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IL LIBRO DEI SIMBOLI
Un dizionario completo che abbraccia l'intero patrimonio delle conoscenze umane nelle varie culture e civiltà


di Jean-Eduardo Cirlot
Gruppo Editoriale Armenia
pagg. 510 - € 21,50

Per ordinare: www.armenia.it

 

L'ARGOMENTO:

Il libro dei simboli Un vero e proprio dizionario che raccoglie quasi mille voci relative ai simboli più diversi: quelli codificati in forma grafica o artistica, per consentirci di comprendere il senso delle allegorie contenute in un affresco o il significato emblematico di un testo poetico; quelli che appartengono a una tradizione remota, alla mitologia o al patrimonio religioso delle antiche civiltà dell'oriente e dell'occidente; quelli che popolano in modo vivo e dinamico i nostri sogni quotidiani, e altro ancora...

Da "Abbandono" a "Zucca", le voci si susseguono abbracciando l'intero patrimonio delle conoscenze umane, dalla psicanalisi alla magia, documentando l'evoluzione del sapere nell'ambito delle diverse discipline e delle diverse culture che, non di rado, propongono interpretazioni differenti per uno stesso simbolo.

INTRODUZIONE: DELIMITAZIONE DEL SIMBOLICO

Approfondendo gli ambiti del simbolismo, sia nella loro forma codificata grafica o artistica, sia nella loro forma viva e dinamica dei sogni o delle visioni, uno dei nostri principali interessi è stato quello di delimitare il campo dell'azione simbolica per non confondere fenomeni che possono sembrare uguali quando invece hanno solamente qualche affinità o alcuni legami esteriori. Siamo d'accordo con Marius Schneider il quale afferma che non ci sono idee o credenze, ma solo idee e credenze, cioè nelle prime c'è sempre qualcosa o molto delle seconde, oltre al fatto che intorno al simbolismo prendono forma altri fenomeni spirituali.
Quando un autore come Caro Baroja si pronuncia contro l'interpretazione simbolista dei temi mitologici deve avere valide ragioni, sebbene è anche possibile che esista una valutazione incompleta del simbolico. Lo stesso autore dice: "Quando vogliono convincerci che Marte è il simbolo della guerra ed Ercole quello della forza, possiamo negarlo chiaramente. Questo può essere vero per un retore, per un filosofo idealista o per un gruppo di 'graeculi' più o meno pedanti. Però, per colui che ha fede in queste divinità e negli eroi antichi, Marte rappresenta una realtà oggettiva, anche se questa realtà è forse di natura diversa da quella che noi desideriamo ottenere. Il simbolismo appare quando le religioni naturalistiche subiscono una rottura...".
La semplice assimilazione di Marte con la guerra o di Ercole con il lavoro non è mai stata una caratteristica dello spirito simbolico, che fugge da ciò che è determinato e da ogni riduzione costrittiva. Questo è realizzato dall'allegoria, come derivazione meccanizzata e riduttrice del simbolo; questa è però una realtà dinamica e un plurisegno, caricato di valori emotivi e ideali, cioè di vera vita. Il valore simbolico, quindi, intensifica quello religioso.
Tuttavia, la considerazione dell'autore sopra citato è estremamente utile per circoscrivere il simbolico al proprio limite. Se nell'insieme c'è o ci può essere una funzione simbolica, una "tensione comunicante", questo possesso transitorio dell'essere o dell'oggetto da parte del simbolo non lo trasforma completamente in simbolo. L'errore dell'artista e del letterato simbolista è di voler trasformare tutta la sfera della realtà in una moltitudine di corrispondenze impalpabili, in una congiunzione ossessiva di analogie, senza comprendere che il simbolico si contrappone all'esistenziale e che le sue leggi sono valide soltanto nell'ambito peculiare che le concerne. Si tratta di una distinzione simile a quella che potremmo stabilire a proposito