Atene e circondato da una metropoli scintillante di pietra calcarea bianca; le sue strade erano tracciate secondo un progetto a reticolato e abbellite da numerose fontane d'acqua dolce, Il porto stesso era dotato di un frangiflutti artificiale di 60 metri d'ampiezza, abbastanza grande da contenere ripari ad arco per i marinai. Gli studiosi ritenevano che Giuseppe Flavio avesse esagerato follemente, finché nel 1960 moderni sommozzatori iniziarono a individuare sul fondo marino massicci resti di pietra. Ora questi sono stati esplorati completamente dagli archeologi marini, che sono rimasti sbalorditi di fronte a. quanto scoperto. A detta del dottor Avner Raban, condirettore degli scavi di Caesarea:

"Questo porto di Erode è un esempio di struttura del ventunesimo secolo costruita duemila anni fa. In realtà, se i porti moderni di Ashdod e Haifa avessero utilizzato simili sistemi di progettazione e d'ingegneria, non si sarebbero trovati ad affrontare i problemi che oggi li affliggono."

Non dobbiamo immaginare che tali prodezze d'ingegneria fossero realizzate semplicemente riunendo enormi forze lavoro; anche gli antichi avevano a disposizione congegni tecnici altamente sofisticati che andavano da attrezzature di rilevamento topografico come i moderni teodoliti, a macchinari in grado di far risparmiare lavoro, come le gru usate nella costruzione di grandi edifici, per esempio i templi di Roma.
Con il declino dell'Occidente dopo la caduta dell'impero romano, molta della sua tecnologia fu preservata e sviluppata dagli arabi, che la portarono a raggiungere vette sempre più elevate mentre la maggior parte d'Europa restava assopita in un'"epoca buia". La seguente descrizione di Bagdad all'inizio del Medioevo, scritta dallo storico libanese Amin Maalouf, dà un assaggio della civiltà urbana altamente sofisticata creata dagli arabi:

All'inizio del nono secolo, durante il regno di Harun al-Rashid, il califfato era lo stato più ricco e più potente del mondo, la sua capitale era il centro della civiltà più avanzata del pianeta. Aveva un migliaio di medici, un enorme ospedale gratuito, un servizio postale regolare, varie banche (alcune delle quali avevano filiali molto lontano, addirittura in Cina), un ottimo sistema di rifornimento idrico, una rete fognaria completa e una cartiera.

