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libri scelti da Francesco Di Blasi

PIERLUIGI IGHINA PROFETA SCONOSCIUTO

di Alberto (Anonimo)
€ 15,00 + spese di spedizione
Per ordinare: fmalgarini@libero.it

PREFAZIONE:

Per Luigi Ighina, profeta sconosciuto, ma soprattutto incompreso.

A pochi mesi dalla morte avvenuta l'8 gennaio 2004, viene pubblicato questo libro a cura di un gruppo di amici e collaboratori che gli hanno voluto veramente bene e che hanno riconosciuto in lui un profeta e un grande maestro. Esso rappresenta un estremo tentativo di far comprendere al mondo un messaggio che Ighina si è sforzato in tutti i modi di diffondere durante tutto l'arco della sua lunga vita (era nato a Milano il 23 giugno 1908), ricevendo in cambio solo incomprensione e derisione.
Noi riportiamo in questo libro le rivelazioni di quelle Verità che egli ha portato sulla terra, che sono soprattutto scientifiche pur riguardando tutti gli aspetti della vita umana, le quali se verranno finalmente comprese, potranno rivoluzionare completamente l'odierna mentalità permettendo così agli uomini di arrestare la folle corsa che li sta portando verso l'abisso.
Il testo vero e proprio è breve, consiste più che altro nella trascrizione di alcune conferenze tenute di recente che rivelano gli aspetti meno noti del suo insegnamento e della sua personalità e che soprattutto contengono la chiave per decifrare la vera natura dei suoi messaggi che non sempre erano di facile comprensione.
Sono state aggiunte anche alcune Meditazioni ispirate alle sue Rivelazioni per cercare di rendere più completo il quadro d'insieme.
Il resto del libro riproduce una parte degli avvisi, avvertimenti, informazioni che Ighina aveva fatto stampare negli ultimi quarant'anni, oltre ad alcuni articoli di giornalisti che l'avevano intervistato.
Se questo libro, che viene stampato anonimo, desterà un certo interesse, verrà seguito da un'altra pubblicazione più particolareggiata.

Per richieste di maggiori informazioni e spiegazioni indirizzare la corrispondenza ad Alberto, Fermo Posta Centrale, C.I. AJ 8149237 - 48018 FAENZA, unendo l'affrancatura per la risposta.

Per procurarsi il volume ci si può rivolgere:

- Circolo Culturale Pier Luigi Ighina di Montegrotto Terme (PD)
- Associazione ASSE di Roma: Franco Malgarini, via di Boccea 302, 00167 - Roma. E-mail: fmalgarini@libero.it

(Il presente volume è stato depositato presso la S.I.A.E.)

DALLA PRIMA CONFERENZA:

