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libri scelti da Francesco Di Blasi

MONDI IN COLLISIONE Titolo originale dell'opera: WORLDS IN COLLISION

di Immanuel Velikovsky
Mondo Ignoto
pagg. 306 - € 35,00

L'ARGOMENTO:

Innumerevoli documenti storici attestano che tra il 1900 e il 600 a.C. una lunga serie di cataclismi devastarono il nostro pianeta provocando la fine repentina di fiorenti civiltà.

L'autore ha raccolto in questo libro tutti quei documenti ricostruendo il quadro generale di quell'antica apocalisse, arrivando così finalmente a spiegare perché le acque del Mar Rosso si aprirono davanti agli Ebrei in fuga, perché per tutti i popoli delle origini Marte era il dio della distruzione e come mai tanti miti arcaici raccontano della nascita di Venere.
Da tutto questo emerge la constatazione che in quei tempi il nostro Sistema Solare non aveva ancora assunto il suo assetto stabile attuale mentre l'inclinazione dell'asse terrestre era diversa.

Con oltre 2 milioni di copie già vendute nel mondo, questo è il libro che svela tutti i segreti nascosti dietro i miti ed i colossali monumenti dell'Antico Egitto e delle altre civiltà perdute.

INTRODUZIONE: UN COMMENTO ATTUALE SU VELIKOVSKY

di Emilio Spedicato del Dipartimento di Matematica e Statistica dell'Università di Bergamo

Mezzo secolo fa veniva pubblicato un libro intitolato "Worlds in Collision" (per la precisione edito nel 1950 da McMillan, e nel 1951 da Doubleday, la casa editrice a cui furono trasferiti i diritti di pubblicazione dopo le minacce di boicottaggio rivolte a McMillan dalla comunità accademica astronomica) piuttosto corposo e ricchissimo di riferimenti.
Questo libro fu un bestseller nel 1952 e venne pubblicato anche in forma condensata dal "Reader's Digest"; in Italia fu pubblicato da "Selezione". All'epoca chi scrive queste righe era solo uno studente di sette anni e avido lettore di tutto ciò che veniva stampato. Lessi quell'articolo su "Selezione" rimanendone completamente affascinato e in particolare modo colpito dalla spiegazione fornita riguardo al "miracolo" del sole che si ferma in cielo durante l'assedio di Gerico.

Poi dimenticai sia il nome dell'autore che il libro, che però mi sono tornati improvvisamente in mente a distanza di oltre 30 anni, mentre col matematico irlandese Sean McKweon discutevo alcune idee che avevo sviluppato su una possibile origine catastrofica delle ere glaciali e su una spiegazione entro questo contesto dell'origine del mito di Atlantide. Velikovsky era stato da me dimenticato a livello conscio, ma aveva gettato in profondità un seme che ora stava per germogliare.

Quando fu pubblicato il suo libro, Velikovsky era un nome sconosciuto alla maggior parte delle persone, anche se era ben noto a un limitato numero di scienziati. In effetti, oltre a diversi importanti documenti di argomento psichiatrico negli Anni Trenta, Velikovsky aveva diretto in collaborazione con Albert Einstein il giornale "Scripta Universitatis atque Bibliothecae Hierosolymitarum", che fu fondamentale per la costituzione dell'Università Ebraica di Gerusalemme. Il grande successo di questo libro presso il pubblico fu dovuto a diversi fattori, in parte relativi al risveglio d'interesse postbellico per le tradizioni religiose e il diffuso senso di critica contro una scienza che aveva portato alla bomba atomica cominciando a far correre all'umanità il rischio di venire cancellata da una catastrofe nucleare. Un altro fattore fu la pubblicità negativa fatta dagli stessi oppositori di questo libro e cioè il mondo accademico astronomico americano guidato da Shapley e Payne Gaposhkin, che costrinsero McMillan a interrompere la pubblicazione di quell'opera. E qui va notato che non sono molti gli autori che incorrono negli anatemi del mondo accademico, che tende semplicemente a ignorare gli outsider che propongono punti di vista alternativi: Velikovsky ci è riuscito.

"Worlds in Collision" era soprattutto rivolto a presentare in modo non convenzionale gli eventi appartenenti a un periodo recente della vita del sistema solare. Negli anni seguenti Velikovsky pubblicò diversi altri libri di contenuto non meno rivoluzionario in campi quali la geologia, la cronologia e la storia antica. Inoltre tenne diverse conferenze in vari paesi e ispirò numerosi giornali e gruppi di studio che svilupparono ulteriormente le sue idee e che in parte sono ancora oggi molto attivi. E adesso molte delle idee di Velikovski sono ormai accettate dal mondo accademico, anche se abbastanza spesso il suo ruolo di precursore viene semplicemente ignorato.

L'influenza di Velikovsky è stata piuttosto significativa nel mondo anglosassone (USA, Canada, Inghilterra, Australia e Nuova Zelanda). Un'attenzione molto minore gli è stata rivolta dal mondo latino, forse per il minore interesse in questi paesi per gli argomenti biblici. Per quanto riguarda l'Italia, ricordiamo che Velikovsky ricevette un'attenzione positiva dal grande matematico Bruno de Finetti e che lo storico della scienza Federico Di Trocchio gli ha dedicato un corposo capitolo nel suo libro "Il Genio Incompreso".
Nelle prossime sezioni forniremo alcune informazioni biografiche su Velikovsky e sul contenuto delle sue principali monografie, "Worlds in Collision" e "Ages in Chaos".

Schizzo biografico di lmmanuel Velikovsky
Velikovsky è nato nel 1895 a Vitebsk, una cittadina della Russia occidentale, che allora contava circa 70.000 abitanti, molti dei quali ebrei, e che era anche la città natale di Chagall. Terzo figlio, il suo nome fu scelto dal padre durante una solitaria passeggiata nei vicini boschi. Leggiamo nella sua autobiografia "Days and Years", disponibile nel sito internet www.varchive.org mantenuto da Jan Sammer: "Il mio nome fu scelto da un verso del settimo capitolo di Isaia; non c'era nessun Immanuel (Emanuele) tra gli antenati a lui noti... da me si aspettava un grande ruolo riguardo la tragica storia della nostra nazione... noi avremmo dovuto capire la personalità di mio padre, un ebreo con una visione del risveglio nazionale... Quando compii i sette anni mio padre mi mostrò il capitolo di Isaia col nome Immanuel..."

