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libri scelti da Francesco Di Blasi

CONTINENTI SCOMPARSI
e cosmogonia
alla luce delle attuali conoscenze scientifiche


 
di Marcello Pamio
Edizioni Mediterranee
pagg. 168 - 46 illustrazioni - € 12,91
Per ordinare: www.ediz-mediterranee.com

 

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L'ARGOMENTO »
PREMESSA »

1. LA TEORIA DEL CATASTROFISMO:

Col termine di "catastrofismo" s'intende quell'indirizzo di idee che vedeva negli eventi eccezionali, appunto catastrofici, la causa dei cambiamenti avvenuti in passato sulla superficie della Terra.
Forse al catastrofismo hanno contribuito le osservazioni compiute su eventi naturali, come la scomparsa repentina di alcune forme viventi sulla scena della vita terrestre poi sostituite da altre. È il caso tipico dei Dinosauri, sul quale ritorneremo, scomparsi improvvisamente circa 60 milioni di anni fa, alla fine dell'Era Mesozoica. Tutti i fossili-guida, del resto, hanno qualcosa in comune. Per fossili-guida s'intendono quei fossili che in passato hanno avuto una grande estensione, ma una vita breve, tanto che Darwin disse "Certamente nessun fatto nel mondo è così sorprendente come lo sono stati i vasti e ripetuti annientamenti dei suoi abitanti".
Oggi, circa il 99% delle forme vissute sulla Terra sono estinte.
Verso la fine del Cambrico, nel Paleozoico, circa 500 milioni di anni fa, sparì dalla faccia della Terra più della metà delle forme animali allora viventi, tra cui numerose specie di Trilobiti. Sempre nel Paleozoico, e quindi alla fine del Devonico, circa 360 milioni di anni fa, scomparve il 30% della vita animale tra cui molti pesci primitivi.
Alla fine del Permico, circa 248 milioni di anni fa, vennero meno metà delle famiglie animali, tra cui il 75% di anfibi e l'80% dei rettili.
Al catastrofismo hanno concorso anche il diluvio e le varie leggende ad esso collegate. Cuvier, il fondatore nel secolo scorso dell'anatomia dei vertebrati, sia viventi che fossili, riteneva addirittura che a questa scomparsa improvvisa di forme animali e vegetali non seguisse sulla Terra un nuovo atto creativo, come si pensava allora, ma che la nuova vita non fosse altro che il prodotto di migrazione da parte di organismi viventi provenienti da altre aree del pianeta.
In sostanza, Cuvier, e quanti lo seguirono, detti anche catastrofisti, ritenevano che la Terra subisse periodicamente sussulti che distruggevano tutto in alcune aree dove poi migravano nuove forme a riportare la vita. L'improvviso era dominante e questo improvviso investiva tutto, anche la formazione delle catene montuose, prodotte per riduzione del raggio terrestre, a seguito di un raffreddamento del globo, teoria ripresa da Laplace.
Cuvier, in proposito, dice: "Innumerevoli esseri viventi furono spazzati via dalle catastrofi. Quelli che vivono in terre aride vennero sommersi dai diluvi. Altri che vivevano abitualmente in acqua perirono quando il fondale marino si sollevò subitaneamente, trasformandosi in terra arida; intere razze si estinsero lasciando semplici tracce della loro esistenza, oggi difficilmente riconoscibile anche da parte dei naturalisti."
La teoria delle catastrofi si conciliava del resto bene con la Bibbia dove la Genesi narra soltanto dell'ultima catastrofe, il Diluvio universale. Si tratta tuttavia di una catastrofe di portata limitata, poiché la Bibbia parla anche di chi, come Noè, seppe superarla.
Secondo Velikovsky (1950), ad esempio, un medico russo-israeliano e cosmologo dilettante, Giove a seguito di una collisione emise una cometa che viaggiando su orbita eccentrica, sfiorò la Terra circa nel 1600-1500 a.C. e causò una catastrofe mondiale, con terremoti, maremoti, vulcani, ecc. Questo evento viene ricordato, secondo l'Autore, dalla Bibbia con l'apertura del Mar Rosso, oltre che di altri cataclismi mitologici. Poi la cometa, sfiorata la Terra, divenne il pianeta Venere.
Si tratta di una teoria simile a quella del mitologo Carli che nel secolo scorso disse che Atlantide sprofondò perché colpita da una cometa databile addirittura al 4000 a.C.
Contro questo catastrofismo non tardò però a farsi strada la dottrina detta "uniformismo" o "attualismo". I primi fondamenti di questa dottrina si devono a Hutton (1785), ma il vero caposcuola degli attualisti è ritenuto Lyell (1797-1875) il quale, per suffragare la sua dottrina ha raccolto ed ordinato un vasto materiale sulla dinamica terrestre. Lyell in sostanza sostiene che le forze che attualmente agiscono sulla Terra erano presenti, con la stessa intensità, anche in passato per cui in questo passato noi troviamo gli stessi elementi di base. Un esempio? Possiamo, tra i tanti che stanno alla base della moderna paleogeografia (1), citare il caso di una scogliera corallina. Questa ora si sviluppa in particolari condizioni ambientali: il mare deve essere limpido, poco profondo, le acque calde, ossigenate e ricche di sali, la profondità modesta perché vi arrivi la luce. Oggi noi abbiamo ad esempio queste scogliere nel Mar Rosso e non nell'Adriatico, dove mancano alcuni dei caratteri sopraesposti. Ebbene, quando noi troviamo nelle rocce del passato depositi assimilabili a scogliere coralline riteniamo di individuare in esse gli stessi elementi che osserviamo ora, e cioè mare limpido, acque calde, ossigenate e ricche di sali, profondità modesta.
Questo è l'attualismo, che contrasta profondamente con il catastrofismo, anche se quest'ultimo è più allettante.
Nonostante ciò, gli attualisti per Parona (1920) si sono troppo innamorati della loro idea, tanto da spingerla alla formazione delle catene montuose, ritenute fino a pochi anni fa come il risultato di particolari "sussulti" della Terra. Ma su questo argomento ritorneremo.

Note:
1. La paleogeografia studia la geografia del passato. La più semplice carta paleogeografica è quella che si riferisce alla distribuzione dei continenti e dei mari in una data epoca geologica.

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