Naturalmente le grandi città non erano un'esclusiva del Vecchio Mondo. Gli invasori spagnoli del Messico rimasero praticamente ammutoliti quando nel 1519 entrarono nell'antica capitale azteca di Tenochtitlán (ora Città del Messico). In Europa non esisteva nulla di paragonabile ai suoi magnifici templi e palazzi, al florido mercato, ai negozi di generi vari, ai canali affollati attraversati da ponti trasportabili, agli straordinari orti galleggianti su vasta scala, ai campi per il gioco della palla e alle impareggiabili collezioni zoologiche e botaniche. Negli 8 chilometri quadrati coperti dalla metropoli e dalla sua periferia vivevano duecentomila persone; a quest'epoca la popolazione della città più grande di Spagna, Siviglia, era di appena quarantacinquemila persone. Bernal Diaz, un conquistador che lasciò un resoconto personale della conquista spagnola del Messico, sintetizzò così lo sbalordimento degli invasori alloro arrivo a Tenochtitlán: "Le cose che vediamo sono forse un sogno?"
Meraviglie ancora maggiori erano in serbo per gli europei moderni quando iniziarono a penetrare in Cina. Qui per più di cinquemila anni i cinesi avevano progredito costantemente lungo il loro percorso tecnologico, ampiamente indipendente rispetto agli sviluppi dell'Occidente. Le attività di innumerevoli scienziati e tecnici avevano completamente trasformato ogni aspetto della vita: l'economia di base (dalle perforazioni per l'estrazione di sale e gas naturale alla previsione di terremoti), la tecnologia militare (dalla balestra al cannone) e lo sviluppo di prodotti di lusso (dagli emanatori di essenze agli specchi). Tutto aveva tratto vantaggio da migliaia di anni di sperimentazione intensiva ed energica.
La profondità della conoscenza scientifica nella Cina antica e medievale restò sottovalutata nel mondo occidentale fino a tempi recenti. Una delle più famose affermazioni nella storia delle invenzioni è quella fatta nel 1620 dal filosofo inglese Francesco Bacone nel suo "Novum Organum", come suo "Aforisma Numero 129": "Dovremmo notare la forza, l'effetto e le conseguenze delle invenzioni, che da nessuna parte sono più cospicue di quelle ignote agli antichi, vale a dire la stampa, la polvere da sparo e la bussola. Perché queste tre hanno cambiato l'aspetto e lo stato del mondo intero."
In realtà la storia di tali scoperte risaliva a ben prima dell'epoca di Bacone, ma in Cina, non nell'Occidente medievale.
Bacone può essere in parte perdonato, tuttavia, poiché tante invenzioni sono state sviluppate soltanto per essere poi dimenticate e reinventate molto tempo dopo. Un esempio classico di tale fenomeno è la mietitrice, elaborata nella Gallia celtica nel primo secolo d.C. e poi di nuovo in Australia nel diciannovesimo secolo. Un caso di cui si è parlato meno è il palese utilizzo dell'alluminio nell'antica Cina. Nel 1956 archeologi che stavano effettuando lo scavo della tomba di un comandante militare morto nel 297 d.C. trovarono una ventina di ornamenti per cintura in metallo, che inviarono ad analizzare in laboratorio. Si scoprì che molti di questi erano in alluminio, con una lega che raggiungeva fino il dieci per cento di rame e il cinque per cento di manganese. Questo sbalordì gli archeologi, poiché l'alluminio è estremamente difficile da separare dalle scorie, e per quanto si sapeva era stato isolato per la prima volta nel 1827 e prodotto su larga scala soltanto dal 1889. I moderni esperti cinesi dubitano che i loro antenati possano aver prodotto una lega di alluminio così ricca, e hanno perfino messo in discussione l'attendibilità dello scavo. Ma Joseph Needham, il più eminente storico della scienza cinese, trova inaccettabile questa conclusione "tipo Altamira". Lui ribatte invece che è estremamente probabile che un alchimista cinese abbia prodotto la lega per caso e abbia tenuto per sé il segreto di questo fortunato incidente, così che tale conoscenza può essere andata perduta con la sua morte.
Come Needham, noi riteniamo che sia un errore fatale sottovalutare le conquiste tecnologiche e intellettuali di un popolo antico. Poiché nel corso del tempo la maggior parte dei materiali si limitano a marcire, arrugginire e sgretolarsi, ciò che sopravvive nella memoria archeologica è chiaramente soltanto la punta dell'iceberg. Ma di tanto in tanto salta fuori un oggetto o un testo che va completamente oltre tutte le valutazioni precedenti della capacità tecnica di un'antica cultura. Ora il numero crescente di tali ritrovamenti ci costringe a rivedere il giudizio sulle antiche capacità tecnologiche.
L'esplorazione scientifica degli oceani e dello spazio avanza, ma noi abbiamo ancora molto da imparare dalla ricerca relativa alla scienza e alla tecnologia antiche. L'obiettivo di tale indagine è caratterizzato da una ricchezza inimmaginabile: una vasta scorta di conoscenza accumulata, a cui si è arrivati attraverso migliaia di anni di esperienza per tentativi da parte di tutti i nostri antenati.

INDICE:

INTRODUZIONE pag. 5

PARTE PRIMA - MEDICINA pag. 17
Introduzione pag. 18
Strumenti chirurgici pag. 28
Operazioni all'occhio pag. 34
Chirurgia plastica pag. 38
Chirurgia cerebrale pag. 41
Denti falsi e odontoiatria pag. 50
Arti artificiali pag. 53
Anestetici pag. 55
Agopuntura pag. 59

PARTE SECONDA - TRASPORTI pag. 65
Introduzione pag. 66
Cartografia pag. 72
Approfondimento: Meraviglie cartografiche dell'antico Oriente pag. 80
Sci e pattini pag. 85
Odometri pag. 90
Veicoli a vento e con propulsione a razzo pag. 92
Navi e piroscafi pag. 94
Il primo canale di Suez pag. 104
La bussola pag. 108
Fari pag. 114
Attrezzatura subacquea pag. 116
Parapendio e paracadute pag. 119
Approfondimento: Alianti pag. 122
Aerostatica pag. 123

PARTE TERZA - ALTA TECNOLOGIA pag. 128
Introduzione pag. 128
Computer pag. 135
Orologi pag. 138
Distributori automatici a monete pag. 143
Porte automatiche pag. 145
La macchina a vapore pag. 147
Automi pag. 151
Rilevatori di terremoti pag. 158
Batterie elettriche pag. 161
Approfondimento: Antichi parafulmini pag. 166
Magneti e magnetismo pag. 167
Lenti d'ingrandimento pag. 172
Approfondimento: Lenti ustorie e specchi pag. 178