Il 1895 fu l'anno in cui Freud cominciò a scrivere "L'interpretazione dei sogni", in cui Roetgen scoprì i raggi X e in cui, esattamente il 10 giugno, il giorno della nascita di Velikovsky, Herzl scrisse nel suo diario "Prendo nelle mie mani il filo spezzato della tradizione del mio popolo: lo porterò nella Terra promessa..."
Da Vitebsk la famiglia Velikovsky si trasferì a Mosca, dove suo padre divenne un uomo d'affari di successo e uno dei membri più attivi del movimento sionista, uno dei primi organizzatori della politica d'acquisto di terreni in Palestina per costruirvi dei kibbutz.
Immanuel segui studi classici, imparò diverse lingue ed eccelse nella matematica. Da adolescente viaggiò estesamente in Europa e Palestina, Si laureò in medicina a Mosca nel 1921, dopo avere seguito in parte gli studi a Montpellier. Lasciò la Russia dopo la rivoluzione seguendo un percorso avventuroso attraverso il Caucaso. Dapprima si trasferì a Berlino, sposando Elisheva Kramer, una brillante violinista e pianista. In questo periodo cominciò a dirigere il giornale "Scripta Univesitatis..." citato prima, la cui sezione di matematica e fisica era affidata ad Albert Einstein.
Dal 1924 al 1939 Immanuel Velikovsky visse in Palestina; nel 1930 pubblicò un documento in cui, a quanto sembra per la prima volta nella letteratura scientifica, ipotizzò che l'epilessia fosse caratterizzata da encefalogrammi patologici.

L'interesse di Velikovsky per una reintepretazione della storia recente fu ravvivato dal libro di Freud intitola "Mosé e il Monoteismo". In contrasto con l'interpretazione di Freud, Velikovsky si fece l'idea che il faraone Akhenaton fosse la figura reale dietro il mitico Edipo. Questa idea fu ulteriormente sviluppata nel 1930 quando Velikovsky effettuò ricerche nelle biblioteche pubbliche di New York, scrivendo lo straordinario libro "Oedipus and Akhenaton", pubblicato solo nel 1960, che chi scrive queste righe lesse in un fiato tra le 9 di sera e le 3 del mattino. In questo libro Velikovsky analizza gli impressionanti parallelismi tra ciò che è storicamente noto su Akhenaton e i dati della tradizione greca su Edipo, nel contesto della sua revisione cronologica della storia egiziana. Così Akhenaton viene datato non solo parecchio dopo Mosé (annullando perciò qualsiasi ipotesi che Mosé abbia recepito da lui l'idea del monoteismo), ma anche dopo Salomone, cioè nel IX secolo a.C., non molti anni prima che gli Assiri invadessero l'Egitto soggiogandolo al proprio controllo, una tesi sviluppata più tardi nel libro "The Assyrian Conquest" (ancora inedito, ma disponibile nel sopraccitato sito Internet).

Nell'aprile 1940 Velikovsky si fece l'idea che il periodo dell'Esodo fosse stato caratterizzato da una grande catastrofe naturale, interpretando i fenomeni descritti nella Bibbia col nome di Sette Piaghe dell'Egitto come eventi naturali imputabili a una cometa di origine extraterrestre. Questa idea si consolidò quando trovò una descrizione di eventi analoghi in una fonte egizia, per la precisione il "Papiro di Ipuwer" appartenente alla collezione di Leida. Velikovsky abbandonò così la sua redditizia professione di psichiatra per dedicarsi a studiare a tempo pieno e per lunghi anni i documenti antichi e moderni utili alla sua tesi. "Worlds in Collision" fu il risultato di dieci anni di ricerche nelle grandi biblioteche di New York e Princeton (a Princeton si era trasferito all'inizio della seconda guerra mondiale). In breve tempo seguirono altri libri incentrati su argomenti geologici ("Earth in Upheaval") e specialmente su argomenti cronologici e la corrispondente revisione della storia antica dei paesi del Mediterraneo orientale.
A Princeton Velikovsky ristabilì frequenti e amichevoli contatti con Einstein, con cui intrattenne lunghe discussioni su argomenti astronomici e storici. Einstein lo andava spesso a trovare a casa sua dove suonava il violino accompagnato al piano da Elisheva. La storia dei contatti frequenti di Velikovsky con Einstein in quegli anni è raccontata in un altro libro ancora inedito, intitolato "Before the Day Breaks", sempre disponibile nel citato sito Internet.
Negli Anni '50 e '60 Velikovsky diventò una persona non gradita nelle università e nei centri di ricerca americani, ma quando le prime missioni spaziali confermarono in modo spettacolare alcune delle sue previsioni fu invitato di nuovo a tenere conferenze in diverse università (Brown, Yale, Pennsylvania, Columbia, Dartmouth, Duke, Rice...); di grande successo furono in particolare le sue conferenze a Harvard e McMaster all'inizio degli Anni '70.
Velikovsky morì a 84 anni a Princeton, nel 1979. L'archivio delle sue opere - comprendente diverse monografie ancora inedite - è curato dalle sue due figlie superstiti, Ruth, psicoanalista a Princeton, e Shulamit, che vive in un kibbutz nei pressi di Hilifa, sposata al famoso matematico Abraham Kogan.

"Worlds in Collision"
"Worlds in Collision" fu pubblicato, come abbiamo detto, negli USA da McMillan nel 1950 e dal 1951 in poi da Doubleday, che acquistò i diritti di pubblicazione da McMillan, dopo che Shapley aveva fatto sapere a McMillan che il suo ruolo di importante editore di lavori accademici in campo astronomico era compromesso dalla presenza nel suo catalogo del libro di Velikovsky. Si può leggere la storia di questo episodio di ricatto e di censura e di altri eventi riguardanti il difficile rapporto di Velikovsky col mondo accademico americano nel libro "Stargazers and Gravediggers", pubblicato nel 1983 dopo la morte di Velikovsky con copyright di Elisheva Velikovsky.

