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libri scelti da Francesco Di Blasi

IL CANTICO DEI CANTICI - LA COPPIA con testo ebraico a fronte

di Mario Pincherle
Macro Edizioni

11,5x19,5 - 108 pagg. € 11,00
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CONTENUTO:

Il Cantico dei Cantici è uno dei numerosi piccoli poemi contenuti nell'Antico Testamento. Risalente all'epoca felice dell'Eden, è il cantico d'amore per eccellenza. Fa parte dei cinque rotoli detti "meghillòt" ed è il quinto dei cosiddetti libri sapienziali. La Coppia Celeste ne è la protagonista.
Attraverso l'analisi di questo antico scritto, Pincherle promuove la ricerca dell'amore vero e del sacro nella coppia e ci insegna a ricercare la perfezione nel rapporto sessuale perché il ritrovarsi e il riunirsi della coppia perfetta non è soltanto esperienza interiore, ma incontro reale con la parte complementare della nostra anima.
Pincherle spiega l'origine della distinzione tra Bene e Male, chiarisce quali sono i pensieri spirituali e quali sono quelli dell'anima e le loro influenze. Affronta il concetto di immortalità rivelando l'inganno del tempo e illustra la teoria dello "sfunzionamento" dell'individuo dovuto alle impurità del pensiero.
Dedicato alla coppia, Il Cantico dei Cantici ci permetterà di riconoscere la via che conduce alla vera armonia, dell'Uomo e dell'Universo.

Mario Pincherle Nato a Bologna nel 1919, diplomato in studi classici e laureato in ingegneria presso l'Università di Bologna nel 1942, Mario Pincherle è specialista in paleontologia. È autore di molti volumi di archeologia, tecniche dell'antichità e parapsicologia. Grande archeologo, poeta e attento studioso dell'uomo, Pincherle riesce a comunicare con estrema semplicità le più straordinarie scoperte, sfatando grandi falsi storici e rivelando i misteri dell'antichità. A lui si devono fondamentali scoperte all'interno del Tempio del Sole, la grande Piramide d'Egitto.
Ha tenuto centinaia di conferenze e ha partecipato a numerosi congressi, seminari e tavole rotonde in Italia e all'estero. È membro della prestigiosa Accademia Tiberina di Roma, relatore all'Accademia Nazionale dei Lincei e socio del Rotary club.
Tra gli altri libri pubblicati da Pincherle:
"Il Gesù proibito",
"Il Mosè proibito",
"Il Quinto Vangelo",
"L'Album dello Zed",
"I Mandei",
"La grande Piramide e lo Zed",
"Archetipi".

PREMESSA:

Perché riporto il testo aramaico?
È una lingua così antica, sconosciuta ai lettori... La ragione c'è: nei miei libri mi occupo di fatti remoti e incredibili. Sembrano inventati: "...la torre Zed, costruita col laser, la Grande Piramide che non è mai stata una tomba... i monoliti da cento ton nellate che salivano da soli...".
Tutte cose che hanno un aspetto fantascientifico, ma sono realtà. E allora?
È necessario documentare, frase per frase, parola per parola!
Così, anche lo scienziato più diffidente e il lettore più prevenuto possono accorgersi che è esistito, sul pianeta, un periodo, al sorgere della civiltà, in cui il Cielo e la Terra si toccavano e gli uomini pronunciavano "parole vere". La babele e il massacro vennero dopo. E la realtà fu creduta favola. Ma io non scrivo di fantateologia, di fantascienza o di fanta-archeologia. Non mi piace favoleggiare. Cammino sulla roccia. Mi piacerebbe camminare in compagnia.

PRECANTICO:

Era stato a cena a Betania insieme ai dodici discepoli. Era l'ultimo giorno di febbraio. La mattina dopo si recarono a Gerusalemme passando attraverso una piantagione di fichi. Si avvicinò a un albero di fico che era pieno di foglie verdi. Volle verificare se tra le foglie si trovasse ancora qualche frutto ritardatario. Cercò inutilmente. Non trovò altro che foglie. Il tempo dei fichi era lontano. Allora chiamò attorno a sé i dodici apostoli e le altre persone che li accompagnavano. Disse:
"Questo albero di fico senza frutti mi servirà per farvi capire la legge più importante dell'Universo. State attenti. Per fare in modo di trovare questo albero pieno di frutti e non solo di foglie dobbiamo procedere verso il futuro (e troveremo i fichi dell'estate prossima) o verso il passato (e troveremo i fichi dell'autunno scorso). Dovremo dunque camminare, nel tempo, in avanti oppure all'indietro. Ma perché il fenomeno si verifichi e ci rechi frutti e non solo foglie, dovremo agire col nostro pensiero senza esitazioni o dubbi. Dovremo agire non per fame, ma per amore di Verità. Non abbiamo fame. Abbiamo mangiato da poche ore. E allora, se in noi vi sarà assoluta certezza, senza tentennamenti, troveremo tanti fichi. Se procediamo in avanti, troveremo fichi di giugno. Se procediamo all'indietro, troveremo un albero vero. Un albero fuori stagione, che è giusto non abbia frutti. Non è un discorso fatto per mangiare. È un discorso fatto per capire."
Purtroppo però i discepoli di Gesù non avevano capito e si domandavano che cosa avesse voluto dire il Maestro. Che bisogna avere fede? Che la fede fa spostare persino le montagne? Per loro questo era un "enigma indecifrabile."
Allora il Maestro sorrise e disse: "lo sono quei fichi che sto cercando. Sono quelle stelle che si sono spente nel cielo. Sono questi sassi che calpesto. Sono quelle formichine. Sono voi. Vi ho creati a mia immagine. Vi ho creati già perfetti, nel mondo senza Tempo e senza Spazio, nel mondo dell'Eternità. Ma di questa vostra perfezione voi non siete ancora consapevoli. Ognuno di voi è metà di se stesso. L'altra metà gli sfugge. Lentamente, nel tempo, raggiungerete la consapevolezza, della vostra Perfezione. lo che vivo fuori dal Tempo so già che voi, mie creature, siete i miei figlioli prodighi e mi raggiungerete dopo aver percorso la scala dell'Evoluzione Spirituale. Allora io vi verrò incontro e vi dirò: 'Tu sei Me, lo sono te'. Dovunque voi siete, lo sono. lo sono i frutti di questi alberi. Qualche volta mi vedete, qualche volta non mi vedete. Dal vostro mezzo universo che credete intero e perfetto riprendete i contatti con gli abitanti dell'altro mezzo universo, perché l'Universo è Uno ed è perfetto. Allora capirete che quel mezzo universo assurdo che appare intero ai vostri occhi è soltanto una mezza realtà. Non smettete mai di cercare, fino al momento in cui avverrà il contatto tra le due metà del Creato, e allora sui sedili che ora vi appaiono vuoti voi con meraviglia e con gioia vedrete i vostri cari che, da sempre, vi sono accanto."

INTRODUZIONE:

I Cantici della Bibbia
La Bibbia, l'"Antico testamento", contiene numerosi piccoli testi poetici chiamati "cantici". Nella antichissima lingua aramaica le due parole "Šir Esĭrim"        , significano: "il Cantico dei Cantici". Queste sono le prime due parole del poema.
È il "Canto d'Amore per eccellenza". Non è un semplice idillio. Per capirlo sfaterò alcuni luoghi comuni. Primo luogo comune: l'Autore. Non è il re Salomone, quel Re che, da vecchio, si coricava sul talamo con giovanissime concubine. Per trovare il Vero Autore devo retrocedere a quasi seimila anni fa e giungere al tempo in cui le regine, nel mondo, erano "sessanta" (cfr. "Cantico dei Cantici", VI, 5). Devo approdare all'epoca felice dell'Eden, in cui il Re Vero, Sargon di Accadia, guidava sessantacinque Popoli.
Si dice, all'inizio del testo: "Tu, Re Vero della Pace, cantavi..."
Re Vero della Pace è uno dei cento epiteti del "Dio dai cento nomi". Questo Autore, che sembra misterioso, in realtà si palesa chiaramente come "il Re Vero: Melki-Sedek". (1)
Il Cantico dei Cantici fu certamente scritto da un sommo Poeta, quel Gilgameš che possedeva eccezionali doti liriche. Vi sono e vi sono stati, al mondo, molti artisti, ma il Cantore dei cantori è uno solo. Molti sono e furono i poeti, ma il Poeta dei poeti è uno solo: è il Re Vero, Melkisedek. Facile, dunque, trovare l'attribuzione giusta. L'Autore del "Cantico dei Cantici" è il divino Ausar, Sargon di Accadia, Ġilgames. (2)
Molte sono le frasi e le parole accadiche nel Cantico. il Cantico fu scritto all'Epoca del "Re delle Schiere". E le Schiere? Le Schiere sono i Ventidue Segni Sacri, inventati da Sargon, detto "Tot", lo "Scriba Celeste".
Chi sono i due protagonisti? Chi è lo Sposo Celeste, il Principe Azzurro? Chi è la Pastorella?
Chi sono le persone che formano Il Coro?
Ancora oggi vale l'"interpretazione simbolica" ed è rifiutata l'interpretazione storica, naturale, che vede come protagonisti due persone umane con le loro espansioni amorose che appaiono, chissà perché, esagerate e "non convenienti". Fu il Concilio Ecumenico Costantinopolitano Secondo (del 553 d.C.) a condizionare le nostre menti. Era formato da cardinali dalle menti ottuse e ipocritamente pudiche. Inventarono una storia assurda e ridicola.
Decretarono: "Non vi è nulla da eccepire: la Sposa è una città. È Sion. È Gerusalemme. Niente altro che una città. I corpi son le sue case, i minareti sono i suoi falli. Le sue cupole sono i seni, le porte son le vagine. E il paesaggio è la terra palestinese con le sue stupende bellezze naturali..."
Fa dispiacere dover constatare ancora una volta che le "menti ristrette" riescono sempre a creare enormi difficoltà agli intelligenti.
Torniamo alla grande domanda: chi sono i protagonisti del "Cantico dei cantici"?
Cerchiamo di scoprirlo insieme.
Per capire e rispondere bisogna, prima, lasciar parlare la Verità.
Nel "Libro di Enoch" (3) è scritto: «...Dio mi chiamò e mi disse: "Caro Enoch, vieni a sederti alla mia sinistra. Ti svelerò il passato. Ti dirò come lo ho creato le cose dal nulla e il visibile dall'invisibile. Nemmeno agli angeli ho rivelato questi segreti. Non li ho informati della loro origine. Nulla sanno della mia infinita creazione che lo ora svelerò a te. Prima che tutto il Creato esista, lo solo esisto tra tutte le cose invisibili e mi muovo, come il sole, da oriente a occidente e poi da occidente a oriente. Ma anche il soie si riposa. lo non mi riposo quando devo creare tutte le cose..."».

