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libri scelti da Francesco Di Blasi

LE PIETRE DI ICA In una biblioteca di pietre la storia misteriosa di una umanità "diversa" vissuta 65 milioni di anni fa

di Cornelia Petratu e Bernard Roidinger
Edizioni Mediterranee
pagg. 200 - 25 foto fuori testo - 15 illustrazioni - € 12,91
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L'ARGOMENTO »
INTRODUZIONE:

Già da qualche anno l'interesse per le antiche culture sudamericane è andato via via aumentando, stimolato dai continui e importanti ritrovamenti archeologici - avvenuti in gran parte a opera di ricercatori italiani - e di cui si è occupata diffusamente anche la stampa non specializzata.
Tuttavia ci fu una scoperta, in Perù, che dovrebbe essere definita eccezionale e che suscitò un notevole clamore intorno agli anni Settanta ma di cui non si è più parlato per la violenta campagna denigratoria scatenata dall'élite scientifica.
Infatti gli studiosi di varie discipline - storici, paleontologi, archeologi e antropologi - non vollero accettare l'autenticità di quei ritrovamenti perché non rientravano nei loro parametri ufficiali e non potevano essere spiegati con i consueti metodi razionali, non tenendo conto che - come disse Levi-Strauss - "negare dei fatti perché li si ritiene incomprensibili, dal punto di vista del progresso del sapere è certamente più sterile che formulare delle ipotesi".
Proprio per questo si può parlare di un'attuale crisi della scienza, crisi che ha aperto le porte a un interesse sempre crescente per quei fatti che appartengono all'ancora vasto mondo dell'ignoto. L'aridità spirituale dei metodi scientifici ha fatto sì che un numero sempre crescente di persone si rivolgesse alla letteratura del paranormale e dell'insolito, per il bisogno di alimentare la fantasia con ciò che è ancora avvolto nei veli del mistero.
Gli unici ad avere avuto il coraggio di prendere in considerazione quella scoperta furono quegli scrittori che pubblicano i loro libri nelle collane di fanta-archeologia, libri che molti leggono con interesse, ma che pochi prendono sul serio.
Probabilmente anche gli autori di questo volume erano partiti con forti dubbi sull'autenticità della scoperta, visto il loro dichiarato scetticismo iniziale. Poi, evidentemente, devono essersi ricreduti se ne sono rimasti coinvolti al punto da impegnarsi nella stesura di un'opera che ricostruisce l'ambiente preistorico - su basi rigorosamente scientifiche - nel quale inserire le tanto chiacchierate "pietre incise di Ica", giacché di questo ritrovamento si tratta.
E con le pietre di Ica hanno portato alla ribalta anche il Dr. Javier Cabrera Darquea, l'estimatore appassionato e l'unico collezionista - fra i tanti che già prima di lui si erano interessati alle pietre e ne avevano accumulate a centinaia in raccolte private - che si sia impegnato nello studio sistematico delle pietre.
Nelle molte ore trascorse dagli autori di questo libro nel museo di lca, certamente affascinati dalla vasta cultura del loro anfitrione e dalla vivacità delle sue spiegazioni, si videro presentare un aspetto del tutto impensabile della vita del nostro pianeta in tempi preistorici.
Con le sue deduzioni e conclusioni, Cabrera sconvolgeva le tesi ormai cristallizzate della scienza ufficiale e diventava palese la ragione del suo scontro con gli studiosi, arroccati in uno sterile scetticismo per il timore di veder crollare i loro castelli di certezze. Fedeli all'idea che i più antichi abitanti del Perù dovevano essersi insediati nel territorio non più di 20.000 anni fa, e che solo da 3.000 anni avevano raggiunto un traguardo culturale di una certa importanza, non potevano ammettere che quelle pietre fossero la testimonianza di una civiltà molto più antica.
Avvenne proprio ciò che aveva previsto Robert Charroux, quando ancora ondeggiava fra il dubbio e l'entusiasmo: "Se le pietre fossero autentiche, la storia del mondo dovrebbe essere riscritta da capo, ma gli uomini di scienza non accetteranno mai di fare una simile rivoluzione". Poi Charroux si convinse della validità delle tesi di Cabrera e dedicò alle pietre di Ica una buona metà del suo libro "L'énigme des Andes".
Prima di tutto i "Soloni" della scienza rimproveravano a Cabrera di voler esprimere delle opinioni in un campo di ricerche che non gli competeva e, fatto ancora più temerario, di contraddire le loro teorie, ritenute definitive e incontestabili.
"È medico e chirurgo, - dicevano - perciò si dedichi alla sua attività e non si permetta di invadere la nostra sfera di studi". Ma dimenticavano che Cabrera, essendo anche docente di biologia, possedeva conoscenze che gli permettevano di sconfinare agilmente anche in altre discipline.