"Worlds in Collision" ebbe un immediato successo presso il pubblico, pur essendo stato precedentemente rifiutato da diversi editori (un caso analogo si verificò all'incirca in quell'epoca col libro "Kon Tiki" di Thor Heyerdahl, che finì tradotto in più di 70 lingue) e fu definito dal New York Times "un terremoto letterario". Nella prefazione all'edizione economica Velikovsky scrisse:
«Questo libro, pubblicato per la prima volta nel 1950, è stato lasciato inalterato in tutte le susseguenti edizioni... nel 1950 si riteneva in generale che i fondamentali della scienza fossero ormai tutti noti e che per completare il quadro non rimanessero da collocare che alcuni particolari minori. Nello stesso anno il cosmologo Fred Hoyle, di impostazione non certo conservatrice, scrisse in conclusione al suo libro "The Nature of the Universe": "È probabile che ci stiano aspettando stupefacenti nuovi sviluppi? È possibile che fra 500 anni la cosmologia si estenderà al di là delle nostre attuali conoscenze quanto la nostra cosmologia si estende al di là delle conoscenze all'epoca di Newton...? Dubito che sarà così. Sono pronto a credere che nella cosmologia ci saranno molti progressi che ci permetteranno di comprendere meglio i particolari di quelle questioni che ancora ci sfuggono... ma in generale ritengo che il nostro quadro attuale si rivelerà abbastanza somigliante alle cosmologie del futuro"...»
Che l'opinione di Hoyle fosse all'epoca dominante è stato di recente confermato da una dichiarazione resa nel corso di una conferenza sulla progettata missione GAIA ESA (2012) dal famoso fisico italiano Salvino (citazione non testuale): "Quarant'anni fa eravamo convinti di conoscere tutti gli elementi essenziali, ora siamo immersi in un mare d'incertezze..."
Riguardo a Hoyle, occorre osservare che in seguito il cosmologo divenne sostenitore di nuove e radicali teorie, in particolare si oppose alla tesi del big bang, anche se questa definizione fu proprio inventata da lui. Hoyle ha citato Velikovsky nella sua autobiografia (si erano conosciuti nel corso di un seminario indetto da Hoyle) senza impiegare quei toni di pesante critica che aveva usato nei confronti di Velikovsky la maggior parte degli esponenti del mondo accademico.

Il libro "Worlds in Collision" si basa sull'ipotesi che gli eventi di natura chiaramente catastrofica descritta nella letteratura antica, e in particolar modo nella Bibbia, sono in realtà fenomeni oggettivi, che non possono essere spiegati in un contesto puramente terrestre e quindi devono trovare la loro ragione in interazioni tra la Terra e i corpi extraterrestri. Il libro si occupa in particolare di due catastrofi: la prima associata all'Esodo, la seconda all'assedio di Gerusalemme da parte di Sennachetib (che è datato dopo che Sargon ebbe sconfitto e deportato le Dieci Tribù di Israele, in un luogo che è stato oggetto di molte discussioni e che l'autore ha identificato con l'Afghanistan...). Velikovsky sosteneva che gli agenti della catastrofe non erano normali comete o asteroidi, ma due pianeti, per la precisione Venere nel primo caso e Marte nel secondo. Secondo l'autore questi pianeti avevano a quell'epoca orbite differenti da quella attuale, più ellittiche, conseguenza di precedenti interazioni con altri mondi del sistema solare (la storia dei precedenti eventi nel sistema solare è in parte illustrata nel libro "At the Beginning", un'altra delle sue opere inedite disponibile nel citato sito Internet). Dopo l'ultima catastrofe le orbite di questi due pianeti divennero quasi circolati, ponendo cosi fine all'era catastrofica per il nostro pianeta, quando i pianeti erano una minaccia reale e l'astrologia una vera scienza basata sullo studio delle interazioni planetarie in un sistema solare organizzato in modo diverso. Il libro si basa soprattutto sull'analisi di un enorme numero di riferimenti classici e mitologici (circa un migliaio di citazioni di testi in molte lingue o di difficile accesso). L'analisi non è mai quantitativa - e un'analisi quantitativa dello scenario proposto da Velikovsky sarebbe, anche utilizzando i moderni computer, al di là delle possibilità di modellizzazione e di calcolo - e Velikovsky ha ben chiara qual è la posizione della scienza moderna e rivolge numerose critiche ben precise agli scenari tradizionali, in particolari là dove vengono considerati solo gli effetti gravitazionali nei rapporti astronomici, trascurando gli effetti elettromagnetici, sia su larga scala sia nello studio di voli ravvicinati di grandi corpi. "Worlds in Collision" è scritto in modo chiaro anche se sintetico. In questa sede non ci è possibile offrire una sintesi dettagliata del ricco contenuto di tale libro, per cui commenteremo solo alcune delle tesi principali.

Velikovsky sottolinea il valore informativo degli antichi testi, che secondo lui si basano su vere esperienze vissute in un contesto astronomico diverso da quello nostro attuale. L'idea che gli eventi descritti negli antichi testi riguardassero esperienze reali era un tempo accettata senza difficoltà nel mondo occidentale e questa accettazione è perdurata fino all'illuminismo: tra queste esperienze rientravano le catastrofi tramandate a memoria d'uomo, compreso il Diluvio universale descritto dalla Bibbia e in altre tradizioni (Manu, Deucalione...). Queste idee erano accettate da Newton e Cuvier. In seguito le critiche alla Bibbia espresse dall'Illuminismo aprirono la strada al cosiddetto approccio "uniformitariano" che divenne dominante nel XIX° secolo grazie in particolare all'opera di Lyell in geologia e di Darwin in biologia: la chiave del passato è il presente, e come oggi non ci sono catastrofi celesti, cosi non ce ne sono state all'epoca di Mosè. Come oggi non cadono pietre dal cielo, cosi non possono essere cadute pietre dal cielo in passato (questo estremismo ideologico dominò in campo astronomico fin dopo la seconda metà del XIX° secolo, quando una fitta pioggia di meteoriti in Francia convinse gli astronomi ad accettare le antiche testimonianze di pietre cadute dal cielo). Ora, cinquant'anni dopo la pubblicazione di "Worlds in Collision" possiamo dire con sicurezza che gli studiosi di scienze naturali prestano maggiore attenzione alle antiche testimonianze di catastrofi naturali. Tale attenzione è in parte imputabile anche a mezzi tecnologici che non esistevano ancora ai tempi di Velikovsky, che permettono di verificare gli effetti di alcuni eventi insoliti nella storia geologica e biologica: sofisticata analisi dei pollini e altro materiale organico nei sedimenti lacustri e oceanici, analisi di materiali organici e inorganici nelle lunghe carote di ghiaccio estratte in Groenlandia o nell'Antartide, esami dendrologici che in alcuni casi arrivano oggi fino a 10.000 anni fa. Da queste analisi è emersa la prova delle forti variazioni climatiche verificatesi negli ultimi 12.000 anni, alcune delle quali sopravvenute così rapidamente da non essere probabilmente spiegabili secondo i normali processi terrestri. Infine l'osservazione diretta dei processi di disintegrazione constatati nel caso della cometa Shoemaker-Levy e già ipotizzati da Velikovsky e da altri neocatastrofisti (specialmente Clube e Napier) e l'osservazione di quell'impatto planetario, un evento che gli scienziati ritenevano che ben difficilmente sarebbero riusciti ad osservare durante la loro vita, hanno fatto capire alla comunità astronomica che i dintorni del nostro sistema solare sono ben più gravidi di pericoli di quanto si ritenesse solo cinquant'anni fa.

