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libri scelti da Francesco Di Blasi

LA CROCIFISSIONE SECONDO UN TESTIMONE OCULARE Il manoscritto di Alessandria

Il manoscritto di Alessandria
Edizioni Amrita
pagg. 102 - € 9,50
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CAPITOLO 1 (1):

Che la pace sia con voi, miei. cari fratelli! Avete saputo delle voci che circolano sui fatti accaduti a Gerusalemme, e in genere nel paese dei giudei.
Se pensate che sia di un fratello della nostra santa comunione, che i suoi amici del popolo giudeo e del popolo romano hanno parlato per raccontarne i miracoli e le sofferenze a Gerusalemme, siete nel vero; perché Gesù, nato a Nazareth, all'imboccatura di quella bella valle in cui si precipita il fuggitivo Kison, quando scende dalle ripide cime del Tabor, era un membro della nostra santa confraternita, a cui era stato votato sin dall'infanzia, trascorsa nella valle del monte Casio; qui suo padre, fuggendo, aveva trovato asilo presso un uomo della comunità essena, giacché i nostri fratelli dimorano in quel luogo, e in buon numero, intorno al confine con l'Egitto, sul suo lato orientale.
E Gesù fu accolto contemporaneamente a un adolescente della sua stessa stirpe, chiamato Giovanni, mentre trascorreva gli anni della sua giovinezza in Galilea, e aveva poi visitato Gerusalemme ove era stato tenuto d'occhio dalla nostra comunità; al ritorno si era recato a Jutha, ove sorgono le montagne, presso la fiera fortezza di Masada.
Dalle dottrine che Gesù ha disseminato fra il popolo, dai suoi segni e dalle parole di riconoscimento o di alleanza, ovvero dal battesimo, dallo spezzare il pane e dalla presentazione del calice, avete facilmente potuto riconoscere, cari fratelli miei, che fu uno dei nostri; perché fu uno dei fratelli della nostra segreta confraternita, di nome Giovanni, membro della nostra grande comunità, a battezzarlo lungo la riva del mar Morto, a ovest, nel Giordano.
Il battesimo è una delle nostre più antiche usanze sacre.
Desiderate sapere che accadde, poi, in Giudea e, in ultimo, a Gerusalemme.
Vi stupite che miracoli e cose sovrannaturali siano state attribuiti a un esseno, sebbene voi sappiate che tutto ciò che uno dei nostri fa deve essere garantito da tutta la comunità.
Ricordatevi dunque che le voci su certe cose sono simili al vento: là dove il vento si leva e si forma, ivi esso sospinge innanzi a sé l'aria pura; ma, nella sua corsa, raccoglie anche tutte le emanazioni e le nebbie della terra. Quando giunge lontano dal suo luogo di partenza, ha raggruppato le nubi, e invece di quella corrente d'aria pura che era alla nascita, porta lontano solo quanto ha raccolto per strada. Così è precisamente per le voci su Gesù, e sulle vicissitudini attraverso le quali è passato.
Riflettete anche sul fatto che gli uomini ispirati che ci hanno parlato di lui, ne hanno parlato e scritto con il trasporto di una forte passione e che, nel loro amore santo, hanno creduto a tutto ciò che il popolo, nella sua naturale superstizione, aggiungeva sul conto suo.
Riflettete anche sul fatto che costoro ignoravano la pratica di tutti i misteri della nostra santa comunità, e che soltanto i superiori del nostro Ordine sono stati iniziati alla segreta protezione e ai misteriosi aiuti che Gesù ha ricevuto da noi.
Riflettete in ultimo sul fatto che la nostra severa legge ci proibisce di prestare pubblicamente il nostro aiuto al popolo, intervenendo nel consiglio e nelle decisioni degli uomini che governano il paese.
È per questa ragione che abbiamo agito in silenzio, che abbiamo lasciato che la legge seguisse il suo corso, senza tuttavia trascurare di servire in segreto il nostro amico.
Perché Gesù è figlio nostro; mentre era a Jutha, quando fece il suo ingresso nel primo grado, ebbe anche a promettere che il nostro Ordine avrebbe, da allora, sostituito suo padre e sua madre, il che è quanto davvero noi fummo per lui, come prescritto dalle nostre regole.
Affinché apprendiate la verità su tutto ciò che è accaduto, vi scrivo come fratello, in piena e totale conoscenza di causa e per amore della verità della nostra regola, e vi parlo da testimone oculare, vi racconto quanto so. E ho visto molto perché, agendo in segreto, ho cooperato a ciò che è avvenuto.
Nel momento in cui, qui, vi scrivo, miei cari fratelli, i giudei hanno mangiato sette volte l'agnello pasquale dacché è stato sacrificato il nostro fratello che tutti amavamo, e in cui abbiamo visto la glorificazione di Dio. Ma non ho dimenticato nulla della storia di cui sono stato testimone.
Così come vere sono le parole che sfiorano in questo momento le mie labbra, e veri sono i pensieri che qui annoto, allo stesso modo sono convinto che Gesù fosse un eletto di Dio, generato dallo Spirito Eterno.
Egli stesso si diceva figlio di Dio, e lo fu nel senso che insegnò e agì in nome di Dio: era stato iniziato ai misteri della natura, tanto del regno animale quanto del regno vegetale, e inoltre iniziato alla maggior parte delle umane conoscenze e alla conoscenza degli uomini.
In tutte queste cose riconosciamo Dio. E colui che può dire: vedete, io vengo da Dio, costui può dire, a buon diritto, d'essere inviato da Dio, perché colui che non è inviato da Dio non può dirlo, giacché la parola gli manca: lo Spirito non gliel'ha data.

Note:
1. Nota del Curatore: la traduzione francese, contrariamente a quella americana successiva, riporta una suddivisione della lettera in capitoli.
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