Prima di tutto desidero ringraziarvi per essere intervenuti a quest’incontro. Vi avverto che è la prima volta che parlo in pubblico.
Quando tento di parlare in casa di solito i miei figli mi interrompono dicendo: "Che barba, papà!! L’hai già detto. Sì, va bene, ho capito!" e scappano via. Spero che voi siate più pazienti di loro.
Sono qui per parlarvi di un grande uomo che per me è stato un padre, un maestro ed un amico amatissimo e al quale debbo fra l’altro la mia felicità coniugale.
Di solito quando si diceva ad Ighina che era un grande uomo, lui rispondeva: "Sì, un metro e cinquantotto!" e si faceva una bella risata.
Ighina era veramente una contraddizione in tutto, dalla statura fisica che contrastava con quella morale, alla difficoltà di riuscire a comunicare e a farsi comprendere nonostante avesse in sé una Sapienza che non è esagerato definire di origine divina.
Di solito quando si parla di una persona defunta si tende a metterne in rilievo le qualità, gli aspetti positivi, stendendo un velo pietoso sui suoi difetti. Potrei fare anch’io così ma sono sicuro che lui non mi approverebbe.
Ricordo, mi pare che fosse nel 1970, che un inviato del settimanale "Oggi" aveva fissato un appuntamento per intervistarlo. Da parte mia avevo preparato tutta la documentazione "seria" in nostro possesso che comprendeva tra l’altro dei telegrammi inviati alla N.A.S.A in cui si preavvertiva la natura dei guasti che si sarebbero poi effettivamente verificati due giorni dopo sulla capsula "Apollo", una interessante lettera di Von Braun, diverse lettere di ministri italiani ed esteri, di dirigenti della Fiat e di altre grosse industrie che si erano interessati ai nostri studi; inoltre moltissime foto che mostravano in forma concreta l’esistenza dell'energia magnetica.
Avevamo addirittura un filmino girato da un nostro collaboratore che era veramente impressionante, perché mostrava come facendo pulsare una lampada elettrica collegata con l’energia magnetica in una stanza buia, si scatenava nell’aria un vero e proprio finimondo di fulmini e di scariche luminose che, pur invisibili agli occhi, avevano lasciato la loro immagine sulla pellicola.
Quando arrivò il giornalista, Ighina trascurò completamente tutto ciò che io avevo preparato e se ne usci con una serie di battute sui suoi rapporti con l’amministrazione comunale con cui era in lite per dei soprusi che aveva subito, che mi fecero arrossire per la vergogna.
Infatti, anche se più tardi mostrammo la parte seria dei nostri studi, il titolo cubitale dell’articolo che apparve su "Oggi" fu: "Paralizzerò il sindaco e tutta la giunta comunale", con una grande foto che lo mostrava con un caché pieno di polvere d’alluminio tra le dita che era poi "l’arma" con cui intendeva farsi giustizia.
Quando il giornalista se ne andò, io lo rimproverai aspramente perché non riuscivo a capire per quale motivo sembrava facesse di tutto per mettersi in ridicolo, ma lui con un candido sorriso mi rispose:
"Tu vuoi fare vedere solo il positivo e non capisci che in questo modo stimoli in chi ti sta davanti una reazione negativa, perché è naturale che succeda questo quando si presentano delle cose nuove. Mettendo insieme con la parte seria quella ridicola, io ho dato l’informazione con due polarità, con il ritmo completo, l’ho trasformata in un seme che per la sua neutralità non verrà bloccato dalla mente di chi leggerà l’articolo, ma entrerà nella sua interiorità e di lì germoglierà al momento opportuno".
Questo era Ighina.
A proposito, circa due settimane dopo questo fatto, effettivamente sia il sindaco di Imola che un assessore ebbero un ictus che li paralizzò per qualche tempo, ma probabilmente fu una semplice coincidenza. Ma forse è bene che io mi faccia dal principio e vi racconti come l’ho conosciuto.