* Velikovsky ha sostenuto l'idea dell'instabilità del sistema solare e della costituzione dell'attuale configurazione orbitale, almeno per quanta riguarda Marte e Venere, in tempi molto recenti, anzi in tempi storici (l'ultima catastrofe associata all'assedio di Gerusalemme da parte di Sennacherib, risalente a circa il 700 a.C.). Questa ipotesi è stata avanzata quando il sistema solare era considerato una configurazione estremamente stabile sulla base dell'analisi analitica approssimativa della stabilità dei sistemi dinamici dei corpi e delle proprietà del modello standard (condensazione da una nube di gas) per la formazione del sistema solare. Ora dopo cinquant'anni questo scenario si è drasticamente modificato, anche se le tesi di Velikovsky riguardo Venere e Marte continuano a non essere accettate se non da una sparuta minoranza di studiosi, come per esempio da Dixon. L'analisi, effettuata mediante moderni strumenti analitici molto sofisticati ha in effetti evidenziato che un sistema dinamico complesso non lineare, tra cui i sistemi planetari, ha in generale un comportamento definito caotico, di cui non è possibile prevedere a lungo termine il comportamento e la cui struttura dinamica è estremamente ricca, vedi il documento di Damgov in questo settore. Ora si calcola che, anche non tenendo conto delle possibilissime interazioni con altri corpi e strutture della galassia, il sistema solare non può essere reintegrato nel tempo oltre alcuni milioni di anni, un fattore mille volte inferiore a quello stimato cinquant'anni fa. Inoltre sono stati scoperti alcuni componenti del sistema solare, sia a grandi distanze che a distanze planetarie, che o erano all'epoca ignoti o la loro importanza non era stata correttamente valutata, per esempio i cosiddetti oggetti Apollo/Amore e la cintura di Kuiper (dove ora si sa che esistono oggetti con diametro superiore a 1000 chilometri). L'osservazione, anche se incompleta, di oltre sessanta sistema planetari extrasolari ha evidenziato caratteristiche dinamiche e strutturali completamente inattese e anzi, in parecchi casi, considerate in precedenza alla stregua di impossibilità dinamiche (per es. la presenza di pianeti gioviani o supergioviani molto vicini alla stella madre, quando il modello corrente contemplava in quella regione solo pianeti di tipo terrestre; o la presenza di pianeti di tipo gioviano in orbite fortemente ellittiche, vedi il documento di Del Popolo su questi lavori). L'astronomo Van Flandern ha risuscitato con un centinaio di argomenti l'ipotesi di Olbers riguardo l'esplosione di uno o più pianeti nella zona della cintura degli asteroidi che avrebbe dato origine non solo agli asteroidi ma anche alla maggioranza delle comete e probabilmente addirittura di Marte, da lui considerato un satellite superstite del pianeta esploso. Van Flanders fa risalire l'ultima esplosione a 3,2 milioni di anni fa. Woelfli e Baltensperger, a loro volta, osservando in modo indipendente da Van Flandern che la sequenza delle ere glaciali sul nostro pianeta inizia anch'essa 3,2 milioni di anni fa, hanno proposto una nuova teoria (vedi il loro documento su questi lavori) riguardo l'origine di dette ere glaciali, che considera gli effetti sull'asse di rotazione terrestre, definiti "migrazione reale dei poli" (in cui i poli nord e sud si spostano sopra la superficie terrestre), a causa del passaggio ravvicinato di un pianeta le cui dimensioni sono state considerate per default pari a quelle di... Marte! Questi autori hanno risolto numericamente le equazioni definendo la dinamica del passaggio del pianeta (considerando solo le forze gravitazionali, ma facendo ampio ricorso alle forze mareali). I loro calcoli hanno dimostrato che un passaggio sufficientemente ravvicinato può portare a uno spostamento dei poli di addirittura 18 gradi, una conclusione decisamente di tipo velikovskiano. Inoltre hanno scoperto che un corpo che interagisca con la Terra al suo perielio subirebbe un tale riscaldamento a opera del sole che si allontanerebbe dal sole stesso sotto forma di gigantesca cometa, circondato da un gas al calore azzurro, con diametro superiore a un milione di chilometri... di nuovo un tipico scenario alla Velikovsky. Rimane tuttavia aperto il problema di dimostrare che il proposto arrotondamento delle orbite di Venere e Marte possa essere raggiunto nel giro di qualche secolo, vale a dire con qualche centinaio di rivoluzioni, anche se non siamo a conoscenza di una prova rigorosa che ciò non sia possibile, vedi in proposito il ancora gli studi del matematico Dixon. In conclusione, cinquant'anni dopo la pubblicazione di "Worlds in Collision" ci troviamo di fronte a scenari molto aperti riguardo la configurazione strutturale e dinamica dei sistemi planetari. Questo conferma l'importanza dell'idea di Velikovsky di utilizzare le testimonianze dei popoli antichi per comprendere l'evoluzione del nostro sistema solare.

