Il Mistero in Internet Chi siamo  Contatti   Site map    Cerca   Edicola Home  
EdicolaWeb 2006  
Nonsoloufo - Ufo and much moreClicca qui per prelevareARCHEOMISTERI - I quaderni di Atlantide
Cerca negli articoli
Consulta le rubriche
  Approfondimenti
  Archeologando
  Cercando il Graal
  Para Martia
  Atlante segreto
  Luci dei Maestri
  Decriptare la Bibbia
  Arcani enigmi
  Icone del tempo
  Altra dimensione
  Dal mondo eterno
  Viaggiatori del Sacro
  L'uomo e l'aldilà
  Oltre l'Orizzonte
  Approfondilibri
  Ufostorie
  Sentieri infiniti
  Usciamo dal tunnel
  Gli inserti stampabili
  Gli articoli dei lettori
  I racconti dei lettori
  La nostra Biblioteca

Consulta le riviste
  Archeomisteri
  UFO Notiziario
  Stargate
  Notiziario Ufo
  Ufo Network
  Dossier Alieni
  Extraterrestre
  Ali Dorate

in realizzazione
Lo spazio dei lettori
  Appuntamenti
  Invia i tuoi articoli
  Invia i tuoi racconti
  Richieste di aiuto

 

LA NOSTRA BIBLIOTECA...
libri scelti da Francesco Di Blasi

I MILLE VOLTI DEL GRAAL

 
di Roberto Volterri e Alessandro Piana
Sugarco edizioni
pagg. 268 - € 18,80
Nelle migliori librerie

 

    parti precedenti:

L'ARGOMENTO »
PREFAZIONE »
INTRODUZIONE »

Capitolo 1 - IN PRINCIPIO ERA... UN LIBRO!:

Le donne, i cavallier; l'arme, gli amori,
le cortesie, l'audaci imprese io canto.
(Ariosto, "Orlando Furioso", Canto I)

Non è certo nostra intenzione affrontare per l'ennesima volta un viaggio all'interno della filologia romanza rileggendo, passo dopo passo, i diversi testi medievali relativi al Graal ed analizzandone gli archetipi o tutte le possibili allegorie riscontrabili in un'attenta interpretazione dei brani relativi al misterioso "Corteo del Graal". Non ci sogniamo neppure lontanamente di indagare sugli esoterici significati del tagliere, destinato a tagliare la carne di cervo che Perceval e il Re Pescatore dovranno consumare alla presenza del Corteo!
Ci avventureremo appena nell'indagare sul possibile significato della Lancia - forse proprio la Lancia del destino tanto anelata da Hitler - che appare, grondante sangue, alla testa del Corteo stesso, portata da un valletto che percorre ogni lato della sala prima di allontanarsi con essa.
Tutto ciò ci porterebbe lontano, troppo lontano dagli intenti di questo libro che vuole essere una sorta di manuale di viaggio per chi voglia quanto meno prendere coscienza di quante cose strane, di quanti enigmatici luoghi nasconda la nostra penisola, ma anche buona parte dell'Europa.
È nostro desiderio, però, affrontare un brevissimo excursus, insieme ai lettori - ci perdonino i cultori della materia! - nei principali testi che, sul finire del XII secolo, contribuirono alla nascita delle leggende del Graal e alla loro improvvisa diffusione sulla scena mondiale.
Il Graal fa la sua comparsa ufficiale per la prima volta nelle pagine di un romanzo cavalleresco del XII secolo, scritto nella regione della Champagne, nella Francia settentrionale, da Chrétien de Troyes, fedele scrivano di Maria di Champagne, figlia di Eleonora d'Aquitania.
Tra il 1180 e il 1190 Chrétien compone un romanzo dal titolo "Perceval" o "Conte du Graal". Questo libro, dedicato a Filippo d'Alsazia, conte di Fiandra, presenta nelle sue prime pagine l'indicazione del fatto che la trama del "Perceval" si ispira ad un libro donato all'autore dallo stesso Filippo.
Questo testo rappresenta un vero e proprio romanzo iniziatico giacché racconta come il giovane Perceval il Gallese, indicato anche come "il figlio della vedova" - termini questi che ritroveremo ampiamente diffusi in ambito massonico -, intraprenda la professione di cavaliere pervenendo, dopo diverse peripezie, ad un grado più elevato di perfezione spirituale.
Lungo il suo peregrinare fatto di incontri rivelatori e coraggiosi duelli, Perceval giunge al castello del Re Pescatore dove assiste ad uno strano corteo, quello a cui abbiamo prima fatto cenno e conosciuto come il "Corteo del Graal":