della tesi di Pitagora secondo la quale "tutto è regolato secondo il numero", o della microbiologia. Neppure l'opinione del filosofo greco, né il pullulare vivente di ciò che appartiene a una metrologia invisibile sono falsi, la vita intera però e tutta la realtà non possono ridursi alle loro sfere a causa della loro sicurezza, che è tale solo in esse. Similarmente il simbolico è reale e attivo su un piano della realtà, ma risulta inconcepibile applicato costantemente nell'ambito dell'esistenza. li rifiuto di questo livello della realtà, che è la vita magnetica dei simboli e delle loro connessioni, indica le negazioni ad ammettere i valori simbolici; questa repressione manca di validità scientifica.
CarI Gustav Jung, al quale l'attuale simbologia psicoanalitica deve molto, segnala a difesa di questa parte del pensiero umano: "Per l'intelletto moderno, cose simili [alle significazioni più inaspettate dei simboli] non sono che assurdi espliciti. Queste connessioni del pensiero esistono e hanno avuto anche un ruolo importante nel corso di molti secoli. La psicologia ha l'obbligo di comprendere questi fatti...". In un'altra opera, lo stesso autore indica che tutta l'energia e l'interesse che l'uomo occidentale impiega oggi nella scienza e nella tecnica, l'uomo antico li consacrava alla sua mitologia. Non solo l'energia e l'interesse, ma anche la capacità speculativa e teorica; da ciò, gli insondabili monumenti della filosofia indù, dell'esoterismo cinese o islamico, della stessa Cabala; la minuziosa accuratezza operativa dell'alchimia e altre speculazioni simili.
li fatto che i primitivi e gli orientali possedessero una tecnica di pensiero con garanzie di saggezza è ratificato da un archeologo e storico come Contenau, il quale afferma che non sarebbe stato possibile mantenere i collegi degli indovini e dei maghi della Mesopotamia senza una percentuale positiva di successi; e da Gaston Bachelard, il quale dice: "Come potrebbe una leggenda esistere e perpetuarsi se ogni generazione non avesse 'ragioni intime' per credere?". li significato simbolista di un fenomeno tende ad agevolare la spiegazione di queste ragioni misteriose, perché unisce lo strumentale allo spirituale, l'umano al cosmico, il casuale al causale, il disordinato all'ordinato; perché giustifica un vocabolo come "universo", che senza questa integrazione superiore mancherebbe di significato, smembrato nel pluralismo caotico e perché ricorda in tutto il trascendente.
Tornando al tema della delimitazione del simbolico, per chiarire la finalità di quest'opera, indicheremo con un esempio che sulla facciata di un monastero si può vedere: a) la bellezza dell'insieme; b) la tecnica architettonica della realizzazione; c) lo stile a cui appartiene e le sue implicazioni geografiche e storiche; d) i valori culturali e religiosi impliciti o espliciti ecc. e anche: x) il significato simbolico delle forme. In questo caso, la comprensione di ciò che simboleggia un arco ogivale sotto un rosone rappresenta un sapere rigorosamente "diverso" di fronte agli altri citati. Il nostro obiettivo fondamentale è facilitare le analisi di questo carattere senza confondere il nucleo simbolico di un oggetto, o la transitoria funzione che lo esalta in un certo momento, con la totalità di quest'oggetto come realtà nel mondo. Il fatto che il chiostro romanico coincida esattamente con il concetto di "temenos" (spazio sacro) e con l'immagine dell'anima, con la fonte e lo zampillo centrale, come "sutratma" (filo d'argento) che unisce per il centro il fenomeno alla propria origine, non invalida e neppure modifica la realtà architettonica e utilitaria di questo chiostro, ma ne arricchisce il significato mediante questa identificazione con una "forma interiore", vale a dire con un archetipo spirituale.