* Velikovsky ha inoltre sottolineato l'importanza delle interazioni elettromagnetiche in astronomia, con particolare riguardo ai passaggi ravvicinati di grandi corpi celesti. La forza gravitazionale rimane tuttora l'unica forza considerata dalla maggior parte dei cosmologi in relazione all'evoluzione dell'Universo e le sue strutture minori come i sistemi planetari, nonostante le autorevoli ipotesi alternative del premio Nobel Alfvèn (citato da Velikovsky in diversi documenti) sul ruolo delle strutture al plasma su larga scala nell'Universo. Sono però sorti diversi problemi dovuti all'impiego della classica legge newtoniana della dipendenza dei quadrati inversi in relazione alla distanza quando viene utilizzata su strutture (come gli ammassi globulati, le galassie, gli ammassi galattici...) di dimensioni ben maggiori del sistema solare che è il luogo in cui Keplero ha elaborato le sue leggi. Da cui ecco l'esigenza di introdurre la materia oscura o strutture e particelle ancora più esotiche o di ipotizzare una diversa relazione funzionale con la distanza o di introdurre nuove forze. Velikovsky ebbe lunghe discussioni con Einstein sul ruolo dell'elettromagnetismo nell'Universo, vedi in proposito il suo libro, presente su Internet, sui suoi incontri con Einstein. Gli sviluppi delle idee di Velikovsky sul ruolo dell'elettromagnetismo sono dovute a vati studiosi che a lui si sono ispirati: tra loro ricordo Juergens, Thornhill, Ginenthal, De Grazia, Milton, Zysman, Bass.

* Velikovsky aveva predetto le emissioni di onde radio da Giove, un'elevata temperatura della superficie di Venere (quando si riteneva che fosse solo leggermente superiore a quelle terrestri) e che la Terra era circondata da un campo magnetico. Queste previsioni sono state confermate nel giro di qualche anno e le predizioni di Velikovsky sono state riconosciute in una lettera inviata alla rivista "Science" (21 dicembre 1962) dal fisico Bergmann di Princeton e dall'astronomo Moritz della Columbia University. Velikovsky inoltre aveva spesso insistito con Einstein perché nel corso di una delle prime missioni spaziali si cercasse di individuare le emissioni radio di Giove da lui predette. Einstein però non riuscì a ottenere che venisse effettuato questo esperimento e più tardi inviò una lettera a Velikovsky, scusandosi con lui per non avere perorato la sua proposta con sufficiente impegno.

* Le particolareggiate immagini delle superfici di Marte e Venere ottenute in questi ultimi anni hanno evidenziato caratteristiche geologiche decisamente sorprendenti. La superficie di Venere sembra essere stata fusa di recente o ricoperta da emissioni di magma e mancano in pratica strutture erosive. La superficie di Marte mostra tracce evidenti di eventi catastrofici molto recenti che hanno lasciato un'impronta, tra cui l'inattesa conferma della presenza di acqua sotterranea. Anche in questo caso si nota la mancanza di fenomeni erosivi che nel corso dei miliardi di anni avrebbero spianato la superficie del pianeta. Un'analisi dettagliata della morfologia di Marte alla luce delle ipotesi di Velikovsky è stata presentata in un documento di Ginenthal alla conferenza di New York del 1995 indetta per il centenario di Velikovsky.

Le età del caos
Il libro di Velikovsky "Le età del caos" fu pubblicato nel 1952, prima di numerose monografie, seguita da "Oedipus and Akhnaton" (1960), "Peoples of the Sea" (1977) e "Ramses II and His Time" (1977). Ancora inedite, ma disponibili sul citato sito Internet sono le opere "The Assyrian Conquest" e "The Dark Ages of Greece".

L'idea di fondo di Velikovsky è che la cronologia ufficiale del primo e del secondo millennio a.C. della civiltà egizia e di altre civiltà le cui datazioni sono state fissate ancorandole a quella egizia (civiltà micenea, cananea, ugaritica, cretese, anatolica...) sia affetta da un sostanziale errore. Questo per Velikovsky è il motivo principale per cui gli studiosi sono stati essenzialmente incapaci di inserire gli eventi descritti dalla Bibbia nello schema degli eventi descritti in Egitto o in altre storie. Velikovsky sostiene che l'errore fondamentale sta nel fissare in modo assoluto la cronologia egizia, che è stata stabilita circa duecento anni fa, agli albori dell'egittologia (per intenderci ai tempi di Lepsius e Champollion). Conseguenza di questo errore è stata inoltre l'introduzione dei cosiddetti "secoli bui" per le civiltà micenea e anatolica. Per questi secoli non esiste praticamente alcuna attività documentata archeologicamente, ma, curiosamente, alla fine di questo periodo sterile riappare una documentazione archeologica che presenta le stesse caratteristiche esistenti prima del periodo buio, come se secoli e secoli fossero passati senza che si fosse verificata alcuna evoluzione stilistica.

Il problema della corretta determinazione della cronologia delle antiche civiltà è molto complesso, anche se si è spesso creduto di averlo risolto, fatta eccezione per possibili variazioni di alcuni anni sulla base delle cronologie stabilite soprattutto nel XIX° secolo. Questo problema ha affascinato Isaac Newton che scrisse una monografia, da lui considerata il proprio capolavoro, "The Chronology oi Ancient Kingdoms Amended", prodotto della sua enorme cultura classica (in pratica aveva letto tutte le opere dei grandi padri latini e greci per farsi una opinione personale più precisa del problema della Trinità). L'opera di Newton, originariamente pubblicata nel 1728, un anno dopo la sua morte, è stata di recente ristampata, ma sono pochi coloro che l'hanno letta; il suo biografo Westfall ha definito la lettura di questo libro la peggiore penitenza immaginabile. Sulla scia dell'opera seminale di Velikovsky il problema della cronologia ha da allora interessato diversi storici, specialmente anglosassoni (Rohl, James, Birnson, Murphie...). Gli studiosi tedeschi Heinsohn, Marx e Illig e il matematico russo Fomenko, che ha analizzato i dati storici con metodi statistici, sono giunti a revisioni ancora più radicali di Velikovsky, tra cui la cancellazione dei tempi di Carlomagno.