PARTE QUARTA - VITA SESSUALE pag. 179
Introduzione pag. 180
Afrodisiaci pag. 190
Peni artificiali pag. 196
Contraccettivi pag. 200
Approfondimento: Condom romani pag. 205
Test di gravidanza pag. 206
Manuali di sesso pag. 208

PARTE QUINTA - TECNOLOGIA MILITARE pag. 213
Introduzione pag. 214
Armature per l'uomo e per gli animali pag. 222
Carri armati pag. 227
Catapulte e balestre pag. 230
Gli "artigli" di Archimede pag. 234
Lanciafiamme pag. 240
Bombe a mano pag. 244
Dalla polvere da sparo al cannone pag. 247
Gas tossico pag. 251

PARTE SESTA - EFFETTI PERSONALI pag. 255
Introduzione pag. 256
Specchi pag. 260
Approfondimento: Specchi magici pag. 265
Trucco pag.266
Tatuaggi pag. 270
Sapone pag. 273
Rasoi pag. 275
Profumi pag. 278
Parrucche pag. 280
Approfondimento: Barbe finte pag. 284
Abbigliamento e scarpe pag. 285
Approfondimento: Cucito e lavoro a maglia pag. 291
Gioielli pag. 293
Occhiali pag. 299
Approfondimento: Occhiali da neve pag. 304
Ombrelli pag. 305

PARTE SETTIMA - CIBO, BEVANDE E DROGHE pag. 307
Introduzione pag. 308
Libri di cucina pag. 323
Approfondimento: Ricette da un libro di cucina romano pag. 327
Refrigerazione pag. 329
Gomma da masticare pag. 334
Tè, caffè e cioccolata pag. 335
Vino, birra e bevande fermentate pag. 338
Approfondimento: Superalcolici pag. 347
Droghe pag. 348
Tabacco e pipe pag. 357

PARTE OTTAVA - VITA URBANA pag. 361
Introduzione pag. 362
Fognature pag. 367
Condutture e impianti idraulici pag. 370
Condomini pag. 373
Autopompe antincendio pag. 376
Banche pag. 379
Monete e cartamoneta pag. 382

PARTE NONA - TERRITORIO E RISORSE pag. 387
Introduzione pag. 388
La mietitrice pag. 396
Mulini ad acqua e mulini a vento pag. 398
Pesticidi pag. 403
Apicoltura pag. 405
Vivai di pesci e di ostriche pag. 407
Perforazione ed estrazione mineraria pag. 414
Scavo di gallerie pag. 423

PARTE DECIMA - FOCOLARE DOMESTICO pag. 431
Introduzione pag. 432
Abitazioni in ossa di mammut pag. 441
Cani e gatti pag. 443
Gabinetti pag. 449
Approfondimento: Carta igienica pag. 453
Saune pag. 454
Bagni pag. 461
Approfondimento: Docce pag. 467
Riscaldamento centralizzato pag. 468
Finestre in vetro pag. 470
Chiavi e serrature pag. 474
Approfondimento: La misteriosa chiave egiziana pag. 476

PARTE UNDICESIMA - COMUNICAZIONI pag. 481
Introduzione pag. 482
Calendari pag. 491
Approfondimento: I giorni della settimana pag. 502
L'alfabeto pag. 505
Codici e scritture cifrate pag. 512
Approfondimento: Stenografia pag. 507
Libri e stampa pag. 518
Approfondimento: Il primo carattere mobile pag. 521
Enciclopedie pag. 524
Servizi postali pag. 527
Piccioni viaggiatori pag. 532
Telegrafia pag. 538

PARTE DODICESIMA - SPORT E TEMPO LIBERO pag. 545
Introduzione pag. 546
Tauromachia pag. 556
L'origine dei giochi olimpici pag. 559
Giochi con la palla pag. 562
Giardini e giardinaggio pag. 569
Giardini zoologici pag. 582
Teatri pag. 587
Strumenti musicali pag. 599
Tastiere pag. 609
Musica scritta pag. 614
Approfondimento: Musica nell'antica Grecia pag. 615
Fuochi d'artificio pag. 621
Lanterne magiche pag. 623
Carte da gioco pag. 625

Le fonti pag. 629

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