Mentre parlano di questo e d'altro, un valletto viene da una camera, e tiene una lancia lucente impugnata a metà dell'asta. Passa tra il fuoco e coloro che sono assisi sul letto. E tutti i presenti vedono la lancia chiara e il ferro bianco. Una goccia di sangue colava dalla punta del ferro della lancia. Fin sulla mano del valletto colava la goccia di sangue vermiglio. Il giovane ospite vede tal meraviglia e si trattiene dal domandarne ragione. È perché rammenta le parole del maestro di cavalleria. Non gli insegnò che mai si deve parlare troppo? Porre domanda sarebbe villania. Non dice parola.
Due valletti arrivano allora, tenendo in mano candelieri d'oro fino lavorato a niello. Uomini molto belli erano i valletti che recavano i candelieri. In ogni candeliere bruciavano dieci candele, a dire il meno. Una fanciulla molto bella, slanciata e ben adorna veniva coi valletti e aveva tra le mani un graal. Quando fu entrata nella sala col graal che teneva, si diffuse una luce sì grande che le candele persero il chiarore, come stelle quando si leva il sole o la luna. Dietro di lei un'altra damigella recava un piatto d'argento. Il graal che veniva avanti era fatto dell'oro più puro. Vi erano incastonate pietre di molte specie, le più ricche e le più preziose che vi siano in mare o sulla terra. Nessuna potrebbe paragonarsi alle pietre che cingevano il graal. Come la lancia era passata davanti al letto, così passarono le due damigelle. Andarono da una stanza all'altra. Il giovane le vide passare, ma a nessuno osò domandare a chi si presentasse il graal nell'altra sala, perché sempre aveva nel cuore le parole dell'uomo saggio, il maestro di cavalleria.

La curiosità del giovane è forte, egli desidererebbe chiedere alcune cose quali: qual è il vero significato di questo corteo, cosa è veramente il Graal e a chi viene servito, ma ricordando la discrezione insegnatagli dal suo precettore, non osa fare domande.
Le sue audaci imprese proseguono fino ad arrivare al giorno del Venerdì Santo quando, in un eremo, un misterioso anacoreta, che si rivelerà essere sia un suo parente che un parente del Re Pescatore, gli rivela che il Graal contiene un'ostia:

Quest'ostia sostiene e conforta la sua vita, tanto essa è santa, ed egli stesso è sì santo che nulla lo fa vivere se non l'ostia del graal.

Al momento della descrizione del "Corteo del Graal" Chrétien non ci informa sul contenuto del recipiente, ma si limita ad indicarci che una luce fantastica emana da questo oggetto. A questo punto, però, Perceval viene a sapere che il Graal contiene un'ostia destinata a nutrire il Re ferito. Per questo motivo possiamo quindi considerare il recipiente presentatoci da Chrétien come un ciborio e, almeno per il momento, non come un calice, la forma del Graal sicuramente più conosciuta.
Perceval, giunto a questo punto, decide di rimanere insieme all'eremita allo scopo di perfezionare il più possibile il proprio spirito.
Il libro prosegue narrando le avventure di un cavaliere della Tavola Rotonda, "messer" Galvano - nome, questo, che ci porterà fra qualche pagina in Italia - lasciando del tutto incompiuto il racconto del proseguo delle vicende di Perceval e fornendo spazio, in questo modo, allo sviluppo della leggenda.
Questo romanzo dà il via ad una serie di testi che, in modo diverso, continuano e ampliano il racconto del Graal tentando, ciascuno a proprio modo, di completare la "Cerca" di Perceval, accentuando, in questo modo, l'aspetto cristiano del Graal.
Nascerà così un'abbondante letteratura dove il Graal diventerà inevitabilmente il Sacro Calice contenente il sangue di Cristo.
Questa ne è se non l'interpretazione più diffusa, almeno quella più nota!