INTRODUZIONE: IL SIMBOLISMO ALCHEMICO

Nella sua opera "Energetik der Seele", Jung afferma: "Lo spirituale appare nella psiche come un istinto e anche come vera passione. Non è derivato da un altro istinto, ma un principio sui generis". Oltre al fatto che questa dichiarazione ha posto fine all'identificazione della scienza con il materialismo, la sua importanza è nel fatto che riprende la più pura essenza della dottrina platonica sull'anima, che qui è identificata con questo principio spirituale. Nel "Timeo" di Platone, nelle "Enneadi" di Plotino si specifica l'idea secondo la quale l'anima è estranea alla terra, scende dall'universo non spaziale e non temporaneo o "cade" per la colpa nella materia, si sviluppa e inizia un processo di crescita e di vitalità che corrisponde al periodo dall'involuzione alla "salvezza". In dato momento si produce l'inversione di questo movimento discendente e penetrante; l'anima ricorda che la sua origine è fuori dallo spazio e dal tempo, fuori dalle creature e dal mondo dell'oggetto e anche oltre le immagini, quindi tende alla distruzione del corporale e all'ascensione. Giamblico esprime questo dicendo: "C'è un principio dell'anima, superiore a ogni natura, e mediante il quale ci possiamo elevare sopra l'ordine e sopra i sistemi del mondo. Quando l'anima si separa da tutte le nature subordinate, cambia questa vita per un'altra e abbandona l'ordine delle cose per congiungersi e mescolarsi con altro". Questa idea di rotazione è la chiave e la meta della gran parte dei simboli trascendenti: della "Rota" medioevale, della Ruota delle trasformazioni buddhiste, del ciclo zodiacale, del mito dei Gemelli e dell'Opus degli alchimisti. L'idea del mondo come labirinto, della vita come peregrinazione, portano all'idea del "centro" come simbolo della finalità assoluta dell'uomo, "medio invariabile", "motore immobile", paradiso riconquistato o Gerusalemme celeste. Talvolta, nelle rappresentazioni grafiche, questo punto si identifica con il centro geometrico del cerchio simbolico; a volte si colloca sopra di esso; altre volte, come nel "Shri Yantra" orientale non si rappresenta, affinché colui che lo contempla lo possa immaginare.
Si tratta sempre di un tema che appare talvolta mascherato sotto un altro simbolo: il tesoro nascosto, l'oggetto perduto, l'impresa impossibile o molto difficile; o collegato con valori diversi: la conoscenza, l'amore, l'ottenimento di un oggetto ecc. L'alchimia, sviluppata in due tappe abbastanza caratterizzate, quella medioevale e quella rinascimentale, esaurita questa fra il XVII e il XVIII secolo per la scissione delle due componenti che l'avevano originata, in mistica e chimica, è una tecnica simbolica che, insieme a desiderio di scoperte positive di scienze naturali, ricercava la "realizzazione" di verità spirituali. Invece di cercare il "tesoro" affrontando il mitico drago, come Cadmo, Giasone, Sigfrido, gli alchimisti volevano "produrlo" mediante il lavoro e la virtù. La loro opera era un semplice occultamento di verità esoteriche, né la finalità perseguita era materiale; entrambe si compenetravano e la realizzazione acquistava per essi il significato dell'assoluto. Ogni operazione, ogni particolare, ogni materia o strumento utilizzato erano fonte di esperienze intellettuali e spirituali, simboli vissuti. Dopo un periodo di dimenticanza, l'alchimia è stata rivalutata come "origine della chimica attuale", però Bachelard, Silberer, Jung e altri autori hanno finito per vedere in essa la totalità del suo significato, contemporaneamente poetico, religioso e scientifico, a parte che, nelle opere di Fulcanelli, di Canseliet, Alleau si avverte già questo significato.
Bachelard segnala che l'alchimia "ha un carattere psicologicamente concreto" e che, lungi dall'essere una descrizione di fenomeni oggettivi, è un tentativo di iscrizione dell'amore umano nel cuore delle cose. Jung insiste sul fatto che le operazioni alchemiche avevano solamente la funzione (come quelle delle antiche tecniche divinatorie, anche se con più trascendenza e continuità) di "animare la vita profonda della psiche" e di agevolare le proiezioni dell'anima negli aspetti materiali, cioè viverli come simbolici e costruire con essi tutta una teoria dell'universo e del destino dell'anima. Per questo motivo, l'autore dice che "il cospiratore vive certe esperienze psichiche, che gli appaiono come un comportamento particolare del processo chimico". In un altro momento definisce questa attività come "indagine chimica nella