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libri scelti da Francesco Di Blasi

IL CANTICO DEI CANTICI
LA COPPIA con testo ebraico a fronte


 
di Mario Pincherle
Macro Edizioni

11,5x19,5 - 108 pagg. € 11,00
Nelle migliori librerie

 

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INTRODUZIONE:

I Cantici della Bibbia
La Bibbia, l'"Antico testamento", contiene numerosi piccoli testi poetici chiamati "cantici". Nella antichissima lingua aramaica le due parole "Šir Esĭrim" , significano: "il Cantico dei Cantici". Queste sono le prime due parole del poema.
È il "Canto d'Amore per eccellenza". Non è un semplice idillio. Per capirlo sfaterò alcuni luoghi comuni. Primo luogo comune: l'Autore. Non è il re Salomone, quel Re che, da vecchio, si coricava sul talamo con giovanissime concubine. Per trovare il Vero Autore devo retrocedere a quasi seimila anni fa e giungere al tempo in cui le regine, nel mondo, erano "sessanta" (cfr. "Cantico dei Cantici", VI, 5). Devo approdare all'epoca felice dell'Eden, in cui il Re Vero, Sargon di Accadia, guidava sessantacinque Popoli.
Si dice, all'inizio del testo: "Tu, Re Vero della Pace, cantavi..."
Re Vero della Pace è uno dei cento epiteti del "Dio dai cento nomi". Questo Autore, che sembra misterioso, in realtà si palesa chiaramente come "il Re Vero: Melki-Sedek". (1)
Il Cantico dei Cantici fu certamente scritto da un sommo Poeta, quel Gilgameš che possedeva eccezionali doti liriche. Vi sono e vi sono stati, al mondo, molti artisti, ma il Cantore dei cantori è uno solo. Molti sono e furono i poeti, ma il Poeta dei poeti è uno solo: è il Re Vero, Melkisedek. Facile, dunque, trovare l'attribuzione giusta. L'Autore del "Cantico dei Cantici" è il divino Ausar, Sargon di Accadia, Ġilgames. (2)
Molte sono le frasi e le parole accadiche nel Cantico. il Cantico fu scritto all'Epoca del "Re delle Schiere". E le Schiere? Le Schiere sono i Ventidue Segni Sacri, inventati da Sargon, detto "Tot", lo "Scriba Celeste".
Chi sono i due protagonisti? Chi è lo Sposo Celeste, il Principe Azzurro? Chi è la Pastorella?
Chi sono le persone che formano Il Coro?
Ancora oggi vale l'"interpretazione simbolica" ed è rifiutata l'interpretazione storica, naturale, che vede come protagonisti due persone umane con le loro espansioni amorose che appaiono, chissà perché, esagerate e "non convenienti". Fu il Concilio Ecumenico Costantinopolitano Secondo (del 553 d.C.) a condizionare le nostre menti. Era formato da cardinali dalle menti ottuse e ipocritamente pudiche. Inventarono una storia assurda e ridicola.
Decretarono: "Non vi è nulla da eccepire: la Sposa è una città. È Sion. È Gerusalemme. Niente altro che una città. I corpi son le sue case, i minareti sono i suoi falli. Le sue cupole sono i seni, le porte son le vagine. E il paesaggio è la terra palestinese con le sue stupende bellezze naturali..."
Fa dispiacere dover constatare ancora una volta che le "menti ristrette" riescono sempre a creare enormi difficoltà agli intelligenti.
Torniamo alla grande domanda: chi sono i protagonisti del "Cantico dei cantici"?
Cerchiamo di scoprirlo insieme.
Per capire e rispondere bisogna, prima, lasciar parlare la Verità.
Nel "Libro di Enoch" (3) è scritto: «...Dio mi chiamò e mi disse: "Caro Enoch, vieni a sederti alla mia sinistra. Ti svelerò il passato. Ti dirò come lo ho creato le cose dal nulla e il visibile dall'invisibile. Nemmeno agli angeli ho rivelato questi segreti. Non li ho informati della loro origine. Nulla sanno della mia infinita creazione che lo ora svelerò a te. Prima che tutto il Creato esista, lo solo esisto tra tutte le cose invisibili e mi muovo, come il sole, da oriente a occidente e poi da occidente a oriente. Ma anche il soie si riposa. lo non mi riposo quando devo creare tutte le cose..."».

Torniamo al "Cantico dei cantici", il "Cantico per Eccellenza".
Questo piccolo poema fa parte dei cinque rotoli detti "Meghillòt" ed è il quinto dei così detti "Libri Sapienziali" o, meglio, "Libri di Saggezza".
L'argomento è amoroso. È l'amore di un pastore e di una pastorella. Due personaggi universali. La Sposa è detta "Sulamita" cioè "colei che, cercando il suo uomo, va in cerca di armonia e di pace".
L'Amata va in cerca dell'Amato. È necessario che l'Amato si nasconda perché l'amore nell'Amata divenga più forte. È un nascondersi non "lontano", ma "vicinissimo". Non vi sono distanze né di spazio né di tempo tra di loro. L'Amato è nel Giardino.
E l'Amore trionfa. È scambievole. È inscindibile. È eterno. Rifiuta "tutele" di qualsiasi tipo. Ognuno ha reso perfetto l'altro.
L'essere amato disprezza perciò ogni altro amore perché quello di cui gode ha, per lui, un valore inestimabile.
Si chiude il Canto con una armonia che, nella sua indeterminatezza, nella sua impersonalità, ci trasporta in un mondo ultraterreno, senza Tempo e senza Spazio.
Centoquattordici versi, come le sure del Corano, come i "lògoi" del "Vangelo di Tommaso" che io ho tradotto e chiamato "Il Quinto Vangelo".
Libro non capito, il "Cantico dei Cantici".
"Libro strano" è stato definito.
Non capito perché si è trascurato questo criterio di capitale importanza: è un libro storico. Sono fatti veri. È un amore vero, anzi, è l'Amore Vero.
Origene, che conosceva la Verità, scrisse: "Beato chi comprende i Cantici d'amore. Questi cantici d'amore sono tanti, nel mondo! Ma mille e mille volte più beato colui che comprende il Cantico unico al mondo; il Cantico dei Cantici, perché ha scoperto la Coppia Celeste."

Note:
1. "Melki-Sedek", in Aramaico, significa "Re-Vero".
2. "Gilga" significa "ritorno"; "Meš" significa "Messia": "Il Messia che ritorna".
3. "Enoch, il primo libro del mondo", Macro edizioni, Vol. Il, Parte prima, Cap. XXIV; 4, pag. 18.

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