"Le età del caos" può essere considerato un libro parallelo a "Worlds in Collision", dedicato alle correlazioni cronologiche e storiche, mentre il primo libro si occupava dei fenomeni fisici e altre possibili spiegazioni.

Velikovsky fa risalire il periodo dell'Esodo, e quindi l'epoca di Mosè, alla fine del Regno di Mezzo egizio, quando l'Egitto fu invaso da una popolazione proveniente da oriente, chiamata Hysksos in Manetho, Amu nelle fonti egizie contemporanee, Amalek nella Bibbia. Gli Hyksos devastarono l'Egitto, distrussero città, templi e sterminarono gran parte della popolazione. La data fissata da Velikovsky per l'Esodo, basata sulla cronologia interna della Bibbia, e circa 200 anni prima della data a cui si fa tradizionalmente risalire l'invasione degli Hyksos, è il 1447 a.C. Il faraone dell'Esodo è il Tutimaios di Manetho, cioè il Dudimose nell'elenco dei re del famoso papiro presente nel Museo egizio di Torino. In questa impostazione cronologica è chiaro che con l'Esodo Mosè non solo pose fine alla schiavitù degli ebrei, ma molto probabilmente li salvò da un probabile annientamento da parte degli Hyksos. Questo scrittore ha di recente proposto di tradurre il termine di Hyksos con "popolo dei cavalli" e ha identificato alloro origine nella regione turaniana del fiume Amu Darya, da dove gli Amu si sarebbero mossi all'epoca delle grandi migrazioni mondiali in seguito a una catastrofe globale di cui gli eventi descritti nella Bibbia riguardo l'Egitto costituiscono solo un evento locale. lo ho anche ipotizzato che la moglie di Mosè, originaria di Kush, terra di solito identificata con l'Etiopia, fosse in effetti una donna della regione dell'Hindukush/Badakshan, terra da cui venivano esportati in Egitto i preziosi lapislazzuli. Cosi Mosè potrebbe essere stato informato dall'arrivo degli Hyksos dalla famiglia della moglie e questo spiegherebbe come mai abbia preso l'insolita via attraverso il deserto, volendo sfuggire non tanto all'inseguimento del faraone quando all'arrivo degli Amu.

La datazione dell'Esodo nel 1447 a.C. alla fine del Regno di Mezzo - ormai accettata senza discussione da studiosi come Rohl, James, Blirnson... - differiva parecchio dalla datazione tradizionale, che fissava l'Esodo, la cui storicità è stata anche messa in dubbio da qualcuno, a circa 350 anni dopo gli Hyksos, all'epoca del Nuovo Regno, spesso durante il regno di Rarnsete II. L'assenza di riferimento all'Esodo nelle fonti egizie era considerata un segno di inaffidabilità della Bibbia come documento storico o almeno come una conferma della tendenza della Bibbia ad amplificare l'importanza degli avvenimenti connessi agli ebrei. La datazione proposta da Velikovsky ridefinisce completamente l'ambientazione storica con importanti conseguenze sulla storia seguente, fino all'epoca di Alessandro, quando si potrà fare ricorso sicuro alle opere degli storici greci e latini.

Ecco ora una selezione di alcune tesi contenute in "Le età del caos":

Gli Amu/Hyksos controllavano il loro territorio dalla città di Avaris, che, secondo Velikovsky, era situata nei pressi di EI-Arish nell'attuale striscia di Gaza. In questa zona alcune recenti scoperte archeologiche hanno individuato rovine ellenistiche ed egizie sotto più di dieci meri di sabbia, il che significa che ricercare le rovine di Avaris comporterebbe un enorme e costosissimo lavoro di scavo.
Gli Amu/Hyksos sono stati scacciati da una coalizione di egiziani che si erano rifugiati nella parte meridionale dell'Egitto e di ebrei guidati da Saul.
La regina di Saba era il faraone femmina Hatshepsut.
Il faraone che invase la terra che era stata il grande regno di Salomone fu Thutmoses III.
Amenofi III e Amenofi IV (Akhenaton) vissero nel nono secolo a.C., cioè dopo Salomone (e quindi Akhenaton non è stato l'ispiratore del monoteismo di Mosè). L'archivio EI-Amarna delle loro lettere, da fare risalire al periodo 870-840 a.C., comprende lettere inviate ai re ebrei del regno di Samaria (capitale del territorio delle Dieci Tribù di Israele) e di Gerusalemme (capitale del territorio delle tribù di Giuda e Beniamino).

Lo storico libanese Kamal Salibi, professore presso l'Università Americana di Beirut e direttore del Centro di Studi Interconfessionale di Amman, ha sostenuto in tre recenti monografie che la "terra del latte e del miele" in cui si stabilì Abramo (in un'epoca che nella cronologia di Velikovsky può essere situata attorno al 1850 a.C., probabilmente la stessa epoca del faraone Sesostri I il Grande) non era la Palestina, ma la regione dell'Arabia sudoccidentale, chiamata oggi Asir, una terra ricca di acqua, pascoli e foreste. E chi scrive è convinto che l'approccio di Salibi possa essere armonizzato con quello di Velikovsky, così da contribuire a risolvere molti altri enigmi del passato.

(Testo tratto dagli atti pubblicati del simposio "Fifty Years after 'Worlds in Collision' by Velikovsky: Classical and New Scenarios on the Evolution of the Solar System" organizzato il 21 e il 22 ottobre 2001 dall'Università degli Studi di Bergamo con la partecipazione di relatori dell'Università di Lecce, di Princeton, del CNR di Milano, del Centro Ricerche Spaziali di Sofia, dell'Università di Vancouver, del Centro Camuno Studi preistorici, dell'istituto per la Fisica delle Particelle di Zurigo, dell'Università of Hertfordshire e del Dipartimento della Scienza della Terra dell'Università di Milano).