quale, per mezzo della proiezione, si mescola materiale psichico inconscio" che completa affermando che "la vera natura della materia era ignorata dall'alchimista. La conosceva solamente attraverso accenni. Cercando di studiarla, proiettava l'inconscio sull'oscurità della materia per illuminarla. Per spiegare il mistero della materia, proiettava altri misteri". La "summa" di questo mistero, l'aspirazione segreta più profonda, è la 'coincidencia oppositorum', "dalla quale risultarono gli alchimisti, gli sperimentatori, mentre Nicola di Cusa è il suo filosofo". L'alchimista non voleva simulare le operazioni che eseguiva, era invece pateticamente e profondamente interessato nella ricerca dell'oro, essendo questo interesse e la dedicazione della sua vita quello che (come nella ricerca del santo Graal) garantiva l'esito finale (per l'esercizio di virtù che questa attività costante sviluppava, creava o. implicava). Ottenere l'oro (l'"aurum philosophorum") rappresentava il segno della predilezione divina. Jung interpreta psicologicamente il processo come una progressiva eliminazione dei fattori impuri dello spirito e come un avvicinamento agli immutabili valori eterni. Questa visione della loro opera era già evidente negli alchimisti; Michael Majer, in "Symbola Aur Mens" (1617), dice che "la chimica incita l'artefice alla meditazione dei beni celesti". Dorneus, in "Physica" (1661), si riferisce alla relazione che deve esistere fra l'operatore e l'operato e dice: "Dell'altro non farai mai Uno, se prima non sei diventato Uno tu stesso". L'unificazione si otteneva con l'estirpazione del desiderio del diverso e del transitorio, con la fissazione del pensiero nel superiore e nell'eterno. È famosa la massima degli alchimisti: "Aurum nostrum non est aurum vulgui". Questa affermazione che il loro oro non era l'oro volgare sembra indicare che il simbolismo escludeva la realtà concreta e materiale del simbolo, in virtù della potenza spirituale di ciò che era simboleggiato. Comunque, è imprudente ridurre a un'attitudine il lavoro di moltissimi autori di diversa formazione. L'esigenza della presenza fisica dell'oro potrebbe essere interpretata come il desiderio dell'incredulo san Tommaso. Ai veri privilegi era sufficiente il sogno del "Sole sotterraneo" che appare nella profondità del condotto, come la luce della salvezza è nel fondo dell'anima, sia questa salvezza il risultato di una fede religiosa o dell'ipotetico o reale "processo di individualizzazione" nel quale Jung sembra aver concentrato il suo miglior sapere e sentire sull'uomo. Naturalmente, sotto questo concetto si nascondono nientemeno che i tre desideri supremi che portano alla felicità: il Rebis alchemico, o essere androgino che comprende in sé la congiunzione degli opposti e la cessazione del tormento della separazione dei sessi, da quando l'uomo sferico di Platone era stato scisso in due; la fissazione del principio "volatile", vale a dire l'annichilazione di ogni mutamento o transizione, una volta raggiunto il possesso dell'essenziale; infine, l'assunzione di un punto centrale, che simboleggia il centro mistico dell'universo, l'origine irradiante e l'immortalità, unita alla gioventù eterna. È facile comprendere, davanti a questi "obiettivi", che sia alcuni scientifici che si sforzano di "tradurre" al loro mondo l'alchimico, sia i prosecutori dell'alchimia ortodossa non abbandonano i loro propositi. Inoltre, si capisce che l'alchimia è servita da modello, da "paradigma" per ogni attività basata sull'esperimento, per l'attività mentale proiettata e per la costanza, come accade in certi casi nell'arte o nella poesia.

INDICE:

INTRODUZIONE: pag. 5

I - PRESENZA DEL SIMBOLO pag. 5
Delimitazione del simbolico pag. 5
Simbolismo e storicità pag. 7

II - ORIGINE E CONTINUITÀ DEL SIMBOLO pag. 10
Lo sviluppo del simbolismo pag. 10
Il simbolismo occidentale pag. 13
Il simbolismo dei sogni pag. 17
Il simbolismo alchemico pag. 20

III - NOZIONI SUL SIMBOLO pag. 23
Considerazioni sul tema pag. 23
Il "ritmo comune" di Schneider pag. 26
L'archetipo di Jung pag. 28

IV - L'ESSENZA DEL SIMBOLO pag. 30
Analisi del simbolo pag. 30
L'analogia simbolica pag. 33
Simbolo e allegoria - Simbolo ed espressione pag. 35

V - COMPRENSIONE E INTERPRETAZIONE pag. 37
Il problema dell'interpretazione pag. 37
Interpretazione psicologica pag. 39
I piani della significazione pag. 42
Simboleggiante e simboleggiato pag. 44
Sintassi simbolica pag. 47

SIMBOLI pag. 51 - 482

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