
LA NOSTRA BIBLIOTECA...
libri scelti da Francesco Di Blasi

IL LIBRO DEI SIMBOLI Un dizionario completo che abbraccia l'intero patrimonio delle conoscenze umane nelle varie culture e civiltà

di Jean-Eduardo Cirlot
Gruppo Editoriale Armenia
pagg. 510 - € 21,50
Per ordinare:

parti precedenti:

L'ARGOMENTO »
INTRODUZIONE: DELIMITAZIONE DEL SIMBOLICO »
INTRODUZIONE: IL SIMBOLISMO ALCHEMICO

Nella sua opera "Energetik der Seele", Jung afferma: "Lo spirituale appare nella psiche come un istinto e anche come vera passione. Non è derivato da un altro istinto, ma un principio sui generis". Oltre al fatto che questa dichiarazione ha posto fine all'identificazione della scienza con il materialismo, la sua importanza è nel fatto che riprende la più pura essenza della dottrina platonica sull'anima, che qui è identificata con questo principio spirituale. Nel "Timeo" di Platone, nelle "Enneadi" di Plotino si specifica l'idea secondo la quale l'anima è estranea alla terra, scende dall'universo non spaziale e non temporaneo o "cade" per la colpa nella materia, si sviluppa e inizia un processo di crescita e di vitalità che corrisponde al periodo dall'involuzione alla "salvezza". In dato momento si produce l'inversione di questo movimento discendente e penetrante; l'anima ricorda che la sua origine è fuori dallo spazio e dal tempo, fuori dalle creature e dal mondo dell'oggetto e anche oltre le immagini, quindi tende alla distruzione del corporale e all'ascensione. Giamblico esprime questo dicendo: "C'è un principio dell'anima, superiore a ogni natura, e mediante il quale ci possiamo elevare sopra l'ordine e sopra i sistemi del mondo. Quando l'anima si separa da tutte le nature subordinate, cambia questa vita per un'altra e abbandona l'ordine delle cose per congiungersi e mescolarsi con altro". Questa idea di rotazione è la chiave e la meta della gran parte dei simboli trascendenti: della "Rota" medioevale, della Ruota delle trasformazioni buddhiste, del ciclo zodiacale, del mito dei Gemelli e dell'Opus degli alchimisti. L'idea del mondo come labirinto, della vita come peregrinazione, portano all'idea del "centro" come simbolo della finalità assoluta dell'uomo, "medio invariabile", "motore immobile", paradiso riconquistato o Gerusalemme celeste. Talvolta, nelle rappresentazioni grafiche, questo punto si identifica con il centro geometrico del cerchio simbolico; a volte si colloca sopra di esso; altre volte, come nel "Shri Yantra" orientale non si rappresenta, affinché colui che lo contempla lo possa immaginare.
Si tratta sempre di un tema che appare talvolta mascherato sotto un altro simbolo: il tesoro nascosto, l'oggetto perduto, l'impresa impossibile o molto difficile; o collegato con valori diversi: la conoscenza, l'amore, l'ottenimento di un oggetto ecc. L'alchimia, sviluppata in due tappe abbastanza caratterizzate, quella medioevale e quella rinascimentale, esaurita questa fra il XVII e il XVIII secolo per la scissione delle due componenti che l'avevano originata, in mistica e chimica, è una tecnica simbolica che, insieme a desiderio di scoperte positive di scienze naturali, ricercava la "realizzazione" di verità spirituali. Invece di cercare il "tesoro" affrontando il mitico drago, come Cadmo, Giasone, Sigfrido, gli alchimisti volevano "produrlo" mediante il lavoro e la virtù. La loro opera era un semplice occultamento di verità esoteriche, né la finalità perseguita era materiale; entrambe si compenetravano e la realizzazione acquistava per essi il significato dell'assoluto. Ogni operazione, ogni particolare, ogni materia o strumento utilizzato erano fonte di esperienze intellettuali e spirituali, simboli vissuti. Dopo un periodo di dimenticanza, l'alchimia è stata rivalutata come "origine della chimica attuale", però Bachelard, Silberer, Jung e altri autori hanno finito per vedere in essa la totalità del suo significato, contemporaneamente poetico, religioso e scientifico, a parte che, nelle opere di Fulcanelli, di Canseliet, Alleau si avverte già questo significato.