PREFAZIONE:

Questo libro tratta delle guerre verificatesi in tempi storici nella sfera celeste. A queste guerre partecipò anche il pianeta Terra. Sono qui descritti due atti in un grande dramma. Il primo risale a trentaquattro o trentacinque secoli fa, alla metà del secondo millennio precedente l'era presente, l'altro all'ottavo ed al principio del settimo secolo prima dell'era attuale, ventisei secoli fa. Di conseguenza questo volume consta di due parti, precedute da un prologo.
Il punto di partenza delle attuali concezioni del mondo, come è stato espresso attraverso la meccanica celeste di Newton e la teoria dell'evoluzione di Darwin, è costituito dall'armonia o stabilità nelle sfere celeste e terrestre. Se l'autorità di Newton e di Darwin è sacrosanta, allora questo libro rappresenta una eresia. Tuttavia la fisica moderna, la fisica degli atomi e della teoria dei quanti, descrive un impressionante dinamismo in seno al microcosmo - l'atomo - prototipo del sistema solare; una teoria quindi che preveda avvenimenti non dissimili entro il macrocosmo - il sistema solare - non fa che applicare i moderni concetti della fisica alla sfera celeste.
Questo libro è scritto per i colti e per i profani. Il lettore non si troverà davanti né formule né geroglifici. Se in qualche occasione i dati storici non dovessero quadrare con le leggi formulate, occorre ricordare che una legge non è che una deduzione dall'esperienza e dall'esperimento, e pertanto le formule debbono accordarsi con i fatti storici, e non i fatti con le leggi.
Al lettore non si chiede di accettare senza discussione una teoria. Lo si invita piuttosto a considerare con ponderatezza se il libro ch'egli sta leggendo sia libro di fantasia o no, se si tratti di invenzione o di fatti storici. Su un solo punto, non necessariamente decisivo per la teoria di catastrofismo cosmico, io chiedo mi si faccia credito: nell'uso di una scala sincronica delle storie egiziane ed ebree che non è ortodossa.
Nella primavera del 1940 maturai la convinzione che nei giorni dell'Esodo, com'era evidente da vari passi nelle Scritture, dovette verificarsi una grande catastrofe d'ordine fisico, e che tale evento poteva servire a determinare la data dell'Esodo nella storia egiziana o a stabilire una scala sincronica fra le storie dei popoli interessati. Così cominciai "Ages in Chaos", una ricostruzione della storia del mondo antico dalla metà del secondo millennio avanti l'era attuale fino all'avvento di Alessandro Magno. Già al termine dello stesso anno, 1940, mi convinsi di aver raggiunto una completa visione della vera natura ed estensione di questa catastrofe, e per nove anni lavorai ad entrambi i temi: la storia politica e la storia naturale. Benché "Ages in Chaos" sia stato terminato per primo, nell'ordine di pubblicazione esso seguirà questo libro.
"Worlds in Collision" comprende soltanto gli ultimi due atti del dramma cosmico. Poche scene precedenti - una delle quali nota come il Diluvio - formeranno il soggetto di un altro volume di storia naturale. Il contenuto storico-cosmologico di questo libro è basato sulla testimonianza di testi storici di numerosi popoli del mondo, sulla letteratura classica, sull'epica delle razze nordiche, sui libri sacri dei popoli di Oriente e di Occidente, sulle tradizioni ed il folclore dei popoli primitivi, su vecchie iscrizioni e carte astronomiche, sui ritrovamenti archeologici, ed anche su materiale geologico e paleontologico.
Se nel passato storico si sono verificati perturbamenti cosmici, perché la razza umana non li ricorda, e perché si sono rese necessarie delle indagini per ritrovarne la traccia? Discuto questo problema nel paragrafo "L'amnesia collettiva". Il lavoro che ho dovuto compiere non è stato dissimile da quello del psicoanalista il quale, dalle disarticolate memorie e dai sogni di un individuo, ricostruisce un'esperienza traumatica verificatasi al principio della sua esistenza e poi dimenticata. In un esperimento analitico sull'umanità, le iscrizioni storiche ed i motivi leggendari hanno sovente la stessa funzione delle reminiscenze (ricordi d'infanzia) e dei sogni nell'analisi d'una personalità.
Possiamo, sulla base di un materiale così polimorfo, stabilire fatti concreti? Metteremo a raffronto un popolo con un altro, un'iscrizione con un'altra, l'epica con i documenti, la geologia con le leggende, finché non saremo in grado di dedurne i fatti storici. In pochi casi è impossibile dire con certezza se un documento o una tradizione si riferisca ad una o ad un'altra catastrofe verificatasi attraverso i tempi; è anche probabile che in alcune tradizioni vari elementi di età diverse siano stati fusi insieme. Nell'analisi conclusiva, però, non è strettamente essenziale individuare definitivamente la testimonianza di una particolare catastrofe terrestre. Più importante, mi sembra, è stabilire che:

1) in tempi storici vi sono stati sommovimenti fisici di portata mondiale;
2) queste catastrofi vennero provocate da agenti extra terrestri;
3) questi agenti possono essere identificati. Diverse conseguenze derivano da queste conclusioni. Ad esse accenno nell'epilogo, per cui mi esimo dal farlo qui.

Alcune persone hanno preso visione di questo libro in manoscritto, e mi hanno fornito osservazioni e suggerimenti preziosi. Nell'ordine cronologico della loro lettura, sono stati:
Il dotto Horace M. Kallen, già decano della Graduate Faculty della New School for Social Research, New York; John J. O'Neill, redattore scientifico del "New York Herald Tribune"; James Putnam, condirettore della Macmillan Company; Clifton Fadiman, critico ed agente letterario; Gordon A. Atwater, direttore e curatore dello Hayden Planetarium dell'American Museum of Natural History, New York. Gli ultimi due lessero il libro in seguito a loro propria richiesta, dopo che il signor O'Neill ne fece oggetto di discussione in un articolo sull'"Herald Tribune" dell'11 agosto 1946. Sono debitore a tutti costoro, ma unico responsabile del contenuto e della forma.

Miss Marion Kuhn ha rivisto il manoscritto dal lato linguistico e mi ha aiutato nella lettura delle bozze.
Più di un autore ha dedicato un suo libro alla propria moglie, o l'ha ricordata nella prefazione. Ho sempre pensato che ciò costituisse una certa ostentazione, ma ora che questo libro sta per essere pubblicato penso che sarei molto ingrato se non ricordassi che mia moglie Elisheva vi dedicò a tavolino almeno lo stesso tempo che vi dedicai io. A lei dedico il libro. Gli anni nei quali scrissi "Ages in Chaos" e "Worlds in Collision", furono anni di una catastrofe mondiale creata dall'uomo - di una guerra che venne combattuta per terra, per mare e nell'aria. Durante questo tempo l'uomo ha imparato a raccogliere alcuni fra i mattoni dei quali l'universo è costruito, gli atomi di uranio. Se un giorno egli riuscirà a risolvere il problema della fissione e della fusione degli atomi di cui la crosta terrestre o le acque o l'aria si compongono, potrà forse, iniziando una reazione a catena, sottrarre questo pianeta alla lotta per la sopravvivenza che si svolge fra i componenti la sfera celeste.

