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libri scelti da Francesco Di Blasi

IL MOSÈ PROIBITO Profeta o astuto ingannatore dell'umanità?

di Mario Pincherle
Macro Edizioni

17x24 - 160 pagg. € 12,40
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INTRODUZIONE:

I Papiri di Berlino
Nel 1887 una povera contadina egiziana, scavando in cerca di mattoni di fango ricchi di sebak (concime nitroso) sul colle di Tel el Amarna, a metà strada tra Menfi e Tebe, rinvenne molte centinaia di antichissime tavolette di argilla cotta su cui erano tracciati caratteri cuneiformi in lingua akkadu mai trovati prima in Egitto. Nessun mercante volle quelle tavolette che furono ritenute false. Quando, dopo qualche anno, ne fu stabilita l'autenticità, se ne poterono ritrovare solo duecento esemplari interi. Erano le copie dei messaggi diplomatici inviati dai Faraoni Amenofi III e Amenofi IV (Akenaton) ai governatori dell'Anatolia, dell'Assiria, della Babilonia, di Cipro, della Palestina e del paese dei Mitanni.
Quegli scritti risalivano alla metà del secondo millennio avanti Cristo. Si capì che in quel luogo era sorta la Biblioteca di Akenaton e il suo Archivio. Altre due Biblioteche il giovane e colto Faraone aveva fondato: una in Siria e l'altra in Etiopia, nella città "santa di Axum".
Oggi lo strano Faraone, che gli antichi giudicavano "fuori di mente", è da alcuni studiosi moderni ritenuto "maestro" di Mosè.
Fui io ad accorgermi recentemente che in quattro papiri trovati nei pressi di Ghurab (1) si parlava di un Mosè che veniva definito "proprietario di greggi presso la corte faraonica" e anche "ricco possidente di bestiame". Si parlava, in quegli scritti, di alcune transazioni intercorse tra questo Mosè, proprietario di bestiame, e vari proprietari di schiavi, in tempi differenti, tra il ventisettesimo anno di regno di Amenofi III ed il quarto di Akhenaton. Nell'anno 27 Mosè diede pecore e buoi a Neb-Mehy, proprietario di schiavi, in cambio di "particolari servizi" dei suoi schiavi "addestrati e agguerriti". Questi schiavi venivano definiti "predoni e mercenari" ("mariannu" in copto).
Altre transazioni vennero fatte lungo un periodo di quindici anni: pecore e buoi del pastore Mosè in cambio di numerosi schiavi addestrati. Quelle transazioni furono riportate dallo scriba di corte Tutu (Papiri di Berlino 9784-9785) (2). Il proprietario di greggi Mosè era divenuto proprietario di schiavi.
Il secondo di questi due papiri ci fa capire che nessuna di quelle transazioni era un semplice baratto. Buoi e caproni appartenenti a Mosè, grande "bouvier", venivano scambiati non solo con schiavi, ma anche con misteriosi e non chiaramente specificati "servizi" futuri che venivano solennemente promessi. Queste transazioni sono davvero strane.

Tra i papiri di Berlino esiste il verbale di un processo in cui il mercante di schiavi viene accusato e trovato colpevole per non aver assolto la propria parte del servizio "futuro" relativo al contratto fatto con Mosè. Poi il "servizio" misterioso risulta effettivamente effettuato da parte del mercante di schiavi.
I documenti relativi a queste transazioni vennero, chissà perché, conservati e così sono giunti fino a noi.

La Bibbia, in molti passi del Pentateuco, ci fa apparire Mosè come un esperto "macellaio". I libri di Enoch, il manoscritto di Melchisedek da me riportato e molti scritti biblici profetici (specialmente Isaia) ci parlano del "ribrezzo" che Dio prova per i sacrifici cruenti di animali a lui offerti sugli altari. Mosè questo ribrezzo lo sposta da Abele (sacrificatore di animali) a Caino (contadino che offre a Dio i prodotti delle sue terre). L'assassino, nello scritto mosaico, diventa Caino.
Dio dice (Gen. 1-29): "Ecco, io vi do' ogni erba, ogni seme, ogni frutto: vi servirà da cibo."

Poco dopo, in modo molto contraddittorio, Dio afferma (Gen. 9-3): "Tutto quello che si muove e ha vita sarà vostro cibo...
Solo non mangerete la carne che abbia ancora vita, cioè il suo sangue!"

Mosè, abile macellaio, insegnò (3) alla sua gente a togliere il sangue dalla carne. Un "compromesso" che dura da più di tremila anni.

Note:
1. Ghurab o Abu Gorab: i templi solari sulla riva del Nilo tra Menfi e Ghisa.
2. cfr. Cyril Aldred - "Akenatòn" - 1979 - Newton Compton Ed. pp. 117-118 cfr. A. H. Gardiner, ZÄS 43, pp. 27-47.
cfr. Bernadette Menu, "Recherches sur l'Histoire Juridique de l'Ancien Egypte", Paris - 1988 - pp. 8-9 (in cui si nomina "le bouvier Meπouia" e si parla di una strana transazione e di "une arrivée massive de captifs réduits en dépendance").
3. cfr. Levitico 7-22. 38 e Levitico 27-9-13.
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