Fu appunto confrontando i disegni di alcuni animali incisi sulle pietre, con quelli riprodotti sui manuali di paleontologia, che si avvide che corrispondevano con una precisione impressionante a esemplari di una fauna estinta da milioni di anni. Dopo lo stupore iniziale e un comprensibile smarrimento, decise di rimettere in discussione tutte le sue conoscenze scientifiche e di affrontare l'analisi delle incisioni senza pregiudizi.
Fin da quando la sua collezione di pietre incise non contava che pochi pezzi, Cabrera aveva avuto la sensazione che i disegni non avessero una finalità artistica, non fossero opere da contemplare, bensì da interpretare. Quelle figure di esseri dall'aspetto tanto primitivo, addirittura rozzo e sgradevole, contrastavano con certi dettagli incisi con una minuziosità da manuale didattico. E poi la ripetizione di determinati elementi, apparentemente enigmatici, lo portarono a supporre che si trattasse di immagini simboliche, di una sorta di scrittura ideografica elaborata con l'intento di trasmettere dei messaggi di conoscenza da parte di un'umanità evidentemente scomparsa.
Ne ebbe la conferma quando aumentò il numero degli esemplari della sua collezione e cominciò a riordinarli e a catalogarli. Fu chiaro che potevano essere riuniti in gruppi, ognuno dei quali svolgeva un diverso tema: zoologia, embriologia animale e umana, chirurgia, botanica, astronomia, mappe planetarie e via dicendo.
Una volta intuito l'intento che aveva mosso i redattori di quella sorta di enciclopedia litica, Cabrera si dedicò alla decifrazione, alla decodificazione degli elementi simbolici che si ripetevano su quasi tutte le pietre. Furono anni di studio tenace, e alla fine egli riuscì a trasformare quei simboli in una specie di linguaggio cifrato, ad afferrarne il significato e a portare a compimento la sua teoria.
Risultò chiaro, a Cabrera, che le pietre dovevano essere state incise nell'imminenza di un evento catastrofico previsto, da un'umanità che aveva raggiunto un alto standard in campo scientifico e tecnologico. Infatti, su una serie di pietre fra le più imponenti della collezione (misurano fino a settanta centimetri di diametro e pesano fino a trecento chili), si vedono riprodotti gli emisferi terrestri e i relativi continenti, in un'evidente situazione climatologica preannunziante l'arrivo di un cataclisma.
Gli anelli di linee ondulate intorno al pianeta e le figure simboliche (fra queste una serie di piramidi, interpretate da Cabrera come sistemi utilizzati per captare, accumulare e distribuire energia) indicavano chiaramente che doveva esser si verificata un'evaporazione abnorme, in conseguenza di un uso errato ed eccessivo di energia calorifica. In quella situazione, il pianeta si era trasformato in un sistema termico chiuso: riceveva energia dal sole ma non la poteva dissipare a causa dell'accumulo di vapore che lo circondava. La stessa situazione che noi chiamiamo "effetto serra" e che da qualche anno sta preoccupando i nostri ecologi.
Ne era risultato che, arrivato al suo punto di massimo squilibrio termico, il vapore si era convertito in acqua ed era precipitato sulla terra sotto forma di una pioggia interminabile, provocando lo spostamento di enormi masse d'acqua e di terra, con conseguenze catastrofiche. Ma un tale fenomeno aveva provocato anche uno squilibrio elettro-magnetico, che a sua volta aveva aperto delle falle negli scudi protettivi del pianeta - le ben note fasce di "Van Allen". Qualche corpo celeste era stato attirato dal campo gravitazionale del pianeta, con effetti devastanti in seguito alla collisione.
Nelle tradizioni di tutti i popoli si narra di spaventosi cataclismi avvenuti in epoche remote: alcuni miti tramandano il ricordo di un diluvio universale; altri la caduta di asteroidi giganteschi. Le incisioni delle pietre di Ica fanno supporre i due effetti concomitanti.
Per concludere, il Dr. Cabrera è convinto che le incisioni siano in realtà il messaggio di un'umanità altamente evoluta che, nella previsione dell'arrivo di un cataclisma che avrebbe cancellato la vita in quella parte del pianeta, volle lasciare la testimonianza di tutte le conoscenze acquisite, e avvertire che l'uso anarchico delle risorse che l'uomo attinge dalla terra può compromettere il meccanismo naturale che presiede alla vita e al metabolismo del pianeta e, soprattutto, che l'uso incauto dell'energia può portare a conseguenze catastrofiche.
Il messaggio delle pietre di Ica diviene ancora più attuale se riflettiamo sui fenomeni allarmanti che si stanno verificando da qualche anno a questa parte, tanto da far temere che l'uomo stia camminando inconsapevolmente verso una catastrofe ecologica. Allora, perfino la nostra umanità, nonostante le straordinarie conquiste scientifiche e tecnologiche, potrebbe essere cancellata dalla Terra senza lasciare tracce della sua esistenza.

Luciana Petruccelli
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