IMMANUEL VELlKOVSKY
New York, settembre 1949

INDICE:

| In un immenso universo |
pag. 27 |
| L'armonia celeste |
pag. 28 |
| L'origine del sistema planetario |
pag. 29 |
| L'origine delle comete |
pag. 33 |
| Il pianeta Terra |
pag. 35 |
| Le epoche glaciali |
pag. 38 |
| I mammut |
pag. 40 |
| L'Epoca Glaciale e l'antichità dell'uomo |
pag. 41 |
| Le età del mondo |
pag. 43 |
| Le etè del Sole |
pag. 45 |
| La storia più incredibile |
pag. 49 |
| Sull'altra sponda dell'Oceano |
pag. 52 |
| Cinquanta anni prima |
pag. 55 |
| Il mondo rosso |
pag. 55 |
| La grandine di pietre |
pag. 57 |
| Nafta |
pag. 58 |
| L'oscurità |
pag. 61 |
| Terremoto |
pag. 63 |
| "13" |
pag. 65 |
| L'uragano |
pag. 67 |
| La marea |
pag. 69 |
| La battaglia nel cielo |
pag. 72 |
| La cometa Tifone |
pag. 75 |
| La scintilla |
pag. 77 |
| Il cielo crollato |
pag. 78 |
| Terra e mari ribollenti |
pag. 81 |
| Il monte Sinai |
pag. 82 |
| Teofania |
pag. 83 |
| L'imperatore Yao |
pag. 85 |
| Est ed ovest |
pag. 89 |
| La polarità invertita della Terra |
pag. 93 |
| Lo spostamento dei punti cardinali del mondo |
pag. 94 |
| Cambiamenti nei tempi e nelle stagioni |
pag. 96 |
| L'ombra di morte |
pag. 101 |
| Ambrosia |
pag. 105 |
| Fiumi di latte e miele |
pag. 107 |
| Gerico |
pag. 107 |
| Pietre sospese in aria |
pag. 109 |
| Fetonte |
pag. 110 |
| L'Atlantide |
pag. 112 |
| Le inondazioni di Deucalione e Ogige |
pag. 113 |
| Il periodo di 52 anni |
pag. 117 |
| Il giubileo |
pag. 117 |
| La nascita di Venere |
pag. 118 |
| La stella fiammeggiante |
pag. 120 |
| Il sistema dei quattro pianeti |
pag. 121 |
| Uno dei pianeti è una cometa |
pag. 121 |
| La cometa Venere |
pag. 122 |
| Pallade Atena |
pag. 125 |
| Giove e Atena |
pag. 127 |
| Il culto della Stella Mattutina |
pag. 128 |
| La sacra vacca |
pag. 131 |
| Baal Zevuv (Belzebù) |
pag. 132 |
| Venere nel folclore degli Indiani |
pag. 134 |
| L'anno sinodico di Venere |
pag. 139 |
| Venere si muove irregolarmente |
pag. 141 |
| Venere diventa la stella del mattino |
pag. 143 |
| Amos |
pag. 147 |
| L'anno 747 a. C. |
pag. 148 |
| Isaia |
pag. 149 |
| I tiranni argivi |
pag. 151 |
| Ancora Isaia |
pag. 153 |
| Maimonide e Spinoza, gli esegeti |
pag. 154 |
| L'anno 687 a. C. |
pag. 159 |
| "Ignis e coelo" |
pag. 160 |
| Il 23 marzo |
pag. 162 |
| Il culto di Marte |
pag. 164 |
| Marte devia l'asse terrestre |
pag. 166 |
| Cosa ha forzato Venere e Marte a modificare le loro orbite? |
pag. 169 |
| Quando fu creata l'"Iliade"? |
pag. 170 |
| Huitzilopochtli |
pag. 175 |
| Il Tao |
pag. 176 |
| Yuddha |
pag. 177 |
| Il Bundahis |
pag. 178 |
| Lucifero precipitato |
pag. 178 |
| Il Dio-spada |
pag. 181 |
| Il lupo Fenris |
pag. 182 |
| Il tempo della spada, il tempo del lupo |
pag. 183 |
| Il Sinodo |
pag. 186 |
| L'assalitore di mura |
pag. 187 |
| I corsieri di Marte |
pag. 193 |
| I terribili |
pag. 194 |
| Campioni dai pianeti |
pag. 200 |
| Gli arcangeli |
pag. 201 |
| Il culto dei pianeti in Giudea nel settimo secolo |
pag. 203 |
| Un'amnesia collettiva |
pag. 207 |
| Folclore |
pag. 208 |
| Delle "idee preesistenti" nell'anima dei popoli |
pag. 210 |
| Gli spettacoli del cielo |
pag. 211 |
| L'interpretazione soggettiva degli eventi e la loro autenticità |
pag. 212 |
| I poli sradicati |
pag. 217 |
| Templi ed obelischi |
pag. 219 |
| L'orologio solare |
pag. 221 |
| L'orologio ad acqua |
pag. 223 |
| Un emisfero si sposta verso il sud |
pag. 224 |
| L'anno di 360 giorni |
pag. 227 |
| Mesi sregolati |
pag. 233 |
| Anni di dieci mesi |
pag. 234 |
| La riforma del calendario |
pag. 236 |
| La Luna e i suoi crateri |
pag. 243 |
| Il pianeta Marte |
pag. 244 |
| L'atmosfera di Marte |
pag. 246 |
| L'equilibrio termico di Marte |
pag. 247 |
| I gas di Venere |
pag. 248 |
| L'equilibrio termico di Venere |
pag. 249 |
| La fine |
pag. 250 |
| Di fronte a molti problemi |
pag. 253 |
| NOTE AI CAPITOLI |
Da pag. 261 a pag. 301 |


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