Torniamo al "Cantico dei cantici", il "Cantico per Eccellenza".
Questo piccolo poema fa parte dei cinque rotoli detti "Meghillòt" ed è il quinto dei così detti "Libri Sapienziali" o, meglio, "Libri di Saggezza".
L'argomento è amoroso. È l'amore di un pastore e di una pastorella. Due personaggi universali. La Sposa è detta "Sulamita" cioè "colei che, cercando il suo uomo, va in cerca di armonia e di pace".
L'Amata va in cerca dell'Amato. È necessario che l'Amato si nasconda perché l'amore nell'Amata divenga più forte. È un nascondersi non "lontano", ma "vicinissimo". Non vi sono distanze né di spazio né di tempo tra di loro. L'Amato è nel Giardino.
E l'Amore trionfa. È scambievole. È inscindibile. È eterno. Rifiuta "tutele" di qualsiasi tipo. Ognuno ha reso perfetto l'altro.
L'essere amato disprezza perciò ogni altro amore perché quello di cui gode ha, per lui, un valore inestimabile.
Si chiude il Canto con una armonia che, nella sua indeterminatezza, nella sua impersonalità, ci trasporta in un mondo ultraterreno, senza Tempo e senza Spazio.
Centoquattordici versi, come le sure del Corano, come i "lògoi" del "Vangelo di Tommaso" che io ho tradotto e chiamato "Il Quinto Vangelo".
Libro non capito, il "Cantico dei Cantici".
"Libro strano" è stato definito.
Non capito perché si è trascurato questo criterio di capitale importanza: è un libro storico. Sono fatti veri. È un amore vero, anzi, è l'Amore Vero.
Origene, che conosceva la Verità, scrisse: "Beato chi comprende i Cantici d'amore. Questi cantici d'amore sono tanti, nel mondo! Ma mille e mille volte più beato colui che comprende il Cantico unico al mondo; il Cantico dei Cantici, perché ha scoperto la Coppia Celeste."

Note:
1. "Melki-Sedek", in Aramaico, significa "Re-Vero".
2. "Gilga" significa "ritorno"; "Meš" significa "Messia": "Il Messia che ritorna".
3. "Enoch, il primo libro del mondo", Macro edizioni, Vol. Il, Parte prima, Cap. XXIV; 4, pag. 18.

INDICE:


| Šir Esĭrim |
pag. 17 |
| Capitolo I |
pag. 21 |
| Capitolo II |
pag. 23 |
| Capitolo III |
pag. 25 |
| Capitolo IV |
pag. 29 |
| Capitolo V |
pag. 31 |
| Capitolo VI |
pag. 33 |
| Capitolo VII |
pag. 37 |
| Capitolo VIII |
pag. 39 |

| Commento |
pag. 43 |
| Bibliografia |
pag. 89 |
| Tavole |
pag. 91 |


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