Bachelard segnala che l'alchimia "ha un carattere psicologicamente concreto" e che, lungi dall'essere una descrizione di fenomeni oggettivi, è un tentativo di iscrizione dell'amore umano nel cuore delle cose. Jung insiste sul fatto che le operazioni alchemiche avevano solamente la funzione (come quelle delle antiche tecniche divinatorie, anche se con più trascendenza e continuità) di "animare la vita profonda della psiche" e di agevolare le proiezioni dell'anima negli aspetti materiali, cioè viverli come simbolici e costruire con essi tutta una teoria dell'universo e del destino dell'anima. Per questo motivo, l'autore dice che "il cospiratore vive certe esperienze psichiche, che gli appaiono come un comportamento particolare del processo chimico". In un altro momento definisce questa attività come "indagine chimica nella quale, per mezzo della proiezione, si mescola materiale psichico inconscio" che completa affermando che "la vera natura della materia era ignorata dall'alchimista. La conosceva solamente attraverso accenni. Cercando di studiarla, proiettava l'inconscio sull'oscurità della materia per illuminarla. Per spiegare il mistero della materia, proiettava altri misteri". La "summa" di questo mistero, l'aspirazione segreta più profonda, è la 'coincidencia oppositorum', "dalla quale risultarono gli alchimisti, gli sperimentatori, mentre Nicola di Cusa è il suo filosofo". L'alchimista non voleva simulare le operazioni che eseguiva, era invece pateticamente e profondamente interessato nella ricerca dell'oro, essendo questo interesse e la dedicazione della sua vita quello che (come nella ricerca del santo Graal) garantiva l'esito finale (per l'esercizio di virtù che questa attività costante sviluppava, creava o. implicava). Ottenere l'oro (l'"aurum philosophorum") rappresentava il segno della predilezione divina. Jung interpreta psicologicamente il processo come una progressiva eliminazione dei fattori impuri dello spirito e come un avvicinamento agli immutabili valori eterni. Questa visione della loro opera era già evidente negli alchimisti; Michael Majer, in "Symbola Aur Mens" (1617), dice che "la chimica incita l'artefice alla meditazione dei beni celesti". Dorneus, in "Physica" (1661), si riferisce alla relazione che deve esistere fra l'operatore e l'operato e dice: "Dell'altro non farai mai Uno, se prima non sei diventato Uno tu stesso". L'unificazione si otteneva con l'estirpazione del desiderio del diverso e del transitorio, con la fissazione del pensiero nel superiore e nell'eterno. È famosa la massima degli alchimisti: "Aurum nostrum non est aurum vulgui". Questa affermazione che il loro oro non era l'oro volgare sembra indicare che il simbolismo escludeva la realtà concreta e materiale del simbolo, in virtù della potenza spirituale di ciò che era simboleggiato. Comunque, è imprudente ridurre a un'attitudine il lavoro di moltissimi autori di diversa formazione. L'esigenza della presenza fisica dell'oro potrebbe essere interpretata come il desiderio dell'incredulo san Tommaso. Ai veri privilegi era sufficiente il sogno del "Sole sotterraneo" che appare nella profondità del condotto, come la luce della salvezza è nel fondo dell'anima, sia questa salvezza il risultato di una fede religiosa o dell'ipotetico o reale "processo di individualizzazione" nel quale Jung sembra aver concentrato il suo miglior sapere e sentire sull'uomo. Naturalmente, sotto questo concetto si nascondono nientemeno che i tre desideri supremi che portano alla felicità: il Rebis alchemico, o essere androgino che comprende in sé la congiunzione degli opposti e la cessazione del tormento della separazione dei sessi, da quando l'uomo sferico di Platone era stato scisso in due; la fissazione del principio "volatile", vale a dire l'annichilazione di ogni mutamento o transizione, una volta raggiunto il possesso dell'essenziale; infine, l'assunzione di un punto centrale, che simboleggia il centro mistico dell'universo, l'origine irradiante e l'immortalità, unita alla gioventù eterna. È facile comprendere, davanti a questi "obiettivi", che sia alcuni scientifici che si sforzano di "tradurre" al loro mondo l'alchimico, sia i prosecutori dell'alchimia ortodossa non abbandonano i loro propositi. Inoltre, si capisce che l'alchimia è servita da modello, da "paradigma" per ogni attività basata sull'esperimento, per l'attività mentale proiettata e per la costanza, come accade in certi casi nell'arte o nella poesia.
vai alla visualizzazione stampabile di tutto l'articolo

invia questa notizia ad un amico

imposta Edicolaweb come Home

aggiungi Edicolaweb a Preferiti

Copyright © 2005 EdicolaWeb - Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata.

|