Già da qualche anno lottavo per uscire da una profonda crisi esistenziale. Deluso da tutto e da tutti stavo cercando nella scienza e nella filosofia una risposta alle domande sul vero senso della vita dal momento che avevo sperimentato fino in fondo la vacuità dei falsi valori verso cui erano attratti gli uomini della mia generazione.
Passavo la maggior parte del mio tempo libero sui libri che divoravo con un’insaziabile fame di conoscere e di capire. Quasi ogni giorno facevo una sosta nelle librerie cercando novità o cose antiche ancora sconosciute.
Un giorno, eravamo nel 1964, mentre stavo uscendo da una libreria, fui come attratto inspiegabilmente verso uno scaffale pieno di libri per ragazzi e che quindi trattavano argomenti che a me non interessavano. Comunque ne trassi fuori uno e mentre stavo per rimetterlo a posto vidi che dietro al vuoto che avevo creato, era nascosto un libretto che evidentemente vi era scivolato casualmente. Dovetti levare parecchi altri libri prima di riuscire a vedere di cosa si trattava, Era intitolato "La scoperta dell’atomo magnetico".
Il libraio mi disse che parecchio tempo prima era passato un signore, un tipo un po’ strano, che gli aveva chiesto di poterglielo lasciare in visione e dal momento che non aveva parlato né di prezzo di vendita, né di costo e non si era fatto più vedere, mi permise di prenderlo senza farmelo pagare.
Tornato a casa lo lessi subito con interesse. Conteneva delle affermazioni davvero fuori del comune, alcune addirittura paradossali, ma non mi sembrò l’opera di un esaltato perché, una volta accettato il presupposto di questa energia universale sconosciuta, le conseguenze pur strabilianti che ne derivavano avevano in sé un’indiscutibile logica.
Fra le altre cose io ero angosciato dal clima di Guerra fredda che si respirava in quegli anni e che impegnava i blocchi contrapposti in una corsa verso armamenti sempre più distruttivi.
Così scrissi all’autore Pierluigi Ighina non solo per testimoniargli il mio apprezzamento, ma anche per chiedergli se non temeva di offrire ai governi con la sua scoperta, un mezzo di distruzione ancora più potente.
Questa fu la sua risposta datata 23 Aprile 1964:
"Gentilissimo signor Alberto, ringrazio della sua gentile lettera e di aver letto il mio opuscoletto. Debbo però costatare che lei mi ha messo sopra ad un grande piedistallo di onori e di elogi e considerato tra gli uomini superiori, sarebbe come elevarmi al settimo cielo. Tutto questo non è esatto, sono un semplice uomo comune e non ho fatto nulla di straordinario. Ho solo potuto conoscere una microscopica parte di quello che fa Madre Natura, quindi ho fatto altro che osservare e trascrivere ciò che ho visto. L’unica cosa che nelle mie osservazioni mi ha veramente colpito, è nel constatare l’esatta e meravigliosa costituzione di madre natura a cui mi da conferma che esiste un essere superiore a noi ed a cui fu messo il nome di Dio. Se siamo i suoi strumenti adatti a fare progredire il mondo solo lui potrà sapere ciò che avverrà nell’avvenire e quindi non si deve avere paura di nulla. C’è una legge della natura, la legge di compensazione. Se esiste il male ad un certo punto sopravviene il bene ad equilibrare le due parti. Nulla esiste al mondo per uno scopo non prefisso e disegnato da Dio. E può benissimo usufruire del male per produrre del bene. Se sono da lei considerato atto ad avere un colloquio con la sua gentile persona ne sarò compiaciuto e grato. Con i più distinti ossequi Pierluigi Ighina."
Questa lettera che adesso trovo così vera, sensata e piena di fede, allora mi fece tutt’altro effetto perché il Dio in cui mi avevano insegnato a credere da bambino, già da molti anni lo avevo abbandonato e questa nuova concezione di un Dio che gioca col bene e col male per degli scopi sconosciuti all’uomo era un po’ troppo ardita per trovarmi d’accordo. Tuttavia ciò non mi impedì di andarlo a trovare per conoscerlo di persona.
Ighina mi accolse con grande affabilità, mi mostrò il suo laboratorio ed in particolare il nuovo generatore di energia magnetica che aveva costruito nel 1960 che poteva produrre separatamente atomi magnetici positivi e negativi. Mi disse che inviando l’energia così prodotta su di una grande parabola situata sul tetto del fienile, riusciva a far piovere o far venire il sereno. Mi mostrò delle spighe di grano il cui stelo era grosso come il dito indice di una mano e che aveva ottenuto innaffiando il terreno con dell’acqua magnetizzata. In breve, mi parlò di tante cose e delle infinite possibilità conseguenti all’applicazione di tale energia nei più svariati campi che ne fui trasecolato.
Alla fine, prima che me ne andassi, volle mostrarmi come con l’energia si potevano fare aumentare le dimensioni degli insetti fino a farli esplodere. Prese un contenitore in cui aveva accumulato energia e mi condusse fino ad un formicaio lì vicino. Cominciò ad irradiare le formiche dicendo dopo un po’: "Guardi, guardi come aumentano, come ingrossano!". Io sinceramente non notavo alcun cambiamento ma non volli contraddirlo.
Ci lasciammo con la promessa da parte mia di ritornare dopo qualche tempo. In realtà lasciai passare alcuni mesi prima di tornare a fargli visita, un po’ per digerire l’enorme quantità di informazioni che avevo accumulato, un po’ perché quello che giudicavo il fallito esperimento con le formiche oltre ad alcune sue dichiarazioni sull’immobilità della terra, mi avevano insinuato il dubbio che potesse trattarsi di una persona un po’ squilibrata.
Se ascoltavo il mio cuore, sentivo di avere conosciuto un uomo di grande valore le cui scoperte potevano cambiare il mondo, ma la mia mente era piuttosto critica perché condizionata dai pregiudizi culturali e cercava di metterlo sotto una luce negativa.