I continuatori di Chrétien, la febbre del Graal
I tentativi di completamento dell'opera di Chrétien arrivano pochi anni dopo la stesura del "Perceval".
Il racconto gallese di "Peredur" è contenuto in due diversi manoscritti medievali. Il primo è conosciuto con il nome di "Libro Rosso di Hergest", datato XIV secolo, l'altro è chiamato "Libro Bianco di Rydderch", e risale all'inizio del XIII secolo.
A differenza del libro di Chrétien però, in questi testi non compare mai il termine Graal, ma agli occhi del protagonista, Peredur, si presenta un Corteo molto simile a quello a cui aveva assistito Perceval. In questo caso, l'oggetto principale del Corteo è rappresentato da un vassoio sul quale è posta una inquietante testa mozzata immersa nel sangue:

Peredur conversava con lo zio quando vide due uomini attraversare la sala ed entrare in una camera: portavano una lunga lancia dalla cui punta colavano a terra tre rivoli di sangue. [...] Dopo qualche istante di silenzio, entrarono due fanciulle che portavano un grande vassoio sul quale poggiava la testa di un uomo immersa nel sangue.

Anche in questo caso, come nel "Corteo del Graal" descritto da Chrétien, si parla della Lancia che sanguina. Questo oggetto presentato da Chrétien verrà identificato, dai continuatori dell'opera dell'autore del "Perceval", con la lancia che il centurione Longino conficcò nel fianco di Gesù sulla croce. Lancia che Hitler vorrà a tutti i costi per sé e che - ma sarà veramente quella usata sul Golgota, l'originale? - è ora conservata presso il "Weltliche Schatzkammer" del museo Hotburg di Vienna.

Altro testo di notevole importanza per la nostra trattazione risulta essere il "Perlesvaus", composto sotto l'influenza diretta dell'abbazia di Glastonbury, fortemente legata ai Plantageneti, che grande importanza hanno avuto nello sviluppo della tradizione arturiana. Infatti, nel 1190, in seguito ad alcune ricerche commissionate da Enrico Il, a Glastonbury venne scoperta la tomba di re Artù e della regina Ginevra, dei quali i Plantageneti si sono sempre considerati eredi.
I personaggi principali di quest'opera risultano essere: Perlesvaus, Lancillotto, Artù e Galvano. A differenza del "Peredur", in questo caso il Graal viene nominato ed è proprio uno dei personaggi protagonisti, "messer" Galvano, il destinatario della visione del Graal:

D'un tratto, da una cappella uscirono due damigelle: una teneva tra le mani il Santo Graal e l'altra la Lancia dalla cui punta il sangue stillava cadendo nel Santo Vaso. Camminando fianco a fianco entrarono nella sala in cui i cavalieri desinavano con messer Galvano. E l'aroma che si sprigionava dal Sacro Vaso era così soave e santo che essi dimenticarono il mangiare. Galvano osservò il Graal e gli parve che dentro ci fosse un calice di una foggia rara per quei tempi, e guardando la punta della Lancia da cui stillava il sangue vermiglio gli sembrò di vedere due angeli che portavano due candelabri d'oro con i ceri accesi. Le damigelle gli passarono davanti ed entrarono nella cappella. [...] Ma ecco che le due fanciulle riescono dalla cappella e ripassano davanti alla tavola, e allora a Galvano pare di scorgere tre angeli invece dei due che aveva visto prima. Gli sembra anche che nel Graal vi sia la figura di un bambino.
Il capo dei cavalieri gli disse qualcosa, ma Galvano tenne gli occhi fissi davanti a sé e vide che sulla tavola cadevano tre gocce di sangue. Troppo stupito per parlare, non disse una sola parola, e le damigelle si allontanarono. Allarmati, i cavalieri si guardarono tra loro mentre Galvano, continuando a fissare le gocce di sangue, stendeva una mano per toccarle. Ma con suo grande dolore esse gli sfuggirono ed egli non poté sfiorarle né con le dita né con altre parti del corpo. Ed ecco che le fanciulle ripassano ancora una volta davanti alla tavola. Ora a messer Galvano sembra che siano tre, e quando solleva lo sguardo gli pare che il Graal sia sospeso in aria e che sopra ci sia un uomo inchiodato a una croce con una lancia conficcata nel costato.
Preso da profonda compassione, Galvano non riesce a pensare ad altro che alle tremende sofferenze del Re. Il capo dei cavalieri lo esorta di nuovo a parlare, ed egli dice che se non lo farà subito non ne avrà mai più l'occasione, ma Galvano continua a tacere, non lo ascolta e tiene lo sguardo fisso verso l'alto. Allora le damigelle rientrano nella cappella e scompaiono insieme al Santo Graal e alla Lancia.

Il merito dell'autore è. quello di avere inserito. nel contesto graaliano la figura di Giuseppe d'Arimatea, questo enigmatico personaggio presente nei Vangeli.
Nei Vangeli canonici, si parla poco di quest'uomo. Sappiamo soltanto, ad esempio, che: "C'era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, persona buona e giusta" (Luca 23,50); "Dopo questi fatti, Giuseppe d'Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per paura dei Giudei, chiese a Pilato di prelevare il corpo di Gesù" (Giovanni 19,38); ma soprattutto che ebbe un ruolo importante nella sepoltura del Redentore: "Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatto scavare nella roccia" (Matteo 27, 59-60).
La figura di Giuseppe d'Arimatea verrà ripresa da Robert de Boron nella sua opera nella quale si completerà quella che viene considerata la "cristianizzazione" del Graal.

Nel "Perlesvaus" non si fa altro che cercare di dimostrare come Glastonbury risulti essere l'unico luogo in cui sia possibile ritrovare il Graal, ma come vedremo nel proseguo del libro non è così. Sono molte altre le località che reclamano la presenza in passato o anche nel presente del Santo Graal. Come vedremo molte di queste località si trovano sul suolo italiano. Prima di analizzarle insieme nel dettaglio abbiamo, però, qualche altro testo da esaminare.
Ancora un po' di pazienza...

parti seguenti:    

INDICE »

									

vai alla visualizzazione stampabile di tutto l'articolo

  invia questa notizia ad un amico

imposta Edicolaweb come Home

  aggiungi Edicolaweb a Preferiti


									Copyright © 2006 EdicolaWeb - Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata.
									
[Edicola home][Archeomisteri home][inizio articolo]  Tutti i libri
  della nostra Biblioteca
[Edicola home][Archeomisteri home][inizio articolo]
 
UFO NOTIZIARIO - Il nuovo numero in edicola ed in abbonamento
HERA - Il nuovo numero in edicola ed in abbonamento
AREA DI CONFINE - Il nuovo numero in edicola ed in abbonamento
Editori amici di Edicolaweb
Eremon Edizioni - www.eremonedizioni.it
Nostre realizzazioni



  BibbiaWeb

  Interkosmos

  OdontoStudio

  Officina
    Multimediale


Summa Prophetica - Renucio Boscolo

videosoftservice.it
videosoftshop.it
videosoft.it - L'informatica per chi lavora

Edicola Home | Chi siamo | Contatti | Site map | Cerca | Registrazioni | Links | Appuntamenti
info@edicolaweb.net  
Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle società proprietarie delle riviste pubblicate
EdicolaWeb
hosting hardware Editore Hera, I Misteri di Hera, Area di Confine Eremon Edizioni