Non so quanto sarebbe durata questa situazione di stallo tra la mente e il cuore, se non mi fosse capitato tra le mani il volume "La teoria dell’orgasmo" che conteneva un’antologia degli scritti dello psichiatra Wilhelm Reich. Grande fu la mia sorpresa quando lessi che con l’accumulo di energia orgonica che era presente non solo negli esseri viventi, ma in tutta la natura, si potevano guarire le più diverse malattie, far piovere e scacciare le nuvole, ecc… Non c’era dubbio che l’energia orgonica di Reich corrispondeva a quella magnetica di Ighina, con la sostanziale differenza che quest’ultimo non solo poteva produrla artificialmente ma anche moltiplicarla, modificarla, indirizzarla e regolarne la potenza.
Rotti gli indugi ritornai da Ighina e da allora per quasi dieci anni lo andai a trovare con frequenza giornaliera diventando il suo collaboratore più assiduo. Mi accorsi ben presto che si trattava di una persona non facile da accettare, perché in lui coesistevano delle doti che non è esagerato definire di natura divina, con difetti umani anche grossi che lo rendevano una contraddizione vivente.
Gentilissimo, estremamente generoso ed altruista oltre che geniale, in certe occasioni si mostrava permaloso, capriccioso e testardo. Conscio delle sue innate capacità che lo rendevano superiore a tutti nella conoscenza delle leggi della natura, aveva terribilmente sofferto specie in gioventù, di non essere creduto, di venire deriso. Purtroppo non aveva la capacità di esprimersi con chiarezza ed era estremamente difficile comprenderlo perché non solo si contraddiceva con ingenua naturalezza, ma contraddiceva le opinioni altrui quasi per principio anche se si trattava di verità evidenti all’esperienza. Direi che impersonava perfettamente la figura del bambino evangelico a cui Dio aveva rivelato i tesori della scienza, ma che rimaneva pur sempre un bambino.
Vivere vicino a Gigi - d’ora in avanti lo chiamerò sempre così - era un’autentica scuola di vita. Aveva delle doti innate che gli permettevano di vedere nella dimensione spirituale.
Il suo laboratorio non era solo un ambiente per ricerche scientifiche, ma anche un luogo in cui gli apparivano angeli, demoni, Gesù e la sua Santissima Madre. Gigi aveva per la Madonna una venerazione speciale. Non avendo conosciuto sua madre che era morta subito dopo averlo dato alla luce, aveva riversato su di Lei tutto il suo affetto filiale. Un po’ dovunque aveva affisso delle immagini sacre che la raffiguravano, e per la chiusura del mese di maggio la processione parrocchiale si concludeva nello spiazzo antistante la sua casa, che egli provvedeva ad adornare con luci e fiori.
Era molto devoto pur senza essere bigotto e ben presto si accorse che riguardo alla religione io ero molto diverso da lui.
Un bel giorno mi disse che era venuta da lui la Madonna che aveva espresso il desiderio di vedermi rientrare nella Chiesa e di riconciliarmi con Dio tramite i Sacramenti. Non mi fu facile ubbidire, ma ormai erano così grandi la stima e l’affetto che nutrivo per lui che riuscii a vincere la mia ripugnanza. Così durante una gita a Genova, andammo insieme al Santuario della Madonna della Guardia dove mi confessai e feci la comunione. Da quel momento ritornai ad essere un buon cristiano anche da un punto di vista formale, mentre Gigi cominciò ad assumere un atteggiamento che mi sconcertò.
Ricordo che aveva smarrito la sua corona del rosario ed io glie ne regalai una convinto di fargli cosa gradita; invece lui la rifiutò accampando scuse inconsistenti.
Per farla breve, da quel momento portai sempre in tasca quel rosario che avevo acquistato per lui e presi l’abitudine di recitarlo spesso, mentre Gigi cominciò a disertare le funzioni religiose e ad essere assai meno devoto di prima. Addirittura cominciò a considerare la Madonna come l’incarnazione di Madre Natura diventando quasi panteista.
Egli era come guidato ad opporsi a tutti gli eccessi per realizzare negli altri quell’equilibrio che spesso non riusciva a mantenere in se stesso.
Vi racconto un altro episodio sperando di non annoiarvi troppo.
Già da alcuni anni ero diventato rigorosamente vegetariano. Per me non mangiare carne era diventato un dogma religioso più che una sana abitudine alimentare. Così quando una sera Gigi mi disse che era necessario che ricominciassi a mangiare carne, gli risposi che mi dispiaceva ma che non l’avrei fatto per nessun motivo al mondo. Al che lui mi disse: "Eppure è necessario, perché è un peccato più grave la paura di peccare del peccato stesso".
Il discorso finì lì, ma le sue parole continuarono a risuonare dentro di me.
Impiegai dei mesi prima di convincermi che essendo Dio la personificazione stessa dell’equilibrio, tutti gli eccessi, non solo in senso cattivo ma anche in senso buono, ci allontanavano da lui. Infatti la vera libertà può realizzarsi solo al centro dove le forze contrapposte si equilibrano.
Così ricominciai a mangiare carne, poca e di rado, ma senza disgusto né timore. Quando confidai a Gigi di avere superato la prova, sorrise con gli occhi e mi disse: "Non è forse bello sentirsi liberi?"
Ma non fu solo quella volta che mi mise alla prova.
La mia mentalità che era fortemente orientata in senso scientifico, era saldamente convinta che la realtà per essere vera doveva essere anche logica, ma Gigi che era la contraddizione vivente, faceva di tutto per convincermi del contrario.
Ricordo che una sera d’estate eravamo usciti dal laboratorio con un altro collaboratore per fare una passeggiata e mangiare un gelato. Ad un certo punto vedemmo una Ferrari parcheggiata nel viale e subito l’altro amico e io cominciammo a girarle attorno ammirandone la linea e i pregi. Gigi che si era allontanato un attimo per salutare un conoscente ci raggiunse e subito sentenziò:

- Io non capisco perché gli uomini siano così stupidi. - Credendo che si riferisse a noi, ci sentimmo un po’ offesi e replicammo:
- Beh, è questione di gusti. A noi non sembra stupido ammirare una bella macchina.
- Ma io non mi riferisco a voi, ma a quelli che l’hanno costruita. Non vedete com’è bassa e col muso a punta?
- Per forza! - rispondemmo - L’hanno fatta così perché sia aerodinamica e così penetri e faccia meno attrito possibile con l’aria.
- Ma questo è stupido! Bisogna fare tutto il contrario!
- In che senso? - chiedemmo.
- Ma sì, qui davanti invece della punta bisogna mettere una parabola.
- Una parabola?
- Sì, una parabola come quella che hanno le ruspe. -scoppiammo a ridere.
- Ma Gigi, cosa dici? Ma t’immagini che razza d’attrito farebbe con una parabola così davanti?

Questa volta fu lui a sentirsi offeso e per qualche minuto non ci rivolse più la parola. Poi cominciammo a parlare d’altri argomenti e la cosa finì lì.
Tornato a casa cominciai a riflettere sull’accaduto. Sapevo che Gigi difficilmente parlava a vanvera e così improvvisamente mi venne in mente che poche sere prima si era parlato dei cicloni e dei tornado e del meccanismo che innescava la loro formazione e capii cosa aveva voluto dire veramente Gigi a proposito della Ferrari.
La parabola doveva servire a riflettere una forza contraria al moto per neutralizzarla.
La sera dopo tornai da lui e gli chiesi se avevo capito il senso delle sue parole. Egli mi rispose:

- Sì, è così. Gli uomini sono stupidi perché quando si trovano di fronte ad una forza contraria ai loro intenti, cercano di distruggerla o di sfuggirla, mentre le forze della Natura contrarie bisogna accettarle, accoglierle e rifletterle. Tutte le forze esistenti in natura sono il riflesso diretto e indiretto di un’unica forza primordiale che è l’energia che scaturisce dal Sole. Tale irradiazione solare riflettendosi si equilibra con se stessa e condensandosi esplode e quindi s’irradia di nuovo e di nuovo si riflette e così si moltiplica. L’energia solare è una forza positiva che riflettendosi diventa negativa. Il Sole accoglie in sé questi suoi riflessi, li trasforma e li irradia nuovamente in maniera positiva e così via.
- Allora tu dici che mettendo davanti ad un’auto in movimento una parabola opportunamente inclinata, si crea un vortice che autoalimentandosi neutralizza l’attrito?
- Non solo questo. Il vortice crea un vuoto al suo interno. Ora, inclinando in un certo modo la parabola quindi il vortice, il vuoto dovrebbe attirare in avanti l’auto, sostituendosi al motore. Orientando il vortice in un modo diverso, si potrebbe bloccare il moto o anche invertire il senso di marcia.

Parlando del Sole, lui affermava che era un foro, un buco nella cupola superiore che separava il regno di Dio dall’universo creato, attraverso il quale si manifestava il grande fuoco o Grande Spirito sconosciuto, come Luce del nostro universo, inteso come un’immensa duplice cupola entro la quale riflettendosi, essa poteva dare origine a quel Ritmo Creativo che avrebbe determinato la formazione del nostro Sistema Solare.
Non era facile capire Gigi.
Chi gli stava vicino poteva sentirsi urtato dal suo comportamento. Non era facile per sua moglie e per i suoi figli accettare le sue stravaganze.
Per quello che mi riguarda ben presto fui costretto a rivedere il mio modo di pensare.
Io ero d’accordo con Gigi quasi su tutto tranne che due cose: il comportamento dei corpi celesti nello spazio che lui sosteneva essere fermi e la Reincarnazione che per lui non esisteva.

Ma affrontiamo un argomento per volta. Questo era all’incirca il tono delle nostre discussioni. Io:

- Se la Terra è ferma allora torniamo alla teoria di Tolomeo che metteva la terra al centro dell’universo perché non conosceva le enormi dimensioni del sole.
- Io non so chi fosse questo Tolomeo, ma ti dico che non solo la Terra ma anche il Sole, la Luna e i pianeti sono fermi! Si muove solo la luce del Sole. Il movimento dei corpi è solo un effetto ottico.
- Senti, adesso qui è notte mentre in Australia è pieno giorno. È per un effetto ottico che gli australiani si trovano sotto il sole ad abbronzarsi sulle spiagge?
- Ma no, tu non capisci. È la condensazione della luce che gira, ma il sole sta fermo.
- Ma la luce si muove in linea retta. Se adesso io vado fuori con una torcia elettrica e illumino la facciata esterna di una casa, dalla parte opposta il buio rimane. Come fa la luce ad aggirare l’ostacolo?
- Ma la luce nello spazio si muove a spirale! Per questo gira attorno a tutti i pianeti.
- Se la luce girasse intorno alla terra non dovrebbe esistere la notte!
- Ma la notte è la fuoriuscita dell’energia solare assorbita dalla terra e perciò privata della sua luminosità.
- Se fosse così dove c’è la notte non ci dovrebbe essere la Forza di Gravità visto che tu dici che la Gravità non è altro che il prevalere dell’energia solare diretta su quella riflessa dalla Terra.

A questo punto Gigi di solito si arrabbiava, non tanto perché non sapesse rispondere, ma perché non sopportava di essere messo alle strette dalla logica che lui considerava la "gabbia" in cui gli uomini hanno rinchiuso la loro intelligenza.
Spesso diceva: "Se non uscite dalla gabbia, dal campo magnetico chiuso che vi circonda, non potete né vedere, né capire la verità".
Poiché Gigi non riusciva a fornirmi delle spiegazioni esaurienti e nello stesso tempo neppure la scienza ufficiale mi soddisfaceva, perché se la Terra avesse ruotato veramente sul suo asse avrebbe sviluppato una tale forza centrifuga all’equatore da neutralizzare o perlomeno alterare la normale Forza di gravità, escogitai una mia personale teoria.
Stimolato dalle discussioni con Gigi ero giunto alla conclusione che la terra fosse ferma cioè non ruotasse sul suo asse, ma che tuttavia si muovesse annualmente intorno al sole e contemporaneamente compisse anche un’orbita giornaliera attorno al fuoco della stessa. Ne risultava così un moto spiraliforme che spiegava il giorno e la notte e le stagioni e si accordava anche con la teoria di Gigi, perché la progressiva uscita d’energia magnetica dalla Terra che originava la notte, coincideva non con una diminuzione della forza di gravità, ma con un avvicinamento al Sole che poi veniva progressivamente sostituito dalla pressione dell’energia solare, cioè dal giorno, che ne provocava l’allontanamento. Quindi la Terra non ruotava sul suo asse, ma veniva giornalmente attirata e respinta dal Sole compiendo una rotazione spiraliforme oltre che ad una rivoluzione attorno ad esso.
Avevo proposto questa teoria a Gigi che l’aveva ascoltata senza fare nessun commento. Quando però veniva qualche visitatore, lui proponeva sempre la teoria della Terra ferma. Le cose erano a questo punto quando nella rivista "Scienza e vita" usci un articolo sulla verniciatura elettrostatica che sconvolse le mie convinzioni. I tecnici che avevano ideato questo tipo di verniciatura molto efficiente, non riuscivano tuttavia a rendersi conto di come avvenisse in pratica perché dall’imbuto polarizzato rotante ad alta velocità, la vernice veniva polverizzata per forza centrifuga e ne usciva come una fitta nebbia formata da minutissime goccioline elettrizzate, che impediva di vedere il modo in cui si depositavano sull’oggetto elettrizzato con una polarità contraria. Per riuscire a vedere al di là della nebbia avevano escogitato un sistema molto ingegnoso: calcolando il rapporto tra velocità di rotazione dell’imbuto e le dimensioni delle goccioline di vernice, avevano trovato la frequenza con cui far pulsare delle lampade stroboscopiche in modo da far passare la luce oltre la nebbia e cinematografare il processo in corso.
Il risultato era sbalorditivo: l’oggetto da verniciare, che guarda caso era una grossa palla metallizzata, veniva ricoperto dalla vernice non cominciando dalla parte anteriore come sarebbe stato logico aspettarsi, ma da quella posteriore. Anzi, entro la nube di vernice antistante la facciata della palla si formava come un vuoto, come un cono d’ombra privo di vernice che si spostava intorno alla palla rimpicciolendosi man mano che la rotante nube di goccioline si avvolgeva intorno ad essa depositandosi con moto spiraliforme.
Era la dimostrazione lampante che Gigi aveva ragione e che si poteva spiegare il giorno e la notte tenendo fermi sia il Sole che la Terra e facendo muovere a spirale solo la luce.
Per quanto riguarda la reincarnazione solo da poco mi sono reso conto che Gigi poteva avere ragione anche su questo, ma ve ne parlerò in un’altra occasione.


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